venerdì 13 maggio 2022

Collateral (2004): odissea nella notte di Los Angeles

Il post di oggi richiederà di adattarci, di seguirei il flusso, Darwin I Ching roba così, quindi non perdiamo altro tempo, ready steady go e benvenuti al nuovo capitolo della rubrica… Macho Mann!

Dopo l’immotivato insuccesso di Alì, Michael Mann è subito al lavoro sulla biografia di un’altra figura di spicco della storia americana, Howard Hughes su una sceneggiatura di John Logan, ma il vincolo di un’altra storia vera poteva essere un limite per il regista di Chicago, ecco perché rimase a bordo dell’aeroplano di “The Aviator” (2004) solo in veste di produttore, prima di passare il progetto a Martin Scorsese, il nostro Michele Uomo aveva un’altra strada da percorrere, possibilmente di notte.

Perso nella notte e nei vari cassetti delle scrivanie di Hollywood era anche il soggetto di “The last domino”, firmato dallo sceneggiatore australiano Stuart Beattie, un progetto che fece un giro enorme, venne proposto a registi come Mimi Leder e per un po’ finì nel mirino della compagnia di produzione fondata da Frank Darabont (che, infatti, risulta tra i produttori) che per un lungo periodo pensarono di farne un film a basso costo per il canale televisivo HBO, almeno finché la sceneggiatura non finì misteriosamente nella mani di un neozelandese in quel periodo piuttosto famoso.

Il professor Michele Uommo insegna la posa degli eroi della Bara a Tommaso Missile, suo studente laureando.

Russell Crowe in quel periodo della sua vita, ogni febbraio aveva una poltrona ad attenderlo durante la cerimonia degli Oscar, la storia del killer Vincent che sale sul taxi di Max gli interessa molto, forte dell’esperienza con Insider è lui a proporre Michael Mann come regista, ma poi seguendo il flusso, Darwin I Ching e quella roba lì, si stufa presto con le lungaggini della preproduzione, quindi lascia solo Mann alle prese con lo sceneggiatore Stuart Beattie che per il ruolo di Vincent vorrebbe Robert De Niro in un film tutto ambientato a New York. Me lo immagino Mann, fresco dell’aver appena consegnato un film proprio a Scorsese, davanti ad una richiesta del genere, lui che De Niro lo ha diretto, ammettiamolo anche piuttosto benino. Per essere un film dove Michele Uommo non ha rimesso mano alla sceneggiatura (cosa più unica che rara nella sua filmografia), il regista di Chicago ottiene un cambio di titolo, nel ben più significativo “Collateral”, attira l’attenzione di un altro divo come Tom Cruise, interessato al ruolo di Vincent che passa da serial killer a freddo sicario in missione, ma soprattutto sceglie lui l’ambientazione del film, a mio avviso il vero motivo per cui Mann ha deciso di dirigere questo soggetto, perché il regista non sarà di Los Angeles, ma pochi hanno raccontato la Città degli Angeli al cinema meglio di lui.

“Raga solo una birra, non finiamo a girare ubriachi per Los Angeles fino alle cinque del mattino come al solito, ok?”

Se Alì sperimentava con il digitale, la sfida per Mann e i suoi due direttori della fotografia (Dion Beebe e Paul Cameron) è quella di girare un intero film in digitale, perché per Mann la città di Los Angeles doveva essere protagonista tanto quanto Vincent e Max, doveva risplendere nella notte, basta guardare “Collateral” per pensare: missione compiuta.

A proposito di missioni, oggi siamo abituati a pensare a Tommaso Missile come ad un eroe dell’azione, uno che ha sostituito la sia volontà di vincere un Oscar con il desiderio di morire sul grande schermo, impegnato in qualche stunt senza controfigura, una tradizione iniziata proprio con il primo “Mission: Impossibile” (1996) di Brian De Palma, ma non bisogna dimenticare il fatto che anche Tommaso Missile, proprio come Will Smith prima di lui, si è laureato all’Università Mann per gli attori, la sua prova in “Collateral” è stata, ovviamente, ignorata dall’Accademy (come sempre con Macho Mann di mezzo), ma forse è l’ultima volta in cui Tommaso Missile ha fatto l’attore e non la parte di se stesso.

L'ultima grande prova inseguendo un Oscar per Tommaso, prima di dedicare la sua filmografia all’azione.

Mann lo ha fatto allenare a sparare come un forze speciali (due colpi al petto e uno alla testa), poi, non pago, gli ha chiesto di vestirsi da corriere UPS, con la missione di consegnare alcuni pacchi in giro per la città, seguito da una telecamera nascosta (ovviamente digitale), con la precisa richiesta di interagire con le persone, ma senza farsi riconoscere, complicato quando il tuo volto è solo uno dei più famosi e popolari sui poster delle camerette di tutto il pianeta, ma fondamentale per calarsi nel ruolo di Vincent, un personaggio a cui Mann ha fornito una storia passata (nato nell'Indiana, figlio di un padre violento) che nel film non viene nemmeno accennata, ma serviva a Tommaso per calarsi nel ruolo di un fantasma, un uomo invisibile in una città che non gli appartiene, pensateci: capelli grigi, abito dello stesso colore, altezza (si fa per dire) media, età indefinibile (in quanto Tom Cruise), Vincent è già l’uomo della sua storiella, quello che sale sulla metropolitana e muore, senza che nessuno si accorga che il suo cadavere ha fatto il giro di una città a cui, per certi versi, è completamente collaterale.

Un fantasma in una città che non gli appartiene.

La poetica Manniana è chiara fin dal suo esordio, già in Strade Violente abbiamo trovato professionisti dediti al loro lavoro, calati in una città dall’estetica impossibile da ignorare, in corsa contro il tempo e pronti a riflettersi nel proprio opposto, con il rischio di scoprire qualcosa su loro stessi, qui a mancare è il consolatorio utilizzo dell’acqua e del “Blu Manniano”, se proprio non vogliamo ricercarlo della cartolina dell’isola che Max tiene nell'aletta parasole del suo Taxi e che utilizza per “evadere” dalla ruotine, per questo “Collateral” è forse il titolo migliore per fare la conoscenza del cinema di Mann, per accedere alla sua poetica, perché ne mantiene tutte le caratteristiche, semplificate, ma chiarissime, anche la contrapposizione tra il colore delle pelle dei due protagonisti che sembra arrivare dritta da Miami Vice e che a differenza di registi di riferimento come Walter Hill, per Mann non è mai un elemento politico o sociale, tanto che il regista aveva pensato ad Adam Sandler per il ruolo di Max, fresco della sua prova drammatica in “Ubriaco d’amore” (2002), ma l’attore deve aver preferito evitare l’Univeristà Mann e per questo è stato scelto qualcuno già pronto ai metodi del regista, Jamie Foxx al secondo film con Mann (e il tassametro corre, è il caso di dirlo) si portò a casa una nomination all’Oscar dando spessore al personaggio, forse l’unico momento in cui il colore della sua pelle viene evocato, resta quando il boss Felix (Javier Bardem) lo sfotte dandogli dell’aiutante di Babbo Natale, pedro el negro, ma l’espressione di incazzato disgusto di Foxx davanti alla parola con la “N” è solo uno dei tanti tocchi di una prova assolutamente perfetta.

Il taxista di notte, quello a suo agio lungo queste strade.

“Collateral” è la prova di cosa può tirare fuori un regista da un soggetto non scritto di suo pugno, ma suo nel DNA, perché questo film risulta essere Manniano fino al midollo, anzi se posso aggiungere una nota personale, oltre ad essere il titolo perfetto da consigliare a chi volesse avvicinarsi al lavoro del regista di Chicago, resta anche il tipo di film che vorrei vedere sempre: storie di uomini che s'intrecciano, su un poliziesco tesissimo, tutto ambientato in un’unità di tempo e di luogo (poche ore e un taxi) lungo le strade di una città, i cui vicoli, svolte, sopraelevante e locali diventano veri protagonisti, quindi ho pochi dubbi per me “Collateral” si merita un posto tra i Classidy!

La trama è semplice: Vincent (Tommaso Missile) sbarca all'aeroporto, sbatte contro Jason Statham e invece di morire sul colpo come accadrebbe a chiunque sbattendo contro la roccia britannica, riceve una valigetta e un benvenuto nella Città degli Angeli, perché Vincent è tutto tranne che un angelo, ma è un personaggio apparentemente proattivo.

Il momento in cui Jason Statham ha definitivamente perso il resto dei capelli (anche se a ruoli invertiti questi due...)

Ad una prima occhiata un agente del caos che ama far accadere gli eventi («lo hai ucciso tu», «No io gli ho sparato, i colpi e la caduta lo hanno ucciso»), giusto per continuare la mia crociata personale, da dove pensate che sia uscito il pagliaccio pazzo di quello che vorrebbe fare Mann da grande? Dal Vincent di questo film che, non a caso, si diverte a mentire (o forse no) sul suo passato, per tenere Max sulla corda.

"Show me the money!". Ah, no scusate, quello era un altro film.

Vincent è il personaggio che improvvisa fuori dallo spartito come lo descrive Pier Maria Bocchi nel suo fondamentale “Michael Mann creatore di immagini” (edito da Minimum Fax), non a caso ama il Jazz e appena è in anticipo sul suo percorso a tappe del suo “contratto immobiliare” (virgolette obbligatorie), trascina uno sconvolto Max in un Jazz club, per parlare di Miles Davies con uno degli attori feticcio di Mann, Barry Shabaka Henley che si rivela essere, in realtà, solo un’altra tappa della lunga notte di lavoro di Vincent.

"Di' "cosa" un'altra volta, di' "cosa" un'altra volta!", "Guarda che anche quello era un altro film"

La bellezza di “Collateral” sta anche in questo essere un po’ più sfaccettato del semplice scontro, dei danni collaterali generati dalla contrapposizione del freddo Killer sempre in controllo Vincent e del “caldo” tassista Max, l’uomo con il taxi più ordinato di Los Angeles, uno con cui mi viene molto facile immedesimarmi perché come lui odio quando mi fanno saltare per aria la routine mettendo in disordine le mie cose e la mia giornata, ma in realtà i due personaggi sono più di due semplici opposti: ordine contro caos, assassino contro civile, come nelle teorie di Darwin o nell’I Ching spesso citati da Vincent (e da Max quando è costretto a spacciarsi per lui), un elemento senza controllo ha il suo ruolo, ma il vero scontro in “Collateral” è nel gioco di forza tra i due personaggi agli antipodi che finiranno per riflettersi uno nell'altro non solo attraverso lo specchietto retrovisore del taxi di Max.

"Ma non potevi prendere l'autobus come fanno tutti? La metro? Non ti piace viaggiare in metro?"

Ad una prima occhiata Vincent è quello in controllo, colui che colpisce la prima tessera dando il via all’effetto domino, in realtà anche in “Collateral” proprio come in Heat, il caso, le coincidenze hanno il loro peso specifico, elementi che, come abbiamo visto, di norma un buono sceneggiatore dovrebbe dimenticarsi quando scrive, perché le coincidenze al cinema passano per cattiva scrittura o trovate pigre di sceneggiatura, ma nella vita esistono e per la seconda volta Mann al cinema non solo le controlla, ma ne fa un elemento chiave della sua storia.

Max sembra in balìa del caos (quindi di Vincent), in realtà è l’assassino ad avere bisogno di lui, lo sceglie per caso o forse per istinto, ma trova un tassista in grado di portarlo dove vuole nel tempo pronosticato («Sette minuti, non otto e non sei»), Max minimizza («Sono stato fortunato con i semafori»), ma i due personaggi sono opposti anche perché Vincent in città è fuori luogo («Decisamente non è di qui» dice Max quando Vincent lascia la sua borsa in bella vista sul taxi), mentre l’altro sembra stato partorito della città, la conosce come le sue tasche, per Vincent LA è un incubo dove puoi morire sul vagone della metro senza che nessuno se ne accorga, per Max è casa sua, tanto che, infatti, è lui il personaggio veramente proattivo, quello che fa scatenare gli eventi.

Fatti non foste a viver come bruti taxisti.

Vincent deciderà pure di ammanettare Max al volante con le fascette elettriche, lo trascinerà in ospedale a trovare la madre dell’autista, facendo cadere il suo castello di bugie, quelle con cui Max mente a se stesso e che lo rendono intrappolato nella sua routine che sarà anche sicura, ma per lui è una gabbia, da cui non riesce a liberarsi nemmeno quando ci prova, infatti, fateci caso, è lui che mette la retro per dare un passaggio alla bella avvocatessa Jada Pinkett Smith che se fosse stato un idraulico con i baffi di nome (super) Mario, state tranquilli avrebbe ignorato, anche se poi non riesce a chiederle di uscire, perché a Max manca quella spinta oltre la porta che sarà rappresentata da Vincent.

“Non sarà mica tua marito quello? No, perché ho sentito che è un tipo nervosetto”

Però è sempre Max a decidere di dare un passaggio proprio a Vincent, aprendo idealmente al caos, eppure è anche quello che decide di parcheggiare proprio sotto la finestra dalla quale il killer farà piovere cadaveri e sarà sempre lui a decidersi di ostacolarlo, distruggendo prima la valigetta con i dati e poi inscenando con lui un duello negli uffici, che Mann dirige grazie al digitale al buio, non il classico blu scuro che anni di film ci hanno insegnato per convenzione ad accettare come personaggi che brancolano nel buio, intendo proprio il nero della notte, di quando va via la corrente, perché tanti registi amano la pellicola, ma Mann è stato uno dei primi a capire che il digitale ti permette, tra i tanti vantaggi, anche di mantenere i colori sul grande schermo come siamo abituati a vederli nella realtà, per questo la sua Los Angeles è così reale anche quando Mann decide di dargli un tocco onirico, quasi selvaggio con la scena del coyote (non Willy).

Beep Beep!

Sottolineare l’entrata in scena del predatore (per certi versi un altro) non solo sottolinea il momento in cui qualcosa nella testa di Max scatta, ma è anche la continuazione ideale dei momenti musicali messi a punto fin dai tempi di Miami Vice, il fatto che, poi, abbia scelto “Shadow on the sun”, semplicemente il più bel pezzo degli Audioslave in linea di massima aiuta alla resa finale della scena e del film.

“Scelta musicale discutibile, gli Audioslave poi erano un gru…” BANG! BANG! BANG!

Proprio come Vincent e Max, però, Mann è pronto ad adattarsi, a seguire il flusso sperimentando e improvvisando anche fuori dallo spartito, ma pronto a rientrarci quando la storia lo richiede, ecco perché la sparatoria nel locale è l’unico momento girato dal regista di Chicago su pellicola (35mm), sulle note ritmate di “Ready Steady Go”, Mann firma un momento d’azione in cui tutti i personaggi, compreso il detective interpretato da Mark Ruffalo (ve lo ricordate prima della sua vita da Hulk che attore era? Ecco, qui potete ripassare) mi verrebbe da dire… Collidono tutti nello stesso punto, Mann organizza tutti questi personaggi in movimento con una coreografia dove come spettatori, nemmeno per un momento non abbiamo chiaro dove ogni personaggio coinvolto si trovi, un controllo del tempo e dello spazio che si conferma anche nel finale, ovviamente in metropolitana.

Tutti i film belli dovrebbero avere una scena in metro, Mann mi offre materiale per questa teoria.

Cosa vi dico sempre? Ogni grande film dovrebbe avere una scena in metro e Mann è il poeta delle scene in metropolitana, anche qui, a ben guardare, il fato e la casualità ritornano, ma sembra quasi che sia la città a proteggere Max (il suo figlio prediletto) con il tassista che sale di corsa sul vagone migliore e la luce che salta proprio quando ne ha più bisogno, non è un caso se Mann ha voluto spostare la storia nella città che non sarà quella che gli ha dato i natali, ma quella che conosce meglio e che nessuno forse meglio di lui, ha saputo raccontare così bene al cinema.

“Collateral” è la classica storia ad una prima occhiata semplice, in realtà più sfaccettata di quello che si potrebbe pensare, in cui l’estetica non è mai fine a sé stessa, anche perché nel cinema di Mann non lo è mai, Max e Vincent sono due icone in movimento che si scontrano, creando anche effetti collaterali, due archetipi narrativi raccontati per immagini da uno dei più grandi Maestri dell’immagine (che diventa sostanza) cinematografica, niente male per essere un film di cui non ha scritto nemmeno la sceneggiatura.

Prossima settimana, faremo un altro viaggetto nelle immagini Manniane, spero che vi piaccia il Mojito perché andiamo in un posto dove lo fanno benissimo, tra sette giorni qui, non mancate!

48 commenti:

  1. una pellicola che cresce ad ogni nuova visione. il personaggio di cruise e' un omaggio al melvilliano FRANK COSTELLO FACCIA D'ANGELO. Mann e KUBRIK sono riusciti a togliere il sorriso dalla faccia di Tommaso, e I risultati si vedono. Questo e' un'altro dei film in cartellone alla ripresa del mio cineforum.RIFORMULO l'invito,e porta i tuoi amici. ciao. LUIGI

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    1. Da Melville passa tutto il cinema giusto, al suo lavoro si sono ispirato Walter Hill e poi Mann, il cui cinema ha moltissimi tratti in comune con quelli del re della collina, di sicuro diffondo la voce ;-) Cheers

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  2. Sperando che smith non mi meni la pikkents in sto film ha la faccia antipatica e snob la speranza era che il film finisse con cruiser che le fa esplodere la testata e prima di morire sussurra #questo è il mio lavoro # dieci minuti di applausi!!!!!!

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    1. Il piano sarebbe stato quello, ma si è messo di mezzo il caso sottoforma di tassista ;-) Cheers

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  3. Adoro questo film, compresa El Destino De Abril dei Green Car Motel che si sente sui titoli di coda. Qualcuno aveva anche malignato sui capelli grigi di Tom, sospettando che fosse il suo vero colore. Comunque sia, per me sarebbe stato un ottimo Sonny Crockett.

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    1. In effetti Tom ci tiene alla sua immagine di immortale, quindi il fatto che qui ci abbia un po’ rinunciato, indica quanto fosse coinvolto nel progetto. Non so se si sarebbe abbassato ad ereditare un ruolo proveniente dalla tv (per quanto mitica) so che i due Sonny, originale e nuova versione mi piacciono molto, ma ne parleremo a breve ;-) Cheers

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  4. In qualunque modo tu la conci e lo vesti,è impossibile far passare Tom Cruise per uno qualunque!. Un pò il problema "relativo" che ho provato con gli attori protagonisti dei film tratti da Philip Dick,voglio dire Harrison Ford,Arnold,Cruise,come cavolo fai a farli passare per dei protagonisti dickiani al 100%! Nei racconti cartacei di Dick i protagonisti sono dei grigi,degli anonimi individui in preda ad una crisi d'identità in un mondo delirante e paranoico,ecco perchè come per "Il Seme Della Follia" che pur non essendo tratto da Lovecraft è considerato il miglior film lovecraftiano dal punto di vista narrativo,considero "Cypher" di Vincenzo Natali il miglior film dickiano mai fatto pur non essendo un suo specifico adattamento,l'attore Jeremy Northam pur essendo professionale,era perfetto come uomo qualunque,non ha un volto da superstar! Perdonami questa menata Cassidy,tutto questo per dire che questi film,compreso "Collateral" che comunque adoro,hanno nel volto principale del cast un problema di mancanza di anonimità che in teoria il ruolo richiederebbe,trova Tom Cruise in mezzo alla folla,francamente niente di più semplice,il chè non è il massimo per un killer professionista che dovrebbe essere un grigio individuo invisibile alle altre persone!

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    1. Chiedilo a tutti quelli con cui Tommaso Missile si è interfacciato, per superare la prova imposta da Mann di passare per un corriere UPS, loro non lo hanno riconosciuto (storia vera), trovi tutto nei contenuti speciali di qualunque edizione home video decente di questo film. Cheers

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    2. I contenuti speciali immagino abbiano inserito le persone che non lo hanno riconosciuto,tanto alla fine gli extra come qualunque cosa sono dei montaggi di varie cose,non metto in dubbio i backstage di qui sono un grande appassionato,ma francamente non riconoscere tom cruise mi sembra impossibile,per sicurezza chiedo a te,io non posseggo gli extra a disposizione di questo film,quando faceva il corriere UPS cruise era cammuffato o con il volto ben visibile?

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    3. Ok ho beccato qualche clip su you tube(perdonami!),mi pare che abbiano un pò barato,cappello in testa ed occhiali da sole addosso durante le consegne pacchi,che poi nel film alla fine il volto c'e l'ha eccome in bella vista,e li col cavolo che non lo riconosci,come minimo lo scambiano per il suo sosia,poi vabbè avrà fatto consegne a dei tizi che magari il massimo che guardano su di uno schermo saranno i telegiornali,un pò come mandarlo a fare le consegne a mio zio o mio nonno,ti assicuro che non riconoscerebbero nemmeno Sly!

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    4. Bah, mi sembra che tutto il tuo discorso lasci un po’ il tempo che trova, dovessimo metterci qui a giudicare i film secondo questo parametro, Arnold Schwarzenegger non dovrebbe avere una carriera perché con il suo accento non potrebbe interpretare personaggi americanisissimi e Charlize Theron ha dei canoni estetici troppo belli per una cresciuta nel futuro atomico di Mad Max, quindi perdonami, ma mi pare proprio un discorso che gira a vuoto. Ho capito perfettamente cosa intendi, ma guardare un film, anche il più realistico, vuol dire decidere volontariamente di stare ad un gioco tra le cui regole di base, ha la sospensione dell’incredulità, il cinema non ha il dovere di essere realistico, altrimenti l’alternativa è guardare i documentari. Cheers

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    5. In ogni caso, per chi fosse interessato il video in questione è QUESTO, così almeno partiamo tutti dallo stesso materiale per discutere ;-) Cheers

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    6. E proprio il video che ho visionato,ma non rimango convinto,credo nell'attore giusto per il ruolo giusto,un conto è Tom Cruise in Mission Impossible,ma in un film dove devi essere un personaggio invisibile,essere chiunque e nessuno di loro(citando Darkman),secondo me bisognerebbe puntare su di un volto nuovo e non immediatamente riconoscibile,a volte rivolgersi ad un grosso attore super famoso serve principalmente a convincere i finanziatori del film,un pò come era stato per Arnold che si interessò ad Atto Di Forza,la qui produzione era ad un punto morto,e tutto ad un tratto il blocco alla produzione si sciolse! Mi tocca dire che non c'è più come una volta molto interesse nel fare lunghe sessioni di audizioni per poter scoprire insospettati talenti più credibili di Cruise! Il tuo esempio di Charlize Theron poi lo trovo fallace come argomentazione,in quel caso bypasso la questione credibilità,perchè lì si parla di film di genere di tipo sci-fi post apocalittico,Collateral si poneva invece l'obbiettivo di essere una storia di persone qualunque che incontrano anonimi assassini che non attirano l'attenzione,il succo del mio discorso è meno stelle di Hollywood per "alcuni" film!

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    7. Gli Stati Uniti sono multi-culturali da una vita,non ho alcun problema se Arnold fa l'americano!,ma di certo ci sono ruoli per qui è più adatto rispetto ad altri!

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    8. Molte persone almeno una volta nella vita durante la visione di un film,gli è venuta meno la sospensione dell'incredulità,è la cosa diventa più facile quando si parla di un film che non è piaciuto,o di un cineasta che ci sta sulle palle,quando c'è di mezzo un film ed un cineasta che amiamo molti tendono ad essere molto più indulgenti!

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    9. Però tranquillo Cassidy,non desidero essere frainteso,a me "Collateral" è piaciuto molto,semplicemente non mi convincono molto certe dinamiche di casting,non ha a che fare col talento dell'interprete,pensa ai tempi di Friedkin in qui Willem Dafoe non lo conosceva nessuno,oppure quando Tarantino scopri Waltz che all'epoca era conosciuto solo per roba televisiva tedesca come "Il Commissario REX",certo ora sono super riconoscibili,ma all'epoca ci fù l'intenzione di rischiare tutto su di un volto nuovo,mi immagino quanti attori sarebbero stati più adatti di Cruise per questo ruolo,pur riconoscendo a Tom di aver fatto un bel lavoro,non ottimo come dicono molti secondo me,ma è stato bravo!

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    10. Il tuo discorso è chiaro, non riesco a pensare a Popye Doyle senza il volto di Hackman, alla fine Ra sconosciuto, ma come dicevo nei post di "Heat" e "L'ultimo dei Mohicani", Mann ha piegato lo star system alla sua poetica (non il contrario). Ti faccio un esempio, che sia uno dei film più amati di Mann e una delle prove migliori di Cruise lo dicono tutti, molto più autorevoli di me. Tu pensi che con due sconosciuti (metto dentro anche Foxx) sarebbe stato lo stesso? Sto ricevendo più interazioni sui social per questo film che per molti di Mann, anche grazie alla presenza di Cruise e alla sua prova, il che vuol dire che pur capendo il tuo discorso e il tuo punto di vista, fare film non è una formula sicura, bastasse prendere sconosciuti, lo farebbero per tutti i film ;-) Cheers

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    11. Aggiungo solo che la sfida vera era trasformare in un cattivo uno che di solito è mister bravo ragazzo, già solo con Crowe sarebbe stato tutto diverso, il bello del cinema è anche il fatto che non sia una formula, mi piacerebbe vedere più divi messi alla prova così ;-) Cheers

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    12. Da questo punto di vista direi che era stato già anticipato 2 anni nel 2002 dall'ottimo "One Hour Photo",film che raggiunse un obbiettivo anche più impressionante,ovvero prendere l'incontenibile ilarità di Robin Williams e ridurlo ad una larva solitaria,triste,malata ed inquitante,quel personaggio oppressivo mi inquietò molto più del killer senza scrupoli di Tom Cruise,eh si tecnicamente sempre nel 2002 Williams era in "Insomnia",ma li Nolan gli fece fare il minimo sindacale,nulla a che fare con il film di Romanek!

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    13. Visto una volta sola, bello, ma non l'ho apprezzato più di quello di Mann, anche se qui di mezzo ci sono anche i gusti personali, l'idea dell'uso dell'attore è più o meno quella, anche se con intenti diversi. Cheers

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  5. Stavolta sono fresco di visione, perché qualche tempo fa mi sono reso conto che non ricordavo minimamente il film o forse addirittura all'epoca l'avevo mancato. In ogni caso me lo sono gustato e devo dire che questo Michael Mann potrebbe anche diventare un regista famoso! :-D
    E' un peccato che Cruise faccia sempre il bonaccione, nella veste da cattivo è spettacolare e mette paurissima, proprio perché ha la faccia da bravo ragazzo quindi ti frega quando hai la guardia abbassata.
    Al "Graham Norton Show" Jamie Foxx ha raccontato che durante le riprese era in auto con Cruise sul sedile posteriore e doveva fingere di fare un incidente, ma il problema è che qualcosa è andato storto e l'incidente c'è stato davvero, con la macchina che finisce addosso a un'altra macchina. Un istante dopo qualcuno si è scaraventato all'interno dell'abitacolo, ha scansato frettolosamente Jamie e ha detto "Tom, stai bene?" Quel giorno, racconta Foxx, ha capito il suo peso nella produzione! :-D

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    1. P.S.
      Dimenticavo. Foxx ha raccontato che avrebbe dovuto lavorare con Cruise già ai tempi di "Jerry Maguire", ma il suo provino è stato pessimo e non se ne è fatto niente. (Fa spanciare come Jamie racconta quel provino!) Però dev'essere rimasto impresso perché poi Tom l'ha chiamato per "Collateral", o almeno così la racconta Foxx..

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    2. Si farà il ragazzo eh? Ha un minimo di talento ;-) Jamie Foxx uno di noi ahahah! Anche secondo me Cruise cattivo sarebbe più interessante, almeno una prova da cattivone ogni otto da eroe. Cheers

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    3. Bisogna dire che la prova di Foxx in “Ogni maledetta domenica” e “Collateral” un abisso, bravo nel primo ma qui molto meglio, non so se era solo diventato famoso nel frattempo o se Tommaso si fosse davvero segnato il suo nome. Cheers

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    4. Che forza Foxx, mi era simpatico già prima, dopo questi aneddoti molto di più. Peccato che non si possa dire lo stesso di Missile! Uno nato già divo, forse avrà fatto due provini in tutta la sua carriera...

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    5. Quello che gli ha fatto fare un provino dopo decenni è stato Kubrick (storia vera). Foxx per altro, identico a Jimmy Butler dei Miami Heat, tiratore da tre punti decente per essere un attore, chissà se ha mai giocato da qualche parte. Cheers

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    6. Foxx mi sembra una di quelle persone brave a fare tutto ma che non eccelle in nessuna disciplina. Recitazione a parte, almeno lui un Oscar se l'è portato a casa, mentre Tommasino forse non riuscirà mai ...

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    7. Ottimo analisi, lo ha fatto con la più plasticosa della biografie pallose, quelle che proprio non mi piacciono, però lo ha vinto. Cheers

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  6. Per carità viva mann w collateral oggi è venerdì 13 già finiti i film??

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  7. In effetti ciò che arriva e rimane di più di questo film è proprio Los Angeles, che non riesco a immaginare più bella e moderna, soprattutto di notte. Poi la storia è abbastanza tradizionale, anche se devo ammettere che Tommasino è davvero bravo, Foxx era già una garanzia di recitazione di alta qualità. Non lo rivedo da un pò ma se lo trovo mi sa che un'altra occhiata gliela do. 👋

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    1. Facci caso, le storie di Mann sono spesso tradizionali, il bello è come le racconta lui, ne parleremo anche la prossima settimana ;-) Cheers

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  8. Certo che se uno analizza la filmografia di Mann in quel periodo si rende conto che é impressionante.
    Non ne canna uno, anzi ad ogni film si supera.
    Con “Heat” aveva raggiunto lo stato dell'arte. E ora? E ora é per lui é giunto il momento di dire “Posso fare meglio”.
    Poche parole: io questo, in certi punti, lo trovo persino superiore. Ed é incredibile, considerando che il soggetto di partenza non é nemmeno suo.
    A rileggere della gestazione verrebbe quasi da dire che verrebbe fuori materiale per un altro film.
    I miei aneddoti preferiti? Beh, su RasselCrò mi sono già espresso. Avrebbe fatto meglio a rimanere con Mann. E qui aveva l'occasione definitiva per legarsi a lui in eterno.
    Ma...Adam Sandler?!
    Oh, metti mai. Per me era la volta buona che svoltava. Come McCoso, lì, con Friedkin.
    Beh, tanto peggio per loro. Anche perché l'alternativa é stata meglio.
    Ma mille volte meglio.
    E poi la faccenda con De Niro e New York.
    Io me la sarei voluta proprio vedere, la scena. Con lo sceneggiatore che dà di gomito e di occhiolino a Mann dicendogli “...Così abbiamo il rimando perfetto ad un certo filmettino, no? Sono o non sono un genio, eh?!”
    Io immagino che Mann, due secondi spaccati dopo, sia esploso in un bel MACCHECCAZZODICI per poi riprendersi in mano tutto lui, scegliendosi interpreti e ambientazione per proprio conto.
    Scelta vincente, manco a dirlo. Anzi...VINCENT. Ma tra poco ci arriviamo.
    Il tempo. Questo é il fil rouge che lega tra loro tutti i film di questo straordinario regista, a parer tuo.
    Mai come in quest'occasione il dettaglio si dimostra più veritiero.
    Il tempo. Un'intera notte ha Vincent per portare a termine il lavoro, prima di sparire per sempre come il fantasma che é.
    Un'intera notte ha Max per levarsi dal grandissimo pasticcio in cui si é cacciato praticamente da solo.
    Un'intera notte ha la polizia per riuscire a sbrogliare il bandolo della matassa. E per fermare Vincent. E sì, anche per salvare la pelle a Max.
    Perché le due, anzi le tre vicende scorrono in parallelo. E grazie a ciò, noi spettatori sappiamo già dai precedenti come finirà, se nessuno interviene.
    Male. Malissimo.
    Una vera situazione alla “The Hitcher”, dove nonostante l'apparente complicità che si viene a creare sia le posizioni che i rapporti di forza sono chiari e ben definiti sin dall'inizio.
    Del resto Vincent gli parla chiaro. Che si crede, il tassinaro? Di essere nella posizione di poter negoziare o avanzare richieste?
    La sua vita é nelle mani di chi ha scelto di tirare a bordo della vettura. Non gli appartiene più.
    Eppure, non tutto torna.
    Max é un ostaggio, può solo obbedire. E pregare.
    Eppure il motore, colui che scatena gli eventi é proprio lui.
    E' lui a fare di tutto per pigliarsi Vincent. E' lui a portarlo da ogni vittima e a permettergli così di fare il suo sporco lavoro.
    E' lui, il protagonista. E deve capirlo, se vuole salvarsi. Ha tutta la notte, a disposizione. Ed infatti ci mette tutta la notte, non un minuto di più o di meno.
    E Mann ci va giù pesante, arrivando a farlo illudere con una promessa di salvezza per mano di altri (i detective). Per poi fargli franare tutto sotto ai piedi, col rischio di far riavvolgere tutta la pellicola su sé stessa per poi farla ricominciare peggio di prima, fino al finale. Fatale quanto inevitabile.
    E Max, che ormai appare rassegnato al suo destino, di colpo si sveglia. Quando entra in gioco il fattore F.
    Eh sì, proprio quello. Potere della trazione tricotica femminile, come al solito.
    Passi tutto, ma che gli vada a toccare la tizia con cui forse ce n'era ma non ce n'é stato ma che forse dopo questo potrebbe essercene, proprio no.
    Il destino. Ritrovarsi davanti a colei che pensavi perduta per sempre.
    Max si sveglia. Dimostra di aver imparato la lezione dal suo improvvisato mentore e...improvvisa, appunto.
    Con una manovra folle quanto fuori dagli schemi fa saltare il banco. E da quel momento cambia tutto.
    E' girato il vento. Fateci caso. Vincent, che fino a quel momento appariva come organizzatissimo, efficiente e sempre un passo avanti, di colpo non ne imbrocca più una.












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    1. Si fa male da idiota, e comincia ad andargli tutto storto. E Max, che a quanto sembra non ha mai usato un'arma in vita sua (ma non si può mai dire), azzecca l'unico colpo di pistola che si ritroverà probabilmente a dover sparare.
      Il finale é davvero emblematico, con il killer a bordo del vagone per quello che é un viaggio senza ritorno. Dritto, giù fino all'inferno che lo ha vomitato fuori a far danni.
      Lo stesso inferno da cui sono venuti fuori tizi come Horace Pinker o Max Cady. O John Ryder. Garantito.
      Secondo alcune bizzarre teorie, Vincent non é altro che un'emanazione di Max.
      E' lui il vero hitman, l'assassino. E Vincent é la sua ultima vittima, prima che la notte abbia fine.
      Ennesimo lavoro impeccabile da parte di Mann, con la scena in discoteca che rappresenta il suo apice.
      Dicevamo che qui si é superato.
      Beh, con quella sequenza a momenti arriva ad umiliare sé stesso e la scena della rapina di “Heat”, anche se mi rendo conto che sto letteralmente bestemmiando.
      Interpreti perfetti. E ci siamo arrivati.
      Foxx qui ha la sua consacrazione, se mai ci fossero ancora dubbi. Una garanzia.
      Ma la vera sorpresa é un'altra. O meglio, un altro.
      Vincent.
      Cruise é un'autentica rivelazione. A parer mio la miglior interpretazione della sua carriera, o almeno come qui non lo si vedeva da un mucchio di tempo.
      E' quasi il caso di scomodare il Ron Kovic di “Nato il Quattro Luglio”.
      Vincent é un predatore. Spietato, glaciale, e a suo modo dotato di una sottile ironia.
      Lo odierete, e avrete una fottuta paura di lui. Perché apparentemente non ha punti deboli.
      E invece ce ne ha uno grosso come una casa.
      A differenza di Max, che nonostante l'atteggiamento passivo genera eventi e situazioni, é completamente inconsistente.
      Ha forma, ma non sostanza. E nel momento critico lo dimostra.
      Nell'attimo in cui perde il controllo sulla situazione non dura che due secondi.
      Minaccia, uccide, spara. Ma é solo apparenza fine a sé stessa. Tutto il contrario di Max, che in teoria non dovrebbe avere forma.
      E' un conducente, no? E in quanto tale, prende la forma del cliente e del passeggero che traghetta e trasporta. Ma sotto é tutta sostanza.
      E quando decide di passare all'azione, comincia a dettare lui modi e tempi. Perché é malleabile, sa adattarsi. E' il suo lavoro.
      Vincent, con tutta la sua perfezione fittizia costruita dopo anni di esecuzioni, non é in grado di evolversi. E si sgretola.
      Evoluzione, sta tutto lì. Due predatori in lotta per sopravvivere. E la selezione naturale, da sempre...premia chi sa adattarsi.
      L.A. Rappresenta il campo da gioco di Max, la conosce per intero.
      Ha voluto andare a sfidarlo nel suo terreno di caccia personale. Non poteva proprio vincere.
      Vincent aveva già perso. Ancora prima di cominciare.
      Capolavoro assoluto. E recensione stupenda, Cass.
      Si vede che ti é piaciuto un sacco.
      Ora...si può far meglio di così?
      Certo. Anche se forse qui non tutti saranno d'accordo.

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    2. Una filmografia dove il film peggiore è "La Fortezza" ed io mi chiedo come mai Mann non sia il preferito di tutti i cinefili, ma in realtà la risposta la so, purtroppo. Cheers

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    3. Grazie capo, gentilissimo ;-) Cheers

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  9. Zio Portillo

    Film che già al primo giro ho adorato. E dici bene nel pezzo che “la poetica di Mann è presente”. Confermo e concordo: tutto ciò che è “Manniano” qui c’è all’ennesima potenza. Un bignami del suo modo di lavorare e del suo modo di intendere il cinema elevato al massimo. Personalmente reputo COLLATERAL, non il miglior film di Mann (ce ne sono almeno un paio (o forse 3) di superiori), ma per pura regia, questo è il meglio che il regista di Chicago possa offrire.
    E ogni volta che lo ribecco, lo riguardo con enorme gusto.

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    1. Pensare che è anche quello su cui ha contribuito meno alla sceneggiatura, di norma i film troppo giusti per un regista, poi risultano forzati, questo invece Mann se lo è scelto (e girato) al meglio. Cheers

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  10. Guarda, io trovo questo film totalmente ipnotico: lo potrei guardare in loop all'infinito senza stancarmi mai. Hai fatto bene ad accennare (timidamente) a dei suoi difetti, ma ha una forza visiva e sonora che ogni volta che lo vedo mi conquista.

    Interessante che Uommo non abbia toccato la sceneggiatura e ci abbia messo dentro comunque così tanta della sua poetica.

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    1. Per me è la parte che riassume quanto sia potente quella poetica e la regia di Mann, andrei in giro per quella Los Angeles notturna con i jazz club e i coyote sempre. Cheers

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  11. "Collateral" è il film ideale per uno come Tom Cruise, che farebbe di tutto per non essere assediato dai fan. Non poteva esserci scuola migliore di quella Manniana... per imparare in modo credibile l'anonimato e l'invisibilità, voglio dire, non per abbattere i fan con le tecniche delle forze speciali ;-)
    E, come hai giustamente ricordato nella tua ottima recensione, qui recita sul serio e questo ovviamente va a tutto vantaggio dell'alchimia con Jamie Foxx il quale non ha a che fare con il divo che, sotto la patina del personaggio, finisce per fare sempre sé stesso ma con il professionista così perfettamente calato nel personaggio da dimenticarsi di essere un divo (e per Tommaso Missile la cosa non era così scontata)...

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    1. Fosse per me prima o poi ad Hollywood, tutti dovrebbero laurearsi all'Università Mann per la recitazione ;-) Cheers

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  12. Ho visto questo film molto tempo fa e mi era piaciuto tantissimo, ma ora alla luce dellla tua splendida recensione devo rivederlo per forza! Sono d'accordo su tutto, un Tom Cruise davvero al suo meglio e un film che ti tiene avvinto fino alla fine.

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    1. Grazie cara, sto cercando di diffondere quanto più Mann possibile ;-) Cheers

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  13. La prima visione di questo film è stata totalizzante visto che avvenne alla mostra del cinema di Venezia con il cast in sala. Per l'occasione feci mia la citazione "qui non si bada a spese" e feci di tutto per conquistare un agognato biglietto della sala grande. La visione, manco a dirlo, fu totalizzante, ma ammetto anche sofferta, perché non è stato semplice dividere la mia attenzione tra immagine e sottotitoli. Ad ogni modo "Collateral" è il miglior thriller degli anni 2000 e un diamante nella filmografia del regista (uno dei tanti per fortuna sua).

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    1. Penso lo stesso, oltre che il più perfetto per far avvicinare chiunque alla sua filmografia e alla sua poetica. Cheers

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  14. Capolavoro o quasi, Mann poeta del noir metropolitano. Anche i dialoghi sono molto belli

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    1. Si moltissimo, toglierei il quasi ;-) Cheers

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