martedì 16 novembre 2021

Ultima notte a Soho (2021): a Londra... un ottobre rosa shocking

A volte vorrei trovarmi nel futuro, non tanto per ordinare una Pepsi perfetta al caffè 80 o per farmi un giro su un Overboard (anche se…), ma per poter giudicare i film dalla poltrona comoda del miglior critico cinematografico di sempre, Padre Tempo. Oggi stiamo qui a discutere se il primo tempo di Baby Driver e di “Ultima notte a Soho” siano meglio del resto, ma ho la sensazione che stiamo tutti un po’ guardando il dito e non la luna, quindi mi sbilancio, Padre Tempo mi dirà se ho ragione oppure torto.

Io sono sicuro di due cose, la prima che Edgar Wright stia mettendo su una filmografia di quelle invidiabili, quelle per cui altri suoi colleghi darebbero via tre dita di una mano per averla, l’altra è che arriverà dicembre e con lui le classifiche di fine anno, quelle che io come sapete non faccio mai, perché sono impegnato ad ammazzarmi di dolci natalizi e guardare altri film (tanto per cambiare), ma sono sicuro che almeno per me, “Ultima notte a Soho” sarà uno dei film migliori del 2021 e ve lo dico a novembre, quindi se siete con me, mettetevi comodi e godetevi il vostro amichevole Casidy di quartiere che tesse le lodi di quel genietto di Edgar Wright, per tutti gli altri, lungi da me farvi cambiare idea, ma mi sento abbastanza motivato da provare a darvi qualche spunto di riflessione, tanto l’ultima parola sarà sempre di Padre Tempo, ma per arrivare alla fine di questo post devo fare una piccola deviazione, cercherò di essere breve, giurin giurello.

“Ci conviene metterci comodi, quando Cassidy dice così ci vogliono ore… Cornetto?”

Mentre guardavo “Last night in Soho”, beccato all’ultimo spettacolo di uno degli ultimi giorni di programmazione (fiuuu!) mi sono ritrovato a pensare ad uno dei commenti ricevuti sui social dal post di Cruising, non perché il film di Billy Friedkin e quello di Edgar Wright abbiano molto in comune, più che altro perché tra i commenti mi sono imbattuto, in quello di un tale che sosteneva che oggi, un film così non permetterebbero di farlo, riferendosi nemmeno velatamente alla lobby LGBT+ (A, E, I, O, U… YPSILON!) che vuole fare diventare gay i vostri figli correggendo loro il caffè a colpi di politicamente corretto alla grappa. Servito a poco far notare che Friedkin e Pacino ai tempi, girarono il film tra picchetti e lanci di sassi, o che nel 2020 sia uscita un’altra versione di un film a tema omosessuale reso celebre proprio da Hurricane Billy, perché tanto l’interlocutore aveva la sua idea, diciamo leggermente conservativa, per cui il passato fosse migliore, signora mia qui una volta era tutta campagna e si stava meglio quando si stava peggio!

Però il passato prima di rimpiangerlo devi conoscerlo, studiarlo come bisogna fare con i film e le opere del passato, per capire meglio quelle di oggi, infatti da questo punto di vista “Last night in Soho” è il miglior film che potesse uscire oggi, in cui Hollywood si sta aprendo a certe tematiche inclusive mentre il pubblico, sembra sempre più interessato alla malinconia, il passato come la coperta di Linus.

A questo proposito, beccatevi questo meraviglioso poster che sembra uscito dal 1965.

Ma sapete perché ritengo che Edgar Wright sia un genietto? Perché ha diretto una serie meravigliosa e una trilogia (del Cornetto) anche migliore? Si anche per quello, ma soprattutto perché sfoggia un approccio che personalmente amo: Edgar Wright è uno studente di cinema, uno di quelli che chiamato alla lavagna, non ripete la lezioncina imparata per superare l’interrogazione, ma dimostra di averla davvero capita quella lezione, di averla assimilata così tanto da averla fatta sua, che poi è la differenze tra il buon studente e chi ripete a pappagallo e poi riempie il suo film di strizzate d’occhio e gomitate al pubblico, per far vedere di essere uno di noi, sapete a chi mi riferisco.

Edgar Wright ha imparato la lezione di Walter Hill, quella di Romero, di John Woo, persino il formato dei Manga e dei videogiochi e potrei andare avanti a lungo, perché con “Last night in Soho” ha firmato un film che non so dirvi se sia più personale del bromance della trilogia del Cornetto, ma sicuramente maturo, sia dal punto di vista della regia che ammettiamolo, qui è una gioia per gli occhi anche grazie alla fotografia di Chung Chung-hoon, un film così sentito che oltre a scriverlo a quattro mani con Krysty Wilson-Cairns (lasciatemi l’icona aperta, più avanti ci torniamo) lo ha fatto affidandosi ancora una volta alla tradizione cinematografica e letteraria che lo ha preceduto, da vero studente Wright ha scelto di raccontare la sua storia dal punto di vista dei personaggi femminili. Tanti autori uomini lo hanno fatto prima di lui, penso a Terry Gilliam oppure a Satoshi Kon e potrei perdermi in parallelismi tra il film del regista Inglese e “Perfect Blue” (1997), ma poi finirei per essere più palloso verboso palloso del solito.

Il doppio, lo specchio e tutta quella bella roba lì in questo film abbonda.

Potremmo dire che le donne nel cinema di Edgar Wright non sono mai state protagoniste assolute, quindi questo cambiamento poteva essere una “paraculata” per mettersi in scia all’andazzo generale del cinema contemporaneo, ma sarebbe un errore di valutazione, perché nel cinema estremamente maschile di Wright le donne sono sempre state personaggi chiave, come appunto solo una donna nella vita di un uomo può essere, tutti i “maschietti” di Wright crescono anche in funzione di un personaggio femminile, anche se è corretto dire che l’unica donna a ricoprire un ruolo da protagonista sullo stesso livello dei maschietti, era Daisy Steiner. Quindi la scelta di avere una donna come protagonista (anzi due!) poteva sembrare un cambiamento epocale per Wright, ma secondo me è solo una coerente evoluzione del suo cinema, che ancora una volta risulta essere citazionista e post-moderno (e con questa parola mi gioco la mia quota da critico con pipa e occhiali) ma sempre in puro stile Wright, ovvero facendo propria una tradizione e una lezione cinematografica precedente, quella del Giallo all’italiana.

Già perché quando Eloise "Ellie" Turner (una fantastica Thomasin McKenzie) raggiunge il pub dove lavora sotto una pioggia torrenziale, è impossibile non notare che sia l’omaggio di Wright alla scena iniziale di Suspiria e a ben guardare ci sono omaggi anche ad “Inferno” (1980) di Argento – divertitevi a scovarli – ma più che a Darione nazionale, Wright risale la fonte fino al Maestro di Argento, perché inutile girarci attorno, tutto il cinema giusto nasce da Mario Bava e prima o poi da lui bisogna tornare.

Bianco, rosso e Marione (Bava)

L’ambientazione nel mondo della moda, quell’uso massiccio di colori verdastri e rossi intensi, il titolo di riferimento è sicuramente “Sei donne per l'assassino” (1964) il film con cui Bava così, decise che nella sua carriera aveva tempo anche per codificare il Giallo all’italiana ma fosse solo quello, oltre a fare sua la lezione del Giallo, Edgar Wright ci mette dentro anche la “ghost story”, impossibile non notare quanto il montaggio abbia imparato molto da “A Venezia... un dicembre rosso shocking” (1973), perché forse noi abitanti di uno strambo Paese a forma di scarpa non lo capiamo in pieno, ma l’influenza di Nicolas Roeg sui registi inglesi è sempre stata fortissima.

So cosa state pensando: che palle! Se non ho visto duecento film mi farò due maroni così a guardare “Ultima notte a Soho” e invece no, perché Wright omaggia e strizza l’occhio ma non sottolinea, o per lo meno lo fa molto meno rispetto al padrino del post-moderno Quentin Tarantino, anche se a ben guardare “Last Night in Soho” riesce anche ad essere una sorta di C'era una volta a... Hollywood in terra di Albione, se Tarantino omaggiava e ricostruiva con dovizia di dettagli la Los Angeles del 1969, Edgar Wright fa lo stesso con la Londra del… 1965, visto che la protagonista di ritrova davanti al cartellone di “Agente 007 - Thunderball” in programmazione in sala.

"Le dispiace se la mia amica si siede un po'? È stanca morta" (cit.)

So cosa state pensando (secondo estratto): che palle! Un’altra di quelle robe malinconiche ma vi fermo subito, perché in realtà la storia di “Last Night in Soho” con tutto il suo primo atto (e buona parte del secondo a ben guardare) è il trionfo della semplicità, se non proprio di una storia che abbiamo già visto tante volte, solo diretta come gli Dei del cinema comandano.

Eloise "Ellie" Turner (Thomasin McKenzie) vive con Zia May la nonna (Rita Tushingam) in Cornovaglia, ma sogna di poter fare moda a Londra, anche se ha perso la mamma che in passato ha sofferto di problemi mentali. Il romanzo di formazione comincia quando Ellie si trasferisce nella grande città per studiare moda alla London College of Fashion, facendo per altro il percorso inverso di Nicholas Angel (segni di continuità). Qui avete già capito cosa succede perché è la storia più vecchia del mondo, tanto che la cantavano anche non uno, ma due dei miei preferiti: difficile essere dei santi in città, specialmente quando hai una compagna di stanza stronza come Jocasta (Synnøve Karlsen), quindi meglio trasferissi in un piccolo monolocale a Soho, vicino ad un bistrò francese che cucina tutto il giorno e copre tutti gli odori (perché ogni elemento nelle sceneggiature di Wright ha un ruolo, anche i dettagli), gestito dalla signora Collins, interpretata per altro dall’indimenticata e indimenticabile Diana Rigg, la mitica Emma Peel nella serie televisiva “Avengers”, che io pensavo qui avrebbe avuto un piccolo ruolo invece oltre ad essere dedicato a lei, il film è il migliore possibile per concludere una grande carriera.

Gli uomini preferiscono le bionde regine degli scacchi.

Nella sua nuova stanzetta e nella vita di Ellie, irrompe l’elemento sovrannaturale, ogni notte quando si addormenta, la ragazza sogna di essere nel migliore dei posti e dei tempi possibili, il suo letto è un TARDIS che la spara nella Londra degli anni ’60 e come Scott Bakula, ogni volta che si specchia vede riflessa un’altra, la bionda Sandie (la regina degli scacchi Anya Taylor-Joy, che ha gli occhi per essere una sorta di Barbara Steele ma con i capelli di Brigitte Bardot), che nel prestigioso Café de Paris conosce il Teddy Boy del locale, Jack, interpretato da uno dei miei preferiti, Matt “GERONIMO!” Smith, giusto perché prima ho citato il TARDIS, un attore che qui non ha nulla del suo Doctor (Who) e ricorda più le luci e ombre del suo Filippo, anche se entra in scena con il principe azzurro, pronto a rompere la mascella a chi infastidisce Sandie.

Tutto bello, tutto già visto perché andiamo, è la storia della bionda scesa dal bus, arrivata per diventare famosa, masticata e sputata dalla grande città, nulla di nuovo sotto il sole no? Appunto, perché Edgar Wright e Krysty Wilson-Cairns voglio dirci proprio questo, il passato non è un posto sicuro, non si stava meglio quando si stava peggio, i maschi viscidoni con le mani lunghe che vogliono infilarsi nelle tue mutande non li ha inventati Harvey Weinstein, quindi per raccontarci la prima parte del film, il viaggio nel tempo Edgar Wright ci scarica addosso tutto l’armamentario (gioiosamente) bellico del suo talento di regia.

Bowties Teddy Boys are cool (quasi-cit.)

Quanto è difficile dirigere con gli specchi sul set? Certo oggi il computer può aiutarti a cancellare qualche macchina da presa riflessa, ma cosa vi dicevo sul fatto che Wright è uno di quegli studenti che dimostra di aver assimilato la lezione? Qui in alcuni momenti ci regala il suo “La donna che visse due volte” (1958) oppure “Body Double” (1984) se volete stare in zona Brian de Palma, con specchio riflesso se ti muovi sei un fesso Anya Taylor-Joy ovunque, perché il primo atto di “Last night in Soho” è puro talento registico, bello, proprio bello! Se vi piace il cinema, correte a vedere questa meraviglia registica sullo schermo più grande che riuscite a trovare perché è una gioia per gli occhi, soprattutto quando Wright se la gioca alla vecchia maniera e la prima (di tante, tantissime!) transizioni della sua protagonista, da Ellie a Sandie ricorda molto la scena dello specchio di “Dr. Jekyll & Sister Hyde” (da noi “Barbara, il mostro di Londra” del 1971), quando vi dico che questo genietto sa fare le citazioni, senza gettarle in faccia al pubblico.

Specchio specchio delle mie brame...

“Ultima notte a Soho” è la storia più vecchia del mondo, quella che al cinema abbiamo già visto tante volte, ma Edgar Wright, è talmente bravo che per tutto il primo atto (e mezzo), viene quasi da dimenticarselo perché la ricostruzione degli anni ’60 è impeccabile e dettagliatissima, i passaggi tra il sogno e la veglia (e successivamente gli incubi, perché comunque stiamo parlando di un horror) sono gestiti alla perfezione, non manca nemmeno il doppio risveglio dal “sogno nel sogno”, quello che faceva Landis (citando Luis Buñuel), quindi davvero non si può chiedere nulla di meglio a questo spettacolo che ti trascina prima nel mondo di Ellie e poi giù, nella tana del bianconiglio, in un viaggio sempre più lisergico dove i colori, avrebbero fatto la gioia di Mario Bava e le musiche fanno il resto, perché Wright ha sempre gran gusto nello scegliere i pezzi e lo fa sottolineando i passaggi della storia: “Happy House” di Siouxsie & The Banshees per la nuova casa della protagonista e il classico della musica Northern Soul, “There’s a Ghost In My House” di R. Dean Taylor quando è il momento di introdurre la parte relativa alla “Ghost Story”, anche se si potrebbe analizzare tutto il film solo sulla base della colonna sonora, perché qui oltre a due versioni di “Downtown” spunta la versione originale di “I’ve got my mind set on you” e la canzone che dà il titolo al film, “Last Night In Soho” di Dave Dee, Dozy, Beaky, Mick & Tich che riducono ancora la distanza con Tarantino, ma sto già andando lunghissimo così, quindi rientro nei ranghi del post.

Tutto quel giallo (o rosso? Vabbè nel dubbio quasi-cit.)

Non ho ancora letto nessuna recensione, faccio sempre così perché non voglio farmi influenzare scrivendo, ma i pareri su "Infernet" ricordano un po’ quelli su Baby Driver, una prima parte molto più riuscita della seconda anche per “Ultima notte a Soho” e mentre lo guardavo un po’ ci ho pensato… Per circa due secondi. Perché poi mi sono concentrato sul fatto che eccolo! Anche Edgar è caduto nella formula comoda - perché evita ogni genere di polemica - per cui nel film i cattivi sono tutti maschi bianchi eterosessuali, l’unico maschietto buono è di colore e infatti quando Ellie, ormai in preda alle visioni chiede aiuto alla polizia, la poliziotta la aiuta mentre il collega maschio ride di lei. Non ho fatto in tempo a disperarmi del fatto che anche Edgar ci era cascato, quando è stato proprio il regista inglese e la sua sceneggiatrice a ricordarmi di non dubitare mai dell’uomo del Cornetto, infatti se lo scollamento tra la prima e la seconda parte di “Ultima notte a Soho” c’è, l’ho avvertito molto meno rispetto a Baby Driver, anzi a dirla tutta è la seconda parte del film quella che dà senso alla prima, certo il primo atto è più affascinante ma proprio come in Dance of the clairvoyant dei Pearl Jam è il cambio di tempo della seconda parte di canzone, che mette in chiaro il senso del testo, quindi passiamo ai difetti e poi, ultimi cento metri di questo post.

Difetti: trattandosi di un Giallo vero e proprio, la parte relativa all’indagine non può mancare, sarebbe come togliere i revolver ad un Western, quindi se siete tra quella porzione di pubblico che ama etichettare un film come roba da poco, perché avete già capito come va a finire sui titoli di testa, sappiate che potrete farlo anche con “Last night in Soho” ma io ve lo dico, secondo me a fare così vi perdete qualcosa. Si certo le apparizioni “fantasmose” in CGI forse sono un po’ troppe, e non manca nemmeno il momento espositivo (anche noto come “spiegone”) che però è mitigato dalla svolta attorno al personaggio di Terence Stamp, una falsa pista riuscitissima per un personaggio in cui il mitico Generale Zod la mitica Bernadette, sembra tornare ai tempi di “Tre passi nel delirio” (1968). Ma io vi ero debitore di un’icona da chiudere e lo faccio nel prossimo paragrafo in cui vi avverto: seguono moderati SPOILER sul finale del film!

"Oh no! Il temibile paragrafo con gli spoiler!"

Avete saltato la staccionata (occhiolino-occhiolino) nel paragrafo degli “Spoiler”? Bene quindi immagino che abbiate visto il film e perciò posso dirvi che Edgar Wright insieme a Krysty Wilson-Cairns dimostrano non solo di maneggiare le regole del Giallo all’italiana, ma anche di saper utilizzare il passato per dire qualcosa sull’attualità: non è vero che un tempo tutto era rosa (shocking) e fiori, per le donne non è cambiato proprio niente, certo ogni volta che nel film un personaggio dice che un tempo la musica e i vestiti erano migliori, sembra che lo dica anche Wright riguardo ai film, ma poi a muso duro come Pierangelo Bertoli tiene un piede nel passato e lo sguardo dritto al futuro, perché per i personaggi femminili nell’immaginario possono esserci solo ruoli da puttana o al massimo, da assassina per cui provare un minimo di empatia per quello che ha dovuto subire. Quando i “fantasmi” chiedono ad Ellie di liberarli e vendicarli, la ragazza sceglie il punto di vista che conosce, quello che ha vissuto (e noi spettatori con lei), sceglie di portare Sandie fuori da quello schema fisso ed è qui che “Ultima notte a Soho” pur rispettando la tradizione cinematografica del Giallo e delle storie di fantasmi, si conferma essere un film modernissimo, proprio quello di cui avevamo bisogno. Fine del paragrafo con moderati SPOILER!

Si perché era ora che qualcuno al cinema ci dicesse che il passato non è un terreno sicuro, le cose non vanno così (male) ora, su certi argomenti sono sempre andate male e dipingere tutto con il rosa (shocking) della malinconia non servirà a mandar giù i rospi (e i fantasmi) del passato. Pur tenendo due piedi ben piantati nel Giallo, Edgar Wright ha saputo con quel finale ribaltare la formula comoda delle rappresentazioni dei personaggi, dimostrando di essere molto più al passo con i tempi (e coraggioso) di quel parruccone di Ridley lo Scott sbagliato che invece, ha preferito barricarsi in difesa evitando ogni genere di polemica (e ogni polemica di genere).

"Terence mi diresti: inginocchiati davanti a Zod!", "Ti hanno mai detto che sei un nerd?"

Se qualcosa degli anni ’60 bisogna salvare, facciamo che siano le zone grigie in cui i personaggi venivano rappresentanti al cinema, non tutti buoni buonissimi e cattivi in via di redenzione, per quanto riguarda i colori invece, che siano il rosso del sangue e il giallo all'italiana, insomma quelli resi grandi da Mario Bava a cui questo giovane ma già grande Edgar Wright (Padre Tempo mi darà ragione, io lo so!) ha omaggiato così bene. Avercene di registi e film così!

Ed ora se volete scusarmi, vado a festeggiare con un Cornetto, intanto vi ricordo la rubrichetta della Bara dedicata a Wright.

38 commenti:

  1. Premetto che ho saltato la parte degli spoiler perché il film devo ancora vederlo, però ho notato che pure tu hai accostato Anya a Barbara Steele, cosa che mi è venuta in mente dalla Bolla vedendo quel bellissimo poster vintage che pare quello di L'Orribile Segreto Del Dr. Hychock. Quindi l'impressione che avevo avuto me la confermi tu. E grazie per aver parlato di Spaced che non conoscevo, ma dovrò recuperare...

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    1. Sono malato del cinema di Mario Bava, quindi non mi gioco certo Barbara Steele a caso perché va citata con giudizio, bisogna dire che Anya ha gli occhi quasi giusti per poter reggere il paragone, questo è anche il più grande complimenti che potrei mai farle ;-) Amerai “Spaced”, non ho dubbi, anche perché è un capolavoro ancora troppo poco conosciuto, direi che è una delle serie in cui mi sono riconosciuto di più con i protagonisti, ma mi dirai tu. Adesso posso iniziare il giro delle letture dei vari commenti altrui, mi sono tenuto lontano da tutto per questo film, anche peggio di come faccio di solito. Cheers!

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  2. Ok, mi hai convinto. Non che ce ne fosse bisogno, al nostro gelataio preferito bisogna sempre dare fiducia! ��

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    1. Corri, salta la staccionata e trova un cinema che lo proietta, non perdere l'occasione di goderti questa meraviglia ;-) Cheers

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  3. L'ho amato dall'inizio alla fine. Questo weekend, mentre facevo le pulizie, mi sono rimessa a bomba la colonna sonora e, a differenza di quanto mi succede col 90% dei film recenti, ad ogni pezzo mi reimmergevo nella bellezza delle sequenze girate da Wright. Se non è un capolavoro ci picchia parecchio vicino!

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    1. Ho riascoltato la colonna sonora a casa anche io, ci sono pezzi che spiccano meno durante la visione, ma che messi tutti insieme compongono la storia del film, perché Wright non solo maneggia alla grande le immagini, ma anche la musica. Padre Tempo ci dirà se è un capolavoro, per ora sono certo sia uno dei migliori che ho visto in questo 2021 ma anche tra quelli che ho amato di più. Cheers!

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  4. Parte 1

    In pieno revival dei mitici (in nulla) anni 80', con l'apprestarsi della rivalutazione prossima dei 90' (che facevano schifo), i 60' però a livello unanime vengono considerati il miglior decennio del 900', dominato da correnti avanguardistico-rivoluzionarie in ogni campo culturale, politico e sociale, ma con un un classicismo dei decenni precedenti ancora presente seppur in agonia; in sostanza una decade proiettata al futuro senza avere alcuna nostalgia del passato, che come ogni periodo storico definito, a distanza di molto tempo tra la leggenda e la verità, oramai ha trionfato esclusivamente il lato leggendario degli anni 60', d'altronde Eloise "Ellie" Turner (Thomasin McKenzie), una giovane campagnola di provincia con la passione per la moda ed il sogno di diventare una fashion designer, non può che averne un'idea del tutto mitizzata di quel decennio, conoscendolo principalmente attraverso i racconti nostalgici da parte della nonna (Rita Tunshingham, che fu icona rivoluzionaria del Free cinema inglese in Sapore di Miele), nonchè dei suoi feticci custoditi con gelosia; i vinili dei Beatles, Kinks e Petula Clark, così come i poster di pellicole come Sweet Charity (1969) e l'onnipresente Colazione da Tiffany (1961), oggetti simbolo di quel decennio al giorno d'oggi per ogni appassionato/a, ma in realtà elevati ad uno status così di culto, da diventare scatole vuote superficiali per coloro incapaci di vedere la squallida realtà celata dietro quelle luci e colori scintillanti (che tra l'altro ben si guardavano dal mostrare). Nella sua camera-prigione, Eloise s'è fatta un'idea si rivoluzionaria e vitale, ma tutta pudica quanto educata degli anni 60' così come del mondo, per questo il suo viaggio a Londra per soggiornare in una camera studenti allo scopo di studiare la moda, cercando di trovare applicazioni pratiche nel campo, si scontra con una Londra "troppo" per lei e una società molto più terra terra rispetto alla sua idealizzazione, con tassisti dalle facili avances, vecchi inquietanti (Terence Stamp, l'inquietante e perverso protagonista del film Il Collezionista), proposte sessuali indecenti e studentesse che la danno via con piacere senza privacy alcuna; il che non può portarle che uno sconforto nei confronti di un modo di vita e delle compagne di stanza snob, incapace di relazionarsi con loro, nonchè priva di una qualsiasi flessibilità nel volersi adattare alla realtà, decide così di rifiutarla del tutto per trasferirsi in un monolocale di proprietà di un'anziana Collins (Diana Riggs) con una stanza "anni 60'", il proprio sogno divenuto realtà! Finendo con l'isolandosi ulteriormente dallo squallore di una realtà percepita come ostile, non celando in alcun modo il proprio disgusto verso di essa, scegliendo così di vivere ogni sera durante la nottata, delle autentiche esperienze oniriche, durante le quali viene trasportata di peso negli anni 60', osservando e vivendo al contempo, il sogno di una giovane quando bellissima bionda molto sicura di sè, con il nome di Sandie (Anya Taylor Joy), una ragazza di indubbio talento, la rivoluzione degli anni 60', che ha il sogno di sfondare come cantante al Cafè de Paris, cercando appoggio nell'affascinante manager Jack (Matt Smith).

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. Parte 2

      Eloise preferisce vivere con la testa nel passato, piuttosto che sperimentare la modernità in cui vive, nonostante non le manchi un corteggiatore, vince il sogno di una realtà anni 60' identica alla Swinging London da lei idealizzata, con le sue luci, i balli sensuali ma senza alcuna volgarità e le sue hit sonore sparate a raffica come un juke box nel consueto stile Edgar Wright, portano Ellie ad avere in Sandie un modello di vita da seguire ed imitare in toto, riscuotendo un certo successo in ambito pratico; ma quel vestito rosa dal tessuto leggero è un velo di maia facile da squarciare; l'idillio cozza con la realtà, Sandie non diventa una cantante rinomata in un locale prestigioso dal giorno alla notte; anzi, dapprima protagonista di balletti atti a sollazzare la libido maschile, finisce con lo sprofondare in un incubo dove si svende a vari uomini presentati da Jack (l'industria che normalizza la rivoluzione per renderla un prodotto conformista ed appetibile), ripromettendosi probabilmente che sarà l'ultima volta, in modo da raggiungere il proprio sogno, ma alla fine finisce sempre con il ritrovarsi con le gambe scoperte nel letto mezza nude e dei soldi sul comodino, la realtà squallida batte una fantasia mai esistita, lo specchio che riflette l'immagine proiettata in esso non è sostenibile più per lo sguardo di Sandie, diventando una condanna per una Ellie devastata e dilaniata dal vedere il proprio idolo e la propria epoca distrutta e corrotta proprio come il presente (quindi ogni periodo storico è uguale a sè stesso nei dietro le quinte), così come la smitizzazione della Swinging un modo per riflettere da parte di Wright sullo stile post-moderno del proprio cinema, che qui non può che venire meno di alcuni suoi feticci soliti, come un'ironia assente (se non di stampo nerissimo nelle battute iniziali sulla madre morta), così come il proprio consueto dinamismo registico, che lascia spazio ad un Wright più posato, forse ragionato, capace di usare la medesima luce per meravigliare prima, per poi catapultare lo spettatore e la sua Ellie in uno scenario da incubo, con quei blu diventati improvvisamente così ostili, omaggiando in chiave pop il cinema di Bava, così come il primissimo cinema di Dario Argento, specie l'Uccello dalle Piume di Cristallo (1970), dove la risoluzione della trama mistery passa esclusivamente per la prospettiva visiva, riducendo al nulla ogni tentativo di indagine seria; peccato per l'intrinseca ripetizione dei fantasmi che perseguitano costantemente Ellie, con una reiterazione alla lunga risaputa nei modi modi e nella realizzazione (una CGI pigra e discutibile), che rendono indubbiamente molto meno riuscito il terzo atto, con banali espedienti da horror comune (Jump scare, dopo un paio di volte prevedibili), rispetto invece ai primi 2/3 dell'opera molto freschi, dove l'oscurità ed il musical ben si erano uniti tra di loro.

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    3. Parte 3

      A favore di Wright comunque gli và dato l'uso intelligente degli attori della generazione anni 60', dove svetta una magnifica Diana Riggs alla sua ultima interpretazione, che dialogano perfettamente con due delle tre nuove leve attoriali di questa generazione (l'altra è la Pugh per chi interessa); una McKenzie adorabile nel suo candore puro senza stuccare, così come un Anya Taylor Joy adatta nella sua sensualità credibile, dato i trascorsi da modella, nel gestire anche con l'uso dei soli occhi i vari registri emotivi del suo personaggio, conducendo ad un finale interessante da parte di Wright, per nulla banale nella sua ambiguità emotiva, dove la nuova Ellie, non è altro che la vecchia Sandie, la nuova rivoluzione della Swiging London alla fine è diventata la restaurazione da parte del vecchio, che sulla prima basa la propria fama ed i propri guadagni, grazie alla normalizzazione di essa in modo da renderla un brand di moda accettato da tutti. Un tale messaggio pessimista nei confronti degli anni 60', non può che disgustare un pubblico bue che ha rifiutato Ultima a Notte a Soho (2021), in quanto film anti-retromane; si spera almeno che tra il pubblico presente in sala ieri (tutto under 35), possa esserci sensibilità emotivo-artistica, superiore rispetto a quella del solito film Marvel o blockbuster finto alternativo.

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    4. Spero che al pubblico piaccia, perché film così vanno premiati, perché non solo Wright ha fatto un film proprio bello, anche esteticamente, ma con l'approccio giusto, da studente del passato, per chiuderla con questa storia che nel passato, fosse tutto bello, alla faccia della malinconia imperante, impariamo dal passato, non stiamo qui a rimpiangerlo ;-) Cheers

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    5. Il pubblico pare averlo bocciato pesantemente, costato oltre 40 milioni, non è manco arrivato a 20.

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    6. Avevo pochi dubbi, il fatto che sia stato in sala una settimana non ha aiutato, ho trovato tre cinema disposti a passare una biopic su un calciatore e solo uno che passava questo, per altro ad un orario di cacca (storia vera). Cheers

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    7. Anche perché ormai il pubblico "premia" quello che conosce, anche l'ultimo di Ridley Scott ha raccolto noccioline, ne parlavo giusto ieri con un amico. Cheers

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  5. Grande Bara, al solito, che citi il dimenticato ma grandissimo Roeg.

    Per me capolavoretto come gia' "Baby Driver". Milior ritorno al cinema dopo piu' di due anni non potevo chiederlo.

    Il mio coetaneo Wright fa maturare il suo cinema mettendo in scena storie di giovanissimi. (Da questo punto di vista spero completi anche qui una nuova trilogia - a meno di non voler considerare Scott Pilgrim il primo capitolo, ma era roba solo parzialmente sua e non molto personale.) Il paradosso di arrivare al classico attraverso storie di ragazzi sta piazzando molti suoi vecchi fan, che da lui chiederebbero ancora identificazione diretta e generazionale.

    Anch'io pensavo che Diana Rigg avrebbe avuto poco piu' di un cameo, come in parte Terence Stamp, invece ha un'uscita di scena commovente. Mitica, fino all'ultimo.

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    1. Ovviamente: "miGlior" e "sta Spiazzando molti" :(

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    2. Roeg qui è un po’ dato per scontato, ma i registi Inglesi lo tengono in alta, se non altissima considerazione, grazie a te ;-) Wright il passato (e i suoi attori) li ha studiati molto ma molto bene, ma sa come raccontarlo al pubblico di oggi. Cheers!

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    3. Tranquillo, si era capito ;-) Cheers

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  6. Piaciuto (e molto) per tante cose, un po' meno per altre. Mi ha dato la sensazione che si potesse avere di più però in compenso c'è classe e CINEMA da vendere.

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    1. Posso immaginare quali Genius, tu in quanto scrittore lo comprendo facilmente, però avercene di film così cazzarola ;-) Cheers

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  7. Forse ci riesco a vederlo la setyimana prossima! Ho letto solo il primo paragrafo per evitarmi anticipazioni, tornerò! :--)

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    1. Cacchio ci fai ancora qui? Vai! Corri al cinema vai! ;-) Cheers

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    2. Visto! Spettacolare! Mi è piaciuto da matti, con una colonna sonora da urlo, una fotografia esagerata (e che tanto deve a Argento e Bava, come hai giustamente scritto), due protagoniste bravissime, una messa in scena incredibile... Uno dei film più riusciti di Wright, e dire che non ne ha sbagliato uno fino ad ora! Tranne un paio di forzature di trama, sinceramente trovo ben poco da ridire su un film del genere, ce ne fossero! :--)

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    3. Io lo so che posso sempre contare sul tuo buongusto… Bro-fist! ;-) Cheers

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  8. Coi primi paragrafi sei salito così in alto che mi serve una scaletta per raggiungerti: mi fermo e prima di leggere oltre mi vedo il film. E pensare che il trailer non mi diceva niente! :-D
    Appena rimedio la scaletta ti raggiungo...

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    1. Ho fatto un giro enorme zompettando sulla scala come uno dei Looney Tunes, pensa che nemmeno l’ho visto il trailer, più delle altre volte di questo film non volevo sapere nulla prima di vederlo ;-) Cheers

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  9. Sulle prime l'ho snobbato, giuro.
    Anche perche' dalla pubblicita' lo spacciavano come una robetta per adolescenti.
    Poi ho visto le due paroline magiche che mi hanno fatto dire FERMI TUTTI!!
    Rumore di nastro che si stoppa e riavvolge, e...
    Edgar. Wright.
    E mica lo sapevo, che era suo!
    Anche perche' non si sono prodigati a mettere anche solo un piccolo richiamo del tipo "Dal regista di..."
    Eh, gia'. Tanto per certi criticoni (in tutti i sensi, ammesso che possa esistere un'accezione positiva del termine) il signor Wright continua a contare zero.
    Beh, peggio per loro. Visto che Edgar e' un altro che grazie al cielo non tratta il pubblico da cretini, e quando cita lo fa con intelligenza.
    E se lo fa lui, "l'omaggio al thriller italiano anni 60" (che ormai sta diventando una roba stra-abusata, e pure fastidiosa), allora c'e' da prestare la giusta attenzione.
    Purtroppo l'ho perso, ahime'.
    Dalle mie parti lo si e' visto quasi per niente, anzi ha tirato dritto senza proprio fermarsi!!
    Da recuperare il prima possibile.

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    1. Se non si va al cinema per Edgar Wright, per chi ci dobbiamo andare? ;-) Cheers

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  10. Io sono andato a vederlo uno dei primissimi giorni, sia perchè era uno dei pochi film davvero attesi del mio 2021, sia perchè avevo paura lo levassero subito.
    Vado controcorrente, per me la parte migliore non è la prima, che indugia eccessivamente sul già visto ed è un pò lenta, ma capisco volerci arrivare prendendosi il tempo dovuto.

    Wright sa giocare coi generi (e con gli spettatori) come al solito l'ha fatto alla grande anche qui, con una parte finale che spara cartucce horror a bruciapelo con notevole sfoggio di visioni angoscianti.
    Prende un sogno e lo trasforma in un incubo, non posso che approvare.

    !SPOILER!
    Alcune forzature, ci sono, alcune pure fastidiose e facilone (l'amico-fidanzato che va dietro per tutto il tempo alla matta con ottimismo e fiducia "disneyane" mi ha fatto venire l'orticaria, tanto che alla fine quando s'è preso la coltellata, beh dai, te la sei cercata per tutto il film), come pure i cadaveri nei muri, mi è sembrato eccessivo, come pure il fatto che alla fine la vecchia si salva e non ha alcun senso nella dinamica del finale, nè con la sua storia che è una grande tragedia. Per non parlare dell'immancabile finale zuccheroso con la sfilata di moda. Edgar caro, l'ho sopportata solo perchè ti voglio un gran bene, ma non esagerare.
    FINE SPOILER

    Per il resto, regia, fotografia, cast e giravolte della storia, tutto fantastico. Al netto dei difetti sono uscito dal cinema soddisfatto come mi accade raramente.
    Perciò promosso.

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    1. Non sono potuto andare subito subito in sala, ma non poteva perderlo, era tra i miei due o tre film più attesi, detto questo, scrivo anche io SPOILER così ci parliamo.
      SPOILER! SPOILER! SPOILER!
      Sull'amico-fidanzato mi sono espresso, sembra a tratti l'unico maschietto buono del film, per fortuna nel finale tutto viene un po' riequilibrato. La storia della vecchia secondo me ha senso, se Ellie l'avesse uccisa (assecondando la richiesta dei fantasmi) si sarebbe schierata dalla parte dei carnefici, ma Ellie non permette nemmeno che si uccida per pagare le sue colpe, quindi il personaggio risulta fuori, "liberata" dai due finali canonici validi per personaggi femminili così, infatti ho trovato laconica quell'inquadratura sulla donna, seduta nella stanza tra le fiamme. Sul grande trionfo finale hai ragione ha urtato anche me, perché Ellie ha comunque quasi accoltellato Jocasta (ok, nel mezzo del suo delirio, ma sempre di quasi coltellata si è trattato), una cosa così non credo che la sua scuola di moda potrebbe farla passare (e nemmeno Jocasta, personaggio che sparisce dalla storia), ma a quel punto del film Wright aveva fatto così tanto e così bene, che va benissimo così ;-) Cheers!

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    2. Il finale è stato male interpretato da molti, quindi lo spiego io.

      SPOILER

      Nel pre finale, in realtà Sandie percependo comunque l'empatia che Ellie prova verso di lei, rifiutandosi di farle del male nonostante i fantasmi le chiedessero di ucciderla per vendicarla, alla fine dice ad Ellie di andarsene spingendola via, con il chiaro intento di troncare di netto con la retromania di cui Ellie era portatrice e spronarla a seguire il suo sogno non affidandosi ad un passato, che alla fine dei fatti era squallido quanto il presente in cui vivono. Alla fine sceglie il suicidio tra il fuoco purificatore delle fiamme tra l'altro.
      Nel finale alla sfilata di moda, Ellie raggiunge il successo grazie all'abito anni 60' di Sandie, prendendo quindi un qualcosa di rivoluzionario, ma normalizzandolo facendolo diventare di moda. Ellie timida, riservata ed introversa si è normalizzata al sistema ed ha svenduto ogni istanza rivoluzionaria per il profitto e la fama, nel finale tocco con l'indice nello specchio che riflette Sandie, riflette ambiguamente su come stia percorrendo la medesima strada e di come probabilmente il suo sogno verrà privato di ogni istanza rivoluzionaria e normalizzato per le esigenze del profitto facile.


      FINE SPOILER

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    3. Io e Quinto Moro riflettevamo su un punto in particolare, in ogni caso grazie perché anche se non mi diverto a farlo (anzi mi annoia proprio), la ricerca su Google: [TITOLO FILM] Spiegazione è sempre tra le più popolari ;-) Cheers

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    4. Sulla questione metoo? Durante il film c'ho pensato mezza volta durante la risoluzione finale, poi fine, quindi direi che Edgar Wrightper non avermelo fatto pesare, vuol dire che ha giostrato bene l'argomento (il ragazzo di colore poi ha problemi di scrittura in sè, non per il fatto che è nero).

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    5. Penso la stessa identica cosa, ho temuto fosse caduto in un formula che in quanto tale, toglie forza anche all'argomento che vorrebbe trattare, ma in realtà è stato molto abile a trattare la questione in modo moderno e secondo me molto brillante. Cheers

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    6. SEMPRE SPOILERONI
      Non protesto affatto per la non uccisione diretta della vecchia, anzi l'ho apprezzata molto. E' la dinamica che critico: Ellie fugge e la vecchia resta indietro, perciò o la vecchia la fai morire bruciata, oppure Ellie la salva e fuggono insieme dalla casa in fiamme. Perchè sono matto io o vediamo la vecchia con l'ossigeno che viene portata in ambulanza? Mi ha fatto l'effetto Dolph Lundgren.
      Un minimo di coerenza nella dinamica di scena era dovuto, e mi ha fatto pizzicare il naso.

      Sulla sfilata zuccherosa lo poteva fare ugualmente ma lasciando intendere che Ellie ce l'avesse fatta magari qualche anno dopo, fuori dal "contesto scuola" che è una zavorra.

      Sul boyfriend unicouomodecentedelmondo non avrei nulla da dire ma dopo la scena della festa, con lui cacciato via e piedi tagliuzzati, poi riappare cuoriccioso e premuroso più di prima è un eccesso, nemmeno un mini conflitto tra i personaggi è irreale. Insomma, è COSI' perfetto che si poteva pure pensare fosse un frutto della sua immaginazione a un certo punto!

      Oh, io detesto chi fa commenti durante il film, ma certi te li strappano dalla lingua: quando lei teme di essere pazza, ho sentito una signora dire una cosa del tipo "non è matta lei, è matto lui che continua ad andarle dietro così"
      Pure i fermenti lattici se ne sono accorti. Eccheccazzo Edgar!

      Sul #metoo non ho critiche da fare in questo caso, non c'è niente che non sia coerente con la struttura del racconto. Anzi, rilancio: a memoria non ricordo film che mi abbiano reso così sgradevole e brutale il destino di una ragazzotta di belle speranze che finisce a fare la squillo. La scena di Sandie che cambia ogni volta nome è una serie di cazzotti ben assestati.

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    7. Seguono SPOILER SPOILEROSI!
      Concordo un salto in avanti nel tempo avrebbe giovato e reso il saluto finale ancora più efficace. Invece il ragazzo super perfetto lo è fin troppo, i fermenti lattici hanno ragione. Cheers!

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  11. Tra i pochi difetti che ci sono di starsene a Venezia per la Mostra c'è il fatto di schiacciare film così che avrebbero bisogno di respiro in giornate piene.

    La scintilla per me è minore che con Baby Driver o la Trilogia, sarà che gli omaggi non essendo del genere non li avevo colti e la seconda parte è più confusa della prima...

    Comunque, grazie per i chiarimenti e soprattutto grazie per avermi dato una serie che non conoscevo che non vedo l'ora di recuperare!

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    1. Ha la stessa divisione in prima e seconda parte di "Baby Driver", anche se qui mi è sembrato meno scollato, poi da fanatico di Mario Bava mi ha scaldato il cuore lo stesso. Amerai "Spaced", ci scommetto una cassa di birra che ti piacerà ;-) Cheers

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