martedì 8 novembre 2022

The Lair (2022): come un venerdì sera a Cardiff (con Neil Marshall)


Ve lo avevo promesso che Neil Marshall non sarebbe stato lontano da questa Bara a lungo, per fortuna aggiungerei, visto che il suo nuovo film è già in giro e il nostro, non è stato certo con le mani in mano, visto che il prossimo “Duchess” è già in fase avanzata di produzione, ma andiamo per gradi come avrebbe detto Anders Celsius.

Era uno dei titoli che attendevo di più in assoluto per questo finale di 2022, dopo essere riuscito a vedere Terrifier 2, l’ultima fatica del Maresciallo sta facendo il giro dei festival, prima a Sitges dove lo zio Neil ha ritirato un premio alla carriera, poi è stata la volta del 22° Trieste Science Fiction Festival, prima italiana per il suo novo “The lair”, un film che fa di necessità virtù.

Sarà anche il Maresciallo ma il piglio è da generale.

Il budget è più che modesto, inutile nascondersi dietro ad un dito, Neil Marshall e la sua nuova musa, Charlotte Kirk qui in veste di co-sceneggiatrice, co-produttrice e nuova moglie del regista inglese, sono volati in Ungheria per girare questo film che dopo The Reckoning, non solo rimette insieme la coppia di sposi sullo stesso set, ma risulta essere una sorta di ritorno alle origini per il cinema di Marshall, che comunque alle sue tematiche ricorrenti non ha mai rinunciato.

“The lair” gioca a carte scoperte, la frase iniziale ci aggiorna sulla missione: nell’aprile del 2017 la US air force ha sganciato la più potente arma non nucleare disponibile nel suo ricco armamentario sopra una provincia afgana. Voi direte, dove sta la novità rispetto alla solita politica estera Yankee? Che questa volta è Neil Marshall a raccontarci le ultime ore prima del finale Romeriano, sappiamo che la città verrà distrutta all’alba, solo che più che una città è la tana nel titolo, quella dove è precipitata Sinclair, la tosta pilota della Royal Air Force interpretata da Charlotte Kirk.

Se suo marito è Maresciallo lei a questo punto e Capitano Kirk (brrr che freddo!)

Neil Marshall alterna la sveglia all’alba della sua protagonista, che sul comodino ha una foto di lei con il marito, impersonato in foto dalla stesso Marshall (primo suo cameo nel film) alle scene in cui Sinclair è in volo sopra il deserto afgano, quello che funziona è che pur essendo girato con i soldi che Tommaso Missile ha speso sul set di Top Gun - Maverick per tenersi in ordine il ciuffo, lo zio Neil riesce a mettere su una scena di volo e di successivo abbattimento credibile senza perdere metà del budget o del pubblico.

Anche perché a terra Sinclair si conferma l’ultima – in ordine di tempo – delle tipe toste che popolano il cinema di Marshall, aggredita dagli afghani che hanno abbattuto il suo aereo, ne stende un paio a revolverate, mettendo le mani su una radio e su un AK47, obbiettivo mettersi al sicuro, anche se il primo posto disponibile è una vecchia base sovietica abbandonata. Ci penseranno i suoi inseguitori a colpi di bazooka ad aprire la porta blindata del bunker, mentre è compito di Neil Marshall tenere il ritmo alto e il livello dell’azione in linea di galleggiamento, per far arrivare il film dove vuol e dove il suo budget gli concede: con Sinclair sola, al buio, nella base sovietica inseguita da militari armati, tra scale, “flare” verdi fluorescenti e qualcosa che si muove nel buio, pronta ad essere liberata. Insomma, un terreno che Marshall conosce bene.

Il buio, il miglior amico del Maresciallo.

Quello che esce dalle capsule di contenimento sovietiche non si fa remore nello strappare via la faccia a chi lo ha risvegliato (letteralmente!), Sinclair passata dalla padella alla brace deve ripiegare e qui si imbatte in un plotone di Marines americani di stanza in Afghanistan, comandati dal maggiore Finch (Jamie Bamber), con una benda sull’occhio perché una citazione Carpenteriana il nostro Neil, non la nega a nessuno bontà sua!

«Sai già come chiamarmi no?»

La base Yankee è un fortino nel buco del culo del deserto, presidiato da una banda di gatti senza collare che lèvati, ma lèvati proprio. Sembra che tutti gli scarti dell’esercito americano siano stati spediti a fare la guardia alla sabbia qui, infatti tra di loro troviamo: il dottore con la predisposizione a prescriversi da solo troppe pillole di nome Wilks (Mark Strepan), la soldatessa cleptomane Lafayette (Kibong Tanji), il soldato tosto e rassicurante Hook (Jonathan Howard), più una serie di altri soggettoni, che Neil Marshall sa rendere realistici, non solo perché si muovono e agiscono come veri soldati, ma perché parlano e scherzano tra di loro come commilitoni, tra parolacce, racconti sul rugby (perché non manca nemmeno il soldato della SAS mezzo matto) e parecchi dettagli sugli effetti collaterali delle costanti cene a base di pollo al curry, insomma un altro plotone di soldati per Marshall, vent'anni dopo Dog Soldiers.

Dove si vedono i limiti del budget? Le creature frutto di chissà che cazzarola di esperimento sovietico sono mostroni in tuta di gomma, che seguendo la lezione (e l’esempio) di Jimmy Cameron, il nostro zio Neil inquadra il minimo sindacale per mascherare il più possibile il trucco che c’è e si vede, inutile girarci attorno, non sono i milioni di paper-dollari la forza di “The lair” e nemmeno l'originalità, anche se a Trieste i mostri di Marshall si sono portati a casa il premio come migliori creature del festival (storia vera).

Avete già capito che con dei soldati, una minaccia esterna e una sorta di fortino nel deserto, l’ispirazione dell’inglesissimo Neil non può che essere “Zulu” (1964), con tutta la componente di assedi Carpenteriani che si porta dietro, perché il cuore del Maresciallo batte sempre per il Maestro e per Aliens - Scontro finale, con un altro gruppo di militari “presi a calci nelle palle” (cit.) e da una minaccia aliena e mostruosa e non a caso, nella scena finale prevede un ascensore, il bello sta nel fatto che tutta questa bella robina è talmente tanto nelle corde di Marshall, da riuscire a tirarci fuori un perfetto B-Movie da 90 minuti spaccati, che in mano ad un altro regista meno capace sarebbe stata la fiera del facciapalmo, ma che Marshall riesce a rendere alla perfezione, un piccolo film drittissimo che offre esattamente quello che promette. Brutto?

Ascensori e mezzi blindati, come possono coesistere? Ve lo spiegherà Neil Marshall.
 
Ci sono le sparatorie, gli afgani stronzi e quelli buoni (impersonati dalla sotto trama di vendetta personale del personaggio interpretato da Hadi Khanjanpour), ci sono i mostri linguacciuti che stanno nel buio e ti ammazzano male se ti prendono e poi ovviamente ci sono i soldati, perché i guerrieri di Neil Marshall combattono, con gli stivali ben affondati in una situazione di merda da cui tirarsi fuori con le sole forze, ma anche ben piantati nel genere di cui sono orgogliosamente parte.

Per certi versi potremmo dire che “The lair” sta a Neil Marshall come 31 sta al cinema di Rob Zombie, un film piccolo, girato con la moglie nel ruolo di protagonista, che porta in scena tutti quegli elementi che sono immediatamente riconducibili al regista, ma girato con un terzo dei soldi degli altri titoli della filmografia di cui fa parte. La depressione è dettata dal fatto che per quello che mi riguarda, Neil Marshall dovrebbe poter contare su budget infiniti e a questo punto della sua carriera, se vivessimo in un mondo giusto, dovrebbe essere considerato alla stregua dei Maestri da cui ha imparato così bene, purtroppo il cinema di genere muscolare non è più al centro delle strategie di Hollywood e lui che per di più è Inglese, porta avanti la sua battaglia solitaria, come uno dei suoi guerrieri.

«Niente lingua, non al primo appuntamento, rozzo bastardo!»
 
Qui è supportato da Charlotte Kirk, che resta un po’ troppo bellina per il ruolo della soldatessa e ammettiamolo, le scene drammatiche non sono il suo forte, però compensa il tutto con la grinta giusta, non sarà mai Ellen Ripley ma con un AK47 in braccio o mentre affetta capocce di mostro a colpi di ascia portando a casa ruolo e risultato. Sappiamo tutti che i trascorsi di Charlotte Kirk sono chiacchierati, ma se non altro sembra pienamente coinvolta a consapevole del cinema e delle tematiche del suo nuovo marito, probabilmente insieme come produttori e coppia (anche artistica), non avranno mai più grandi budget per le mani, ma se il risultato sono dignitosissimi B-Movie con la testa alta, che fanno il loro dovere alla grande, spero che i coniugi Marshall continuino a sfornare film a questo ritmo. Parafrasando il soldato della SAS, questo film è come un venerdì sera a Cardiff, ma orchestrato dallo zio Neil, brutto?
 
Per certi versi “The lair” è un po’ come se lo “Stitched” di Garth Ennis (che aveva diretto anche l’adattamento cinematografico, che però non ho mai visto, quindi non posso fare paragoni diretti) andasse a braccetto con tutti i temi cari a Neil Marshall, per quello che potrebbe essere il suo Fantasmi da Marte: coerentissimo all’interno della filmografia di cui fa parte, dritto come un treno a livello di ritmo, un titolo “minore” forse, ma beccami gallina se io almeno una volta l’anno non me lo rivedo gustandomelo ogni volta, come potrei finire a fare con “The lair”, questo lo dirà Padre Tempo.

É la storia di uno, di uno regolare, che poi l'hanno mandato a fare il militare (cit.)
 
Non credo serva nemmeno stare a filosofeggiare troppo sulla sua trama, sono fresco di rubrica dedicata al Maresciallo e in questo film ho ritrovato tutti gli elementi del suo cinema, dai guerrieri che combattono alle eroine toste pronte a vendere cara la pelle. L'unico rammarico è che Marshall i film debba produrseli e finanziarseli da solo, per girarli in Ungheria, ma state sicuri che non ha ancora perso il piglio da generale che lo ha sempre contraddistinto, anche se è Maresciallo. Non è un caso che il film finisca con la parata di volti e nomi degli attori, insomma con i tipici titoli di coda che io chiamo "alla Predator", giusto per ricordarci beffardamente che a Neil Marshall non hanno mai concesso di dirigere uno di Predator, quando sarebbe la scelta più ovvia, ma visto che siamo in tema, occhi aperti, se volete cogliere al volo il secondo cameo del Maresciallo in questo film (dopo la foto sul comodino), dovrete riconoscerlo sotto il passamontagna di uno dei due Black OPS che fanno irruzione prima dei titoli di coda, dimostrazione che a Neil Marshall piace un sacco stare gomito a gomito con i suoi guerrieri.
 
Ora ci manca solo l’uscita in home video per aggiungerlo alla mia collezione e magari, un passaggio in sala, visto che un’uscita a tappeto nei cinema italiani tenderei ad escluderla (sarebbe più fantascientifica del film stesso), almeno qualche altro festival, tipo quello di Torino, che viste le ultime edizioni scarse di titoli di genere, potrebbe farci il regalo. Intanto ringraziamo il Trieste Science Fiction Festival e Neil Marshall per un altro capitolo della sua carriera, per gli altri, vi ricordo la rubrica dedicata al Maresciallo!

12 commenti:

  1. Al Maresciallo gli si vuole bene, non solo per la moglie, che a mio avviso ricorda un pò Milla Jovovich, ma anche perché continua dritto per la sua strada, trovando soldi come può, ma cercando sempre di mantenere una certa coerenza con la sua idea di cinema. Che poi, diciamoci la verità, non tutti i film possono essere, per usare un termine dei videogiochi, tripla A, ci sono anche quelli di serie B che però, se sono fatti con il cuore, come mi sembra sia questo il caso, non sfigurano affatto di fronte ai blockbuster più quotati.
    Che poi il cinema deve intrattenere, se la storia e gli attori sono validi, si passa tranquillamente sopra una realizzazione di secondo categoria. D'altronde lo stesso Tommaso Missile, che citi nel post, non ha girato alcuni dei suoi Mission Impossible nell'est Europa per abbassare i costi produttivi?
    Comuqne spero di riuscire a recuperare questa pellicola, prima o poi.
    Ciao

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    1. Sta sicuramente studiando da Milla, forse le manca qualcosa in termini di carisma naturale ma tanto di cappello, in generale, un solido B-Movie può essere meglio di tanta roba di serie A meno valida. Per ora è arrivato al festival di Trieste (doppio premio per altro, nel frattempo mentre scrivevo il Maresciallo ha fatto doppietta), si spera anche altrove ;-) Cheers!

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  2. Grandissimo come sempre il Maresciallo che porta a casa il risultato con un budget di un pugno di lenticchie. Ovviamente da noi al cinema non passerà mai, le sale saranno troppo occupate dall'ambientalismo di plastica di Avatar 2 e da qualche cinecomic fortocopia a caso (Black Panther 2?).

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    1. Spero in una sorpresa del TFF che ha qualcosa da farsi perdonare o poi boh? Qualche piattaforma e l'home video? Prime Video, la palla è nel tuo campo. Cheers

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  3. Maledetto, e io che non volevo più vedere film del Maresciallo, con questa rece mi sarà impossibile ignorare questo film! :-D
    Scherzi a parte, grazie della dritta: roba tanta, roba buona! ^_^

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    1. Un ritorno alle origini, con la metà del budget ma è proprio puro Marshall, avercene di B-Movie così ;-) Cheers

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    2. Quando il budget è inversamente proporzionale al talento i buoni B-Movie arrivano, eccome se arrivano, e qui si può fare la differenza fra un "come si vede che i mostri sono finti" e un "ah, quanto mi piacciono questi effetti speciali deliziosamente retrò": uno come Neil riesce a far recitare anche la gomma ;-)
      Per quanto riguarda la distribuzione in sala, ho l'impressione che faremo molto prima a provvedere con i nostri mezzi (come sempre)...
      P.S. Chissà che Marshall, fra le altre cose, non abbia incluso una strizzatina d'occhio pure a "Storage 24" (altro esempio di analogo genere a budget ristretto) ;-)

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    3. Esatto, con quel suo essere retrò a convinto le giurie a Trieste, spero solo nell’home video, per aggiungere alla collezione dei film del Maresciallo ;-) Cheers

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  4. Lovogliolovogliolovogliolovoglio! Non vedo l'ora di mettere le mani su questo The Lair, W il maresciallo!

    Ma già il premio alla carriera al Sitges gli hanno dato? Nella mia testa Neil è un giovinastro ancora...

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    1. È giovane, ma si è beccato il premio anche a Trieste, speriamo portino bene e non sfiga, di quella non ha proprio bisogno. Cheers!

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    2. No, non ne aggiungerei a tutta quella che ha avuto fino ad ora! X--D

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    3. No no, va bene così, direi che a sfortuna il Maresciallo ha già dato in abbondanza! Cheers

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