martedì 19 ottobre 2021

Venom - La furia di Carnage (2021): Minimum Carnage

Sapete quando si scherza sul fatto che senza la scena dopo i titoli di coda, non sarebbero mai esistiti i film tratti da fumetti di super eroi come li intendiamo oggi? Ecco per Venom questa è la regola aurea, come quell'altro pronostico (facile) per cui gli anni ’90 al cinema, ora sono i nuovi ’80.

Ho da poco rivisto il primo "Venom" con la Wing-woman, confermando i tanti difetti e gli apprezzabili pregi, un film che sembrava la versione con i soldi di Spawn, capace di snaturare un personaggio che difficilmente potrebbe esistere senza Spider-Man nei paraggi. Il film di Ruben Fleischer era davvero troppo lungo, ci metteva una vita ad entrare nel vivo e quando cominciava a funzionare, si giocava della CGI scarsa nel finale, ma resta anche una pellicola che ha incassato palate di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, perché il “Protettore letale” di casa Marvel è un personaggio amatissimo, anche da chi non ha letto troppi fumetti dell’Uomo Ragno.

Cosa faceva guadagnare mezzo punto di interesse al primo film? La scena dopo di titoli di coda. Malgrado l’orrenda parrucca di Woody Harrelson l’idea di vedere uno dei più sanguinari cattivi dei fumetti finalmente in azione al cinema, per di più interpretato da uno dei miei prediletti (ma anche di Fleischer), lo ammetto era il mio vero interesse per questo seguito, quindi come vedete, “Venom” vive e muore sulla sua scena dopo i titoli di coda, ma lasciatemi l’icona aperta su questo punto, ci terneremo più avanti.

Potete toglierci “The Man” ma non ci toglierei mai il suo cameo (ciao Stan!)

Posso essere onesto? Beh sì per forza, ho un blog intero per esserlo. Guardando questo “Venom - La furia di Carnage” ho avuto la sensazione fortissima che la Sony, non sapesse bene cosa farsene del linguacciuto Venom, il film sembra scritto, pensato e diretto con il minimo sindacale dello sforzo, il fatto che duri 90 minuti, ad una prima occhiata potrebbe sembrare il modo migliore per correggere uno dei difetti del primo film (l’eccessiva lunghezza), invece è chiaro che sia solo un caso, il frutto di questo lavoro molto “buona alla prima” che affligge tutto, dalla stesura della storia, alla caratterizzazione dei personaggi, fino alle scelte narrative.

“Venom - La furia di Carnage” continua a sembrare uno Spawn con i soldi che ha avuto la fortuna di arrivare al secondo capitolo, insomma potrei scherzare sul fatto che Todd McFarlane da anni sogna un secondo film per il suo personaggio di carta, invece l’unica sua creazione al momento, a concedere un bis al cinema è stato l’altro a cui il suo nome vien associato, ma prima di far precipitare questo post nell'abisso della nerditudine, permettetemi un piccolo ragionamento a cavallo tra cinema e fumetti. Oh lo sapete che quando leggete la Bara Volante, siete in balia di un pazzo più di Brock nella cella del mio quasi omonimo Cletus Kasady no?

Dicono che masticare gomme sia utile per lo stress, ma non credo intendessero in questo modo.

Fin dalla sua creazione su testi di David Michelinie e disegni del già citato Todd McFarlane, Venom non si è mai davvero emancipato da Spider-Man, tanti lettori (e non) lo amano perché è un personaggio basato sull’idea – ammettiamolo, facilona – di rendere brutto, sporco, cattivo e appassionato di cervelli da mangiare, un personaggio santarellino come Spider-Man, di cui Venom è il linguacciuto lato oscuro. Carnage? Ancora di più visto che aggiunge psicopatia là dove Eddie Brock aveva per lo meno un suo senso di giustizia.

Per decenni Venom è stato il simbionte un tempo legato a Spidey, abbiamo dovuto attendere il recente e coinvolgente ciclo di storie scritto da Donny Cates per scoprire qualcosa di questo nero alieno, il primo autore a far davvero fare un passo a Venom lontano dal suo “papà” con il pigiama rosso e blu. Per assurdo la Sony, che come sapete detiene ancora i diritti su Venom, co-detiene con la Disney quelli su Spidey, tornato a casa alla Marvel, avrebbe dovuto fare proprio questo, invece cosa ha fatto? Presa in contropiede dal successo del primo film, ne ha abbozzato uno che a ben guardarlo sembra uno di quei “cinecomics” come si facevano nei primi anni 2000, cercando di adattare ad un genere neonato, tutto quello che era figo negli anni ’90. La dico fuori dai miei denti affilati come quelli di Venom? Questo film con le sue chiese, le sue tonalità di rosso ma non troppo rosso e i personaggi presi di peso dal fumetto, che entrano in scena senza spiegazioni, perché tanto servono solo a far contenti i lettori che già li conoscono, sembra un “Daredevil” (2003) con più ironia, salvato solo da momenti da puro “Buddy movie” (questo sì, lascito degli anni ’80 come il soprannome “Protettore letale” che suona tanto datato ad Eddie Brock) che ogni tanto almeno strappano un sorriso. Lascio a voi giudicare se questo paragone sia positivo o meno.

In compenso qui nessuno ascolta pezzi degli House of pain (purtroppo)

Il lascito di Ruben Fleischer su questo seguito è piuttosto evidente, lui avrà pure portato le sue labbra ad un indirizzo nuovo, ma Woody Harrelson è rimasto a bordo mentre dietro alla macchina da presa, qualcuno alla Sony deve aver pensato che per un film pieno di monologhi del protagonista con la sua controparte aliena, ci volesse un esperto, quindi chi meglio dell’ex Gollum, Andy Serkis? Risultato finale, la sua regia è competente ma sa tanto di compitino, del tutto incapace di far funzionare meglio un film che per lunghi tratti pare “il gioco delle coppie” (Eddie e Venon, Cletus ed Eddie, Cletus e Frances e via dicendo…), il risultato finale dura 90 minuti e per assurdo, forse questa volta qualcuno in più sarebbe stato utile, ma penso che sarebbe stato utilizzato per inserire un'altra gag sulle galline, anche perché Kelly Marcel non è quella giusta per scrivere storie su protagonisti cattivoni, anche se continuano a proporle solo lavori di questo tipo.

Dopo un frettoloso prologo ambientato nel 1996 (i nuovi ‘ottanta) che introduce Frances Barrison (Naomie Harris) e il suo urlo sonico, il suo rapporto con il futuro pluriomicida Cletus Kasady e lo scontro con il poliziotto Patrick Mulligan (nome che farà risuonare più di una campanella nelle orecchie dei lettori), il film continua ancora più frettolosamente da dove terminava quello precedente. Il serial killer Kasady (Woody Harrelson) ha scelto come sua personale Clarice M. Starling, il giornalista Eddie Brock? Perché, chi lo sa! Si sa solo che con l’aiuto del simbionte Eddie riuscirà a scoprire dove Kasady ha sepolto i corpi delle sue numerose vittime, l’ultimo tassello mancante tra il rosso Cletus e l’ago nel braccio della pena capitale. In qualcosa tipo otto minuti di film o poco meno, Eddie passa from zero to hero, come direbbero i nostri cugini Yankee ed ora finalmente, “La furia di Carnage” può passare a raccontarci quello che gli interessa davvero: la carneficina compiuta dalla creatura nota come Carnage, nata dalla fusione di un matto col botto come Cletus Kasady e una goccia del sangue “alieno” di Brock battibecchi tra innamorati tra Eddie il suo nemicoamico simbionte.

Quasi amici.

Vorrei dirvi che la trovata di tenere a bada i morsi della fame (di cervelli) di Venom, utilizzando la cioccolata, sia una strizzata d’occhio alla bellissima storia intitolata “La fame” di Len Kaminski e Ted Halsted, in cui Eddie scopriva che la feniletilamina è contenuta in minima parte anche nel cioccolato e quasi teneramente, finiva a regalare scatole di cioccolatini alla sua controparte aliena, ma il film di Andy Serkis sembra più interessato ai cervellini delle galline e a raccontare questa stramba storia di convivenza tra due single, dove uno è un ragazzone britannico pieno di tatuaggi fatto a forma di Tommaso Resistente, l’altro un simbionte alieno che il più delle volte pare un ragazzino isterico. Funziona? Nella misura in cui Andy Serkis, ben poco a suo agio con la commedia, pare aver chiesto a Tom Hardy (anche autore della storia, quindi pienamente invischiato): «Senti Tom, fai un po’ quello che ti pare, io ci ho quasi vinto un Oscar monologando con Gollum».

“Fatemi capire, stiamo cercando di rifare Manhunter di Mann qui? Perché forse stiamo sbagliando qualcosa”

Se da una parte sembra che la Sony stia cercando di inseguire l’umorismo della Marvel (non raggiungendo nemmeno quello di Deadpool, che invece sta di casa alla Fox), dall’altra questo eterno battibeccare tra i due protagonisti porta in film in piena zona “Buddy movie”, con qualche battuta che funziona anche se non doppiata nella versione italiana del film, come l’affermazione di Venom davanti alla prigione: «ma questo è un all you can eat!» perché banchetto non lo dice più nessuno. Questo, complice quel minutaggio da 90 minuti, rende “Venom - Let There Be Carnage” un film sciatto e frettoloso ma fuori dal tempo, basta dire che manca persino la figura della tipa tosta, ormai canonica nel cinema contemporaneo, in favore di un ritorno della “damigella in pericolo”, ve l'ho detto, gli anni '90 sono tornati.

Il piccolo nerd pedante in me non può trattenersi dal non notare il paragone con Domino, sempre sponda Sony/Marvel.

Anche se nella scena in cui Eddie si scusa con Venom, parlando con Anne Weying (Michelle Williams) con una scrittura meno abbozzata, avrebbe potuto essere un doppio momento di scuse per il personaggio, ma di queste sottigliezze al film frega poco, parliamo di un “buddy Movie” con litigata, separazione e ritorno per affrontare la minaccia, che pare non conoscere (o ricordare) nemmeno le regole minime che auto determinato la storia, l’importante è far ridere, quindi sotto con la scena di Venom che va in discoteca, poco importa se il punto debole del simbionte siano i rumori forti, bisogna far ridere e visto che questo film cavalca la malinconia anni ’90, con i personaggi, le dinamiche e le situazioni, la scena in “disco” con i neon al collo, sembra presa di peso dall'episodio ballerino di Spaced.

Altro che scena dopo i titoli di coda, questo è il crossover che vorrei!

Colui che avrebbe dovuto essere il piatto principale di questo banchetto (visto? Si usa ancora questa parola) era ovviamente Carnage, il sociopatico assassino che come Daniel Plainview aveva promesso che ci sarebbe stata una carneficina e invece? Certo quando Carnage si manifesta, in prigione ci sono dei morti ma molti meno di quelli che sarebbe stato lecito aspettarsi, la sua fuga dall'esecuzione è l’unico momento quasi horror di un film castrato dal PG-13, che purtroppo rende Cletus Kasady una versione ben più che minore rispetto ad un Horace Pinker qualunque, un personaggio gestito malamente e con la fretta nel cuore, qualche esempio?

Kasady evade e con i poteri dell’Internet scopre dove si trova la sua amata (premio scelta di trama frettolosa. F4 basito! Cit.), amo i personaggi che sono cattivi per il gusto di esserlo, invece qui vengono sprecati altri minuti a raccontarci attraverso un’animazione, il passato difficile di Cletus, orfano vittima di bullismo, quando invece sarebbe stato ben più affascinante lasciare attorno a Kasady la sua aurea di male puro, trascinata giù nello scarico dalla solita contemporanea esigenza di rendere i cattivi meno cattivi, Kelly Marcel? Qui ci vedo ancora il tuo zampino. Per cui il nostro Cletus vorrebbe solo essere amato, avere degli amici e una famiglia, no sul serio? Sul serio!? Avete un serial killer monodimensionale che vive per uccidere e la vostra migliore idea è quella di renderlo un incompreso dai capelli bufffi? Complimenti, davvero bravi.

La faccia con cui affronto le richieste assurde dei colleghi il lunedì.

Se il personaggio funziona è solo grazie agli echi del suo rapporto con Frances Barrison, che non possono non far pensare ad una versione minore (molto minore) di “Assassini nati” (1994, i nuovi anni ’80 l’ho già detto vero?), ma solo perché con Woody Harrelson di mezzo è impossibile non fare l’associazione mentale cinefila, se qualcosa funziona del personaggio di Cletus Kasady è davvero solo la mascella e lo sguardo da pazzo del vecchio Woody, che avrebbe potuto fare molto di più se la trama non fosse stata così approssimativa e il film così frettoloso. Quindi confermo la mia teoria, malgrado il talento di Harrelson, quando recita con la parrucca, il film vale pochino, ormai sta diventando un teorema dalla quale non si scappa.

"Se ho detto non si scappa, non si scappa!"

Se il primo film era troppo lungo, questo per assurdo è fin troppo frettoloso e approssimativo, anche se per nostra fortuna la CGI risulta migliore e integrata meglio con gli sfondi. Tom Hardy continua a fare le faccette con l’aria di chi si gode un ruolo di tutto riposo (a proposito di talento sprecato) e se il primo Venom vi è piaciuto di più o di meno poco importa, perché questo secondo film confermerà l’impressione che avete avuto del primo capitolo, in entrambi i sensi, positivo e negativo sta ai vostri gusti. Anche perché guardandolo è chiaro che alla Sony non sapessero che farsene di questo seguito, e non sapendo nemmeno come gestirlo o che direzione dare ai personaggi, hanno pensato bene di buttare dentro quante più strizzate d’occhio all’incarnazione anni ’90 di Venom e Carnage (questo giustifica la presenza di Shriek), ci avevano promesso un “Maximum Carnage” su grande schermo, quello che è arrivato invece è un “Minimum Carnage” e no, non mi sto riferendo alla miniserie scritta da Christopher Yost e Cullen Bunn.

Troppo nerd il riferimento? Beh vi ero debitore di un’icona da chiudere relativa alla scena dopo i titoli di coda, quindi nel prossimo paragrafo vi avviso, voleranno gli SPOILER e le robe da nerd, perché tanto è grazie alle scene “post credits” che i film di Venom continuano ad esistere.

Lasciate una speranza voi che entrare (nel paragrafo degli SPOILER!)

Nella famigerata scena, Eddie e il simbionte si rilassano con una telenovela messicana (sigh!) quando un evento multidimensionale li trasporta altrove, stessa stanza d'albergo ma di un altro universo, uno dove in tv J. Jonah Jameson smaschera lo Spider-Man di Tom Holland. In parole povere? Venom è finito nella scena finale di un film il cui seguito uscirà a Natale e quindi nell’universo MCU, di fatto un antipasto dell’orgia di personaggi del prossimo Spider-Film in uscita a dicembre, dove ci sarà anche il V-Man, non si sa bene a fare cosa, ma ci sarà, una non sorpresa visto che la Sony aveva fatto di tutto per far "casualmente", uscire in rete questa scena (storia vera). In tutto questo passa quasi inosservato il fatto che il prossimo cattivo del V-Man sarà Toxin, interpretato da Stephen Graham, ma si sa che ormai ogni nuovo cinecomics funziona come i fumetti da cui sono tratti: vi devono “vendere” il prossimo numero, questo lo avete già comprato. Fine del paragrafo con gli SPOILER!

Avete notato il ricercato Erik Larsen? Per cosa lo cercano, troppo bravo a disegnare?

Insomma è previsto che si veda la furia di Carnage nel vostro film sulla furia di Carnage? La risposta è no, ma se siete alla ricerca di un titolo in grado di cavalcare l’effetto malinconia, di quando in edicola trovavate Eddie, Cletus e Peter disegnati dal mio Spider-disegnatore preferito (Mark Bagley), allora potreste divertirvi con questo “Buddy Movie” che si adagia placidamente come ennesimo tassello della grande soap-opera (non messicana ma Marvel) dei film sulle super tutine, ricordate, gli anni ’90 sono i nuovi ’80, siete pronti a fare Surf sull’onda anomala della malinconia, indossando le Rebook Pump la salopette e urlando «Cowabunga»? Pronti o no, ci siamo dentro fino al collo ormai.

30 commenti:

  1. L'ho visto sabato sera scorso. Uscito dal lavoro, un panino e via in sala con un paio di amici che mi hanno convinto (con qualche birra...) a vedere il seguito di un film che non mi era piaciuto. VENOM era un film sulle origini uscito fuori tempo massimo che fa il compitino senza aver studiato nulla. Tonnellate di origin story uscite, alcune fatte bene, altre fatte peggio, da cui attingere per ricavarne un film decente. E invece... Basico. Ma il personaggio a quanto pare è amatissimo, Hardy e la Williams sono due attoroni di Serie A e il gioco è fatto.

    Ora il seguito. Concordo perfettamente quanto dici che è un film degli anni 2000 uscito basandosi sugli anni '90. Non è fatto male, come non era fatto male il primo, ma è l'ennesimo compitino. Ora, io non so nulla di nulla di nulla di fumetti, quindi in questo caso sono lo "spettatore medio" per eccellenza. Strizzatine d'occhio, citazioni, personaggi storici,... Tutta roba che non mi arriva perché mi mancano le basi per cogliere i rimandi. E alla fine cosa resta? Un cattivo un po' macchietta che alla fine c'ha il cuore di panna, un pizzico di "strana coppia" con battibecchi (alcuni da sorriso, altri su cui è meglio sorvolare), la crisi di coscienza e il successivo riprendersi e il classico finale con lo scontro decisivo.

    Sincero? Alla scena finale non so se devo esaltarmi o preoccuparmi.

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    1. Un compitino per arrivare alla scena dopo i titoli di coda. La mia senso di Cassidy mi dice che il film in uscita a dicembre sarà una sorta di “Let there be an orgy” (permettimi di parafrasare) ma non nel senso godereccio, nel senso di massa informe di corpi e personaggi ammucchiati. Cheers!

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    2. Dici che sarà come le risse dei cartoni animati, quando si vede la palla di fumo rotolante con braccia e gambe che vanno di qua e di là?

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    3. Sarà tutto in funzione del ditino dei nerd, da far sollevare verso lo schermo al coro di: «Ohhhhhh!». Invece di svoltare verso tematiche mature, i "Cinecomics" saranno sempre più involuti, il Multiverso è l'occasione per far tornare tutti, anche Michael Keaton per la Distinta Concorrenza. Abbiamo un film su Flash in lavorazione, a cui nessuno importa nulla del protagonista titolare ;-) Cheers

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  2. Questi film comunque hanno il merito di aver proposto uno degli alieni più scioccanti della storia del cinema.
    Woody Harrelson coi capelli.

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    1. Almeno qui gli hanno un po’ sistemato il parrucchino, il peggio resta quello straccio per pavimenti che aveva in testa in “Hunger Games”. Cheers

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    2. Ho una teoria al riguardo - io ho una teoria su tutto, anche sul perché il trolley con cui Crepascolino va a scuola sia + grande dentro di come appaia fuori - e credo che Woody, Samuel Jackson, Tony Hopkins, Helen Mirren e Jay Malkovich vivano realmente nel tesseract dentro la cartella del mio bimbo ed i loro avatar virtuali siano usati a Cinelandia per dire al pubblico che può fidarsi, il film magari non sarà Viale del Tramonto o Lo Sceicco Bianco, ma varrà lo sforzo di trascinarsi fino al multisala e farsi rapinare per comperare un canestro di popcorn.

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    3. "It's bigger on the inside!” (cit. Whoviana)
      Lo penso anche io, quelle face sicure dai trascorsi solidi, tra cui una volta rientrava Tom Hanks che però per piccole parti, oggi costa ancora troppo, ma che tranquillizzano gli spettatori, la tua teoria è molto concreta. Cheers!

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  3. Dal trailer avevo avuto l'impressione che sarebbe stato una specie di Deadpool con un sacco di battutine scemotte; in ogni caso mi sa che lo perderò, mi sono addormentata a metà del primo e non vorrei che i rumori forti della discoteca qui mi potessero svegliare. Hai ragione, a parte la moda del revival i film di supereroi sembrano sempre più essere semplicemente trailer del film successivo, come Black Widow per il film su Occhio di Fabio (cit.)

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    1. Non si scappa, era facilmente prevedibile per chiunque leggesse fumetti di super eroi, questa è proprio la struttura dei fumetti e di quelli di super tutine in particolare. Poi certo alcuni numeri spiccano, ma in generale bisogna “vendere” al pubblico il prossimo numero. A questo punto se Clint Burton me lo sbagliano cadrò in depressione, devono solo copiare il bel ciclo di storie di Matt Fraction. Cheers!

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  4. Carabara, non ho ancora visto il film - Crepascolino "rischia" di vederlo con due squadre di bimbi diversi - ma penso che aspetterò sia in streaming. Ho visto a casa sia The Suicide Squad sia The Black Widow, il primo un paio di volte, perché sono vecchio e pigro. Mi permetto "simpatcamente" di correggere la cosa sul Toddster, perché non è ben chiaro chi abbia creato Venom. Potrebbe essere un concetto che alla fine il papà di Spawn ha visualizzato ed indubbiamente ama perché qualcosa è filtrato nel suo figliolo + famoso, anche se il costume vivente di Al Simmons ha goduto di uno spotlight grazie soprattutto a Alan Moore. Michelinie - come ho scritto ieri in un commento ne I400 calci - ha creato Carnage perché voleva un cattivo da Halloween come quelli di Bats. Kasady infatti sembra il Joker coi capelli rossi. Anche a me è piaciuta parecchio The Hunger e consiglio di Len Kaminski Ghost Rider 2099, i primi numeri del Morbius e dello Iron Man anni novanta e lo one shot Corpi Estranei con la JLA disegnata da Val " Lobo " Semeiks. Di Carnage ricordo un paio di one shot anni novanta tutti e due disegnati da Kyle Hotz ( che nel 21mo secolo ha riesumato La Mummia Vivente ) e sceneggiati da Warren Ellis ( Mind Bomb )e David Quinn ( It's a wonderful life ). Ammetto di essere curioso sulla caratterizzazione che avrà Toxin. Vedremo. Ciao ciao

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    1. Colpa mia, ho volutamente peccato di semplificazione sul lavoro del vecchio Todd altrimenti sarei finito fuori tema, inoltre volevo sottolineare l’ironia del fatto che esistano due film sul V-Man e uno su Spawn, Toddster preferirebbe di sicuro il contrario ;-)
      Al Simmons ha preso dal V-Man, da Deadman e da Prowler, ma le vitamine sono arrivate da Northampton con “Blood Feud” tradotto malamente ai tempi della prima uscita in uno strambo Paese a forma in “Feudo di sangue” (storia vera). Pensa che a me piaceva tantissimo anche l’incontro tra Spidey e Bats (con Joker e Carnage, che compare meno che in questo film ma disegnato da Bagley m’incantava), Kyle Hotz lo adoravo, era spesso sulle pagine di “Venom” con quel suo bel tratto oscuro.
      Toxin, speriamo bene, lo hanno sfruttato pochino anche nei fumetti e tempo che Stephen Graham sia un po’ in là con l’età per il ruolo, anche se lo trovo bravissimo fin dai tempi di “Boardwalk empire”. Cheers!

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  5. "Corpo di mille balene,ho una gran voglia di carne inglese!" "Abbiamo una doppia porzione di Tom Hardy!" "L'avete al sangue?" "No signore,questo è un rispettabile luogo per famiglie!".

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  6. Non ricordo niente del primo, anche perché per tutto il tempo ho avuto le mani sulla faccia, quindi non so se o quando vedrò il seguito, comunque mi sento di anticipare che non mi piacerà:-D
    Preferisco farmi bastare la tua recensione.

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    1. "Non ricordo niente del primo"
      You, lucky bastard.

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    2. Il mio disprezzo per i supereroi mi aiuta a non provare alcuna animosità: mi aspetto stupidate e quasi sempre le ottengo. Credo che giusto Spiderman Far From Home ho dovuto interromperlo per schifo sdegnato, di solito metto play e mi appisolo 😀

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    3. Pensa che ora affideranno le prossime apparizioni di Venom proprio al seguito di quel film, se lo sono scelto con cura ;-) Per il resto figurati, sono qui per questo. Cheers!

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  7. Ho detestato il primo. Questo avrebbe dovuto essere un Arancia Meccanica con la CGI al posto delle tutine bianche per convincermi a vederlo.

    Non si può rendere Venom un personaggio da PG13. E' come fare la pizza con l'ananas. Non si fa.

    E poi credo che la mia storia d'amore coi cinecomic sia giunta al fatidico momento in cui ci si prende un momento di pausa. Abbiamo passato dei momenti indimenticabili, ma forse è il momento di cambiare frequentazioni. Restiamo amici e ci lasciamo con una stretta di mano prima di rovinare i bei ricordi.

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    1. Anche perché fino a questo momento i due "Venom" sono la più classica delle fidanzate sbagliate, in termini cinematografici ovviamente. Cheers

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  8. Il primo l'ho considerato una origin story di cui si poteva fare benissimo a meno, per il modo in cui l'hanno raccontata.
    Col protagonista che assume la forma definitiva giusto un attimo prima dello scontro finale.
    Roba addirittura piu' indietro della prima ondata pre - MCU, quando si era ancora ai timidi tentativi di riportare i super al cinema, pescando a caso.
    Spiacente, ma da "Into the Spider-Verse" in poi non esistono piu' alibi, per me. Ma solo gente svogliata e/o incapace.
    Tra le poche cose che si salvavano c'era ovviamente Tom Hardy, che pur facendo lo scemo si caricava film e parassita in spalla e da parte sua il risultato se l'era portato a casa.
    Qui non ci provano nemmeno, a camviare le carte in tavola.
    Stessa solfa, questa volta sul fronte della nemesi. Che perlomeno e' azzeccata pure stavolta.
    Io Harrelson ce lo vedevo nei panni di Kasady gia' dopo "Assassini Nati".
    E non ero l'unico, pare. Anche se...
    Ora, io non mi aspettavo certo il Carnage del fumetto. Che quando ci si mette, in certe storie tocca punte davvero deliranti. El
    E neanche un copia e incolla del Mickey Knox del film di Stone.
    Pero' non possono farmi un pignone che fa cosi' perche' si, insomma, da piccolo ha sofferto tanto. E poi gli portano via l'amore della sua vita, poverino...
    E dire che era facile.
    Stiamo parlando di uno psicopatico pluriomicida. Di un pazzo criminale ossessionato dal sangue e dalla violenza.
    Indipendentemente dai trascorsi, cosa mai gli dovrebbe interessare altro oltre al vincere, uccidere e dominare?
    Non e' che serviva chissa' quale introspezione psicologica.
    Di nuovo questo sottovalutare la figura del malvagio, che invece e' fondamentale.

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    1. Federico Sfascia l'ha detta bene: quale malvagio? È lo stesso personaggio del primo film (Riot) ma di un colore differente ;-) Cheers

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  9. Altro che soap opera, gli universi marvel e dc sono delle sabbie mobili! Fortunatamente ho passato l'infanzia a prepararmi per salvarmi da queste insidie e ne sono fuori... :--D

    Ma che forte Tom Hardy addirittura a scrivere la storia di questo film, non pensavo che credesse così tanto in un progetto come questo!

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    1. Evidentemente si diverte, oppure ha avuto così tanta carta bianca da venire accreditato come autore del soggetto ;-) Cheers

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  10. Fino agli anni 80 i fumetti di supereroi americani erano abbastanza classici per quanto riguarda i disegni, ma avevano delle storie da paura. Questo perché in quel decennio erano al massimo della forma tutti i migliori scrittori di fumetti che siano mai esistiti, da Frank Miller a Chris Claremont.
    Poi sono arrivati gli anni 90, un decennio in cui sono emersi alcuni disegnatori dallo stile per niente classico, ma anzi molto dinamico e innovativo (alludo ai disegnatori che poi hanno fondato la Image). Proprio perché il loro stile era totalmente diverso rispetto a quello di tutti i disegnatori precedenti, l'attenzione dei lettori, della Marvel e della DC si spostò totalmente su di loro: cominciò a passare il concetto per cui non importava granché se la storia era banale o perfino assente, contava soltanto che il fumetto avesse dei disegni pieni di energia e tamarraggine.
    Il problema è che una bella storia ti resta dentro per sempre, dei bei disegni senza una storia dietro alla lunga ti stancano. E infatti oggi gli anni 90 sono ricordati come il peggior decennio di sempre per i fumetti di supereroi americani, proprio per l'inconsistenza delle loro storie.
    Il problema è che oggi secondo me la situazione è perfino peggiore rispetto agli anni 90: infatti i disegni hanno ricominciato ad assumere un aspetto sobrio, ma le storie continuano a fare pietà. L'esempio più lampante è proprio il Venom di Donny Cates di cui hai parlato nel post: Venom è per definizione un supereroe "urbano" (del resto è nato come la versione politicamente scorretta dell'Uomo Ragno), quindi impostare su di lui una storia di ambientazione cosmica, con l'inutilissimo dio dei simbionti sceso sulla terra a fare un po' di casino, è stata una scelta perdente. E al di là di quello, nella scrittura di Donny Cates non trovo qualità: è questo il problema principale, perché se uno scrittore è bravo riesce a tirar fuori una buona storia anche partendo da una premessa sbagliata.
    Detto questo, Donny Cates è in buona compagnia, perché come ho detto prima secondo me sono proprio i fumetti di supereroi in generale ad attraversare un momento di crisi. Perfino Batman, che ha "tenuto botta" anche nei momenti più duri, adesso è stato rovinato da un'intricatissima storia di universi alternativi che si intrecciano. In questo momento l'unico fumetto di supereroi che leggo con piacere è Daredevil. Prima che chiudesse adoravo anche Witchblade: ho saputo che adesso Marc Silvestri ha riavviato questa serie, quindi ricomincerò a leggerla quanto prima.

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    1. Senza contare il fatto che i disegnatori dive degli anni ’90 che fondarono l’Image, hanno quasi ucciso il fumetto americano creando una bolla speculativa, ma questa è un’altra storia.

      Donny Cates ha saputo finalmente rispondere all’unica domanda ovvia che nessuno si era mai posto: cosa sappiamo di questo simbionte alieno? Risposta, un bel niente. Che poi è il principio che ha reso Animal Man nelle mani di Morrison un personaggio interessante o con cui il Devil di Miller ha fatto il salto di qualità. Che poi la maxi saga “King in Black” fosse una ciarpanata è chiaro, ma ormai tutti i Mega-Super-Iper-Uber eventi a fumetti sono illeggibili.

      “Daredevil” di Chip Zdarsky è il mio fumetto Marvel preferito insieme a “Immortal Hulk”, due classici istantanei della Casa della Idee ;-) Cheers

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    2. Buongustaio! Grazie mille per aver risposto ad entrambi i miei commenti! :)

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    3. Figurati, grazie a te ;-) Cheers

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  11. Riguardo al film, concordo con te quando scrivi che il modo in cui Carnage ha scoperto dove si trovava la sua amata è davvero inverosimile. E' assurdo che basti infilare un po' di simbionte dentro a un computer per hackerarlo, ed è ancora più assurdo che Carnage riesca a scoprire dove si trova la sua amata con il computer del commesso di un minimarket: informazioni così riservate le può scoprire soltanto un hacker super esperto con degli strumenti di gran lunga più sofisticati.
    Un altro difetto del film è che Carnage ci mette davvero troppo tempo ad entrare in scena. Capisco la necessità di risparmiare sulla CGI, ma soltanto in un film d'autore lo sceneggiatore può permettersi di tergiversare a lungo prima di arrivare al nocciolo della questione: nei cinecomics invece dev'esserci azione dall'inizio alla fine, e questo non può avvenire se il cattivo rimane dietro le sbarre per buona parte del film (sotto quest'aspetto la sceneggiatrice scopiazza malamente Il silenzio degli innocenti, sono d'accordo con te anche su questo).
    Per il resto il film mi è piaciuto, perché quando finalmente Carnage prende vita il film comincia a funzionare, facendosi perdonare tutta la monnezza che ho dovuto sopportare in precedenza. In questo il sequel di Venom è migliore di altri film come il sequel di Blade Runner o il remake di Robocop: infatti anche in questi 2 film c'era stata un'impennata di qualità nel secondo tempo, ma il primo tempo era stato davvero troppo noioso perché io potessi rimanere soddisfatto. In questo caso invece la prima parte è stata "noiosa ma non troppo", la seconda parte spacca, e quindi al sequel di Venom un bel 7 glielo possiamo dare.

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    1. Ben felice che ti sia piaciuto, ma se facciamo i paragoni con il remake di “Robocop”, direi bene ma non benissimo ecco ;-) Cheers

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