sabato 6 novembre 2021

Army of thieves (2021): il manuale dell’heist movie per principianti

Viviamo in un mondo che arde nel fuoco dell’attesa costante del prossimo titolo da ignorare, in poche parole lo stramaledetto “Hype”, anche se mai come questa volta penso sia facile valutarlo, sono convinto che chi abbia visto e amato Army of the dead avesse un certo grado di attesa per questo “prequel” che poi è anche uno “spin-off” (uno spinequel!), per tutti gli altri penso che l’interesse per questo film sia prossimo allo zero.

Netflix ha steso i tappeti rossi a Zack Snyder, che non solo ha potuto fare il suo film con i morti viventi a Las Vegas (no, non mi riferisco agli spettacoli di Célin Dion), ma ha potuto espandere questo suo “Qualcosa-verso” prima con questo nuovo film e poi con una serie animata di prossima uscita, insomma i tipi della grande “N” rossa sanno come spremere il limone a dovere.

Avete amato tantissimo lo scassinatore tedesco, la cui gag principale era avere un nome impronunciabile? Anche se il nome del personaggio Ludwig Dieter resta più semplice di quello dell’attore che lo interpreta, Matthias Schweighöfer (salute!), che si è guadagnato sul campo i galloni di regista di questo spinperpequel o come cazzarola volete chiamarlo.

"BANG! Cassidy ha sparato un'altra delle sue caSSate!"

Su soggetto di Zack Snyder e sceneggiatura di Shay Hatten, “Army of thieves” è la storia delle origini di Ludwig Dieter, l’uomo che sussurrava alle casseforti in fissa con il lavoro del leggendario fabbro Hans Wagner, che ha costruito quattro forzieri impossibili da scassinare ispirati al ciclo dei Nibelunghi del suo quasi omonimo Richard Wagner, tutti dai nomi altisonanti ed epici: la Rheingold, la Valchiria, la Sigfrid e la Götterdämmerung, ma questo già lo sapete se avete visto Army of the dead.

“Army of thieves” citando le immortali parole di Douglas Adams è “Praticamente innocuo” (cit.), un comodo e anche divertente - nella misura in cui riuscirete a godervelo - manuale dei film di rapine per principianti. Un film tutto sommato competente nella messa in scena, a cui non possiamo muovere grosse critiche (anche se…), se non quello principale di essere tutto sommato un compitino, svolto in maniera diligente che sia chiaro, ma in cui l’originalità non è certo il suo punto di forza.

A ben guardarlo “Army of thieves” sembra il pilota di una serie televisiva, magari proprio una di Netflix, pensato per vendere le dinamiche da “Heist movie” ai gggggggiovani con i blue jeans. Anche perché l’apocalisse zombie vista in Army of the dead resta sullo sfondo, con dei ganci narrativi che sembrano quasi delle forzature per quanto il genere di riferimento che qui, risulta essere del tutto diverso rispetto al film capostipite di Snyder.

Un ragazzo incontra una ragazza cassaforte.

Ludwig Dieter (Matthias Schwei… vabbè lui!) è un annoiato banchiere che regista video-spiegoni sulle cassaforti di Hans Wagner per il suo canale sul TuTubo che nessuno considera. Le sue giornate filano via tristi, svogliate e pigre finché nella sua vita non arriva la bella Gwendoline, rapinatrice professionista in cerca di uno scassinatore, interpretata dalla guardabile Nathalie Emmanuel, resa celebre dalle scene di nudo da Giocotrono che qui, ricopre quasi lo stesso ruolo che normalmente ha nella famiglia Toretto, dimostrazione che il suo agente ha voluto giocare sul sicuro, aspettiamoci per lei ruoli fotocopia come questo per i prossimi vent'anni.

Ludwig come tutti gli eroi occidentali, non ha un talento costruito con fatica e allenamento, resta il più classico dei personaggi “nati imparati”, perché è così bravo con le casseforti? Non si sa, è così e basta, stacce! Infatti la gara tra scassinatori (che sembrano tutte modelle e modelli) serve solo a ribadire che questa storia delle origini non lo è poi davvero, Ludwig è lo stesso personaggio che abbiamo già visto nel film di Snyder, solo più giovane. Fine.

Ne conosco tanti di esperti di computer, quasi nessuno somiglia a lei, forse frequento i posti sbagliati?

Ovviamente come impone pagina quattro del “manuale dell’Heist movie moderno per tutti”, Gwendoline lo arruola e il nostro eroe finirà per lavorare con la solita banda di super esperti, tutti stilosi, tutti presentati con il nome che compare a caratteri cubitali sullo schermo, come impone lo stile di Guy Ritchie. Parliamo del pilota per la fuga in auto Rolph (Guz Khan), oppure del ruolo che di norma andrebbe a Nathalie Emmanuel, ma che qui è ricoperto da Ruby O. Fee nei panni di Korina, l’esperta di computer bòna, che per farci capire quanto sia brava, ci tengono a raccontarci che è stato grazie a lei se in molti hanno potuto scaricare “Pirati dei caraibi 2” (2006) prima della sua uscita in sala. Alla faccia della caratterizzazione dei personaggi eh? Mamma mia quanta gioventù, addirittura capitan Jack Sparrow vi siete giocati!

Il migliore (nel senso di più strambo) è il tipo tosto del gruppo, il Brad Cage di Stuart Martin è un fanatico cresciuto guardando “Con Air” (1997), che lo ammetto è anche l’unica gag che ho trovato simpatica del film, anche se poi l’arco narrativo di tutti i personaggi è così telefonato, da sprecare tutte queste figurine di contorno, in situazione viste e straviste, molte della quali facilmente intuibili, d’altra parte questo film non sarebbe il “manuale dell’heist movie per tutti” altrimenti no?

Anche se più che Nicola Gabbia a me sembra un Ugo Uomogiacomo a basso costo.

Ancora stiamo raccogliendo i cocci dei danni fatti da “Ocean's Eleven” (2001), il film che ha reso “pop” i film di rapine e furti, eliminando il pericolo e la tensione, sostituendolo con il “glamour”, quindi quesro film prodotto da Netflix è molto teutonico nel suo non discostarsi nemmeno per errore da una formula ultra collaudata, per cui il primo colpo prima bisogna spiegarlo per mostrare al pubblico come si svolgeranno i fatti e poi basta un «Ma lo abbiamo già fatto» per passare alla fuga in auto successiva, passando per simpaticoni post moderni, quando invece di davvero innovativo in questo film non troverete nulla.

Perché “Army of thieves” è il più classico dei “un ragazzo incontra una ragazza”, per di più già segnato dal fatto che molti dei personaggi introdotti in questo film, non appaiono in Army of the dead, quindi la maledizione del “prequel” (la tipologia di storie di cui tutti già conoscono il finale) colpisce ancora anche perché il film non fa davvero niente per mescolare le carte, al massimo riesce a fare tenerezza in alcune scene di lotta. Vedere Nathalie Emmanuel, impegnata in una scena di combattimento a breve distanza nell’abitacolo di un camion contro due sgherri, che quando finge di colpire qualcuno, si ferma a quattro spanne dal volto dei suoi aggressori, mette in chiaro la poca esperienza di tutti, dal regista all’attrice nel girare scene così, ma tanto la qualità generale del cinema ormai è quasi indistinguibile da quelle delle serie televisive, una buona fetta del pubblico a cui questo film si rivolgerà (quello generalista della celebre piattaforma di streaming), questi dettagli da vecchio fanatico dei film d’azione nemmeno li nota nemmeno.

Questi sono gli effetti a lungo termine dei danni fatti da “Ocean's Eleven”.

Insomma, avete amato Army of the dead? Questo prequel è talmente studiato a tavolino da far sembrare cinema (per dirla alla Scorsese), anche le messe a fuoco degne di Renè Ferretti di Snyder, il che è tutto detto. Vi ha fatto schifo Army of the dead? Passate tranquillamente oltre, non vi perdete nulla che non avete già visto altrove.

6 commenti:

  1. Mmmhhh che quel tizio canottierato possa raccogliere l'eredità di Jackman? Somaticamente ci sta

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    1. In quella foto ci somiglia parecchio, nel resto del film molto meno credimi. Cheers

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  2. Avevo già notato la somiglianza nella serie tv Miss Scarlet And The Duke.

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  3. Solo perché c'è la Emmanuel lo guarderò 😍🥰

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    1. Bellissima, incastrata nello stesso ruolo ma sempre bellissima. Cheers!

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