domenica 24 luglio 2022

Stereo (1969): il primo esperimento del dottor Cronenberg


Se siete degli scrocconi l’avete già visto, per tutti gli altri, sta per uscire un nuovo film del mio secondo Canadese preferito ovvero David Cronenberg, occasione perfetta per riempire l’attesa con qualche titolo a tema.

A soli ventisei anni e con due cortometraggi alle spalle, David Cronenberg dal Canada, scatena sul pianeta un’infezione cinematografica che Padre Tempo ha dimostrato essere inarrestabile, in quanto ancora in corso. La sua opera prima è “Stereo”, 65 minuti girati in un rigoroso bianco e nero che rappresentano la sperimentazione più pura, quella che ha dato forma al virus.

I personaggi di “Stereo” non hanno un nome, non hanno un passato (e probabilmente nemmeno un futuro), a ben guardare non hanno nemmeno la parola perché proprio solo quello possiamo fare con loro, guardarli, visto che il film scritto, diretto e prodotto dalla stesso Cronenberg è stato girato con una vecchia macchina da presa Bolex, rumorosissima e senza l’audio in presa diretta, per questo i dialoghi sono totalmente assenti, sostituiti da una fredda voce narrante, applicata sopra le immagini in post produzione, impegnata a descrivere l’esperimento in corso, perché di questo tratta “Stereo”, un esperimento.

“Secondo voi lo sanno che stiamo arrivando a portar loro la peste?” (cit.)

Nell’accademia del citato ma mai mostrato dottor Luther Stringfellow (il primo dei tanti “Mad doctor” che popoleranno il cinema di Cronenberg), un ragazzo avvolto nel suo mantello si unisce agli altri giovani volontari, l’esperimento servirà a mettere alla prova le loro capacità telepatiche innate, incoraggiandoli a svilupparle attraverso l’esplorazione sessuale. So di gente che ha usato trucchi anche più loschi per fare sesso, tipo la collezione di farfalle o roba così.

Il fine ultimo dell’esperimento è dimostrare che attraverso relazioni sessuali di diversa forma e natura, queste possano essere un sostituto del obsoleta unità familiare messa in discussione, insomma la soluzione naturale a tutti qui film dove basta trovarsi una famiglia per essere felici, grazie David!

Se i due cortometraggi diretti dal mio secondo Canadese preferito, "Transfer" (1966) e "From the drain" (1967), erano gli organismi unicellulari da cui si è sviluppato il cinema di Cronenberg, “Stereo” è ancora una creatura in vitro, che a differenza del suo fratello gemello “Crimes of the Future” (1970, a breve su questa Bare) non ha nemmeno un genere con cui può essere etichettato, siamo dalle parti del teatro però su pellicola, a voler essere romantici, l’esperimento scappato dall’asettico laboratorio in cui era tenuto sotto controllo, per svilupparsi in quelle tematiche legate a sesso, ossessione, il corpo che muta e si adatta alle flessioni della mente, che sarebbero diventate la base del cinema di David Cronenberg.

Come è noto il nemico numero uno dei giovani è il governo, alleato coi matusa (cit.)

I ragazzi protagonisti di “Stereo” sono legati da quella telepatia che sarebbe esplosa (letteralmente!) con Scanners, uniti da rapporti di sesso come i protagonisti di Crash, mentre loro interagiscono, sperimentano, si accoppiano e comunicano senza parlare, il professor Cronenberg li studia, allenando quell’occhio da patologo che lo ha resto un regista unico nel suo genere, perché in tanti hanno provato ad essere “Cronenberghiani”, ma solo uno lo è per davvero.

“Stereo” a suo modo ha qualcosa di tenero, oddio per quanto possa esserlo un canadese la cui idea di divertimento è interpretare un serial killer in Cabal, guardando questi ragazzi sembra di assistere quasi alle registrazioni della loro gioventù spensierata, per una porzione di film almeno, visto che quello che vuol dirci Cronenberg è piuttosto chiaro: il potere della mente può avere la meglio sul corpo? Basta guardare il resto della filmografia di Davide Birra per sapere la risposta che qui è già molto chiara.

Morte all'unità familiare. Gloria e vita alla nuova carne.

Il bello di “Stereo”, venduto troppo spesso come un primo vagito di quello che poi un giorno sarebbe diventato Scanners (corretto, ma riduttivo) è vedere come una delle ossessioni di Cronenberg fosse chiara fin dalla nascita del suo cinema: il sesso che ha effetti sulla mente. Lo vedremmo accadere ancora in Brood, in Inseparabili e sicuramente anche in A history of violence, ma tutto questo era già presente fin dalla genesi del virus meglio noto come cinema di David Cronenberg, già pronto a fare la sua prima (di tante) mutazioni, finendo per passare dall’essere impossibile da etichettare come questo “Stereo”, fino ad abbracciare le tematiche della fantascienza post-apocalittica, come accadrà nel film gemello di questo, ovvero “Crime of the future” (1970), ma di quello parleremo la prossima settimana, anche perché l’attesa del nuovo “Crime of the future”, quello targato 2022 è ancora lunga, tanto vale spendere il tempo insieme al Dottor David Cronenberg.
 
Visto che siamo in tema, vi ricordo la rubrica dedicata al mio secondo canadese preferito!

4 commenti:

  1. E' sempre intrigante vedere opere primissime di grandi autori, perché si possono stanare loro tematiche e argomenti quando ancora probabilmente gli autori stessi non li avevano ben focalizzati, o ancora non avevano capito come rendere i loro virus pandemici. Il Dottor Cronenberg è autore di una delle più meravigliose pandemie della storia umana, cioè il suo cinema, quindi è un piacere vederlo giovane nel suo laboratorio a studiare e fare esperimenti :-P

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    1. Penso proprio lo stesso, con Padre Tempo dalla nostra diventa più facile giudicare, prossima settimana un altro germe dell'infezione Cronenberghiana da studiare ;-) Cheers

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  2. Riassumendo: Luther Stringfellow/Cronenberg conduce un esperimento per dimostrare che i giovani pensano (un pensiero condiviso, per telepatia appunto) sempre a una cosa sola (il sesso) e delle cose serie (come mettere su famiglia) se ne fregano ;-)

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    1. Dimmi se non ha ragione lui anche questa volta ;-) Cheers

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