mercoledì 6 ottobre 2021

The Guilty (2021): se solo gli americani sapessero leggere i sottotitoli

Questo film mi ha lasciato con qualche rimpianto, che tale non è quindi diciamo più una riflessione a caldo: se io non avessi già visto il film danese di Gustav Möller, “Il colpevole - The Guilty” (2018), allora forse mi sarei goduto di più questo remake americano. Ma d’altra parte se gli americani guardassero film sottotitolati questo film non avrebbe avuto nemmeno senso di esistere no?

Per certi versi “The Guilty”, lanciato sul paginone di Netflix pochi giorni fa è un piccolo gioiellino nel mare magnum di titoli proposti dalla casa della grande “N” rossa, teso, molto ben recitato, scovandolo per caso e senza sapere nulla dei suoi trascorsi, risulta essere un thriller drammatico molto bello, peccato che come detto, sia la versione americana di un film danese identico e quando dico identico, intendo anche nelle tipologia di cuffie da “Call center” utilizzate dal protagonista, ma andiamo per gradi.

"Buongiorno mi chiamo Jake come posso aiutarla?"

La storia è quella di Joe Baylor (Jake Gyllenhaal che eredita il ruolo da Jakob Cedergren del film originale), un poliziotto di Los Angeles, in attesa di giudizio per un incidente non ben specificato avvenuto otto mesi prima mentre era in servizio, una cosetta ghiotta per cui un’insistente giornalista continua a martellarlo al cellulare per avere una sua intervista. Aspettando il processo in programma a breve, Joe è stato trasferito dal servizio attivo alla scrivania del 911, da cui risponde schivando i mitomani e cercando di fornire un primo supporto alle persone in difficoltà, il tutto durante un enorme incendio che sta trasformando in cenere le colline attorno ad Hollywood, tanto per complicare il suo lavoro. Poi chiedetevi perché è un tantinello stressato il nostro Joe eh?

La svolta arriverà con la telefonata di Emily (Riley Keough), rapita insieme ai suoi figli piccoli, probabilmente dal compagno violento e da quel poco che Joe riesce a carpire, caricata a bordo di un furgone bianco, da qualche parte per le strade della città degli angeli. Per salvarla Joe avrà solo la linea telefonica, i suoi nervi non proprio saldissimi in una corsa contro il tempo disperata, brutto? Niente affatto, in particolare se come me apprezzate i film con pochissimi attori incastrati in una sola location (se comincio ad assomigliare ad Alessandro Borghese ditemelo ok?), peccato che questo film io lo avessi già visto nel 2018 e mi dispiace non averne scritto allora, perché altrimenti mi sarei limitato a consigliarvi quello di Gustav Möller.

Il film riassunto, un riflesso dell'originale.

Già perché alla fine “The Guilty”, oltre al modo Yankee di evitare i film sottotitolati, mi è sembrato un po’ l’occasione per qualcuno di mettere un film riuscito ed efficace in curriculum, una vittoria facile per qualcuno come Antoine Fuqua e lo sceneggiatore Nic Pizzolatto, che francamente ne avevano parecchio bisogno. Il regista arriva dagli imbarazzanti Southpaw e I Magnifici 7, seguiti dal piattissimo The Equalizer 2, mentre lo sceneggiatore è caduto dal banchetto con la seconda stagione di True Detective e ancora sfoggia i lividi della botta presa in faccia. Quindi ad entrambi un film facile e di sicura riuscita tornava buono, per assurdo poi la pandemia non li ha troppo rallentati, Antoine Fuqua ha potuto dirigere mantenendo il “distanziamento sociale”, seguendo il tutto sui monitori caricati sul retro di un furgone parcheggiato fuori dal set, tipo appostamento della polizia nei film (storia vera), il tutto mentre Jake Gyllenhaal, unico attore in scena per tutto il tempo, si caricava il film sulle spalle.

Jake recita in zona rossa.

Quello che come John Connor, davanti a questa proposta di lavoro così avrà urlato «Soldi facili!» (cit.) deve essere stato Nic Pizzolatto, la sua sceneggiatura cambia i nomi dei personaggi e sposta l’azione a Los Angeles, ma per il resto è la copia carbone di quella del film danese, se non altro Fuqua ha almeno tentato di dare una parvenza di autorialità alla storia, piccoli elementi che aiuteranno in prospettiva futura a ricordare questo film come parte della sua filmografia. Ad esempio il protagonista Jake Gyllenhaal, ritrova il regista dopo quella palla di Southpaw, ma a ben guardare, il tema delle dinamiche all’interno della polizia (e della corruzione), potrebbe farci pensare un minimo a “Training Day” (2001), da cui guarda caso, arriva una delle voci famose al telefono, quella di Ethan Hawke, che in qualche modo chiude il cerchio tra i due film di Fuqua. Fine del mio sforzo di tentare di contestualizzare il film, non si sono sforzati Nic e Antoine stipendiati a farlo, devo farlo io gratis?

“The Guilty” è il film perfetto da girare durante una pandemia globale, inoltre è una di quelle storie che riesce a funzionare in tutte le sue parti, senza bisogno di eliminare dall’equazione la tecnologia contemporanea, ma anzi la abbraccia, quindi mi fa sempre piacere anche se il merito continua ad essere tutto del finale danese del 2018, quindi veniamo al vero motivo per cui questa versione Yankee non è completamente da bollare come semplice fotocopia, ve lo riassumo in due parole, la prima è “Jake” e la seconda è “Gyllenhaal”.

"Mettiamoci al lavoro, qualcuno il professionista qui dovrà farlo"

A mani basse uno dei migliori attori americani in circolazione al momento, in vent'anni Donnie Darko è migliorato esponenzialmente, diventando uno di quegli attori che porta sempre a casa il risultato anche quando il film attorno a lui non è all’altezza. Quindi se avete già visto il film originale del 2018, sarà proprio la sua prova ad evitare l’effetto Déjà vu della visione, se invece non conoscete il film danese, tanto meglio per voi perché vi aspetta un bel thriller recitato da un solo faccione noto, però in grande spolvero.

Beh direi che posso mettere giù le cuffie e andare in pausa caffè, il mio compito di supporto remoto cinematografico anche per oggi è fatto. Ma se volete, l'operatrice Lisa sarà ben felice di rispondere alle vostre domande In central perk.

24 commenti:

  1. Toh,ecco l'ottimo attore il qui nome riesco sempre a pronunciarlo male(si si lui,quello di Donnie Darko,coso Gilleall),in un film con tizi al telefono con mamme rapite o tenute prigioniere,piu che al film danese che non ho visto,leggendo la tua recensione pensavo al film "Cellular" con Kim Basinger e Chris Evans,che probabilmente non centra niente,ma la mia banca dati mentale e come il firmaggio svizzero....pieno di buchi qua e la!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "Cellular" un totale (s)culto a casa Cassidy, ma se non hai visto l'originale danese, penso che potresti apprezzare questo, anche per la prova di Jake Gyll... Jake Gyllen... Donnie Darko ;-) Cheers

      Elimina
  2. Recensione troppo lunga, per convincermi bastavno due parole: "Jake" e "Gyllenhaal"! XD
    Grazie, lo avevo visto l'altra sera ma poi ho virato... su un altro film con Gyllenhaal! XD
    Tu giustamente lo chiami "Donnie Darko" ma a casa Verdurin lui è "Prince of Persia" ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In effetti avrei potuto risparmiare molto tempo e parole ;-) "Prince of Persia" non mi era piaciuto, i miei neuroni lo hanno già cancellato facendo il loro dovere, lasciandomi solo i momenti con Gemma Arterton. Per fortuna il nostro Jake si è fatto perdonare con il suo Mysterio, blockbuster per Blockbuster almeno lì era un po' più brillante, anche se non sono i film che gli riescono meglio. Cheers!

      Elimina
  3. Il film danese e' un vero gioiello. Da una parte ha il fascino dei film girati su un solo set con pochissimi attori e dall'altra sfugge alle secche di quel tipo di narrazione, come in genere ci riescono solo i maestri. Dice tutto che io mi "ricordi" di tantissime scene di quel film (i poliziotti che entrano nella casa, la tipa nel baule) come se le avessi viste davvero: devo far mente locale per realizzare che nel film si vedeva solo il faccione del protagonista.

    Questo remake pigrissimo e parassita mi sta sulle balle a priori, quindi non credo lo vedro' mai di mia iniziativa (c'e' il rischio che l'iniziativa possa prenderla mia moglie se scopre che esiste un film fatto solo di inquadrature di Jake Gyllenhaal).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un'iniziativa a cui cederanno in molte ed uso il femminile solo perché sono un animale Pigro, ma non anti inclusivo ;-) Il film del 2018 sta a metà tra il cinema e leggersi un bel libro, visto che più di metà storia la "vedi" solo nella tua testa di spettatore. Cheers

      Elimina
    2. Quoto
      ogni
      singola
      parola!
      Nemmeno l'indubbio appeal e la bravura di Jake Coso mi hanno spinto a cliccare sul metti in lista...Esiste un limite alla pigrizia, pure degli americani (cioè: purtroppo no, ma dovrebbe...)

      Elimina
    3. Ti ringrazio molto e concordo in pieno, questa formula tutta americana viene voglia di lasciarla a loro tante volte. Cheers

      Elimina
  4. Peccato. O forse per fortuna.
    L'avevo visto sulla schermata di Retepellicole di sfuggita e pensavo che fosse l'originale.
    E tutto bello contento mi stavo pregustando l'occasione di rivedermelo.
    Allora...gia' i remake in salsa yankee dei film europei mi lasciano freddo.
    Ma il problema e' il nome che mi hai tirato in ballo.
    Fave di Fuqua (perche' l'effetto e' uguale) me lo sono giocato dopo quella clamorosa occasionissima sprecata di "Southpaw".
    Una vera cliccata a porta vuota. Come vedere "Rocky" e non capirci nulla, a differenza di altra gente con gli evaristi e gli ernesti come Napper e O' Connor.
    Forse anche qui l'unico motivo d'interesse e' proprio Gyllenhaal.
    Che ormai parte in overacting direttamente dal minuto zero, e ne recita come se ne va della sua vita.
    Vedremo. Intanto lo tengo in attesa (a-ah!!).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Scusa, Cass.
      Sono Redferne.
      Ma oggi il cellulare fa le bizze.

      Elimina
    2. Penso che chi non ha visto il film danese lo apprezzerà, detto questo fave di Fuqua a volte non lo capisco, non so come scelga i film tante volte. Cheers!

      Elimina
    3. Ti avevo riconosciuto dallo stile ;-) Cheers

      Elimina
  5. Prendo appunti. non ho visto l'originale, ma Jake è decisamente uno degli attori più interessanti dell'ultimo decennio, ha fatto ruoli di tutti i tipi e come dici tu, porta sempre a casa il risultato.
    perciò lo metto in lista

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Durano entrambi poco, il primo è da vedere, il secondo vale per Jake Darko, aspetto il tuo responso ;-) Cheers

      Elimina
  6. Anch'io ho molto amato l'originale danese, tanto da non aver avuto il coraggio di cliccare sul faccione di Jake sul menu Netflix. Sono sicuro che Gillen-non-ricordo-mai-quante-A-e-quante-H sia bravissimo ma non mi va di rivedere lo stesso film. Però l'ho consigliato a un amico che non ha visto l'originale, il quale però mi ha chiesto "dove lo trovo il film danese?" :-D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Secondo me potrebbe apprezzarlo ma lo vedo avanti il tuo amico, che se ne frega della comodità puntando alla sostanza ;-) Cheers

      Elimina
  7. Con un solo post sei riuscito a vendermi ben due film! Quello danese e il remake. Bravo Capo! "One shot, two kills!" - cit.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A Tom Berenger piace questo elemento ;-) Cheers

      Elimina
  8. Io con quello danese mi sono addormentato a metà. Se questo è uguale non mi interessa :D

    RispondiElimina
  9. Ah, io non ho visto l'originale e quindi questo mi è piaciuto un sacco. Tra l'altro leggevo che quello danese ha il suo limite nel comparto attoriale, cosa non da poco per un film con questo soggetto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ti saprei dire, secondo me l'attore del film danese era molto bravo. Cheers!

      Elimina
  10. Il mio centralino è aperto per nuovi utenti, grazie per le chiamate!

    La domanda iniziale me la sono posta anch'io: Jake mi avrebbe fregato alla grande se non avessi saputo niente del film danese? Che poi, in parte avevo dimenticato lo sviluppo, confondendolo con un corto simile nominato agli Oscar l'anno scorso, ma quando ho iniziato a ricordare l'attenzione è calata drasticamente.
    Già sapevo, niente è stato cambiato.

    Remake (che non è adattamento) piuttosto inutile, l'utilità di coinvolgere Pizzolatto mi sfugge ancora, poi.
    Fortuna che c'è Jake, ma non mi è bastato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esatto, stessa reazione per me quando ho capito l'andazzo, il ricordo del film danese era ancora troppo fresco per prendermi. Penso che potranno apprezzarlo solo gli spettatori che decideranno di guardarlo così, pescandolo su Netflix. Cheers!

      Elimina