venerdì 11 febbraio 2022

Killer Joe (2011): petto o coscia?

Ogni viaggio prima o poi finisce e quello con William Friedkin ci porta in Texas per l’ultimo capitolo della rubrica… Hurricane Billy!

Abbiamo lasciato Billy Friedkin al telefono con Tracy Letts, dopo aver portato al cinema la sua opera teatrale Bug, il regista di Chicago era l’uomo giusto per ripetere l’operazione puntando più in alto, “Killer Joe” era la prima opera scritta da Letts, carica di una rabbia che aveva radici profonde, portato in scena per la prima volta nel 1993. La storia è ambientata in un campo caravan nella periferia di Dallas, i protagonisti sono quelli che negli Stati Uniti vengono definiti – non proprio con affetto – “White trash”, bianchi, non proprio tutti laureati alla Bocconi, ben rappresentati dal protagonista Chris Smith, un ragazzo che deve un sacco di soldi ad un boss locale della droga. Nel tentativo di tirarsi fuori dalla cacca, Chris cerca di convincere il padre, un buono a nulla tonto, ma non cattivo di nome Ansel e la sua nuova matrigna, la procace e sfattissima Sharla, ad uccidere la vera madre del ragazzo Adele che, al momento, è fidanzata con un tale di nome Rex, per incassare i cinquantamila dollari di assicurazione sulla vita, beneficiaria della polizza? Dottie, la sorellina dodicenne di Chris, che non è né scema e né ritardata, vive solo in un mondo immaginario tutto, la più pura e candida di tutti in questo inferno di tradimenti e degrado, per cui vale l’antico adagio: il più pulito c’ha la rogna.

Occhio, che più avanti nel corso del post arriverà anche lui, consideratevi avvisati.

Per eliminare Adele, Chris contatta “Killer” Joe Cooper, un poliziotto di Dallas che arrotonda con questi lavoretti ben poco leciti, la sua tariffa sono venticinquemila dollari, da sottrarre alla polizza che incasseranno gli Smith, ma siccome Killer Joe non accetta dei “pagherò”, nel frattempo si prende come caparra Dottie per cui ha preso una sbandata, alla faccia di Chris che con la sorellina ha un rapporto platonico, ma non proprio tra fratello e sorella, non a giudicare dai sogni che Chris fa su Dottie almeno. Come potete intuire da questo quintale di dinamite ammonticchiata tutta insieme, il piano non andrà per niente come da programma, anche perché Sharla ha una storia segreta con Rex e Killer Joe sarà pure uno sbirro, ma è matto come un cavallo da corsa, infatti la violenza esploderà in un crescendo che culmina in una grottesca fellatio praticata sotto minaccia di Joe da Sharla ad un... Beh, cosciotto di pollo fritto. No, William Friedkin dalle storie controverse proprio non riesce a tenersi a distanza.

Con un cosciotto di pollo fritto? Come direbbe un personaggio di Verdone: in che senso?

Capite da soli che questa è roba radioattiva, nitroglicerina instabile se mi passate la citazione, materiale che scotta così tanto che nessuno vuole bruciarsi le dita ritrovandosele appiccicaticce a causa del pollo fritto, inoltre Billy nella sua autobiografia “Il buio e la luce” non nasconde una certa stanchezza nei confronti dell’industria cinematografica, quella per cui un Autore con la “A” maiuscola come lui, ogni volta si ritrova a dover radunare il cast e la troupe, sbattersi a trovare i fondi per girare come se ad ogni nuovo film, bisognasse reinventare la ruota.

Le attrici e gli attori interessati al soggetto scritto da Tracy Letts, che nel frattempo si era portato a casa anche un premio Pulitzer con la sua “August: Osage County” erano tanti, ma i contatti di Friedkin finivano tutti per tirarsi indietro, qualche esempio? Kurt Russell era interessato al ruolo di Killer Joe, ma finì per declinare dicendo al regista che sua moglie Goldie Hawn lo avrebbe lasciato se avesse accettato quella parte. Tutti i Carpenter che vuoi Kurt, ma niente pollo fritto in casa di Goldie.

Da questo film di Friedkin si esce un po' così, logori, pesti e bisognosi di un abbraccio.

L’attore Elliot Page, all’epoca prima della sua transizione di genere Ellen Page, aveva espresso interesse per il ruolo di Dottie, ma il suo agente telefonò a Billy per dire che aveva cambiato idea. A farsi avanti per la parte della piccola Dottie anche Jennifer Lawrence che si autodefinì «L’unica in America in grado di interpretare quel ruolo», per certi versi potremmo dire che aveva ragione, salvo poi preferire andare a recitare il ruolo di Mystica in X-Men - L’inizio... Insomma, la volontà a Friedkin non mancava, ma tutto il resto sì.

La svolta arrivò con il produttore Nicolas Chartier, nato in Francia, a vent’anni lavorava come custode a Disneyland Paris con il sogno di entrare nel mondo del cinema, sbarcò a Los Angeles e il suo primo lavoro fu lo sceneggiatore per i film porno dei canali via cavo, imparando che le vendite all’estero dei film sono vitali per il cinema indipendente. Chartier si ipotecò la casa per raccogliere i fondi necessari a girare “The Hurt Locker” (2008), soltanto perché ammirava Kathryn Bigelow e sognava di poter lavorare con lei (storia vera e provate a dargli torto), il risultato furono sei premi Oscar portati a casa da quel film e Chartier lanciato nel mondo del cinema indipendente americano, poteva il nostro Billy trovare un alleato così distante dal “sistema” di Hollywood? Non credo proprio, ma grazie a lui “Killer Joe” stava cominciando a prendere forma.

Ve l'ho detto che sarebbe arrivato, il Texano dagli occhi di ghiaccio e il cognome da codice fiscale.

Ma è inutile girarci attorno: la svolta vera ha un nome, un cognome (difficile da scrivere) e un marcato accento Texano. Una sera alla tv Billy inciampa in un’intervista a Matthew McConaughey, il suo “Senso di Friedkin” per gli attori comincia a pizzicare, anche se la scelta sembra un suicidio artistico. Sì, perché oggi Matthew in amicizia detto McCoso è uno degli attori più stimati del globo, ma all’epoca dei fatti stiamo parlando del campione mondiale delle “Rom-Com” sceme, parliamo di un attore che un tempo sembrava scegliesse i ruoli in base alla possibilità offerta dalla trama di sfoggiare gli addominali, tanto di cappello, McCoso si è fatto il mazzo con i piegamenti, ma oltre a questo, la sua presenza in un film un tempo era garanzia di ciofeca assicurata, un ammonimento umanoide a girare al largo, almeno fino al sottovalutato “The Lincoln Lawyer” (2011), uscito un attimo prima di “Killer Joe” e primo film che mi ha fatto pensare che McCoso con la maturità avesse imparato anche a recitare.

Anche se McConaughey è esploso proprio quando Friedkin lo ha convinto ad infilarsi sotto il cappello a tesa larga di killer Joe Cooper, un ruolo che McCoso non voleva, dopo aver le letto la sceneggiatura la gettò via dicendo che si sentiva come il bisogno di farsi una doccia strofinandosi con una spazzola di metallo (storia vera), ma Friedkin sapeva di aver trovato il suo assassino, uno pacato all’esterno che nascondeva dentro di sé il seme della follia, guarda caso un poliziotto al limite, in equilibrio e oltre le zone d’ombra, insomma il tipo personaggio Friedkiano se ne esiste uno.

Io non ci scherzerei troppo, ha recitato in uno dei seguiti di Non aprite quella porta (storia vera)

McConaughey capisce che “Killer Joe” parla di tutte quelle persone che vivono nella periferia del Texas dove è cresciuto lui, quindi non solo accettò il ruolo (dimezzandosi l’abituale compenso), ma con l’aiuto della sua agenzia, la CAA, fece da tramite con Chartier e contribuì ad arrivare a tutti gli altri attori che compongono questa sorta di nuova commedia del disastro di Billy, dove l’elemento comico è difficile da trovare anche per chi ha uno spiccato umorismo nero come il vostro amichevole Cassidy di quartiere.

"Alaska? In quella direzione, si bravò di là, quando vedi la neve sei arrivato, non puoi sbagliare"

Parliamoci chiaro, è proprio grazie alla presenza di Matthew McConaughey, alla prova monumentale che gli ha fatto spiccare il volo, cambiando per sempre la percezione che il pubblico aveva di lui, che un film come “Killer Joe” è più rispettato rispetto al fratello gemello Bug (stesso autore, un pugno di attori, quasi tutti girato in interni e sensazione di disagio che non ti abbondona nemmeno dopo i titoli di coda), ma McCoso è la punta di diamante di un casting impeccabile. Emile Hirsch nei panni di quel tonno di Chris Smith è perfetto, un personaggio che vorresti prendere a schiaffi per tutto il tempo, in cui Hirsch s'impegna molto, ma sembra il suo perfetto alter ego, un attore che sembrava destinato a molto e che, invece, è ancora oggi quello di Into the wild e poco altro.

Thomas Haden Church nei panni di Ansel Smith riesce ad essere addirittura spettacolare nel suo lavorare per sottrazione, nel ruolo del padre tonto, ma non completamente idiota, sarebbe stato un attimo per qualunque attore meno talentuoso scadere nella macchietta, invece Thomas Haden Church trova il modo di dare una dimensione realistica a questo marito che, comunque, ha dell’affetto per la sua nuova compagna traditrici e il figlio coglione che si ritrova, era più facile sbagliarlo un ruolo così che farlo giusto.

Provateci voi a renderlo così credibile un personaggio di questo tipo.

Per la parte di Sharla, invece, ci voleva qualcuna con un fegato invidiabile, Gina Gershon è sempre stata bellissima e nel tempo sfiorita non proprio con grazia, ma restando comunque molto sensuale. Parliamo di un’attrice che non si è fatta un problema nella vita ad accettare le briciole scartate dalle sue colleghe, nessuna voleva recitare in “Bound” (1996) che è ancora oggi una delle sue prove migliori, così come Showgirls, in un ruolo che persino Madonna ha avuto timore di affrontare (storia vera). Per un curioso caso del destino, Gina Gershon aveva rifiutato il ruolo di Sharla a teatro, perché non se la sentiva di doverlo ripetere cinque o sei volte al mese (pollo fritto compreso), ha scelto, invece, di calarsi nei panni del personaggio una volta sola nelle condizioni migliori possibili, ovvero diretta da Hurricane Billy.

"Senti un po' Gina, che ne dici del pollo per cena?", "Mi sono appena ricordata di essere vegana"

Questo cast ad orologeria mancava di un solo pezzo, per certi verso complicato da trovare almeno quanto il titolare del film, malgrado il parere di Chartier che non era affatto convinto della scelta, il nostro Billy trovò in Juno Temple la sua Dottie. Classe 1989, quindi ben più che dodicenne, l’attrice risultò perfetta per il ruolo anche in virtù della sua altezza non proprio da giocatrice di basket, 1.57 di puffosità, per citare un film di John Woo: «Una palla di neve lanciata all’inferno», perché non solo l’attrice britannica sapeva imitare alla perfezione l’accento Texano (poi un giorno capirà cosa non sanno fare le attrici e gli attori provenienti da Albione), ma ha saputo dare il candore che il personaggio richiedeva.

Dottie è una ragazzina che pensa di aver trovato in Joe il principe azzurro, salvo poi scoprire che in realtà è un fottuto pazzo maniaco che, però, stravede per lei, perché per certi versi “Killer Joe” sarà anche l’ultimo film (per il momento) della filmografia di Friedkin, ma è totalmente coerente con i temi cari al regista.

Regan, sei tu?

"Killer Joe” non è piacevole da guardare, perché è un fiero rappresentante di quel cinema affilato, senza paragomiti che ormai Hollywood (e il pubblico) non vuole toccare nemmeno con un bastone per assicurarsi che sia morto. Friedkin non moralizza mai, anzi taglia corto su molte parti della storia (l’omicidio di Adele è raccontato, una scena fuori campo) perché il nostro Billy sembra più interessato agli effetti dei fatti sui suoi personaggi più che al loro piano che, tanto, è chiaro fin dal primo minuto è destinato a trasformarsi in un disastro.

Proprio come il cuginastro di questo film, ovvero Bug, Friedkin ci fa affezionare a questa banda di bastardi facendo montare la tensione, il regista di Chicago mette su un contorto corteggiamento che invece di scaturire in una scena di sesso, il più delle volte raggiunge l’apice con un momento violento, proprio per questo Billy ha dovuto fare a capocciate con i censori che volevano etichettare “Killer Joe” mettendogli una bella “X”, equiparandolo così ai film pornografici. La spiegazione fornita ad un tantinello inferocito Billy è che la violenza era troppo personificata, se si taglia una gamba ad uno sconosciuto in una scena di Saw non è un problema, ma la colpa (che non è tale) di Friedkin è stata quella di aver curato troppo i personaggi, averli resi realistici (specialmente nei loro errori del tutto umani) e che il cast messo su ha recitato troppo bene. Assurdo, ma è andata proprio così.

Come diventare un vero attore con un solo film.

Alla proposta di tagliare qualche minuto di film Billy prima ci provò, poi, forte della sua esperienza e della sua età anagrafica, dev'essere giunto alla stessa conclusione di Roger Murtaugh: troppo vecchio per queste stronzate non ha modificato un secondo del suo montaggio definitivo, si è tenuto il divieto e il film ha trovato il suo pubblico lo stesso. Presentato al festival del cinema di Venezia è piaciuto ai più anche se a vincere il premio più ambito quell’anno fu Sokurov, a fine proiezione quel gran provocatore di Billy alla platea chiese se al lido si trovava un KFC per caso (storia vera), dubito che da quelle parti la popolare catena Yankee di pollo fritto abbia attecchito, anche perché chiunque sia stato al lido per il festival sa che non si mangia. Ci volle un altro anno intero per “Killer Joe” per arrivare nei cinema di uno strambo Paese a forma di scarpa, da allora ancora divide il pubblico tra chi lo ama e chi lo trova una porcheria, insomma, proprio il tipo di reazione che Hurricane Billy sognava.

Gli unici consigli che Friedkin accettò per davvero furono quelli di Chartier sulla colonna sonora, via quella roba country folk scelta per il primo montaggio non definitivo. Billy, infatti, affidò le angoscianti musiche che fanno da sottofondo a questa trama grottesca a Tyler Bates, unica concessione fatta dal testardo Billy al suo produttore, perché aver diretto questo film alla bellezza di 76 anni secondo me è anche una delle ragioni che rende “Killer Joe” un titolo così riuscito.

Sembra il cowboy venuto a salvare la famiglia in pericolo, ma questo è un film di Friedkin.

Dopo aver vinto degli Oscar, terrorizzato il mondo e per qualcuno, aver buttato via la sua carriera (in realtà realizzando film stupendi), Hurrican Billy era davvero troppo vecchio e fuori dai giochi di Hollywood per stare ancora dietro a certi teatrini, infatti “Killer Joe” sembra un film degli anni ’70 (che per me è il miglior complimento possibile per una pellicola) ambientato oggi, con una capacità di fotografare i personaggi e le loro idiosincrasie alla perfezione, non sapendo come etichettarlo molti critici (non per forza con la pipa e gli occhiali) hanno cercato di equipararlo a Tarantino o ai fratelli Coen, peccato che l’umorismo nero dei fratelli del Minnesota qui sia completamente assente, ma per qualcuno lo schema “Colpo che finisce male con violenza finale” deve rientrare per forza nel campo da gioco dei Coen, quando, invece, è sempre stato quello di Hurricane Billy.

Posso andare subito a letto senza cena?

Joe nel suo modo folle e distorto vuole bene agli Smith, nel finale li fa sedere attorno al tavolo per cenare con il pollo con cui fino ad un minuto prima aveva strapazzato Sharla. La scena di sesso con Dottie è tutta basata su del vero sentimento tra i personaggi, sarà grottesca quanto volete vista la condizione di partenza, ma i due si amano e questo è innegabile, mi viene quasi da dire che ci sia più romanticismo in quella pazza scena con Juno Temple che in tutti i corteggiamenti con le protagoniste delle commedie romantiche in cui McCoso recitava, prima di diventare un attore vero.

L’unico a venire preso a calci per tutto il film è Chris che, ammettiamolo, è talmente scemo che un po’ se lo merita anche, ma a parte questo “Killer Joe” parla di una famiglia che apre la porta al male invitandolo a prendere posto tra loro, per certi versi non è diverso dalle prime commedie del disastro di Billy oppure proprio dal suo film più famoso, dove il male veniva combattuto tutto dentro ad una stanza. Senza rovinare la visione a nessuno, ma giusto per sottolinearvi la continuità tematica del cinema del nostro Billy, anche “Killer Joe” termina con una pistola puntata e la minaccia di uno sparo, il cui esito resta incerto proprio come in un suo film piuttosto famoso del 1971.

Hurricane Billy, il mago dei finale in sospeso.

Capisco perché ancora oggi tanti lo considerino un film orrendo e terribile, perché sono stati in pochi gli Autori (con la “A” maiuscola) ad avere gli attributi per portare sul grande schermo tutto lo schifo che l’umanità sa tirare fuori, per altro in un film così in equilibrio sul filo sottile del grottesco che per assurdo è più facile sbagliarne il tono che farlo giusto. William Friedkin non solo lo ha azzeccato, ma ha tirato fuori dal suo quintetto base (Billy da giocatore di basket forse apprezzerebbe il paragone cestistico) prove che vanno dal volenteroso e adatto alla parte Hirsch fino allo straordinario McConaughey che di colpo è diventato uno per cui se lui è nel cast, il film si guarda, ma non è sempre stato così, credetemi.

Amatelo oppure odiatelo, ma “Killer Joe” è una delle ultime volte in cui la vecchia Hollywood ha fatto come il drago e mosso la coda, ormai il cinema contemporaneo americano evita le zone grigie, vuole solo eroi buonissimi e cattivi pronti a redimersi, William Friedkin, invece, si è sempre immerso mani e piedi in quei territori controversi, alla ricerca del bene e del male in eterno scontro all'interno dei suoi personaggi, proprio come accade nella realtà.

Grazie Billy è stato un piacere fare due tiri a canestro con te.

Il suo destino sarà sempre lo stesso: non importa quanti bei film tu possa aver fatto, quante opere liriche tu abbia diretto in giro per il pianeta o se per caso, una volta sei quasi diventato il proprietario dei Boston Celtics, quando morirà (tra molti anni, non voglio tirargliela) Friedkin già sa che verrà ricordato per un solo film, fondamentale e popolarissimo quanto volete, ma solo per quello. Spero con questa rubrica di aver reso omaggio ad uno dei più importanti registi della storia del cinema, magari facendovi scoprire che non ha diretto solo quello con la ragazzina che vomita verde, da un giocatore di Basket ad un altro, mi sembrava il minimo passare la palla e William Friedkin e portare l’uragano Billy su questa Bara.

20 commenti:

  1. Ricordo Matt Demon al late show di Dave Elle fare l'imitazione di Matthew che non sa cosa dire sul palco la notte degli Oscar e quindi chiede se può levarsi la camicia. Penso sia il simmetrico di Sean Penn che durante la consegna degli Oscar dice a Mickey Rourke, più o meno, che è tornato in serie A con The Wrestler. Bill ha portato in serie A Matthew McConaughey per la goia di quelli come me che hanno dovuto fare un corso per pronunciare correttamente il suo cognome.
    La differenza tra movie star e movie actor. Billy incappa in una intervista a Ryan Reynolds che presenta Ocean's 7 Ocean's underground free guys ed il giorno dopo è già in giro a cercare fondi per la storia di un allevatore intensivo di polli che smaltisce i cadaveri della mafia che crede di vedere un angelo biondo che lo investe della missione di salvare il mondo, azzerando tutti i cattivi di serie A, ma naturalmente è il diavolo...ciao ciao

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    1. Questo anche perché Billy con gli attori non ancora famosi sapeva come mandarli in serie A, lo ha fatto con Gene Hackman che però aveva fatto solo piccole parti, perché non McCoso, che aveva fatto tanti film, ma ben poca cosa. Ecco Billy potrebbe far recitare anche “Deadpool senza maschera” ne sono certo ;-) Cheers

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  2. lo vidi al cinema e proprio non mi piaque

    e non è un problema di sensibiltà

    ho visto film morbosi di tutti i tipi per citarne due "il killer e il cameramen" e il per me sottovalutato "non aprite quella porta " di marcus niespel

    nel caso di killer joe il problema per me è proprio la storia

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    1. “Il killer e il cameramen” molto bello. Invece trovo un film che mi piace sempre di più ad ogni visione, la sua storia funziona perché ha personaggi che potrebbero davvero esistere nella realtà, non lo è, ma se fosse stato tratto da un fatto di cronaca nera, non mi avrebbe stupito troppo. Cheers

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  3. El Diablo - Filmone, chi lo considera orrendo dovrebbe, molto banalmente, passare alle fiction rai e tanti saluti. Tutti gli attori in gran spolvero, Thomas Haden Church ha dato veramente una prova di equilibrismo nel suo fare il rimbambito senza essere caricaturale. Con Emile Hirsch ti consiglierei comunque Never Grow Old(Da noi Gli ultimi fuorilegge, fantasia portami via). Detto questo, ottima rubrica su Hurricane, vari titoli da scoprire, devo decidermi con Bug una volta per tutte, la perfezione non esiste ma Vivere e morire ci va vicino.Hola!

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    1. Penso anche io che con quel film Losangelino ci sia quasi arrivato alla perfezione, “Bug” ti piacerà è il cuginetto di questo “Killer Joe”, un film che trovo sempre più bello sotto tutti gli aspetti, nel suo essere malsano nella trama, intanto mi cercherà “Never Grow Old” grazie ;-) Sono felice di aver portato l’uragano Billy sulla Bara, spero di aver contribuito a far scoprire una filmografia che va ben oltre quel titolo super famoso per cui il regista verrà ricordato. Cheers!

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  4. Difficile scegliere, mi piacciono entrambi, ma per questo caso meglio essere vegani :D
    Ah, il film è comunque un gran film, anche se i finali sospesi mi stanno sullo stomaco..

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    1. Friedkin li domina alla grande, lasciando quel senso di inquietudine anche dopo i titoli di coda, quello che ti fa valutare una dieta vegana ;-) Cheers

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  5. Lungi dal rubarmi i meriti altrui, mi ricordo che proprio su questo film avevano enunciato una teoria che condivido in pieno.
    E cioe' che i settant'anni siano il periodo migliore per fare certe cose. Tipo i film.
    Ammesso di avere ancora la voglia, la salute e la lucidita' mentale necessaria ti levi un mucchio di soddisfazioni.
    Perche' sai quel che vuoi, sai come ottenerlo, sai cosa vuole il pubblico da te e sai come darglielo.
    Il tutto in modo asciutto, essenziale e senza fronzoli.
    Tiri dritto al sodo, come un treno.
    Citofonare al grande Clint, che da regista a momenti si sta dimostrando persino piu' bravo che come attore (che gia' era pazzesco).
    O allo zio Sly, che finalmente si e' tolto di dosso l'etichetta di manzo palestrato e si sta riscoprendo quel che e' sempre stato, e cioe' AUTORE VERO. E pigliandosi un sacco di rivincite clamorose.
    Io aggiungo una postilla.
    Quando capisci che un film è un GRAN FILM?
    Quando ti fa empatizzare con attori di cui, in condizioni normali, non ti fregherebbe nulla.
    La maggior parte del cast mi lascia indifferente. Per non dire che mi sta apertamente sulle scatole, come Hirsch.
    Non mi ha impietosito nemmeno in "Into the Wild", vedi tu.
    Che se vai a fare una fine simile all'alba del ventesimo significa andarsela davvero a cercare. Senza contare che e' un modo veramente da minchioni.
    Per dare l'idea, eh.
    Salvo solo la Gershon, da sempre bravissima quanto sottovalutata.
    E specializzata in ruoli scomodissimi che nessuna voleva.
    Oh, quando c'era da interpretare un'esponente del gentil sesso che veniva picchiata, seviziata o che in genere moriva male pigliava o sempre lei.
    Ci vuole un gran fegato, per quei ruoli. Tanto di cappello.
    Mi fa pensare alla Rothrock. Meta' dei film che ha interpretato oggi non passerebbero il visto censura, oggi come oggi.
    E ora veniamo a McCoso, li'.
    Credo che sul suo CV, alla voce ABILITA' RECITATIVA vi fosse scritto un bel NON PERVENUTA.
    Non era una questione sul fatto se fosse bravo o facesse schifo.
    Semplicemente, a chi lo pigliava a lavorare non interessava se fosse capace o meno di recitare.
    Lo pigliavano per la faccia e per il fisico, chi se ne frega del resto.

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    1. Ma adesso facciamo un passo indietro.
      "Il Regno del Fuoco". Film mediocre e fastidiosamente pretenzioso, degno di nota solo per Chris Bale (oh, era uno dei miei attori preferiti), la citazione simpa a "L'Impero Colpisce Ancora" e...McCoso,li'.
      Che col suo Van Zan ha dimostrato che nei ruoli del vero bastardo se la cava a a meraviglia. Specie per gli scoppi di furia belluina quanto immotivata. Tipo pestare a sangue uno solo perche' te le ha fatte girare.
      Gli mancava giusto un po' di materiale specifico.
      E Friedkin lo sapeva. E per me si e' visto il film di draghi con pochissimi draghi.
      Il suo Joe e' paragonabile a psicopatici come quello di Stormare o di Bardem, anche se Chighur giocava in un'altra categoria.
      Quello era un Dio della morte deambulante, proprio.
      Qui McCoso fa davvero PAURA.
      Lo si odia e lo si teme in parti uguali.
      Ignorantissimo come i buzzurri che perseguita, davvero odiosi quanto stupidi.
      Uno peggio dell'altro, proprio.
      Un vero bifolco pure lui, Dicevamo. Ma pericolosissimo. E crudele quanto sadico.
      Per il resto il canovaccio e' esplosivo: branco di imbecilli che si mettono in testa di fare il colpo grosso, senza rendersi conto che da certe cose e' meglio starne fuori. E soprattutto vanno decise da chi ne sa e le si deve lasciar fare a chi ne sa.
      Se ti metti in testa di fare il criminale va a finire che pesti i piedi a chi non devi, e dopo entrano in scena i criminali veri.
      E allora li' si' che se ne vedono di belle. O di bruttissime, a seconda dei casi.
      Come in questo.
      Si', anche a me ha fatto pensare ai Coen. Ma prima di dire "FRIEDKIN HA COPIATO!!" vorrei far notare che anche quei due dovrebbero a Billy ben piu' di un caffe'...
      Certe scene ti causano davvero male fisico, sul serio.
      Ok la scena del pollo, ma dopo McCoso fa ancora peggio, con una tolla di cibo in scatola.
      E finale spiazzante, in piena tradizione Friedkin.
      Su cui e' meglio non dire niente, che sarebbe un delitto.
      Ma...tu cosa speri?
      Volendo trovare un difetto, magari in certi punti appare un po' impostato. Ma ci sta, visto che alla fine si tratta di una piece teatrale.
      Chiusura col botto, direi.
      Non so se hai intenzione di trattare quella boiata del presunto vero esorcismo, o se Billy prima o poi avra' intenzione di rimettersi al lavoro.
      Gli anni passano per tutti.
      Ma...e' stato un bel viaggio, davvero.
      E complimenti per la recensione.
      Prima di concludere...interessante la storia di "The Hurt Locker", che mi e' sempre piaciuto un sacco.
      Ha Kat alla regia e Renner come attore principale, che si puo' voler di piu'?
      Proprio vero che spesso gli artisti sono piu' vicini di quanto si possa pensare.

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    2. Teoria interessante ma difficile da mettere già per benino, perché gli esempi ci sono e anche tanti, ma sono spesso contraddittori, non voglio fare nomi, ma ci sono registi che superati gli ‘anta non hanno cominciato a far capolavori, anzi hanno definitivamente smesso. Comunque vedremo se nel resto della rubrica su Friedkin riusciranno a mettere già per bene la teoria, io l’ha mia l’ho detta, con Hurricane Billy chiudo la rubrica oggi, ma non i rapporti, il suo cinema mi piace troppo ;-) Cheers

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    3. Chighur detto Sugar non aveva sentimenti, era quasi un Terminator, un assassino a sangue freddo non uno a sangue caldissimo come Killer Joe, il personaggio di Stormare in “Fargo” poi era una macchietta grottescamente comica, secondo me il Texas di Friedkin è lontanissimo dal Minnesota ;-) Cheers

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  6. Applausi per il finale di stagione (peraltro lo stesso giorno del finale di stagione di Boba Fett :-D )
    Mi hai fatto conoscere un autore che ho sentito citare sempre a sproposito: sin da quando da ragazzino mi sono appassionato di cinema sento citare Friedkin per un unico film, proprio quello, segno che i critici e i giornalisti di cinema non lo stimano poi così tanto, semmai lo conoscano.

    "Killer Joe" mantiene alla maledizione, perché l'ho visto ignorando che fosse di Friedkin! Anzi, onestamente credo di averlo visto così in ritardo che nel frattempo McCoso aveva ormai abbandonato il rom-com: potrei sbagliare, ma potrei aver visto questo film dopo "Interstellar", quando ormai l'accento con l'attore intorno non era più l'idolo dell'ammmmòre su schermo.
    Purtroppo dieci anni sono tanti e non ricordo perché non mi sia piaciuto, ricordo solo che non mi è piaciuto. Però il non ricordarne il motivo potrebbe essere un segnale che non era una cosa grave, magari l'ho visto nel momento sbagliato: in questo periodo di rivalutazione di Friedkin potrei recuperarlo.

    Billy sarebbe contento e onorato di questo tuo ciclo: non credo sia mai esistito un qualsiasi italiano che abbia dedicato anche solo metà dell'attenzione che hai riservato agli altri suoi film, oltre "quello" :-P

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    1. Hurricane Effe segue da tempo questo blog- non è un segreto che ami il nostro strambo Paese - e probabilmente il suo prossimo film si chiamerà il Baro Volante. La storia di un poliziotto ex seminarista che arrotonda i suoi guadagni come abile falsario fino al momento in cui un gallerista marsigliese noon lo convince ad esporre quelle che in cuor suo ha sempre considerato croste. Il successo della mostra sarà un boomerang perchè il passato del protagonista lo inseguirà attraverso i continenti che il nostro sorvolerà al fianco di una strana combo di truck driver dei cieli e di indemoniata. Solo Billy poteva girare un documentario sulla sindrome dell'impostore che sembrasse tutt'altro. Spero che si ricordi di citare il ns anfitrione nei credits.

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    2. Boba è in arrivo sulla Bara ;-) Secondo me è un film che con un minimo di contesto e conoscenza della produzione può essere apprezzato di più, anche se il suo essere volutamente marcio nel cuore non cambia la sua natura nerissimo. Ti ringrazio molto, ho voluto trattare tutti i film di Billy alla stessa maniera, anche i cinque o sei fatti prima dell'Oscar e prima di quello, un regista che secondo me si tratta questo trattamento non frettoloso di arrivare subito ai titoli grossi acchiappa click, mille grazie! Cheers

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    3. Ci vedo anche un po' di Melville, se mai Billy Effe tornerà a Torino a dirigere qualche opera lirica a teatro, mi toccherà tirare fuori la giacca dalla naftalina e andare a parlarci ;-) Cheers

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  7. Come sempre associo sempre dopo averlo visto, il film al regista e alla fine devo ammettere che i conti tornano. Ovviamente sempre grazie al contributo cassydiano. Grazie.
    Del film concordo pienamente con la sorpresa per il fatto che McCoso sapesse recitare, ma più che altro era una conferma dopo The Lincoln Lawyer, che mi era piaciuto molto, forse perché sono (ma dovrei dire ero, visto che ormai leggo pochissimo) un grande fan dei romanzi di Michael Connelly.
    Il film è sicuramente di quelli che non lasciano indifferenti, però devo ammettere che alla fine non è così malato, almeno per quanto mi riguarda. È anche vero che sono passati un pò di anni dall'unica visione e magari l'effetto si è un pò sbiadito...
    Peccato come sempre per la fine del ciclo su Hurricane Billy. È stato un bel viaggio ciao 🖐️

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    1. Sono qui per questo e sono molto contento che il risultsto sia stato gradito, ci tenevo ad omaggiare l'uragano come meritava, ed ora via, verso la prossima rubrica! ;-) Cheers

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  8. eccomi qua dopo Grabbers :) visto ieri sera, piaciuto molto anche se la prima parte mi ha convinto poco, un po' troppo lenta mi verrebbe da dire.
    Ad un certo punto la storia inizia a prendere sempre di più con delle scene veramente epiche (la parte della giacca o il pollo fritto ad esempio).
    Ogni tanto mi viene da chiedermi se famiglie così, come nei libri scritti da Willy Vlautin (che ti consiglio se non lo conosci) esistano veramente oppure siano solo pura fantasia ma la risposta credo sia affermativa.
    Ho sempre cercato di vedere Bug ma non ci sono mai riuscito e scopro ora che parliamo dello stesso regista, mi aspetto quindi un bel film come questo!
    Ringrazio ancora di aver scoperto questo sito leggendo la recensione di The Trip, anzi se hai qualche film "simile" da consigliare...

    non so se si possa fare, ma non riesci a mettere da qualche parte dove si può vedere il film? direi che che ormai i servizi streaming sono diventati un po' troppo numerosi...

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    1. Penso anche io che siano una realtà, il film prima infatti ci mette un attimo a presentare i personaggi, poi colpisce duro, penso che potrebbe piacerti molto anche “Bug”, che personalmente apprezzo anche più di questo comunque ottimo. Cercherò di scovare altri film come il fighissimo “The Trip”, perché è il classico titolo che mi piace guardare e consigliare ;-) Cheers

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