lunedì 12 settembre 2022

Il mio nemico (1985): guerra, pace e bromance secondo Wolfgang Petersen


Immagino che abbiate più o meno fatto tutti le scuole medie no? Quindi avrete avuto un’antologia per l’ora di Italiano, nella mia era presente anche un classico della fantascienza, “La sentinella” (1954) di Fredric Brown.

Il protagonista di quel breve racconto è un soldato impegnato in una guerra interplanetaria su un pianeta alieno ostile, contro l’unica altra razza intelligente dello spazio. Il freddo, il fango della trincea, la gravità doppia rispetto al suo pianeta natale e la luce di quella strana stella che illumina tutto, l’eterna distinzione in classi tra la fanteria e quelli dell’aviazione con le loro navi tirate a lucido, fino all’incontro con il nemico, sparagli Piero sparagli ancora e dopo un colpo di laser, sparagli ancora, salvo poi concludere il racconto alla grande, al protagonista basta un’occhiata al nemico ucciso per considerarlo una creatura schifosa, solo due braccia e due gambe, quella pelle d’un bianco nauseante e poi, niente squame. Nel 1954 Fredric Brown ci regala il più classico dei «M. Night Shyamalan lèvati, ma lèvati proprio» sedici anni prima della nascita del regista di origini indiane.

Quando ai tempi il vostro giovane Cassidy di quartiere lesse in classe questo racconto, la sua reazione fu chiara e netta: «Ma questo è ‘Il mio nemico’ di Wolfgang Petersen» (storia vera).

Il corpo insegnanti della Scuola Petersen per giovani cinefili di genere.

Già, Wolfgang Petersen che ci ha lasciato qualche settimana fa in un silenzio quasi fastidioso, considerando quanto vengano incensati registi che in carriera, hanno creato molta meno iconografia del tedesco, uno che sapeva gestire anche i budget medio alti, che con l’attore giusto era una sicurezza nel suo mandare a segno film con cui siamo cresciuti in tanti, a partire dal celeberrimo La storia infinita che mi ha sempre convinto che Petersen, fosse una sorta di Richard Donner teutonico, non per paragonare i due tipi di talento, quanto per averci a suo modo fatto da balia con i suoi film proprio come Dick Donner e di aver tirato su una generazione di teledipendenti con metodi beh, più teutonici. Quanti non si sono mai ripresi da Artax nelle paludi della tristezza? Ecco, quel tipo di approccio intendo, calorose e amorevoli pacche date a mano aperta sul coppino di una generazione, formativi segni d’affetto cinematografico, in un’epoca dove forse, ci preoccupavamo un po’ meno che le storie fossero avvolte nel pluriball, per non urtare nessuno.

Ecco perché per ricordare Wolfgang Petersen inizio da qui, spero di portare altri suoi titoli su questa Bara ma trovo sia giusto partire da “Il mio nemico” perché i tempi matti targati 2022, fanno di questo film di culto un titolo ancora attualissimo, liberamente adattato per il grande schermo a partire dal pluripremiato romanzo breve “Mio caro nemico” (1979) di Barry Longyear. Un film voluto da Petersen dopo l’enorme successo di La storia infinita, quindi per certi versi un titolo molto sentito, se non proprio quello della vita per il regista di origini tedesche e come spesso accade con il secondo film dopo quello della consacrazione, mega-flop con il botto, al netto di una spesa di circa quaranta milioni di fogli verdi con sopra facce di lucertole aliene ex presidenti defunti, il film al botteghino ha raccolto risate, conquistandosi il suo pubblico a colpi di repliche e passaggi televisivi.

«Dammi una Fanta», «Fanta che? Vuoi della fantascienza da bere?» (cit.)

Un buon film di formazione per quello che mi riguarda, perché nella pancia di “Il mio nemico” ci sono dentro almeno un paio di classici bellici, declinati in chiave fantascientifica, non è chiaro se fossero anche i modelli di riferimento per Barry Longyear, ma è impossibile non pensare a “Duello nel Pacifico” (1968) di quel drittone di John Boorman, dove durante la seconda guerra mondiale, il pilota yankee Lee Marvin si ritrovava a convivere con quello giapponese Toshirō Mifune, precipitati sullo stesso isolotto, divisi da problemi linguistici e schieramenti opposti, solo per scoprirsi più simili di quello che potevano immaginare. Un soggetto base che in “Il mio nemico” si mescola con un altro titolo in qualche modo equiparabile, ovvero “Furyo” (1983) di Nagisa Ōshima con il soldato David Bowie e una sotto trama omosessuale che oh! Comunque va messa in conto anche per il film di Petersen, ma come avrebbe detto Anders Celsius, andiamo per gradi.

Nel tardo ventunesimo secolo, infiamma la guerra tra umani, barricati in un avamposto spaziale che loro chiamano casa e i terribili alieni Drac, una specie rettiloide, ermafrodita, che ha messo le loro squamose e viscide zampacce su tutti i territori che interessavano agli umani. Pronti via Wolfgang Petersen sottolinea tutto questo mostrando cadaveri umani svolazzare a gravità zero, prima che gli eroici piloti umani decollino a dare la caccia a quelle schifose lucertole: America Terra FUCK YEAH!

«La macchina Tuck Pendelton Willis E. Davidge zero difetti!» (quasi-cit.)

Il più ganzo dei “Top Gun” ganzi è Willis E. Davidge quello che normalmente definiremmo un razzista ma che in guerra, viene considerato solo molto motivato ad abbattere i maledetti Drac, ad interpretarlo è uno che a quel punto della sua carriera aveva già accumulato parecchie ore di volo, ovvero Dennis Quaid, qui alla prese con uno dei titoli con cui è diventato una faccia nota e rassicurante nelle infanzie di tanti di noi.
 
Rallentato da un co-pilota evidentemente distratto dall’appuntamento con la tipa che lo aspetta in serata (sul serio, lo presentano così), Davidge viene abbattuto, ma non prima di riuscire a colpire la navetta Drac, per la serie: se vado giù tu vieni con me bastardo! Precipitato su un pianeta ostile, Wolfgang Petersen non perde l’occasione di mostrarci quanto lo sia per davvero, concentrandosi su sabbie mobili letali (una fissa per il regista dopo Artax!) dalla quale spuntano letali tentacoli in grado di divorare vive anche quelle equivoche tartarughe dal guscio indistruttibile e dalla testa a forma di, vabbè la lascio valutare a voi la forma, non voglio influenzarvi.

«Sta facendo allusioni quel tuo stupido simile della Bara Volante per caso?»
 
Su questo pianeta dove se non ti uccide la fame, il freddo, le bestie mortali in circolazione, possono farlo le estemporanee piogge di meteoriti che colpiscono con puntualità, Davidge si ritrova solo con il pilota Drac abbattuto, avvistato nudo, in un trionfo di squame a farsi il bagno in una pozza. Il tentativo di ucciderlo da parte dello yankee dell’umano si risolve in una sua cattura, legato e affamato, viene nutrito dall’alieno che gli fa mangiare un vermone dalla forma, vabbè la lascio valutare a voi la forma, non voglio influenzarvi.

«Uhm lo sai che sei carino caro il mio nemico?»
 
Il Drac ha un nome improbabile che l’umano decide si pronuncia una cosa tipo Jerry, visto che il pianeta è più motivato ad uccidere entrambi della rispettiva voglia di ammazzarsi tra nemici, Davidge e Jerry diventano quasi amici, nel senso che questo è uno dei pochi film dove le differenze linguistiche hanno un peso, dove lo scorrere del tempo è determinato dalla crescita della barba di Dennis Quaid e dove l’odio tra nemici in guerra, viene pian piano soppiantato da un “Bromance” di quello che tende un po’ a scappare di mano, ok si tratta a tutti gli effetti di amicizia virile, da questo punto di vista il film di Wolfgang Petersen è inattaccabile, anche se poi i due protagonisti si ritrovano in situazioni “ambigue” su cui “Il mio nemico” a volte scherza e il più delle volte, basa la forza del suo messaggio.
 
Sotto le squame di Jerry, dietro a quel trucco fighissimo fatto di denti strani e tempie pulsanti, ci sta un altro eroe dell’infanzia come Louis Gossett Jr. che al pari di Petersen è destinato a prendersi più spazio su questa Bara. Jerry con quel suo modo di pronunciare strano il nome Davidge, quella risata che pare un colpo di tosse e il suo libro del Talman, che somiglia parecchio all’umano Corano è brutto da vedere quanto tenero nei comportamenti, poi una brutta faccia è meglio che non vederne nessuna e morire da soli su un pianeta ostile no?

«Comunque mi stai antipatico», «Ha parlato mister simpatica»
 
Il film di Wolfgang Petersen non tira via la mano su quanto possa essere dura la convivenza tra ex soldati addestrati ad odiare il nemico, ma anche tra due testoni intergalattici come Jerry e Davidge, che finiscono a convivere per cause di forza maggiore («Jerry vecchio mio, dove saresti senza di me?», «In mio casa»), in quell’equilibrio sottile che sta tra, ti ammezzerei con le mie mani però ho bisogno di te se voglio salvarmi la pelle. Trovare un rifugio fatto con i solidi gusci della tartarughe o insultare le rispettive divinità (tra cui Mickey Mouse, per un tragico errore di comprensione, qui elevato al rango divino) è la routine in questa sorta di “Casa Vianello” spaziale, dove a tener banco è proprio l’approccio da zio bonario ma con le mani pesantissime di Wolfgang Petersen.

«Sempre io e te, tu ed io. Va che son stufa eh?» (cit.)
 
Già perché l’educazione Petersiana prevede mettere una generazione di spettatori davanti al fatto compito che la guerra rende delle bestie ben peggiori degli squamosi Drac chiunque, se noi pensiamo di loro che siano dei bastardi invasori per altro inguardabile, facendo propria la lezione di Fredric Brown, non è detto che loro ci stimino. Ma allo stesso tempo, davanti al freddo, alla fame e ai meteoriti siamo tutti uguali, per certi versi insignificanti per altri importantissimi, resi tali dai nostri affetti o dagli alberi genealogici che ci hanno generato a cui Jerry tiene tantissimo. Quando sparisce l’ideologia bellica, la politica, la religione e vengono a cadere le distanze dettate dal mirino di un’arma, da una tastiera e uno schermo, il mio nemico potrebbe essere un povero stronzo proprio come me, con amici, parenti una casa a cui tornare e per assurdo, uno di quegli amici potrei essere proprio io se solo la smettessi di odiare per partito preso. Caramelloso? Forse, ma raccontato a suon di sganassoni parcheggiati sui nostri coppini da Petersen.
 
Altro giro, altro tema, altra randa di educativi schiaffoni da parte della nostra balia teutonica: e se gli effetti a lungo termine della solitudine si facessero sentire? “Il mio nemico” non è un film che oggi potremmo definire “Queer”, non c’è ombra di sesso tra i due protagonisti, eppure quando Davidge torna e trova Jerry incinto, la sua prima reazione è ridersela dicendo: «Non guardare me eh?»

Amare vuol dire non dover mai dire mi ARGHTHAGAT (in lingua Drac suonava meglio)
 
I Drac sono così, magari sono in coda alla posta e ZAC! Si ritrovano incita, incinti, non so nemmeno che pronome usare, insomma con il pancione, capite da soli che una coppia di uomini (perché d’istinto Dennis Quaid e Louis Gossett Jr. mi viene da riconoscerli come tali) con un bimbo in arrivo portano il film su tematiche dove il “Bromance” è scappato di mano e gli effetti dell’educazione Petersiana sono chiari, quando il film ormai ti ha acchiappato come una delle amate (amate?) sabbie mobili del regista e qui che iniziano a volare i coppini formativi veri.
 
Jerry ci lascia, non prima di aver partito il piccolo Zamis che in quanto Drac, cresce più velocemente dei bambini umani, Davidge si ritrova zio, mammo, papà e insegnante di Football del figlio del suo ormai ex nemico, lui che odiava i Drac sopra ogni altra cosa ora morirebbe per salvarne uno dalla mani dei biechi cacciatori di rottami, umani che somiglia tanto al Davidge dell’inizio del film e in quanto cattivissimi, sono fatti a forma di uno dei più cattivi del grande schermo, quel mito di Brion James.

Difficile trovare qualcuno di più cattivo di Brion James, intendo in tutta la galassia.
 
L’ultimo atto di “Il mio nemico” sancisce la definitiva trasformazione di Davidge, mentre Wolfgang Petersen ci regala una sbirciata sulla tecnologia futuristica a bordo dell’avamposto umano (una figata di effetti speciali vecchia maniera) e il compositore Maurice Jarre, sottolinea ogni passaggio di questo film al meglio, che sia drammatico, comico o sognante non importa, perché Jarre ha il pezzo giusto per tutto. Come finisce “Il mio nemico” non ve lo racconto nemmeno, ho già detto troppo su una trama con cui siamo cresciuti in tanti, mi va di sottolineare solo l’ardore, la volontà di non mollare mai di zio Davide, mamma chioccia pacifista rinato si, ma incazzato nero che ad ogni visione, mi fa fare il tifo per Dennis Quaid che entrato in modalità “berserk” permette al suo regista di tirarci altri due schiaffoni, anche perché trovatemelo un altro film per ragazzi dove non solo i cattivi cadono dentro enormi ingranaggi, ma il regista ci mostra i corpi che vengono accartocciati. Formazione cinematografica buona, educazione d’altra tempi, mi sono diplomato alla Scuola Petersen per giovani cinefili di genere (quale? Mah!) e ostento fieramente il diploma.

«Questo dito si chiama pollice», «Per noi Drac quelle non sono le dita»
 
Perché “Il mio nemico” si merita il suo meritatissimo stato di film di culto e ancora oggi, risulta più attuale che mai? Perché ogni cazzo di volta che due fazioni identiche decidono di iniziare una guerra di merda per qualche ragione persa tra i flussi del tempo, mi rendo conto che non sono stati distribuiti abbastanza diplomi alla Scuola Petersen per giovani cinefili di genere (quale? Mah!) o che qualcuno ha dimenticato le lezioni impartite a colpi di cinematografici coppini.
 
Anche perché altrimenti non mi spiego il terrore di molti, barricati nella guerra di trincea da tastiera, di fronte a prodotti d’intrattenimento rivolti ad un pubblico più o meno giovane, in cui la rappresentazione della diversità e delle minoranze rappresenta per loro, una minaccia peggiore dei Drac. Sul serio gente, siamo cresciuti con il Bromance tra Dennis Quaid Louis Gossett Jr. con quest’ultimo nei panni di una lucertola ermafrodita di 1,90 intenta a partorire, sul serio può risultare spaventosa una puntata di Sex Education? Eddai su, fate i bravi!

«Mazz' e panell' fann 'e figl bell», «É un proverbio tedesco Wolfgang?»
 
Ci tengo molto al mio diploma conseguito a forza di coppini sulla nuca e ancora di più, ci tenevo a dire ciao ad un regista che ha tenuto a battesimo tanti di noi grazie ad una solida formazione cinematografica orgogliosamente di genere. Forse dovremmo ricordare più spesso il valore di Wolfgang Petersen e del suo cinema, io l’ho faccio spesso quindi beh, ciao anzi auf wiedersehen, ci vedremo ancora su questa Bara e là fuori, nello spazio profondo dei film.

28 commenti:

  1. Lo vidi mille anni fa e mi piacque. Cercherò di recuperarlo. Non ricordavo la presenza di quel mito di brion james

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    1. Se avevi bisogno di un cattivo nel tuo film degli anni '80, sapevi a chi chiedere ;-) Cheers

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    2. Me lo immagino girare con il curriculum per le audizioni, con segnalato espressamente tra le competenze "faccia da cattivo" (praticamente l'esatto opposto di Carlo Verdone in Troppo Forte).
      Peccato veramente che ci abbia lasciato troppo presto!

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    3. Si, avrebbe potuto "fare brutto" ancora in tanti film. Cheers

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    4. Ricordo di averlo visto a suo tempo e di non averlo proprio chiaro ma mi pareva ripercorresse fino a un certo punto la trama di "Duello nel Pacifico",

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    5. Si, infatti l'ho citato tra le fonti del film. Cheers

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  2. Uno dei miei film della formazione fanciullesca, visto al cinema eoni fa.
    Era anche uno dei preferiti di mio padre.
    Il piccolo Drac, poi, era quasi "carino", così come alla fine il papà, agli occhi di un bambino non era così brutto (e cattivo) come lo dipingevano, nonostante fosse un bestione. Potere del grande Petersen, che è sempre stato un regista a mio avviso sottovalutato, mentre ha fatto dei film che restano delle pietre miliari per la capacità di arrivare al cuore degli spettatori, a volte senza troppi compromessi.
    Anche se il mio preferito, non fosse altro per una certa somiglianza fisica con il protagonista, almeno ai tempi, quando avevo ancora tanti capelli, rimane Prova schiacciante, un filmetto senza grandi pretese ma che mi piace sempre rivedere (e dove tutti guidano malissimo, ogni tre per due fanno un incidente con l'auto)...
    Louis Gosset Jr. tra l'altro, oltre ad aver continuato a frequentare il genere fantascientifico con il telefilm Matthew Star, avrebbe poi lavorato l'anno successivo anche con Chuck Norris in quel capolavoro de Il tempio di fuoco, dove fa la parte di quello che se le piglia (ovviamente per permettere al compare di far vedere quanto fosse bravo a menare le mani ma soprattutto i piedi)...
    Buon lunedì baresco a tutti.

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    1. Figo “Prova schiacciante” piaceva anche a me, Louis Gosset Jr. è un’autorità, altra faccia nota delle nostre infanzie, buon lunedì anche a te ;-) Cheers

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  3. Bello. Ricordo di averlo noleggiato ancora in VHS e visto su un tv a tubo catodico in 4:3. Godibile anche in tv per il tipo di film che è.

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    1. Non ha perso nulla, la mano di Petersen e il suo occhio hanno reso i suoi film grandi, anche sul piccolo schermo da dove li abbiamo consumati per anni. Cheers

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  4. Ma cos'hai tirato fuori oggi, vedi pechè ti si vuole bene?
    Era uno dei miei film papabili da commentare sulla Bara, poi quando l'ho recuperato l'entusiasmo mi è scemato.
    Visto da piccolo mi colpì e mi piacque moltissimo (un mostro alieno e "la macchina Tuck Pendleton zero difetti"? mi potevo gasare per molto meno).
    Però a rivederlo, dopo una parte iniziale che mi ha fatto risentire quei brividi d'infanzia, la seconda metà l'ho sofferta parecchio, non so, ho avvertito un deciso calo e lunghezza forse eccessiva, anche se nel finale recupera.
    Comunque avercene di questi film, con quei set artigianali, quei costumi e tutta quella fantascienza vecchia che fa ancora la sua porca figura.

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    1. Reciproco Bro. Mi pungeva vaghezza di omaggiare Petersen e di togliermi due sassi dalla scarpa. Si vero, quell’infinita attesa e gli anni che passano devono trovare spazio, il finale torna poi in crescendo, sono d’accordo. Cheers

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    2. "Zio, quanto sei brutto"
      "Neanche tu scherzi, rospetto" ;-)
      Grande film ‘Il mio nemico", purtroppo incompreso all'epoca nonostante una maturità nell'affrontare questioni belliche, razziste e quant'altro che, oggi ancora più di ieri, moltissimi farebbero bene a recuperare. Poi penso a quanti non hanno nemmeno dedicato uno straccio di notizia alla dipartita di Petersen, e allora sono costretto a ricordare di nuovo come a troppo cinema contemporaneo certe cose (tipo non trattare i ragazzi come impressionabili e piagnucolosi deficienti, quando si realizzano produzioni a loro destinate) interessino meno di zero... A maggior ragione, doveroso omaggio il tuo nei confronti di un regista che ci rispettava considerandoci ancora come esseri pensanti.
      P.S. “La sentinella” (1954) di Fredric Brown in un'antologia per l'ora di italiano? Di sicuro le tue scuole medie erano MOLTO più avanti delle mie, se contemplavano la fantascienza -e di che livello- fra le letture consigliate agli alunni ;-) Purtroppo a me toccarono le cosiddette medie "sperimentali" tardi anni '70/inizi '80: un letale mix di perdita di tempo (peggiorata dal fatto che fosse tempo pieno, mattina e pomeriggio), bullismo a go-go e totale impreparazione alle strade che avremmo potuto prendere dopo ("A noi interessa portarli fino all'esame di terza media, il resto non ci riguarda": frase purtroppo vera, perfetto riassunto della filosofia di quelle scuole-cloaca)...

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    3. Il silenzio su certi registi, attrici e attori, colpevoli di essersi “macchiati” con il cinema di genere è un classismo più duro a morire dei personaggi di Bruce Willis, per fortuna ho una Bara Volante per questo.
      Devo dire che era l’unico racconto di fantascienza dell’antologia (condito da un immagino presa da “Guerre Stellari” per altro, storia vera), eppure avercene di antologia così, il curatore secondo me aveva il cuore dal lato giusto ;-) Cheers

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  5. Uella, filmone!!
    Per iniziare bene la settimana.
    Si', e' vero. E non e' bello, per niente.
    Un altro grandissimo che ci ha lasciato in mezzo all'indifferenza generale.
    Ma noi, che allora eravamo ragazzini, questo signore lo conoscevamo bene.
    E pure lui, mi sa. Pur non avendoci mai visto in faccia.
    Pero' ci trattava come persone intelligenti, in grado di sopportare scene forti e persino qualche trauma.
    Bambino mica vuol dire deficiente, eh.
    Qualche spavento e un po' di lacrime aiutano a crescere, e ci fanno piu' forti.
    Sempre detto io. Allora avevamo film come questi, a tirarci grandi.
    E al resto ci pensavano i cartoni (quasi sempre giappo).
    Oggi al massimo hanno Peppa e la Paw Patrol.
    Oh, va bene cosi'. Oggi c'e' senz'altro piu' attenzione ai contenuti, ne convengo. Ma non farei mai a cambio.
    Opera imprescindibile per la mia formazione cinematografica, culturale e pure caratteriale.
    Un regista che gia' adoravo, dopo Bastian, Atreyu e Falcor.
    Una coppia (a-ah!!) di duri che piu' duri non si puo' come Quaid e il granitico Luois Gossett Jr. (se pur irriconoscibile, quasi), un luogo pericoloso, inospitale e pieno di mostri feroci quanto schifosi, come tradizione Spielberghiana impone (ma e' impossibile non pensare a "Il Pianeta Selvaggio" di Topor. Sara' un caso che pure li' si chiamavano Drakk? Anche se in quel caso erano giganteschi).
    E cattivi davvero cattivi (per giunta umanoidi!) che fanno una fine orribile quanto meritata.
    Violento, si'. Ma a fin di bene, visto che la violenza e' il mezzo per far piazza pulita dei malvagi.
    Spunti degni de "L'Eternauta" e dei racconti di fantascienza giusti. E una bella storia edificante di sfondo.
    Due che si odiano per davvero, all'inizio. Pronti a uccidersi l'un l'altro.
    Oltretutto il terrestre ha motivazioni che condividiamo pienamente, ma per le ragioni sbagliate. E qui sta il colpo di genio.
    Facciamo il tifo per lui in quanto connazionali, e tanto ci basta. Dopotutto come fai a stare dalla parte di un disgustoso essere anfibio, ermafrodita e che quando parla gracida come una rana, senza contare che non si capisce niente?
    E in piu' ha ucciso il suo amico (sorry. E' la guerra)!
    Peccato che loro possono pensare lo stesso di noi...
    All'inizio li unisce solo una convivenza forzata, che pero' col tempo si muta in amicizia sincera basata sulla reciproca stima.
    Due razzie lontane, diverse, aliene imparano a comprendersi, capirsi e rispettarsi. E a scoprire che pur con tutte le loro differenze, non sono poi tanto dissimili.
    E alla fine Jerry concedera' a colui che a tutti gli effetti piu' di un fratello quello che probabilmente e' il piu' grande onore, per il suo popolo.
    Bello, bello, bello.
    Da vedere, e rivedere.
    Un film che insegna tantissimo, davvero.

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    1. Ti riferisce all'iconoclasta Peppa? Argomento centrale delle prossime elezioni? Vedi che allora ci voleva questo film questa settimana ;-) Cheers

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    2. Io già l'avevo capito anni fa quanto Peppa fosse pericolosa, altro che "ma ancora a prenderla di mira che è per età prescolare?" come mi si diceva! :-D O forse tutte queste preoccupazioni pre-elettorali stanno lì a dimostrare il mancato superamento dell'età prescolare da parte di certi politici? ;-D

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    3. Non avrei saputo dirla meglio di così ;-) Cheers

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  6. Super-mega-classicone imperdibile, e mi spiace sapere della dipartita di Wolfgang, davvero nel silenzio tombale.
    Io purtroppo non avevo testi di scuola così progressisti da inserire persino la fantascienza, eppure quel mitico racconto l'ho letto proprio al liceo, in un'antologia che ho preso in prestito a un amico dell'epoca. (Che poi l'ha rivoluta indietro: ma da quando in qua i libri prestati si restituiscono???)
    Quando poi ho beccato l'Urania con il racconto originale me lo sono pappato subito, e per me questo film andrebbe proiettato con la forza in tutte le scuole, altro che stupidate modaiole polticamente corrette:questo film è l'erede spirituale di "Niente di nuovo sul fronte occidentale", quando capisci che il nemico non è come te lo hanno descritto ma è identico a te, anche se non ti assomiglia fisicamente. Non posso pensare a questo film senza ricordarmi la guerra di strategia e nervi fra Kirk e il romulano con cui "Star Trek TOS" mette in scena la sua versione del film "Duello nell'Atlantico": anche lì è l'umano a vincere, ma non prima di aver conosciuto e stimato il proprio nemico, tanto da giungere a dire - in piena Guerra Fredda - «In una situazione diversa... avremmo potuto essere amici». Non a caso nel romanzo originale di Longyear è specificato che Fyrine, il pianeta dei Drac, nella loro lingua significa "amicizia".

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    1. Non si restituiscono infatti è la normalità che non si faccia ;-) Quell’episodio di ST-TOS è bellissimo, uno dei miei preferiti perché la radice è sempre la stessa, concordo poi con te, qui bisogna rivedere i film da proiettare nelle scuole, se serve una consulenza, sanno dove trovarci :-P Cheers

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  7. In tempi di conflitti,film come questo tornano puntualmente piu' attuali che mai,e la bellissima cornice fantascientifica mescolata alla narrazione come di una favola,puo' contribuire a plasmare molte piu' menti di quanto possano fare i ben piu' stoici film di guerra zeppi di premi oscar,Wolfgang Petersen,l'unico Wolfgang da me venerato insieme al compositore austriaco,"Il Mio Nemico",semplicemente un film meraviglioso,da tramandare sempre ai bambini nella speranza di renderli degli adulti migliori!

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  8. Ammetto che in onore di un grande regista mai troppo considerato,speravo di veder spuntare sulla bara la rubrica del grande Wolfgang,ma mai dire mai!

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    1. Rubrica non so, ma qualche altro titolo di sicuro. Cheers

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  9. Avere un enorme senso dello spettacolo,una messa in scena solida e poderosa,saper intrattenere in modo spontaneo e mai in modo odiosamente presuntuoso e fighetto,essere fautore di una filmografia che tanti registi in realta' darebbero via un braccio o due per poter vantare lo stesso,attaccato da tanti presunti cinefili raffinati con l'accusa di essere troppo Hollywoodiano e spettacolare,io lo chiamo essere un grande regista,signore e signori a voi il grande Wolfgang Petersen!

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  10. Domanda,ora come ora esiste un nuovo Brion James?

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    1. No, perché non esistono più i cattivi nei film. Cheers

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