giovedì 12 maggio 2022

Il quinto elemento (1997): come si dice tu vuò fà l’americano in francese?

Ci sono domande fisse su questa Bara che hanno risposte precompilate, se mi leggete da un po’ dovreste conoscerle entrambe tipo ritornello, domanda: cosa fa un regista quando raggiunge l’apice della fama? Risposta: si butta sul progetto della vita, quello tenuto nel cassetto da sempre.

Sempre, per Luc Besson vuol dire dalla sua adolescenza, sedici anni o giù di lì, perché quel cicciotto con i capelli brutti (lo sfotto perché in pochi più di me hanno voluto bene al suo cinema) avrà anche raggiunto la vetta con film d’azione come Nikita e Lèon, ma la fantascienza l’ha sempre avuta nel cuore, infatti a ben guardare era un film di questo tipo anche il suo “Le Dernier Combat” (1983).

Quello che trovo ammirevole di “Il quinto elemento” è il fatto che nel corso degli anni Besson, non abbia modificato più di tanto il soggetto del suo film, certo lo ha affinato e reso parte della sua poetica, ma più che altro si è impegnato a raccogliere i fondi necessari per realizzarlo sul grande schermo, un’impresa titanica per i tempi, visto che “Le Cinquième élément” costò novanta milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, ai tempi il film più costoso mai prodotto dalla casa di produzione Europa, questo fino a quando non è stato lo stesso Besson, con mire da James Cameron francese a ritoccare il record verso l’alto, guarda caso con un altro film di fantascienza di stampo fumettistico, proprio come “The Fifth Element”.

Quando regista e protagonista vanno dallo stesso parrucchiere (non vedente)

Non ho usato l’aggettivo fumettistico a caso, perché uno dei punti di forza di un film come “Il quinto elemento” è proprio il suo avere entrambi i piedi ben piantati nella gloriosa tradizione delle Bande dessinée, perché quello che non dice mai nessuno è che i nostri cugini d’oltralpe, amano i fumetti almeno quando noi abitanti di uno strambo Paese a forma di scarpa, in questo siamo davvero cugini. La loro tradizione è lunghissima e Besson ha dimostrato di conoscerla bene, visto che per questo film ha coinvolto due dei maggiori nomi del fumetto francese di fantascienza, il creatore di Valerian ovvero Jean-Claude Mézières e Sua Maestà Jean “Moebius” Giraud, mossa che per altro ha permesso a Besson di uscire indenne da un’accusa di plagio archiviata nel 2004, proprio in virtù dell’accordo tra il regista e il disegnatore, causa intentata da Alejandro Jodorowsky che aveva riconosciuto qualche similitudine di troppo tra il settimo lungometraggio del regista e il suo classico a fumetti “L’Incal” (storia vera).

Permettetemi un paragone ardito, nella mia testa vuoi per le trovate fumettistiche, vuoi per una certa estetica spinta al limite, per certi versi “Il quinto elemento” potrebbe essere la risposta francese a Dredd – la legge sono io, entrambi i film hanno costumi disegnati da un famoso stilista (Versace contro Jean-Paul Gaultier), entrambi hanno origini fumettistiche, ma con la differenza che gli americani hanno messo le loro manacce sul personaggio simbolo della britannica “2000 A.D.” mentre Besson da vero galletto, ha tenuto in patria le glorie nazionali, ma con la testa rivolta ai mercati di tutto il mondo, infatti il film è stato girato in lingua inglese, con un nutrito contributo da parte di alcune facce note, molti dei prediletti di questa Bara, d’altra parte non farebbe parte dei “Giovedì Bruno” se così non fosse stato no?

Nel futuro avremmo le auto volanti e il colesterolo alto.

Andai a vedere “Il quinto elemento” alla sua uscita, nel solito cinenimo di provincia adibito al mio culto per Bruno. Besson e Bruce nuovamente in canottiera erano attrattive più che sufficienti per il ragazzetto che ero, nel corso del tempo penso di averlo rivisto in VHS (acquistata regolarmente sull’onda dell’entusiasmo), un numero di volte che va dal “criminale” al “senza cognizione”. Mi ha sempre affascinato la capacità di Besson di riempire lo schermo con un numero pazzesco di dettagli, un lavoro frutto delle tavole preparatorie di Jean-Claude Mézières e Moebius, trasportate dalla carta al grande schermo da una squadra di scenografi (Dan Weil, Michael Lamont, Jim Morahan, Maggie Gray e Anna Pinnock) e dai costumi tutti matti di Jean-Paul Gaultier, che si saranno pure mangiati buona parte del nutrito budget ma che in questo film vanno dal minimale, le bande termine modello “rotolo di carta igienica” con cui è coperta nei punti tattici Milla, fino al costume di Chris Tucker, che fa di lui il figlio illegittimo dell’Enigmista di Jim Carrey e di Cinzia di Leo Ortolani...

... non chiedetemi chi lo ha partorito però, non volete saperlo.

In un tripudio di arancione che sembra dire a Wes Anderson levati, ma levati proprio, sarei quasi tentato di inserire il film tra i Bruttissimi di rete Cassidy (il logo arancione non stonerebbe), perché questo film potrebbe stare a metà tra Dredd e Flash Gordon, non avrei mai preso in considerazione questa idea prima, ma rivedendolo mi sembra la mossa più sensata, vai con un altro po’ di arancione!

Mi sembra giusto ricordare che gli intenti di questa non-rubrica sono sempre gli stessi: parlare di quei film che sono ciambelle riuscite senza il buco, ma con carattere da vendere, capaci di fare a loro modo la storia, non una celebrazione del brutto fine a se stessa, ma un modo per ricordarci che tira più una Milla che una vera sceneggiatura.

Erano ormai, senza esagerare, almeno una quindicina d’anni che non rivedevo il film, naturalmente potrei ancora ridoppiarvi quasi tutti i personaggi togliendo l’audio per quante volte l’ho visto e rivisto in pasaato, ma due cose mi hanno colpito in questo ripasso: lo ricordavo un film molto più ritmato e la trama, siamo davvero alle aste, se l’inizio è fumettistico (per stile e contenuti), con il passare dei minuti la storia di “Le Cinquième élément” si assottiglia sempre più fino a trasformarsi in uno dei quei cartoni del sabato mattina, per prendere in prestito un’espressione dei nostri amici Yankee, il che è straordinario, il Luc Besson prossimo agli ‘anta del 1997, che finalmente ha i soldi e tutta la carta bianca («Multipass!») necessaria per rendere omaggio all’idea del Luc Besson sedicenne che è stato, considerando che io ero poco più giovane allora nel 1997 e sono prossimo agli ‘anta oggi, direi che tutto torna e in parte spiega perché, con la sua trama risicata e un ritmo che ricordavo molto più esplosivo, continuo a trovare questo film uno spasso, forse proprio perché puri così, con 90 milioni di fogli verdi in pugno, pochi cineasti lo sono stati. Non male per un grosso "Tu vuò fà l’americano" in salsa francese.

Sono talmente retrò questi alieni, da sembrare i cugini di Tik-Tok (il robot, non il social dove si balla)

Besson ha definito la sua sceneggiatura a quattro mani con Robert Mark Kamen, quello che verrà eternamente ricordato come l’autore dei film di Karate Kid (e questo spiega molte ingenuità), il film inizia con un prologo in Marocco che deve aver influenzato anche il compositore di fiducia di Besson, Éric Serra che riempie il film di sonorità mediorientali che comunque non stonano affatto con tutta questa atmosfera transalpina, anzi. Per mettere in chiaro che questo è un film degli anni ’90, l’assistente del professore intento a leggere antichi geroglifici («Aziz luce!») è Telespalla Luke Perry, Boom! Vi ho sbloccato un ricordo lo so.

La puntata di Beverly Hills 90210 che forse non avete visto.

Di fatto il gran casino comincia perché Telespalla Luke Perry tira fuori una Lugher e spara ai bonari (e goffissimi) alieni Mondoshawan, ignorando il fatto che un minuto prima il prete abbia cercato di avvelenare i due archeologi, salvati da un brindisi con la grappa Vinaccia di Treviso, in un eterna lotta tra scienza e fede ma anche tra sobrietà e alcool. Il prologo è piuttosto evocativo, porta in scena i fighissimi alieni realizzati con effetti speciali orgogliosamente vecchia maniera (Besson intelligentemente centellina la CGI, infatti il film è invecchiato più che bene) e il tema del loro culto, perché non sarebbe proprio la prima volta nella storia dell’umanità in cui qualche religione è nata sul mito di esseri superiori venuti dalla stelle, portando con loro qualche elemento salvifico, in questo caso le pietre che rappresentano i quattro elementi, acqua, aria, terra e fuoco, che posizionate attorno ad un quinto fantomatico elemento, possono distruggere IL MALE. Insomma Milla Jovovich in questo film è Capitan Planet, con i capelli arancioni invece che verdi. 

Ci vuole un grande presidente, oppure un presidente grande quanto Tiny Lister.

Salto in avanti di 500 anni, Padre Vito Cornelius (Ian Holm che invece di essere il traditore come da trascorsi, ci regala un ruolo pop da protettore dei protagonisti), viene chiamato in quanto persona informata sui fatti al cospetto del mega presidente galattico, ed io non smetterò mai di ringraziare Luc Besson per aver affidato il ruolo del presidente del mondo a Tommy Tiny Lister e quello del suo fidato generalissimo a Brion James, le facce brutte (ma mitiche) che piacciono a questa Bara. 

"Prova a dire ancora che ho una faccia brutta Cassidy e ti nuclearizzo"

Il presidente deve affrontare la minaccia del PIANETA MALE, uno palla di cattiveria spuntata senza spiegazioni dal nulla, facente funzione di MacGuffin ma allo stesso tempo di METAFORONE minaccioso, il tentativo Yankee di “Decolliamo e nuclearizziamo” non servirà a nulla per fermare quello che in buona sostanza è un asteroide che minaccia la vita sulla Terra, questo forse spiega perché l’unico che può salvarci è quello che prima era un militare, ma ora fa il tassista a New York, vi do degli indizi: è mancino, ha la canottiera, i bicipiti, la faccia da bulldog quando spara e in più oggi è giovedì, fate ciao ciao con la manina a Bruno.

Con le mani, con i piedi, con il Bruno, ciao ciao (quasi-cit.)

Solo l’appartamento di Korben Dallas (Bruce Willis ossigenato e con canottiera, ovviamente arancione vista l’estetica del film) riassume quando Besson qui sappia riempiere lo schermo di trovate che fanno subito futuro, la casetta non è più grande del monolocale di Renato Pozzetto in “Il ragazzo di campagna” (1984) e i vari mobili a scomparsa…. TAAAC! Sono quasi identici, la differenza sono i piccoli tocchi, le quattro sigarette al giorno centellinate a Bruno, tutte più filtro che tabacco, il trucco del cappellino dell’aspirante rapinatore posizionato davanti allo spioncino, un bel set piccolo ma curato, che fa sembrare il film (comunque spendaccione) ancora più costoso di quello che è, da questo punto di vista “The Fifth Element” è uno Space Trucker con i soldi ma usati con giudizio (follie di Jean-Paul Gaultier permettendo), in cui Bruce entra in scena stropicciatissimo come una versione fumettistica di Joe Hallenbeck e finisce a sparare, solo contro tanti come un John McClane con i vestiti stracciati, poi chiedetevi perché Bruno ha accetto al volo la parte, dopo aver letto il copione portato dalla Francia da Besson, il regista lo ha definito la scelta di casting più facile e veloce di tutto il film (storia vera). 

"Mi fai ridere Cassidy, ma non mi puoi tenere inchiodato tutti i giovedì"

La scelta più azzeccata invece è stata senza ombra di dubbio quella di Milla Jovovich, “Il quinto elemento” non era il primo film in cui ha recitato l’ex modella, ma beccami gallina se sul grande schermo, ricordate altre entrare in scena di bellezze più folgorante di lei. Posso essere brutale? Mi conoscente sono sincero ma un po’ ruvido a volte, se la trama minimale di “The Fifth Element” ci permette di sospendere l’incredulità quel tanto che basta per godersi il giro in giostra, è proprio grazie al fatto che Milla è di una bellezza stordente, anche perché tutto quello che Korben Dallas decide di fare nella storia, da perdere la patente ad accettare la missione, lo fa per la fi… l’amore, di una che è la perfetta (espressione ripetuta con una gag, circa quaranta volte nel film) donna Bessoniana e parliamo di regista che sul suo raccontare le donne al cinema, ha costruito una carriera, perché meglio di lui, davvero in pochi lo hanno fatto. 

Arancione e bretelle, le tendenze della moda per Jean-Paul Gaultier nel 1997.

Tutte le donne nel cinema di Besson rispondono alla lettera V, parafrasano la riga di dialogo di Bruno: «Carina la V, ci sono un sacco di belle parole che iniziano per V. Valorosa. Vulnerabile. Veramente bella», che siano Nikita, Mathilda o Leeloo, le donne di Besson sono sensuali e dolci, femminili e infantili in parti uguali, fragili e dure come chiodi da bara allo stesso tempo. Seppur nella sua eccezione più fumettistica (o da cartone animato con il proseguire del film) Leeloo non fa eccezione, entra in scena come Eva, creata non da una costola ma da un avanbraccio Mondoshawan, grazie ad una sorta di antesignano della stampante 3D, la macchina che crea le Mille nude (ne prendo otto, grazie!), sotto vetro fugge parlando una lingua tutta sua solo per finire di nuovo sotto vetro, quello del taxi volante di Korben Dallas che Bum, bada bum cotto, anche perché voi cosa fareste? Stareste lì a compilare il CID scrivendo: «Urto con la Milla Jovovich del 1997 in versione volante» o vi innamorereste di una cosi? Non serve che rispondiate, tanto la so già la risposta. 

Didascalie che non leggerà mai nessuno presenta: la Milla Jovovich del 1997.

Quando Korben Dallas risponde all’invocazione di aiuto di Leeloo, quello è il momento decisivo del film, quello con cui Besson ci carica tutti a bordo della sua giostra, anche noi, non è un caso che anche questa scena, sia di fatto un omaggio (forse al limite del plagio, Jodorowsky parlava con lingua diritta, cit.) ad un altro classico del fumetto francese, che dopo aver fatto un lungo giro è diventato uno dei segmenti di Heavy Metal, quello che inizia con il tassista che carica a bordo la bellona e finisce a lottare contro il male.

Tana per Luc! Questa era facile, fammene una più difficile la prossima volta.

Una volta risposta all’invocazione di Leeloo, siamo tutti cotti di lei, a partire dal regista, perché capiamolo il vecchio Luc, è francese, c’ha l’innamoramento facile, nella sua vita e nella sua carriera è passato da Anne Parillaud (quindi Nikita), a Maïwenn (ispirazione per la Mathilda di Lèon) per poi far salire a bordo del suo taxi cuoricino Milla. Con la scusa di approfondire la lingua immaginaria di Leeloo, Besson e Milla Jovovich si scambiavano lettere, ufficialmente per migliorare la dimestichezza dell’attrice con la lingua… non fate battutacce! Ufficialmente beh, i due si sono sposati poco dopo, alla faccia della povera Maïwenn, presente sul set e sotterrata sotto il quintale di trucco blu della cantante aliena Lady Plavalaguna, che si merita un paragrafo tutto suo, ma andiamo per gradi.

Con gli occhi adulti del me stesso coetaneo di Besson quando diresse questo film, mi sembra chiaro che tutta la parte del biglietto vincente per salire a bordo della crociera spaziale, non può reggere. Perché il cattivone non raggiunge semplicemente la nave come mezzi propri - come farà puntualmente più avanti nel film - visto che è ricco sfondato invece che incastrarsi nella girandola dei finti Korben Dallas chiamati a ritirare il biglietto? Forse per le stesse motivazioni che muovono il cattivissimo Zorg, che te ne fai di più soldi promessi dal PIANETA MALE, quando hai già tutto e se dovesse finire la vita sulla Terra non potresti comunque spenderli? Ho imparo nella mia vita due cose, la prima è che per godersi “Il quinto elemento” devi restare mentalmente all’età in cui l’ho visto io la prima volta (e quando Besson lo ha scritto), la seconda è che con i grandi capi d’azienda, non vale la pena cercare la logica nelle loro azioni. 

Pazzo Gary nella sua "Trilogia del cattivo da fumetto" - Parte 1.

Allo stesso modo, perché Lady Plavalaguna non consegna le pietre a Leeloo prima dell’esibizione, quando avevano tutto il tempo per farlo? Forse era necessario morire nello scambio? Ma poi perché mi chiedo, a meno che non fosse l’inconscio di Besson galoppante, uccidere la sua attuale moglie Maïwenn, perché potesse lasciare campo libero alla nuova arrivata Milla, troppo Sigmund Freud? Probabile, forse Besson voleva solo farle duettare, infatti quando il pezzo “cantato” (tra poco ci arriviamo) da Maïwenn cambia ritmo diventando una tamarrata anni ’90, Milla entra in azione scalciando culi alieni e tirando giù nomi, il primo assaggio di quello che poi avrebbe fatto per il resto della carriera. 

Con questa mossa ha anticpato Keanu di un paio d'anni.

L’esibizione musicale di Lady Plavalaguna prima di trasformarsi in un pezzo degli Eiffel 65 (questo spiegherebbe gli alieni blu) inizia come un'aria tratta dall'opera Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti, per altro cantata dal soprano albanese Inva Mula (storia vera). La faccia con mascella per terra di Korben Dallas intento a guardarla è in realtà la vera espressione di Bruce, che non solo ha ssntito l’esibizione per la prima volta, ma ha visto anche il trucco completo solo nel momento di girare la scena, anche perché parliamoci chiaro, nel cinema di Besson i maschietti sono sempre dei tonni rispetto alle femminucce, il che mi sembra anche sensato se volete sapere la mia. 

I'm blue, da ba dee da ba.

In questa atmosfera che parte come un fumetto francese e presto si trasforma in un cartone animato, è normale che trovi spazio anche un altro dei miei preferiti (in un film pieno di nomi giusti), Gary Oldman si lascia alle spalle il cattivone di Lèon, ma non la sua capacità di andare in maniera convincente sopra le righe, anzi per certi versi potremmo dire che Pazzo Gary qui abbia inaugurato il primo capitolo della sua personale “Trilogia del cattivo da fumetto” (un giorno magari tratteremo anche gli altri capitoli), il suo Zorg si auto annuncia «Jean-Baptiste. Emanuel. Zorg», gioca con le armi e il tasto “Replay”, sembra un Hitler con una scodella della Tupperware in testa ed è quello che ha capito meglio di tutti l’atmosfera da cartone animato del film. Personalmente amo il montaggio fumettoso utilizzato da Besson in molte scene, quello con cui rende più ritmati i momenti “spiegone” e tiene alta la tensione, sovrapponendo le reazioni dei buoni a quelle di Zorg («Siamo salvi» / «Sono fottuto»), l’unico modo per mettere più in chiaro la matrice fumettistica dell’opera, sarebbe stato utilizzare lo split screen, ma con un montaggio così non ne ha nemmeno bisogno. 

Lo Zorg ZF-1 per la rubrica dei fanta fucili di Lucius.

Sorvolo sulla scena del decollo inutilmente lunga e pruriginosa, oppure su quanto sia insopportabile la spalla comica di Chris Tucker, con tutti i suoi “actual” e “super actual” sembra uscito dall’Eurovision per abbigliamento, ma in un film dove Ian Holm è costretto a recitare uno svenimento alla vista del quinto elemento in persona (eh vabbè), l’asticella della recitazione da cartone animato è stata alzata ad un livello dove può tenere botta solo Gary Oldman, oppure due corpi da cinema come Milla e Bruce, che nel loro essere sexy e statuari, trovano il modo di spiccare lo stesso ed ora, è il momento di parlare di Bruce. 

Con quella canottiera arancione e gli ultimi esperimenti dal parrucchiere che la genetica gli ha concesso, Bruce qui è in perfetto equilibrio tra i suoi ruoli molliconi, quelli comici e quelli d’azione, non mancano le “frasi maschie” alla sua prova («parlo solo due lingue, questa e questa, con qualche sporcatura»), perfetto per mettersi al servizio dell’idea Bessoniana di eroe maschio (figo, ma fondamentalmente un bambinone), che trova il suo apice nel finale in cui quando hai quei due corpi da cinema come Milla e Bruno, e il tuo regista sta usando la sua fantasia adolescenziale da 90 milioni di dollari per farsi la ragazza (non giriamoci attorno), è quasi automatico che tutto termini con un limone duro, perché solo un sedicenne con la passione per le donne, può scrivere un finale, tirato quanto volete, che prevede Leeloo che si deprime per la natura umana e l'ultimo fiammifero rimasto nella scatola, ma che di fatto possiamo riassumere come il potere dell’ammMMMmmore che vincerà sul male. Anche se ci tengo a sottolineare la continuità artistica di Bruno, che nel giro di due film a breve distanza uno dall’altro, salva la Terra dall’asteroide malvagio… Più grande eroe del mondo? Più grande eroe del mondo! 

"Vinciamo noi Grace", "Chi è Grace?", "No scusa, l'abitudine"

Insomma, non poteva mancare “Il quinto elemento” in questa breve rassegna del giovedì dedicata a Bruno. Visto che nel corso degli anni mi sono prodigato a portare tanti dei suoi film su questa Bara, sono quasi intenzionato a concluderla qui, ma con una certezza: non mancherà mai Bruno, cioè ci mancherà sempre e gli auguriamo una felice e sana pensione, se la merita, ma non mancherà mai su questa Bara di cui è uno degli eroi, perché tanto troverò sempre il modo di farlo tornare ogni volta che ne avrò l’occasione, anzi lancio la palla nel vostro campo, se vi viene in mente qualche titolo per un altro giovedì Bruno, sbizzarritevi nella sezione commenti. Ma non dimenticatevi il Multipass.

P.S. tutti dal Zinefilo per un altro po' di Bruno del giovedì.

50 commenti:

  1. Alla sua uscita la rivista ciak dichiaro che era già pronto il qui to elemento 2. Mai saputo più nulla Qualcuno sa dirmi qualcosa a riguardo? Grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pietà de Taxi Driver dovrebbe evitare di fare colazione con il barbera. Cheers

      Elimina
  2. Zio Portillo

    Non lo vidi al cinema ma solo a noleggio. Va da se che comprai la VHS su Specchio (credo... O Panorama?) appena uscì in edicola. Film che divorai e adorai. E, ovviamente, mi innamorai perdutamente di Milla.

    Ammetto però che nelle successive visioni nel corso degli anni, il film mi è scaduto di tono sempre di più e ora lo guardo con affetto e basta. Gli voglio sempre un gran bene eh, ci mancherebbe, ma inutile negare che "Il quinto elemento" è una baracconata totale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono felice di averlo visto all'età giusta, lo trovo ancora divertente malgrado un ritmo meno indiavolato di quanto ricordassi (cosa non fa la memoria), Bruno spacca tutti, Gray Oldman grande, ma Milla è l'elemento, quinto o meno che sia, chiave del film. Cheers

      Elimina
    2. Forse non è lui ad essere meno indiavolato, ma noi ad essere diventati più assuefatti alla velocità ;-)
      Comunque anch'io lo trovo ancora divertente dopo tutti questi anni, e certo conoscere i riferimenti fumettistici di Besson mi ha aiutato (e mi aiuta tuttora) parecchio... ecco, forse era proprio questa la strada che Luc doveva continuare a percorrere, lasciandosi alle spalle Minimei vari o altro: quella dell'adattamento fumettistico, appunto, invece di farsi distrarre da altri progetti tornando poi alle bandes dessinées troppo tardi per poter essere ancora seguito e apprezzato a dovere dal grande pubblico, come con il sottovalutato "Adele e l'enigma del faraone" e il sontuoso ma purtroppo arrivato fuori tempo massimo "Valerian e la città dei Mille Pianeti" (non che "Lucy" fosse meno fumettistico, anche se essendo una sua creazione forse è stato percepito diversamente). Nel caso, sotto la sua direzione altri ruoli da fumetto per Bruce e Milla avrebbero potuto saltare fuori... ;-)

      Elimina
    3. Lo penso anche io, nel corso degli anni ci hanno abituato ad un montaggio molto più veloce, il confronto con i miei ricordi è stato netto, magari Besson avesse continuato su questa strada ;-) Cheers

      Elimina
  3. Io adoro tutto di questo film. Milla poi... Con Besson mi son sorbito anche le sue robe più brutte come Adele E l'enigma del faraone. E ho ritrovato il suo stile in Valerian. La scena con Rihanna è un top.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Idem, "Adele E l'enigma del faraone" aveva dei numeri, pochi ma li aveva, purtroppo il suo ultimo "Anna" è inqualificabile. Cheers

      Elimina
    2. Ecco... Anna mi manca ancora proprio perché ne ho sentito parlare male... Ma prima o poi ci cadró

      Elimina
    3. Come ci sono caduto io, avrei dovuto scriverne ma ho evitato, non mi va di scrivere dei film di Besson scarsi, preferisco portare sulla Bara solo i suoi che comunque meritano. Per ora mi attengo a questa regola ;-) Cheers

      Elimina
  4. E niente, io a questo film pieno di difetti non riesco a trovarne uno. Ai tempi dell'uscita avevo consumato la videocassetta, adoravo ogni cosa: Bruce Willis in primis, bello come il sole, ovviamente (anche io sto preparando un omaggio mensile all'amore della mia vita. Ma sono lenta, a differenza di voi veri cinefili ç_ç), poi Milla Jovovich, praticamente ultraterrena, e tutto il carrozzone trash che si portavano appresso. Dubito che le cose cambierebbero ora, anche se non lo guardo da qualche annetto!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma va che sei sempre la più avanti di tutti, non ti sto dietro appena esce un film nuovo, io devo ancora vederlo tu ne hai già scritto ;-) Rivedendolo dopo tanti anni, ho notato il ritmo meno indiavolato di quanto ricordassi e la trama più cialtrona ma sai che ti dico? Va benissimo così, vorrò sempre bene a questo film, al suo Bruce fighissimo, a Gary più matto e pop che mai e a Milla caduta da chissà che pianeta, quando Besson mirava altissimo, bei tempi ;-) Cheers

      Elimina
  5. Credo di aver visto questo film troppo tardi, nell'ambito di un mio personale programma di recupero di classiconi che, per svariati motivi, nel corso degli anni mi sono sfuggiti.
    L'anno scorso ho recuperato Bruce & Milla arancioni più che mai, e credo proprio di aver pagato caro questo mio arrivare fuori tempo massimo.
    Per tutto il tempo ho avuto in testa due pensieri: uno si è focalizzato su una frase che l'agente Smith ripete a Neo non ricordo più in quale Matrix: "Non mi dica che è l'amore!", "Non mi dica che è l'amore!", "Non mi dica che è l'amore!". Tuuutto il film così, con questo disco rotto in testa.
    Il secondo pensiero era: ma possibile mai che con tuuutti i soldi che hanno speso per questo film, non ce n'erano un altro po' per qualche centilitro in più di tinta per capelli arancione? Mamma mia che fastidio la ricrescita di Milla! Per non parlare del taglio: sembra un bobtail, roba che con trentamila lire la mia parrucchiera lo faceva meglio 😛
    Chiedo venia a tutti gli estimatori del film, ma come ho detto credo proprio di averlo visto troppo tardi 😅

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Con questo film è necessario un tempismo al decimo di secondo, se arrivi tardi, diventa in automatico un “Bruttissimo” senza nemmeno il paracadute dell’affetto e delle visioni accumulate. Per fanatici dell’arancione, ecco ;-) Cheers

      Elimina
    2. Io purtroppo sono arrivato in tempo, l'ho visto appena è arrivato su Tele+1 (credo un annetto dopo l'uscita al cinema) e non mi ha proprio preso: ho azzeccato il tempismo ma non ce l'ho fatta uguale :-P

      Elimina
    3. Mi intrometto per dire che secondo me è voluta la ricrescita di Milla, così come il taglio di capelli, altrimenti sarebbe stata davvero "ultraterrena"! In più sembra che tutti i protagonisti del film abbiano problemi con il parrucchiere... Forse nel futuro si sarà persa la professionalità!!

      Elimina
    4. Infatti penso che sia una questione di anagrafe, forse avrei dovuto essere più preciso dicendo che va visto all'età giusta, penso sia l'unica. Cheers

      Elimina
    5. Non è questione di futuro, ma di personaggi che si allineano ai capelli brutti del loro regista, ecco il senso ;-) Cheers

      Elimina
    6. @Cassidy
      Decisamente mi è mancato quell'effetto "paracadute" della visione nei tempi giusti, diciamo che Bruce ha uno zinzinino mitigato il tutto, ma non di molto, eh...

      @Lucius
      Tu non hai potuto consolarti neanche con la visione del buon Bruno 😛

      @Daniele
      Guarda, persino in quegli anni in cui abbiamo avuto capigliature inguardabili, quell'effetto ricrescita non ha nulla di professionale, perché anche la ricrescita necessita del tocco giusto, altrimenti sembra esattamente quello che è: capelli che non vengono tinti da almeno un mese, e tinti pure male, fra l'altro. Senza contare che quelli dovrebbero essere i capelli di un essere praticamente perfetto, o sbaglio? Mettici pure che considero Milla sopravvalutata da sempre, sia come bellezza che come capacità recitative, diciamo che quei capelli non hanno aiutato a rendermela un pochino più simpatica, ecco 😛

      Elimina
    7. Non ho mai notato i capelli di Milla fino a oggi, forse ero distratto ;-) Cheers

      Elimina
    8. Sono proprio due argomenti su cui alzo le mani in effetti ;-) Cheers

      Elimina
    9. Non so cos'è successo mi si è cancellato il commento tra le mani, va be' poco male...dicevo: con tutto quello che mostra Milla i capelli sono proprio l'ultima cosa che un pubblico maschile va a guardare, mentre invece quello è un argomento su cui noi donne potremmo andare avanti per ore... quello, e la cellulite 😛

      Elimina
  6. Mamma mia quanto ADORO questo film! Una bellissima tamarrata fantascientifica senza pretesa di essere nient'altro che uno spettacolare fumettone su schermo. carichissimo di dettagli, personaggi pazzeschissimi, ricordo di essere rimasto più di una volta alzato fino a notte tarda a rivedermi la videocassetta comprata col Panorama dopo che i miei erano andati a dormire.
    Ammetto che non lo rivedo da forse anche più di quindici anni, quindi ora sta a decidere se cogliere l'occasione per rivederlo o evitare per conservare meglio il ricordo, visto che non l'acidità portata dall'età sono diventato molto più allergico ai "buchi di sceneggiatura"!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se uscisse oggi, sarebbe il classico film demolito su “Infernet” quindi gli è andato bene uscire nel 1997, era il suo tempo, il suo momento giusto, ma non poteva mancare per l’ultimo “giovedì Bruno”, almeno ufficiale ;-) Cheers

      Elimina
  7. Non lo vedo da tantissimo tempo, ma il ragazzino che è in me lo ricorda come una baracconata divertentissima con un Gary Oldman che forse è uno dei villain più divertenti visti al cinema. Lo stile barocco di Besson a me piace infatti a differenza di molti il film "Anna" mi è piaciuto.
    Senmayan

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dopo i Minimei maledetti, Besson non è mai più stato lo stesso, però quanto ho voluto bene al suo cinema. Cheers

      Elimina
  8. Non lo rivedo da quell'unica volta, quando arrivò su payTV dopo il cinema, e scopro un sacco di facce note e fanta-fucili che in effetti mi spingono al recupero, anche se con un occhio solo. Storicamente non ho mai amato questo film, sono arrivato alla fine per pura inerzia, strozzato dall'odio. E' anche vero che all'epoca ignoravo completamente tutto del fumetto francesi e del loro stile, sia classico che contemporaneo, e Milla non mi diceva assolutamente niente (troppo scheletrica per i miei gusti) quindi non avevo proprio niente a cui aggrapparmi.
    Grazie per i tanti link e soprattutto per avermi ricordato l'Incal di Alejandro: da tempo volevo recuperarlo e divertirmi a paragonarlo al Quinto Elemento potrebbe essere la spinta giusta :-P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per altro hanno annunciato un film su l’Incal, diretto dal solito Taika Waititi (che dovrebbe avere qualcosa come trenta film in produzione, quindi ci credo poco), vedremo chi farà meglio o peggio tra lui e Besson, in ogni caso lo Zorg ZF-1 è per la tua rubrica, fatto e finito ;-) Cheers

      Elimina
  9. C'è poco da fare, film imperfetto ma bellissimo, impreziosito da una Milla da infarto, quando l'ho visto per la prima volta mi sono chiesto cosa ci facesse Luke Perry in una pellicola del genere, poi però ho capito che era comunque funzionale per la sua recitazione fumettistica alla Beverly Hills (qui scimiottava Indiana Jones, là James Dean)...
    Comunque chapeau per la realizzazione urbana, davvero incredibile e anche accurata, non sembrava per nulla un film di produzione europea.
    Su Bruno poco da dire, qui al suo top, ha inaugurato la moda dei capelli tinti per chi ne aveva pochi e voleva sembrare più figo, ne conosco almeno due che volevano emularlo, anche se ai tempi risultava inavvicinabile per chiunque...
    Sui prossimi film vorrei consigliare Il colore della notte, nulla di che, ma almeno hai la scusa, caro Cass, di vedere un pò di spurcell... (ehm) volevo dire un bel giallo con anche Scott Bakula!!
    Ciao

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ah ti sei distratto! Ne ha scritto il Zinefilo lo scorso giovedì ;-) Non avrei mai pensato di inserirlo tra i “Bruttissimi” in realtà sono come i Classidy che hanno fatto una strada diversa, quindi con tutto questo arancione era il suo posto. Cheers!

      Elimina
    2. Chiedo scusa a fratello Lucius e vado subito a porre rimedio a questa mia grave mancanza!
      Sarà che a me l'arancione piace (quasi come il ghiaccio), avevo anche la moto di tale colore!

      Elimina
    3. "A me piace il ghiaccio tu non me lo rompere" (cit.) Cheers!

      Elimina
    4. Sapevo che avresti colto... Bro-fist!

      Elimina
  10. Immaginate la scena.
    A quei tempi Besson, dopo il binomio "Nikita" + "Leon", era in cima alla mia lista.
    L'unico regista europeo al mondo in grado di fare i filmoni come a Hollywood.
    Figuratevi quando ho scoperto che avrebbe fatto un film di fantascienza. Con in piu' Bruce Willis!!
    Ero arrivato al cinema carico come una molla.
    Risultato? Mi sono divertito un sacco, dal primo all'ultimo minuto. Anche se ero partito con l'idea di trovarmi di fronte al l'erede spirituale di "Blade Runner".
    Perche' se vi ricordate, l'avevano di fatto spacciato per quello. Motivo per cui fece storcere il naso a un mucchio di gente.
    Non l'ho avuto. Chissenefrega. Mi e' piaciuto da matti lo stesso.
    Non lo e'. Non puo' esserlo, e Besson nemmeno ci prova o e' interessato a farlo. Anche se a livello visivo la megalopoli di questo film rivaleggia a pieno diritto con quella di Deckard e Batty. Ma ci arriviamo con ordine.
    Figuratevi che all'uscita dal cine mi sono fatto dare il manifesto, l'ho avuto in camera per anni e ce l'ho tuttora!!
    Besson arriva da una lunghissima tradizione di bede' Franco - belgi di fantascienza (tra cui "Valerian", non dimentichiamolo) dove azione, umorismo e filosofia si mescolano in un amalgama perfetto, con paesaggi da sogno a fare da cornice.
    Perche' i cugini d'oltralpe da sempre fanno ottimi fumetti, e li rispettano molto di piu'. A differenza nostra che li adoriamo uguale ma ci vergoniamo di leggerli, e continuiamo a menarla coi poeti e la letteratura.
    Anche loro, i fumetti, sono letteratura.
    Luc sceglie tutt'altra strada, quella della leggerezza e dell'ampio respiro.
    Vero, in certi punti appare stupidotto. Ma il ritmo non cala di un secondo, e ti tiene incollato sino ai titoli di coda.
    Questo e' cinema, ragazzi. Ma che si puo' volere di piu'?
    Besson si e' divertito un sacco a farlo, almeno quanto ha fatto divertire noi a vederlo. E ha trasmesso un concetto chiave.
    Lo stesso di Gordon con "Space Truckers" e di "Dune", sotto certi aspetti.
    Quello di Lynch, eh.
    Ma che lo ha ordinato il dottore che il futuro dev'essere per forza grigio, nero, bluastro, piovoso e triste?
    Ok, il nero - bluastro di "Aliens" mi va benissimo.
    Ma il domani non puo' essere coloratissimo, variopinto, sgargiante ma soprattutto PAZZO?
    Lo dico e lo ripeto.
    Se mi ibernano per farmi risvegliare nel tremila e rotti sappiate da ora che voglio fare la stessa faccia di Bruce davanti a Plavalaguna. O di Fry in "Futurama".
    Voglio vestiti e capelli strani, astronavi che volano sopra Piazza del Duomo e dentro alla Galleria Vittorio Emanuele piazzate sopra a un asteroide fluttuante, aliene blu multi - tette e bellissime, linguaggi strani.
    Roba incomprensibile, persino folle e malata per chi arriva dallo scorso millennio.
    Se no m'incazzo, eh.
    La fantascienza deve servire a questo.
    A lasciarti a bocca aperta.
    E qui lo fanno.
    Cazzo, se lo fanno.
    Spero di svegliarmi in un mondo cosi', un giorno. Dove anche la fine del mondo e' tutta da ridere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cosa aveva preso quello che ha pensato di vedere questo film come il nuovo “Blade Runner”? Roba molto forte ;-) Cheers

      Elimina
    2. Si', e' incredibile.
      Eppure ai tempi lo avevano pubblicizzato proprio cosi'.
      Come il nuovo "Blade Runner".
      Segno evidente che in termini di futuro molta gente era rimasta ferma li'.
      Al 1982.
      Cosa gravissima, trattandosi di fantascienza. Dove l'imperativo e' guardare avanti, persino quando ci si rivolge al passato. E non rimanere fermi e indietro.
      A qualcuno l'idea che possa esistere della fantascienza tutta da ridere non passa nemmeno per l'anticamera del cervello.
      Lo ammetto, vedendo i primi trailer c'ero cascato pure io.
      Non era cosi'. Mi sono messo l'animo in pace e me lo sono goduto senza problemi.
      Pur senza toccare le vette precedenti, rimane comunque un Besson al meglio della sua forma. E visionario come pochi.

      Elimina
    3. Ignorando poi tutta la tradizione del fumetto francese, poca roba no? ;-) Cheers

      Elimina
    4. Ti diro'...se avessero fatto il film di "Terra!" di Benni, me lo sarei immaginato proprio cosi'.
      Qui da noi avrebbe potuto farlo giusto Salvatores. Ma non quello di oggi, pero'.
      Avrei ceduto volentieri i diritti a Besson e ai francesi, loro si' che avrebbero saputo cosa farci.

      Elimina
    5. Qui da noi i film tratti da fumetto sono ancora oggetti strani, malgrado il nostro essere un popolo di lettori. Cheers

      Elimina
    6. Piccola aggiunta ironica:
      Un film con dentro Luke Perry (anche se solo in una particina - ina - ina) NON PUO' essere l'erede di "Blade Runner".
      Lo comprendi non appena vedi il suo nome sui titoli di testa.
      E infatti al cine lo avevo capito subito, che non era una roba seria. E mi sono messo l'animo in pace. Godendomi in pieno il film.
      Se non altro Besson mette le mani avanti da subito.
      Quando si dice onesta' d'intenti...

      Elimina
  11. Beh si potrebbe completare la carrellata dei grandi ruoli di Bruce negli anni '90 con Butch...

    RispondiElimina
  12. Sapevo che avresti apprezzato questo giocattolone imperfetto e geniale di Luc Besson, non mi ha deluso manco stavolta, Cassidy? D'altronde non l'hai mai fatto...

    Si, Chris Tucker è insopportabile, la trama non ha senso, la recitazione è ben oltre l'11... Però tutto è talmente immaginifico, talmente vicino a quei fumetti strepitosi di Moebius e Metal Hurlant, che io gli perdono praticamente tutto a questo film.

    E poi Milla.... Boh, dico, Milla. Qui è inarrivabile. Per me è a livello della Stone in Basic Instinct. Ti stona, proprio.
    Insomma, applausi a scena aperta!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille Bro, gentilissimo. D'altra parte che gli vuoi dire, visto all'età giusta resta un giocattolone che fa il suo dovere alla grande. Cheers

      Elimina
  13. Il mio Bruno preferito tra i suoi lavori recenti è indubbiamente quello di R.E.D.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il primo forse più del secondo, almeno da quanto ricordo è un po' che non li rivedo. Cheers

      Elimina
  14. Preferisco non rivederlo, e rimanere con i bei ricordi di gioventù ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In effetti la percezione cambia, però ci stava per l'ultimo "Giovedì Bruno" ;-) Cheers

      Elimina