giovedì 7 ottobre 2021

Superhost (2021): questo influirà sulla valutazione finale

Questa Bara vorrà sempre eternamente bene a quella santa donna di Barbara Crampton, che dal suo profilo Instagram non fa mai mancare una foto con chiunque, dal set su cui sta – per fortuna nuovamente – lavorando. Devo dire che con il suo Jakob's Wife mi era andata molto meglio, ma ho voluto dare fiducia anche a questo “Superhost”.

Doverosa premessa: Jakob's Wife è un film che Barbara Crampton ha inseguito, prodotto ed interpretato (alla grande), non possiamo dire lo stesso di “Superhost”, dove la nostra eroina interpreta un ruolo più piccolo in un film che ha quattro attori, ma letteralmente quattro di numero, uno, due, tre e quattro, ed è prodotto e distribuito negli Stati Uniti (in uno strambo Paese a forma di scarpa, lallerò campa cavallo) da Shudder, un piattaforma streaming che qui da noi vedremo quando non si sa, comunque troppo tardi, probabilmente mai.

Il film è il secondo lungometraggio, scritto e diretto da Brandon Christensen, quello di “Z: vuoi giocare” (2019) e comincia subito con la nuova puntata di “Superhost”, il canale You Tube gestito da Claire (Sara Canning) e Teddy (Osric Chau). I due visitano case, Bed and Breakfast, appartamenti in affitto, registrando spumeggianti recensioni molto apprezzate dal pubblico o meglio, apprezzate fino a qualche tempo fa, visto che il loro canale perde spettatori (o dovrei dire “followers”? Vabbè ci siamo capiti) come un tubo rotto, per somma preoccupazione di una sempre più affranta e intrattabile Claire.

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Teddy malgrado i guai avrebbe altri piani, sfruttare la nuova visita programmata per fare la dichiarazione (con tanto di anello) alla sua amata, una sorpresa da condividere con gli spettatori del canale, anche se il ragazzo preferirebbe qualcosa di meno pubblico, ma oh! Fidanzata felice vita felice no? Ecco no, perché la casa dove passeranno il fine settimana i due, come avrete già facilmente intuito, sarà un inferno.

La padrona di casa è la stranissima Rebecca (Gracie Gillam, che recita tra i sette e i dodici metri sopra le righe, se ho fatto i conti giusti), troppo sorridente, troppo gentile, troppo presente e quando non è fisicamente in casa, ci pensano tutte quelle telecamera di sorveglianza – davvero tante! – a sopperire alla sua assenza.

Con una padrona di casa così, quasi rivaluto il soggiorno a Crystal Lake.

A questo aggiungete uno stanzino della casa con cartello “Non aprire, magazzino” e la sortita di Vera, una delle precedenti ospiti dei due Vlogger, rimasta scottata da una brutta recensione, ribattezzata “The bitch from Draper” e interpretata da quella santa donna di Barbara Crampton, che arriva, illumina lo schermo, spiega con la sola presenza a Gracie Gillam come recitare un personaggio eccentrico e volutamente esagerato sembra fare l’imitazione brutta di Nicolas Cage e dopo aver portato qualche sospetto aggiuntivo (pochi, perché la trama è davvero quella che è) sparisce prima di tornare, qualche minuto nel finale.

Lati positivi: Brandon Christensen è molto bravo a gestire gli scarti tra realtà e realtà mostrata su Internet, Claire e Teddy (la prima in particolare) sono tutti sorrisi e simpatia sull'etere, per poi risultare musoni e quasi odiosi nella realtà, critica sommessa ma comunque riuscita. Da qui in poi però il film procede con un pilota automatico impostato che lo rende fin troppo sonnacchioso, telefonato e prevedibile.

L'unica immagine di Barbara Crampton che non vi rovinerà la "sorpresa".

Per essere un film che dura poco più di 80 minuti, “Superhost” non riesce quasi mai a tenere alta la tensione o per lo meno non abbastanza, facendo il paragone diretto con un film simile come The Rental, Dave Franco pur essendo un esordiente dietro alla macchina da presa, con tutti i difettucci del suo film, ha saputo tenere molto più alta la tensione.

Giusto negli ultimi minuti, quello che dovrebbe succedere accade come da programma, il livello di emoglobina sale e “Superhost”, oppone personaggi poco simpatici a Rebecca che non funziona come aspirante Annie Wilkes perché la prova di Gracie Gillam manca davvero di equilibrio. Cara ragazza, se parti subito a cannone al primo minuto, o sei un camion a dodici marce o rischi di finire lo slancio troppo presto.

Vabbè io ci ho provato, ma tanto con quella locandina che potevo inventarmi?

Anche i protagonisti, che comunque sono recitati meglio dell’antagonista, non risultano sfaccettati abbastanza da farci tifare per loro, ma non si riesce nemmeno ad odiarli, poco riusciti proprio come l’ultima scena finale, una critica al mondo farlocco di Internet telefonata e prevedibile come tutte le svolte del film. Insomma a Barbara Crampton diamo sempre cinque stelline, ma a questo film molte ma molte meno.

4 commenti:

  1. Apro una brevissima parentesi: avevi visto "Czarne Lusterko", la versione polacca di "Black Mirror"? Se no, ovviamente te lo consiglio. L'episodio "The Breakup" è incentrato su due blogger/viaggiatori. Ovviamente in stile "Black Mirror"...

    Detto questo, il lavoro precedente della Crampton me lo sono perso (e mi sa che mi sono perso pure la tua rece...) e questo in tutta onestà non mi ispira granché. Mah... Vedremo... Anche se mi pare parecchio complicato pure recuperarlo.

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    1. Me lo avevo consigliato ma non sono ancora riuscito a recuperarlo, anche se le idee mi sembra che abbiano fatto il giro. Shudder è pieno di bella robetta, sono ancora esaltato dallo speciale per i 40 anni di carriera di Elvira in ogni caso, l’altro film di Barbara Crampton era meglio, ma è sempre un piacere vederla lavorare. Cheers!

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  2. Non conoscevo l'autrice ma ovviamente ora ne sono intrigato, giusto per ricordare che funzionano più i blogger che i trailer in TV :-P

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    1. Una buona rete di contatti per me vale più delle pubblicità, d'altra parte come dicevano in "The Wire": «Come si valuta un buono sbirro? Dalla qualità delle sue fonti» ;-) Cheers

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