martedì 21 dicembre 2021

Diabolik (2021): un film dei Ferretti Bros.

Questa Bara ama molto i fumetti lo sapete, per l’atteso adattamento cinematografico di Diabolik ci siamo affidati al vero esperto del personaggio creato dalle sorelle Giussani, quindi lascio il palcoscenico al Re del terrore (dei registi), l’artista della tastiera: Quinto Moro!

Ho iniziato a leggere fumetti a 7-8 anni. Non con Topolino. Detestavo i fumetti a colori, così la mia passione per i fumetti è nata con l’Eroe Nero del fumetto italiano, il Re del Terrore: Diabolik. Ricordo ancora le prime letture nei soffocanti pomeriggi d’estate, col beneplacito dei miei genitori, anche loro avidi lettori di Diabolik. Fu così che questo ladro e assassino divenne il mio eroe d’infanzia.

Beccati questo MOIGE!

Non credo di aver mai atteso tanto un film italiano, prima per mesi, poi un anno intero. Anche perché mentre a Hollywood coi fumetti ci campa tutta un’industria, da noi nonostante l’abbondanza di eroi su carta, non c’è mai stata voglia d’investirci.

Se il film di Mario Bava del ’68 è diventato iconico per tutto fuorché la fedeltà alle atmosfere del fumetto, il Diabolik dei Manetti Bros. si muove in direzione opposta e contraria. L’omaggio all’universo narrativo dell’eroe nero c’è ed è sentito, ma davanti al risultato finale vorrei urlare: e ‘stigazzi?

I Manetti Bros. sono rimasti ancorati all’immaginario anni ’60, l’hanno fatto nel bene e nel male, portando in scena un mondo artefatto con uno stile a tratti televisivo, più che fumettistico. Si passa da una fotografia sontuosa con splendida gestione delle ombre all’orrore (l’orrore!) di quella stramaledetta sovraesposizione da fiction tv. Da inquadrature ben concepite ad altre ballerine. Come se avessero appaltato metà delle scene a René Ferretti.

“Gli occhi del cuo-ore - gli occhi del cuo-ore - Diabooolik!”


Avete presente il mantra cassidyano sui primi 5 minuti di film che ne determinano tutto l’andamento? Ebbene, ecco a voi: l’eccezione alla regola!

“Diabolik” si gioca subito la carta dell’inseguimento notturno, sfoggiando la favolosa Jaguar E (fun fact, è la Jaguar “personale” dell’Astorina, casa editrice del fumetto). Non è certo un inseguimento memorabile ma ti sale il fomento, una promessa di stile e intrattenimento che il film non manterrà nelle due ore e più di durata (decisamente troppe, poi ci torniamo).

I Manetti – giustamente – non hanno nemmeno provato a reinventare o svecchiare un personaggio il cui fascino è in gran parte legato alla sua epoca, quando il furto era opera d’astuzia e mestiere “fisico”. Quando i suoi trucchi e marchingegni facevano ancora impallidire James Bond. La fedeltà allo stile del fumetto va benissimo, ma del fumetto sembra si siano presi anche i peggiori difetti, rinunciando a un vero adattamento per lo schermo.

Mi spiego peggio: i dialoghi “da fumetto” non si possono sentire! La sceneggiatura ha momenti imbarazzanti, nella scelta del linguaggio, nel continuo spiegare e ripetere che uccide il ritmo e fa cascare le braccia allo spettatore (e anche qualcos’altro). Non parliamo poi dell’orrida gestione dei personaggi secondari che sembrano arrivare da una fiction che si gira lì vicino e non c’entra niente col resto del film. Set contigui?

Una rara foto della seconda unità di regia.
L’andazzo si capisce presto: all'entrata in scena di Eva Kant, vera e sola protagonista del film (anche su questo ci torniamo), assistiamo ad un piano sequenza traballante che mostra le prime avvisaglie da fiction. Si procede verso una delle scene più imbarazzanti: Eva, Afrodite scesa in terra si ritrova ad ascoltare le battute (non i discorsi, letteralmente le battute) di una combriccola di vecchiacci che farneticano su Diabolik.

È lì pensi: Manetti? No, Ferretti! Accazzodicane! L’imbarazzo che incombe! Aaaaah! E vorresti uscire correndo dalla sala, ma stai buono per paura che ti arrivi un pugnale volante. È ancora presto per giudicare. Pazienza. Woosah!

Infatti il film, un po’ arrancando, si lascia guardare tra una scena ben girata con grandissima cura, per poi passare a una scena svogliata (e in sottofondo lo senti, senti René Ferretti che applaude “buona la prima!”)

È un film dalle due anime: una meticolosa e l’altra scazzata. Lo dico con tutto l’amore per il personaggio, il fumettaro che è in me ha capito e apprezzato certe scelte, ma lo spettatore in me sbrocca. E se sono riusciti a far sembrare un po’ coglione pure l’Ispettore Ginko, il grande antagonista di Diabolik, allora cari Manetti, o Ferretti, avete sbagliato tutto.

“Ma che ci facciamo qui?”

Parliamo dell’elefante nella stanza: Eva Kant. L’elefante in senso buono, perché Eva da sola riempie un film altrimenti vuoto, fatto solo di bei costumi e qualche bella ambientazione. La macchina da presa segue Miriam Leone per tutto il tempo come se ne fosse innamorata, sarà per questo che a volte trema? Emozione, mancamento da ormone fremente? In tal caso verrebbe quasi da scusarli.

Se “Diabolik” non è un disastro di proporzioni bibliche lo dobbiamo a Miriam (sì, ci diamo del tu, mi ha fatto gli occhi dolci per tutto il film!). Non è solo la somiglianza col personaggio e la sua bellezza magnetica, che aiuta, ma per quanto ci crede. Non mi stanco di ripeterlo: attori e attrici che ci credono riescono a cavar sangue dalle rape. A momenti anche Miriam sembra afflitta dalla malattia della ripetitività, dell’eccessiva finzione che tutto affligge, con qualche occhiata e atteggiamento di troppo da femme fatale. Ma Eva Kant è un personaggio che recita una parte nella parte, quando va sopra le righe ci sta, ed è l’unica con un minimo di storyline, evoluzione e mistero.

Merita una menzione la prova di Alessandro Roja, il viscido aspirante fidanzato di Lady Kant, peccato che pure lui venga trattato come un oggetto estraneo, importantissimo nella trama ma guai ad offrirgli primi piani e montaggio decenti.

“La mia non è proprio fame, è più… voglia di qualcosa di buono diaboliko”

E Diabolik? Dovrebbe essere spietato ma non bastardo, minaccioso ma abbastanza carismatico da farti tifare per lui. Il fumetto delle Sorelle Giussani è sopravvissuto ai decenni costruendosi un’immagine densa e ricca di sfumature. Era una sfida alla bigotteria, al costume dell’italietta anni ’60, alla borghesia fatta di tradimenti e ferocia assassina alimentata dall’avidità, in salsa Hitchcock – con cui la serie credo abbia avuto i suoi pesanti debiti negli anni d’oro. Il carisma di Diabolik riusciva a far guardare oltre i suoi crimini. Di tutto questo, nel film non c’è traccia.

Marinelli funziona bene quando indossa la tuta e sfoggia il suo sguardo glaciale, ma quando sta a volto scoperto è lì che il personaggio muore, e dell’attore non resta traccia.

Marinelli come Eastwood: un’espressione con la maschera e una senza.

Diabolik (nel fumetto) non è solo spietato, è avventuroso, carismatico. Marinelli si limita ad occhi spiritati e una parlata fredda, sussurrata e sempre minacciosa. Non lascia trasparire nulla. Non lo vediamo fingere normalità con Elisabeth, la fidanzata di comodo trattata come peggio non si può. Né lo vediamo sciogliersi con Eva (madornale errore), mentre recita frasi tipo: “o seguo il mio cuore e mi fido o seguo il mio cervello e ti uccido”. Ma che è ‘sta roba?

Pure la grande rivalità con l’Ispettore Ginko resta sulla bocca dei personaggi, non vive di indagini che diano il ritmo del racconto, o il senso di una vera sfida. Non c’è il minimo accenno all’aura poliziesca del cinema di genere, né atmosfere da giallo. Ginko sembra uno qualunque, spicca solo perché circondato da perfetti idioti. Il buon Valerio Mastandrea ci prova ma con quelle poche scene e battute imbarazzanti c’è davvero poco da fare. Lo scontro finale poi, è una delle robe più tristi e imbarazzanti che abbia mai visto.

Ancora un po’ di Miriam Leone và, che senza non si arriva vivi alla fine del film, né del commento.

Insomma, una catastrofe? Ni. Si vede tutto l’impegno nel creare le ambientazioni e le atmosfere del fumetto, la ricostruzione di un’epoca “vecchia” intrisa nel bene e nel male di tutta la sua italianità. Apprezzabile la cura delle scene in esterni, che avranno certamente consumato energie e budget, ma servono solo all'illusione di un film pensato in grande che fallisce nella gestione dei personaggi e della storia.

La colonna sonora funziona e salva più di una scena dal piattume. Di contro l’audio è mediocre, la resa dei dialoghi è scadente al di là del testo, ma proprio nel sonoro vero e proprio (di nuovo, qualità da fiction tv).

La pugnalata finale arriva dal ritmo. Mi aspettavo un film di 90 minuti. Come possono dei conoscitori dell’opera originale (come i Manetti mostrano d’essere) mancare un elemento chiave come l’immediatezza e la fruibilità del racconto? Diabolik è un fumetto che si legge veloce, con qualche buon colpo di scena [le sorelle Giussani lo hanno pensato anche come lettura per i pendolari, che partivano dalla stazione nord poco distante dalla prima sede della Astorina, storia vera e nota Cassidiana]. Qui di colpi di scena neanche l’ombra, così come della tensione per il destino dei personaggi. Ma lasciando stare il fumetto, due ore sono troppe con quei dialoghi, quella discontinuità. Nel finale arriva del tutto a caso un montaggio musicale con split screen, messo per dare un’illusione di ritmo, ma del tutto fine a se stesso.

Col senno di poi, rinviare il film di un anno è stato giusto, nel 2020 avevamo sofferto abbastanza.

Prima della visione temevo un puro esercizio di stile, ma non riesce ad essere nemmeno questo, non fino in fondo. Credevo fosse cinema, invece è un calesse impantanato nello stile da vecchio sceneggiato tv, spesso ingessato e fuori da un linguaggio cinematografico solido.

E dire che ci avevo sperato tanto. Che coglione!

Hanno progettato due sequel (ottimisti!) e uno lo stanno già girando. Ora scusate ma in quella macchina ci sono i Manetti Bros. Ho da fare.
P.S.
Mille grazie a Quinto Moro per aver recensito il film!
Vi invito tutti a passare a scoprire qualcuno dei suoi lavori, che potete trovate QUI.

48 commenti:

  1. Visto al cinema a me che leggo di è piaciuto anche a nis moglie

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    1. Bene, meglio così allora no? Anche se Quinto Moro ha fornito un paio di argomentazioni in più. Cheers

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  2. Da altre parti ho letto commenti entusiasti. Ma se le cose stanno come scritto qui, vengono confermati tutti i miei pregiudizi. Ne riparleremo dopo la visione. Ah... Ovviamente la visione di Miriam Leone 😜

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    1. Aspetto il tuo parere, anche se Miriam Leone resta la migliore, non solo è la scelta ideale per il ruolo ma è anche quella che ci crede più di tutti. Cheers!

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    2. Su Miriam avevo dei dubbi, esteticamente perfetta, è Lady Kant in carne e ossa. A livello di recitazione fa un lavorone. E' anche quella più assistita dalla sceneggiatura che ruota tutta intorno a lei.
      Diabolik è importante nella trama solo perchè incontra Eva Kant. Un pò com'era per Catwoman e Batman nel film di Tim Burton.

      La cosa migliore è che si vedono le due facce di Eva, quando fa la Lady sta recitando la parte da signora ma ha il suo lato oscuro nascosto.
      Miriam vale da sola la visione del film.

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  3. Carabara sa che ho le mie Gole Profonde in Cinelandia e quindi non stupirà quando racconterò del progetto laterale - e per ora archiviato come la Arca della Allenza del primo Indiana Jay - che partiva dal DK di Faraci e Palumbo ( rilettura in formato comic book del Re del Terrore con i personaggi nomati Ombra della Notte, l'Ispettore ed il Giudice, una inedita Eva, per tacere dei Giustizieri ndr ) per andare in altra direzione, con lo stesso mood. Si sarebbe trattato di un progetto dal respiro internazionale. Un film diretto da Chris Nolan. No kiddin. Tento una sintesi. King è un predatore di tombe che cade in uno scavo, attiva un allarme che rilascia un gas allucinogeno e "sente" parlare la statua di una pantera che lo nomina suo avatar e gli ordina di consacrarsi colla sua prole e di combattere il Male. Suo figlio si innamorerà di Kanta, sorta di Keyser Söze, ma la sua missione è fermarla. I due sembrano intrappolati in un ciclo karmico di reincarnazione. O forse King è ancora nella tomba ad inalare droghe? Mi chiedo cosa ne penserebbe Quinto Moro. Immagino che le Giussani avrebbero preso lo script e lo avrebbero lanciato in coriandoli sulla stazione di Cadorna. Magari il signor Gomboli - nel caso la trilogia manettiana incassi un perù - darà una chance al progetto di Nolan. Io adoro la Jaguar che si scompone in una moto e DKnite che salta fuori dalle ombre appeso a testa in giù...ciao ciao

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    1. Ora come ora, prima di finire in coriandoli vicino ai binari di Cadorna, verrebbe fatto a pezzi su "Infernet" al grido di: "Fanserviceeeeeeee!" che è la parola più usata del 2021 insieme a "ripresa e resilienza". Ah Palumbo che mito! Il suo tratto mi fa impazzire ;-) Cheers

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    2. La Jaguar che si trasforma in moto sarebbe proprio da Diabolik, qualche trovata simile l'ha usata (tipo una minimoto pieghevole tenuta nel bagagliaio quando non poteva proseguire in auto).

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    3. Credo di aver letto un albo con qualcosa di simile. Se e quando Chris Enne riuscirà nel suo progetto, mi resterà il rammarico, però, perchè probabilmente non troverà spazio e budget una vecchia idea del mio amico ed ex allievo David Cronenberg con un Diabolik che si trasforma fisicamente in chi vuole grazie ad un catalizzatore del DNA scoperto dai Kant Labs - una cosa dirà Carabara che ricorda Natasha Romanova che si trasforma in un clone dell'altra Vedova cioè Yelena Belova nei Thunderbolts di Norman Osborn, ma le note sono 7 - il che significa che può essere anche donna o persona + bassa o alta. Praticamente aggirerà l'ostacolo che impediva al Flambeau di Padre Brown di imitare svantaggiati verticalmente, per esempio, e che è stato superato in un romanzo di JD Carr da un tale che aveva gambe artificiali. Vedremo. In un mondo ideale avremmo i Diaboliki di Chris e di Dave e tutti gli altri. Ciao ciao

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  4. Guarda, col cinema nostrano stiamo assistendo a dei passi da gigante totalmente inaspettati, a parer mio.
    Il problema e' che siamo nel mezzo della fase transitoria, dove per fare un passo avanti devi farne uno indietro, in una fastidiosa quanto obbligatoria alternanza.
    Il passo in avanti l'ho visto qualche settimana fa, con "Freaks Out".
    Mainetti ha capito, come si fa. Come si deve fare (Mainetti-Mainetti...solo un caso? Noi di V...vabbe', lasciamo stare).
    E quindi, questo era il passo indietro.
    Me l'aspettavo, e gia' dai trailer mi puzzava. E parecchio.
    Per carita', non tutto e' da buttare.
    Vedendo i nomi coinvolti mi aspettavo un recitare da cani, e invece...almeno stanno imparando che per prima cosa bisogna crederci.
    Mi spiace perche' persino col fumetto hanno capito che bisogna modernizzare un poco (e mi riferisco anche alle collane piu' recenti, dove si vede un Diabolik agire in un contesto piu' attuale, moderno ed efficace. E alle volte, senza bisogno del costume), mentre qui sono rimasti indietro.
    Ottima recensione, comunque.
    Lasciati dire che traspare un gran rammarico, e ti capisco.
    Potevano sfruttarla meglio.

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    1. Avevo aspettative molto alte. Tutto da buttare no assolutamente. Hanno azzeccato un sacco di scelte, ma quelle che non hanno azzeccato mi sono pesate tutte.
      Io ho apprezzato che l'abbiano ambientato negli anni 60, non era quello il problema.
      Rammarico è la parola giusta.

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    2. Cioè, ti aspettavi un recitare da cani da gente come Marinelli e Mastandrea? Mah...

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  5. "Col senno di poi, rinviare il film di un anno è stato giusto, nel 2020 avevamo sofferto abbastanza"
    Basta questa per la standing ovation.. a margine: ma perché Ginko non è un coglione?

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    1. Ho scritto che Ginko sembra "un pò" coglione. Non lo sembra al 100% perchè è circondato da idioti, non solo i poliziotti che poverini, sembrano quasi usciti da una barzelletta sui carabinieri, ma pure l'ispettore di Ghenf messo li giusto per far sembrare che Ginko è quello bravo.
      Mastandrea non poteva fare miracoli, il "vero" Ginko li avrebbe arrestati tutti per come hanno gestito il personaggio.

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    2. E' che il vero Ginko non prenderà mai Diabolik, e questo è l'orrendo spoiler che lo accompagnerà a vita.

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    3. Ginko e Diabolik sono come Batman e Joker che non si uccideranno mai a vicenda. Uno riesce a fermare l'altro solo per brevi parentesi, e quando il criminale va al gabbio ci resta sempre per poco.

      Ginko spara pochissime volte, e raramente contro Diabolik!

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    4. Anche perché da quello che sapevo, Ginko è nato come sfottò di una delle due Giussani all'ex marito, impallinato con il Milan, da qui i colori della cravatta di Ginko. Quindi renderlo l'eterno perdente era una forma di rivalsa. Cheers

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  6. Il film non l'hop ancora visto, questa recensione ha spento la mia curiosità... e mi dispiace, perché amo quando il cinema italiano cerca di fare qualcosa di diverso dalle solite fiction o roba "impegnata" o che si crede tale. Ma se i risultati devono essere questi...
    Lo vdrò comunque, visto che ho letto anche molti commenti entusiastici.
    Il costume con le orecchie comunque lo trovavo stupido nel fumetto e lo trovo stupido nel film.

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    1. Non volevo spegnere la curiosità! Lungi da me sconsigliare un film.
      Diabolik E' qualcosa di diverso, ma anche no. Mi spiego peggio: come atmosfere e a livello visivo ci sono scene ottime. Ma ogni tanto TAAAAC eccoci sul set di una fiction Rai.

      Sui commenti ho letto anch'io robe entusiastiche, altre prudenti, altre disfattiste.
      Su IGN gli danno 8. OTTO! Su Wired titolano "disastro" (e argomentano il perchè secondo loro).


      p.s. il costume con le orecchie, LOL, nel film fa strano davvero, anche perchè Marinelli non le avrà a sventola, ma caspita se spuntano! A momenti sembra Shreck in nero :-)
      Nel fumetto ormai fanno parte dell'iconografia del personaggio (anche se i primi tempi non si vedeva nulla, Diabolik era una calzamaglia nera, poi lo resero via via più dettagliato)

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  7. I dialoghi ascoltati da Eva sono presi proprio da un albo. E così li hanno trasposti.
    Io penso che questo film (elegante, sontuoso, di design) è cinema allo stato puro, amore per esso e per il genere (noir, tocchi di gotico baviano... niente a che vedere con la fiction, anzi direi che è -positivamente- uno sceneggiato vecchio stile), è l'unico modo giusto per trasporre Diabolik fedelmente, ne ha catturato l'essenza :)


    Moz-

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    1. Felice ti sia piaciuto.
      I dialoghi "da fumetto" a me stonavano.
      Credo che Diabolik fosse più difficile da trasporre in film rispetto ad altri fumetti italiani.
      Quando lo rivedrò spero di apprezzarlo meglio.

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    2. Domanda da lettore più che saltuario di “Diabolik”: cosa avrebbe esattamente di gotico? Noir tantissimo, Giallo ancora di più, ma Gotico? Lo chiedo perché ho letto riferimenti a Bava anche altrove, quindi quello che mi chiedo: se Mario Bava non avesse diretto la sua versione di “Diabolik”, verrebbe citato lo stesso oggi, anno di grazia 2021?
      Lo trovo curioso perché nel 1968 quando Bava filmò il suo film non lo basò sulle atmosfere dei suoi film (quelli si gotici e Gialli), ma si lanciò in atmosfere ultra pop che non devo certo spiegare a te. Ok l’influenza di un produttore invasivo come De Laurentiis avrà avuto il suo peso (Bava si diete malato pur di non dirigere il seguito e avere di nuovo a che fare con Dinone, storia vera), quindi non riesco a capire se è nato prima, l’uovo, Diabolik o Mario Bava, perché mi sembra che si un po’ “comodo” citare Marione, e lo dice uno che vede Mario Bava ovunque, anche in fila dal panettiere ;-) Cheers

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    3. @quinto: vero, l'ho premesso subito anche io nella mia recensione: adattare Diabolik è difficilissimo, tra tutti i fumetti. Ha una formula veramente particolare.
      @Cass, no non viene citato il Diabolik baviano, anche se qualcosina c'è, ma ci sono riferimenti gotici alle sue opere (ad esempio le teste/maschere che ruotano attorno a Elisabeth, ecc) ����

      Moz-

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    4. Si quello è vero, un po' pochino forse. Non so se sarebbe stato così notato se Bava e Diabolik non avessero avuto dei trascorsi. Cheers

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  8. Nota Cassidiana: "le sorelle Giussani lo hanno pensato anche come lettura per i pendolari"
    Vero! E' anche la ragione del formato "mignon" di DK rispetto agli altri fumetti, perchè doveva essere a misura delle tasche dei soprabiti, si doveva poter mettere via rapidamente, facendolo scivolare in tasca. Anche il formato era legato alla fortuna del fumetto.

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  9. Adoro Coliandro e anche Song e'Napule e Ammore e Malavita mi erano piaciuti molto.
    Probabilmente fra la tua quasi stroncatura e i commenti entusiastici di altri la verità sta nel mezzo, ma per quanto mi riguarda è eccellente che si investa su questi progetti e spero che questo film continui a incassare benissimo.

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    1. Specifico che non sono conoscitore del personaggio purtroppo, anche se un giorno dovrei assolutamente recuperarne qualche storia...

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    2. Io sono all'opposto, non mi sono mai deciso a recuperare i lavori dei Manetti Bros., mentre conosco bene il fumetto. Ma l'amore per il fumetto c'era tutto e si sentiva.
      La mia non voleva essere una stroncatura, volevo parlarne bene di questo film mannaggia a loro! Ma mi ha spiazzato troppe volte durante la visione, la prima ora mi stava piacendo, la seconda mi ha sfiancato.

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  10. Guardando il trailer, mi sono detto: "Le facce. Dio mio... le facce..."

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    1. I casting sono anche questione di tempismo, fosse uscito cinque anni fa questo film avrebbe avuto un trio del tutto diverso, per la convinzione degli attori invece, non si è potuto fare più di così. Cheers

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    2. Eh sì, il casting è azzeccatissimo. Da ragazzino ho sognato un film di DK con De Niro come Ginko, poi crescendo ho sognato una Charlize Theron-Eva Kant, ma Diabolik è sempre un'incognita. Forse Fassbender sarebbe il più adatto, lo sguardo c'è, il phisique du role pure.
      Mastandrea mi aveva gasato subito, Miriam chettelodicoafare. Marinelli ci stava. Il problema non sono gli attori.
      Perciò m'ha preso tanto male: c'erano tutti i presupposti per un filmone, e invece.

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  11. A me è piaciuto, ha i suoi difetti ma mi è piaciuto, ne parlo nei prossimi giorni

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    1. Ti leggerò grazie per avermi avvisato, quello che non è chiaro su "Infernet" per troppi è che sono i pareri opposti quelli da leggere con più attenzione ;-) Cheers

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    2. Mi sono letto varie recensioni ormai per farmi un'idea. Non critico chi incensa il film (anche se incensarlo mi pare eccessivo), c'è chi si è soffermato più sui pregi che sui difetti. Si tratta di vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno.

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  12. Peccato, avevo letto commenti positivi e speravo in un degno successore del film di Bava... La pugnalata al MOIGE mi ha fatto morir dal ridere, comunque! X--D

    Anche se dopo aver visto questa Eva Kant un po' li capisco i Manetti che non le tolgono la telecamera di dosso!:--D

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    1. Scelta su cui non perdere nemmeno un minuto di sonno, al momento una che in Italia poteva essere Eva Kant era Miriam Leone infatti lo ha dimostrato alla perfezione ;-) Cheers

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  13. È uno dei film che aspettavo ma anche uno di quelli che più temevo (dopo aver visto il trailer). Un pò sulla falsariga del nuovo Spiderman, anche se lì le cose sono andate diversamente (e lo dimostrano gli incassi eccezionali che sta facendo).
    Vorrei solo condividere con i baristi una piccola riflessione. Anche perché sono uno di quelli che non si permette di criticare un film prima di averlo visto. Ma da quanto capisco si tratta di un'operazione riuscita a metà, forse per la voglia di discostarsi dallo stile sempre uguale delle produzioni hollywoodiane, mantenendo un linguaggio da fumetto.
    Però è proprio qui che mi vorrei soffermare: hai un IP che spacca, un potenziale per esportare un campione della nostra italianità, macinando incassi e consensi, possibile che nessuno si sia accorto dei difetti evidenti e abbia provato a consigliare i Manetti? A volte ci indigniamo per le ingerenze dei produttori sulla visione del regista ma in casi come questo mi sembra quasi doverosa. 👋

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    1. Qui hai sollevato una questione interessante. Poteva essere un film da esportare, ma dall'estero mi aspetterei solo reazioni inorridite. Potrebbe piacere ai francesi? Come diceva Woody Allen, "meno male che ci sono i francesi!"
      L'italianità di Diabolik da possibile vanto è diventata un limite.
      Guardalo e facci sapere il tuo parere. E' un film che divide, non è certamente un prodotto di facile consumo. Mi aspettavo un film di genere, che fosse un thriller, o un poliziesco, con un'impronta che invece secondo me è mancata.

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  14. Stavolta non sono d'accordo per niente :)
    I dialoghi da fumetto si possono sentire eccome, perchè tutto il film rispecchia volutamente e filologicamente il fumetto: non solo come stile e atmosfera, ma anche dal punto di vista tecnico. La staticità delle scene, la rigidezza dai personaggi, i colori virati all'oscurità, tutto è stato esplicitamente previsto per far sì che lo spettatore potesse "sfogliare" il film e non "scorrerlo". Capisco ovviamente che questa scelta possa non piacere, ma quelli che per te sono difetti per me sono i punti di forza del film

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    1. Ci sta: quelli che per te sono "pro" per me sono i "contro". Io mi aspettavo un film, non una traslazione paro paro del fumetto (ed io amo quel fumetto). Ciò che funziona su carta non funziona allo stesso modo sullo schermo e in questo caso mi ha pesato.

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  15. Visto al cinema convinto dalla mia ragazza che, manco a dirlo, se ci sta una figura femminile cazzuta corre a vedere il film. Premetto che non ho mai letto Diabolik. Sinceramente io ho provato estrema delusione. Comprendo l'ambientazione e l'atto d'amore verso il fumetto ma non credo avrebbe snaturato nulla adattandolo un po' allo stile di oggi. L'unica scena d'azione è l'inseguimento iniziale che definire piatto è dir poco. Facevano meglio nei poliziotteschi degli anni 70. La trama è scontatissima. Anche dove si potrebbe costruire un po' di tensione si evita. Alcune scene sono desolanti: Diabolik nell'armadio, la Rossi che urla davanti le maschere e poi balbetta davanti a ginko. Per non parlare del.confronto finale che è tutto fuorché mitico. Nessuno si aspettava bond o i supereroi. Ma se devi sfidare spiderman in sala devi inventarti qualcosa di molto meglio di questo. Io sinceramente lo trovo inappellabile. Le uniche cose che si salvano sono la Jaguar e la Leone che ci prova disperatamente a dare un senso a un film che ne ha poco. Io sono un appassionato di fumetti e pure io vorrei una trasposizione fedele ma non posso sperare che ripropongano tale e quale grandi saghe del passato della Marvel senza riadattarle. Non avrebbe senso

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    1. Trovo che sia un film che funziona quando resta immobile, problema: il cinema e il fumetto sono immobili. Se si fossero inventati che si, mostrare il bordo delle vignette attorno a quelle scene immobili, non solo sarebbe stato brillante ma sarebbe stato l'adattamento che è mancato nel passaggio dalla carta al grande schermo. Cheers!

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    2. Caro Doom 2099 (hai la mia stima solo per il nickname).
      La tua desolazione da non-fan di Diabolik è simile alla mia da fan di lunga data.
      Hai elencato le scene che potevano (dovevano?) servire a mostrare i muscoli e invece fanno vedere la debolezza del film.
      Diabolik nell'armadio per dire, è una scena imbarazzante per com'è girata. Sono andato a rivedermi il fumetto da cui era tratta perchè sì, negli anni '60 (e su carta) era gestita meglio, nel film è brutta forte.
      La scena di Elisabeth che scopre le maschere e si terrorizza mi ha deluso, ragion per cui quando mi sento citare Bava o i classici dell'horror italiano mi parte l'embolo ma sto zitto, perchè la scena non è solo brutta, è una delle tante dimostrazioni di svogliatezza sparse nel film.
      Io dico, se hai letto i primi 3-4 numeri di Diabolik e hai visto, che so, "Vertigo" di Hitchcock anche solo una volta nella vita, un'idea su come tirar su la scena giusta dovresti avercela.

      Sulla trama scontata obbietto: "quella" trama era buona, il soggetto originale dell'incontro con Eva Kant era forse la migliore per portare Diabolik al cinema, ma il film si perde e nella seconda parte la sceneggiatura "originale" è piattissima.

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    3. Infatti è quello che sostengo io, se Bava non fosse stato legato a Diabolik in passato, citarlo per questo film sarebbe pretestuoso. Cheers!

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  16. Felice, allora, di aver speso i miei soldi per Spielberg ieri!

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    1. Ci andrò anche io a breve, se Spielberg chiama questa Bara risponde ;-) Cheers

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  17. Mi spiace, Quinto, ma cone diceva la canzone "tu parli da uomo ferito":
    la recensione esalta i difetti, anche quelli più piccoli o di breve durata, sorvolando sul dettagliare altrettanto approfonditamente sui punti di forza (dichiaratamente riconosciuti tra i commenti).
    Ho l'impressione che una visione con meno aspettative (ad esempio 12 mesi di attesa in meno) avrebbe portato a parità di qualità del film ad un altro tipo di commento.

    Detto ciò, il film invece a me è piaciuto molto: non da 10 e lode ma da 9 almeno sì.
    Nel paragone con no way home (il penultimo "cinecomics" che ho visto) diabolik ne esce con le ossa rotte, ma nel paragone con eternals (il terz'ultimo XD) invece vince con ko al primo round... pur condividendo con eternals un aspetto: sarebbe stato meglio farci una serie da 6 puntate su disney+ anziché un lungometraggio (infatti: ma quanto bello è stato hawkeye? e pur da lettore marvel io non ho mai letto il "mondo" vendicatori ed affini, quindi non sono di parte)

    Tornando a Diabolik, il trio di protagonisti e l'antagonista li ho trovati molto in parte e credibili, invece i personaggi di contorno risentono della cagnitudine di certi attori italiani (da quelli più "bravi" che sembrano solo una inesperta comparsa teatrale fremente per dire la propria battuta, a quelli che proprio sembrano non conoscere la nostra lingua: uno su tutti il capo dei pompieri, che recentemente ho visto anche ne Il mostro della cripta e non mi capacitavo di come recitasse le battute...).
    Complessivamente però è stato per me molto godibile.
    Io ho trovato interessante ed ho apprezzato questa sensazione di scollamento (un insieme di fotografia, direzione degli attori e ritmo) percepita nella visione e che porta ad una fruizione "fuori tempo": capisco che possa infastidire, ma se non lo fa invece la trovo un'efficace soluzione metanarrativa per trasporre non solo la storia ma anche il medium fumetto al cinema, che qua funziona perché racconta oggi una storia di 50 anni fa ma con un linguaggio (più) moderno e con un'attività di mimesi ma non di scopiazzatura.
    Per intenderci, l'altro esempio positivo di questo tentativo metanarrativo di trasposizione era stato XIII il videogame nella sua versione originale dei primi anni 2000, non la non riuscita remastered dell'anno scorso: nell'originale, il cell shading unito a poligoni in numero inferiore a quelli a cui siamo abituati oggi nonché un certo taglio di inquadrature e scelte di camera, avevano portato a farlo sembrare una sorta di fumetto interattivo.
    In diabolik ho rivisto alcune soluzioni simili (lo stacco "fumettistico" sul coltello che vola, che sì interrompe l'azione, ma l'accentua al contempo, dato che rallenta il tempo interno della scena, come un qualunque bullet time) ed altre diverse.
    Unica vera pecca: Agnelli. Non si può più sentire: sembra un imitatore di se stesso che ci crede tantissimo ma non ce la fa.
    A me ha fatto accaponare la pelle sentirlo, tanto quanto fece la voce (e la dizione inesistente) della bellucci nello spot dell'anno scorso sulla magia del cinema e sul bello di tornare in sala: agghiacciante.

    Nathan

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    1. "la recensione esalta i difetti, anche quelli più piccoli o di breve durata"
      non era intenzionale, non mi piace e non mi diverte parlar male dei film, ma il punto è: se a visione del film ricordi più ciò che ti ha dato fastidio di quel che ti è piaciuto, diventa difficile essere clementi.
      nella prima ora c'è tanto di buono e gli avrei perdonato molti difetti se fosse riuscito a darmi qualcosa in più nella seconda parte, che me l'ha definitivamente reso indigesto.

      "funziona perché racconta oggi una storia di 50 anni fa ma con un linguaggio (più) moderno e con un'attività di mimesi ma non di scopiazzatura"
      su questo sono di opinione totalmente opposta alla tua.

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