giovedì 6 ottobre 2022

Hellraiser II - Prigionieri dell'Inferno (1988): compratelo un materasso nuovo ogni tanto!

Da qualche giorno il primo capitolo della saga di Hellraiser ha spento le sue prime trentacinque candeline, anzi se vi va qui sulla Bara trovate il post dedicato al classico di Clive Barker in versione riveduta, corretta e ampliata.

Visto che l’universo parla e manda segnali chiari, poco prima del compleanno ho messo le mani sulla scatola di Lemarchand sul cofanetto della Midnight Factory che contiene i primi tre capitoli della saga (gli unici che contano, i seguiti preferirei dimenticarli), considerando che ad ottobre su Hulu arriverà un nuovo “Hellraiser” a sua volta riveduto e corretto, beh avete già capito no?

Il primo Hellraiser è ancora oggi un classico, Clive Barker non aveva nessuna esperienza come regista quando lo girò e sul set inglese, i tecnici attorno a lui facevano valere la maggiore esperienza sullo scrittore prestato alla regia, non voglio proprio parlare di bullismo ma quasi, risultato finale? Ancora oggi il primo Hellraiser è uno di quegli horror in grado di andarti sottopelle più degli uncini dei Cenobiti, con quella sua aria malsana ti si appiccica addosso, nemmeno una doccia e una lima da ferro ti può davvero scrostare di dosso l’orrore portato in scena da Barker.

Anche sul titolo il film ha le idee un po' confuse.

Ma parliamoci chiaro Hellraiser, malgrado la sua capacità di scoperchiare le porte di quello che per comodità (anche della nostra sanità mentale) chiameremo inferno, resta un piccolo film da interni, di fatto un dramma su una famiglia molto disfunzionale, ovvero come tutte le famiglie, solo che questa ha più incesti, catene e metri di pelle strappata via, in un trionfo dell’estetica sadomasochista che è stato uno dei motivi per cui il film di Clive Barker si è impresso a fuoco nella cultura popolare.

Scommettiamo che questa è la scena del film che ricordate meglio?

Costato una fesseria il film è diventato un culto, per tanti ma non per il critico cinematografico Barry Norman, che nel suo popolare programma alla TV lo vede letteralmente a pezzi con la ferocia di mille Supplizianti, ma questo non ha impedito che un seguito venisse messo immediatamente in cantiere (e a Norman di essere invitato sul set del secondo film, storia vera). Squadra che vince non si cambia? Ehm si, a meno che il tuo regista non abbia una precedente carriera da romanziere pronta a grattare la porta e dei piani precisi per il suo futuro, che ruotavano tutti intorno alla pre produzione della sua seconda regia, un altro classico come Cabal, posso dirlo? Clive Barker ha fatto bene a restare fermo sulla soglia dei tanti seguiti della sua saga, anche perché i suoi racconti spesso lasciavano spazio di manovra per gli adattamenti sul grande schermo ma più in generale, considerando i risultasti anche infimi raggiunti dalla saga, meglio farsi rimpiangere che compatire.

Il primo candidato alla regia del seguito è Michael Mcdowell, ma per problemi personali l’accordo non arriva e Tony Randel è già pronto a subentrare, dopo aver supervisionato la produzione del primo capitolo, ormai si sentiva pronto anche lui ad imitare Barker passando dietro alla macchina da presa, insomma altro giro, altro regista che ha imparato il mestiere facendolo, forse con minori fortune visto che oltre a Hellbound (da noi in uno strambo Paese a forma di scarpa “Hellraiser II - Prigionieri dell'Inferno”), Randel è ricordato solo per il film su Ken Shiro (o presunto tale) ovvero “Fist of the North Star” (1995), dove molti appassionati del personaggio avrebbero voluto inseguirlo per rendere onore al suo cognome e picchiarlo con un grande randello.

Nascita di una Cenobita, giorno uno.

“Hellbound” è un film che punta più in alto, dopo il dramma di famiglia da interni del primo capitolo, questo seguito potendo contare su un budget più alto, cercando di fare sua la regola aurea dei seguiti: uguale al primo ma di più! Infatti torna il compositore Christopher Young a cui dobbiamo la riuscita e inquietante colonna sonora del film, torna anche buona parte del cast a partire dalla bellissima Ashley Laurence nuovamente nei panni di Kirsty Cotton, protagonista di una storia che come Aliens, comincia subito dopo la fine del primo capitolo e tiene conto delle conseguenze, infatti Kirsty è rinchiusa in un ospedale, perseguitata dalle indicibili visioni degli orrori a cui ha assistito e in cura presso il nuovo acquisto del film, il Dottor Phillip Channard (l’attore shakespeariano Kenneth Cranham), ma se la premessa è solida, il resto molto meno.

Ashley Laurence le occhiaie più sexy del cinema horror.

“Hellraiser II” riesce a ricalcare l’atmosfera malsana del primo film ma ha un problema molto grave alla base, risulta essere un film figlio di troppe riscritture, alcune anche eseguite al volo in grado di creare passaggi a vuoto, un esempio? Inspiegabilmente il personaggio di Kirsty, suo padre Larry Cotton finito incolpevolmente all'inferno, nella prima stesura aveva una parte tanto minuscola da convincere l’attore che lo interpretava, il bravo Andrew Robinson a non scendere nemmeno dal letto per così poco, ecco perché il personaggio che dovrebbe essere alla base delle motivazioni della protagonista, scompare lasciando solo una scritta con il sangue benvenuto nell’AIDS sono all'inferno aiutatemi.

Lasciate una scrittina, voi ch'intrate.

La sceneggiatura firmata da Peter Atkins ha avuto fin troppi rimaneggiamenti che minano la logica della trama, ad esempio i piani originali prevedevano che la cattiva ricorrente nella saga, avrebbe dovuto essere Julia Cotton, non più matrigna come lei stessa si annuncia ma vera nemesi della saga, problema: per sua stessa ammissione, l’attrice Clare Higgins, pur essendo bravissima nel ruolo della perfida regina della favole a caccia di pelle umana per far ricrescere la sua, non ha mai amato gli horror, lo dichiara in tutte le interviste di non aver mai visto i film della saga a cui ha preso parte per intero, tanto che alla prima di Hellraiser è uscita dalla sala dopo due minuti per andare a bere al bar. Più o meno la mia reazione davanti ai numerosi seguiti.

«Mangia a mamma, che devi crescere!»

Inoltre è inutile nasconderci dietro ad un chiodo, quando si parla di Hellraiser si parla di Pinhead, il capo dei Cenobiti ribattezzato testa di spillo dai fan, il personaggio che ha resto Doug Bradley l’idolo delle convention horror, niente male per uno che ai tempi del primo capitolo ha potuto scegliere se interpretare il ragazzo che consegnava il materasso, oppure il Suppliziante dal volto truccato e ricoperto di spilli (storia vera).

«Buongiorno signora, devo consegnare il materasso nuovo e consumarle l'anima»

Tutti questi rimaneggiamenti di trama necessari a liberare Clare Higgins dal suo peso e a dare al pubblico tutto il Pinhead che desideravano, passano proprio da un materasso, quello dove era morta Julia, quello di cui Kristy racconta per filo e per segno al suo nuovo dottore, ma anche quello da cui risorgerà la cattiva. Però che schifo cavolo, cambiatelo il materasso ogni tanto!

Essendo un film così tanto scritto e riscritto, nel tentativo di mediare tra tutte le parti coinvolte, non aspettatevi la logica da “Hellbound”, un film che è basato sulla pura estetica, seguendo l’impostazione data da Clive Barker, il regista Tony Randel cerca di giocare nello stesso campo da gioco, mostrandoci un po’ dell’orrore che sta oltre la soglia, per un film che urla «ANNI ’80!» a pieni polmoni e ad ogni fotogramma.

Altro che quella roba al gusto di anni '80 che va di moda oggi.

Nell’ospedale dove si trova, Kirsty fa tante nuove conoscenze, ognuna di questa rappresenta un pezzo scritto e riscritto della trama, che più o meno trova una sua collocazione nella storia, partiamo da Tiffany (Imogen Boorman) una ragazzina traumatizzata dall'omicidio della madre, che non spiccica più una sola parola da allora ma è bravissima a risolvere puzzle ed enigmi a tre dimensioni, appena entra in scena è chiaro che sarà lei ad aprire nuovamente la scatola di Lemarchand che nel frattempo ha cambiato nome in configurazione del dolore, così, tanto per non farci mancare nulla.

Vuoi non affiancare a Kirsty qualcuno di bello bello in modo assurdo? Mi riferisco al giovane assistente del dottor Channard ovvero Kyle MacRae, che mi fa capire perché lassù ho citato istintivamente Aliens, visto che ad interpretare è William Hope.

«Sei siempre stato un estronzo, Gorman Kyle!» (quasi-cit.)

Altro giro, altro tiro, altro regalo, Doug Bradley, che passerà il resto della vita e della carriera aggrappato con le unghie e con i denti al ruolo di Pinhead, vogliamo fargli fare qualcosa? Qui in “Hellbound” si esplora per la prima volta la vita del personaggio prima che diventasse un Cenobita, quindi senza trucco l’attore interpreta anche il soldato inglese di stanza in India, Elliot Spencer che verrà approfondito ancora di più nel prossimo capitolo (a breve su queste bare).

A mio avviso per godersi “Hellraiser II” l’unico modo è lasciarsi andare alla teatralità di un film che pare puntare al surrealismo, non tanto come obbiettivo primario, ma come piazzola di sosta comoda in cui parcheggiarsi godendosi un risultato che è figlio in parti uguali della voglia di osare di più, di un budget più alto ma comunque non abbastanza e di tagli anche brutali, degni delle catene dei Cenobiti, a mio avviso ci è andata ancora di lusso.

Qualcuno gli dia un cerotto!

Si perché “Hellbound” è pieno di momenti che comunque calamitano lo sguardo, ad esempio la resurrezione di Julia da quel marcissimo materasso, davvero è impossibile distogliere lo sguardo quando uno dei pazienti proveniente dalla collezione privata di picchiatelli del dottor Channard si prende a rasoiate il petto, cercando di scacciare i vermi che vede solo lui (e noi spettatori). Una scena che è troppo lunga, esagerata nel suo soffermarsi su Julia senza la pelle addosso che striscia a terra nel sangue della sua vittima, prima di avventarcisi contro, da spettatori siamo un po’ come William Hope nascosto dietro la testa, incastrati in un incubo ad occhi aperta dalla quale non si riesce a svegliarci, secondo me questo film andrebbe visto tutto in quest’ottica.

La mia stessa reazione quando ho visto Doug Bradley senza trucco.

Anche perché ha dei lampi di orrore illuminanti, come la panoramica sull’enorme labirinto oltre le porte della percezione, che sembra una gigantesca scala di Escher che però va detto, faceva una figura migliore sulle vecchie VHS un po’ sgranate, nella pulizia dell’immagini in alta definizione si vede che è un fondale dipinto, utilizzato per puzza in trenta secondi non consecutivi, prima di passare a Kristy e Tiffany che come sue Alici, hanno attraversato lo specchio tanto che a dirla tutta, una delle due è anche muta come un’alice (ah-ah).

“Hellraiser II” con tutti quei corridoi da percorrere, a tratti sembra un Labyrinth che non ci ha creduto abbastanza, non aiuta nemmeno che nella versione doppiata sia stato fatto un grossolano errore, il Leviatano che crea i Cenobiti, in una scena viene etichettato come “levitazione”, ma se non altro la creatività di quella specie di obelisco triangolare nel cielo ci regala uno dei punti di forza del film, ovvero la trasformazione di Channard in un Cenobita.

«Perché a Jennifer Connelly è toccato David Bowie e a me tutto questo!»

Uno per altro dalla fisicità impossibile, reso ancora più credibile dall’uso dell’animazione a passo uno oppure da un saggio utilizzo di inquadrature al contrario (quando viene accalappiato per la testa da quell’enorme tentacolo che lo trasformerà in una sorta di marionetta dedita al sadismo), insomma ad un certo punto “Hellraiser II” non racconta quasi più nulla a parole, ma si limita ed evocare orrori per immagini, astrattismo puro che non tira via la mano su quasi niente, nemmeno sul mostrarci i Cenobiti nella loro forma umana, dopo il loro scontro mortale con il diabolico Channard.

Difetti? Per me sicuramente il finale, in quello alternativo avremmo dovuto vedere Julia risorgere ancora da ‘sto stramaledetto materasso, ma gli effetti speciali facevano sembrare Clare Higgins un fantasma in abito nero e con la fuga dell’attrice, si è optato per il finale che tutti conosciamo e che francamente io trovo terribile, l’entrata in scena del tanto sbandierato pilastro delle anime, per me resta una ciarpanata che mi ha sempre fatto arrivare ai titoli di coda con i remi tirati in barca. Quella specie di totem con le facce che spuntano e gli scheletrini che fanno sesso, sembra un brutto addobbo di Halloween, una roba ben oltre il pacchiano che ogni volta mi convince a terminare la visione con Kristy e Tiffany che lasciano l’ospedale, molto meglio ricordarle così.

The doctor is in (cit.)

A proposito di scene pacchiane passate però alla storia, “Hellbound” contiene la leggendaria scena del chirurgo, più o meno i fatti sono andati in questo modo: tutti erano pronti a girarla, Doug Bradley aveva già indossato il camice azzurro da chirurgo sopra il suo costume da Pinhead quando il fotografo di scena scattò la foto finita sul retro di tutte le VHS stampate e vendute sul pianeta. Ma la scena per intero non venne mai completata alimentando la sua leggenda. Cosa conteneva di tanto atroce la famigerata scena del chirurgo di “Hellraiser II” da venire falciata via senza pietà in questo modo? Orrori cosmici? Litrate di sangue? Nessuno spreco di dolore? La realtà è più semplice.

Forse nessuno ha mai capito che questo film è tutto una metafora sulla malasanità.

In teoria Kristy e Tiffany in fuga nei corridoi dell’ospedale, avrebbero dovuto vedersi parare davanti due chirurghi con indosso il camice, dalla mascherina sul volto di uno dei due avrebbero dovuto spuntare dei chiodi rivelando così il travestimento di Pinhead, che con parte del camice ancora addosso, avrebbe dovuto inseguire le due ragazzo a passo svelto, fino all’ascensore dove sarebbero state braccate da Chatterer, il Cenobita sorrisone. Una scena facile da scrivere, un po’ meno da realizzare con il budget a disposizione e gli effetti speciali del tempo, che quindi è stata tagliata trovando il modo comunque di alimentare il suo mito e insieme a lei, quello del film. Lo sceneggiatore Peter Atkins ha sempre provato a spegnere l’incendio dicendo: «Quando rispunterà dagli archivi la vedrete e scoprirete la verità: che fa ca&@re!», vi lascio giudicare a voi, ma secondo me ha pienamente ragione.

Per quanto riguarda questo film per oggi abbiamo finito, ma la prossima settimana completeremo la trilogia con l’ultimo capitolo che conta della saga, in attesa di veder tornare i Cenobiti firmati da Hulu, intanto però non dimenticatevi di passare a trovare Il Zinefilo, che alla saga di Hellraiser ha dedicato un lungo ciclo di post!

20 commenti:

  1. Il problema di Hellraiser II è che mancava Mastrota...
    Per il resto mentre il primo l'ho rivisto (con piacere) diverse volte e devo convenire sul fatto che abbia un'atmosfera malata e morbosa, complice forse anche la fotografia utilizzata, i seguiti li ho visti solo una volta, sicuramente in qualche notte horror su Italia1 e nessuno mi è rimasto dentro...
    Anche questo lo ricordo per le scene dell'ospedale e poco più. Sicuramente se già era un pasticcio di partenza, con i tagli che avrà ricevuto per la programmazione in TV, sarà stato un bel pastrocchio che difficilmente portava a una visione ulteriore...
    Però, se non ricordo male, il terzo era migliore, non al livello del primo, ma con qualche spunto (o dovrei dire ago) interessante.
    Ciao

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    1. Ho avuto una visione di Mastrota in versione Cenobita ;-) Il terzo è in arriva a breve su questa Bare. Cheers!

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    2. Noooo, Mastrota Cenobita nooo!! Però effettivamente, con tutto il rispetto per la categoria, Doug Bradley senza il trucco sembra un ragioniere ... Forse Mastrota avrebbe reso di più (infilandoci anche una promozione per materasso e pentolame vario).

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    3. I Cenobiti vengono evocati, ma scoprono che il nuovo possessore della configurazione del lamento è un abile venditore pronto a tutto pur di piazzarlo, titolo "Hellraiser: Mastrota" musiche dei Nanowar of Steel, si scrive da solo ;-) Cheers

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    4. Me lo hai già venduto, sicuramente non può essere più brutto delle ultime pellicole, poi se ci metti anche la Estrada come protagonista femminile, rischiamo di bissare il successo del primo film.

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    5. Peggio degli ultimi tanto non si può fare ;-) Cheers

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  2. Azz... La scena del chirurgo è bloccata in Italia su YouTube

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    1. Devo cercare un altro link, oppure l'hanno fatta sparire da quando è stata inserita come contenuto speciale nel cofanetto della Midnight. Cheers

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  3. Con gli occhi della ragione considero ovviamente superiore il primo... ma con quelli del sentimento, questo mi ha colpito di più: la scena del ritorno all'umanità dei cenobiti è toccante, non mi vergogno ad ammetterlo.
    Concordo al mille per mille che la sequenza finale sia pacchiana, ma anche inutile. Avrebbe avuto molto più senso concluderlo con le due protagoniste che escono dalla clinica, dopo aver deposto i fiori sui letti delle povere vittime... una scena poetica e liberatoria dopo tanto orrore. La saga doveva chiudersi quì per me... anche se il finale del quarto pure mi piace, ma proprio in funzione di una chiusura che sarebbe stato meglio ci fosse stata qui.

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    1. Sarebbe stata l'uscita ideale dal Paese delle meraviglie (si fa per dire) delledue novelle Alice. Cheers!

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  4. Chissà cosa sarebbe successo se Clive Barker invece di puntare tutto su "Cabal", senza ottenere i risultati che sperava, avesse continuato a curare "Hellraiser", impedendo così alla saga di finire nelle mani di autori supplizianti. Oggi abbiamo un figlio prediletto (Cabal) che vive solo, al buio, e una genia bastarda (i millemila seguiti di Hellraiser) che scorrazzano portando dolore nel cinema: magari se Clive fosse rimasto in sella almeno un altro paio di buoni titoli li avremmo avuti, invece del crollo verticale già al primo seguito. Fermo restando che la resurrezione dal materasso rimane una scena da antologia ;-)

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    1. Si lo è davvero, purtroppo ha scelto i suoi mostrini, purtroppo o per fortuna visto che ha lasciato i Cenobiti nelle mani della Dimension ;-) Cheers

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  5. No, ti prego.
    Non mi nominare il film di Kenshiro con Gary Daniels e la sua faccia da pesce lesso o le risate mi impediranno di continuare...
    Di sicuro poteva venire meglio. E considerate le aspettative che nutrivo nei suoi confronti, specie dopo il primo, non posso dire che mi abbia lasciato soddisfatto del tutto. Ma nemmeno deluso.
    Incasinatissimo e persino un pò palloso, in certi punti. Ma ha i suoi momenti.
    Visto nel corso di una celeberrima notte Horror, su cui vale la pena spendere due parole.
    Già si era in piena legge Mammì, certe pellicole ormai le davano a sera tarda e per il metabolismo di un ragazzino che "andava a letto presto" non era proprio l'ideale.
    Mi concedevo le ore piccole giusto in quelle serate, ma nel corso della visione accadde una cosa.
    Bloccarono tutto per un'edizione straordinaria del tg, dove dissero che c'era stato un attentato nella mia Milano.
    Quello in via Palestro, costato la vita a cinque persone. E credetemi...quello fu il vero orrore, che mi fece davvero paura.
    Ripresero la programmazione a notte fonda, ormai ero stremato e il mio livello di attenzione se n'era andato alle cozze. ma stoicamente riuscii a reggere fino alla fine.
    E meno male, perché é proprio nella parte finale che il film si riprende.
    A patto di passare nel mezzo, dove ci hanno infilato dentro una marea di roba. E non sviluppata a dovere.
    Torna la diabolica matrigna, c'é la love - story con l'altrettanto diabolico dottore, i cenobiti che a momenti diventano buoni anche se la cosa non mi stupisce più di tanto.
    I mostri, nelle opere di Barker, sono in genere al di sopra dei banali concetti di bene o male. Sono qausi come divinità i cui voleri restano imperscrutabili, per noi miseri mortali. E poi, come spesso accade nelle sue storie, alla fine il vero mostro é l'uomo.
    E qui non si fa eccezione.
    Poi, vediamo un pò...alla fine tocca alla sopravvissuta del primo film salvare da sola tutta quanta la baracca nel giro di cinque minuti o giù di lì, spunta una ragazzina di cui non si sapeva niente che all'improvviso si scopre in grado di maneggiare il cubo a suo piacimento e alla fine compare pure il celeberrimo fratello malvagio del padre della protagonista!
    Giusto per due righe di dialogo, eh.
    "Fammi uscire."
    "Attaccati."
    Ecco, tutto qui.
    Non tutto é da scartare, per carità. Le atmosfere, soprattutto quelle della dimensione infernale, sono altamente evocative.
    Il Paese delle Meraviglie dove nessuno vorrebbe mai finire, nemmeno il peggiore tra i pazzi masochisti.
    In certi punti, nella messa in scena, trovo che sia fortemente debitore nei confronti del mitico Giger. Specie nelle ambientazioni.
    E qui abbiamo la conferma definitiva di dove abbia attinto il compianto Miura per la sua Mano di Dio, in "Berserk".
    Il pezzo di bravura é sicuramente il massacro all'interno dell'ospedale, col dottore che ormai é diventato il suppliziante più forte di tutti.
    Con quel tentacolone gigante in testa e le dita che diventano mostruose appendici spara - attrezzi chirurgici fa davvero la sua porca figura. E ribadisco che niente come la cara, vecchia animazione in stop motion sia in grado di suscitare ansia e inquietudine quanto basta.
    Mi é piaciuto anche l'escamotage di Kirsty per fregare il cattivo. Di quel sorprendente che a momenti non ti aspetti.
    Non brutto da schifarmi, ma nemmeno buono da esaltarmi.
    Qual'é il problema principale? Che ha avuto una gestazione davvero troppo travagliata, e si vede.
    Hanno buttato tutto quel che avevano in mano e in mente nel calderone, hanno mischiato a Gatsu e poi, una volta riversato il minestrone hanno visto come veniva.
    Sai com'é...la classica strategia aziendale. Se viene bene fà in fretta a pigliarti i meriti, e se invece non é buono...fà in fretta a scaricare la colpa su qualcun altro.
    Ma applicare il famigerato teorema del bidone della spazzatura non é mai una buona idea, a parer mio.
    Specie coi film.

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    1. Qui più che Mammí seguiamo la legge Barí, horror a go go ;-) Cheers

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  6. Credo che questo sia il primo che ho visto della saga, devo dire che mi piacque parrecchio, anche perchè non avevo ancora visto niente di più splatter.
    Visivamente aveva il suo perchè, e l'alto tasso di splatter distrae dalle scelte sceme della trama. Io ci avrei messo la firma per altri sequel con questa voglia di frattaglie e squartamenti.

    Un pò come Jason, la maschera di Pinhead è diventata iconica quasi per caso, e non ho mai capito come la saga si sia potuta trascinare con film inguardabili che non avevano nemmeno la decenza di usare degnamente la sua maschera più famosa.

    p.s. Ashley Laurence la definirei winonaryderosa. E Clare Higgins è una brutta persona, con quella faccia lì poteva diventare la regina delle scream queen. Poteva passare la vita a rendere memorabili boiate fatte di strilla, squartamenti e schizzi di sangue, invece ha preferito il teatro. Che vita sprecata.

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    1. Higgins dice in giro di odiare gli Horror ma ancora gli unici titoli per cui viene intervistata sono gli horror, perché i fanatici di horror hanno il cuore grande, anche se a volte non è il loro. Laurence con quelle occhiaie può fare quello che vuole. Sul resto la penso come te, magari fossero rimasti in Inghilterra, con quello spirito lì. Cheers

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    2. Odierà pure gli horror, ma noi possiamo perdonarla lo stesso pensando a un certo Dottore di nostra conoscenza che lei ha salvato e rigenerato su Karn (ovviamente è escluso stia parlando del malvagio cenobitico dottor "non ci sarà anestesia, non è divertente" Channard) ;-)
      Tornando a Hellraiser II e alla sua impossibilità di mantenere una vera coerenza interna a causa delle riscritture, convengo che il modo migliore per gustarselo sia quello da "incubo a occhi aperti" visto come, appunto, gli incubi tendano a mantenere una (il)logica tutta loro... e Fulci ne sapeva parecchio a riguardo ;-)

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    3. Ha lasciato gli horror per essere puntuale su Karn ;-) Esatto, ci sarebbe tutto un filone di film che sembrano nottate post peperonata, questo è uno di quelli. Cheers

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  7. Io alla saga voglio bene, ho un vecchio cofanetto DVD e non mi passa nemmeno per la testa di prendere quello in Blu-ray, ma comunque ogni tanto li riguardo (ogni decina di anni circa). Da ragzzino mi innamorai del terzo, ma questo devo dire che mi è sempre piaciuto per la parte calata all'inferno. Le vicessitudini produttive sono infinite riguardo questo seguito, molte legate al budget, ma comunque alla fine è dignitoso.

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    1. Non li avevo, quindi ne ho approfittato per mettere le mani soprattutto sul primo. Per me Hellraiser è sempre stata la saga da noleggio quando volevo vederlo o rivederlo lo noleggia o, pescando quelli nuovi di volta in volta ;-) Cheers

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