martedì 23 novembre 2021

Strappare lungo i bordi (2021): annamo a pijà un gelato?


A che punto siete nella scala della vostra "Zerocalcaritudine"? Quella tabella di marcia che determina i passaggi di livello, la scalata del Super Sayan che va da zero a beh, Zerocalcare?

Ho fatto la mia parte per diffondere il talento di Michele Rech, in arte Zerocalcare, uno dei maggiori talenti del fumetto italiano che ha venduto milioni di copie, vinto premi ed è talmente famoso che mi pare assurdo che ci sia voluto una serie Netflix per fargli conquistare la popolarità di massa, eppure è andata proprio così, ma andiamo per gradi. Perché la scalata è lunga e si suddivide in molti livelli, partiamo dal primo.

Cavaliere Zedi
Chi leggeva Zero dai tempi del suo Blog, citofonando ad amiche e amici alle due di notte per dire loro: «Oh tu questo lo devi proprio leggere perché è un genio cazzo, sembra che parli proprio a t...», «Oh hai rotto tu e 'sti fumetti, stavo dormendo!»

Seguite le vie della forZa (che sarebbe la Forza in versione Zero)

Da allora avete comprato tutti i fumetti, La profezia dell'armadillo, Un polpo alla gola e via giù tra esperimenti falliti (il film con attori ispirato dal primo fumetto) fino alla pandemia e il suo "Rebibbia quarantine", ovvero la prova che Zero poteva parlare a tutti, con quel suo stile così personale, che può mettere d'accordo (quasi) tutti, anche in un periodo e su argomenti su cui volano le mazzate. Insomma, siete profeti della Forza chiamata Zerocalcare, dei veri credenti.

I rinati in Zero
Quelli che a furia di sentir parlare di questo tale di nome Zerocalcare, si sono addirittura convinti a leggere qualcuno dei suoi fumetti, anche se bontà vostra magari li avete chiamati "Graphic novel", brrrr ve possino voi e 'ste parolacce! Insomma vi siete spinti fuori dai vostri confini comodi e siete stati conquistati dal talento. Le apparizioni in tv e "Rebibbia quarantine" hanno fatto il resto, benvenuti a bordo! Ed ora, la categoria speciale di questa rassegna, che ha un titolo un po' lungo ma rappresenta un fattore importante.

Affrontiamo la scottante questione della parlata romanesca.

"Lei è un grande professionista, però vede, lei è ancora troppo identificato con una certa romanità che ci ha rotto un po' le palle.." (cit.)
"Non mi piacciono i 99 Posse o Gomorra perché non capisco il napoletano”, “Ok che gruppi ti piacciono?”, “I Pink Floyd”, “Parli inglese?”, “No” (vero dialogo quindi, storia vera). Non ho altro da aggiungere vostro onore, se non ricordarvi che se mai dovreste incontrare di persona Denzel o George (per un caffè) non vi parleranno con la voce di Renè Ferretti, così giusto per ricordarlo.

Qui signora mia una volta erano tutti fumetti
Categoria contorta, appartiene a quelli che erano sulla via per diventare Cavalieri Zedi ma qualcosa è accaduto mentre eravamo impegnati a "Strappare lungo i bordi". Forse è quella antica sensazione per cui, qualcosa che tenevi nel tuo taschino (vicino al cuore) sia diventata così grande da non poter più starci là dentro, diventata ormai parte della cultura popolare che pretende il suo tributo di sangue: vai in edicola e trovi i pupazzetti di Zero, dell'armadillo e di tutti gli altri personaggi, lo vedi sempre in tv e tutti quelli a cui hai citofonato alle due di notte ti chiedono: «Ma tu lo hai letto Dimentica il mio nome, te lo consiglio è un capolavoro». A questo siamo? Tu che consigli a me?! Davvero?

In ogni sua incarnazione, Secco resta il vero eroe popolare.

Magari siete corsi in fumetteria per comprare "Macerie prime", gli avete dato bei soldi senza proferire verbo, solo per trovarvi davanti una storia palesemente troncata a metà nel modo peggiore, quello che ha concesso alla Bao di sfornare due volumi, facendoci pagare due volte. Una storia in cui (per quello che ho letto) Zero si lamentava di aver fatto i soldi con i fumetti e che finiva con, la vita come metafora di "Holly e Benji", cartone che sopportavo poco perché come tutto quello che è legato al calcio non mi attira, quindi niente, col ca... voletto che pago altri soldoni per la seconda parte. Se la Bao Publishing mi avesse chiesto cinquanta carte per un volumone unico, glieli avrei dati ma di essere preso per il naso così, anche no grazie.

Ti senti un po' come quello che al quarantaduesimo concerto del gruppo che ti ha scaldato il cuore, ti guardi intorno e vedi dei nuovi arrivati che ai tuoi occhi, sembrano tutti ragazzini delle medie anche se hanno quindici anni più di te, mossi però dalla stessa emozione che ti faceva suonare i campanelli nel cuore della notte, anche se ora per sentir suonare il tuo gruppo, devi stare sul prato di San Siro, insieme ad altri ventimila, costretto ad usare 'sti token di merda, che poi cosa cacchio sono i token? La negazione di anni di economia umana? Un ritorno al baratto? Nessuno lo sa, sai solo che un Heineken annacquata la paghi diciotto Euro. Anche se indossi la stessa maglietta bucata e scolorita del tuo concerto numero uno, con nella pancia la spocchia di chi si atteggia a veterano del Viet "Fottuto" Nam, tu che da grande ambivi ad essere come Willem Dafoe in "Platoon" (1986), ma il sospetto che hai è di esserti già trasformato in quello stronzo sfregiato di Tom Berenger, stesso film.

Qui ci starebbe la citazione sulle scuse, presa dal film di Oliviero Pietra ma ve la risparmio.

Mentre ti bevi la tua birra da niente super costosa, fai di tutto per non guardare nell'angolo là a destra (perché LORO stanno sempre a destra), il che ci porta alla prossima categoria.

I roZiconi
Viviamo in un Paese dove chiunque sta sempre più a sinistra di te, ma anche dove se dici qualcosa di sinistra sei "troppo politico", perché puoi dire ogni schifezza di destra e nessuno ti dirà mai che sei "troppo politico". Quindi chi canta, non può parlare di politica, figuriamoci chi fa fumetti.

Inoltre bisogna sempre sparare a zero (in questo caso su Zero), quindi qualcuno crede che per essere davvero di sinistra, sia obbligatorio vivere su una roccia, indossando un saio fatto di buste biodegradabili, a metà tra Buddha e un monaco trappista che però la sua birra la regala, perché non devi fare soldi sul tuo lavoro!

“Bisogna fare un piano: guadagnare beccandosi le critiche oppure vivere di aria?”, “Nemmeno alla piante basta solo l’aria, io te lo dico”

Insomma pensavo che più o meno, le categorie potevano essere queste, invece ho scoperto che l'enorme popolarità di Netflix ha fatto da cassa di risonanza, ora Zerocalcare è il nuovo Squid Game e ci sta, perché cazzo "Macerie prime 2" non lo compro nemmeno se lo trovassi su una bancarella a due Euro (ok, forse in quel caso si), ma cazzo non sono un roZicone e "Strappare lungo i bordi" è un gioiello che è anche un colpo di spugna, che ci rimette tutti sulla stessa pagina, tutti a riconoscere il talento (immutato) del ragazzo di Rebibbia che sa farti ridere tanto, oppure farti salire "Un polpo alla gola" perché al momento, più Mario Monicelliano di lui in questo strambo Paese a forma di scarpa, non esiste nessuno.

Proprio come Zerocalcare sono nato nel 1983, quindi sono un eterno ragazzo parte di una generazione, forse la prima che nasceva con la strada segnata da seguire, già tracciata dalle generazioni precedenti e invece, imprevisto come a Monopoli! La prima generazione precaria in tutto, in amore, nei soldi e nel lavoro. I cugini e i fratelli maggiori (che io non ho, quindi ho dovuto arrangiarmi) avevano Clerks, ma il New Jersey di Kevin Smith è lontano, molto più di Rebibbia anche se il bianco e nero dei fumetti è più o meno lo stesso.

"E che ne so, lei c'ha i vuoti, io c'ho i vuoti ed insieme li riempiamo” (cit.)


"Strappare lungo i bordi" contiene la stessa emozione di Dimentica il mio nome, temi ricorrenti e struttura collaudata, quelle brevi storie che formano una trama, quasi un flusso di coscienza narrativo. Un modo di raccontare che sa parlare direttamente a te, proprio a te che stai li sul divano e pensi: "Ma sta parlando di me!"

La bellezza di "Strappare lungo i bordi" sta nel vedere negli altri saliti a bordo ora, quella tua stessa emozione della scoperta di Zero, anche in una storia che fa ridere e coinvolge, frutto dell'esperienza di "Rebibbia Quarantine" per una storia che non è un semplice versione animata di un fumetto, ma una storia pensata per l'animazione, che infatti sfrutta una serie di armi di cui il fumetto per sua struttura, non può avere come ad esempio la musica, qui selezionata alla perfezione fin dai titoli di testa cantati da Giancane.

Sicuro che la sigla vi resterà in testa per una settimana, garantito al limone.

Zero poi qui (ri)parte da zero, non perde un minuto a spiegarci perché la sua coscienza sia un armadillo, oppure perché sua mamma sia fatta a forma di Lady Cocca direttamente dal "Robin Hood" della Disney, ormai non serve più spiegarlo, Zerocalcare è così famoso che non ha bisogno di farlo, lo ha confermato con questa miniserie bellissima e fin troppo breve, anche se ogni puntata è bella densa di trovate. Insomma Zero è der popolo ed è bello che al concerto numero boh, ho perso il conto, io possa accannare e ritrovare l'emozione che mi rendeva terrorista dei campanelli, solo che ora non ho più bisogno di dirlo a tutti, lo sanno già.

Il mio compito qui è finito, o forse era già finito tempo fa quindi, annamo a pijà un gelato? (cit.)

36 commenti:

  1. Si', Secco.
    Ho capito. Il gelato.
    Beh, ci speravo, Cass.
    E molto.
    Non spiffero assolutamente nulla della trama perche' ritengo sia una di quelle cose che meno ne sai, al primo approccio, meglio e'.
    Per il resto, mi e' piaciuta.
    E TANTO, anche.
    E' fatta davvero bene. MOLTO bene.
    E soprattutto dura il giusto.
    Senza fronzoli. Senza annacquare il brodo inutilmente.
    E vista la tendenza delle produzioni autoctone di Rete pellicole a menare il can per l'aia oltremisura, direi che e' gia' un mezzo miracolo.
    Mi e' piaciuta, ripeto. Molto.
    Anche questo un mezzo miracolo, visto che parlando di serie mi riesce molto difficile trovare qualcosa di mio gradimento.
    La sensazione e' che l'autore sia stato messo nelle condizioni di poter lavorare al meglio, con lo studio di animatori che si sono messi li' e gli han detto "Oh, dice te. Noi famo."
    Che in teoria e' quel che si dovrebbe fare, con le trasposizioni.
    E che invece non accade mai, visto che finisce con la produzione che mette le grinfie sui diritti ed estromette totalmente l'autore.
    Certo che se uno ci pensa...chissa' come sarebbero venute le serie a cartoni di Rat - Man o di Lupo Alberto, se avessero fatto allo stesso modo.
    Va beh. Si sa mai che non sia la volta buona.
    Comunque, se una cosa ti fa dire "Ne voglio ancora!" al termine della visione, per me e' riuscita nell'intento.
    Stra - consigliato anche per me.
    Comunque, il punto piu' alto a parer mio rimane "Kobane Calling".

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    1. Basta guardare cosa ha fatto mamma Rai al cartone animato di Rat-Man, se non altro la politica di Netflix incredibilmente premia gli autori, citofonare Martin Scorsese per conferma. Cheers!

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    2. Sinceramente, non mi erano neanche dispiaciute.
      Ma le storie che hanno reso celebri quei due fumetti sono ben altre. E li' non ce n'era la minima traccia.
      Tipo quella de "La gatta", o "Dimenticati dal tempo".
      E il lupo? Giuro che pagherei oro per vedere quella dove Alberto finiva a Beirut (Alyanorah...), o quella di Uccello. O quella dove Enrico diventava gay (CAPOLAVORO!).
      Io la butto li'.
      Ma una bella serie animata di Retepellicole su Tex o il primissimo ciclo di storie di Dylan Dog come la vedrebbero?

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    3. Fai attenzione a quello che desideri ;-) Cheers

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  2. Mi è piaciuto tantissimissimo, mi ha fatto schiantare dalle risate(per Elisa!) ma pure piágne tutte le lacrime che avevo. E comunque andarse a pijà un gelato é sempre una buona idea 😁

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    1. Je suis Secco ;-) Ma perché il "Divano di spade" con le regioni della casa? Morto dal ridere. Cheers

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    2. Perché, Zero-Kenshiro col cane che fa Per Elisa con le scoregge? Là mi sono letteralmente piegato

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    3. Posso aggiungere il mio?
      Il discorso sulla "Cosa che ti tieni da parte quando te pija bene.".
      Se dovessi aspettare il giorno all'anno che non sto inalberato per qualcosa...
      E, a dirla tutta...l'ultima puntata mi ha fatto venire una voglia feroce di tornare in palestra ad allenarmi.

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  3. Ho letto quasi tutti i fumetti di Zerocalcare senza pagarli un euro, grazie al potere della biblioteca! ��
    Zarocalcare mi piace molto e sono sicuramente invidioso del suo successo, che comunque è meritato, a differenza di altri anche più famosi ma senza nessun vero motivo.
    Della serie per ora ho visto solo la prima puntata. Per la seconda però userò i sottotitoli, perché con questo romanesco (a volte anche forzato, mi è parso) ho fatto davvero fatica.

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    1. Da quando vivo in città le biblioteche sembrano diventate un miraggio, peccato erano la base della mia formazione. Nessun problema con il romanesco, anzi ho trovato brillante l'idea che Mastandrea lo utilizzi, solo in momenti altamente selezionati ;-) Cheers

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  4. Cistolavorando,nelsensoche,seppurebreve,nonl'hoancoraterminata,maperorapossodirecheè'nabbomba. (scritto così tutto attaccato come il voice-over nella serie)

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    1. Fai con comodo, io sto mangiando il gelato mentre ti aspetto ;-) Cheers

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  5. Come sai io sono un Cavaliere Jedi, conosco Zero dai tempi del blog e della prima autoproduzione, quando si andava alle presentazioni per incontrarlo in una decina :D Sono molto felice del successo che ha perché se lo merita, e la serie tv ovviamente mi è piaciuta, come avrai letto

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    1. So tutto, sei il modello attorno a cui ho modellato la figura del Cavaliere Zedi, lo stampo ;-) Cheers

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  6. Nelle categorie sei andato di estremismi, infatti non mi ritrovo in nessuna. Zero lo leggiucchiavo su Bestmovie, a volte sfogliavo i suoi libri senza decidermi a prenderne uno fino a Kobane Calling, da lì tutti gli altri.
    La serie non l'ho vista ma la vedrò, non c'è fretta.

    p.s. non ho capito l'astio verso Macerie Prime e la divisione in due volumi.

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    1. Quella è la parte che parla del mio estremismo, visto che la storia è stata divisa (male) in due volumi, in ogni caso hai ragione, una categoria intermedia avrebbe giovato ;-) Cheers

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    2. C'è sempre una categoria intermedia. Ci sono quelli che arrivano prima e formano lo zoccolo duro, la fanbase. Poi ci sono quelli che arrivano col grande successo e lanciano gli osanna come se avessero fatto la scoperta del secolo, e che lo zoccolo duro spesso guarda dall'alto in basso: "tsè, ma io 'sto [tizio-evento-saga-serie] lo seguivo quando non era ancora mainstream".
      Questa cosa è un pò come i gironi dell'inferno.
      Poi ci sta il girone di quelli che arrivano a metà, situato fra il girone dei "fregacazzi" e quello dei diffidenti. Che poi è il girone dove mi trovi spesso. O il girone di quelli che arrivano più tardi, quando tutto si è sgonfiato, e si godono le cose lontano dal bombardamento. Pure qua ci sto abbastanza comodo.

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    3. Infatti l'ultimo è il migliore, hai più dati per valutare e nessuna pressione ;-) Cheers

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  7. Frase romantica: ma n'è ch'er gelato se squaia?

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    1. Momento topico, le grandi frasi ad effetto ;-) Cheers

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  8. Non sono un'appassionata di fumetti e ho conosciuto Zerocalcare solo per i motivi da te citati. Però sono una sorta di "fan" dell'animazione "adulta" (possiamo chiamarla così?), essendomi letteralmente innamorata di Bojack Horseman e Rick e Morty (giusto per citarne due). Poi sono un'amante della romanità in generale, quindi unendo tutte queste passioni, potevo io perdermi questa serie? Ovviamente no e infatti l'ho vista tutta d'un fiato apprezzandola enormemente e ritrovandomici alla grande (come tutti noi della nostra generazione credo). E poi c'è Mastandrea che doppia l'armadillo, direi che non c'è altro da aggiungere.

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    1. Perfetto, animazione per noi grandicelli, hai tirato fuori un punto importante che non era ancora emerso. Cheers!

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  9. Faccio parte della seconda categoria, quella di chi a furia di sentirne parlare e con quel film in carne e ossa in arrivo a Venezia (che sono fra i pochi ad aver apprezzato), si è affacciata non solo al mondo di Zero ma anche a quello dei fumetti.
    E anche per questo non smetterò mai di ringraziarlo.
    Insomma, felice che nel carro dei vincitori ora salgano anche altri e chi rosica non lo capisco.
    La sua voce, le sue pop reference, i suoi inaspettati momenti di profondità sono gli stessi dell'inizio.
    Qui ancora poi belli, forse. Anche se le vette di Dimentica il mio nome sono inarrivabili.

    P. S. Secco come stile di vita, se non avessi un armadillo impiccio ne al mio fianco.

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    1. "Dimentica il mio nome" era anche il peso da togliersi dal cuore, infatti dopo quello Zero non si è più fermato, anche il successo di questa serie lo dimostra, chi rosica niente gelato ;-) Cheers

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  10. Non ho ancora visto la serie e sono tra gli ultimi ad aver scoperto Zerocalcare, spinto da un amico più aggiornato di me sul pop italiano (e poi ovviamente dalla Bara ^_^), e ho letto pochissimo di suo, ma ho apprezzato la tua accorata recensione. E il salto sul carro dei famosi che denunci è uno sport nazionale che non passerà mai di moda :-D

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    1. Sport nazionale, poi mi fa ridere come fino a due o tre settimane fa TUTTI erano entusiasti di "Squid Game" serie coreana disponibile solo in lingua originale con i sottotitoli ed ora tanti dicano non non riuscire a seguire una serie in romanesco, eppure Netflix offre anche qui l'opzione sottotitoli ;-) Cheers

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  11. Sai che ho fatto? Ho passato i giorni successivi alla pubblicazione di "Strappare lungo i bordi" a leggere recensioni e commenti in giro per il web. Avrei voluto scrivere un post come il tuo ma mi è salito un disgusto che non ti dico: etichette, giudizi, polemiche. Il tutto contro qualcuno che ce l'ha fatta con quello che gli piace fare: colpa imperdonabile!

    Bel post, amico! Grande!

    Sottolineo anche la tua onesta intellettuale su Macerie Prime.

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    1. Da una parte assistiamo allo sport nazionale, quasi al livello del calcio, ovvero il salto sul carro del vincitore, dall'altra l’altra grande attività Italiana, sputiamo su tutto e via. Già solo per il fatto di aver avvicinato così tante persone al fumetto, “media” dai più schifato, dovremmo dire grazie a Zero. Per il resto ti ringrazio molto, avevo bisogno di fare della riflessione io stesso ;-) Cheers

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  12. Non so a quanto fosse la mia scala di zerocalcaritudine prima della serie, ma adesso è salita al massimo!

    Questo prodotto è semplicemente magistrale, un gioiello.

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    1. Vero, ora sono sicuro che tutti conoscano Zerocalcare, ora si ;-) Cheers

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  13. Complice giornata a casa post vaccinazione, stavolta è stata una tramvata, mi sono sparato un bel binge della serie e devo ammettere che... Non ho mai pianto così tanto e non solo dal ridere. Sarà forse per il fatto che con Zeno (ops), volevo dire Zero ci identifichiamo un pò tutti, almeno qui sulla bara, per un certo legame con il passato e anche per la voglia di mantenere un certo status quo a discapito del tempo che passa, sarà che anche io ho vissuto una (non) storia come la sua con Alice, ma ho trovato davvero tante cose in comune con l'autore che non avevo colto dalla lettura estemporanea dei fumetti. Inoltre il dialetto romano non ha assolutamente rovinato la visione, ma anzi l'ha solo più contestualizzata. Unica nota che mi permetto di evidenziare è che le ragazze della storia non parlano con voci femminili, tranne la sua amica Sara nell'ultimo episodio. 👋

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    1. La capacità di parlare a tutti viene spesso scambiata per "svendersi" in realtà è un talento. Buon recupero riprenditi presto ;-) Cheers

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  14. Bella, ben fatta, commovente... ma si è venduto la stessa idea 3 volte(film, tv e fumetto), nemmeno Garth Ennis è stato capace di tanto :-) Su macerieprime d'accordo al 100x100, il vol.2 ho preferito leggerlo a scrocco.

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    1. Senza contare i volumi che stampano il materiale già pubblicato altrove, fa parte del gioco lo capisco, ora però che lo conoscono tutti, ma tutti tutti, bisognerà fare un ulteriore passo. Cheers!

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  15. Ahahah mi hai fatto ridere con la storia della lingua che taluni usano arbitrariamente e solo per criticare. So che ci sono certi che sono scocciati per la troppa romanità in genere, troppo ubiqua, però è proprio per quello che è comprensibile da tutti, penso. Comunque credo che Zerocalcare riesce a essere romano e universale, alla fin fine non lo trovo così legato a una zona specifica ma in modo da farti sentire tagliato fuori.

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    1. D'altra parte se ha avuto successo la storia di un cavallo che vive a Hollywoo, non vedo come possa un ragazzo di Rebibbia essere incomprensibile ;-) Cheers

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