sabato 3 settembre 2022

The Sandman - Stagione 1 (2022): enter Sandman

Lettori di fumetti, bestie strane, lo so perché sono uno di loro quindi posso criticare la categoria. Molti pensano che per legittimare la loro passione, le ore passate a leggere dialoghi dentro le vignette, ci voglia un film, un adattamento che posso nobilitare quella storia, elevandola dell’essere solo un fumetto. Oppure si potrebbe comodamente leggere Sandman per sapere che la Nona Arte può permettersi cose che gli altri formati si sognano.

Ho ignorato ogni notizia sull’adattamento di Sandman targato Netflix per una semplice ragione, il suo creatore Neil Gaiman sono anni che schiva registi e attori interessati a portare Sogno degli Eterni al cinema (ciao Joseph Gordon-Levitt, era giusto che tu ci provassi) per manifesto amore verso la sua creazione più famosa, ma era chiaro che dopo l’esperienza sul piccolo schermo con American Gods, la serialità televisiva era quella più vicina ai fumetti, come li chiamava Will Eisner, arte sequenziale.

Senza girarci attorno, “The Sandman” targato Netflix è un mezzo miracolo, si lo so non è tutto pesche e crema, ma se pensiamo all'imponenza dell’opera originale, mettiamo sul tavolo i tanti adattamenti disastrosi visti nel corso degli anni e soppesiamo a dovere il risultato finale, non si può non essere soddisfatti del lavoro che hanno svolto.

L'adattamento di Sandman, che attende il suo momento, pazientemente.

Ora, io sono convinto che David S. Goyer abbia dei gran santi in paradiso, non mi spiego come mai, con i danni che ha fatto nella sua carriera, possa lavorare ancora e sempre su soggetti tratti da fumetto, accanto a lui troviamo Allan Heinberg che arriva proprio dal mondo del fumetto ed è pronto a spiccare il volo nelle produzioni per il piccolo schermo, ma il vero collante e ammettiamolo, anche motivo del successo di questo adattamento è stato avere a bordo papà Neil Gaiman, anzi penso che se questa serie fosse arrivata qualche anno fa, gli avrebbero fatto anche interpretare il ruolo del protagonista, di cui ha sempre condiviso il look da Gotico, lo hanno visto aggirarsi in giacca di pelle (ovviamente nera) anche nel caldo di Lucca Comics qualche anno fa (storia vera).

La presenza di Gaiman come sceneggiatore garantisce aderenza al materiale originale, posso dirlo? Anche troppa a volte, è chiaro che un creatore non sia troppo propenso a modificare la sua opera, anche solo per motivi affettivi, infatti in alcuni passaggi il vecchio Neil non ha proprio avuto il cuore di fare quelle piccole modifiche necessarie nel passaggio da carta a schermo, il che si traduce in puntate che sembrano dei grandi “vorrei ma non posso” (cit. Genius) come l’episodio 1x05 (“24/7”) che non allaccia nemmeno le scarpe alla sua controparte cartacea, mentre invece anche piccoli gioiellini come l’entrata in scena dell’amatissima sorella del protagonista, Morte, si traducono in puntate davvero toccanti come la 1x06 (“The sound of her wings”).

Mr. Sandman, bring me a dream (bung, bung, bung, bung)

Bisogna dire che questa prima stagione ha anche una fortuna, ma è il tipo di fortuna che ha saputo crearsi da sola, il che è un grande bene, ovvero seguire quasi pagina per pagina i primi due cicli di storie del fumetto (Preludi e notturni e Casa di bambola) che sono il modo perfetto per fare la conoscenza di Sogno, strappato dal suo regno, le Terre del sogno e intrappolato in una boccia per pesci gigante per un intero secolo, da un mago da strapazzo come Burgess, per altro, gran scelta quella di farlo interpretare ad un campione dei super cattivi come Charles Dance.

«Ho combattuto Arnold, Alien e gli Stark, cosa potrebbe andare storto?»

“Sandman” è una storia con cosi tante chiavi di lettura da perdere la testa, la più facile è forse descriverla come la storia di un Dio che impara ad essere un po’ più umile, per certi versi un romanzo di formazione di uno che non è nemmeno umano, ma che ha infinita influenza sugli umani, visto che passiamo la maggior parte della nostra vita nel suo regno, sognando. Il resto lo passiamo in bambola attaccati allo smart-telefono, ma quello è un altro discorso.

Seguendo i primi due cicli di storie e il ritorno di Sogno nel mondo, come spettatori facciamo la conoscenza di quasi tutta la sua famiglia e dei suoi nemici, come il terribile Corinzio (la faccia da schiaffi di Boyd Holbrook), persino nei passaggi più strettamente fumettistici, come l’entrata in scena del duo composto da Caino e Abele (nati sulle pagine di Swamp Thing e presi in prestito da Gaiman) si vede quanto questa serie voglia restare fedele al materiale originale, non senza qualche compromesso, lo so che state aspettando che io arrivi a quella parte.

Là fuori su “Infernet” ci sono fior fiori di persone pronte a giudicare, anche i film e le serie tv, in particolare con i mirini laser puntati sulla famosa (o famigerata, questo dipende da voi) ideologia “Woke” posso dirlo? Io mi faccio due coglioni così a dover anche solo dedicare un paragrafo a questo roba, mi annoia, perché tanto ormai pare che il caro vecchio spirito critico (o la bontà di un’opera) passi tutta dal famigerato “Politicamente corretto alla grappa” che per me è come guardare il dito, invece della Luna che sta indicando, però per “The Sandman” mi tocca quindi balliamo.

«Mettiamoci al lavoro, sapevo che questa porzione di post sarebbe stata inevitabile»

Chiunque abbia letto il fumetto sa che Neil Gaiman è sempre stato inclusivo nello scrivere le sue storie e i suoi personaggi, lo dico fuori dai denti, il primo personaggio trans che ho mai incontrato nella mia vita di lettore (anche prima di Cinzia Otherside intendo) è stata Wanda, proprio sulle pagine di “Sandman” e sfido chiunque a dire che non fosse un gran personaggio, scritto con la giusta sensibilità e ammettiamolo, anche come si fa in Paradiso. Ma come questo potrei fare svariati esempi sparsi lungo i 75 numeri di “Sandman”.

Che poi Netflix come sua politica aziendale, abbia dei casting orientati all’inclusività a tappeto nelle proprie produzioni è cosa nota, quindi Gaiman e la casa della grande “N” rossa si sono trovati a metà strada, voglio essere chiarissimo, il fatto che il bibliotecario e maggiordomo di Sogno, Lucien, nella serie tv sia diventato una donna di colore cambia qualcosa ai fini del personaggio? A mio avviso proprio nulla, se leggendo il fumetto avessi trovato la Lucienne di Vivienne Acheampong non sarebbe stato strano per le abitudini di Gaiman e nemmeno avrebbe cambiato qualcosa della mia esperienza leggendo il fumetto.

«Stai discendendo lungo una china pericolosa Cassidy della Bara, il regno di Infernet non perdona»

Forse è un po’ più strano per me, vecchio lettore, vedere Morte interpretata da Kirby Howell-Baptiste, perché l’amatissima sorella del protagonista è la quinta essenza della ragazza Dark, per altro la prima cosplayer che ho visto dal vivo nella mia vita, quando non conoscevo nemmeno il significato di questo termine, era proprio una ragazza che impersonava Death (storia vera). Ma è chiaro che un vecchio “darkettone” come Gaiman si rifacesse, quando ha scritto il fumetto sul finire degli anni ’80, al suo immaginario (anche musicale) di allora, secondo voi per uno spettatore medio dell’anno di grazia 2022 sarebbe più facile incrociare per strada una ragazza di colore con gli anfibi ai piedi o una pallidissima dallo stile gotico? Al netto di quanto funziona bene e coglie nel segno il già citato episodio “The sound of her wings” questa modifica a mio avviso, non altera il senso della storia o del personaggio.

«Non fare quella faccia da Sad-Keanu, piacerò ai fan di Star Wars perché sono la Morte nera», «Ok, dopo questa freddura sono ufficialmente triste»

Così come Lucifier, che qui ha il volto e i riccioli di Gwendoline Christie resa celebre da Giocotrono, forse la vera delusione era per chi si aspettava di trovare nel ruolo Tom Ellis, titolare della serie omonima, liberamente (mooooooolto liberamente) tratta dal fumetto nato da una costola di “Sandman”, ma non ho mai sentito nessuno lamentarsi per la scarsa somiglianza di Tom Ellis con la controparte cartacea, forse erano tutti impegnati ad ammirare gli addominali dell’attore.

«Ehi ma tu non sei Tom Ellis», «E tu non sei etereo e svolazzante in un tetro mantello nero, però almeno io sono alta, tappo».

Va un po’ (tanto) peggio con Johanna Constantine, ufficialmente Gaiman ha dichiarato che non potendo contare sui diritti di sfruttamento dell’originale John Constantine, in mano pare al maledetto GIEI GIEI che pare stia facendo qualcosa con il personaggio (vedete? È sempre colpa sua!), sia stato necessario il cambiamento, sarà ma qui il casting è il peggiore possibile. So che Jenna Coleman ha tanti ammiratori, ma personalmente non l’ho mai sopportata, fin da quando in Doctor Who interpretava la precisissima Clara, l’insopportabile Clara, la maestrina che tutto sapeva. Passare dal campione del mondo dei figli di… John Constantine ad una che al massimo può essere solo molto irritante, per me è una grande perdita, per fortuna “Give me hope, Johanna” (quasi-cit.) compare pochissimo come già faceva il ben più azzeccato John, quindi stiamo parlando di danni limitati.

Andiamo! Quasi mi tocca rivalutare Keanu Reeves in quel fimaccio del 2005.

Anche se mi rendo conto che agli occhi di uno spettatore casuale, che comincia a seguire la serie trovandola sul paginone di Netflix e senza conoscere il fumetto, questa marea di personaggi fluidi possano saltare agli occhi per quello che sono, la solita applicazione di una formula, anche se qui con il benestare di un autore che già aveva detto la sua (in tempi non sospetti) sull'argomento. Quindi mi ha fatto sorridere il fatto che questa serie, che si affanna così tanto ad essere inclusiva, forse senza volerlo abbia abbattuto un cliché tipico degli ultimi anni, ovvero che il cattivo sia sempre un maschio bianco eterosessuale, siccome il Corinzio della serie tv non è etero, forse questa serie senza nemmeno volerlo per davvero ha abbattuto un’altra barriera!

«Dovresti preoccuparti di come ti ucciderò, non di chi mi porto a letto»

Ma posso essere onesto? Ho scritto fin troppo sul casting di “The Sandman” che da vecchio lettore non rappresenta per me un problema (lo stesso Sogno cambia corpo e genere svariate volte nel fumetto, potrebbe averlo fatto anche per manifestarsi al pubblico del piccolo schermo, pensate quadrimensionalmente!), quello che mi ha disturbato di più è il cappotto di Sogno, che lo fa sembrare un cosplayer di Sherlock.

Il problema ovviamente non è il cappotto in sé, Sogno si manifesta agli umani con un aspetto che non faccia esplodere loro la testa, facendoli impazzire come i protagonisti dei racconti di Lovecraft di fronte all’impossibile, più che altro il cappotto è un (basso) espediente per parlare dell’estetica della serie, se avessero sporcato un po’ più il foglio forse sarebbe stato meglio, non solo per avvicinarsi alle tavole di Sam Kieth o alle copertine di Dave McKean (che nella serie si occupa dei titoli di coda, un mosaico sparso lungo dieci episodi più uno speciale), in tanti momenti una fotografia meno laccata, una messa in scena meno pettinata e magari molto più onirica (quando sognate, i vostri sogni sono sempre a fuoco? I miei raramente) avrebbe aiutato anche a rendere più credibili certe trovate (con il cuoricione palesemente di plastica dell’ultimo episodio) che su carta risultano omogenei al resto per via dei disegni, ma sul piccolo schermo spiccano rischiando di risultare un po’ comici.

L'episodio che può far diventare gattofili anche i più cinofili.

In tal senso ho apprezzato per due ragioni il fatto che a distanza di qualche giorno dalla messa in onda della prima stagione, Netflix senza preavviso, abbia gettato sul suo paginone un undicesimo episodio speciale, doppio per altro, in cui vengono adattati molto bene i racconti “Il sogno di mille gatti” e “Calliope”, quest’ultima la solita storia che ogni scrittore prima o poi decide di scrivere, quella in cui si riflette sull'origine dell’ispirazione, sulla creatività e sull'atto stesso di scrivere, per altro con il mitico Rory di "Doctor Who" (Arthur Darvill) nel ruolo principale. Spero che nelle prossime stagioni di “The Sandman” gli autori scelgano più spesso di utilizzare l’animazione come fatto in “Il sogno di mille gatti”, non solo perché è il ponte naturale tra fumetto e piccolo schermo, ma anche per omaggiare l’aspetto onirico delle storie originale.

Insomma la prima stagione di “The Sandman” è un colpo sparato nella direzione giusta che centra il bersaglio, non proprio al centro perché l’operazione era comunque ambiziosa, ma sono convinto che chi ha amato il fumetto possa comunque ritenersi soddisfatto e chi invece non lo conosce beh, un po’ lo invidio. Si perché non solo ha l’occasione grazie a questa serie, di calarsi in uno dei mondi immaginari più incredibili che siano mai stati scritti e disegnati, ma anche perché volendo potreste farlo due volte, guardando la serie e leggendo il fumetto. Di mio in questo momento non posso che consigliarvi di fare entrambe le cose, fino alla prossima stagione di “The Sandman”, buona notte e sogni d’oro.

Dream a little dream of me (cit.)

28 commenti:

  1. Non sono riuscito a partire bene con questa serie. Troppo cupa per la stagione in cui siamo. Piccolo refuso: Arthur Darvill (non Williams) era Rory.

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    1. Ho corretto grazie mille, mi dispiace sentirlo, bisogna dire che si, il primo episodio è il più cupo, poi cambia passo. Cheers

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  2. Tra parentesi, se non sbaglio anche l'amante di Clara/Johanna ha fatto la companion del Dottore, quindi prima o poi mi aspetto che anche il Dottore/Dottoressa faccia un salto 😜

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    1. Uno è impegnato a CasaDrago, ci sarebbero Tennant che però ha fatto l'altra serie di Gaiman, quindi resta solo Peter Capaldi, potrebbe essere un perfetto Destino ;-) Cheers

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    2. Tennant, peraltro, doppia uno degli umani in The dream of a thousand cats

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    3. Grazie mille, mi è venuto in mente dopo aver commentato ma ero in giro, per fortuna posso contare sul mio avvocato, grazie ;-) Cheers

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  3. Ignoro tutto del personaggio in ogni sua forma, l'ho sempre e solo sentito citare senza mai sentir seguire altro: mai una volta che io abbia sentito "Sandman, quello che fa..." "quello che è...", no, sempre e solo "Sandman". E' un fumetto? E' un libro? E' un aereo? I più informati mi rispondono che è tratto dai romanzi di Gaiman, il che non vuol dire niente: è come se io chiedessi chi è Superman e mi rispondessero che è tratto da un fumetto di Jerry Siegel, non è che spieghi molto. Di solito quando cerco di farmi spiegare chi sia Gaiman al massimo ottengo un "è uno che scrive strano", quindi dopo tanti anni ho deciso di non insistere più e non faccio domande, anche se una me ne rimane in mente: la maggior parte di chi cita Sandman senza mai aggiungere altro, ha davvero capito cosa sia ? :-D
    Scherzi a parte, rimarrò a debita distanza da qualunque cosa sia Sandman ma mi terrò aggiornato con le tue recensioni ^_^

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    1. Posso dirti la mia risposta? No, non lo hanno letto oppure no, non lo hanno capito, si vede da molte reazioni a questa serie ;-) Ti ringrazio, di mio ho scritto abbastanza su Gaiman qui sulla Bara, però ci fermo l'inizio del oost: appassionati di fumetti, spesso sono bestie strane ;-) Cheers

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    2. Se mi chiedessero chi è Sandman come minimo risponderei che è un personaggio da... Sogno, appunto ;-)
      E direi anche che Gaiman, tra le altre molte brillanti cose, ha perfino dato una "moglie" al Dottore (chi ha visto l'episodio sa cosa significa) ed è stato omaggiato in Nathan Never tramite il personaggio del biodroide Neil, appartenente alla Fratellanza Ombra, il cui aspetto e il metodo usato per addormentare il Musone e gli avversari in genere (della misteriosa sabbia soffiata direttamente in volto dal palmo della mano) lasciano ben pochi dubbi a riguardo... Bei tempi, quando anche le citazioni mirate dimostravano quanto Nathan fosse in piena forma.
      P.S. Che appaia pure Jenna Coleman nella serie non mi dispiace, essendo stato io nel partito pro-Clara ;-)
      P.P.S. Neil "Sandman" appare nello speciale Nathan Never n°2 "Dallo spazio profondo" e nella storia doppia "La Fratellanza Ombra/Exodus" (nn. 46 e 47) 😎

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    3. Hai fatto bene a dirmelo, mi manca ho delle grosse lacune su NN, per il resto Team Amy tutta la vita, anche se la migliore resta Donna Noble ;-) Cheers

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    4. Prendi la notizia con le dovute molle, ma qualche tempo fa leggevo da varie fonti whoviane che Donna e il Decimo Dottore avrebbero potuto tornare insieme per un'occasione speciale ;-)

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    5. Ho letto la stessa notizia a che io, dita incrociate ;-) Cheers

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    6. Provo ad entrare a gamba tesa su Lucius: Neil Gaiman è un grandissimo scrittore inglese molto prolifico nel genere SF (speculative fiction). Spesso inserisce alcuni elementi fantasy in ambientazioni altrimenti realistiche (vedi Neverwhere col fantasy nella metro di Londra, o American Gods con divinità che si combattono negli attuali stati Uniti). Di lui ho letto tutti i romanzi che ha scritto (Anansi Boys, The Graveyard Book....), almeno tre raccolte di racconti, e alcuni fumetti, tra cui The Sandman, che secondo me è una roba indescrivibile (ma conto di scriverne presto sul blog).
      Gaiman ha scritto insieme al mitico Terry Pratchett quel capolavoro di Good Omens, ed è molto attivo anche sul fronte TV e cine.

      Ho trasmesso un po' di entusiasmo?

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    7. Per altro uno dei pochi uscito dal mondo dei fumetti, che è riuscito a diventare un romanziere di successo molto apprezzato, senza che il suo passato fosse visto come un onta, roba per pochi ;-) Cheers

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    8. Non a caso nelle interviste, nelle prefazioni, nei commenti... sempre sottolinea come il fumetto sia letteratura come qualunque altro genere letterario!

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    9. Anche uno dei pochi che viene preso sul serio quando lo sostiene. Cheers!

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  4. Quindi non sono l'unica sul pianeta che non sopporta Clara e quella tappa di Jenna Coleman.....

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  5. Ecco, questo é un ottimo esempio di quello che dovrebbe essere il nuovo corso di Retepellicole, anche se in realtà era in lavorazione da parecchio tempo.
    Posso dirlo? Una delle robe migliori che si possono trovare da quelle parti, al momento. E credo che difficilmente verrà superato, almeno per un bel pezzo.
    Ed ero curioso, perché il soggetto é roba tosta.
    Il fumetto, per quel poco che sono riuscito a spulciare qua e là, mi era piaciuto. E parecchio.
    Contiamo che l'ho scoperto tardi, già di per sé era piuttosto complicato da recuperare e adesso trovarlo in vendita a prezzi non disumani é davvero difficile.
    A conti fatti hanno realizzato davvero un ottimo lavoro. Modificando dove c'era da poter modificare giusto per rimanere al passo coi tempi. E anche perché va di moda, via.
    Non che guastino, comunque. Dopotutto quando avevano pubblicato il fumetto andavo ancora a scuola a momenti, rendiamoci conto.
    Le cose cambiano, in trent'anni.
    Certo, avrei voluto tanto vedere il buon John. ma per lui é una questione di diritti, a quanto pare.
    Mentre per Death...ditemi un pò dov'é che si può trovare ancora una darketta, nel 2022.
    No, se esiste come minimo va esposta in un museo.
    Farlo significava rischiare un effetto cosplayer che avrebbe fatto sprofondare nel ridicolo un bellissimo personaggio, e sarebbe stato un peccato.
    Le cose cambiano, ripeto.
    Insomma, complice la collaborazione diretta di Gaiman, hanno fatto davvero un mezzo miracolo. E hanno dimostrato soprattutto di aver capito il senso dell'opera.
    Ma prima di ogni cosa hanno dato prova di come bisogna approcciarsi a questo tipo di lavori, quado si tratta di trasporre su schermo quel che c'é su carta.
    Un pò come fecero col cartone di ZeroCalcare.
    Se decidi di rivolgerti direttamente all'autore (e non é così scontato, credetemi. Basti vedere le serie sul ratto e su Lupo Alberto. Carine, in sé. Ma che col materiale di riferimento c'entrano poco e niente), allora devi partire dal presupposto di metterti lì e dirli "Dicci tu. Noi facciamo".
    Se lo coinvolgi solo perché sei obbligato a farlo contento in modo che non rompa, per poi metterlo in un angolo ed estrometterlo dalla realizzazione...allora hai già fallito in partenza.
    Qui invece no, per fortuna. Bravi, davvero.
    Al netto di alcuni difetti, soprattutto il vizio congenito di non osare tipico di questo genere di produzioni, resta ben migliore di roba come le trasposizioni di Preacher o di The Boys.
    Sai una cosa? l'attore protagonista, Sturridge, a parer mio ce lo vedrei bene come potenziale Dylan Dog.
    E continuo a pensare che l'animazione sia la scelta migliore. Serie animate per adulti di Preacher, di Hellblazer, di The Boys o di questo sarebbero meravigliose.

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    1. La "politica degli autori" (concedimi il termine) di Netflix era una buona strada, ci hanno solo speso troppo, ma stavano andando nella direzione giusta, anche io credo che sia tra le loro migliori produzioni. Cheers

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  6. Carabara, permettimi di tediarti con una informazione assolutamente inutile: Caino e Abele non sono "nati" tra le pagine di Swamp Thing, ma prima e sono stati principalmente gli "zio Tibia" delle testate antologiche The House of Mistery e House of Secrets. Moore gli ha ripescati da lì e Gaiman - che secondo il Bardo all'inizio seguiva quel solco " prima di trovare la sua voce "- gli ha portati nel suo serial. Il look dark di Morfeo ( ispirato nella versione di KIeth e soprattutto in quella di Dringeberg al Robert Smith dei Cure ) è stato appiccicato da Teddy Kristiansen alla Rain della House of Secrets della Vertigo della seconda metà degli anni novanta che però è un'altra cosa e con il lavoro di Neil ha il punto di contatto di essere una storia sulle storie. Io ho apprezzato la serie di Netflix. Spero in una seconda stagione. Ciao ciao

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    1. Corretto, ho tagliato dritto perché il post era già complicato senza perdermi a spiegare il lavoro del Mago di Northampon, quindi mille grazie per averlo fatto tu, aspettiamo tutti la seconda stagione ;-) Cheers

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  7. Ma grazie per la cit 🤩🥰
    Si, poteva andare moooolto peggio, ma il sentore di un'occasione mancata mi rimane...

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    1. De nada Genius, per ora è andata di lusso così, vedremo il resto, consapevoli che questa era la porzione "facile" da adattare, dita incrociate. Cheers

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  8. Finita da poco, a me è piaciuta (devo dire che ho letto quella meraviglia del fumetto anni fa, quindi per l'attinenza alla trama dovrei ripassare)
    In ordine sparso:
    - Lucien non snatura il personaggio e non mi turba, ma per Morte il look da ragazzina goth aveva un senso e lo avrei preferito. In generale, non trovo che il cambio di genere / colore / orientamento sessuale sul singolo personaggio sia per forza condannabile, ma la sistematicità con cui il politically correct lo impone in percentuali fisse, al di là che abbia o meno un senso nella trama o per il personaggio è fastidioso (e - ma non qui - a volte anche peggio)
    - Parlando di miscasting, secondo me i ruoli peggiori sono toccati a Desiderio (che dovrebbe essere, tipo, desiderabile, e invece sembra uscito da 28 giorni dopo) e a Lucifero. Ho idea che volessero Tilda Swinton (che sarebbe stata perfetta) e si siano accontentati della versione per poveri: il più bello degli angeli ha le fattezze di una signora di mezza età in procinto di prendere il the. Per altro, anche la sezione costumi dei due è discutibile...
    - Ovvio: nessuna/o pensa a lamentarsi di alcunchè dopo aver visto i pettorali di Tom Ellis. Però ha senso che, essendo di fatto un personaggio diverso, qui chiamassero qualcun altro
    - Tom Sturridge è bravo, sempre un po' in bilico tra sembrare un povero pirla ed essere figo, ma ci sta nell'evoluzione del personaggio
    - L'episodio di Constantine aveva un pathos sulla carta che la versione televisiva non ha reso: la tossica che si perde in un mondo di sogni, perchè è migliore di quello reale, era qualcosa di struggente
    - In generale, mi sono piaciuti di più gli episodi slegati (6 e 11) che non i due cicli principali, soprattutto tutta la storia del vortice mi è sembrata abbastanza meh...
    - Ma sarà ironico che lo scrittore di Calliope insista perchè nella versione filmica del suo libro siano garantite specifiche quote rosa ai personaggi? Se è una trovata di Gaiman è geniale :)

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    1. Concordo, quando diventa “formula” da applicare per forza, perde il suo senso e anche i suoi buoni propositi. Desiderio non mi dispiace, certo che Tilda ci sarebbe stata come il cacio sui maccheroni qui ;-) Quello che mi fa ridere è che NESSUNO si è mai lamentato del fatto che “Lucifer” non assomigliasse per nulla (per cast, tono e trame) al fumetto da cui è tratto, anche perché lo abbiamo letto noi quattro nerd senza ritorno a basta ;-)

      Penso che fosse una trovata voluta e spero che la serie continui più nella direzione degli episodi slegati, l’ultima puntata uscita a “sorpresa” è una delle più convincenti. Cheers!

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  9. Anche se me l'hai venduta abbastanza bene Sandman è uno di quei fumetti (insieme a Spawn) di cui non ho nessuno stimolo a vedere adattamenti, semplicemente perchè quello che si è potuto vedere su carta può essere solo ridotto da un adattamento.
    Sono più stimolato a riprendere in mano il fumetto (e a finire la serie stavolta, grave lacuna) che a vedere adattamenti.

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    1. In effetti si, il formato migliore resta quello del fumetto, quindi ti consiglio di terminare il viaggio su carta, pagando il giusto si trovano fior fiori di ristampe con facilità, il prezzo sarà alto ma sono soldi ben spesi. Cheers

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