venerdì 26 agosto 2022

Lo Hobbit - un viaggio inaspettato (2012): e anche indesiderato dal suo regista


Mi sono reso conto che tra i compleanni dell’anno, rientrava anche il primo capitolo di “Lo Hobbit” ormai in circolazione da dieci anni. Come passa il tempo.

Occasione perfetta visto che con questa trilogia, la terza di Jackson dopo quella splatter degli esordi e quella del Signore degli Anelli, io avevo un conto in sospeso, avevo scritto solo dell’ultimo capitolo, al link trovate il post revisionato, quasi una “extended version” se volete, quindi eccoci qua, odio lasciare i lavori a metà!

Cassidy che torna nella Terra di Mezzo, perché è uno stramaledetto ossessivo compulsivo.

Di cosa parla essenzialmente “Il Signore degli Anelli” di Tolkien? Parecchi argomenti, ma soprattutto il potere, in tal senso Peter Jackson lo sa bene, visto che dalla sua trilogia ha ricevuto Oscar, soldi, in generale, potere, un potere che può logorare perché ad un certo punto il nostro Pietro Di Giacomo deve averne voluto ancora, molto di più, ma senza lo sbatti di doversi tirare su le maniche per dirigere un altro film. La scelta naturale era ovviamente dirigere “Lo Hobbit”, il primo romanzo di Tolkien, oggetto però di una causa legale tra la MGM che deteneva i diritti sul libro e la New Line Cinema, proprietaria di quelli sui film della trilogia di Jackson.

"In una caverna sotto terra viveva uno hobbit" (cit.)

Ho letto “Il Signore degli Anelli” due volte, ma “Lo Hobbit” molte di più, almeno il doppio, di fatto è una storia per bambini, scritta da Tolkien per i suoi figli, questo spiega i ragni del bosco Atro, infilati nella trama dal papà scrittore per aiutare il figlio a superare la sua aracnofobia (storia vera). Ma lo spirito di “Lo Hobbit” è proprio quello della favola, un piccolo e rubicondo Hobbit che sognava solo di stare a casa sua (Bilbo Baggins uno di noi, padre nobile dell’#IoStoACasa) che riceve la visita inaspettata di una banda di nani e di un mago, intenzionati ad arruolarlo per la loro missione di riprendersi la loro casa, in cui ha fatto il nido un terribile drago di nome Smaug, insomma tutti gli elementi della fiaba classica.

Ha senso secondo voi, dopo aver impiegato una buona fetta della sua vita a girare uno via l’altro tre film della durata di circa tre ore l’uno, in cui si è esplorato il dramma, l’epica e le grandi battaglie, tornare indietro ad una favoletta più semplice? Sarebbe difficile da fare anche a volerlo e state certi che Peter Jackson, di imbarcarsi nuovamente nell'impresa aveva mezzo cazzi di Bilbo di uscire da casa sua. Come risolvere il problema? Semplice, basta trovare qualcuno abbastanza matto e motivato da prendersi la rogna, quel qualcuno non poteva che essere Guillermo del Toro.

PJ, l'aria di chi ha evitato la pallottola. Guillermo, lo sguardo sognante dei futuri sogni infranti.

Scelta ideale, un regista blasonato, in grado di gestire anche budget medio alti, che con film come Hellboy the Golden Army, sembrava fatto dal sarto per le creature e creaturine Tolkeniane, inoltre i maligni vociferavano che la dieta di Jackson avrebbe fatto bene anche al girovita del regista Messicano, ma qui come si dice, la trama si complica. Guillermone prende armi e ritagli (cit.) e si trasferisce in Nuova Zelanda, inizia la sua complicata pre produzione, collaborando alla stesura della sceneggiatura insieme a Peter Jackson e le sue fidate collaboratrici Fran Walsh e Philippa Boyens, ma soprattutto attende la fine del processo tra la New Line e la MGM. Guillermo prepara un bozzetto, si annoia, studia uno storyboard, va a prendere la tintarella, attende che Jackson si decida su che tono dare al film, sbuffa, insomma getta al vento quattro anni della sua vita in un enorme aspettando Gollum Godot senza fine, poi getta la spugna e rinuncia alla regia in maniera secondo me del tutto comprensibile, per un regista che ha più progetti a cui ha dovuto rinunciare che effettivamente diretti nella sua filmografia.

La rogna torna così nelle mani di Jackson che nel frattempo ha l’ideona delle ideone (ma anche no…), ovvero trasformare “Lo Hobbit” in quello che non è, trattandolo come un mero “prequel” di “Il Signore degli Anelli”. Nella testa del regista neozelandese, l’estetica del nuovo film doveva riprendere in tutto e per tutto quella della sua trilogia, in modo da far felici e i fan, così che possano avere un altro capitolo da quasi tre ore da aggiungere alle loro maratone. Ed è qui che l’avidità di Jackson ha cominciato a consumarlo.

Pietro Di Giacomo, che finge di essere ancora nel 2001.

Perché un film solo, perché non due? Perché non… una nuova trilogia? “Madornale errore” (Cit.), una cosa è tirare fuori tre film da un librone di quasi 1400 pagine più appendici, da cui Jackson ha dovuto tagliare e modificare per adattare al formato cinematografico per non sforare oltre le quattro ore comode a film, ben altra faccenda trasformare in una trilogia una favola come “Lo Hobbit”, un libro di 400 e qualcosa pagine, ma quando piove grandina perché da uno dei capitoli del libro dove è accennata una battaglia, Pietro Di Giacomo in pieno delirio di onnipotenza, decide di ricavare un intero film, l’ultimo capitolo della sua trilogia, che infatti è anche il più debole e deludente di tutti.

La trilogia di “Lo Hobbit” è una continua leccata di cul… ehm vabbè, tentativo di assecondare i fan della trilogia originale, i riferimenti ai film originali si sprecano e sono spesso gettati a caso nel mucchio (quello ad Aragon nel terzo film fa sanguinare le orecchie), però devo essere onesto, il primo capitolo tutto sommato è ancora il mio preferito di questo progetto nato male e continuato peggio, forse per l’influenza positiva di Guillermo del Toro, o forse per la scelta di casting di Bilbo Baggins, forse mi attirerò qualche sguardo scuro, ma per quello che mi riguarda Martin Freeman oltre a risultare credibile nei panni di un giovane Ian Holm, lo trovo molto meglio di Elijah Wood nei panni di quello che è a tutti gli effetti il Michael Jordan degli Hobbit, un personaggio proattivo, malgrado la sua proverbiale voglia di restare rintanato a casa.

“No grazie, ho il frigio pieno di birra e i playoff della NBA da guardare, come se avessi accettato”

Per “Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato”, Pietro Di Giacomo raduna nuovamente tutta la banda e si diverte a giocare con le macchine da presa RED (quelle per il 3D nativo sdoganate da Cameron per “Avatar”), si è parlato molto anche della scelta di Jackson di dirigere il tutto a 48 fotogrammi al secondo, contro i canonici 24, soluzione che evita lo sfarfallio quando si fa una panoramica, ma per quanto mi riguarda è un problema minore se non fosse che molti dei fondali e dei set costruiti, risultano posticci, un dettaglio non affatto da poco che si nota molto di più nel secondo capitolo, a breve su queste Bare.

“The Hobbit - An Unexpected Journey” inizia con il solito prologo epico, tutto dedicato ai nani, all’Arkengemma perduta e all’arrivo di Smaug, drago sputafuoco che come Gollum in La compagnia dell’Anello, non si vede mai in attesa della sua entrata in scena nel film successivo. Thorin Scudodiquercia (Richard Armitage) è un Aragorn in misura minore e no, non mi riferisco all’altezza nanesca realizzata con i soliti trucchi sulla prospettiva, anche perché Armitage è quasi un metro e novanta nella realtà, mi riferisco al fatto che finché il personaggio ha spazio della storia, la sua evoluzione e la sua fierezza da re sotto la montagna si notano tutte, dopodiché anche lui viene fagocitato dalla troppa roba gettata nel mucchio da Jackson pur di allungare il brodo, pagandone il prezzo nel terzo film, dove vaga come un pazzo apparentemente senza motivazioni, non solide per lo meno.

Non farei battute sulla sua altezza se fossi in voi.

Per fortuna tutto questo in “Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato” è ancora abbastanza sotto controllo, certo Jackson è poco a suo agio con il tono leggero dell’arrivo dell’orda di nani a casa Baggings, l’unico momento di umorismo che azzecca è il saluto nanesco, ovvero della virili testate tra amici, ma tra piatti da lavare, bisboccia e canzoni, si vede già che Jackson si muove sulle uova, anche se lo ammetto candidamente, so che tanti hanno odiato le canzoni dei nani (presenti nel libro, ma se per questo anche in “Il Signore degli Anelli” si canta un sacco), ma la bellissima “Misty Mountains”, declinata in mille versioni dal lirico all’eroico dal compositore Howard Shore, nella sua versione minimalista cantata con fare malinconico dai nani, mi piace un sacco, anzi a casa Baggins Cassidy è un vero culto, avete presente quando bisogna fare uno di quei lavori infinitamente lunghi, per cui tocca rassegnarsi e mettersi in marcia? State tranquilli che uno a caso tra me e la Wing-woman tempo due secondi si metterà ad intonare “Misty Mountains” (storia vera).

Immagini che potete sentir cantare (anche a casa Cassidy)

Le parti che trovo del tutto pretestuose di questo film, sono le comparsate a caso di Elijah Wood, oppure gli infiniti minuti dedicati al trio di difensori della Terra di Mezzo, Galadriel (Cate Blanchett), Saruman (Christopher Lee) e Elrond (Hugo Weaving), assenti dal libro di Tolkien ed infilati a forza nella storia per accontentare i fan, per ricordare loro che si, questo è quello che è successo prima della vostra Trilogia del cuore! Siamo ancora noi, solo più vecchi, più stanchi, anche se teniamo in dentro la pancia e fingiamo di avere l’entusiasmo degli esordi, ancora conciati da elfi alle prese con un altro sfiancante piano di lavorazione spalmato su più anni. Secondo me sul set cantavano tutti “Misty Mountains” con più malinconia dei nani.

Ecco perché Jackson dedica tutto quel tempo sulla scoperta del male ritornato nella Terra di Mezzo da parte del mago Radagast il Bruno interpretato dal mitico settimo Dottore, Sylvester McCoy, nulla mi toglie dalla testa che Jackson sia un Whoviano e gli indizi nella sua filmografia abbondano. Nella vecchia trilogia la scoperta del mago sarebbe stata una riga di dialogo, qui Pietro Di Giacomo ha tempo da buttar via quindi può mostrarci la corsa della slitta trainata dai conigli da corsa di Radagast, perché tanto dopo le evoluzioni di Orlando Bloom, i fan vogliono solo questo da Jackson, azione! Elfi volanti! Battaglie! Tutta roba che in “Lo Hobbit” ha poca cittadinanza.

Qualcuno faccia dirigere a Jackson una puntata di Doctor Who!

Non è un caso se le parti migliori siano proprio quelle uscite dal libro, lo scontro con i tre Troll affamati, battuti in astuzia dalla favella di Bilbo, che temporeggia fino ai primi raggi solari consapevole che trasformeranno i tre mostri in pietra (comparivano come statue, anche nella versione estesa di La compagnia dell’Anello), oppure la parte migliore in assoluto di “Un viaggio inaspettato”, il duello di indovinelli tra Bilbo e Gollum (il solito Andy Serkis) con il ritrovamento dell’Unico Anello, un ritrovamento piccolo, solo una delle prove di Bilbo nel libro, che si rivelerà importantissima per il futuro. Insomma i momenti riusciti in “An Unexpected Journey” ci sono perché in quanto primo capitolo, gli effetti della strategia disastrosa allunga brodo di Jackson ancora non si sentono così tanto come nei capitoli successivi.

Anche se tutta la parte con il “pappagorgioso” Re dei Goblin per quanto abbastanza spettacolare, risente già di un certo effetto “animazione di raccordo da videogioco”, in cui come spettatore in quell’orgia di dettagli in CGI, non sai più dove guardare, il che è allo stesso tempo un bene e un male, insomma spettacolare, ma si sentono in lontananza già gli scricchiolii di una strategia suicida in cui a Jackson interessava più assecondare i fan e la sua strana voglia di potere, altro potere che ha finito per logorarlo, ben più di Thorin Scudodiquercia.

“Ho le ossa grosse!”

A questo proposito, la scena degli alberi in fiamme è presente anche nel libro, solo che qui forse per compensare l’assenza di un vero avversario in “Lo Hobbit” (Smaug comunque arriva più avanti e anche lui è più una metafora sputafuoco che una vera nemesi), si è disperatamente corsi a spulciare le appendici del lavoro di Tolkien in cerca di un candidato per la parte, la scelta è ricaduta con ben poche alternative su Azog il Profanatore, il comandante degli orchi la cui faida con Thorin qui viene enfatizzato, prima di essere gettata via dai capitoli successivi. La prima volta che seduto in sala ho visto Azog la mia reazione è stata puntare il dito verso lo schermo urlando: «Mike Mignola!»

Quelle spalle, la mano multilama tipo coltello svizzero... tana per Mike!

Lo so, sarò sembrato più matto di quello che sono, ma quelle spalle cadenti tutt’uno con il collo, sembravano uscite dalla tavole di Mignola infatti i titoli di coda hanno confermato la mia psicosi, Guillermo del Toro nei quattro anni parcheggiato in Nuova Zelanda, aveva consultato proprio Mignola per sfruttare la sua creatività per disegnare mostri per qualche bozzetto preparatorio, ecco perché continuo a pensare che con meno Jackson (e la sua avidità) e più Guillermone motivato, non solo questa trilogia sarebbe stata molto migliore, ma sarebbe stata una bella spallata anche alla carriera del regista Messicano, ma purtroppo non lo sapremo mai.

Un re che avrei potuto seguire, se il resto della trilogia non fosse andata così male.

Mi posso giusto godere Thorin Scudodiquercia che cazzutissimo scende dall’albero per tornare ad affrontare Azog e la promessa finale degli Smaug futuri, oltre ad un Martino Uomolibero che forse da solo, rende più facile affrontare questo viaggio inaspettato e da Jackson anche indesiderato. Ogni volta che mi rivedo “An Unexpected Journey” oltre ad una canzone da canticchiare resto sempre con una certa dose di entusiasmo, malgrado i primi segni di un grosso difetto strutturale, purtroppo l’entusiasmo termina con il secondo capitolo, ma di quello parleremo a breve, non mancate!

28 commenti:

  1. E mia convinzione che le prove dell'esistenza di Peter Jackson siano veritiere fino al 2005,anno del suo mastodontico "King Kong",dopo di chè in Nuova Zelanda c'è stata un'invasione degli ultracorpi,i baccelloni hanno ucciso il vero Peter Jackson tramutandolo in concime per la terra,sostituendolo con una sua copia sbiadita,servizievole,omologata ed ubbidiente nei confronti della richieste degli avidi e incompetenti produttori mentecatti della Warner\New Line!

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    1. La vendetta postuma degli alieni di Bad Taste ;-) Cheers

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  2. Se non sbaglio, il terzo non l'ho proprio visto perché già ampiamente provato dai primi due dove salvo solo il doppiaggio di Smaug che al cinema faceva venire giù le pareti.
    P. S.
    Quel "madornale errore" lo collegavo a Pretty Woman, ma invece ho rivisto recentemente la scena dove pensavo lo dicesse la Roberts e non è così.
    Da dove arriva invece?

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    1. Se ti va, trovi la nuova versione del post dedicato al terzo film (il secondo arriverà a breve) nel link, ho dato una sistemata a quel vecchio post che portava i segni del tempo. Da dove arriva? Da QUI ;-) Cheers

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    2. Sai che il post sulla Battaglia delle 5 armate me l'ero perso? A Scialpi ho riso fortissimo :)

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    3. Era uno dei primi post della Bara, ne ho approfittato per rimettergli le immagini (erano saltate), ma come testo ho cambiato poco, mi sembrava divetnete già così ;-) Cheers

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  3. Io mi ricordo i vari magnifici backstage della trilogia del "Signore Degli Anelli",dove la cosa fondamentale per tutti gli addetti ai lavori,regista compreso,fosse evitare a tutti i costi le strizzate d'occhio al pubblico,perchè la terra di mezzo meritava originalità,praticamente l'esatto contrario della trilogia de "Lo Hobbit",visto che non c'è nessuna avventura colorata alla ricerca di un tesoro perduto sorvegliato da un drago,ma solamente una debole copia carbone della saga precedente!

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    1. Esatto, ma anche una brutta abitudine che sfoggia tanto cinema contemporaneo. Cheers

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  4. Mamma mia,se penso al Guillermo Del Toro dell'epoca mi vengono i brividi,un mostro di creatività,se penso alla tavolozza di colori che avrebbe riflettuto i cambiamenti di stagione con netti cambiamenti di colori saturi,se penso alla sua idea poi scartata da Jackson di eliminare i cieli neozelandesi per utilizzare in modo creativo il digitale,creando dei cieli finti che avrebbero dato l'effetto stilizzato di un dipinto o di una illustrazione,se penso al drago Smaug che sarebbe stato realizzato come una sorta di serpente marino alato creato con un modello animatronico misto alla CGI come per il T-Rex di Spielberg,ecc ecc,ora è diventato il regista di smielate storie d'amore ittiche e noiose fiere delle illusioni,dove siccome a vinto i premi,improvvisamente Hollywood e tutta la sua manica di attori e attrici paraculi e paracule,vogliono lavorare con lui,quando al massimo poteva contare su Ron Perlman,ora è il regista dei film di valore che contano,mentre prima lo consideravano solo un ciccione che adorava i mostricciattoli,la cosa peggiore è che Guillermo adora ottenere riconoscimenti,l'ultima volta che mi sono davvero emozionato con un suo film è stato quella meraviglia di "Pacific Rim" è in misura minore "Crimson Peak",se prima sentendo il suo nome mi alzavo in piedi entusiasta,ora si sta pericolosamente avvicinando alla figura dell'attuale Tim Burton,roba da sudori freddi di puro terrore!

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    1. Idem, uscì dalla sala dopo “Pacific Rim” esaltato, inoltre ci siamo persi Ron Perlman (nano più alto del mondo) in qualche ruolo non precisato, enorme e sanguinosa occasione mancata. Cheers

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    2. Penso che Guillermo volesse Ron Perlman per interpretare Beorn il mutaforma,per quanto riguarda Thorin Guillermo so che aveva in mente di ingaggiare Brian Blessed che era il padre di Robin di Locksley nel film con Kevin Costner!

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    3. Si, avevo letto le stesse notizie e per Beorn sarebbe stato perfetto. Cheers

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  5. A me questo primo capitolo non era dispiaciuto. Ricordo ancora, al cinema, il mio compagno di visione che, quando si è girato e ha visto i lucciconi nei miei occhi durante le prime sequenze nella Contea, con QUELLA musica, ha sibilato "Ma non ti starai mica commuovendo, vero??" (No, figurati, mi è andata solo una bruschètta nell'occhio). Poi ho resistito fino al secondo film e il terzo l'ho direttamente evitato. Armitage non era abbastanza figo nei panni del nano Sgnoccolo per farmi continuare.

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    1. Mi è entrato pane e burro Hobbit in un occhio ;-) Idem, il primo me lo riguardo ancora volentieri è l'unico dei tre di cui ho il blu-ray, dico sempre che dovrei comprarli tutti, poi mi ricordo il loro contenuto e finisco per tenermi questo, solo e solitario. Cheers

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  6. Ti ho 'quotato' così tante volte leggendo questa rece, che quasi non so come commentare: praticamente concordo su tutto... Jackson ha sbagliato completamente il tono del film, cercando di trasformare quella che era una favola per bambini con diversi spunti di originalità (l'invenzione degli Hobbit, così assolutamente antieroici, è geniale) in un prequel di un romanzo epico come il Signore degli anelli, che riprenderà sì alcuni spunti e personaggi, ma ha tutt'altro tono. Non a caso le uniche cose che mi sono piaciute di questa trilogia sono nel primo film, e sono quelle riprese dal libro (compresa la vituperata canzone dei piatti, che invece è perfettamente in linea col romanzo, ed è pure carina)

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    1. Quoto, come si diceva ai vecchi tempi, nella prima era della Terra dell’Internet ;-) Mi dispiace proprio siano sparite le canzoni dal film, almeno quelle tenevano Pietro Di Giacomo legato al materiale originale, poi si è perso completamente per strada anzi, ha abbandonato il sentiero per fare una citazione fatta bene. Cheers

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  7. Tra l'altro uniformando lo Hobbit al SDA e con tutto l'inutile pippone sull'Archengemma che corrompe chi la possiede (praticamente un Anello 1.0, partendo da un libro in cui neanche l'anello è ancora l'Unico Anello) si perde l'altro elemento veramente originale: lo Hobbit ha una 'morale' sostanzialmente pacifista, e quindi è assolutamente anti-epico... La battaglia delle 5 armate non è uno scontro buoni contro cattivi, è una strage inutilissima voluta dall'arroganza e dall'avidità di re/capi a cui non frega nulla di far morire anche la propria gente... Capiamoci: il drago è GIÀ morto, di fatto non ci sono altri nemici, sono tutti seduti su una montagna (letteralmente) d'oro, e questi riescono a scannarsi lo stesso xchè non se lo vogliono dividere...
    Senza andare a ricontrollare le date, ho sempre immaginato questo libro come figlio di quel carnaio umano della I guerra mondiale, e Il SdA della II, con un senso di ineluttabilità di certe guerre molto maggiore

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    1. Assolutamente, invece Jackson ha ridotto tutti a Battagliona numero uno e Battagliona numero due, dimostrando di essere lui il più avido di tutti. Cheers

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  8. E per concludere tutto 'sto pippone:
    1) Martin Freeman è PERFETTO come Bilbo Baggins
    2) Misty Mountains in versione estesa è LA colonna sonora fissa dei miei trek in montagna: ascoltarsela mentre si cammina in un bosco di abeti come uno Hobbit dopo la 3 colazione non ha prezzo :)

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    1. Martino Uomolibero è una delle migliori scelte di casting di tutta la carriera di Jackson, su Misty Mountains aggiungo che la sto ascoltando anche in questo momento (storia vera). Cheers

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  9. I primi due film, tutto sommato, non sono male...sarà appunto col terzo che le cose peggioreranno velocemente.
    Ma rimanendo a Un viaggio inaspettato, devo dire che l'adattamento è passabile: ci sono aggiunte/modificazioni che funzionano (vedi Radagast), altre che proprio non sono in linea coi personaggi che vedremo ne Il signore degli anelli (vedi Elrond che non crede alle parole di Gandalf sul ritorno di Sauron, quando è proprio lui, nel libro, a premere affinché il Bianco consiglio agisca tempestivamente).
    Martin Freeman concordo che sia ottimo come giovane Bilbo e personalmente trovo che il film sia piuttosto in linea con lo spirito del libro: leggero e semplice, privo di quel respiro di ampia portata che invece ha ISdA e soprattutto il Silmarillion.

    Mi duole però che una scena fondamentale del film (e della saga in generale) sia lievemente guastata dall'adattamento italiano: premetto che non sono un talebano del doppiaggio, però si tratta di una svista piuttosto strana. Nella scena degli indovinelli, Freeman, toccandosi la tasca, dice "What have i got in my pocket". Nella versione italiana, stessa scena, il doppiatore ha l'inflessione giusta -ovvero, sovvrapensiero- ma dice "Che cos'ho io nella mia tasca?" quell'Io viene calcato e rovina l'atmosfera, sembrando proprio che bilbo abbia formulato la domanda di proposito, quando invece è stato il caso/destino a volere che l'anello fosse al centro dell'indovinello (in parte, l'anello stesso voleva andarsene dalla caverna di Gollum).

    Ovviamente, un altro mio grande rimpianto è che Gandalf non sia qui doppiato dalla sua voce storica, ma da Proietti (con tutto il rispetto per quest'attore, s'intende).

    Per il resto, non ho grosse critiche da fare al film: la modifica che più poteva farmi storcere il naso (rimanendo sempre al primo film), a parte quella di trasformare una buona bilogia in tre film inultimente lunghi, è l'aggiunta di un Aazog redivivo, ma la sua storia di lega bene a quella di Thorin, quindi l'ho accettata.

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    1. Non serve aggiungere molto, sono d’accordo su tutto e grazie per la questione doppiaggio, di solito mi concentro più sui film però la saga del Signore degli Anelli l’ho sempre apprezzata anche in italiano (la vidi al cinema così la prima volta, l’ho rivista tante volte sia in originale che doppiata quindi non ho problemi), con tutta la stima per Proietti (che è stata la miglior voce per Rocky, ricordiamolo) fa sembrare anche Gandalf un altro personaggio. Cheers

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  10. Questo avrei voluto che fosse successo sul set, dieci anni fa...
    Sylvester McCoy si avvicina a un non più così ispirato (non come ai tempi della prima trilogia, di certo) Peter Jackson per dirgli: "Peter, non ti vedo in forma smagliante. Secondo me avresti bisogno di un Dottore..."
    E Jackson, afferrando al volo: "Non trovo il cellulare: c''è una cabina telefonica in giro? Vorrei chiamarlo per fissare un appuntamento in Tempo"
    McCoy: "Nessun problema di orarI, Peter, lui riceve fino a TARDIS"
    Dopodichè Jackson, McCoy, Freeman, Serkis e tutto il resto del cast si mettono a intonare a cappella lo storico motivo di Ron Grainer (con Murray Gold a dirigere, travestito da hobbit) ;-)

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  11. Uff... Questo è un bel mattone, un film che, si vede, nessuno voleva fare. Concordo che questo primo sia il più vedibile, ma siamo comunque messi male. Bravissimo Freeman, questo si (ma a me piace anche Wood)! :--)

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    1. Purtroppo Martino Uomolibero spicca in un film in cui lui è l'unico ad avere voglia di fare. Cheers

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  12. Caro Cassidy stavolta mi trovi in parte in disaccordo con te. Vero che lo Hobbit è un libro sostanzialmente di una grande fiaba ma è altrettanto vero che narra momenti importanti per la storia della terra di mezzo. Se intrecciamo questa storia alle appendici del signore degli anelli effettivamente abbiamo una sorta di prequel. Ovviamente è una forzatura che non restituisce l'atmosfera del libro ma, ugualmente, non credo sia un'operazione da condannare. Tutt'altro. Veniamo al film che ha tanti difetti a partire dall'idea che ha Jackson dei nani. Razza bistrattata nella trilogia da lui diretta in cui al povero Gimli è toccata la parte della spalla comica invece del potente guerriero che è. La sua "rivalità" con Legolas che nel libro trova delle pagine memorabili viene sacrificata per dei discutibili siparietti che dovrebbero essere comici ma non lo sono.
    Ne lo Hobbit Jackson non fa nulla per rimediare: i nani appaiono dei saltimbanchi che ricordano Aldo Giovanni e Giacomo ne i bulgari. I nani sono valenti guerrieri con corazze, asce, martelli. Non acrobati che per sfuggire agli orchi saltellano nei cunicoli neanche fossero Mario Bros. ed è un peccato perché goblin gate la fortezza degli orchi è fatta bene e anche la descrizione di come funziona la società degli orchi è ben costruita. Mancano i combattimenti, quelli veri, violenti, come fanno i nani con gli orchi.
    Bene hanno fatto a coinvolgere galadriel, saruman ed elrond anche se l'atteggiamento di saruman anche in questo caso viene volto al peggio come di chi trama perché vuole agevolare Sauron. Saruman non ha nessun interesse che Sauron riacquisti la sua potenza e non è corrotto da Sauron bensì, ma questo solo successivamente, dalla bramosia di poter usare l'anello. Durante lo Hobbit, saruman è un buono e ancora non sa nulla del ritrovamento dell'anello. Non ha motivo di non appoggiare l'attacco a dol guldur

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    1. Ma infatti ho scritto che questo film, malgrado le differenza apportate (quelle ci sono anche in ISDA) mi piace, nel resto della trilogia diventa qualcosa di tedioso ;-) Cheers

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