lunedì 3 ottobre 2022

The Offer (2022): Paramount vi farà una miniserie che non potrete rifiutare

Paramount ha pensato bene di inaugurare la sua nuova piattaforma di streaming con una miniserie che parla della genesi di uno dei più grossi successi della Paramount. Paraculata? Onanismo? Lo hanno pensato in tanti sbagliando, per due ragioni molto semplici.

La prima è che “The Offer” è aderente ai fatti edulcorando poco – roba rara di questi tempi – inoltre il suo nutrito cast oltre a risultare molto azzeccato, offre prove ottime. La seconda conferma della bontà di questa miniserie? Raccontare come “Il Padrino” sia passato da carta a grande schermo è sempre cosa buona e giusta, a mio modo l’ho fatto anche io su questa Bara.

Se conoscete i fatti per come si sono svolti, sarà un piacere ritrovarli in “The Offer” come lo è stato per me, se invece non sapete nulla del romanzo originale di Mario Puzo, della produzione con il coltello tra i denti di Albert S. Ruddy, del modo in cui la comunità Maf… ehm, Italo-americana abbia prima provato a mettere i bastoni tra le ruote al progetto, partendo dall'astio di Frank Sinatra nei confronti di almeno uno dei personaggi presenti nel libro e via dicendo, perché prima del trionfo (anche agli Oscar), “The Godfather” è stata una delle pre produzioni più folli e incredibili della storia del cinema.

«Farmi maltrattare da J.K. Simmons è stato utile per la mia crescita»

A garantire un ottimo lavoro di ricostruzione ci pensa Michael Tolkien, creatore della miniserie, responsabile di dare lustro alla piattaforma Paramount+, che per l’occasione non ha badato a spese, selezionando nomi medio-grandi per tutti i ruoli meno famosi, come a voler mettere in primo piano chi ha lavorato più dietro le quinte della creazione di un classico del cinema. D’altra parte “The Offer” è tratta dall'autobiografia di Albert S. Ruddy, quindi questo spiega come mai i produttori abbiano più spazio di che so, Marlon Brando o Al Pacino, comunque affidati a due nomi molto azzeccati come Justin Chambers e Anthony Ippolito, che liberi dalla moda imperante (specialmente al cinema) di dover essere per forza dei sosia dei personaggi che interpretano, offrono prove che non sono per forza delle brutte imitazioni dei due grandi attori.

Forse qualcuno potrebbe storcere il naso sul fatto che Mario Puzo (Patrick Gallo) e Francis Ford Coppola (Dan Fogler) a tratti abbiano sulle spalle anche la responsabilità di coprire un po’ il ruolo dell’alleggerimento comico, anche se considerando la leggendaria fame atavica dello scrittore è quasi normale che tocchi ai due sceneggiatori il compito, anche se in generale sono molto soddisfatto, specialmente per come Fogler ha saputo rendere il talento e la capacità di lasciarsi trasportare dalla propria visione del concentratissimo Coppola.

«Mi stai dicendo che siamo noi la linea comica?», «Sta zitto e scrivi, questo capolavoro non si firmerà da solo»

“The Offer” riesce a raccontare in parallelo l’ascesa di Al Ruddy ma anche quella di Joe Colombo, la loro stramba amicizia non solo sarà fondamentale per la buona riuscita del film, ma riesce a calare la miniserie nel periodo storico e nella comunità Italo-Americana spezzata in due, quella in cui Colombo con i suoi metodi spicci, risulterà una figura di spicco, anche grazie alla prova di Giovanni Ribisi che esagera (anche nell’aspetto) ma in maniera del tutto funzionale a storia e personaggi.

Sono andati a caccio di ogni Italo-Americano disponibile ad Hollywood.

A dettare il ritmo e il passo della miniserie però è il giovane produttore in rampa di lancio Al Ruddy, devo essere onesto, che Miles Teller abbia sempre avuto talento lo sapevamo già, per la prima volta qui l’ho visto recitare in maniera adulta, non solo per il modo convincente con cui impersona la parte, ma anche perché è forse il primo ruolo non da ragazzetto che gli affidano e lui proprio come Ruddy, si dimostra prontissimo per la parte.

«Un giorno scriveranno di noi sui blog», «Su cosa?», «Lascia perdere»

A proposito di grande scelte di casting, menzione speciale per Matthew Goode, attore che mi ha sempre detto pochino lo ammetto, ma che qui riesce a bucare lo schermo proprio come il suo ruolo richiede, il suo Robert Evans è l’uomo d’oro della Paramount, 50% sogni di gloria e 50% grandi balle da venditore, per certi versi il Re senza corona della casa di produzione, tutto talento e passione, anche per la sua travagliata storia d’amore con Ali MacGraw e con tutto il rispetto per la bella Meredith Garretson che la interpreta, non allaccia nemmeno le scarpe alla vera MacGraw, bellezza francamente inarrivabile. Invece rivedere il mitico Lou Ferrigno nei panni di Luca Brasi è una scelta del cuore che strappa gli applausi!

Una faccia di cui ti puoi fidare (più o meno)

Burn Gorman che di norma interpreta personaggi sopra le righe, qui è bravissimo ad andare sei o sette metri sopra le stesse nei panni di Charles Bluhdorn, il capo della Paramount tutto urla, drink e strategie produttive da riassumere in una frase (breve) per calamitare la sua attenzione, sicuramente esagerato ma perfetto per esporre il modo di pensare dei colletti bianchi che prendono le decisioni.

Posso assegnare il mio personalissimo premio di MVP della miniserie? La migliore in campo per me resta Juno Temple, nel ruolo di Bettye McCart riesce non solo ad essere adorabile con quella sua vocina e l’aspetto da Gwen Stacy, ma anche a risultare tostissima nella sua volontà di emergere con le sue forze, senza essere il solito stereotipo figlio di una formula come si vede in fin troppe serie, anche perché Bettye McCart era una donna con due palle monumentali e Juno Temple ha saputo renderla al meglio. Non solo qui risulta il tipo di collaboratrice che ti porteresti in trincea, ma è anche la prima volta – al pari di Teller – In cui l’attrice di origini inglesi interpreta una donna della sua età e non una ragazzina, per via del sul suo corpicino minuto.

Lei è la numero (J)uno.

Spezzo una lancia a favore anche di Colin Hanks, alle prese con un personaggio infame, come il burocrate Barry Lapidus, l’attore riesce a far emergere il lato umano da uno che vive di freddi numeri e strategie collaudate, in una miniserie che dà valore a chi è in grado di pensare fuori dalla scatola, come si dice in questi casi.

Era un bel rischio per Paramount+ lanciare in faccia al pubblico la sua storia in questo modo, in realtà “The Offer” non sbava quasi mai (certo, io un po’ più di rilevanza alla Nativa Americana coinvolta da Branco durante la notte degli Oscar l’avrei data), riuscendo a raccontare in modo riuscito la nascita di un classico del cinema, un tipo di operazione che da appassionato della settima arte (e della sua storia) spero di veder replicata più spesso, anche se non tutti i film hanno avuto genesi incredibili come quella del capolavoro di Francis Ford Coppola.

12 commenti:

  1. Ho visto su Prime le pubblicità della nuova piattaforma, basta però che non faccia la fine di Paramount Channel, quello gratuito su digitale terrestre che a parte "La casa nella prateria" non trasmetteva altro :-D
    Per ora sembra lanciatissimo e pieno di titoli, proprio come il suo corrispettivo "in chiaro", vedremo se manterrà il ritmo. Queste sue prime produzioni sembrano ottime e ghiottissime, ma le repliche di roba vecchia sono là, dietro l'angolo, che aspettano pazienti ^_^

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    1. Per ora ho visto questa e "Strange New Worlds" divorate entrambe, speriamo la qualità resti alta anche per "Tulsa King" la minaccia delle repliche è dietro l'angolo ma almeno il primo passo è stato fatto nella direzione giusta ;-) Cheers

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  2. Mah, sul Game Pass me l'hanno messa in omaggio per un mese. Quasi quasi...
    Premetto che mi abbonerei solo per rivedermi finalmente "Cin Cin".
    Vedremo, tanto ho tempo fino a meta' Dicembre.
    Piu' che altro aspetto lo zio Sly.

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    1. La migliore miniserie dell'anno, in attesa di zio Sly questa e la prima serie azzeccata di ST dopo anni sono un ottimo inizio. Cheers

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  3. Quando si parla di backstage mi ci butto sempre e questa sembra fare al caso mio. A tal proposito, se non lo hai ancora visto, ti consiglio Un'avventura Nello Spazio E Nel Tempo, film tv che racconta la nascita di una famosa serie della BBC sui viaggi nel tempo di un Dottore che...

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    1. L'ho visto, davvero bello ;-) Cheers

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    2. Concordo (compresa la brillante -e commovente- trovata metanarrativa con Matt Smith) ;-)
      "The Offer" sembra sapere come parlare allo spettatore del travagliato backstage di un classico del cinema come questo, e la scelta degli/delle interpreti aiuta senz'altro ad andare nella direzione giusta...

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    3. Ho gradito a che che poi David Bradley abbia ripreso il ruolo anche nella serie regolare ;-) Cheers

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    4. Scelta eccellente: Bradley sembrava davvero Hartnell redivivo ;-)

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    5. Vero, ma Bradley in generale per me è un gran attore. Cheers

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  4. E' stato interessante notare come non abbiano riprodotto una sola scena che fosse una, mentre la giravano. C'erano piuttosto più riferimenti al film nell'ambito mafioso. Forse un problema di copyright?

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    1. No, perché è tutta proprietà della Paramount, la risposta va ricercata nel libro alla base, la biografia di Albert S. Ruddy, quindi è una storia dal punto di vista del produttore, fosse stata dal punto di vista di Coppola sarebbe stato diverso, ma meglio così, lo zio di Nick Cage ha già raccontato la sua versione taaaaante volte in taaaaante interviste. Cheers

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