martedì 22 novembre 2022

The Menu (2022): cuochi & bare


Siete stanchi di palinsesti pieni di cuochi che cucinano elefanti alle olive e mufloni trifolati? Ne avete le scatole piene di primissimi piani su denti che affondano in pietanze dai condimenti variegati? Sul menù per voi abbiamo la soluzione che fa per voi.

Lo chef stellato il cuoco di bordo della Bara Volante, Cassidy, giudicherà per voi la risposta cinematografica a cuochi assorti a celebrità del piccolo schermo e all’ossessione tutta moderna verso il cibo, sviluppata da una società in cui siamo tutti a dieta perenne - perché l’apparenza prima di tutto - che cerca di sublimare la fame vedendo mangiare gli altri in televisione.

In questa puntata di “Cuochi & Bare” terrò conto della location, del cast, del servizio, e della pietanza cucinata dallo chef dal regista Mark Mylod, la cui carriera è in perenne equilibrio tra commedia e drammi.

«Ora che siete tutti seduti, possiamo cominciare»

Alla location dò un buon voto perché…

Perché l’idea di ambientare un intero film in un ristorante isolato dal mondo, raggiungibile solo via nave e senza connessione con l’esterno è ottima sia per il sotto testo Horror della trama, che per spernacchiare il concetto di “esperienza”, il più utilizzato dai ristoranti stellati che ti fanno strapagare una portata che è più piatto (vuoto) che cibo, adducendo motivazioni come l’impiattamento e quant’altro, ovvero il bersaglio del film di Mark Mylod, che raduna tutti i suoi commensali in una stanza in bàlia di uno chef che sta a metà tra un santone alla Jim Jones o a un divo dei fornelli come [INSERIRE-QUI-NOME-DI-CHEF-TELEVISIVO-A-PIACIMENTO]. Una sorta di angelo sterminatore (occhiolino-occhiolino) che è meno di Luis Buñuel ma volendo potrebbe servirvi dell’ottimo bonet.

Al cast dò un ottimo voto perché…

Perché centra dritto il punto, assegnando al meglio i personaggi alle facce giuste. Il risultato è uno di quei film che spiattella dritto sulla locandina i nomi e i volti che hanno il compito di convincere il pubblico a sedersi a tavola guardare il film, contornandoli di altrettante facce azzeccate.

Tra gli odiosi commensali abbiamo la critica culinaria Anne Liebbrandt (Judith Light) con tanto di assistente leccaculo al seguito, ma non mancano nemmeno i tre squali della finanza che hanno fatto i soldi in modi non proprio leciti, seguiti a ruota dall’anziana coppia di sposi, dai modi gentili e pieni di segreti da nascondere.
 
Menzione speciale per uno che amo sempre ritrovare nei film, ovvero John Leguizamo, che qui ha un’altra occasione per interpretare la parte di un tamarro come da sua abitudine (pare ispirato a Steven Seagal, storia vera), un attore molto in là lungo il viale del tramonto arrogante e con fidanzata giovane al seguito, interpretata da Aimee Carrero.

Và che belle guanciotte ha messo su John, non so se sia per il cibo o per via dei ritocchini.
 
Borghesi, benestanti, arricchiti e per questo arroganti, nel ristorante del film va in scena una lotta di classe tra chi cucina e chi viene gentilmente invitato, non a mangiare ma ad assaporare piatti che vengono definiti “installazioni” ma sono prese per i fondelli, nemmeno velatamente passivo-aggressive (spesso aggressive e basta) a questi commensali che riassumono il peggio di quello che gravita intorno all’ossessione mediatica per il cibo.
 
Chi scrive recensioni snocciolando paroloni per riportare quello che ha sentito sul palato, chi è avido di celebrità o di denaro, insomma, con le gambe sotto il tavolo del mefistofelico chef del film, troviamo tutto il peggio della società piena di soldi e spocchia, visto che gli intenti satirici del film di Mark Mylod sono tutti in bella mostra.

«Recitavi coperto di peli blu in X-Men»
 
Anche perché a completare il quadro ci pensa il personaggio di Tyler (Nicholas Hoult sempre intenso), l’entusiasta, fanatico della gastronomia molecolare con un culto insano per il capo della cucina. Dopo aver faticato e leccato chissà quanti culi per ottenere un invito per due nell’esclusivo ristorante, non guarderà in faccia nessuno pur di essere presente alla cena, dietro si trascinerà la sua nuova fidanzata Margot. Saranno proprio gli occhi “alieni” di Anya Taylor-Joy il nostro punto di vista su questo mondo dove il culto del cuoco e l’atteggiarsi sono tutto, anche perché il ruolo di Margot diventerà più chiaro con il passare dei minuti.

«Non potevamo andare a mangiare il Kebab?»
 
Ciliegina sulla torta, nonché portata più preziosa di questa cena, colui che tira le fila della trama e in cucina, lo chef Julian Slowik ha il volto e lo sguardo inquisitore di un Ralph Fiennes in grande spolvero. Carismatico, minaccioso, con il passare dei minuti sempre più pericoloso, il suo Slowik è la risposta che avreste sempre cercato ai palinsesti pieni di chef stellati che se la tirano.
 
La sua “esperienza” di cucina diventerà al limite del survival horror, tra sous-chef spinti al suicidio, dita sacrificate e portate che indagano nel passato torbido dei suoi commensali. A mani basse il migliore in campo di tutta la cena… Film… Oh insomma ci siamo capiti!
 
Al servizio dò un voto sufficiente perché…
 
I 106 minuti di “The Menu” non sono tutti da passare sul filo del rasoio (o del coltello da pesce), una volta chiarito il gioco, l’attenzione sta tutta nel capire dove andrà a parare il piano, distribuito su più portate, di Slowik. Per fortuna tutti i personaggi sono scritti molto bene, caratterizzati in modo riuscito e assegnati all’attrice o all’attore giusto, ecco perché “The Menu”, malgrado gli intenti satirici non ha mai un momento in cui la sospensione dell’incredulità va troppo a farsi benedire.

Cottura perfetta e forbici affilate, anche se con la punta arrotondata.
 
Il film resta molto a fuoco quando vuole allegramente sfottere il concetto stesso di “esperienza culinaria” con avventori che si auto convincono che faccia tutto parte dello spettacolo, anche quando le persone muoiono ad un metro da loro. Un tipo di alienazione che Mylod e il suo chef-babau prendono di mira alla grande, purtroppo non tutto regge così bene fino alla fine.
 
Alla pietanza dò un voto sufficiente perché…
 
Quando si scoprono le carte, il ruolo di Margot diventa fondamentale ma allo stesso tempo, abbraccia la volontà di far uscire il pubblico dalla sala con qualche spiegazione in tasca, quando invece una svolta pienamente satirica sarebbe stata forse migliore.
 
Margot non è odiosa e piena di segreti come gli altri commensali, anzi, se li ha tutto sommato la rendono più simile al personaggio di Slowik, infatti è proprio lei quella che dovrà affrontare la minacciosa maitre Elsa (Hong Chau), anche se qui devo ammetterlo, aver voluto aggiungere al menù un tocco di oriente in odore di arti marziali, un mezzo sopracciglio me lo ha fatto sollevare eh?

Cucine da incubo (Gordon Ramsay lèvati, ma lèvati proprio)
 
Per fortuna la scena dell’hamburger ha saputo riportare “The Menu” il linea di galleggiamento, quello è il momento chiave in cui la protagonista trova il modo di spogliare il diabolico Slowik della sua veste da santone per un momento, rendendosi immune e libera dalle sue ritorsioni, insomma quello che gli altri commensali, per ruolo, ossessioni e idiosincrasie, non riescono a fare.
 
Certo che l’ultima portata, il dolce, indirizza “The Menu” verso un finale tutto sommato abbastanza canonico, per un film che avrebbe potuto osare molto di più in termini di satira e dove bisogna dirlo, se il vostro palato (come il mio) è propenso a gusti decisamente più Horror, potreste restare un po’ delusi dal contenuto, al sangue ma non troppo, del film. Insomma più volte mi sono ritrovato a pensare a Fresh: satira in abbondanza all’inizio, critica sociale che va stemperandosi con i minuti, elemento horror presente ma meno mostrato di quello che ci sarebbe potuti attendere e finale un po’ frettoloso.

«Cassidy verrà servito come secondo, con una mela in bocca»
 
Ma attenzione! Nulla è ancora deciso, perché manca il voto, che potrebbe confermare o ribaltare completamente il risultato.
 
La sensazione che ho è che pur avendo gradito abbastanza la cena, difficilmente il suo ricordo troverà un posto a lungo termine nella mia mente, ma so anche che appena “The Menu” sbarcherà su qualche piattaforma farà il botto, tra palinsesti pieni di cuochi, forse la sua dimensione ideale per raggiungere al meglio il pubblico è proprio sul piccolo schermo, ma questo lo confermerà Padre Tempo e voi spettatori… Buon appetito!
 
Ah no, non si dice più buon appetito a tavola adesso, ho scoperto non essere più galateo. Che si dice quindi prima di mangiare, un bel vaffa? Vabbè io sono più pane e salame quindi, buon appetito!

24 commenti:

  1. Adoro come tu abbia messo subito in chiaro la tua personale opinione culinaria inserendo la (Cit.) dal menú del Cuoco dei Giganti nelle 12 fatiche di Asterix subito nell'incipit <3.

    Questo film mi ricorda tanto quella volta che una mia storica ex mi rintracciò sui social e finimmo a cena a rimembrare.
    anche qui metà dell'apparecchiata é invitante e l'altra metà totalmente respingente.
    Qui c'é metà del cast che lo si vede a prescindere, la tematica e la situazione, intriganti quanto la signora fosse ancora splendida, travolgente e affettuosamente legatami.

    Poi c'é l'altra metà del cast, il regista e la confezione, che per il sottoscritto valgono quanto essere costretti per la prima volta a magiare in un ristorante VEGANO trascendentale molecolare con una fashion casualty, che ha passato gli ultimi 15 anni che non vi siete visti a coltivare la piú beata delle ignoranze abissali su qualunque cosa non fossero le sue ansie. E ASTEMIA.

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    1. Confidavo sul fatto che la citazione a sorpresa sarebbe stata colta al volo, immaginavo l’avresti fatto tu ;-) Direi che hai colto anche la sensazione che mi ha lasciato il film, sarà che sono uno da pizza e birra forse. Cheers!

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  2. Grande la cit ad Asterix 🤣🤣 bah, alla fine sono più entusiasta di te. Ma poi, solo io mi aspettavo la svolta cannibale?

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    1. No, un po' l'aspettavo anche io infatti sospettavo dell'Hamburger, invece nulla, ma anche così direi che tutto sommato fa il suo dovere ;-) Cheers

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    2. Ciauz vecchio Jack!
      Suerte y Salud :D

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    3. La Bara Volante, dove i cinefili si ritrovano. Letteralmente! ;-) Cheers

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    4. Non un luogo per chiunque, infatti u.u

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    5. Per pochi ma non per tutti, così, per creare un senso di élite immotivato ;-) Cheers

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  3. Questo appena posso (magari in settimana), lo voglio vedere. Se il personaggio di Anya Taylor Joy dice veramente "era meglio il Kebab", gli darò il massimo dei voti ahahahah. Ho passato 3-4 esperienze in questi locali, furono abbastanza terrificanti e molto distruttive per il portafoglio.

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    1. Quando Anya Taylor Gioia per gli occhi chiederà di recitare solo dialoghi scritti da me lo farà ;-) Intanto aspetto, fammi sapere com'è andata la tua "esperienza", per restare in tema. Cheers!

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  4. Questo mi attirava già dal trailer, ma dopo una recensione così, come si fa a resistere? 😛
    Posso aggiungere come voto un "non classificato" ai titolisti italiani? Perché non andava bene "Il menu"? Mah...

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    1. Non classificato se lo meritano, per non fare una modifica semplicissima alla locandina hanno pensato bene di mandarci in tilt tutti, quando lo leggo così come lo hanno mantenuto, mi viene voglia di correggerlo (storia vera). Cheers

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  5. Carabara, non ho visto il film - probabilmente non lo vedrò mai perchè ho paura di tutto - ma la tua recensione i ha fatto pensare - non che la cosa abbia senso, ma non lo ha mai quando si tratta del mio neurone scioperato -al numero 13 di Jan Dix che inizia con la considerazione che le esche abissali sono illuminate e che non ha senso perchè i predatori così possono trovarle e mangiarle. Immolate per l'arte. Arte come assunzione. Forse mangiare è una esperienza estetica e cerebrale prima che una necessità fisiologica. Le pietanza sono racconti da fare nostri. In fondo, come disse qualcuno, si può vivere sette giorni senza cibo, tre senza acqua e meno di un minuto senza una storia. Andiamo d'altra parte verso un mondo seduto a farsi raccontare l'ennesima fiaba o favola o parabola. Sempre nel reparto neurone da sostituire noto che Slowik sembra il nome di un vampiro a cui Dampyr potrebbe dare la caccia e Harlan Draka è ispirato fisicamente a Ralph Fiennes. Tutto rimanda a tutto. Ciao ciao e buon appetito

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    1. In effetti sono di quella scuola di pensiero, non un minuto di non storie, se poi in cucina ci sta il vero Dampyr in versione cuoco del futuro, tanto meglio per chiudere il cerchio ;-) Cheers

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  6. Non originalissimo ma efficace, una satira sociale intelligente (e divertente) contro chi può permettersi tutto e contro la competizione esasperata che oggi domina la scena (specie in certe trasmissioni come Masterchef o 4 Ristoranti). Direi un Menù cotto alla perfezione ;)

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    1. Mi dispiace solo per il "dolce", che stempera un po' una satira che nella prima parte funziona alla grande, ma in generale ho apprezzato il menù ;-) Cheers

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  7. Se c'è Anya Taylor-Joy posso mandar giù qualunque mappazzone.

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    1. Nell'ultimo atto rischia il mappazzone ma tutto sommato regge, Anya Taylor gioia per gli occhi fa il resto. Cheers!

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  8. Noto che non hai parlato del conto. Ne devo dedurre che sia salatissimo?

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    1. Sei euro di biglietto, tutto sommato adeguato ;-) Cheers

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  9. Alla loghesciòn do 8, perché il comparto tecnico è davvero pregevole. Al servizio un altro 8, gli attori sono al top e Anya Taylor Joy non sbaglia davvero un colpo (per non parlare di Fiennes, molto bravo). Al menu darei sette. Ho riso parecchio ma avrei voluto un po' più di horror, comunque il film sa sorprendere. Il prezzo... il "multisala" di Savona ha ridotto i giorni di apertura da sette a cinque, creando parecchio disagio, e ha aumentato il prezzo del biglietto di 1 euro, quindi direi ZERO con un bel "vaffa" annesso.

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    1. Concordo, siamo due palati avvezzi a sapori più horror ma comunque va bene così. Va male invece la politica del multisala, ben poco galateo da parte loro. Cheers!

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  10. L'Alessandro Borghese che è in me (anche se preferisco la versione degli Hotel rispetto ai ristoranti) ha apprezzato questo film e questa recensione.
    Ennesimo caso in cui il trailer anticipa tutto (ma proprio tutto) rovinando la sorpresa, fortuna che me ne sono tenuta a distanza mentre l'amico accompagnatore già sapeva troppo per gustarsi la cena, ehm, la visione come si deve.

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    1. Davvero? Per fortuna non ho visto il trailer, aver smesso di farne uso ha i suoi bei vantaggi ;-) Cheers

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