mercoledì 11 maggio 2022

Basket Case (1982): dalla cesta con furore (auguri Belial!)

Ho atteso pazientemente l’occasione per portare un po’ del cinema di Frank Henenlotter su questa Bara, francamente non avrei potuto cominciare meglio, non solo perché “Basket Case” è stato il suo film d’esordio, ma perché possiamo festeggiare i suoi primi quarant'anni, ma prima un po’ di musica così, tanto per cominciare la festa.

Nel 1982 l’epoca d’oro del cinema horror americano era agli esordi, gli unici film che trovavano facilmente fondi e distribuzione erano quelli pronti a portare in scena sbudellamenti, mostri, morti e tette senza tirar via la mano, ma questa storia non prevedeva certo tappeti rossi per chi volesse scrivere, dirigere e produrre Horror, il mercato era pronto ma i primi – passatemi il termine un po’ forte – pionieri del genere, spesso lavoravano in ristrettezze, anzi meno, quel cinema povero che o hai tanto talento e idee, oppure sei destinato ad essere spernacchiato vita natural durante, considerando i soldi disponibili e i risultati ottenuti, Frank Henenlotter ha sempre avuto più talento che fondi.

Un regista che probabilmente verrà ricordato per sempre come un guru delle commedie horror, ma è chiaro che Frank Henenlotter abbia votato la sua carriera e la sua filmografia ai B-Movie, film ricordati solo dagli appassionati di horror come voi e me, quelli senza ritorno, eppure il cinema di Henenlotter ha sempre avuto più sostanza di quello che i suoi mostroni di gomma lasciassero intendere, me ne sbatto del giudizio dei critici con la pipa e gli occhiali, solo ad un’occhiata distratta i suoi film potevano passare solo per semplici B-Movie Horror.

Non fare il timido Belial, vieni fuori è il tuo compleanno.

Certo lo erano, proprio come “Basket Case”, basta dire che ad un certo punto il protagonista Duane Bradley (Kevin VanHentenryck… Salute!) ragazzino di provincia arrivato nella grande e tentacolare città nemmeno fosse Renato Pozzetto (ma con una cesta in braccio), entra nello squallido motel destinato a diventare la sua casa, con un pugno di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti spirati in mano, beh stando alle affermazioni del regista, quello era più o meno tutto il budget disponibile per girare “Basket Case” (storia vera).

Un film in 16mm con un mostro orrendo e allo stesso tempo adorabile, tutto animato a passo uno, con la plastilina come si faceva ai vecchi tempi, dove gli attori nei casi migliori, avevano recitato in qualche recita scolastica e molti di loro, dopo questo film non sarebbero apparsi nemmeno in quelle. Un film quasi tutto girato senza permessi, dove in qualche caso qualcuno ha dovuto girare nudo di notte, nel gelo di New York, per poi sentirsi dire che il finale presente nella sceneggiatura originale, doveva essere modificato in corsa perché ooops! Sono finiti i soldi (storia vera).

L'unico caso in cui è il contenuto della cesta da picnic a mangiarsi te.

Se poi come me, vi piace leggere il contenuto dei titoli di coda dei film, sappiate che non ne esistono di più farlocchi di quelli di “Basket Case”, visto che Henenlotter per non dover ripetere sempre gli stessi quattro nomi dei suoi pochi collaboratori, cominciò ad inventarsene per i crediti del film, quindi più delle metà sono tutti immaginari, roba degna di Nino Bixio e Ajeje Brazorf e questo più di tutti, secondo me resta l’aneddoto di produzione che inquadra il film meglio di tutti.

Quando giri in queste condizioni, o sei qualcuno con qualcosa da raccontare oppure vai sotto bevendo dall’idrante e Frank Henenlotter in questo suo B-Movie, ha saputo infilare dentro quintali di squallore e decadenza urbana, ma anche temi forti come la solitudine, l’impotenza, i complicati rapporti con l’altro sesso (e il sesso in generale), ora io non vorrei per forza far incazzare i cinefili con la pipa e gli occhiali (ma anche sì, se necessario), ma per quello che mi riguarda l’unico altro film Newyorkese, in grado di parlare così bene lo squallore e di solitudini maschili per me resta “Taxi Driver” (1976), se vi sembra lesa maestà paragonare un classico di zio Martin Scorsese ad un B-Movie di Frank Henenlotter, concedetemi qualche minuto del vostro tempo, proverò almeno a costruirmi delle attenuanti generiche.

"Auguri Belial!", "Festaaaaaaaaaaaaaaaa!"

La storia è più che semplice, Duane Bradley arriva in città con tutta l’ingenuità dei ragazzi di provincia e una grossa cesta in braccio, che al suo interno contiene il suo fratello siamese (no, non come i mici degli Aristogatti) di nome Belial, un mostriciattolo che per tutto il tempo del film fa principalmente due cose: urlare e uccidere.

Grazie ad un Flashback, Henenlotter ci racconta di come il padre di Duane attraverso un’operazione clandestina organizzata in casa, abbia cercato di separare il figlio sano da quel “grumo di carne” (come lo definisce ben poco amorevolmente), personalmente trovo geniale il modo in cui Belial prima della separazione, fosse rappresentato con la pelle un pochino più rosea, tipica di quando ancora sei parte di un sistema circolatorio funzionante, salvo poi diventare un po’ più grigio e smorto del colorito, una volta separato, quasi morto ma ancora qui, perché Belial, in qualche modo sopravvive e come tutti gli esseri che subiscono un torto, cova vendetta e poi… Si vendica.

Le morti in “Basket Case” sono tante, violente e gustosamente splatter, il dottore ucciso in casa sua nel prologo del film ma ancora di più il padre, oppure la memorabile morte dell’odiosa veterinaria, punita da Belial a colpi di bisturi piantati in faccia, divertimento garantito per tutti gli appassionati di Horror ma ammettiamolo, anche una gioia per gli occhi ogni volta che Belial, striscia fuori dalla sua cesta un fotogramma alla volta, a colpi di stop motion la tecnica di cui per quello che mi riguarda, è fatto il cinema del tipo migliore.

"Ho appena rivalutato la cesta, qui mi sento uno dei Ghoulies"

Eppure “Basket Case” è molto più di orgoglioso intrattenimento di serie B al suo meglio, senza mai sbattere in faccia al pubblico i famigerati “TEMI IMPORTANTI” (scritti così, perché sono importanti), Frank Henenlotter ci regala una disgustosa storia ambientata nel mondo degli ultimi degli ultimi, se hai un oscuro segreto che nutri a colpi di hamburger e wurstel che porti in giro dentro una cesta, i peggiori quartieri di una grande città sono il posto migliore per essere ignorato, eppure nella pancia del suo film Henenlotter ha temi come la solitudine oppure la difficoltà tutta maschile di approcciarsi all’altro sesso, lo fa con la leggerezza di chi sta dirigendo un B-Movie, senza soldi e senza permessi, quindi senza rompere i maroni agli spettatori sottolineando i passaggi chiave con il pennarellone a punta grossa, perché semplicemente lui aveva un film da cercare di portare alla fine, il che viste le condizioni proibitive era già una grossa gatta da pelare.

Ma “Basket Case” dentro quella cesta riesce a parlare in scioltezza (ma non in modo stupido) di temi più profondi, ad esempio l’impossibilità determinata da un problema fisico, di avere una sana e normalissima reazione (anche sessuale) con una ragazza, Duane è ad una fidanzata dalla felicità, pare averla trovata in Susan (Terri Susan Smith), bella, solare, formosa, piena di vita e di senso dell’umorismo (quando imita al telefono il rumore della macchina da scrivere rotta, mi fa sempre ridere), tra di loro l’anomalia, il mostro, l’ostacolo fisico che impedisce a Duane di essere come tutti gli altri, visto che siamo in un B-Movie con le creature animate a passo uno e non in un film drammatico, questo elemento è Belial, che come Duane vorremmo odiare per i suoi atti di terrorismo alla vita del fratello, ma non possiamo farlo perché come si può odiare Belial dove aver conosciuto la sua storia? Sarà anche un mostro con gli occhi rossi che scatenano anche il giusto livello di ilarità, ma è davvero peggio di molti dei personaggi che popolano il film?

La scena più divertente (se non siete la veterinaria)

Questo elemento quasi da “Body horror” con occhi rossi e urla, diventa la metafora non urlata ma suggerita con grande grazia da Henenlotter, il suo Travis Bickle si chiama Duane, non ha una pistola a scatto nascosta nella manica ma un mostro pronto a saltar fuori da una cesta, entrami i personaggi però sono due sociopatici per cui i rispettivi film ci fanno patteggiare, perfetti per portare al cinema solitudini maschili e isolamento, usando gli strumenti del cinema, certo a due livelli diversi perché quello di Scorsese sta leggermente più in alto (poco eh?) rispetto ad un B-Movie di Henenlotter, ma lo squallore con cui i due registi ci fanno fare i conti è lo stesso.

Diventa chiaro anche nella scena più controversa del film, quella che ha creato più di un problema a Henenlotter, perché girandola una fetta della sua troupe si sentiva così a disagio da lasciare il set, ma come abbiamo visto, il regista non poteva proprio contare su un numero infinito di collaboratori.

La scena più sconvolgente (se siete umani)

La grottesca scena di sesso con Sharon degenera molto presto in altro, si passa da poppe in primo piano a qualcosa di estremamente fastidioso, disturbante come può essere solo il sesso quando diventa violenza, a Henenlotter basta sangue finto, le urla disperate del suo protagonista e il movimento suggerito dal corpo (se così possiamo chiamarlo) di Belial per farci capire cosa sta accadendo, abbiamo visto al cinema scene di violenza sessuale ben più esplicite di questa, eppure a memoria mia poche risultano più fastidiose di questa, l’apice drammatico di un film che è a tutti gli effetti un B-Movie, ma per chi ha propensione con la materia e una certa attitudine a trovare la qualità anche nei prodotti più grezzi, mette in chiaro come il cinema di Henenlotter avesse una marcia in più, forse dettata anche dalle ristrettezze quelle che puoi aggirare solo se hai del vero talento.

Forse anche per questo “Basket Case 2” (1990) e “Basket Case 3: The Progeny” (1991), anche se girati con qualche soldino in più, non hanno lasciato il segno quanto il primo capitolo, vediamo come andrà magari porterò anche gli altri due capitoli su questa Bara, per ora ci tenevo molto a festeggiare i primi quarant’anni di questo titolo di culto, quindi tanti auguri al film di Frank Henenlotter, a Duane e soprattutto a Belial, non voglio di certo farlo arrabbiare.

22 commenti:

  1. Come sai l'ho visto di recente, sottoscrivo in toto la tua recensione e ti faccio i miei complimenti, perché io non ci sono riuscita, a scrivere di questo film (e anche per non aver sbagliato mai a scrivere il cognome del regista 😛).
    Posso capire perché Duane vada a recuperare quel grumo di carne di suo fratello - è pur sempre suo fratello! - ma non come faccia a non "vedere" quanto sia mostruoso, a meno che non sia un po' mostruoso anche lui. La metafora comunque è riuscitissima, senza bisogno di gridarla (come grida ci facciamo bastare quelle di Belial).
    Questo film è la dimostrazione ulteriore di come si possa fare molto con pochi mezzi e tante (tantissime) idee, dove per forza tocca ingegnarsi per cavare sangue (!) dalle rape. E sì, la scena, anzi "LA SCENA" disturba, estrania, disgusta, nausea, e ho finito i sinonimi... Ma è valsa assolutamente la pena vederlo. Non tutti avrebbero avuto il coraggio di mettere in scena una cosa del genere, e il titolo di film di culto è più che meritato.

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    1. Dopo il tuo guest post e ora questa recensione, sono messo all'angolo: devo decidermi a vedere questo film! ^_^

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    2. In effetti va digitato piano quelle “n” mi mandano sempre in crisi ;-) Le grida abbondano ma per fortuna anche le letture di secondo livello, presenti la loro non urlate, almeno quelle. Manca questo tipo di coraggio e follia, erano tempi diversi, purtroppo per noi andati. Cheers

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    3. Merita, il cinema di Frank Henenlotter è roba da Zinefili ;-) Cheers

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    4. Curiosissima di sapere la tua opinione, Lucius 😉

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    5. Lo attendiamo tutti nella cesta ;-) Cheers

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    6. Mi state caricando troppo, già ho adocchiato una cesta da prendere per venire a trovarvi :-D

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    7. Altro che corriere Amazon :-D Cheers

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  2. Confesso di non aver mai avuto occasione di vedere il film, e a questo punto dalla dua recensione credo di capire perché non l'ho mai beccato in TV :-P Credo di averlo intravisto in videoteca, all'epoca in cui mi studiavo tutte le locandine, ma poi non è mai capitato. A questo punto devo provvedere, visto che già Vasquez mi aveva ricordato questa mia lacuna.

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    1. Penso non sia mai passato in tv, anzi ne sono abbastanza certo ;-) Anche i seguiti sono divertenti, ma questo resta una spanna sopra. Cheers!

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  3. Toh, chi si rivede!!
    Film che inserisco nel filone della cosiddetta new wave dell'horror, una sorta di naturale prosecuzione del genere inaugurato dal film "maledetti" di Gordon Lewis e poi onorato da Helenlotter e da Gordon. E poi Yuzna.
    Nomi che giravano di continuo, per uno che leggeva regolarmente Dylan Dog e i suoi almanacco.
    La Bibbia, gente. Almeno i primissimi, che snocciolavano titoli a quantita' industriali, tra le loro pagine.
    Quando l'horror tirava tantissimo, e Dylan era davvero Dylan.
    Sull'Old Boy di adesso non mi pronuncio, mentre sull'horror...tira ancora adesso, e ha guadagnato indubbiamente una sua dignita' di essere.
    Peccato che non brilla.
    Forse allora l'horror piaceva tantissimo ma ce ne si vergognava, relegandolo alla nicchia.
    E se ti mettono in un angolo, l'unico sistema che hai per farti notare è tirare MAZZATE.
    Recentemente ho visto finalmente "Candyman", quello del 2021.
    Devo dirlo in una parola!? Dignitoso.
    Ha un suo perche' e una ragione per esistere, e visti i tempi non potevo chiedere di piu'. Ma che differenza, con quello vecchio...
    Non e' neanche lo stesso sport, ragazzi.
    Il metaforone qui e' ben evidente.
    Certe volte i fratelli possono costituire un bel problema.
    Se non addirittura gemelli, visto che all'inizio erano un unico essere.
    Avere un fratello con problemi (senza dover per forza essere mostruoso. Ma si sa, nei film funziona tutto a iperboli. E nell'horror, cosa c'e' di meglio di ricorrere al mostruoso per evidenziare certi aspetti?) puo' diventare una vera croce.
    Ti compromette la vita sociale, ed in certi casi la possibilita' di farti una vita tua (magari con una ragazza). E alla fine si tratta di una battaglia disperata, che sei destinato a perdere. Dato che il piu' delle volte ci rimetti solo la salute e la sanita' mentale.
    Alle volte puoi persino odiarlo, ma non lo abbandonerai mai. Perche' e' tuo fratello, e' parte di te (in tutti i sensi) e dipende da te in tutto e per tutto.
    Senza di te non puo' sopravvivere. O lo ucciderebbe.
    Una dinamica che mi ha sempre ricordato il bellissimo "Baby Killer", ma con le opportune differenze.
    Qui non abbiamo una sorta di animale privo di raziocinio, ma un essere senziente che e' probabilmente malvagio.
    Di sicuro egoista e prepotente, visto quanto pretende. E alla fine, qualcosa non mi torna.
    I due sono in contatto telepatici, se non ricordo male. E questo la dice lunga sul potere decisionale del fratello sano.
    Viene da pensare che quest'ultimo sia persino decerebrato, e che altro non sia che un'estensione dotata di braccia e gambe del fratello informe, e deforme.
    Un utensile, da manovrare per soddisfare le proprie esigenze e bisogni (si' pure quel bisogno la').
    Il tema e' molto delicato, dicevo. Ed Helenlotter lo tratta nel modo piu' scomodo possibile, senza moralismi o falsa pieta' da discount.
    Anzi, persino con cattiveria e bastardaggine.
    La CATTIVERIA, gente. Ecco cosa manca oggi, per lasciare il segno.
    Filmone. Da recuperare.
    Come la cattiveria, in molti horror di oggi.
    La cattiveria. Ricordatevelo, gente.
    La cattiveria.

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    1. Capisci perché era un compleanno a cui tenevo no? ;-) Cheers

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    2. Ho sempre considerato l'almanacco di DYD come bibbia per scoprire film e libri da leggere. Nell'ultimo numero credo vengano nominati 4 film in 3 pagine...mi chiedo il senso dell'esistenza di questa uscita, come mi chiedo l'uscita anche del color fest...

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    3. In effetti ai tempi era una sorta di Internet prima di Internet. Cheers

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  4. Mai sentito nominare questo film (e neanche il regista a dirla tutta) leggendo il titolo ero convinto si trattasse di pallacanestro...

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    1. Quasi, un cesto c'è, regista che meritava di stare su questa Bara ;-) Cheers

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  5. Uno di quei classiconi che dovrei (ri)vedere...

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    1. Come diresti tu, il disagio, però avercene ci cinema così coraggioso. Cheers

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  6. Bello che dopo bad teste mi tiri fuori basket case, se non già fatto è l'ora di splatters!!! e per chiudere il cerchio nominerei anche Melvin in toxic avenger (di cui avevo letto di un imminente remake con kevin bacon) e dei pomodori assassini con un giovane george clooney!!!!

    Che dire, filmoni assurdi! non ho mai visto i seguiti di basket case ma dubito si possano trovare sulle varie piattaforme streaming. Avevo trovato i Ghoulies, che avevo rivisto volentieri, ma ora non sono che fine abbiano fatto. Stesso roba per i Critters...bei tempi quando avevo meno di 10 anni e mi guardavo queste cose!!!

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    1. Che fai di bello la prossima settimana? ;-) Scherzi a parte, avevo più di una mezza idea su Toxie, ma anche sui Critters a dirla tutta, pian pianino vedrò di far sbarcare tutti sulla Bara. Cheers

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  7. Parlerai degli altri film di Frank Henenlotter?

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    1. Non ho un piano ma un intenzione, spero basti ;-) Cheers

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