giovedì 29 settembre 2022

Oscar - Un fidanzato per due figlie (1991): non chiamarmi Snaps davanti ai banchieri!

Dovevo festeggiare il compleanno di questo film già da tempo, poco male, ogni scusa è buona per scrivere del mio amico John Landis.

La verità è che il regista di Chicago è arrivato a questo film un po’ di sponda, Il principe cerca moglie era stato il suo primo successo al botteghino dopo diverso tempo passato con le gomme a terra, anche se sul set le storie con Eddie Murphy si sono fatte tesissime. Sapete come funziona Hollywood, la fama che ti fai ti resta incollata addosso, non solo nella mecca del cinema americano per la verità, ma come ogni posto di lavoro Landis in quel periodo sembrava a disposizione per attori con ambizioni, ecco perché finì a dirigere il più improbabile dei nomi, almeno sulla carta, quello di Sylvester Stallone.

Zio Sly e il mio amico John, il divo degli anni ’80 e il regista che di quel decennio ha saputo interpretare meglio di tutti ossessioni e temi, sembravano fatti l’uno per l’altro se non fosse che non hanno mai lavorato su storie della stessa tipologia, l’azione e la serietà congenita di Sly ben poco si sposavano con l’umorismo irriverente di Landis, almeno finché Stallone non decise di aprire alle commedie, nell'eterna lotta a distanza con l’amico e rivale Arnold, che invece aveva azzeccato anche titoli come “Un poliziotto alle elementari” (1990), ma vogliamo dirla proprio tutta? Forse a Stallone era rimasto sul gozzo il rifiuto ricevuto per Il padrino - parte III.

Non viviamo nell'universo parallelo in cui Stallone non è uno dei Corleone, ma in quello in cui è stato "Snaps" Provolone (Vinciamo noi, Grace cit.)

Sly si era proposto come sceneggiatore, regista e attore per la terza parte della saga di Coppola, prima del ritorno del Padrino Francis Ford al comando, ne abbiamo anche parlato, quindi Sly deve aver pensato che in completo gessato stava da Dio ed eccolo quindi proiettato nei panni di Angelo "Snaps" Provolone, al suo ultimo giorno di vita criminale prima di diventare un rispettato (si fa per dire…) banchiere, alle prese con scambi di valigie e una conta delle figlie che non torna mai.

Lo so che con quell'adorabile cazzone di Landis di mezzo sembra strano dirlo, ma “Oscar”, da noi appesantito dal titolo chilometrico italiano, è un’operazione colta, non solo perché la locandina originale (quella italiana è inguardabile) strizza l’occhio alla celebre scena del classico “Preferisco l'ascensore!” (1923), ma anche perché si tratta di un rifacimento di un bellissimo film francese del 1967, intitolato “Io, due figlie, tre valigie” diretto da Édouard Molinaro. Per essere un film pensato originariamente per Danny DeVito e per la regia di Charles Crichton, Landis qui non solo ha fatto davvero sua la materia, riempiendo il film di trovate e soluzioni Landissiane, ma è anche molto in continuità con la sua filmografia. Questa sorta di operazione volutamente retrò, che ambienta la storia ancora più indietro nel tempo, nella Chicago del proibizionismo del 1931, strizzando l’occhio al teatro e ad un altro titolo simile che Landis non solo aveva prodotto, ma di cui aveva anche scritto il soggetto, mi riferisco a “Signori, il delitto è servito” (1985), non è un caso se da quel film sia sbarcato proprio Tim Curry, qui nello spassoso ruolo del Dott. Thornton Poole.

«Dammi quella borsa, mi serve per fare un remake»

Oltre a sottolineare come questo film sia arrivato nella fase calante della carriera di Landis, spesso in difficoltà lontano dai suoi anni ’80, oppure su come risulti strano vedere zio Sly in un ruolo comico, nessuno si è mai sbattuto poi molto a scrivere di questo film, è stato un flop no? Passiamo ad altro. Ma personalmente l’ho sempre trovato un film incredibilmente riuscito, sarà che l’ho visto e rivisto sulla tv di casa da bambino centinaia di volte, ma “Oscar” non è un film da sottovalutare.

Per prima cosa Landis ha saputo davvero fare sua la materia, pur applicando a tutto il film questo tono garbato da commedia degli equivoci volutamente retrò nello stile, non mancano gli sguardi in camera dei personaggi, alcuni assolutamente provocatori (come quando la bionda chiede se c’è altro che può fare, battutaccia terribile tipica di Landis, mascherata da cinema garbato), oppure la critica nemmeno velata. Si perché i film di Landis hanno tutti la capacità di far ridere anche quelli che prendono per i fondelli, di solito i Repubblicani, bersaglio prediletto del regista di Chicago, il fatto che un mafioso come "Snaps" Provolone (per via del continuo schioccare le dita, gesto di culto) si riveli essere meno peggio dei banchieri di cui vorrebbe entrare a far parte è una stoccata piuttosto chiara, nascosta in bella vista tra le righe dei dialoghi di un film che ha una caratteristica chiave fondamentale, tanto da essere necessario ripeterla tre volte: ritmo, ritmo, ritmo!

Bisbetico domato nel gineceo di casa Provolone.

I 109 minuti di “Oscar” sembrano durate la metà, proprio come ha sempre fatto anche in film come The Blues Brothers, Landis procede per accumulo di gag e di trovate, la barzelletta che ammonticchia tutti insieme elementi comici, in attesa che trovino la loro giusta collocazione per rendere la “battuta finale” ancora più ad effetto. A ben guardare qui assistiamo anche ad un tamponamento d’auto, niente di clamoroso come nel film dei fratelli Blues, ma lo stile di Landis è sempre lo stesso, possono far finta di non vederlo solo coloro che sono più interessati a sottolineare il flop o a quanto sia apparentemente fuori posto Stallone, che invece è proprio uno dei punti di forza del film.

In una commedia degli equivoci basata su un ritmo indiavolato, devi avere un controllo notevole della narrazione dal punto di vista cinematografico, garantito dalla presenza di Landis dietro la macchina da presa, ma davanti, devi sfoggiare tempi comici impeccabili se non vuoi andare sotto bevendo dall'idrante con un film di tale ritmo. Stallone in tal senso è perfetto, che abbia carisma lo sappiamo da sempre, che sia credibile quando minaccia qualcuno anche, ma è proprio nel sottolineare la volontà di Snaps («Non chiamarmi Snaps davanti ai banchieri!») di rigare dritto che Stallone mena il suo colpo più duro.

Il Peter Lorre degli anni '90, quel gran mito di Tim Curry.

Se lo avete sempre visto doppiato da Ferruccio Amendola, provate a guardare il film in originale, il gesticolare (molto italiano) di Sly è perfetto, così come il tono nel pronunciare le battute, come quando sottolinea che se continua a correre così, sarà più in forma di un giocatore di Baseball professionista. Insomma Stallone non è stato fortunato perché questa operazione “retrò” non è stata premiata dal pubblico, che probabilmente lo voleva vedere ancora in ruoli da duro, ma se venite a dirmi che “Oscar” è peggio dell’inguardabile “Fermati, o mamma spara" (1992) vi tolgo il saluto, oppure schiocco le dita e vi mando a dormire con i pesci.

Lo sguardo in camera Landissiano ma anche la reazione di Sly a “Fermati, o mamma spara".

Prima di tante scelte brillanti del film, iniziare con dei titoli di testa animati a passo uno, sulle note di "Largo al factotum" direttamente da “Il barbiere di Siviglia”, celebre pezzo che non solo sembra la storia del Boss Provolone in questo film, ma che si sposa alla perfezione con l’ottima colonna sonora firmata da Elmer Bernstein. Il cast poi sembra un accordo a tavolino tra Landis e Stallone, visto che ci sono “pretoriani” da ambo le parti.

And the Oscar goes to...

Di Tim Curry vi ho già detto, Don Ameche nei panni del prete invece è la terza collaborazione tra l’attore Inglese e il regista di Chicago, dopo Una poltrona per due e Il principe cerca moglie. Il fatto che in “Oscar” poi compaia per l’ultima volta sullo schermo la grande Yvonne De Carlo, lo dobbiamo solo alle ossessioni cinefile di Landis, che ha sempre amato riempire i suoi film di facce note anche in piccole apparizioni.

No guardate me, questo post è già abbastanza affollato così, non ho posto per altri ospiti sulla Bara oggi.

La presenza di Kurtwood Smith nei panni del Tenente Toomey la dobbiamo quasi sicuramente a Stallone, visto che i due avevano recitato brevemente insieme in Rambo III, mentre Kirk Douglas nella parte di Eduardo Provolone è una storiella più sfiziosa, visto che il papà di Michael era stato in lizza per il ruolo del Colonello Samuel Trautman in Rambo, salvo poi rinunciare per dissidi con Sly sul finale del film (storia vera).

Questo forse spiega perché gli schiaffoni di papà Provolone fossero forti, Stallone ha chiesto a Douglas di colpirlo per davvero nella divertente scena, ma ha avuto modo di provare quanto fossero pesanti le mani di Spartacus.

Nessuno ha picchiato Rocky più forte di Spartacus.

Staremmo qui a parlare di niente senza il fondamentalmente contributo del cast femminile, Marisa Tomei è perfetta nei panni della viziatissima figlia del Boss, Lisa Provolone, che da sola mette in moto tutti gli eventi e permette a Landis di citarsi addosso, visto che tra le canzoni provocatorie che ascoltano i “giovani d’oggi” viene citata anche “Minnie the Moocher” di Cab Calloway, qui tradotta in “Minnie la pomiciona”, sempre meglio di “Minnie la battona” no?

Didascalie che nessuno leggerà mai presenta: Marisa Tomei.

Un tono di colore lo porta anche Ornella Muti, solo di nove anni più vecchia di sua “figlia” Marisa Tomei (magia del cinema), la cui prova risulta migliore nella versione auto-doppiata, ma tutto sommato è divertente ritrovarla qui alle prese con un altro bisbetico da domare, solo questa volta fatto a forma di Sylvester Stallone.

“Oscar” è un film che non ha perso un grammo della sua forza, nel corso degli anni si è guadagnato il suo zoccolo duro di appassionati (presente!), a ben guardare potremmo dire che è uno dei pochi film di Landis senza poppe e scimmie, per le prime (due) è vero, sarebbero state fuori luogo in una commedia garbata targata Touchstone Pictures, per le scimmie invece vi dico subito che anche qui ci sono, d’altra parte è un film pieno di gorilla no? (SNAP! Cassidy schiocca le dita per sottolineare la caSSata).

«Have no fear, Sly is here!»

Purtroppo il flop al botteghino, circa ventitré milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, al netto di un costo di trentacinque milioni di spesa, ha relegato il film ad un ciclo semi eterno di repliche sul piccolo schermo (lo ricordo addirittura come film del palinsesto mattutino, almeno nei miei ricordi fallaci di bambino) eppure ancora oggi è un piccolo titolo di culto che ci tenevo ad avere su questa Bara, ogni scusa è buona per scrivere di Landis e Stallone, figuriamoci insieme!

La mazzata sui denti presa al botteghino ha dettato un ulteriore battuta d’arresto alla carriera di entrambi, Stallone si è gettato su roba di qualità decisamente inferiore, Landis invece ha dovuto rinunciare ad un costoso film su dei vampiri a Las Vegas intitolato “Red Sleep”, ma complice l’esperienza “malavitosa” di “Oscar” per certi versi è stata una sorta di prova generale in vista del suo Amore all’ultimo morso, dove ha avuto modo di continuare a scherzare sulla Mafia, insomma in vita mia ho visto film su commissione con molta meno personalità del nostro Chauffeur con nome da statuetta.

20 commenti:

  1. Uno di quei film che mi hanno sempre detto di evitare come la peste, ma per Ornella Muti mi son guardato anche più di una volta Flash Gordon. Marisa Tomei poi non fa altro che aggiungere interesse. Il flop lo considero più dovuto al fatto che Sly veniva associato a film "maschi" con pugni, ferite, sudore. Il look raffinato è il tono da commedia, avevano lasciato perplessi quelli che lo vogliono in quell'altra versione.
    Che poi alla fine sono gli stessi che dopo un po' si sono stufati di Sly che "fa ancora film muscolari".

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    1. Se invece i film venissero valutati in base agli unici parametri che contano? Ti se sono belli o brutti. Io avrei preferito altri titoli con Sly e Landis così, piuttosto che tanti dei titoli a buttar via di Stallone, perché questo è un bel film, le chiacchiere stanno a zero ;-) Cheers

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    2. E, detto fra noi, è pure assai probabile che Landis sarebbe andato molto più d'accordo con Sly che non con Eddie "Ormai strapieno di sé" Murphy ;-)
      Allo stato attuale dellle cose, invece, "Oscar" rimane un buon esempio della collaborazione che avrebbe potuto essere ma non è stata e che avrebbe potuto fare bene a entrambi, sì...
      Ah, per chiudere secondo tradizione:
      ""Didascalie che non leggerà mai nessuno presenta: Marisa Tomei" ;-)

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    3. Considerando che Beverly Hills Cop in origine era un film con Sly, si, senza ombra di dubbio e il terzo capitolo sarebbe stato migliore. Tu continui a portare avanti la tradizione ;-) Cheers

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  2. Film che ho visto diverse volte nelle repliche televisive, anche mattutine, per quanto in questi ultimi anni mi sembra sia un pò sparito dai palinsesti, ma devo ammettere che non seguo più la TV come una volta.
    Intanto, prima considerazione, Sly aveva allora la mia attuale età anagrafica e devo ammettere che li portava benissimo (io al confronto sembro lo zio vecchio), ora, purtroppo, per la smania di apparire giovane è ridotto alle fattezze di un pupazzo...
    Seconda considerazione, quanto era bella Ornella Muti, mi sembra anche, dalle interviste dell'epoca, che proprio Sly l'avesse voluta perché grande estimatore dell'attrice italiana, anche se avrei da obiettare sulle presunte capcaità recitative, ma merito del grande John Landis, non sfigura troppo in questo film...
    Ultima considerazione, forse il film era troppo sofisticato per il pubblico di riferimento di Sly... A dire il vero solo dopo alcune visioni si riescono a cogliere, almeno per quanto mi riguarda, molte sfumature che a una prima occhiata possono sfuggire. Comunque, complessivamente, direi un bel film, merita sicuramente una visione, anche per apprezzare le capacità recitative di Stallone, anche se il mio preferito rimane Nick lo scatenato, per quanto riguarda le commedie da lui interpratate. Su Fermati, o mamma spara non mi pronuncio!

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    1. Per me Snaps è un mito, Landis ha fatto un ottimo lavoro, rendendo molto (Italo) americano il soggetto originale, poi scrivo sempre volentieri del mio amico John ;-) Cheers

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  3. Il mio eterno rimpianto sarà di aver visto al cinema "Fermati, o mamma spara" e non questo film!!!

    Registrato al suo arrivo su Tele+1 e rivisto non so più quanti milioni di volte, concordo su tutto ed è davvero un peccato che il fallimento dela "deriva comica" abbia spinto Sly a fare quello che fa sempre da allora: indossare i guantoni o la fascia in testa, che qualsiasi altro ruolo non incorre nei gusti del pubblico.
    Dopo milioni di visioni, un Natale di diversi anni fa per puro caso becco su La7 “Io, due figlie, tre valigie” col mitico Luis De Funès: ma... questa storia mi è familiare! Da allora ogni Natale mi rivedo l'originale francese, sia perché è un capolavoro sia perché mi ha fatto apprezzare ancora di più la bravura di Landis a non ricopiare bensì a reintepretare la comicità francese, che sarebbe stato ridicolo cucire su Stallone. Vedere il ruolo di De Funès passare a Sly è pura gioia, perché ben studiato per i rispettivi caratteri.
    Forse nella versione originale è più avvertibile la struttura "per addizione", con i guai e gli inghippi che si sommano fino all'esplosione finale, ma sono proprio sottigliezze: Anche passare di corsa davanti ai FInucci, che si alzano e si siedono, rende benissimo il senso del ritmo :-P

    L'anacoluto di Tim Curry è stato per anni nel nostro lessico familiare e mentre tutti citavano il cugino Vincenzo per me Marisa Tomei è e sarà sempre la figlia viziata e piagnona di Snaps! ^_^

    Un film mitico che supera di gran lunga gran parte della filmografia stalloniana, ma ora mi rimane un dubbio: festeggiari o no il trentennale di "Fermati o mamma spara"? :-D

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    1. L'accumulo è il motivo che ha attratto Landis, i suoi film spesso funzionano così, l'abilità è stata nel rendere tutto americano, un vestito perfetto per Sly. Ci sono attori e attrici che ricorderò per sempre per questo film, tipo zia Marisa Tomei, per quel trentennale, ci penso ma dovrò nel caso raccogliere le forze ;-) Cheers

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  4. Talvolta quelli che vengono ritenuti "film minori" di determinati cineasti, restano pur sempre figli di talenti che hanno sempre la loro da dire anche se in forma meno riconosciuta dai più. Landis + Sly + Kirk + Maris + Ornella + Tim Curry....alla fine non si può chiedere altro miglior invito per visionarlo.

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    1. Fammi sapere, te lo consiglio caldamente sono curioso del tuo parere ;-) Cheers

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  5. Oh, gente, lapidatemi pure...ma a me "Fermati o mamma spara" era pure piaciuto.
    E me lo sono visto pure al cinema!
    D'altra parte, Sly era ancora il mio mito. E di lui avrei visto qualunque cosa.
    A dirla tutta lo trovo perfettamente in linea con le commedie di quel periodo.
    E pazienza se Sly ne dice peste e corna.
    Concordo in pieno: "Oscar" e' uno degli esempi perfetti di tentativi riusciti del nuovo corso intrapreso da Sly.
    E ingiustamente sottovalutato e snobbato, aggiungo. Persino dal protagonista.
    Divertente e per certi versi persino geniale, a suo modo.
    Perche' ha la struttura, i modi, i tempi e i toni di una sit - com.
    Si svolge principalmente in interni, con brevi stacchi tra uno sketch e l'altro.
    Li' per li' penso a "I Jefferson", che adoravo.
    Vi giuro che quasi ti aspetti che partano le risate in sottofondo, dopo una battuta.
    "E tu non chiamarmi capo!!"
    "Scusa, capo."
    AHAHAHAHAHAHAHAHAH!!!
    Giusto per rendere l'idea.
    Il guaio, a parer mio, risiede tutto in quell'attimo di troppo e fatale che ci ha messo Sly a mettersi in pari coi gusti del pubblico. Figlio di quel viziaccio congenito brutto di arrivare sempre in ritardo e per ultimo.
    Col cinema il tempismo e' tutto. E Arnoldone ne sa qualcosa, perche' conosce i suoi polli da sempre. Al punto da saperne anticipare gusti e tendenze.
    A Sly, invece, in quel periodo e' sempre andato tutto storto.
    Se faceva il suo genere classico di menare lo accusavano di far sempre la stessa roba, se provava qualcosa di nuovo dicevano che non era il genere che faceva per lui.
    Si e' mosso male, in quegli anni. E l'ha pagata cara, perdendo tempo prezioso.
    Aspetto di vedere "Tulsa King" perche' voglio vedere se riciclera' qualcosa del buon Provolone, anche se ovviamente in chiave piu' cupa e cinica.

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    1. A chi suonava strano Sly gangster per "Tulsa King" è solo perché ha dimenticato Snaps ;-) Cheers

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  6. Guarda, io MUOIO dal ridere ogni volta che vedo questo film! Ora è già un po' che non lo rivedo, qui urge un ripasso!

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    1. Buon ripasso e buone risate, merita sempre questo film ;-) Cheers

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  7. Per me una commedia gradevolissima con suo stile retrò e ritmo di battute degno di "Operazione Sottoveste" e "Hollywood Party".
    Un vero peccato non abbia avuto successo, ma questo non ci impedisce di rivederci questo film quando ci pare e piace. 😉
    Marisa Tomei mi piace molto anche se l'ho beccata in ben pochi film (non la cerco apposta), mentre Tim Curry lo collego sia a ruoli apprezzati, tipo Pennywise, che ad altri disturbanti, tipo il criminale pederasta Gaal in "Progetto Eden".

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    1. Hollywood Party erano Sellers e Blake a piena potenza!

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    2. Ho sempre apprezzato Marisa Tomei per più ragioni, Curry invece è patrimonio dell'umanità ;-) Cheers

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    3. Blake Edwards non si tocca, un'autorità ;-) Cheers

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    4. Toh, ho citato due titoli di Blake Edwards senza pensare che fossero suoi. 😃

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    5. Sempre giusto ricordarlo anche per lapsus ;-) Cheers

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