venerdì 10 dicembre 2021

Jade (1995): l’anti Basic Instinct

No, anche se il periodo era più o meno lo stesso oggi non parliamo di un pezzo quasi omonimo degli Aerosmith, oggi è il giorno dedicato al nuovo capitolo della rubrica… Hurricane Billy!

Nel 1994 la carriera di William Friedkin era come Aldo sulla roccia, non poteva né scendere e né salire, Blue Chips era piaciuto solo agli appassionati di Basket e nessuno proponeva lavori al nostro Billy, nessuno tranne il produttore Robert Evans che non era certo l’ultimo della pista, visto che aveva prodotto la saga di “Il Padrino” e film come “Chinatown” (1974) di Roman Polański. La proposta di lavoro era interessante, ma rischiosa, insomma un compito per uno esperto di titoli controversi come il nostro Billy: si trattava di dirigere “Jade”, scritto dallo sceneggiatore Joe Eszterhas che aveva fatto il botto con Basic Instinct, seguito da un tipo di botto del tutto diverso con Showgirls, insomma era materiale scottante, una stella che stava per esplodere.

Contestualizziamo: Joe Eszterhas era nel periodo della sua carriera in cui aveva preso dalle mani di Shane Black lo scettro di sceneggiatore più pagato per una singola sceneggiatura di Hollywood, il buon vecchio Shane si sarebbe ripreso il primato molto presto, mettendo anche fine ai quindici minuti di gloria di Eszterhas, ma al momento “Jade” era come il gatto di Schrödinger, bisognava aprire la scatola per capire se avrebbe potuto essere un altro grande successo come Basic Instinct, ma ci voleva un artificiere pronto a correre il rischio, chi meglio di una vita venduta (occhiolino-occhiolino) come Friedkin?

Billy indica il punto a cui si trovava la sua carriera nel 1995.

Ambientato a San Francisco (lasciatemi l’icona aperta, più avanti ci torniamo), “Jade” è la storia di potente avvocato, della sua avvenente moglie, una psicologa e scrittrice dalla doppia vita e di un giovane sostituto procuratore, compagno di college della donna ed evidentemente ancora cotto di lei proprio da allora. Di mezzo metteteci il torbido omicidio di un ricco uomo d’affari e un governatore influente ricattato con alcune foto sconce da una prostituta le cui prestazioni a letto sono leggendarie, la misteriosa Jade del titolo. Roba caliente, roba che al pubblico di metà anni ’90 poteva piacere molto, perché di fatto Basic Instinct aveva inaugurato il filone dei film con coppie di attori famosi impegnati a fare le zozzerie, titoli come “Sliver” (1993), ad esempio, scritto dallo stesso Eszterhas, ancora oggi ricordato come una pernacchia nel vento che ha raccolto risate al botteghino, insomma materiale esplosivo in tutti i sensi.

"Shhh aspetta Linda, che ora Cassidy parla anche di te!"

William Friedkin non si perde d’animo e si getta anima e cuore nell'impresa, per il ruolo della titolare, la Jade del titolo scelse Linda Fiorentino, portatrice sana di una discreta carica di “sesso a pile”, già sfoggiato in un film a basso costo che l’ha messa sulla mappa geografica: “L’ultima seduzione” (1994).

Per il ruolo del protagonista, invece, il sostituto procuratore David Corelli, venne affidato al rosso metà irlandese metà siciliano David Caruso, ve lo ricorderete sicuramente per il suo ruolo in “NYPD Blue” oppure in epoca più recente nel CSI tamarro, anche noto come “CSI: Miami”, piccolo inciso: Horatio Caine da Miami, fatto! Gil Grissom da Las Vegas, Fatto! Purtroppo, Billy Friedkin non ha mai diretto Gary Sinise, altrimenti avrebbe tenuto a battesimo anche Mac Taylor da New York, completando così la sua personale collezione di protagonisti di tutte e tre le serie di “CSI”.

"Non ci prenderanno in giro di nuovo" (cit.)

Il ruolo dell’avvocato Matt Gavin venne affidato a Chazz Palminteri, notevole faccia da schiaffi fresco di un ruolo chiave in “I soliti sospetti” di Bryan Singer, insomma i ruoli principali erano ben coperti, malgrado la stampa non facesse altro he ricordare i trascorsi televisivi di David Caruso come se fossero il peggiore dei crimini, ma era il 1995 e le serie tv si chiamavano ancora telefilm e il piccolo schermo era il cimitero degli elefanti dei grandi attori.

Ma a proposito di facce note che impreziosiscono il film, il governatore Edwards vittima di ricatto, ma simpatico come una tarantola nelle mutande è interpretato da Richard Crenna, uno dei colleghi di Caruso è un baffuto Michael Biehn (al secondo film con Friedkin e con dei baffi che di fatto, sono quasi uno SPOILER per il suo personaggio) e per concludere la trilogia delle facce “di genere”, metteteci anche una piccola apparizione di Victor Wong che quando si parla di Chinatown, non può mai mancare.

Biehn baffuto, sempre piaciuto! (dietro il suo consulente di moda maschile)

I famigerati cinque minuti iniziali di un film, quelli che determinano tutto l’andamento del film sono anche quelli che qui il regista di Chicago utilizza per mettere le carte in tavola: in “Jade” niente è come sembra, ogni personaggio mente e indossa idealmente una maschera per muoversi in società, che serve più che altro a celare la propria natura, infatti il film comincia proprio così, con una maschera.

Una lunga carrellata sulle note della colonna sonora quasi funeraria del mai dimenticato James Horner, ci porta su lungo le scale, davanti alla maschera della fertilità che fa bella mostra di sé e poi via in camera da letto, dove si consuma un torbido omicidio, il tutto così, per scaldare i muscoli prima di presentarci il trio di protagonisti avvocato, psicologa e procuratore che a loro modo hanno un rapporto per cui devo spendermi ancora l’aggettivo torbido che poi è quello più gettonato per un film così.

Una cosa è certa, in questo film i capelli rossi non mancano.

Affrontiamo l’elefante nella stanza? Dai che ci tocca: “Jade” ha evidenti punti in comune con Basic Instinct, il protagonista, un maschietto ossessionato dalla Femme fatale del film, la stessa Jade ha una doppia vita, psicologa e scrittrice (come Catherine Tramell), maestra nelle arti della seduzione e in generale, pantera da materasso, a ben guardare c’è anche una corsa in auto che ha più rilevanza qui, solo perché Paul Verhoeven era sicuramente più interessato a sottolineare l’elemento sessuale nel suo film, ma è chiaro che Eszterhas in fase di scrittura, fosse tornato alla formula dell’unico film per cui verrà ricordato, anche solo per dire al mondo: «Gente! Showgirls è stato una parentesi, io faccio thriller polizieschi stracarichi di sesso!»

L’indagine in “Jade” sale di colpo con l’entrata in scena Patrice Jacinto (Angie Everhart) che insieme a Caruso fa correre il tassametro dei personaggi con capelli rossi del film, per certi versi il personaggio facente funzione di Jeanne Tripplehorn, almeno fino al momento in cui “Jade” non inchioda le gomme, tira il freno a mano e si spara un’inversione ad “U” che poi è la netta differenza tra questo film e quello di Paul Verhoeven.

Anche io scrivo i post "vestito" così (non è vero, non voglio farvi vomitare)

Lo ammetto candidamente, ho sempre avuto dei problemi con le sceneggiature di Joe Eszterhas, non le trovo mai davvero originali e anche i colpi di scena, tante volte si basano su personaggi secondari che per preservare l’effetto sorpresa, sembrano diventare matti di colpo, voglio essere onesto, non è certo l’originalità della trama ad aver reso Basic Instinct un classico, al massimo era la spregiudicata regia di Verhoeven ad aver elevato un poliziesco pruriginoso, portandolo ad un altro livello e dritto sparato nella cultura popolare, ma questo perché il sesso e il sangue sono la pietra d’angolo su cui è fondata la cinematografia di Polvèron.

William Friedkin, invece, è interessato ad altro, alle zone d’ombra, quelle dove si muovono da sempre i suoi personaggi, David Corelli è un altro personaggio in preda al fuoco della sua ossessione come quasi tutti gli (anti) eroi del cinema di Friedkin, infatti, per certi versi “Jade” è l’anti-Basic Instinct, perché nel film tutti mentono, tutti hanno altri interessi da nascondere dietro al ruolo che ricoprono in società e i veri cattivi sono i personaggi più altolocati, politici e borghesi contro cui il film si scaglia senza mezze misure.

Scene di torbido ZeZZo!

Chi dovrebbe essere la Femme fatale assassina si rivela essere più vittima degli eventi che altro, anche il finale è di un cinismo senza eguali, non c’è salvezza per nessuno al massimo qualcuno riesce grazie a dei sotterfugi a cavarsela sfruttando la propria posizione, infatti il finale è nerissimo e quasi anticlimatico, opposto al crescendo orgasmico (mi sembra la parola più adatta) portato in scena da Verhoeven.

La stessa Jade si concede, ma a differenza di Catherine Tramell non sembra quasi mai essere lei quella che utilizza il sesso per dominare i maschietti, ci viene descritta come una divinità del materasso, eppure la scena di sesso con il marito è breve e ben poco romantica, l’unico momento di amplesso vero (finito, ovviamente, sulla locandina del film), termina in modo del tutto non consolatorio, anzi... Per certi versi, Jade non sarà mai libera per davvero, nemmeno quando inizieranno i titoli di coda del film.

Se mi è concesso il paragone ardito, “Jade” è un coito interrotto delle aspettative, quasi nulla nel film va come il cinema ci ha insegnato che dovrebbe andare, il costante mentire di tutti i personaggi lascia che i “cattivi” la facciano franca e i “buoni” colgano al volo la carta “Esci di prigione” concessa loro appena possibile, in modo del tutto poco eroico, insomma sono i famosi “Cattivi e più cattivi” di cui parlava Fritz Lang nella sua storica intervista del 1975, rispondendo alle domande di... Guarda caso chi? William Friedkin (storia vera).

Come da tradizione della rubrica, i titoli di testa del film.

Vi ero debitore di un’icona su San Francisco da chiudere, lo faccio subito qui nella parte finale del post: San Francisco è la città americana della liberazione sessuale, quindi è una scelta oculata come ambientazione di un film come questo che ha nel sesso una fetta importante della trama, ma è anche la città di “Bullitt” (1968), uno dei più gloriosi e leggendari inseguimenti in auto della storia della settima arte.

Il fatto che Billy Friedkin, assoluto Maestro in questa specialità, sia andato a girare una scena di inseguimento proprio “Sulle strade di San Francisco” (il telefilm preferito di mia nonna, in cui recitava Michael Douglas, va che collegamento tiè!) ha qualcosa di simbolico, ma offre anche la dimensione delle aspettative che un film come “Jade” volutamente cerca di strangolare.

Se sai dirigere un inseguimento nella città di "Bullitt" vuol dire che sei qualcuno.

Quando la sua testimone principale muore male, in una scena in cui Friedkin sa creare quel tipo di attesa che sa di “Qualcosa si sinistro sta per accadere”, David Caruso salta in auto e si mette ad inseguire la macchina nera mettendo a dura prova le sospensioni, facendo salti di svariati metri lungo quelle discese ad alta pendenza. La tecnica è sempre quella: macchina da presa sul cofano dell’auto in corsa, alternata a primi piani del protagonista intento a girare il volante e pestare sui pedali, quando poi Caruso decise di inseguire la sua ossessione in una via contromano, il film non diventa Vivere e morire a Los Angeles, perché nella strada scelta sono in corso le manifestazioni del capodanno cinese, quindi l’auto nera procede stirando passanti e lasciando a terra cadaveri, mentre Caruso si becca l’odio della folla tappato nel traffico. L’inseguimento in auto di “Jade” segue lo stesso andamento del film, non un crescendo glorioso e adrenalinico, ma un finale anticlimatico, più realistico e decisamente non eroico, in linea con un film che fa del pessimismo una bandiera.

Forse anche per questo “Jade”, malgrado contenga alcune scene che mettono in chiara l’eleganza e la tecnica di William Friedkin, ha finito per venire demolito dalla critica, ignorato dal pubblico che probabilmente si aspettava una sorta di “Basic Instinct 2” (che, comunque, oh! Resta meglio di Basic Instinct 2), invece si è trovato davanti un film che l’unico verde che ha visto è quello della “Giada” del titolo, perché fogli di quel colore con sopra facce di ex presidenti defunti, ne ha portati a casa proprio pochi visto che, per certi versi, è proprio un noir, nel senso nerissimo del termine.

Grosso guaio ingorgo a Chinatown.

Nella sua autobiografia “Il buio e la luce”, il regista di Chicago conclude il capitolo su “Jade” chiedendosi se il disastro del film fosse colpa della maledizione dell’esorcista, quella che molti gli avevano suggerito (se non proprio augurato), oppure se fosse per colpa del fatto che il meglio del suo talento fosse tutto rimasto nel passato. Secondo me, il problema vero è la terza questione portata da Billy, materiale di partenza scarso, infatti quanto di buono si trova nel film, non ho dubbi sia tutta farina del sacco di Friedkin più che quello di Eszterhas, ma è anche vero che il pubblico non era pronto a tutto il cinismo di questo film, l’ennesimo titolo controverso nella filmografia esperto in film al limite.

Prossima settimana ci riuniamo per deliberare, perché la carriera di Billy Friedkin aveva bisogno di un giudizio ben argomentato, non mancate tra sette giorni qui con il nuovo capitolo della rubrica!

22 commenti:

  1. Niente, anche questo non lo conosco, Friedkin lo devo studiare meglio, professor Cassidy! :--)

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    1. Ma che professore, sono un nano sulle spalle dei giganti, infatti mi piace studiare a mia volta, sarà un eterno studente (dietro la lavagna in punizione), te lo consiglio, troverai un inseguimento degno di nota ;-) Cheers

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  2. Se fai un film a San Francisco sei obbligato a fare una scena con i salti in discesa, non c'è via di scampo...

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    1. Decisamente si, quasi un obbligo morale ;-) Cheers

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  3. Carabara, sono un lettore compulsivo - temo lo sia anche tu - e ricordo di aver preso una guida tv nella hall di un albergo a NY mentre aspettavo arrivasse la mia sposa - eravamo in luna di miele - e di averci trovato un ritratto agiografico di Dave Caruso. Era il 2005. In tutte le fotine aveva gli occhiali da sole e la espressione che gli spettatori di CSI conoscono bene. Mi stavo baloccando colla idea che senza sun glasses sarebbe stato un discreto John Constantine per le copertine fotografiche di Tim Bradstreet, ma Crepascola mi richiamò alla Realtà Prima perchè era ora di cena. Pensa che bello sarebbe un Hellblazer di Billy - mi chiedo se abbia mai diretto qualcosa legato a questi temi - che parte con un giovane John che scopre di poter prendere per i fondelli praticamente chiunque dal bullo del quartiere agli angeli e demoni. Dave non sarebbe la mia prima scelta, lo ammetto. E nemmeno Sting. Direi Tim Roth o Bob Carlyle. Linda Fiorentino è Zed. Chas P. non assomiglia a Chas Chandler, ma sarebbe pretendere troppo...ciao ciao

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    1. Linda Fiorentino avrebbe quasi potuto ambire anche al ruolo di Kit “Miss Irlanda”, in effetti non somiglia a Chas Chandles ma eravamo sulla strada giusta, anche perché Billy alle prese con angeli e demoni è cosa buona e giusta, per il resto io sono #TeamTimRoth ;-) Cheers!

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  4. Lo ricordo bene perché all'epoca è stato molto pubblicizzato, e poi c'era il cast delle grandi occasioni, ma la visione è stata deludente. Non un brutto film, ma mi aspettavo molto di più.

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    1. Avevo letto che era uno dei suoi film preferiti, intendo di Friedkin eh!

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    2. Penso anche il pubblico, che immagino volesse un altro "Basic Instinct" mentre Billy voleva andare proprio in una direzione opposta. Cheers!

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    3. Si è vero, lo avevo letto anche io, ma pare che Uragano Billy ami più i suoi film meno apprezzati dal pubblico, chiediti poi perché è ricordato per un solo film nella sua carriera. Cheers

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    4. Come fratello Lucius lo ricordo bene per il grande battage pubblicitario, ma anche per non avere lasciato in me una grande impressione, se non per la sempre "bona" Linda Fiorentino, che in quel periodo era molto avvezza alle parti della torbida femme fatale. Sicuramente Basic Istinct aveva una marcia in più.
      Piccola parentesi su Caruso: sembra che sia una persona molto difficile con cui lavorare, per questo motivo ha avuto poche parti al cinema, ricordo in particolare un film con Nicola Gabbia, dove quest'ultimo fa il pazzo (e mi chiederai dove è la novità)! 👋

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    5. Trovare un film dove Nicola non fa il pazzo forse sarebbe un'indicazione più facile, era qualcosa della morte nel titolo ma in questo momento non ricordo con precisione. Cheers

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    6. Bravissimo, era proprio il Bacio della morte, lo ricordo anche perché Nicola Gabbia recitava ancora con i suoi capelli! 😜

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    7. Ecco ero sulla strada giusta allora ;-) Cheers

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  5. Reputo la scena dell'inseguimento in auto l'antitesi di quella fatta per French Connection, l'anti-climax alla Friedkin.

    La colonna sonora nella scena iniziale e finale, sono la rivisitazione di Horner del pezzo Mystic Dream di Loreena McKennitt.

    Parlando di Eszterhas, questo film conclude la sua personale pruriginosa altamente pagata trilogia iniziata con Basic Instinct e poi passata con Sliver, dove anche lì Yvonne faceva faville.

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    1. Lo è, mette a dura prova tutte le aspettative del pubblico, ci vuole un bel coraggio a farsi una fama sugli inseguimenti e poi, dirigere un anti-inseguimento come questo. Cheers!

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  6. Nonostante non sia un capolavoro, "Jade" mi è sempre piaciuto, con quel finale per nulla consolatorio (condivido che sia anticlimatico). Poi il fatto che amassi Linda Fiorentino ha aiutato molto, non posso nergarlo. Peccato che lei non l'abbia mai saputo.

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    1. Amori non corrisposti ;-) Lei per altro sempre bellissima bisogna dirlo. Cheers!

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  7. No, questo non l'ho visto proprio.
    Figurati che nemmeno mi ricordavo, che fosse di Friedkin!
    Con tutta probabilità ai tempi devo averlo scambiato proprio per uno dei tanti epigoni di "Basic Instinct", e...
    Beh, sarò onesto. Quella parte di filmografia di Verhoeven non é che l'abbia apprezzata più di tanto. Anche se "Showgirls", alla luce degli ultimi scandali, l'ho rivalutato parecchio.
    Perciò, parlando di thriller torbidi e parecchio zozzi, il suo mi era già bastato ed avanzato. E senza senite il bisogno di fiondarmi su altri.
    Però, a questo punto, credo che questo necessiti di una futura visione.
    Fosse anche solo per la presenza di due miti come Crenna e Biehn, ed ovviamente per l'inseguimento.
    Che un inseguimento di Billy non lo si rifiuta MAI.

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    1. Potrebbe piacerti molto o deluderti molto conoscendo i tuoi gusti, su Verhoeven invece ho un'intera rubrica qui sulla Bara ;-) Cheers

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  8. Insieme a Regole d'onore e' l'unico film di Friedkin che non c'ho mai avuto voglia di vedere, nonostante quel fotogramma di Linda Fiorentino mi abbia sempre... uhm... suscitato interesse.
    Non riesco a non confoderlo con quella gran st... uhm... gran stupidatina di Body Of Evidence, ma soprattutto Williamone Nostro beccava proprio i due generi che piu' odiavo all'epoca e che ancora mal sopporto: il legal triller e peggio ancora il legal thriller militare. Pero' da un pezzo m'ero segnato di recuperarlo, vedendomelo appunto come noir. E la tua ottima recensione ora mi stimola definitivamente a farlo.

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    1. Bene, sono curioso di sapere il tuo parere sul film ;-) Cheers

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