mercoledì 21 settembre 2022

Cujo (1983): Beethov… ah no, scusate

Il 21 settembre compie gli anni il grande Stephen King è ogni occasione è buona per portarlo a bordo di questa Bara, per un blogtour di compleanno, trovare tutti i dettagli alla fine del post, di mio invece, da cinefilo, cinofilo e lettore di zio Stevie oggi ho scelto di portare a spasso “Cujo”.

Nella vasta produzione dello scrittore del Maine, “Cujo” è quello strano della cucciolata, per una semplice ragione, lo stesso King non ricorda di averlo scritto, come lui stesso dichiarato nel suo fondamentale saggio “On writing”. Nel 1981, anno di pubblicazione del romanzo, King stava sotto un treno, era nel pieno della sua dipendenza da alcool e cocaina, lo scrittore ha confessato di aver passato il tempo della stesura a battere sui tasti della macchina da scrivere, con fazzoletti arrotolati su per il naso per frenare l’emorragia di sangue e che si dispiace di tutto, soprattutto di non ricordare il tempo passato con i personaggi del libro, o l’emozione di arrivare a buttare giù l’ultima pagina del manoscritto (storia vera).

«Capito, un'altra premessa infinita di Cassidy, mi metto comodo»

Peccato perché “Cujo” è anche un buon libro, uno dei più cupi mai scritti da King che ammettiamolo, quando si tratta in particolar modo di finali, tante volte ha ricorso al barattolone di miele anche quando non necessario, ma non per questo romanzo, che al netto di qualche passaggio che allunga un po’ il brodo, come la trasferta a casa della madre di uno dei personaggi oppure il girovagare del cagnone protagonista (seppur interessante, visto che King ci porta letteralmente nella testa di un San Bernardo), tutto sommato è un libro horror molto valido, specialmente viste le condizioni dello scrittore, non proprio nel pieno delle sue facoltà.

Per quanto riguarda l’adattamento, un po’ della pressione su King, la sua ansia da prestazione è passata anche ai film, nel 1983 Hollywood ormai aveva scoperto lo scrittore del Maine, la corsa per accaparrarsi i diritti dei suoi (allora) pochi romanzi era la nuova caccia all’oro e gli horror uscivano con il nome di King come traino principale, infatti la Warner per "Cujo" aveva affidato la regia a Peter Medak, autore del notevole Changeling ma rimasto a bordo del progetto come da Natale a Santo Stefano, per via delle solite “divergenze creative”, che si traducono anche in una sceneggiatura scritta e riscritta varie volte. Infatti la prima bozza di Don Carlos Dunaway era semplicemente troppo lunga e dettagliata per il budget del film e le aspirazioni di Medak.

«Basta che non lo facciano dirigere a me, ho sentito di registi cani, ma mai di cani registi»

Il produttore Neil A. Machlis, come sempre accade in questi casi, era pronto a giurare e spergiurare che la sua prima scelta come regista, era sempre stata Lewis Teague a cui è stata affidata la regia dopo il cambio di regista e che aveva già preso contatti con il produttore in precedenza, forte della sua esperienza con un altro film di mostri come “Alligator” (1980), ma visto che Teague ha portato oltre la linea di meta il film, crediamo alla versione di Machlis, facciamo finta di essere ragazzi ingenui.

Con quello che di norma viene definito un “onesto mestierante” dietro la macchina da presa, le fortune vere del film (senza nulla togliere al lavoro di Teague) sono l’arrivo del secondo sceneggiatore Laurier Currier che sfoltisce e semplifica la trama, ma anche della possibilità di scegliersi un direttore della fotografia, che in questo caso è il compare di Paul Verhoeven, ovvero quel genietto di Jan De Bont. Se ricordate “Cujo” come un film ansiogeno, lo dobbiamo quasi esclusivamente alle intuizioni dell’olandese, sua è stata l’idea di far aprire un foro sul tettuccio di una delle Ford Pinto usate nel film, per inserire la macchina da presa dall’alto, in modo da poterla controllare agevolmente, regalandoci quell’inquadratura a ruotare da dentro la vettura, che è uno dei momenti (anche di ansia) più memorabili del film.

Quando Cu-Cujo viene a farti Cu-Cu!

Altra medaglia sul petto di “Cujo”? Non ho dubbi, la presenza nel cast di Dee Wallace nel ruolo della madre protagonista, forte delle esperienze con Wes Craven e con Joe Dante, qui regala un’altra gran prova che ha contribuito a confermare il suo stato di leggenda vivente del cinema Horror, il tutto in un film molto complicato, perché la massima di Hollywood la conoscete no? Un regista dovrebbe sempre evitare film dove di mezzo ci sono cani e bambini, “Cujo” non solo li ha entrambi, ma comunque ha portato a casa il risultato alla grande, quindi onore e merito a Lewis Teague per aver contribuito al nome di tanti cagnoni (il più delle volte dolcissimi di carattere) tutti chiamati Cujo.

Cujo: il musical!

Del romanzo che King non ricorda di aver scritto ho sempre amato due dettagli, il suo essere di base una storia d’assedio, con una donna e suo figlio chiusi in un’auto sotto il sole, con un feroce San Bernardo con la rabbia pronto a sbranarli entrambi. Ma soprattutto ho sempre apprezzato l’intreccio, il modo in cui King attraverso una serie di eventi del tutto normali, di pura e semplice routine, accumula le piccole sfighe e i contrattempi, tanto da creare l’effetto domino che porta la protagonista in quell’auto, proprio da quel meccanico, esattamente quando Cujo ormai è diventato un essere demoniaco. Il male che si nasconde dietro ad una facciata di normalità, il marchio di fabbrica di King che d’altra parte, ha avuto questa idea quando ha avuto bisogno di aggiustare la moto, ma per errore ha scelto un meccanico fuori città con un cane poco amichevole (storia vera).

Titoli di testa ragguardevoli e dove trovarli.

Il film di Lewis Teague riesce a ricreare in parte questo effetto domino, anche se tutta l’attenzione sta sul cagnone protagonista, un batuffolone di pelo di boh, cento chili? Che passa dall’essere amorevole e spensierato (e il tema musicale di Charles Bernstein lo sottolinea bene, pare che il compositore si sia consultato con John Williams per qualche dritta, storia vera) ad un mostro sbavante, con il muco che cola dagli occhi e anche decisamente feroce, ed è qui che “Cujo” si differenzia dal romanzo da cui è ispirato.

Nel libro King era così abile (malgrado l’alterazione mentale) da rendere Cujo una presenza, quasi sempre fuori scena, nascosto alla vista ma ben presente come minaccia, un po’ come Bruce, lo squalo di Spielberg, ed è qui che Teague prende le distanze. In “Cujo” l’animale si vede tanto e spesso rispetto allo squalo di Spielberg, le scene sono state girate utilizzando cinque diversi San Bernardo (tutti sporcati di sangue finto per mimetizzare le differenze nel pelo), addestrati a modino chi per abbaiare, chi per saltare sul tettuccio della Ford Pinto e così via, così tanti cani che è stato necessario vestire uno stuntmen con un costume da San Bernardo (per la scena della “testata” alla portiera) e per un po’, nel prologo tra la nebbia, Teague aveva anche pensato di travestire un Labrador da Cujo, sfruttando la macchina del fumo, che non solo prima ha messo in allarme i pompieri locali, ma poi si è rivelata una pessima idea, perché il risultato finale del travestimento canino risultava una grottesca commedia (storia vera).

Gorilla San Bernardo nella nebbia.

In questo senso “Cujo” è un film d’assedio, dove l’assediante è sempre in bella vista, tanto di cappello a Teague nell’essere riuscito a rendere un cane storicamente da soccorso, un incubo per un paio di generazioni di pubblico, almeno fino all'arrivo di Beethoven, dopo il mondo ha fatto la pace con questa razza. Però è chiaro che ci troviamo di fronte ad un prodotto, non dico televisivo solo perché tra cast e tecnici il livello è abbastanza alto, però con la volontà di semplificare un racconto che invece è molto più stratificato, più avanti ci torneremo.

Certo poi ancora oggi, vedere “Cujo” vuol dire patire il caldo, l’ansia, la fame insieme a Dee Wallace e il figliolo, perché il film sarà stato girato in pieno agosto a giudicare da quanto sudano chiusi dentro le lamiere dell'auto no? Ecco, col cavoletto, il film è stato girato in pieno inverno, tra una scena e l’altra Dee Wallace si faceva accendere il riscaldamento in auto, troppo rumoroso per restare sempre in funzione, mentre l’acqua che getta sul corpo del bimbo nella scena finale era calda, per scaldarlo dal freddo esterno, insomma la magia del cinema in azione.

«La pappa! É ora della pappa ho fame! La pappa preparami la pappa!»

Il difetto evidente di “Cujo” forse è il suo essere una favola nera ammonitoria, Donna, il personaggio di Dee Wallace tradisce il marito giacca a cravatta con il tuttofare tuttotestosterone, poi cerca di chiudere la storia e per senso di colpa, porta lei stessa la Ford Pinto con il motore che fa i capricci dal meccanico, finendo così “punita” dal destino per il suo gesto da rovinafamiglie, Karma negativo sotto forma di San Bernardo con la rabbia, il tutto prima del ravvedimento completo. Non è un caso che Teague non abbia avuto il cuore di essere fedele al 100% al libro, per il regista non serviva uccidere un bimbo di tre anni perché la famiglia si radunasse nell’abbraccio su cui si conclude il suo film, la “morale” della sua versione di Cujo è tutta qui, il tema sempre caro agli americani conservatori dell’importanza della famiglia in un film che parla di un cane feroce con la rabbia. Quindi quello che resta, quello che vediamo è questo bestione infernale, in un B-Movie realizzato a modino che ha spaventato tanto pubblico, imprimendosi a forza nell'immaginario collettivo, ma niente più di questo, onestissimo nei suoi intenti, anche se il romanzo, forse aveva ben altro spessore.

Vi sfido a trovare qualcuna di più leggendaria della grande Dee Wallace.

“Cujo” è ambientato nella immaginaria Castle Rock, la città fulcro di tanta letteratura Kinghiana, un luogo dove il male aleggia e in tal senso, i timori notturni del bimbo, la sua filastrocca scaccia mostri (Danny Pintauro che lo interpreta nel film, ai tempi non sapeva ancora leggere, quindi la imparò tutta a memoria diligentissimo, storia vera) si ricollegano idealmente alla trasformazione di Cujo, che nel film ha solo la sfortuna di essere morso sul nasone da un pipistrello, mentre nel romanzo, tutto questo male nell’aria, lo rendevano un agente delle forze oscure, un Cerbero votato al male, più creatura demoniaca che cane.

«Avrei bisogno di un bagno, qualcuno può portarmi all'autolavaggio più vicino?»

Sarà che nel frattempo ho cominciato a dividere casa e giornata con alcune amiche con coda e zampette, ma rivedendo il “Cujo” di Lewis Teague, più che quel mostro ultraterreno che descriveva King, vedo solo un cagnone sofferente che avrebbe bisogno di cure, forse perché King sarà anche stato portato al cinema tante volte, ma nella sua prosa resta qualcosa di intangibile, una magia se vogliamo chiamarla così che funziona su carta e meno fuori dalla pagine, il motivo per cui ogni volta che provano ad adattare che ne so, IT, ogni volta pare mancare sempre qualcosa, per un motivo o per l’altro.

Nel libro Donna è una beh, donna che teme di restare intrappolata in un matrimonio che sta perdendo colpi prima e in una relazione extra coniugale dopo, suo figlio invece teme mostri che si nascondono nel buio, ma in generale “Cujo” parla di quello che succede quando le tue paure, per caso, per destino o per il fatto di vivere a Castle Rock, si manifestano, diventano corpo, denti e zampe e vengono a darti la caccia per davvero. Un libro per certi versi senza speranza, uno dei più cinici scritti da King, che con animali di mezzo, di solito tira fuori il nichilismo.

Uno dei finali azzeccati da King, che funzionano anche dopo essere stati modificati al cinema.

Penso che sia molto ma molto complicato adattare quella piccolissima scintilla che rendeva il romanzo di King più della semplice storia di un cane con la rabbia, forse perché lo scrittore del Maine sapeva distillare il fulmine dentro la bottiglia, quindi ben venga che Lewis Teague abbia cambiato intenti e anche il punto d’arrivo della storia, sempre meglio che giocarsi la carta delle “divergenze creative” no?

Insomma, ci tenevo a festeggiare Stephen King anche quest’anno e per il resto dei festeggiamenti, cliccate fortissimo sui link qui sotto, ora se volete scusarmi, devo portare a spasso i cani.

SamSimon percorre il miglio (verde) e viene fuori dalle fottute pareti.
Il Zinefilo traduce un'intervista al festeggiato King.

22 commenti:

  1. Film visto rigorosamente su Italia1 (quando è uscito al cinema i miei non mi avrebbero mai portato a vederlo...) devo ammettere che faceva la sua "porca" paura! Effettivamente per anni ho sempre trattato i quattrozampe canini con una certa circospezione e devo ammettere che un paio di volte ho fatto anche bene (ma questa, come si dice, è un'altra storia). Dalla locandina del film vedo anche la presenza di Daniel Hugh Kelly, che proprio dal 1983 farà poi parte del telefilm Hardcastle & McCormick, un mito per quelli della mia generazione, non fosse altro per la presenza della Coyote...
    Purtroppo non ricordo molto del film, però, essendo un accanito lettore di King, soprattutto delle sue prime opere, devo convenire con quanto scrive Cassidy, ovvero che c'era una "luccicanza" nelle sue opere (forse dovuta anche alle sostanze che utilizzava...) qualcosa che trascendeva dalle storie e che le rendeva speciali e che ho trovato molto meno nelle opere più mature. Questa stessa cosa l'ho notata anche in Murakami, guarda caso anche lui è sempre più saccheggiato per proporre le sue storie sui vari medium.
    Buon mercul, ciao

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    1. La Coyote sembrava provenire dal futuro. Ci sarà ancora parecchio King nelle prossime settimane, diciamo che apriamo le danze con il suo compleanno oggi, visto che trattando di Horror, sempre dal Maine bisogna passare, buon mercoledì anche a te ;-) Cheers

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  2. Per essere scritto da un uomo in botta, Cujo l'ho sempre trovato parecchio lucido e spietato, angosciante non solo per il destino orribile che riserva a Tad (cristo, stavo per scrivere Cage... vabbé) ma anche per la tristezza e l'ipocrisia che pesano come un macigno sulla famiglia protagonista. Il film è più facilone e funge come "arma punitiva" per la donna che cornifica, ma lo ricordo comunque con affetto, d'altronde ha passato l'infanzia a terrorizzarci!

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    1. Cage è un altro bimbo Kinghiano che ci ha segnati tutti. Al netto di certi finali di King, forse lo preferivo cinico e in botta, ma in generale concordo con te, il film è un onesto B-Movie, però ha le idee chiare quel tanto che basta da risultare solido, avercene di adattamenti così ;-) Cheers

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  3. Visto anche io su Italia 1, mi ha lasciato il terrore dei cani per anni. Ora ammetto che la mia bassotta quando arriva la pizza ha una certa somiglianza col cagnaccio malefico..

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    1. Quando arriva il cibo diventano tutti piccoli Cujo ;-) Cheers

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  4. Temo che Italia1 abbia come al solito tagliato via qualcosa come in tutti gli horror che trasmetteva, e Carpenter lo sa bene. Auguri al Re comunque. Vedo che non sono l'unico a ricordarsi dei suoi 75 anni.

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    1. Il 21 settembre è una certezza, come i tagli negli horror di Italia 1 ;-) Cheers

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  5. Quando trent'anni fa ho letto il romanzo avevo (per fortuna) solo vaghi ricordi del film visto in TV, quindi me lo sono gustato e subito adorato: capisco le esigenze di salute, ma King dovrebbe sempre stare cotto, se lo fa scrivere così :-D
    Scherzi a parte, ho apprezzato sia film che romanzo - quando i romanzi di King riuscivano a stare addirittura sotto le 7.000 pagine! - e faccio tanti auguri al Re: non lo leggo da decenni ma l'ho amato tanto ;-)

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    1. A giudicare sulla base di alcuni finali che ha scritto? Penso lo stesso, ma lo preferisco sano alla fine ;-) Sul serio, una volta riusciva a contenersi, poi anche lui è rimasto un po’ vittima della sua fama di sforna tomi. Cheers!

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  6. "Di quel periodo non ricordo assolutamente un c...o.".
    Ecco a rileggere quella fase della vita e della carriera di Re Stephen mi viene sempre un po' da sorridere.
    Specie per come lo ammette candidamente.
    Se non fosse che rischio' di far danni incredibili, a se' stesso ma soprattutto agli altri. Come accadde quando un noto produttore ebbe la bella pensata di metterlo a dirigere un film (che a me piace un mucchio, tra l'altro) e di accontentarlo in tutto e per tutto, col risultato rendere guercio un poveretto...
    Poi gliela fecero piantar li', prima di rovinarsi irrimediabilmente la salute.
    Fermo restando che niente si crea dal nulla. Il talento uno ce lo ha gia', e al massimo certe sostanze possono aiutarti a sprigionarlo meglio.
    E in effetti King ammette anche che nulla come certi mix facevano viaggiare i neuroni a mille all'ora.
    Oggi i suoi sono sempre un piacere da leggere. Anche se forse tende a ripetersi un po', alle volte gli serve un collaboratore (non male l'idea di sfociare nel poliziesco e nel thriller, pero'. Anche se dovrebbe lavorarci su) e in certi casi ho il sospetto che la vena gli sia un po' esaurita.
    Beh, ci sta, considerando tutto quello che ha scritto e buttato fuori.
    Provateci voi. Specie dopo una saga mostruosa dove di fatto si e' catapultato direttamente nell'iperuranio da dove attinge le sue idee.
    E' sempre un grandissimo, anche se ormai il furore agonistico con cui scriveva opere come questa e' irripetibile.
    Un bel film, comunque. Ed e' importante per un'analisi sulla trasposizione filmica dei romanzi di King.
    Qui e' un esempio di cosa bisogna fare per ottenere un buon risultato.
    Nel romanzo Cujo diventava un vero e proprio agente delle forze del male, complici le parti in cui ci catapultava direttamente nel suo cervellp canino ormai devastato dal morbo.
    Qui? Cane piglia la rabbia e sbrana la gente. Punto.
    Un po' come avrebbe fatto Zanna Gialla se non lo avessero abbattuto a fucilate.
    Certo che gli Yankees stanno in fissa, con quel film.
    Un altro bel generatore di traumi, a parer mio.
    Troppo semplicistico? Si', immagino.
    Ma funziona. Ansiogeno è angosciante al punto giusto.
    Magari ci sarebbe stata qualche bella visuale in soggettiva alla "Wolfen", tanto per intenderci, per rimanere fedeli al libro.
    Ma va bene cosi'. Che a pigliare i libri di King troppo alla lettera non va bene, e ne abbiamo parecchi esempi.
    Completa il tutto un'eroina bella tosta, forse discutibile da punto di vista morale ma che quando deve salvare il suo, di cucciolo, tira fuori un coraggio da leone.
    Su Donna come donna (ehm...) ne possiamo parlare. Come madre, tanto di cappello.
    Concludo facendo un plauso al gran mestiere, a base di soprattutto di canoni ammaestrati.
    Ok, oggi con l'accadi' si vede che in certi punti e' un tizio travestito, e piu' che una belva feroce Cujo pare un grosso cane e basta. In piu' San Bernardo, che e' una delle razze piu' paccioccose che esistano.
    Ma adesso come adesso avrebbero fatto il classico modello in CGI, e via andare.
    Meglio come hanno fatto qui, decisamente.

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    1. Ehm, cagnoni. Non canoni.
      Tornando al discorso sostanze, mi ricordo che nelle redazioni dei giornali fu una vera tragedia, dopo che misero il divieto di fumare.
      Va benissimo, eh. Ma ormai molti di loro se non tutti erano abituati a scrivere, pensare, parlare con la sigaretta perennemente in bocca.
      Alle volte per tirar fuori il meglio dal tuo cervello devi farlo fissare su qualcos'altro, per forza.

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    2. In effetti su quella parte della sua vita ha anche un po’ scherzato in uno dei libri della Torre Nera. Cheers

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    3. In teoria giustificava con il super lavoro, ma credo che ognuno avesse la sua di giustificazione. Cheers

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  7. Buon compleanno a Stefano Re! :--D

    Pensa che Cujo non l'ho mai visto, frenato da recensioni tiepidine online, però con questo tuo post più focalizzato sui punti positivi del film mi è entrata la voglia di vederlo... :--)

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    1. Posso intuire l'andazzo delle critiche, non che il romanzo sia tra i più amanti di King, penso che il film abbia comunque più estimatori, in generale è proprio la versione cinematografica ad avere le idee chiare su cosa voleva essere al cinema. Cheers

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  8. Teague comunque è sempre stato adatto nel girare queste pellicole. Anche L'occhio del fatto adatta bene quelle poche storie di A volte ritornano. Reputo il risultato godibile e riuscito, buonissimo per una seconda serata horror estiva.

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    1. Sono d'accordo, penso la stessa cosa ;-) Cheers

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  9. Qual è il miglior modo in assoluto di produrre un (comunque) buon romanzo horror con un grosso cane protagonista? Semplice, stare davvero da cani (come King all'epoca) quando lo stai scrivendo ;-)
    Non è affatto male nemmeno il film, alla fine, nonostante l'adattamento infedele e per nulla "metafisico"... Va detto che con Dee Wallace di mezzo son disposto a perdonare un bel po' di cose ;-)

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    1. Stava da cani per davvero, io poi sono della tua scuola di pensiero, del tutto pro Dee Wallace ;-) Cheers

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  10. Ciao Cassidy, ho visto il film e l'ho trovato davvero riuscito per l'ansia che riesce a instillare, hai proprio ragione ad accostarlo, sotto questo aspetto, al primo Spielberg (Lo Squalo ma anche Duel). Sembra impossibile pensare che King abbia partorito il romanzo in uno stato così alienato!

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    1. Buonasera carissima, tutto torna a zio Spielberg ma anche a zio Stevie, che sarà stato anche fuori come un pinolo, però in quel periodo della sua vita ha creato il suo mito come scrittore, oltre che quintali di iconografia ;-) Cheers

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