venerdì 23 settembre 2022

Il fantasma del palcoscenico (1974): l’uomo che creò la musica, la ragazza che la cantò e il mostro che la rubò

Spero che la musica sia di vostro gradimento perché oggi sarà ad alto volume, benvenuti al nuovo capitolo della rubrica… Life of Brian!

Quanto Rock ‘n’ Roll c’è nel cinema di Brian De Palma? Per essere un ex ragazzino appassionato di fisica prestato al cinema, verrebbe da dire non moltissimo, forse è la musica a trovare il nostro Brian da Newark, uno che è arrivato anche a dirigere il video di un altro ragazzo piuttosto popolare del New Jersey, in realtà ha votato la sua vita al cinema e con il successo di Le due sorelle si è messo sulla mappa geografica tanto da potersi giocare “la matta”, un ragguardevole jolly come “Il fantasma del palcoscenico”.

Che sia un cinema pieno di “doppi” quello di De Palma era già chiaro nel 1974, dopo aver raddoppiato il numero di Margot Kidder e di punti di vista nelle sue storie, qui il nostro Brian è ad un bivio importante, prima di abbracciare completamente la grammatica cinematografica del suo Maestro Alfred Hitchcock – che comunque aleggia anche qui, evocato nella geniale scena della doccia, grande ossessione e marchio di fabbrica di De Palma – il regista del New Jersey ha ancora in canna un titolo satirico, citazionista, carico di tutta l’energia sovversiva dei suoi primi lavori Godardiani, un calderone di influenze, omaggi e rivisitazioni anche in chiave grottesca che si traduce in una “Rock opera” diventata di culto.

«Il cinema di De Palma è sempre sta...», «Chiudi quella bocca Cassidy!»

Il tema del doppio è centrale per De Palma sotto molti punti di vista, come vedremo nel corso della rubrica, le sue storie tenderanno a tornare, a ripresentarsi sotto forma di Doppelgänger, forse “Phantom of the Paradise” è il primo caso emblematico, perché sembra la versione in bella copia (e a colori) del suo precedente Woton's Wake, dove, non a caso, proprio William Finley già interpretava un mostro mascherato dal trucco, ispirato ai classici del cinema mosso da istinti e una certa propensione per la Scopofilia (prima della fine della rubrica avrò ripetuto così tante volte questa parola, che non farà più ridere… ma per ora sì!), era naturale che l’attore feticcio di De Palma sarebbe diventato il protagonista di questa sua grottesca, esagerata, anche tendente al Kitsch opera Rock che è arrivata al cinema un anno prima di “The Rocky Horror Picture Show” (1975) aprendo la strada e calamitandosi addosso le critiche che il film di Jim Sharman ha evitato con più facilità.

L’idea per tutto questo cortocircuito di citazioni e omaggi in musica è arrivata a De Palma per caso, in uno di quegli ascensori dove di norma lui incastrava i suoi protagonisti per qualche tirata scena di tensione, in un club di Los Angeles il nostro Brian si è ritrovato ad ascoltare un pezzo dei Beatles utilizzato come musichina d’attesa in ascensore, un’idea originale, artistica, per cui qualcuno ha lavorato sodo per crearla, ridotta a merce, una robetta commerciale buona per riempire i due minuti d’attesa.

«Ehi Giuda, non aver paura...»

Da questo spunto De Palma parte per rielaborare Woton's Wake in qualcosa di più grande, colorato e sopra le righe, mescolante arte “alta” e “bassa”, letteratura e cinema dall’origine, da Gaston Leroux e il suo "Il fantasma dell'opera" (1910), passando per le versioni cinematografiche firmate da Arthur Lubin e Terence Fisher, frullate insieme al mito di Faust, a Dottor Jekyll e Mister Hyde alla bella e la bestia, passando per il gobbo di Notre Dame, tutto filtrato secondo il gusto estetico (e musicale) della metà degli anni ’70, un’opera che nel suo delirio post modernista, omaggia e sbeffeggia soprattutto l’industria musicale con il chiaro intento satirico di sfottere Hollywood, la macchina che tritura l’arte e la trasforma in merce.

Il tutto con un tono da favola nera Rock ‘n’ Roll che in quanto figlia di mille spunti e riferimento, ha come narratore Rod Serling, che riassume il senso di come approcciarsi al meglio a quello che è in parte musicale e in parte film musicale (con venature da Horror), riassumendo tutto come la storia dell’uomo che creò il Paradiso del titolo originale, della ragazza che lo cantò e del mostro che lo rubò.

«Quindi lei sarebbe il mostro?», «No io sarei l'autore», «Ah mi scusi»

La storia è quella di Winslow Leach (gli sguardi pazzi di Bill Finley), cantante più che modesto, ma compositore sopraffino, che vorrebbe suonare la sua grande opera all'inaugurazione del Paradiso, il grande teatro per concerti di proprietà del leggendario Swan (Paul Williams), introdotto come un genio della musica, di cui prima di entrare in scena per davvero, vediamo solo le mani inguantate nemmeno fosse il cattivo di The Spirit. Swan ruba l’opera ispirata a Faust di Leach per assegnarla ad un gruppo di rock da spiaggia che non sono i Beach Boys, anche se ne sono spudoratamente ispirati, così come più avanti nel corso del film, i mascherati Undead non fanno che strizzare l’occhio ai veri Kiss.

La band preferita di De Palma, invece, sono sempre gli "Split Screen".

Per essere sicuro di liberarsi del modesto compositore, Swan lo fa spedire nella prigione di Sing-Sing (che non so voi, ma in un film musicale mi sembra una scelta di nomi brillante) dove prima gli vengono strappati via tutti i denti e poi muore, apparentemente schiacciato dalla macchina per stampare i dischi in vinile.

Ma se una macchina uccide e sfigura Leach, un’altra macchina (per parlare in una sorta di out of tune, decenni prima dei Trapper e anche con uno stile nel vestire migliore), lo fa rinascere, mosso dalla sua volontà di vendetta Leach torna nei panni del Fantasma, mostro a metà tra un rapace, Power Rangers e un novello Batman con il cuore in fiamme per la sua voglia quasi sacrilega di distruggere il Paradiso detronizzando Swan, quindi idealmente Dio in persona che, a ben guardare, è davvero un Dio della musica.

«Mi chiamo J-Bone Swan, gestisco il Paradiso» (quasi-cit.)

Sì, perché Paul Williams è un cantautore, un compositore premio Oscar e anche un attore, lo avete visto in un altro film “musicale” come Baby Driver, ma anche conciato da scimmia, a completare il trio di personaggi chiave del film, troviamo una giovanissima Jessica Harper, al suo esordio cinematografico aggiungete una tacca alla cintura di De Palma, responsabile di aver lanciato anche l’attrice di Suspiria.

Prima di dedicarsi al ballo, ha provato a sfondare nella musica.

In questo calderone barocco dallo stile eccessivo e pieno di trovate volutamente demenziali, si trovano tutte le ossessioni del cinema di De Palma frullate insieme senza soluzione di continuità e cadenzate solo dai vari pezzi musicali che portano avanti la trama, come quello cantato dal personaggio di Jessica Harper ovvero Phoenix, nome che riassume in sé il senso di rinascita, troppo pura e perfetta per essere amata in un modo diverso da quello platonico dal Fantasma, ma sedotta dal vero mostro del film, ovvero Swan che se la porta a letto, il tutto mentre Leach, già reso pazzo dal suo desiderio di vendetta, li spia dal lucernario perché un guardone ci deve sempre essere nei film di De Palma, il punto di vista nel suo cinema è fondamentale.

Non manca mai uno spione nei film di De Palma.

In “Phantom of the Paradise” sono molteplici: abbiamo l’anima critica e satirica alla macchina stritolatrice di Hollywood, ma anche la rielaborazione in chiave contemporanea dei miti letterari e cinematografici classici, il tutto con lo stile di De Palma, ovvero quello di un regista estremamente citazionista, ma da sempre capace di calare personaggi, temi e ossessioni all'interno del genere, per pescare da esso quello che gli fa più comodo, il musical e la struttura da film musicale è quella migliore per fare della satira pungente? Bene, usiamo quella, per renderla ancora più affilata ci vorrebbe un po’ di Horror? Ben venga.

Fateci caso, perché succederà ancora con una certa ragazzina di nome Carrie White (a breve su queste Bare, non vedo l’ora), De Palma ci fa patteggiare per quelli che la società considera “mostri”, gli stramboidi messi ai margini, lo fa con la grande ossessione derivata da zio Hitch per le docce, per il Fantasma è la geniale scena in cui amorevolmente De Palma scimmiotta Psycho, ma invece di un coltello, giocando con le aspettative del pubblico e la sua capacità di cogliere le citazioni, viene usato uno sturalavandini per tappare la bocca all’odioso e vanesio Beef (Gerrit Graham in gran spolvero).

Ora sapete a chi hanno scippato il guardaroba i Måneskin. 

Lo stesso bisteccone che poco dopo farà la fine della bistecca (ben cotta) proprio su un palcoscenico, idealmente simile a quello dove si consumerà anche la vendetta di Carrie White. Ma fosse solo questo, su un palco deve avvenire anche lo scontro finale, tutto in diretta televisiva, perché se nessuno lo ha visto e nessuno lo ha ripreso, allora non è accaduto per davvero nel gioco di specchi Depalmiani, che proprio utilizzando gli specchi ci racconta dello sdoppiamento (ancora il doppio che ritorna, con De Palma lo farà eternamente) di Swan.

Il personaggio di Paul Williams assorge da Divinità della musica a creatura Faustiana, per effetto del patto con il diavolo che lo ha reso quasi immortale, in una versione su pellicola del ritratto di Dorian Gray. De Palma ci mostra questo patto siglato e firmato con il sangue non su carta (come tra Swan e il Fantasma), ma su pellicola, in video da vero uomo di Cinema: Swan per restare giovane deve rivedere lo stesso video ogni giorno, sottolineando la capacità della Settima Arte di mantenere giovane chiunque in eterno, intrappolandolo tra i fotogrammi e allo stesso tempo, ci racconta il suo sdoppiamento per immagini, con Williams riflesso allo specchio, impegnato in un dialogo con il suo doppio malvagio.

Guardiamo in uno schermo, un'immagine alla tv, riflessa in uno specchio e ripresa da una telecamera. O due, non lo so ho perso il conto!

La natura deformante dello specchio, la scelta cinematografica in stile “Show, don’t tell” con cui De Palma ci parla della natura demoniaca e manipolatoria del potere, del denaro e di chi li detiene entrambi, la fine di questa “Rock opera” deve avere un finale tragico come molte delle opere letterarie a cui si ispira, perché tra arte e mercificazione, di norma qualcuno esce sempre sfregiato e sanguinante, lo spettacolo deve continuare, no? In fondo, non può che essere uno spettacolo di morte.

Menzione speciale per William Finley che recitando dentro quel casco da moto, si affida completamente alle uniche parti del suo corpo visibili, gli occhi fuori dalla testa di chi vive per la vendetta e quei denti argentati ben prima che la cultura Hip Hop li trasformasse in un vanto, qui sono spaventosi, rendono il Fantasma un demonio tormentato per cui è impossibile non fare il tifo, seppure con quel grado di repulsione che la sua manifesta follia emana, tra i tanti fantasmi del palcoscenico visti al cinema, quello di De Palma ancora oggi spicca.

Batma... Ah, no, scusate, l'abitudine.

Peccato non lo abbia fatto anche al botteghino, “Phantom of the Paradise” è stato girato in leggerezza senza sottoscrivere nemmeno un’assicurazione (meglio non firmare niente sul set, potresti fare la fine di Leach) problema: alla sua uscita il film è riuscito a beccarsi non una, non due, ma ben tre denunce, un fuoco di fila da tutte la parti, forse proprio perché De Palma per le sue ispirazioni, non si era posto alcun limite, anche se non avrebbe potuto immaginare di venire convocato in giudizio dai detentori dei diritti sul personaggio a fumetti Phantom (da noi più noto come l’uomo mascherato), da quelli della Swan Records e dall'ultimo in ordine di tempo a detenere i diritti di sfruttamento cinematografico del fantasma dell’opera di Gaston Leroux, anzi, gli è andata di lusso a De Palma che la Death Records sia stata fondata solo recentemente, visto che nel film lui aveva abbondantemente anticipato anche questo nome, oltre a guadagnarsi l’ammirazione di altri musicisti mascherati, ovvero i Daft Punk che proprio in “Phantom of the Paradise” hanno indicato uno dei loro film preferiti (storia vera).

One more time, we're gonna celebrate...

Per assurdo, mentre nei cinema di New York, quindi i più vicini a Broadway patria dei musical, “Il fantasma del palcoscenico” è stato in cartellone pochissimo incassando risate, in Canada il film è piaciuto subito, così come in Francia dov'è stato proiettato su base puntuale per una decina di anni, dicono che nessuno è profeta in patria, mettete anche Brian De Palma nel nutrito club.

Oggi “Il fantasma del palcoscenico” conta su uno zoccolo duro di veri appassionati ed è il classico titolo di culto in una filmografia che non ha niente da invidiare a nessuno, persino io che sono sempre un po’ allergico ai musical, grazie a quella sua componente horror e alla regia di De Palma che moltiplica l’esperienza e i punti di vista grazie al fidato “Split screen” lo trovo ancora uno spasso, la più post moderna e Rock interpretazione di un archetipo come quello del fantasma, niente male per uno che da grande più che la Rockstar, voleva fare lo scienziato.

Il solco è segnato, la trasformazione da Leach a Fantasma segna anche il definitivo passaggio de De Palma sotto il magistero di zio Hitch, da qui in poi Brian da Newark iniziare la sua galoppata, quella che lo consacrerà come unico vero detentore di quella grammatica cinematografica fatta di suspence e tensione, la prossima settimana parleremo proprio di questo, di come De Palma ha fatto sua la lezione hitchcockiana, non mancate!

26 commenti:

  1. da qui in avanti sara' un crescendo DEPALMIANO che ci condurra' a vette altissime. Quindi, allacciarsi le cinture. luigi. BUONA SETTIMANA BARA

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    1. Sul serio, adesso cominciamo sul serio, grazie e buona giornata anche a te Luigi ;-) Cheers

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  2. Talmente iconico che ha ispirato l'aspetto di Griffith in Berserk del compianto Kentaro Miura. Questo film appartiene a quel 30% che mi manca della sua filmografia. Prima o poi lo recupererò.

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    1. Anche per questo vorrei leggere Berserk come merita, ci sono dentro praticamente tutti i preferiti di questa Bara ;-) Cheers

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    2. Be', se nel frattempo ti vedi l'anime il Griffith/Winslow Leach lo trovi pure lì assieme a un'altra palese citazione, (intesa non nel senso di quelle -in tribunale- arrivate a De Palma) e cioè i Cenobiti di Clive Barker ;-)
      Anch"io poi ammetto di provare scarsa passione per i musical, sempre a patto di non trovarsi di fronte a eccezioni splendidamente atipiche come il qui recensito a dovere "il Fantasma del Palcoscenico" (ah, l'aggiungere alle eccezioni anche "The Rocky Horror" e "Tommy" è sottinteso) ;-)

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    3. Sarà per quello che i Cenobiti stanno per tornare sulla Bara? Potere di De Palma ;-) Cheers

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  3. Davvero strepitoso il casco/maschera con gli occhi di Finley così in evidenza da sembrare finti. Sono uno dei pochi a cui questo film è piaciuto, ma fa parte del mio mondo di fantasia un po' horror e, ovviamente, musicale dove gravitano anche Tommy e The Rocky Horror.
    A proposito di maschere... L'hai vista quella di cui ti parlavo nell'altro post sul Creeper del Mago Mascherato?

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    1. Perfetta perché da proprio valore agli occhi fuori dalla testa di Finley, comunque siamo in due ad amare la trilogia "Fantasma", "Tommy" e "Rocky Horror" ;-) Si l'ho vista, in effetti avevi ragione! Cheers

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  4. Mi spiace, ma qui ti becchi il momento Amarcord.
    Agosto 1990, Rete4 manda in due puntate uno speciale di un'ora dedicato al meglio che il cinema fantastico, fantasy e horror abbia regalato nella sua storia, tutto in omaggio al decennale del FantaFestival, che si era appena svolto. Da Conan a King Kong, dall'Ercole di Ferrigno a Ray Harryhausen, una parata di capolavori che il giovane Etrusco sedicenne, alla scoperta di un cinema che aveva sempre ignorato, non può che adorare in ginocchio, a mani congiunte. L'unico speciale al mondo a presentare in rapida sequenza Freddy Krueger, Ripley e Pamela Prati!
    In mezzo a questa sarabanda spettacolare, con veloci interviste a Christopher Lee, Lamberto Bava e altri, c'è una scena che colpisce l'Etrusco: un tizio vestito di nero e con un casco in testa si lancia con una liana, stile Tarzan, in una stanza affollata. La narratrice (credo fosse l'eterna Anna Praderio) si limita a dire che si tratta de "Il fantasma del palcoscenico" di Brian De Palma. Ma cos'è? Dove si trova? Perché continuano a menarcela con il "Fantasma" rifatto da Robert Englund e non ci parlano di questo film?

    Non ricordo se il film non l'ho trovato in videoteca o non avevo i soldi per noleggiarlo - visto che già avevo tipo mille film in coda! - comunque per fortuna mamma Italia1 quel novembre mi viene incontro e trasmette il film in notturna, in tempo per registrarlo e finalmente colmare quella lacuna evidenziata dallo speciale del FantaFestival.
    Sono onesto, l'unica visione, in quel lontano 1990, mi ha lasciato parecchio freddino: stavo ancora scoprendo un genere a me ignoto, questa rielaborazione-satira di De Palma proprio non l'ho capita. Non una sola delle canzoni mi è piaciuta, al contrario del "Rocky Horror" che era entrato subito nel mio pantheon personale, né il film mi ha detto gran che. Però, ripeto, avevo 16 anni e non sapevo nulla degli argomenti toccati da Brian: sarebbe ora di rivederlo.

    Ah, l'unica citazione che ho colto e particolarmente apprezzato... era quella all'insaputa di Brian! Dubito infatti che l'autore abbia mai saputo che la scena del cantante in doccia colpito con lo stura-lavandini Pino Pellino l'aveva infilata nella mitica sigla di "Venerdì con Zio Tibia" (a 35 secondi)!!! ^_^

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    1. Il tipo di storiella da giovane cinefilo che mi godo sempre volentieri, anche perché “Venerdì con Zio Tibia” è stato un tuffo nei ricordi, quindi grazie ;-) Direi che un ripasso del film potrebbe starci, fammi sapere come ti sei trovato! Cheers

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  5. E si comincia, finalmente.
    E come hanno detto qualche commento più sopra...da qui in poi sarà tutto un crescendo.
    Iniziano i film che amo, e che mi sono sparato e ri-sparato più e più volte.
    Una rock - horror opera di impatto strabiliante.
    Perché sì, io lo considero un film musicale, ma di quelli che piacciono a me.
    E dato che si tratta di un genere che in genere (ops) detesto, quando fanno un film che mi colpisce lo considero un mezzo miracolo.
    C'é la musica, si parla di musica, si vive, si soffre e si muore per la musica. Se ti concedono di farlo, s'intende.
    Perché questo film é anche un'analisi cinica e dissacrante sullo star-system in generale. Della musica, del cinema, dell'editoria...di quel che volete voi.
    Una volta che ti fanno entrare in quel mondo a forza di contratti-capestro, non ti appartieni più.
    Non ti appartiene più nulla di quel che crei, di quel fai. Ti rubano la vita, e pure l'anima.
    Perché se quel che hai firmato non lo prevede...non puoi nemmeno scegliere di morire!
    E così una canzone che hai creato per una angelo sceso tra i mortali, perché tu non la puoi più cantare, se il boss non é d'accordo finisce tra le mani di un buzzurro. Che già il nome (Biff, Beef, stessa roba. Anche se é venuto dopo), se hai visto il film giusto, ti suscita antipatia.
    E' chiaro che quel tizio non c'entra nulla, con quella canzone. Eppure gliela appioppano lo stesso, dopo averla stravolta.
    Perché sì. Perché lo ha deciso il boss. Che non contento prende pure l'angelo in questione e per puro spregio lo corrompe sotto agli occhi spiritati dell'impotente protagonista.
    Che alla fine ci prova pure, a ribellarsi. Nonostante abbia il marchio della major impresso sul cranio, dato che é stata la pressa che mette il logo della casa discografica a sfigurarlo.
    Marchiato letteralmente a fuoco, come il bestiame. Più omologato di così...
    Eppure riesce lo stesso a diventare la variabile impazzita, una via di mezzo tra il Quasimodo di Notre- Dame e il celeberrimo Eric. Per poi rendersi conto suo malgrado che anche le schegge senza controllo rientrano nello schema, se si sa come indirizzarle.
    Servono anche loro allo scopo. Per smuovere le acque. Basta solo fargli credere che tutto quello sbattersi serva davvero.
    Riesce finalmente a combinare qualcosa solo quando si rende conto che anche il boss, a suo modo, é una vittima.
    E' il successo stesso che va colpito, perché é quello il vero mostro. Una creatura che si auto-alimenta e che sopravvive a sé stessa. E che é completamente aliena a qualunque sentimento umano.
    Sarà necessario un sacrificio estremo. Fosse anche solo per far rinsavire l'unica persona a cui tiene.
    Il finale l'ho trovato davvero commovente.
    Citazioni a manetta, soprattutto a Hitchcock con la scena nella doccia. Solo che la vittima é talmente cretina che non merita neanche le pugnalate. e infatti...
    Per me questo film é un CAPOLAVORO.
    Tragico, grottesco, surreale, delirante e in certi punti persino comicissimo.
    E il protagonista ha inoltre il merito di aver dato lo spunto a uno dei personaggi più iconici di tutta la storia dei manga.
    Parlo ovviamente del Grifith/Phemt di "Berserk", che per certi versi da uomo subisce lo stesso terribile quanto disperato destino (riposi in pace, maestro Miura. Che a ripensarci anche lui, come tanti altri, é stato una vittima della spietata macchina dell'editoria giapponese) che lo porterà a diventare un arci-demone disposto a rinunciare a tutto pur di realizzare il suo desiderio.
    Ribadisco: un capolavoro, almeno per me. Ed essendo per certi versi un musical guadagna decine di punti in più.
    Ottima recensione, complimenti. E come dicevamo...siamo all'inizio.
    Una piccola critica sulla questione denunce: ma quando hai di mezzo un filmone così, come ti viene di rompere le tasche con dettagli così insignificanti?
    Proprio vero, alla fine per certa gente tutto si riduce a una mera questione di soldi.

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    1. Mi dispiace solo per Le due sorelle che viene sempre trattato come il figlio della serva, quando è davvero ottimo, però il Fantasma calamita l'attenzione e non le manda a dire, al massimo le canta ;-) Cheers

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  6. Come già scritto qualche post fa, anticipando questo film, si tratta di una delle pellicole che hanno segnato la mia giovinezza.
    Nello specifico, la trasformazione in mostro del protagonista me la sono sognata per tanti giorni successivi alla visione... E devo ammettere che non ho mai trovato nulla di simile nelle trasformazioni che poi ho sperimentato in altri film, se non forse in Tetsuo, ma questa è un'altra storia...
    Nello specifico il buon Brian di Newark riesce nell'intento di rendere spaventosa ma anche triste e malinconica tale scena: con la pressa del disco sul viso del bravo William Finley ci fa capire che qualcosa di mostruoso e strano sta avvenendo ma anche che non c'è più possibilità di redenzione e di ritorno alla normalità (anche fisica). Forse proprio questo senso di impotenza e rassegnazione mi aveva colpito quando ero "gagno", più ancora della parte mostruosa che era scaturita dai resti del cantante / compositore.
    L'idea di non poter più tornare indietro e di tramutarsi in qualcosa d'altro, senza che uno possa manifestare la propria volontà e il suo dissenso, mi ha sempre affascinato ma anche spaventato, quasi che ci fosse un destino ineluttabile che conduce alcune persone a diventare dei mostri, anche se poi, come scrivi giustamente, alla fine siamo naturalmente portati a pattegiare per loro, proprio in virtù del fatto che alla fine risultano "puri" rispetto ai loro antagonisti.
    Buon venner, ciaoooo

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    1. In effetti è davvero pauroso sotto quella maschera, buon venerdì anche a te! ;-) Cheers

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  7. Me l'hai venduto bene, oltre a ricordarmi quante voragini ho nella filmografia di De Palma.
    Bro-fist per la citazione a Johnny Mnemonic.
    Ce ne starebbe un'altra: "meno male che ci sono i francesi!" di Woody Allen, buona per ogni film che floppa negli IUESSEI e si fa apprezzare dai galletti.
    Questo mi sembra decisamente da recuperare, fuori di testa come solo certo cinema anni '70 ha saputo essere.

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    1. Sapevo che l’avresti colta, il post se la chiamava proprio ;-) Me lo immagino Brian citare il collega e quasi vicino di casa! Cheers

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  8. Cult del cuore, che valuto principalmente con il sentimento prima ancora che con la ragione... anche perchè non ha certo bisogno della mia valutazione. La mia "storia d'amore" con questo film inizia nel lontano 2 luglio 1984 (avevo conservato il ritaglio per questo lo ricordo) su rete 4... ma iniziai a vederlo dalla scena in cui cade nel fiume, perdendomi quindi la parte saliente... ma nonostante ciò ha comunque avuto il suo bell'impatto. Ho potuto vederlo per intero nell'89 nel primissimo ciclo di Zio Tibia e l'amore fu totale. La fascinazione per quest'opera sta proprio nel mio immedesimarmi nel personaggio, nel presunto mostro in un mondo di mostri reali. Registratolo l'ho riguardato tante volte, anche a spezzoni, giusto per gustarmi le meravigliose canzoni, primi pilastri della mia cultura musicale. Non so se ne sei al corrente ma Giampiero Ingrassia, grande fan del film, espresse il desiderio di farne un musical. La notizia però é già abbastanza vecchiotta, ma chissà se un giorno non la realizzerà per davvero. Riguardo le citazioni fumettistiche: in un numero speciale di Nathan Never (di cui purtroppo non ricordo il titolo), l'antagonista, un super soldato, nel finale indossa un casco che é quello del nostro fantasma e in una vignetta viene riprodotta fedelmente l'immagine iconica della locandina.

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    1. Ingrassia potrebbe visto che di musical ne ha fatti molti ed è strano non esista tale versione da noi, ci starebbe. Per il resto grazie per aver condiviso la tua storia ;-) Cheers

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    2. Lo sai é sempre un piacere... e con questo capolavoro del cuore era addirittura doveroso.
      Eccoti l'intervista ad Ingrassia che, beato lui, lo vide addirittura al cinema: http://www.rivistamusical.com/giampiero-ingrassia-parla-phantom-of-the-paradise/

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    3. Grazie mille, la leggerò il prima possibile! ;-) Cheers

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    4. Di nulla... ma ti anticipo che il fatto del musical devo essermelo proprio sognato. Misteri della mia mente!
      Al di là di questo resta una disanima davvero molto interessante.

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    5. Non ho ancora avuto modo di leggere il link, non importa, vorrà dire che lo farai tu il musical ;-) Grazie mille! Cheers

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    6. Scusate se mi intrometto ma voglio solo ricordare che ho visto anche io il film nella data segnalata da Paolo su Rete4! Purtroppo l'ho visto dall'inizio (per la paura suscitata, non per la qualità dell'opera)!

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    7. Penso sia stato una grossa occasione per tanti per vedere il film quel passaggio tv. Cheers

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    8. Intrusione graditissima... fa sempre piacere scoprire che qualcuno condivide i tuoi "antichi" ricordi. 😊

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    9. Purtroppo anche per ricordare che non siamo più regazzini, anche se abbiamo il cuore di fanciulli! Grazie

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