mercoledì 28 settembre 2022

Il tagliaerbe (1992): ti rasero l'aiuola (quando ritorni dalla realtà virtuale)

Il 28 settembre del 1992 usciva in uno strambo Paese a forma di scarpa un film che credeva fermamente che trent’anni dopo, per collegarci alla rete avremmo avuto tutti bisogno di guanti e casco, quelli che non sono quasi obbligatori nemmeno sul monopattino.

Non so voi, ma la pubblicità martellante in televisione aveva fatto di “Il tagliaerbe” un film importante (immaginatemi mentre lo dico con vice profonda, importaaaaante), sarà stata l’onda lunga della miniserie su IT, un piccolo evento televisivo che ha segnato almeno una generazione, ma questo nuovo film tratto da un racconto di Stephen King sembrava il secondo avvento televisivo, problema: “Il tagliaerbe” non è affatto tratto da un racconto di zio Stevie.

La New Line Cinema aveva già per le mani una sceneggiatura antecedente scritta dal regista Brett Leonard e dalla moglie e produttrice Gimel Everett, intitolata “Cyber God”, ma perché non metterci un po’ di guacamole sopra, spacciando il film per l’adattamento del racconto “La falciatrice” (“The Lawnmower Man”)? Pubblicato all’interno della raccolta “A volte ritornano” (1978) che in comune con questo film ha il fatto che ci sia beh un prato, una falciatrice, qualcuno che la mette in moto e basta direi, perché chiunque l’abbia letto sa benissimo che il film di Brett Leonard va in una direzione tutta sua, cosa che ha pensato anche King e i suoi avvocati, che si sono mossi in sede legale per fermare questa vera e propria truffa ma posso dirlo? Ha vinto la New Line Cinema, perché ancora oggi quando si pensa a questo film, Stephen King è il primo nome che viene in mente, una sorta di effetto Mandela applicato al giardinaggio.

Vorrei vedervi conciati così, dentro una ruota per criceti, ogni volta che dovete postare un video di gattini sui Social-cosi.

Non lo vedono più o meno da trent’anni questo film, anche se ricordavo ancora tutte le svolte principali della trama e il finale “apocalittico”, ma la memoria è l’intelligenza degli stupidi come sosteneva Albert Einstein, infatti per questo compleanno mi sono attrezzato per benino, mettendo le mani sulla “Director’s cut” del film, un mostro da 140 minuti (contro i 108 della versione canonica, che vi assicuro bastano e avanzano), sottoponendomi ad una tortura immotivata da vero sadico, visto che Brett Leonard ha scientificamente aggiunto a questo sua versione, solo scene allunga brodo di rara inutilità.

"Il tagliaerbe" fa parte di quei film usciti nei primi anni ’90 dove il futuro, i computer e la realtà virtuale erano guardati con parti uguali di sospetto e ammirazione, roba che a confronto Johnny Mnemonic sarà stato pure naif per tecnologia in gioco e soluzioni, ma resta almeno uno spasso da vedere, cosa che non si può affatto dire del film di Brett Leonard che però va detto, a questa cosa della realtà virtuale credeva tantissimo, infatti anni dopo il regista è tornato sul tema con il ben più riuscito (anche qui, se la memoria non mi frega) “Virtuality” (1995), magari una di questa volte parleremo anche di quello.

«Cioè ma lo vedi che Cassidy se le cerca proprio le rogne? Poi ha da ridire del mio orecchino tzè!»

A tenere in linea di galleggiamento "The Lawnmower Man" ci pensano le facce, una gara di recitazione esagerata ma almeno affidata ad attori con una loro credibilità, tutta costruita ad Ovest di questo film, questo va anche detto. La storia è quella del dottor Lawrence Angelo (Pierce Brosnan con l’orecchino per far vedere che lui è uno scienziato sportivo) che lavora presso la loschissima Virtual Space Industries, talmente spudorata nei suoi intenti di conquista globale del mercato, che il megadirettoregalattico dell’azienda ha il faccione di Dean “L’uomo che ha recitato ovunque” Norris.

«Trovate Walter White», «ehm, si signor megadirettoregalattico»

Il “Progetto 5” a cui lavora il buon dottore prevede di costruire robot da utilizzare per l’industria bellica fino al giorno in cui uno di loro colpito da un fulmine non scopre le gioie della vita facendosi chiamare Johnny utilizzare la realtà virtuale per rendere super cattivi degli Scimpanzè, un miscuglio di drogucce psicotrope e sessioni di un gioco tipo “Doom”, per rendere le SIMMIE più vicine agli umani in quanto a bastardaggine, in modo da poterli usare come soldati senza paura in qualche guerra Yankee in giro per il pianeta. Insomma gira che ti rigira, sempre di guerra si parla per gli americani.

Una SIMMIA, però vestita da Robocop. Per me il post potrebbe finire qui, come scimmiologo io sono già soddisfatto.

Lo Scimpanzè più cazzutto incontra Matthew Broderick e fugge verso la libertà travestito da Robocop (troppe ore ai videogiochi, poi si vedono gli effetti) e raggiunge la più vicina e paciosa cittadina di provincia, dove fa in tempo ad incontrare il più puro dei puri, un omone con il cervello di un bambino di nome Jobe Smith, Giobbe nelle versione italiana. Non potete marcarlo perché è fatto a forma di Jeff Fahey però con i capelli da spaventapasseri e la salopette da Minion, avete presente Simple Jack? Lui è Simple Giobbe, che scambia lo scimpanzè assassino per il protagonista del suo fumetto preferito “Cyboman”, giusto per ribadire che gli adulti che leggono fumetti debbano essere un po’ “simple” a loro volta. Invece ammazzarsi con i videogiochi ha fatto benissimo alla tua carriera vero Brett Leonard?

«Tu mi mi mi mi mi fai stare bene» (cit.)

La compagnia manda trecento fucilieri armati per ridurre lo scimmiotto ad un colabrodo, lasciando Simple Giobbe e il Dottor Orecchino nella disperazione ma con una soluzione ai reciproci problemi, infatti Lawrence Angelo si trasferirà in provincia per continuare il “Progetto 5” passando alla sperimentazione umana, il tutto senza dimenticare di fare due cose importantissime, la prima farsi piantare dalla fidanzata Caroline (Colleen Coffey) ignorata in favore di quelle robe virtuali da casco in testa e poi come secondo punto, passare il tempo a petto nudo, roba da gioco alcolico, appena Pierce Brosnan compare a petto nudo si beve. Chissà che con il sangue allungato dall’alcool il film non migliori.

«Whoa! Quella è la mia mano. Perché non mi avete mai detto che avevo le dita quadrate?»

La sperimentazione su Simple Giobbe passa attraverso l’amicizia dell’uomo-bambino con il bambino-bambino Peter (Austin O'Brien, quello di Last action hero) e i buoni consigli del padre putativo Terry (Geoffrey Lewis), gli unici prima del dottore a trattare come si deve Simple Giobbe, visto che Padre Francis McKeen (Jeremy Slate) di fatto sembra uno stereotipo anti-clericale vivente, uno che ammazza le formiche (definendole senza Dio) a colpi di spray e che il resto del tempo lo passa a prendere a cinghiate Giobbe, perché lui era il prediletto, come avrebbe detto un altro Giobbe (Covatta).

A colpi di siringate nel collo e sessioni di gioco su simulatori che fanno sembrare molto più nuova (e innovativa) la grafica di un film ben più datato come TRON, il nostro Simple Giobbe diventa Figo Giobbe, si pettina i capelli come uno degli Wham, si mette la camicia dentro i pantaloni e scopre le gioie della patata, quando la bionda vicina di casa lo vede falciare il prato, viene colta da una tempesta ormonale e intonando un pezzo di Gianluca Grignani i due si mettono a ballare il mambo del materasso e vissero tutti felici e contenti. FINE.

Dialoghi degni dei peggiori film porno, presenta: questa meraviglia della scrittura.

No magari, Brett Leonard pensa bene di martoriarci gli zebedei con un’altra infilata di dialoghi allunga brodo, il tutto per dare il tempo a Figo Giobbe di avere lancinanti mal di testa, causati dal cambio di farmaci (o di look? Chi lo sa) voluto dal megadirettoregalattico, infilati a tradimento nella sua cura sperimentale, probabilmente mentre il dottor Lawrence Angelo era impegnato a spararsi le pose a petto nudo.

Non so se il piano era quello di realizzare una sorta di Akira americano ambientato in provincia (e quindi fatto passare per orrore Kinghiano), ma di fatto il film è una bella noia, farcito di personaggi stereotipo come il bullo locale, che non servono ad altro se non a diventare carne da cannone per la vendetta di Figo Giobbe, ormai assorto allo stato di Psycho Giobbe, visto che con il suo intelletto lievitato a 400% quello umano, il nostro è una sorta di divinità in Terra. Come usa questi suoi poteri? Per entrare nella realtà virtuale utilizzando casco, guanti e quell’enorme ruota per criceti necessaria alla connessione, per fare del sesso virtuale con la bionda, con cui faceva sesso normale a letto. Solo a me sembra un inutile spreco di tutine e corrente elettrica tutto questo, ok fare sesso sicuro, ma non vi sembra di esagerate?

«Ma sei sicuro che sia beh, sicuro?»

«Certo cara ho anche installato l'anti virus»

La vendetta di Psycho Giobbe sarà terribile quasi quanto la CGI invecchiata male male male (SPOILER: era già abbastanza pezzette nel 1992, ve lo posso confermare per esperienza diretta), in una serie di momenti da FACCIAPALMO, tipo Psycho Giobbe che trasforma il suo bullo nello scemo del villaggio, facendogli un bel format C: del cervello, una scena che Brett Leonard ci mostra con il faccione di quel mito di Jeff Fahey in brutta CGI e con i denti a forma di lame della falciatrice, impegnato a divorare falciando i neuroni del suo aguzzino.

Qui siamo all'astrattismo, arte moderna allo stato puro.

Il tutto prima del gran finale, quello che prevede Psycho Giobbe pronto ad assorgere al suo stato di novello Dio dei computer (con i modem a 56K? Auguri!) collegandosi alla rete della Virtual Space Industries. Per fermarlo il dottor Lawrence Angelo fa l’unica cosa che un vero eroe americano potrebbe fare: seminare di esplosivi tutto il suo posto di lavoro. Lo vorrei fare anche io molto spesso, ma non credo che nessuno mi definirebbe eroe.

In un tripudio di corse contro il tempo ed esplosioni a rallentatore alle spalle di Pierce Brosnan, bisogna salvare Peter, arrivato sul posto per caso in cerca dell’amico e suo ultimo legame con l’umanità che un tempo risiedeva nella mente e nel cuore di Simple Giobbe e bla bla bla, roba talmente grossolana che forse Leonard e signora per scrivere la sceneggiatura, hanno usato una parete grande e un grande pennello, perché il classico pennarellone era un po’ pochino per le loro ambizioni.

Cloro Fuoco al clero (ammesso che quel grappolo di pixel sia del fuoco)

Lo spettacolo del film dovrebbe essere garantito dagli otto minuti finali del film, quelli per cui sono stati spesi la bellezza di 500.000 fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti (bravi, investimenti oculati), per mostrarci il faccione di Virtual Giobbe, intento a cercare una “backdoor” per fuggire dalla rete in cui è rimasto incastrato, per altro senza la minima enfasi, visto che si vede chiaramente che è riuscito a decriptare uno dei “cubi” in 3D in cui inserire la combinazione vincente.

Il che toglie anche un po’ di poesia all’ultima scena, la profezia di Virtual Giobbe era semplice: presto “Infernet” sarà nelle case di tutti, entro il 2001 chiunque potrà commentare quanto ha fatto schifo l’ultima puntata della sua serie del cuore in rete ed io per allora sarà una divinità virtuale in grado di far suonare tutti i telefoni del mondo in contemporanea. Sai che scherzi telefonici verrebbero fuori svegliando tutto il pianeta in pieno sonno?

Tranquillo Giobbe, posso assicurarti che stare su "Infernet" nel 2022 può essere ancora più dannoso.

Non serve nemmeno arrivare al 2001 visto che Brett Leonard si gioca la grande squillata di telefoni prima dei titoli di coda di un film immotivatamente lungo, almeno nella sua versione estesa da CENTOQUARANTA interminabili minuti che vi sconsiglio caldamente. Ricordavo “Il tagliaerbe” come un B-Movie già al limite della tecnologia che così tanto vorrebbe sfoggiare, nobilitato almeno dalla presenza di King nei crediti del film, ma con lo scrittore del Maine fuori dai giochi e Padre Tempo a logorare trama ed effetti speciali già ballerini, non posso dire che questo film sia invecchiato granché bene, però ci tenevo a rivederlo perché la memoria tende a rendere i ricordi (anche cinematografici) più grandi belli e scintillanti, pensate che quasi me lo ricordavo un bel film questo “The Lawnmower Man”, forse sono un po' "simple" anche io.

Per altri parari invece, vi invito a cliccare fortissimo sui collegamenti che trovate qui sotto, abbiamo deciso di festeggiare il compleanno del falciatore di prati alla grande oggi!

SamSimon sulle pagine di Vengono fuori dalle fottute pareti taglia il prato
Il Zinefilo pota le siepi con le lama virtuale di Lucius.
Moreno del blog Storie da birreria, ci parla dei videogiochi tratti dal film.

30 commenti:

  1. Un commento veloce, prima di leggere il post che mi intriga molto, Jeff Fahey è a mio avviso un attore che non è stato mai apprezzato abbastanza, pur essendo molto bravo. Ricordo anche una serie TV, "The Marshal" con lui protagonista, che a mio avviso ha poi influenzato la bellissima Justified... A dopo!!

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    1. Su questa Bara solo stima per Jeffone ;-) Cheers

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  2. Le grandi menti pensano all'unisono, per cui Grignani l'ho citato anch'io! :-D
    Non sapevo esistesse una director's cut ma comunque non l'avrei mai vista, preferndo la versione che abbiamo tutti amato nel 1992, quando ci aspettavamo il Futuro (con la F maiuscola) e un ghiotto filmaccio spazzatura che ce lo demonizzasse, com'è antica usanza narrativa. Non è stato un film ghiotto, rimasi abbastanza deluso anche all'epoca, ma l'importante erano gli effetti e quelli impazzavano ovunque: ci ha fatto vedere il futuro e già solo di questo gilene sono grato ;-)

    Poi ha lanciato Jeff Fahey, grande principe della serie Z che da allora ha fatto meravigliosa spazzatura che tutti i zinefili portano nel cuore :-P

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    1. Jeffone un mito, una di quelle facce che fa sempre piacere ritrovare anche nei titoli più assurdi. Davvero era qualcosa di grosso questo film, qualcosa che richiedeva la colonna sonora di Grignani ;-) Cheers

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  3. Eh concordo su tutto.
    Che cocente delusione al cinema. Che bieca strumentalizzazione del nome di King.
    E che outfit che ha Jeff nella foto con la scimmia: non ricordavo che paresse così tanto Chucky 🤣😂🤣😂😅

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    1. In effetti sarebbe uno dei pochi che potrebbe essere un convincente Charles Lee Ray. Intendo Jeff non la scimmia ;-) Cheers

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  4. Io non ho citato Grignani, ma Johnny Mnemonic si! X--D

    E pure il "faccione" di Norris!

    Ma SIMMIE è una citazione di Natalino Balasso? Mi è venuto spontaneo leggerlo pensando ala sua voce...

    Buon compleanno Tagliaerbe, e complimenti Cassidy per aver superato la versione da due ore e venti, non voglio immaginarla.... :--D

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    1. Bisogna sempre citare il corriere Johnny! ;-) Si, va pronunciato proprio alla Balasso, bravo. Non la consiglio a nessuno quella versione! Cheers

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  5. Io ho solo una domanda: perché? Perché esiste gente come noi che ha avuto voglia di rivedere e parlare di questa immane ciofeca? L'ho rivisto dopo decenni e, giuro, non ho smesso di ridere per un solo istante, bastava la stoppia che hanno messo in testa a Giobbe, lì, per precipitarmi nell'isteria. E pensare che da ragazzina, in TV, hanno spaccato tanto le balle con quella scena di sesso virtuale, che era praticamente obbligatorio vederlo 'st'orrore. Salvo solo il "bel tipo di SIMMIA" e il finale coi telefoni che squillano, d'effetto ancora oggi.

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    1. Questi siamo noi, all'apice del nostro masochismo (quasi-cit.), il finale fa ancora la sua porca figura, poi con una SIMMIA si vince sempre, il resto bah! Diciamo affetto a voler essere galanti ;-) Cheers

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  6. Ovviamente concordo su tutto!! Brutto film, brutta CGI, brutta storia...
    Ricordo anche l'immane campagna promozionale per spingere noi ggiovani a vederlo, c'erano spot ogni 5 minuti (e già questo doveva far "puzzare" il fatto che non si trattasse di roba decente)...
    Per fortuna non ci sono cascato e l'ho visto poi su Italia1 qualche anno dopo e già allora mi dicevo come avevano potuto fare una grafica così brutta e anche, avendo letto i racconti di King, cosa centrasse con l'omonimo racconto da cui prendeva il titolo.
    Però ho preso spunto dal look di Pierce (non per girare a petto nudo!) per mettere anch'io l'orecchino da scienzato figo (anche se non sono né scienzato, né figo, però ai tempi almeno avevo ancora la chioma fluente).
    Ciao

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    1. In effetti era un film leggermente spinto dalla pubblicità, poco eh? ;-) Cheers

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    2. Virtuality, invece, mi era piaciuto, sicuramente era girato meglio per quanto riguarda il discorso sugli effetti speciali. Era con Denzel e Russel, giusto? Li chiamo tutti per nome, manco fossero amici ;)

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    3. Proprio loro, prima o poi lo porterò su questa Bara ;-) Cheers

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  7. Avevo il tie-in per game boy: la monnezza!

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    1. Materiale per Il Moro nella sua birreria ;-) Cheers

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  8. Ricordo benissimo il film per via della bella bionda, come sempre, letto A Volte Ritornano questa estate perchè L'occhio del gatto di Teague mi era piaciuto un sacco. Incredibile come un film possa deviare dal selciato, tentare l'azzardo e fallire miseramente come un sacco di patate, la scena di cyber sesso stile anni 90 è intramontabile. Comunque ho ancora la VHS!

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    1. Chissà perché ero sicuro che la bionda avrebbe attirato il tuo interesse ;-) In effetto il film di Teague aveva dei numeri. Cheers!

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  9. Come ho già scritto dagli altri partecipanti a questa iniziativa, non mi ricordavo più perché il film non mi fosse piaciuto nonostante l'argomento videoludico, ma ora me lo ricordo! 😂
    Sì, si vedeva di meglio in giro anche graficamente, ricordiamoci che gli effetti speciali digitali di T2 sono belli ancora oggi. Chiaro che la capacità produttiva era diversa.

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    1. Dovrebbe essere il tuo film preferito, in teoria però! :-D Cheers

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  10. Io ho voluto cimentarmi nella visione un paio di anni fa e ancora porto il trauma.

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    1. Ti verrà affiancata una SIMMIA d'ufficio per aiutarti a superarlo, come animale da compagnia, ne ho già ordinata una anche per me. Cheers

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  11. Non sapevo esistesse una versione estesa, anche perchè dopo averlo visto una dozzina di volte (o più), è rimasto nel cassetto dei film mai più rivisti. Oh, pezzente quanto vuoi ma l'effetto "arte moderna" della CGI a me gasava un sacco.
    Dovrei avere ancora la cassetta presa con qualche rivista. Ah, e vogliamo parlare del Tagliaerbe 2 fatto dalla Disney. DALLA D-I-S-N-E-Y ! Che questo primo al confronto è Matrix.

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    1. Lo ricordo con dolore, nel senso tipo i flash che ha Giobbe, lancinante e dolorosi, unico modo per rivalutare questo, farne un seguito. La Disney ai tempi faceva cose insospettabili. Cheers

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  12. Ai tempi ci fecero una testa cosi', tra trailer e pubblicita'. E pure sulle riviste di settore.
    I videogames non erano ancora stati sdoganati, e quindi qualunque cosa ne parlasse anche solo alla lontana non poteva non attirare l'attenzione degli appassionati.
    E infatti su due cose, puntarono.
    Le presunte scene "in realta' virtuale" (sigh) e poi il fatto che fosse tratto da un racconto di King, sottolinenado la cosa COL PENNARELLONE GROSSO.
    Ma tipo pennello Cinghiale, eh.
    Mettiamola cosi': ingenuamente credevamo che in futuro avremmo giocato tutti cosi', ai videogames.
    Ci si arrivera', basti vedere i visori che usano oggi. Ma per adesso...si rimane sul classico.
    Sinceramente? Sia King che la realta' virtuale sono una scusa.
    La CGI (brutta) non allaccia nemmeno le scarpe ai vecchi effetti speciali di "Tron", da te citato.
    A dimostrazione che poca (ma bella) CGI e soprattutto tantissimo mestiere della vecchia scuola sono la miglior combinazione. Sempre.
    In seguito ho pure letto la fonte (il racconto), scoprendo che non c'entra una beneamata.
    In effetti King con questa roba di tecnologia non c'è lo vedo. Che c'azzecca?
    Forse lo trovo Kinghiano in alcuni elementi tipici, che qui rasentano lo stereotipo.
    Il deficiente, il tizio ambiguo, la gente maligna, il bullo e i pochi davvero buoni che alla fine salvano la baracca, per una storia che e' parente povera di "Carrie", in fin dei conti.
    Imbranato che di colpo ci vengono l'intelligenza e i poteri (per i farmaci. Ma allora la realta' virtuale a che serviva?) e ovviamente li usa per aiutare il prossimo perche' da un grande potere derivano grand...
    See, come no. E mica tutti abbiamo lo zio Ben di serie.
    Li usa per vendicarsi di quelli che lo maltrattavano, naturalmente!
    Alla fine sono stati dei gran furboni.
    Hanno presentato gli elementi giusti al momento giusto e hanno saputo vendere bene un filmetto tutto sommato piacevole ma di ben pochissime pretese.
    Oh, bisogna esser bravi pure in questo.
    Non ho capito poi perche', quando Giobbe distrugge il cervello del bullo, l'immagine dentro la testa si vede in CGI.
    In teoria valeva dentro al macchinario.
    Boh. Meglio non farsi troppe domande.

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    1. Forse si, erano altri tempi, giusto trent'anni proprio oggi ;-) Cheers

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  13. Un reperto cyber-archeologico, senz'altro assai più bello nei ricordi d'infanzia che non a rivederlo oggi (ormai ne è passata tanta di acqua digitale sotto i ponti) ;-)
    Molto meglio il successivo "Virtuality", dove tra l'altro non c'è nessun rischio di incorrere in appropriazioni kinghiane indebite... Peccato però che nessuno abbia mai pensato di far scontrare Super Giobbe con Sid 6.7: ne sarebbe di sicuro uscito qualcosa di meglio del secondo Tagliaerbe con Matt Frewer ;-)

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    1. Nemmeno il regista ci ha pensato davvero, prima o poi arriverà anche Sid ;-) Cheers

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  14. la versione estesa di sta turbo buddhanata è considerata "crimine contro l'umanità" dalla Convenzione di Ginevra e viene tuttavia ancora utilizzata illegalmente come metodo di tortura estrema a Guantanamo Bay.

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    1. Posso dire di essere sopravvissuto a quella versione, mi farò stampare una maglietta ;-) Cheers

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