venerdì 7 ottobre 2022

Carrie - Lo sguardo di Satana (1976): il ballo della scuola (di cinema)

Ci sono tante ragioni per cui il cinema di De Palma ha fatto scuola, oggi affronteremo una di quelle ragioni in un film... Beh, ambientato a scuola. Benvenuti al nuovo capitolo della rubrica… Life of Brian!

Qualche settimana fa, nelle librerie del pianeta è uscito il nuovo romanzo di Stephen King, intitolato “Fairy Tale”, nemmeno una settimana dopo è arrivata la conferma che ci sarà un adattamento cinematografico, ovviamente già affidato ad un nome grosso, nello specifico Paul Greengrass, il tutto mentre io il libro devo ancora acquistarlo. Ora che è più facile contare i racconti di King che NON sono stati adattati per il cinema o la televisione, ci sembra la normalità, ma non è sempre stato così e se noi (e zio Stevie) ci siamo abituati a questa normalità, lo dobbiamo anche a Brian De Palma.

Ora, come l’insegnante di lettere Stephen King, sia diventato uno scrittore di fama mondiale grazie al manoscritto del suo primo romanzo “Carrie”, gettato nella monezza dal suo autore e recuperato dalla moglie Tabitha dovreste saperlo tutti, perché ormai King ha raccontato quella storia così tante volte che se anche non lo fosse, è l’unica verità, forse anche per questo un regista che ci ha sempre chiesto di dubitare di quello che vediamo e di quello che ci viene raccontato come De Palma, era interessato a dirigere la storia di Carrie White.

Come da tradizione della rubrica, i titoli di testa.

Anche se è necessaria una precisazione: De Palma aveva dato prova di talento, ma Il fantasma del palcoscenico prima e Obsession dopo non erano certo stati grandi successi al botteghino, quello al regista di Newark ancora mancava, proprio grazie alle venature horror di Le due sorelle, il botteghino gli era stato amico, quindi perché non un’altra storia horror al femminile? Ora sembra una scelta sicura quella di affidarsi a King, tutti i grandi Maestri (o aspiranti tali) del cinema Horror hanno dovuto esibirsi in un adattamento Kinghiano, ma tutti sono arrivati dopo Brian De Palma, qui vero pioniere pronto a fare il primo passo in un filone che nel corso dei decenni si sarebbe confermato aurifero.

Carrie "voglio una vita tranquilla" White, una di noi stramboidi che sogna solo la pace.

La storia ormai è diventata talmente un classico che non serve nemmeno raccontarla, la produzione, invece, ha visto De Palma vero protagonista. Prodotto dalla Red Bank Films e distribuito dalla United Artists (che nello stesso anno avrebbe mandato a segno anche Rocky, doppietta notevole per successo e popolarità insieme a “Carrie”), inizialmente la casa di produzione chiese al regista di quanti fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti avesse avuto bisogno per dirigere il film, De Palma preciso come un contabile dichiarò un milione e ottocento mila dollari, la produzione trattò per un milione e seicento mila, De Palma non si scompose minimamente e il film finito costò esattamente la cifra indicata dal regista (storia vera), a quel punto la United Artists sapeva di avere per le mani un successo garantito e non fece alcuna lamentala sulla differenza di spesa finale, anche perché al botteghino “Carrie” (da noi appesantito dal solito sottotitolo italiano che offre particolare attenzione agli occhi fuori dalla testa di Sissy Spacek) ha portato a casa quasi trentaquattro milioni, il primo vero successo di pubblico per De Palma e per Stephen King.

Per il ruolo della protagonista De Palma fece un milione di provini: l’amico George Lucas spingeva per una brava che aveva visto, Carrie Fisher che, in linea di massima, sarebbe diventata famosa altrove, ma il regista del New Jersey era irremovibile, l’aveva colpito la giovane Glenn Close almeno finché non arrivò Sissy Spacek che, ammettiamolo, non ha nulla della ragazzotta grassoccia del romanzo originale di King, però al provino fulminò tutti, anche il regista, mai scelta di casting fu più azzeccata nel suo tradire il materiale originale.

«Vi assicuro che lei è perfetta credetemi! Due occhi che non si dimenticano»

Perché questo va ribadito: nel 1976 i film tratti da King non uscivano strombazzando il nome dello scrittore sulla locandina, non esisteva un manipolo di Fedeli Lettori adoranti, degni di Annie Wilkes pronti a dare fuoco al mondo ad ogni modifica dei testi sacri Kinghiani, De Palma era semplicemente più famoso dello sconosciuto scrittore del Maine, forse anche per questo – e per la sceneggiatura firmata da Lawrence D. Cohen – De Palma si è permesso di modificare “Carrie” a suo piacimento, partendo proprio dalla scelta brillante di Sissy Spacek, minuta, quasi scheletrica, con quel visino che riesce ad essere tenero e respingente allo stesso modo, saranno quegli occhioni che nel corso del film passano dall’essere affranti alla modalità “sguardo di Satana”, oppure quegli zigomi affilati, chi lo sa, ma in un film dove il non detto (ma il mostrato) contano tantissimo come in tutto il cinema di De Palma, la Carrie White di Sissy Spacek è perfetta, perché basta guardarla per capire come mai le sue coetanee la odiano, troppo diversa dal resto del “branco”, ma anche così fragile da calamitare subito tutta le attenzioni e l’empatia (parola da cinefilo, concedetemela) del pubblico.

La madrina di tutti i "teen drama" fino al futuro prossimo.

In una classe di compagne, bellissime tanto da mettere su lunghe carriere proprio a partire da questo film (penso a P.J. Soles oppure ad Amy Irving), Carrie è l’esatto opposto di... Che so, quella bambolona di Chris Hargensen che, infatti, la odia per il semplice fatto di esistere anche perché non riesco a pensare a due più agli antipodi come tipo di bellezza di Sissy Spacek da una parte e di Nancy Allen dall’altra, ballerina prestata alla recitazione per evidente capacità di bucare lo schermo, che qui entra in scena “ciancicando” la gomma come avrebbe fatto per Verhoeven in futuro e che sarebbe diventata la musa di De Palma, infatti da qui alla fine della rubrica tornerà a trovarci.

La bellissima Nancy Allen, per nostra fortuna sarà una presenza anche nel resto della rubrica.

“Carrie” ad una prima occhiata potrebbe sembrare un libro che mette in guardia dal manifestarsi del potere femminile, la protagonista diventa una donna a tutti gli effetti e quindi una minaccia per la società, una strega da bruciare, ma a ben guardare, in realtà, è una storia molto femminista perché di fatto parla di cosa può succedere quando quel potere viene represso, inoltre, sono donne tutti i personaggi principali, sia positivi che negativi della storia. I maschietti in tutto questo, sono oggetti se non proprio dei MacGuffin semoventi con capelli perfetti, qui ben rappresentati da William “Ralph Supermaxieroe” Katt e da un giovanissimo John Travolta (anche lui avrà ancora un ruolo non da poco in questa rubrica). “Carrie” è il soggetto perfetto per il cinema di De Palma non solo perché comincia con una scena sotto la doccia (la grande ossessione Depalmiana ereditata da Hitchcock, non manca mai una doccia nei suoi film), ma soprattutto perché a lungo il cinema di De Palma è stato erroneamente bollato come misogino, quando, invece, non lo è mai stato.

Prima di "Grease" e "Pulp Fiction", De Palma metteva già Travolta alla guida di auto rosse con bellissime attrici sul sedile del passeggero.

Ci sono centinaia di interviste del nostro Brian dove dichiara che tra una bella ragazza in pericolo e un ragazzo nelle stesse condizioni, lui preferisce inquadrare la prima, ma le sue storie parlano per lui, i maschietti nei film di De Palma sono vittime delle loro stesse ossessioni, il più delle volte il motore della storia sono sempre i personaggi femminili, anche se in pericolo, ricoperte di sangue o minacciate da ogni genere di arma da taglio, ecco perché nelle limitazioni del budget e nelle differenze con il romanzo, De Palma non solo si conferma il migliore regista possibile per questa storia, ma anche il migliore a dare lustro ai testi di Stephen King. Negli anni “Carrie” è diventato talmente un modello di riferimento oltre che una fetta importante della cultura popolare, di sicuro più grazie al film che al romanzo, quindi in onore del sangue finto teatrale (più rosso e cinematografico di quello vero) usato da De Palma per raccontarci la storia di Carrie White, io mi gioco il logo rosso dei Classidy!

Nel suo pensare per immagini, ragionando in termini di puro cinema, a De Palma mancava solo un tassello importante una volta assemblato il cast il regista del New Jersey era rimasto orfano del suo compositore preferito, Bernard Herrmann era venuto a mancare da poco, ma l’alternativa sarebbe arrivata da Venezia, intesa come laguna, ma anche come film, “A Venezia... un dicembre rosso shocking” (1973) di Nicolas Roeg, una pellicola che De Palma non ha mai amato anche se è andato a rivederlo al cinema, tenendo gli occhi chiusi solo per concentrarsi sulla musica firmata da Pino Donaggio.

Donaggio con il suo passato da cantautore, era in un momento morto della sua carriera, accettò di incontrare De Palma anche se lui non parlava bene l’inglese e il regista non conosceva l’italiano, di fatto Donaggio proprio come Herrmann veniva dal violino, a differenza di tanti compositori per il cinema che di base utilizzano il pianoforte, proprio per questo si rivelò perfetto per le idee che De Palma aveva per il suo film, a cui, però, mancavano anche delle canzoni che il regista pensava di non poter di certo chiedere ad un compositore classico come l’italiano che in tutta risposta gli fece ascoltare la sua “Io che non vivo”, di cui De Palma conosceva, ovviamente, la versione in lingua inglese di Elvis “You don’t have to say you love me”, la conosci questa Brian? L’ho scritta io. Fu così che iniziò il lungo sodalizio artistico da un compositore veneziano e un regista del New Jersey, che a distanza di anni ancora comunicano a gesti, ma sul terreno comune del cinema, hanno fatto scintille.

Pino, Brian e un altro che potreste conoscere.

Brian De Palma nel suo essere un regista estremamente visivo, per adattare “Carrie” ha fatto scelte anche radicali, ad esempio il suo film inizia (ovviamente sotto la doccia) già con il fuoco tutto puntato sulla protagonista Carrie White, dimenticatevi il prologo del libro (quello che ci mette in guardia sulla devastazione finale per poi tornare indietro a raccontare l’origine dell’apocalisse generata da Carrie). Il film decide di scoprire le carte una alla volta in maniera cronologica, il che, dal mio punto, di vista è una scelta geniale, fin dall’umiliazione subita dalle compagne da Carrie (il malefico coro «Metti il tappo! Metti il tappo!») come spettatori non possiamo che patteggiare per quello scricciolo di Sissy Spacek, una a cui persino i professori sbagliano il nome, che a casa ha una madre ben peggiore di quella di Norman Bates che l’ha cresciuta tra dogmi da Vecchio Testamento.

Con De Palma in giro, scordatevi di fare la doccia in santa pace.

Per tutta la durata del film speriamo costantemente che Carrie possa ottenere quello che desidera: una normale vita da adolescente come tutte le sue compagne. Infatti, il bello film del film sta nel suo essere di fatto un “Teen Drama” (che ha fatto da modello per tanti drammoni con adolescenti, altra tacca alla cintura di De Palma) almeno fino al suo atto finale, lì l’orrore esplode, “Carrie” diventa inequivocabilmente un horror solo nel finale, ma prima è impossibile non sperare che le cose con Tommy Ross non vadano al meglio, che quel dannato secchio non si blocchi, insomma che vada tutto bene, per un personaggio come Carrie per cui De Palma ci fa totalmente patteggiare.

Pensateci: di fatto il nostro Brian ci aveva già portato dietro le quinte di un palcoscenico, per raccontarci la storia dal punto di vista del “mostro”, del diverso e dell’emarginato, prima era stato Winslow Leach, qui, invece, tocca a Carrie White, ma l’attenzione ai personaggi è la stessa, anche grazie all’enorme talento visivo di De Palma che sottolinea tutti i momenti chiave della vita della sua protagonista, un esempio? Vado pazzo per la scena in cui coraggiosamente la timidissima Carrie, trova il coraggio di parlare in classe per esprimere la sua ammirazione per il tema scritto da Tommy Ross, un momento in cui i due personaggi sono in connessione l’una con l’altro che De Palma rimarca utilizzando una delle sue inquadrature simbolo, un doppio primo piano ottenuto grazie a lenti split diopter, che permettono di mantenere a fuoco entrambi i volti in contemporanea, una sorta di “split screen” naturale che ritroveremo in tantissimi altri film del regista, ma visto che l’ho citato parliamone, tanto lo so che siete qui per quello.

Le inquadrature che ti fanno subito riconoscere il grande regista (e Ralph Supermaxieroe)

Dopo averci tenuto sul filo del rasoio per tutto il tempo, De Palma in puro stile Hitchcock fornisce a noi spettatori più informazioni che ai personaggi protagonista della storia, noi sappiamo cosa sta avvenendo dietro le quinte, siamo testimoni dei voti rimaneggiati per portare Carrie al centro del palco, sotto quel secchio di cui conosciamo anche la provenienza del contenuto, eppure ad ogni visione è impossibile non desiderare che tutto finisca per il meglio, magari in quell’abbraccio (che De Palma aveva giù utilizzato nella scena finale di Obsession) tra Carrie e Tommy, con loro due soli al mondo nella folla, mentre ballano ruotando verso sinistra, mentre la macchina da presa di De Palma gli ruota intorno girando verso destra, l’ultimo momento felice prima del massacro.

Musica, titoli di coda, fine! No eh? Niente lieto fine, capito.

Il nostro Brian ha fatto di necessità virtù, il libro scatena la furia di Carrie sull'intera cittadina, De Palma affida la vendetta contro Chris e Billy ad un più semplice (ma coreografico) incidente d’auto, al regista non serve dare fuoco all'intera città perché il mondo di Carrie White è il ballo scolastico, ciò che lei distrugge non è tutto il mondo, ma tutto il suo mondo, aver eliminato il flashback di Sue Snell raccontando tutta la storia dal punto di vista di Carrie, paga enormi dividendi per tutta la durata del film, ancora di più nel finale.

L’utilizzo dello “Split screen” oltre che marchio di fabbrica Depalmiano diventa un modo per costringerci a restare ancora vicini a Carrie, metà dello schermo è dedicata alla sua furia, la vediamo come una Madonna imbrattata di sangue, in una versione in grande della scena della doccia inziale, mentre nell'altra metà dello schermo vediamo gli effetti della sua furia telecinetica, causa ed effetto, campo e controcampo insieme, il tutto tenuto insieme dallo sguardo carico d’odio di Sissy Spacek, talmente spaventoso da risultare ammonitorio anche quando la vedevamo fissarci, dalla copertina del film in VHS, sulle mensole delle videoteca ai tempi del videonoleggio.

Lo "split screen" raddoppia la furia vendicativa di Carrie.

L’ultimo tradimento di De Palma al materiale Kinghiano originale, di cui nel 1976 importava davvero a pochissimi? La morte della madre di Carrie, nel romanzo si accascia e collassa dopo un infarto provocato dai poteri della figlia, una trovata ben poco cinematografica che tutti gli altri adattamenti del libro (e nel corso degli anni sono stati davvero tanti, anche per il piccolo schermo), nel tentativo di risultare più fedeli allo scritto hanno fatto, optando per qualcosa di meno efficace, meno spettacolare e a fuoco come l’idea satirica di De Palma, di far morire l’odiosa madre (interpretata da una Piper Laurie in gran spolvero) letteralmente crocefissa dai coltelli... Ironico per una che ha impartito un’educazione da Vecchio Testamento per la figlia.

La famiglia tradizionale di una volta, eh? Bella roba.

Ma Brian De Palma stava così in forma che non si è limitato a questo, quante urla ha strappato nel corso degli anni il finale a sorpresa (in puto stile horror) quella scena finale muta, girata al contrario per sottolineare l’effetto onirico e tutta costruita sulle note della musica di Pino Donaggio? In un tripudio di “Show, don’t tell” (quindi di puro cinema), basta quella scritta “Carrie White burn in hell” a mettere in chiaro tutte le conseguenze della tragica notte del ballo scolastico, senza aver bisogno di raccontarle per filo e per segno, perché una volta conosciuta la Carrie White raccontata da De Palma, non ci abbandonerà mai più, letteralmente anche grazie a quell'ultimo brivido finale che il regista ripeterà anche in altri suoi film (a breve su queste Bare, non vedo l’ora).

Tanti anni ed è ancora un finale da paura (in tutti i sensi)

“Carrie” non è stato solo il primo grosso successo al botteghino per De Palma, ma il film che ha dato lustro agli adattamenti Kinghiani, quello che ha dato il via alla corsa agli armamenti per accaparrarsi tutti i romanzi dello scrittore del Maine da portare sul piccolo e sul grande schermo, inoltre, posso dirlo? Penso che “Carrie” sia ancora un film attualissimo, come materiale anti-bullissimo funziona decisamente meglio di qualunque pubblicità progresso prodotta con soldi statali, oltre ad essere girato come si fa in Paradiso, mica male per un film nato da un manoscritto finito nel cestino della carta, no?

La prossima settimana, parleremo ancora di furie telecinetiche, restare da queste parti, questa rubrica è una maratona e siamo solo all’inizio!

42 commenti:

  1. Faccio un paragone azzardato, dovuto principalmente al fatto che hanno lo stesso cognome, però riconosco alcune similitudini tra Carrie e Walter White. Entrambi sono spinti dall'amore, Carrie dalla ricerca di qualcuno che l'accetti per ciò che è, Walter nei confronti della sua famiglia che sa di dover presto abbandonare per i problemi di salute. Entrambi sono persone buone che vengono rese "cattive" dalle circostanze.
    Diciamo che per Carrie il fatto di essere bullizzata, psicologicamente più che fisicamente e "castrata" da una madre opprimente, insieme alla componente ESP di una potenza imbarazzante, la rendono sicuramente più pericolosa per il fatto di non avere una valvola di sfogo in grado di incanalare le sue frustrazioni che poi scoppiano all'atteso ballo della scuola.
    Ogni volta che ho rivisto il film (il libro non l'ho mai letto) essendo anch'io vittima di bullismo quando andavo alle medie, mi sono sempre chiesto quante umiliazioni può sopportare una persona prima di esplodere. Sicuramente la penso come te, caro Cass, il film sarebbe veramente un buon deterrente contro il bullismo delle scuole, magari sensibilizzerebbe i ragazzi a prendere coscienza che anche piccole azioni, se correlate ad altre, possono inavvertitamente portare a conseguenze tragiche.
    Nello specifico fa soprattutto paura non tanto per il finale quanto per la solitudine e la fragilità che si percepiscono come fardelli per la povera protagonista, troppo diversa ed emarginata per riuscire a scappare da situazioni sulle quali non ha nessun controllo.
    E proprio quando manifesta le sue capacità telecinetiche si ha quasi una liberazione per noi spettatori, finalmente Carrie ha il "controllo", anche se questo significa uccidere molte persone innocenti come danni collaterali...
    Ottimo pezzo, come sempre.
    Ciao

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    1. Sei sicuro che Walter White fosse mosso dall'amore per la sua famiglia? Io non credo. Carrie è la vittima designata, il bello sta nel modo in cui King prima e De Palma poi (lo dico? Anche meglio di King) ci abbiano fatto patteggiare per lei complici e guardoni, durante il suo passaggio al Lato Oscuro. Grazie mille, Carrie White era una tappa chiave di questa rubrica ;-) Cheers

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  2. Carabara, come fan depalmico e soprattutto di Nancy Allen da sempre, ti ringrazio perchè solo grazie al tuo post ho notato che William Katt può sogghignare come Kev Bacon (uno degli attori preferiti da Crepascola ). Lo segnalo a Brian nel caso decida di girare un low budget horror nomato Due Fratelli con Bill e Kev. Indubbiamente Carrie ha colpito anche zucche straordinarie al lavoro in altri media: la prima cosa che mi passa per la mente è la mini serie Seven Soldiers: Frankenstein di Morrison e Mahnke che cita la scena + famosa del film. Ciao ciao

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    1. Magari adattasse quella mini, in effetti Gavino Pancetta per De Palma potrebbe essere sia il fratello buono che quello malvagio ;-) Cheers

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  3. Uno di quei casi in cui l'aggiunta italica al titolo te lo vende bene.
    Mi ero scordato di Ralph Supermaxieroe e che la simpaticissima mamma fosse Piper Laurie.
    Fosse per me, tutti i teen drama avrebbero dei finali simili a Carrie.

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    1. In effetti rende bebè l'idea dello sguardo della protagonista. Cast niente male che ha fatto strada, per un film che ha fatto scuola, in tutti i sensi ;-) Cheers

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  4. che te lo dico a fare. ogni parola e' superflua. anche queste. CLASSIDYSSIMO e basta!.LUIGI

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    1. Dritto sparato nel club dei Classidy ;-) Cheers

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  5. Ricordo di aver letto da qualche parte un'intervista in cui De Palma affermava che l'horror è il genere che per antonomasia meglio si presta alla sperimentazione. Direi che tra il lunghissimo piano sequenza e l'uso dello split screen, la scena del ballo entra di diritto nella storia del cinema. Boooooy

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    1. Rientra sicuramente e De Palma ha ragione da vendere, infatti ha sempre sperimentato con i generi, anche l'horror come vedremo ancora la prossima settimana, boooooooy! Cheers

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  6. Alcuni sostengono che il remake del 2013 sia migliore di questo. Chiediamo il parere a Sissy Spacek/Carrie? Magari in split screen?

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    1. Alcuni andrebbero invitati al ballo di Sissy ;-) Cheers

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    2. Orribile non saprei, però il fatto che risulti meno di modesto se paragonato a un film successivo a questo che ne era se non sbaglio seguito o mezzo rifacimento, la dice lunga sul risultato che ottenne.

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    3. Il problema delle altre versioni sta nel fatto che per prendere le distanze da De Palma, hanno scelto di restare aderenti al libro e quindi meno cinematografici, perché dopo De Palma sono tutti un passo indietro. Cheers

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    4. Ho fatto una ricerca su quel film che avevo menzionato e in effetto è un vero seguito del classico di Brian, si chiama The Rage: Carrie 2 del 1999. Interessante come nel cast sia presente Mena Suvari, forse una palpabile nuova Carrie nonostante sia nel cast di contorno.

      Comunque resta la stessa linea di pensiero, il film, nonostante ne abbia qualche vago ricordo resta una scialba riproposizione di quanto già superbamente fatto. Però da le piste a quel rifacimento più contemporaneo.

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    5. Si, resta ancora meglio dell'ultimo rifacimento. Cheers

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  7. Aggiungo una particolarità di richiamo artistico nella famosa scena del massacro, pare che la figura di Carrie tra le fiamme sia un richiamo a Study for Lady Macbeth (1851) di Gustave Moreau, vedere per credere.


    Per il resto impossibile non condividere il tuo pensiero, un film anche di formazione cinematografica. L'horror è pur sempre una colonna della settima, qui Brian ha fatto jackpot come Kubrick (ma con più successo). Unire virtuosismi tecnici (maestro di tale pratica) con del materiale di King è stata la migliore scelta su carta. Sissy è stata mefistofelica nella trasformazione, donna bellissima (quasi angelica) che dimostra l'esistenza del doppio come affermava Rimbaud nella lettera del veggente. Che poi questa storia del "doppio" per compiacere o per offendere è una base del cinema di Brian, un tema riproposto più di una volta. Come del resto la donna nel suo cinema, trattata in modo unico come Hitchcock o Verhoeven.

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    1. Assolutamente, motivo per cui ho voluto portarlo sulla Bara dopo Verhoeven. Cheers

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  8. Ci siamo. Da qui cominciano i botti veri.
    Capolavoro. E dimostrazione perfetta di come bisogna approcciarsi a un romanzo di King, quando ne si vuol fare un film.
    Ormai credo che Re Stephen sia il metro di paragone che fa la differenza tra un grande regista e uno qualunque. O meglio...i grandi nomi non hanno mai avuto problemi, con lui.
    Parlo ovviamente di De Palma. Di Kubrick. Di Cronenberg e del Maestro John.
    Un grande sa già quel che deve fare. Prendi quel che sai che funziona, e poi ci devi mettere invariabilmente del tuo.
    Se fai così, hai un soggetto che si scrive praticamente da solo. Perché molte delle opere di King hanno uno stile molto cinematografico, in cui descrive ogni cosa con minuzia. Ma in virtù proprio di questo, non poi limitarti a trasporre per intero i contenuti. Altrimenti viene un mattone.
    Una roba pesantissima, lenta, pallosa e indigeribile.
    “Carrie”, secondo il mito, arriva in una fase molto delicata della vita e della carriera del nostro.
    Una fase cruciale perché di fatto rappresenta la SVOLTA, all'interno del fatidico ultimo anno.
    Cos'é? Semplice, quello dove nei hai le scatole piene di ricevere porte in faccia. E dici a te stesso che o succede qualcosa, oppure molli tutto.
    E lui stava valutando seriamente la seconda opzione. Meno male che non andò così, altrimenti non avremmo mai avuto un autore a dir poco straordinario. Che nel periodo immediatamente successivo tirò fuori delle robe assolutamente pazzesche.
    Un giorno lo scoprirò, lo giuro. Se davvero le scuole yankee sono quella sorta di inferno sulla Terra descritto da molti film.
    Oddio, qualcosa di vero c'é senz'altro. Nel piccolo della mia esperienza personale e nostrana ne avrei da raccontare, anche se al paragone mi ritengo molto più fortunato di altri.
    Poi si sa, i film funzionano a iperboli. Ingigantiscono tutto.
    Comunque, l'analisi di fondo resta interessante.
    Spesso in famiglia, a scuola, sul lavoro, nel tuo paese, nella società e nella vita in generale accade una cosa fastidiosissima. Ovvero arriva qualcuno che si prende il diritto di affibbiarti un'etichetta e un ruolo senza che tu abbia la minima possibilità di dire la tua in merito.
    Gli altri, a quel punto, si adeguano ben contenti che quel posto te lo sei pigliato tu. E guai, se provi a non stare lì dove hanno deciso di piazzarti. Perché se quel posto non lo vuoi, dopo tocca per forza di pigliarselo a qualcun altro.
    Abbiamo una testaccia schematica, abitudinaria, che ragiona per comparti stagni. E in un mondo che cambia di continuo, é un casino.
    Vedendo questo film ti rendi conto che al buon Daniel – san gli ha detto culo, in fin dei conti.
    La povera Carrie qui si é presa il posto dei due ruminanti al prezzo di uno. La pecora nera incrociata col capro espiatorio.
    Viene derisa, umiliata, maltrattata e colpevolizzata per qualunque cosa. Da una sconfitta sportiva a ginnastica (però allenati un po' con la pallavolo, ragazza) alla madre che la picchia e la punisce solo per il fatto che esiste, per non parlare di chi la sfotte solo perché non ha niente di meglio da fare.
    Così, per abitudine. Per passatempo. Perché secondo la schifosissima logica di provincia é un modo come un altro per ammazzare la giornata.
    Per abitudine, appunto. Perché é la scema del villaggio. E anche chi in teoria la dovrebbe aiutare sotto sotto la compatisce.
    Ma la verità é che quando ti senti perseguitata, vedi nemici ovunque. Carrie non é in grado di distinguere tra buoni e cattivi. E infatti la pagheranno tutti, anche chi forse non se lo merita.
    La sensazione é che debba pagare per colpe non sue. E' una ragazza sensibile e intelligente, che ha un grosso problema sotto forma di una madre pazza fanatica che ha un'idea tutta sua sulla religione cattolica. Perché é lei la vera scema, laggiù.
    Diciamo che potrebbero buttarla in mezzo ai jihadisti come arma di distruzione di massa, dato che farebbe piazza pulita in meno di una settimana.





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    1. Per certi versi Carrie mi ricorda la Adriana di “Rocky”. Che prima di accasarsi con un certo stallone italiano, in quel di Philadelphia doveva essere considerata più o meno allo stesso modo. E tutto per colpa di un fratello pirla (scusa, Paulie. Nessun rancore. Sono affezionato pure a te, e sul non vlr vivere nel passato la pensiamo uguale. Ma qualcuno te lo deve pur dire, eh).
      Qui abbiamo un chiaro monito a pensarci due volte, prima di continuare a vessare il nostro compagno di classe timido e imbranato.
      Primo, perché non é una cosa di cui andare fieri. E secondo, perché se il tizio in questione si arrabbia sul serio potrebbe dimostrarsi meno innocuo di quel che sembra.
      La vecchia lezione di “Cane di Paglia”, in fin dei conti. Tu devi aver paura di quello che non dice mai niente.
      La Spacek e la Laurie semplicemente fuori parametro. Al punto che rimarranno per sempre legate a doppio filo a questi due personaggi.
      La prima me la ricordo giusto per “Crimini del cuore”, mentre la seconda l'ho rivista in “Trauma” del nostro Darione nazionale, e forse ne “Il Prescelto” con Nick Cage, mi pare. E grossomodo interpretava sempre la madre squilibrata, o la capa di una comunità di squinternati.
      La Fisher ce l'avrei vista tra le cattive. E poi una bella sfilza di gente che avremmo ben presto imparato a conoscere.
      La Allen, futura agente Lewis di “Robocop”. E poi...il buon John ha forse bisogno di presentazioni?
      Qui lo ritroviamo nei panni del tipico Buddy/Kid/Henry, in una versione molto più stronza del bellimbusto di “Grease”.
      Parte tutto con uno scherzo, terribile quanto stupido. E finisce tutto con un altro scherzo. In mezzo, un meccanismo oliato alla perfezione che fila liscio senza alcuna sbavatura, e che ci mostra impietoso la preparazione del delitto passo dopo passo, con noi impotenti che guardiamo senza far nulla. Ma che in realtà stiamo già pregustando il dopo.
      Come i personaggi del film, ma per tutt'altre ragioni. Loro non vedono l'ora di ricoprirla di sangue di maiale dalla testa ai piedi, noi di vederla scatenare il suo potere.
      In mezzo, tutto il meglio del repertorio che la premiata ditta De Palma ha da offire tra split – screen, animazioni alla Ridolini, virtuosismi di regia e quant'altro.
      Tutta roba che ha già usato in precedenza, ma che qui io ho visto per la prima volta. Ed é stato un colpo, ragazzi.
      Ma la scena più inquietante é quando vanno recuperare la materia prima alla porcilaia, per me. L'ho trovata a dir poco surreale, quasi onirica.
      E poi il Cristo dentro casa White, che fa coppia con quello della Pinguina de fratelli Blues.
      Ha un po' troppe frecce...sembra Gesù che fa il cosplayer di San Sebastiano.

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    2. Del film hai già detto tutto tu, quindi voglio spendere due parole sulle differenza col libro, che costituiscono il vero punto di forza.
      Nel romanzo Carrie fa quello che la gente, nel film, si aspettava da lei. Fugge sconvolta, coi compagni che si spanciano dal ridere. Solo quando é fuori, dall'esterno, aziona il suo potere.
      Ma qui...qui siamo a un livello differente. Carrie si trasforma in un'autentica Dea della distruzione, scatenando i poteri ESP davanti a tutti-
      Che vedano, quello che hanno combinato. Soprattutto quelli che pensano di poter fare sempre tutto quel che gli pare, e senza conseguenze. Perché tanto sono convinti che non ci sarà mai una punizione, per loro.
      Hanno osato risvegliare qualcosa che nessuno doveva permettersi di risvegliare.
      Perché parliamoci chiaro...se hai il coraggio di ridere dopo che un secchio di ferro ha appena sfondato la testa ha un ragazzo, meriti di morire. Punto.
      Meriti solo di fare una gran brutta fine. E qui la fanno. Tutti.
      Non si salva nessuno.
      Il confronto finale con la madre é drammatico anche nel libro, ma...vogliamo metterlo con quanto accade qui?
      Quasi un precursore delle scene slap – stick che avrebbero fatto la fortuna di un altro grandissimo, vale a dire Sam Raimi.
      E poi l'ultima parte. Nel libro non c'é niente di tutto questo, e King opta quasi per una conclusione edificante dopo tanto orrore. E morte.
      Ma qui non si salva nessuno. Nemmeno l'unica che forse ha voluto davvero fare qualcosa per lei, e che di fatto é colpevole quanto gli altri. Perché quando uno viene preso di mira, dovrebbe cercare di farsi notare il meno possibile.
      E invece lei le ha piazzato un gigantesco mirino puntato sulla schiena.
      E quindi, vai di scena – choc. Che quasi anticipa gli orrori onirici dello Zio Wes, finale compreso (anche se a lui non piaceva). E che é stata pure parodizzata a dovere, vedi “L'ospedale più pazzo del mondo”.
      All'unica superstite tocca un destino peggiore degli altri, e forse per lei era meglio morire con loro.
      Perché come dimostra anche “Il tocco della medusa”, il potere può sopravvivere anche alla morte del corpo.
      E se é così anche qui...per lei saranno cavoli acidi, per il resto della sua vita.
      “Lei non dorme più”, come si augurava una nota imbonitrice recentemente riportata in auge da Retepellicole.
      Capolavoro. E siamo appena all'inizio, perché da qui in poi partono tutti i miei film preferiti.
      E ottima recensione, Cass.
      Complimenti.

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    3. Grazie capo ;-) Cheers

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  9. Arrivo tardi ma apprezzo tantissimo: essendo stato un giovane fan malato del Re ed essendo questo uno dei pochissimi film kinghiani che si possono portare in giro, ha da sempre un positicino nel mio cuore. E pensare che l'ho visto molto in ritardo: un giorno di febbre a liceo mi sono bevuto il libro - quando King scriveva robe da 100 pagine! - e solo molto tempo dopo ho apprezzato il film, anche se le scene salienti le avevo viste nell'antologico "Terrore in sala".
    Chissà come sarebbe stata la giovane Glenn Close nel ruolo di Carrie: con "Attrazione fatale" ha dimostrato che pure lei c'ha lo sguardo di Satana!!!
    Se ricordi quell'intervista del 1984 che ho tradotto tempo fa, si diceva che forse da "La zona morta" avevano tolto la scena dei fiori sulla tomba proprio perché magari tutti gli spettatori avrebbero pensato a un colpone di sena alla Carrie, essendo una trovata bella tosta. Giusto per dire quanto ha influito questo film sui successivi tratti dal Re.

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    1. Mi ricordo bene, questo dice di quanto De Palma abbia impresso la sua enorme orma su tanti film Kinghiani, filone che ha inaugurato proprio lui ;-) Cheers

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  10. Vidi questo film su RAI 3 nell'87 in quella che ho poi scoperto essere la prima visione... addirittura 11 anni dopo! Inutile dire, ma lo dico lo stesso, che mi colpì nel profondo e se per Carrie ebbi una fortissima empatia, per Sissy Spacek ebbi proprio una cotta. Tuttavia confesso di aver visto questo film solo altre due volte, avendone mancato a suo tempo la registrazione... ma ciò ha contribuito ad accrescerne ancora di più il fascino reverenziale, non inflazionandolo con troppe visioni. A mio modestissimo parere trovo che sia la trasposizione kinghiana migliore di tutte... superiore persino al romanzo che, forse complice l'alta aspettativa, non mi trasmise granché. La colonna sonora di Donaggio é, tra quelle che conosco, indubbiamente la migliore... e l'unica pecca nell'aver rivisto questo film poche volte é proprio nel non aver memorizzato subito e a sufficienza quelle musiche straordinarie.

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    1. Anche secondo me, per una ragione semplice, King inizia il libro con il resoconto di una sopravvissuta, per poi iniziare il lungo flashback dove racconta come Carrie è arrivata a scatenare l'inferno in città. De Palma sceglie una narrazione lineare, ma così facendo ci tiene sulla corda, da spettatori speriamo che Carrie possa farcela a vivere serena. Differenza chiave che mi ha sempre fatto preferire il film. Cheers

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    2. Il remake televisivo sceglie infatti questa linea narrativa... anche se concede un finale a sorpresa, che un pò può anche piacere ma che sa di fasullo e fintamente consolatorio. Il seguito l'hai visto? Bislacco persino nel titolo! Solo la protagonista mi era piaciuta, facendomi provare un pizzico di empatia... ma niente a che vedere con Sissy che resta sublime!

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    3. Lo avevo visto, si hai ragione ma Sissy non si batte ;-) Cheers

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  11. Ma da qui in avanti posso solo commentare con "cuoricini" tutti i nuovi capitoli su De Palma... quindi: <3<3<3<3<3<3 Cuoricini!!! XD Dal Maestro De Palma solo lezioni. Grazie per questa monografia Cass!

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    1. Grazie a te, capisci perché ci tenevo parecchio no? De Palma è sinonimo di grandissimo cinema. Cheers!

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  12. Spettacolari il film e il tuo post, pregno di ammirazione per Brian come è giusto, e pieno di azzeccatissimi complimenti a tutti gli elementi di un film che fa bene tutto, dal comparto tecnico al tema di fondo, passando per le musiche e delle interpretazioni maiuscole di tutto il cast. Non vedo l'ora di leggere i prossimi capitoli della saga DePalma! :--)

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    1. Grazie mille, da qui in poi non si fanno più prigionieri, iniziano i titoli grossi ;-) Cheers

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  13. E come può chiunque abbia avuto la somma sfiga di far parte della grande famiglia dei bullizzati, non empatizzare all'istante con Carrie White? Qui sia Stephen King che Brian De Palma giocano sul sicuro, avendo l'accortezza di non cedere a una visione "pedagogica" e deresponsabilizzante del bullismo: le ragazze colpevoli delle angherie nei confronti di Carrie sono perfette nonché pienamente consapevoli stronze (Sue Snell è ovviamente un caso a parte), mentre le problematiche familiari con le quali non di rado si tenta di parare il culo ai bulli, finendo però così per giustificare il loro agire, in questo caso affliggono la vittima e non i carnefici (compreso Billy Nolan, bastardo perfettamente degno della sua Chris).
    De Palma, poi, compie davvero una mossa di estrema crudeltà nei confronti della protagonista dandole la speranza (e dandola a noi) che le cose possano cambiare: una volta crollata miseramente, le uniche strade rimaste sono la follia e la vendetta telecinetica, con una messa in scena tale da inserire a pieno diritto la superba prova attoriale di Sissy Spacek nella storia del cinema...

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    1. Perfetta analisi, sta proprio in quella speranza a cui De Palma ci fa credere l'effetto sorpresa, che si rinnova ad ogni visione, sono per la ripetibilità dei film, questo resta un classico ad ogni nuova visione ;-) Cheers

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  14. A Sissy Spacek bastava solo lo sguardo per terrorizzare, Chloë Grace Moretz nel remake sembrava una X-Men con tutta quella teatralità, oltre ad essere una scelta poco azzeccata per il ruolo, una ragazza graziosamente paffutella che non riusciva a dare l'impressione di ragazza timida e sfatta come la Spacek, poi sulle capacità di attrice niente da obiettare.

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    1. La Moretz fuori cast come pochi, drammaticamente fuori cast. Cheers

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  15. Film capolavoro e grande libro di king. Il film vola via che è una bellezza.
    Hai il blu ray della Midnight factory? Lo voglio prendere

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    1. Mi manca quello, anche se ci stavo facendo un pensiero. Cheers

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  16. Senza averlo ancora già scritto, King sa che adattato sarà :D
    Per quanto riguarda questo film poco da aggiungere, il finale letteralmente indimenticabile, nel bene e nel male, e che De Palma era quello vero, quello da libri di storia cinematografica.

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  17. Storia vera: per vari anni ho creduto che la colonna sonora di questo film fosse degli Europe.
    Così come ho creduto in seguito che "Frozen" di Madonna facesse parte della colonna sonora dell'omonimo film.

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    1. Il secondo pezzo più famoso degli Europe si chiama come la protagonista, ma crei voluto sentire Madonna nella colonna sonora del film di Adam Green. Cheers

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