giovedì 18 agosto 2022

We own this city (2022): la sottile linea blu

«Spiegami perché la tua vita sarebbe in pericolo?», «Siamo a Baltimora, la vita di tutti è in pericolo»

Se David Simon, annuncia una nuova miniserie poliziesca ambientata a Baltimora, automatico che la mente voli al ricordo della miglior serie di sempre, ovvero The Wire. Dicono che si torna sempre sul luogo del delitto e di delitti a Baltimora ogni anno ne vengono compiuti tanti, quindi Simon, coadiuvato dallo scrittore di romanzi polizieschi George P. Pelecanos e dalla regia di Reinaldo Marcus Green, ci regala un altro spaccato di una delle città più criminose d’America, portandoci nuovamente dentro un distretto di polizia.

Vi giuro che non è un reboot di "Scuola di polizia", proprio no.

Basata sull’libro “We own this city: a true story of crime, cops and corruption” del corrispondente Justin Fenton del Baltimore Sun, giornale dove un tempo ha lavorato anche David Simon, la serie non ha nemmeno troppo bisogno di romanzare gli eventi, lo stile è sempre quello di The Wire, tanti personaggi, che vi piomberanno addosso tutti nel primo episodio, ma per essere raccontati tutti quanti, portati aventi nello sviluppo della trama tutti insieme anche se dalla coralità ne emerge uno in particolare, il motore della storia, ovvero lo sbirro Wayne Jenkins, interpretato alla perfezione da quel talentuoso tamarro di Jon Bernthal, non è un caso che la serie cominci proprio con un suo lungo (e bellissimo) monologo, per terminare idealmente nello stesso modo.

La notevole faccia da schiaffi di Bernthal, impeccabile per il ruolo.

Sono passati vent'anni dall'esordio di The Wire ma Baltimora è ancora un pantano, ci si sente subito un po’ a “casa” ritrovandosi tra quelle strade, ma questa volta la politica della città è raccontata dal punto di vista dei poliziotti, quelli in divisa che pattugliano le strade, e che per ovvie ragioni hanno tutti gli occhi (e i cellulari) puntati addosso, perché David Simon non ha paura di raccontarci l’America di George Floyd, senza la smania hollywoodiana di dividere buoni e cattivi in maniera manichea, i prima da una parte i secondi dall'altra.

La politica del distretto di polizia di Baltimora arriva dritta dall'ufficio del sindaco (con aspirazioni da governatore), se nessuno ciondola per strada, nessuno rischia di venire ucciso o beh, di sparare a qualcuno, quindi gli arresti a campione, meglio se gli indiziati sono di colore (e magari con il cappuccio della felpa tirato sopra la testa) sono la normalità, in questa specialità eccelle uno sbirro violento come Daniel Hersl (Josh Charles), ma ancora di più il ragazzo d’oro del distretto, quel Wayne Jenkins di cui attraverso mirati flashback, ci viene raccontata tutta la carriera, da recluta idealista su fino a diventare il capo della Task Force più efficace del distretto, quella che fa registrare più arresti e sequestri di armi da fuoco e droga, meglio non chiedere come, anche se è proprio quello che David Simon vuole raccontarci.

Bad boys, bad boys, whatcha gonna do (cit.)

“We own this city” è un’ottima miniserie in sei episodi, che somiglia a The Wire per ambientazioni e facce note (divertitevi a riconoscere tutti i pretoriani che David Simon si è portato dietro, a partire da Jamie Hector, qui in versione detective), ma che per certi versi somiglia molto di più per struttura alla sua Show me a hero, ancora una volta la storia è quella di un personaggio vero e controverso, affidato ad una gran prova d’attore.

Capisco che “giornalisticamente” per tanti siti e penne stipendiate, fosse molto più sexy scrivere che “We own this city” è il seguito della ben più celebrata (ma mai abbastanza) The Wire, ma è chiaro che gli intenti siano diversi, la serie capolavoro di Simon sollevava pietre svelando le vipere nascoste sotto, scavando nel torbido a tutti i livelli della società americana, “We own this city” si concentra su un vero fatto di corruzione tra le fila della polizia, con la solita volontà di realismo e senza i guanti bianchi di chi vuole assecondare una parte del pubblico piuttosto che l’altra, David Simon è di base un giornalista investigativo prestato (per nostra fortuna) alla fiction, quella di gran classe come questa serie.

"Baltimora, dopo tutti questi anni non sei cambiata per niente"

Difetti? Forse solo uno, i “muri di testo” da leggere, per conoscere il destino dei personaggi coinvolti, tutti ammucchiati negli ultimi minuti, scritti fitti e con poco tempo prima della dissolvenza per leggerli tutti, un difetto (da poco) che vedo proliferare nelle serie tratte da storie vere, con la differenza che la qualità e l’ossessione per il realismo di Simon, sono pochi a garantirla, quindi un’altra tacca sulla cintura di un grande autore del piccolo schermo.

8 commenti:

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    1. Fammi sapere se ti ho consigliato bene. Cheers

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  2. Non conoscevo questa serie ma mi sembra che abbia tutte le carte giuste per vincere ogni mano ;-)

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    1. Inoltre dura una manciata di episodi, una mano veloce ;-) Cheers

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  3. Miniserie, e già ha più chance di essere vista da me, in più la consiglia Cassidy.... Non posso chiedere di più!

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    1. Molto consigliato, fammi sapere la tua ;-) Cheers

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  4. Sì, da quello che hai scritto sulla miniserie direi che quei “muri di testo” sono un difetto più che perdonabile ;-)

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    1. Vero, trovavo solo curiosa la nuova tendenza ;-) Cheers

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