martedì 5 luglio 2022

American Mary (2012): Bloody Mary

Ci sono tradizioni che vanno onorate a prescindere, come ad esempio la Notte Horror, ormai mi sono preso a cuore il ruolo di band d’apertura per questo festival di mostri, freaks e orrori assortiti che andrà avanti per i prossimi martedì estivi a blog condivisi. Per la mia sesta apparizione ho scelto un film che compie i suoi primi dieci anni, se bisogna fare un po’ di casino ad un festival Horror, tanto vale coinvolgere delle specialiste in questo settore come le Soska Sisters.

Le gemelle Jen e Sylvia Soska, classe 1983 direttamente dal grande nord canadese, due adorabili matte con una carriera da attrici fin da giovanissime e un amore viscerale per il cinema horror, la leggenda vuole che da bambini Jen e Sylvia chiedessero a genitori, immagino esausti, «Possiamo rivederloooooo?», solo che invece del solito classico Disney, il loro titolo del cuore da vedere a ripetizione era Poltergeist (storia vera).

Cresciute, come tutte le persone con la testa sulle spalle, nel mito del loro compatriota Cronenberg, le “Twisted Twins” hanno un superpotere particolare, quello di riuscire a manifestarsi a tutti i festival di cinema horror vestite (oddio vestite…) come se fossero uscite dal sogno bagnato di qualunque nerd cresciuto a pane e Horror, piantando su un casino che fa pensare a tutti: «Sono arrivate Jen e Sylvia».

Voi i fratelli Taviani, noi le sorelle Soska.

Quando distribuivano l’entusiasmo, i primi della fila sono rimasti con un palmo di naso perché queste due novelle Mercoledì Addams dal Canada avevano già spazzolato tutto, la leggenda vuole che le sorelline abbiano tempestato Eli Roth di email, fino a convincerlo a produrre il loro film, portando come curriculum il loro esordio auto prodotto, scritto diretto ed interpretato, ovvero “Dead hooker in a trunk” (2009) che già nel titolo riassume tutta la trama.

"Ma lì dentro non dovrebbe starci solo ruotino e triangolo?"

Ecco perché “American Mary” nel 2012 uscì distribuito dalla Universal e con una dedica in bella vista ad Eli Roth e ancora oggi resta il miglior film di Jen e Sylvia, due che a volte lasciano un po’ la sensazione di essersi create un’aurea di mito tale attorno, più consistente della loro filmografia, che prevede un segmento molto divertente di “The ABCs of Death 2” (2014), prima di accasarsi con la WWE, per roba non proprio irresistibile come “See No Evil 2” (2014) e “Vendetta” (2014), fino al momento in cui le due non hanno calato la maschera del loro amore per il mio secondo Canadese preferito, diventando le prime delle storia a fare un remake di un suo film, nella fattispecie Rabid.

La sensazione è che alle Soska Sisters si voglia bene per il semplice fatto di esistere, anche rivedendo oggi “American Mary”, ritroviamo un film che ha tutto della loro esplosiva personalità e del loro amore incondizionato per l’horror, alcuni difetti che ti aspetteresti da un film d’esordio (almeno su un grande palcoscenico) e il potenziale che dieci anni dopo, forse Jen e Sylvia non hanno ancora espresso in pieno, facile quindi dichiarare che questo è ancora il loro film che preferisco, non tanto per vera mancanza di alternative, quanto per la vitalità che “American Mary” sfoggia.

"Ehi papà guarda un pollo!" (Cit. Che capiranno in pochi)

Pronti via, Jen e Sylvia aprono il loro film con la loro protagonista Mary Mason, che sulle note dell’Ave Maria di Schubert (sottilissime...), nella cucina di casa fa pratica di suture su alcuni tacchini. Mary ha il volto e il corpo della bellissima Katharine Isabelle, con la frangetta perché sia chiaro che è l’alter ego delle sue due registe, che hanno fatto una gran scelta, visto che per il ruolo principale hanno solo scelto una delle più famose Scream Queens di tutto il Canada, con un sacco di horror nel suo curriculum ma famosa soprattutto per la trilogia di “Ginger Snaps”, sorvolo sul titolo italiano, meglio non infierire.

Didascalie che verranno ignorate presenta: Katharine Isabelle.

Mary studia chirurgia, il suo professore il Dr. Grant (David Lovgren) la pungola costantemente come si fa con gli studenti promettenti, perché la nostra ha il talento per diventare il nuovo fenomeno del bisturi, ma i problemi a pagare la retta universitaria la tengono distratta, il fatto che poi in questo film i chirurghi scherzino tra di loro chiamandosi “tagliatori”, in originale “Slasher”, è solo l’ennesima prova che le Soska Sisters si sono divertite un sacco a scrivere e dirigere questa storia.

La prima mezz’ora di “American Mary”, Jen e Sylvia dimostrano un ritmo e un occhio per la narrazione notevoli, la loro Mary ad un passo dal diventare una spogliarellista per far fronte ai suoi problemi economici, per un caso del destino si ritrova ad eseguire la sua prima operazione illegale, pagata con bei soldati, nel retro di un Night Club per di più operando in lingerie, un deus ex machina a metà tra Eros e Thanatos (che non è il cattivo degli Avengers), che mette in moto tutto il film con il giusto tocco di umorismo nero, che evidentemente alle sorelle Soska non manca.

Vabbè Katharine, non è che mi puoi impallare tutte le didascalie così eh? Poi penseranno che si tratta di una scusa per non scriverle.

La notizia del talento di Mary si diffonde velocemente nel sottobosco popolato di bizzarri personaggi interessati al talento di una dottoressa che opera bene e fa poche domande, qui la nostra Mary, novella Alice, decide di seguire il Bianconiglio giù nella tana, solo che invece di uno stressato animaletto con un orologio, Mary fa la conoscenza di Beatress (Tristan Risk), una sorta di Betty Boop umanoide scolpita a colpi di chirurgia estetica, che per la sua “sorellina” è alla ricerca di qualcuno abile con il bisturi, ben disposta pagando il giusto a trasformarla in una bambola, vorrei vedervi tutti voi la fuori, in fissa per vedere l’annunciato film di Barbie con Margot Robbie e Ryan Gosling, guardatevi “American Mary”, poi ne riparliamo della vostra voglia di bamboline.

"I'm a Barbie girl, in the Barbie world" (cit.)

In una scena un po’ forzata ma chiave, Jen e Sylvia ci mostrano che la loro protagonista è una ragazza fredda come il ghiaccio, apparentemente priva di empatia, diventa chiaro quando il tuo tutore le chiede di dare una doppia brutta notizia alla famiglia di un paziente. In realtà Mary è priva di qualunque forma di morale, questo la rende “Bloody Mary” come viene presto nominata nell'ambiente, la dottoressa a cui rivolgersi se il vostro corpo non è in linea con l’immagine di voi stessi che avete o desiderate.

Il cameo delle regista, anche se loro vestite così stanno meglio di Hitchcock.

Purtroppo per me che patisco sempre questo tipo di scene, le sorelle Soska decidono che la definitiva trasformazione della loro Alice non deve avvenire con una festa di non-compleanno, ma ad un festino di chirurghi che in quanto rappresentanti della “normalità” sono i veri mostri della storia. In tutta onestà non credo che fosse obbligatorio far imboccare ad “American Mary” la strada maestra del filone “Rape & Revenge”, che però è solo una delle chiavi di lettura del film, perché per certi versi la vendetta sul violentatore non è altro che la versione in grande della scena iniziale, invece di fare esperienza chirurgica su polli e tacchini, Mary esperimenta su un gran bastardo che francamente, un po’ se lo merita anche, bisogna dirlo.

"Adesso ti toglierò i denti del giudizio, agendo senza giudizio"

Il secondo atto di “American Mary” pare girare un po’ a vuoto, le sorelle Soska trascinate dal loro entusiasmo mettono sul fuoco tanta di quella carne che ad un certo punto, forse per un po’ di inesperienza non riescono a gestire in maniera approfondita, le sotto trame si accumulano e non trovano una loro naturale conclusione, ma più che quella del “Rape & Revenge”, la direzione seguita dal film è un’altra.

Trattandosi di un’opera estremamente personale, Jen e Sylvia ci tengono molto a rappresentare il loro mondo al cinema (il loro cortometraggio “Twisted Twins” del 2012 di fatto è una sorta di loro autobiografia), infatti appaiono nel film nel ruolo delle due gemelle che richiedono a Mary un tipo di operazione molto particolare, quella in cui le Soska possono far indossare a Katharine Isabelle un camice rosso che altro non è che una strizzatona d’occhio enorme al loro grande eroe, il David Cronenberg di Inseparabili.

Tana per le Soska che omaggiano il loro (e il nostro) eroe.

“American Mary” si avvolge comodo nella coperta calda del Body Horror d’ispirazione Cronenberghiana, anche se il messaggio delle sorelline è chiarissimo, il loro film ambientato a Seattle, si gioca un sacco di attori e attrici dall’accento marcatamente canadese (perché intitolarlo “Canadian Mary” avrebbe fatto pensare alla storia di una taglialegna) ma è un amorevole inno alla diversità.

Il film ad un certo punto sembra girare a vuoto, dando spazio ad una sfilata di personaggi pescati in giro da Jen e Sylvia, che con i loro veri innesti nel corpo, la loro lingue rese chirurgicamente biforcute ed ogni altro genere di “Body modification”, sembrano una parata di loschi figuri che un bacchettone potrebbe etichettare come “mostri”, qui lo spirito provocatorio delle Soska viene e galla, poco importa che sia graffiate come quello di un bimbo che ha appena scoperto GG Allin e lo utilizza per scandalizzare il compagno di banco catechista, gli intenti delle sorelle Soska sono chiarissimi.

"Sorridi, la Notte Horror è iniziata!"

Beatress con la sua vocina dolcissima e i suoi modi altrettanto gentili, l’energumeno Lance, un buttafuori con l’aria da Lemmy dei Motörhead che però offre a Mary un frappè e un buon consiglio da fratello maggiore nel momento in cui risulta più utile. La comunità di “stramboidi” abituati ad essere guardati male dai normali accoglie Mary tra le sue fila, quasi come se fossero i Freaks di Tod Browning, perché la ragazza non moralizza, non li giudica mai, li vede per quello che sono, persone che cercano di esprimere loro stesse e qui sta davvero il cuore di tutto “American Mary”, le sorelle Soska non tirano mai via la mano su taglizzamenti, ammazzamenti, torture e trovate in odore di Body Horror, ma il film è quasi un tenero omaggio alla diversità, che parla dritto alle orecchie di tutti quelli che sono disposti a non giudicare ma ad ascoltare. Non devi essere un mostro per amare il macabro e tutte quelle cose che molti ritengono orribili e spaventose, qualunque appassionato di Horror questo lo sa benissimo.

“American Mary” ha i pregi di un messaggio chiarissimo, raccontato con tutto l’entusiasmo, l’assenza di morale e il gusto per il macabro che caratterizza le due sorelle canadesi, i difetti saranno eternamente quelli del film d’esordio, visto che la filmografia della Soska non ha mai fatto il salto di qualità, eppure in mezzo a tutte queste lingue biforcute, braccia e gambe affettate, l’organo pulsante più in vista di questa operazione (ah-ah) all’ombra di Cronenberg è proprio il cuore, che a questo film non manca.

Gooble Gobble one of us, we accept her! (cit.)

A sollevare di due o tre tacche tutto il film, ci pensa poi la prova di Katharine Isabelle, algida e bellissima come il ruolo richiede, la Scream Queens canadese si carica il film in spalla dalla prima all’ultima inquadratura, una gioia per gli occhi che ben incarna tutto l’Eros e il Thanatos (no, non è quello viola che schiocca le dita!) di cui il film è carico, insomma viene da pensare che sia la proiezione di loro stesse su grande schermo delle sorelle Soska, due che il loro mito se lo sono costruite per davvero, infatti si finisce a voler bene a quelle due matte proprio per tutto quello che rappresentano, ovvero vivere con l’horror come barometro morale e stile di vita, non potevamo aprire questo festival di “freaks” della Notte Horror senza di loro.

Non perdetevi il post del Zinefilo alle ore 23.00, Lucius inizierà a parlarci di quello che è semplicemente uno dei film che amo di più di sempre. Qui sotto invece il programma completo!

24 commenti:

  1. Olè, notte horror cominciata! Sai che io ignoravo l'esistenza di queste due sorelline horror?

    Quindi tutto ciò che hai scritto di questo film mi è nuovo, anche se non mi sorprende che da buone canadesi si rifacciano a Cronenberg (che per la cronaca mi sta antipatico da quando zio John ha detto che non lo ha salutato ad una cena dei masters of horror atteggiandosi a grande autore). In ogni caso, gran post, spero prima o poi di recuperare questo esordio (e ho capito che posso fare a meno di tutto ciò che hanno fatto dopo)! :--)

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    1. Chissà cosa aveva per la testa, anche se poi alla serie effettivamente, non ha preso parte. Per provare a ricucire lo strappo con Cronenberg, posso dirti che lui è l'unico elementi che salverei di "Star Trek Discovery", per il resto ti ringrazio molto, sempre gentilissimo ;-) Cheers

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    2. Cronenberg in Discovery... E poi non saluta Zio John? Non so se me lo fa risultare ancora più antipatico! >___<

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    3. Ahahah in effetti messa così ha senso ;-) Cheers

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    4. Vediamola in questo modo: probabilmente Cronenberg stava pensando a un personaggio odioso da inserire in qualche horror psicologico (il body horror l'aveva accantonato, ai tempi) e dev'essersi detto "potrebbe essere qualcuno che si atteggia a grande autore, capace addirittura di non salutare un collega come John Carpenter quando lo incontra... ma quanto può essere odioso uno così? Funzionerà alla grande!"... ecco com'è andata alla fine, lui stava solo provando il personaggio per testare la reazione genuina di Zio John ;-)
      Comunque Cronenberg potrebbe mostrare un po' di riconoscenza per l'affetto che le Soska Sisters gli hanno dimostrato: possibile che il dottor Kovich non abbia bisogno di un paio di assistenti? Il lontano futuro è un posto pericoloso, e con loro lo sarebbe anche di più... ;-)

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    5. Il dottor Cronenberg faceva esperimenti sulle reazioni di Carpenter, con le sorelle Soska come assistenti, una trama che si scrive da sola ;-) Cheers

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  2. L'estate è ufficialmente iniziata! :D Film interessante come apertura di Notte Horror, pieno di idee intriganti e realizzato con tanto entusiasmo, inoltre il carisma indubbio della protagonista è un valore aggiunto.

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    1. Ben felice di aver dato fuoco alle polveri, si volevano quelle due matte delle Soska, anche perché il loro film trovo che oltre a parecchio sangue, abbia anche molto cuore ;-) Cheers

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  3. Devo appprofondire la conoscenza con le due canadesi, che finora mi sono sempre sfuggite, ma mi sembrba che in un mondo di filmetti fatti con poca passione ci pensino loro a inserire tutto l'entusiasmo che manca a tanti loro colleghi ;-)

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    1. Sono due belle matte a cui si vuole bene, proprio per la loro manifesta passione per l'Horror, avercene di persone con questo entusiasmo, concordo con te. Cheers

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  4. Che inizio di Notte Horror con i fiocchi! Molto interessante, grazie per la dritta!

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  5. Anche in questo caso mi ero ripromesso di vederlo ma ancora non ho avuto occasione, devo assolutamente trovarla ;)

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    1. L'occasione è il compleanno, ora hai un scusa ;-) Cheers

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  6. La mia ignoranza sul genere è spaventosa, non avevo mai sentito parlare di questo film... è il motivo per cui ogni anno partecipo più che volentieri alla Notte Horror: è un'occasione imperdibile per farsi una cultura e conoscere anche altri amici blogger. Un ottimo inizio, direi. Complimenti per la recensione che, come tuo solito (è un complimento!) è un mini-saggio

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    1. Ti ringrazio molto, gentilissimo ;-) La Notte Horror ci raduna tutti, non sarebbero male anche altre iniziative per altri generi, proprio per la stessa ragione che hai descritto. Cheers!

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    2. ma sai che non sarebbe una cattiva idea? pensiamoci...

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    3. Teniamolo a mente, intanto ci studio su. Cheers

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    4. Ottima idea! Si potrebbe fare un Pomeriggio Sci-Fi o una Mattinata Noir... Mettiamo magari ai voti un po' di proposte, in modo da occuparci i mesi più freddi dove di solito si tende ad andare in letargo

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    5. Pensavo proprio a qualcosa del genere, l'idea dei voti mi piace, anche il periodo ;-) Cheers

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  7. Buone Notte Horror a te e a tutti quelli che seguiranno da qui a fine agosto! Non ho capito se American Mary sia un film o qualcos'altro ma direi che a questo punto è inessenziale.

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    1. Si è proprio un film, l'importante era iniziare, ben felice di aver dato fuoco alle polveri ;-) Cheers

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  8. Non conoscevo, mi sa che mi toccherà recuperarlo

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    1. Merita, le sorelle Soska hanno la nostra stessa passione per l'horror ;-) Cheers

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