mercoledì 20 ottobre 2021

No time to die (2021): non ho tempo di morire (devo scrivere un post)

Il venticinquesimo film dedicato all’agente segreto più famoso della storia del cinema è stato rimandato così tante volte, che ho temuto seriamente gli cambiassero titolo in “No time to uscire in sala”, ma Barbara Broccoli figlia del fondatore della EON Productions e attuale detentrice dei diritti cinematografici sul personaggio creato da Ian Fleming, ha tenuto duro.

Già perché se rimandare l’uscita in sala di un Black Widow qualunque è complicato, farlo con uno 007 è quasi impossibile, troppi i contratti da onorare con gli sponsor paganti che sono tanti, davvero tanti, perché Bond, James Bond, è da sempre status symbol, dall'orologio alla macchina, fino ai vestiti firmati, ci sono più interessi economici di quelli che ha in ballo la Spectre, quindi da un certo punto di vista, un’uscita su qualche piattaforma streaming sarebbe stato un disastro economico ma in un’ottica più romantica, chi può salvare le sale cinematografiche spopolate, se non l’agente 007?

La produzione di “No time to die” è stata a dir poco travagliata, anche perché Daniel Craig – e qui devo selezionare attentamente le parole che sto per utilizzare – non ha mai nascosto di essersi leggermente stufato del personaggio, con un contratto per cinque film, dopo il terzo ha lanciato velati messaggi del tipo: «Piuttosto che interpretare di nuovo James Bond preferirei suicidarmi» (storia vera). Cosa avrà voluto dire con questo messaggio così criptico, sibillino e ben poco chiaro? Sta di fatto che Barbara Broccoli per evitare il suo suicidio tenerlo a bordo, lo ha dovuto ricoprire di soldi, facendo diverse modifiche anche alla storia, che però hanno fatto storcere il naso al regista, quindi tenendo a bordo Daniel “James Blonde” Craig, la Broccoli ha perso Danny Boyle, che già era abbastanza recalcitrante di suo, ci ha messo anni a convincersi a dirigere uno 007 e con Craig così ben disposto verso il film, ha pensato bene di scendere dalla barca.

“Craig, faresti un altro Bon... Craaaaaaig!” (il pietrone, miglior attore non protagonista)

Ecco perché “No time to die” è il primo film di questa quasi sessantennale saga, a non essere diretto da un Inglese. In cabina di regia troviamo il re delle sostituzioni al volo in stile cestistico, Cary Fukunaga che dopo aver perso la regia di IT, qui ha potuto rifarsi ampiamente, anche perché parliamoci chiaro, “No time to die” funziona e rispetta lo strano andamento dei film dell’era Daniel Craig: l’ottimo “Casino Royale” (2006) che rilanciava il personaggio, riportandolo sotto i riflettori che aveva un po’ perso negli anni ’90, seguito a ruota dall’inguardabile “Quantum of Solace” (2008) anche noto come “Quantum of Sòla”, uno scivolone da cui si sono ripresi con il bellissimo “Skyfall” (2012), per poi intrupparsi nuovamente nel pasticciato Spectre, tentativo non riuscito da parte di Sam Mendes di ripetere il miracolo. Paragrafo con pareri del tutto personali e soggettivi (quindi ignorabili)? Mi sa che vi tocca.

Tutti vorrebbero essere come James Bond, tranne il James Bond in carica.

Non ho mai avuto una gran predilezione per lo 007 di Daniel Craig, a cui spero qualcuno affidi il ruolo di Vladimir Putin in una biopic sulla sua vita (Oliver Stone? La palla è nel tuo campo), ma in ogni caso bisogna riconoscere che l’operazione di rilancio incominciata nel 2006 non solo ha riportato uno dei personaggi, se non IL personaggio più iconico dell’immaginario occidentale all’attenzione di un pubblico che lo aveva un po’ dimenticato, ma Daniel Craig è stato fondamentale in questo percorso. Per certi versi i cinque film dell’era Craig fanno quasi reparto da soli, non voglio dire che non siano in continuità con tutti gli altri film della saga, però il personaggio impersonato da Daniel Craig è sempre stato un po’ più umano e meno “spaccamontagne” rispetto agli altri film e ai romanzi di Fleming. “No time to die” non solo continua in questo solco ma mette la parola fine a questo rilancio in cinque film e no, non vi sto rovinando il finale, lo sanno anche i sassi che Craig sta facendo le capriole sulle mani, finalmente libero dal personaggio potrà fare il detective dall’accento buffo in tutti i seguiti che vorrà, ma se posso dire la mia, se sputi nel piatto dove mangi e fai quel tipo di affermazioni di un personaggio come Bond, che ti regalerà in automarico un posto d’onore nella storia del cinema, anche solo per esserti infilato lo smoking una sola volta, beh caro Daniele, sei un bravissimo attore ma simpatico non mi starai mai.

Mi state leggendo, o guardate la Bond Girl col vestito da sera? (non serve rispondere)

Per certi versi “No time to die”, dei cinque film con Daniel “James Blonde” Craig è quello dove ogni elemento di contorno è finalmente in linea con il canone, abbiamo attraversato quattro film di assestamento, in cui ogni elemento doveva andare al suo posto, ed ora che abbiamo una Eve Moneypenny (Naomie Harris), un Q (Ben Whishaw) e un M (Ralph Fiennes) quasi aderenti al canone, in questo film il personaggio meno canonico sembra proprio James Bond. Forse mi sarò fatto influenzare dalle affermazioni di Craig, ma a memoria mia non ricordo di un altro titolo in cui il protagonista sia così in fuga dal suo personaggio - o forse si, ci vediamo alla fine sel post - eppure allo stesso tempo così sul pezzo, a Daniel Craig fa così schifo essere ancora James Bond (anche con tutti i soldoni ricevuti) che quella stanchezza e quel disinteresse per tutte queste roba da spia, sono diventata la cifra stilistica del suo personaggio, uno che incastrato nella gag in cui allo sportello dell’Mi6 qualcuno gli chiede di completare la storica frase, presentandosi come «Bond, James Bond», lo fa con un tale scazzo da essere totalmente funzionale ad un personaggio a cui non frega più nulla di fare l’agente segreto. Anche la provocazione di dare il suo numero e il doppio zero della licenza di uccidere (quando sarebbe stato più logico chiamarla semplicemente 008, no, non come Lancilotto) alla nuova agente Nomi (Lashana Lynch), lo lascia quasi totalmente indifferente.

A proposito della nuova famigerata 007 che ha fatto tanto arrabbiare molta gente su “Infernet”, durante la (lunga) attesa del film: solita polemica in rete. Le curve di Lola Bunny erano il problema più grosso di Space Jam - New legends? Secondo me no quindi stessa cosa, la nuova 007 ha un ruolo di rivale ma da quello che sembrava, dovevamo aspettarci un film con lei assoluta protagonista, quando invece il cuore del film è tutto su Bond, qui più James che agente doppio zero, non vorrei dire un (ex) 007 in absentia ma quasi, come ben sottolineato dal prologo del film.

Forse vi ricorderete di lei per le solite polemiche in rete, ma anche no (per fortuna)

Cosa vi dico sempre dei famigerati primi cinque minuti di un film? Sono quelli che ne determinano tutto l’andamento e da sempre, i primi cinque minuti di un film di James Bond possono essere iconici, Cary Fukunaga ha uno stile e una classe nel dirigere che pochi altri hanno, infatti il suo film fino alla scena con Palomba (tenetemi l’icona aperta su di lei, più avanti ci torniamo) a Cuba ha un ritmo assolutamente impeccabile, poi cala per motivi fisiologici (e di narrazione) ma i 163 minuti totali, pur percependoli tutti, da spettatore posso dire che filano via piuttosto bene, ma l’inizio del film è davvero da manuale.

I famigerati cinque minuti iniziali di un film, che qui sono ottimi.

Il prologo è tutto senza Bond, ci viene raccontato il passato di Madeleine Swann (Léa Seydoux) e viene introdotto il cattivone di turno, che mette in chiaro quando in cinque film, il Bond dell’era Craig sia passato dal compassato (quasi) realismo di “Casino Royale” ad abbracciare in tutto e per tutto le trovate Bondiane, basta dire che il cattivone ha un nome straripante e quasi fumettistico come quello di Lyutsifer Safin, ma funziona molto, ma molto meglio finché non è mostrato, un nemico dal volto coperto da una maschera Nō tipica del teatro giapponese, minacciosissimo e mortale, che viene un po’ sprecato quando si rivela essere quel prezzemolino di Rami Malek, con il volto massacrato dagli effetti della diossina (perché per i cattivi Bondiani vale sempre la kalokagathia) che però nel corso del film si attesta sul solito cattivone, specchio riflesso (se ti muovi sei un fesso) del protagonista, con il solito piano non ben precisato di decimazione globale, insomma un altro Thanos, di cui non si sentiva il bisogno, con ben poca personalità perché nei film moderni ad essere cesellati ormai sono solo i protagonisti, anche se in questo film come detto, Bond è in lotta con se stesso, quindi per una volta, posso anche accettarlo senza lamentarmi (troppo) dello spreco del Blofeld di Christoph Waltz.

Solo all’uscita delle scuole vedo i SUV volare così.

Dal prologo iniziale sul ghiaccio diretto da Cary Fukunaga che mi ha fatto rimpiangere tantissimo la sua versione di "IT", si passa alla scena girata in Italia, dalle parti di Matera, lo sfondo per la storia d’amore tra il quasi in ritiro Bond e la sua Madeleine, su cui aleggia ancora l’ombra di Vesper, il personaggio femminile che spezzò il cuore a Bond in “Casino Royale” creando questa deriva quasi da Kelvin-verso del personaggio, il Craig-verso composto da cinque film che fanno storia a parte: se amata il Bond classico, l’indistruttibile spaccamontagne, facile che non amerete molto questo film (o i quattro precedenti), perché in questi cinquina di titoli e in “No time to die” in particolare, per la prima volta scopriamo che essere Bond non è tutto belle donne e Vodka Martini (agitati e non mescolati), ma è anche una buona dose di pena e sofferenza per il protagonista, che dopo aver patito gli effetti del tempo che passa (in “Skyfall”), ora fa i conti con le conseguenze del suo stile di vita.

Per nostra enorme fortuna, Cary Fukunaga forse per la prima volta in questa "saga nella saga" (quello che ormai ho battezzato Craig-verso e so già che tanti Bondiani mi odieranno per questo), decide di fare una scelta che amo molto vedere al cinema: finalmente viene utilizzata l’azione non per riempire minuti del film (veeeeeero Sam Mendes?) ma per far evolvere i personaggi, come si dovrebbe fare SEMPRE in un film d’azione. Il dramma del tradimento tra James e Madeleine si consuma sgommando tra le pecore e le processioni di Matera, dietro ai vetri anti-proiettile della Aston-Martin classica (con tanto di bombette, ho quasi esultato quando le ho viste, storia vera), l’azione determina l’andamento della storia e le caratterizzazioni dei personaggi, grazie Fukunaga, finalmente qualcuno che l’ha capito!

Questo è il tipo di scena introspettiva che piace a me, quella movimentata.

Infatti la scena a Cuba in tal senso, non solo è forse la migliore del film, ma sicuramente una delle più riuscite di questa cinquina di film (non mi spingo a far la classifica di tutti i Bond, ora non ho tempo di morire), il personaggio dell’agente di contatto a Cuba, la bellissima Palomba interpretata meravigliosamente da una Anade Armas su cui avevo un’icona da chiudere, è anche quella dove il contributo di Phoebe Waller-Bridge in fase di revisione della sceneggiatura si nota di più.

Palomba è buffa e tenera, di quante Bond girl nella storia del cinema abbiamo potuto utilizzare questi aggettivi? Però è anche moralmente sexy, ha un vestito che non è un vestito perché lascia ben poco alla fantasia e quando “approccia” Bond, appena lui si fa delle idee lei lo guarda come dire «Ma che scherzi Boomer? Siamo qui per lavoro» e invece di spogliarlo, lo fa vestire con il suo iconico Smoking, quello da cui Bond ha provato a tenersi a distanza dichiarandosi in pensione.

Cuccurucucu Paloma / ahia-ia-ia-iai cantava sparava (quasi-cit.)

I due non si fanno un balletto (nemmeno uno orizzontale, che poi è l’altra chiave di lettura di questa cinquina di film: niente sesso, sono James Blond) ma finalmente Bond esprime tutto il suo talento attraverso l’azione, quando negli altri film il massimo che riusciva a fare era sistemasti stilosamente i gioielli sui polsini dopo essere uscito da un’esplosione, qui grazie all'ottima gestione dell’azione di Cary Fukunaga, finalmente capiamo perché 007 James Bond è considerato un mito vivente anche dagli agenti che finisco per tradire. Sulla Paloma di Ana de Armas invece aggiungo che in un’ipotetica classifica di Bond Girl, lei ha scalato diverse posizioni, senza ombra di dubbio. Sulla frase «Bumga bunga delle Spectre», presente anche nei dialoghi originali del film (quindi non un'invenzione del nostro doppiaggio), avrei così tante cose da dire, che forse è meglio che io non dica niente.

Come detto “No time to die” ha una certa flessione nel secondo atto, in cui la storia va sviluppata e lo perdono a Fukunaga, che ha dichiarato di aver girato quello che veniva scritto giorno per giorno, comprensibile quando sali a bordo di un progetto così ambizioso in sostituzione del regista uscente, ma nel terzo atto il suo Bond torna ad esprimersi a colpi di scene d’azione, tutta sofferta, senza quell’aurea da spaccamontagne degli altri 007 prima di lui, inoltre si sa che Cary Fukunaga sarà sempre quello del piano sequenza (lo abbiamo visto esprimersi in questa specialità nel 2011 in “Jane Eyre” ma anche nella prima stagione di “True Detective”… Easy, eeeeeasy cit.), qui nella lunga sparatoria sulle scale troviamo qualcosa di Atomica Bionda, ma con un protagonista che viene colpito, ferito, con l’acufene dopo le esplosioni, insomma più uomo che super uomo.

Solo quelle bretelle, costano più di casa vostra e della vostra auto messi insieme, quindi ridete pochino.

Il finale non ve lo racconto, vi dico solo (da qui in poi vaghissimi SPOILER) che mi ha esaltato l’omaggio palese a “Licenza di uccidere” (1962) nella location dove si svolge il finale e poi vi ricordo la regola aurea: non è morto finché non si vede il corpo. Si perché in buona sostanza, il finale di questo film è la parte più debole, l’ho trovato frettoloso, a ben poco logico se non per la sua funziona di creare il drammone a tutti i costi, ed è quello che purtroppo monopolizza il film, perché dopo quel finale, tutti penseranno al domani della saga, quando invece la parte migliore di “No time to die” è il nemmeno malcelato disgusto con cui Daniel Craig ha cercato di liberarsi di 007, in qualche modo, quello migliore. Cary Fukunaga è riuscito ad incanalare la stanchezza, le rughe, il tempo che avanza sulla spalle di Craig, per tirare fuori un film dove James Bond è l’assoluto protagonista, alla faccia di chi lo temeva sostituito dalla nuova 007. Per certi versi non vedevo un personaggio così esausto dalla ripetitività dell’essere se stesso e così determinato a chiudere il cerchio, dai tempi di Jena Plissken in Fuga da Los Angeles, ecco perché di pancia questo film per buona parte non mi ha detto moltissimo, Daniel Craig non mi starà mai davvero simpatico, ma di testa “No time to die” è la perfetta conclusione di questi cinque film della saga nella saga di Bond.

Il futuro? Continuare con i personaggi di contorno io lo vedo francamente impossibile, inoltre James Bond è l’unico personaggio occidentale ad aver cambiato volto, senza bisogno di troppe spiegazioni, nemmeno il Doctor Who, guarda caso icona inglese, ha goduto dello stesso lusso, quindi era tempo per questo Bond di morire e per certi versi, non poteva esserci finale più adatto (di testa, più che di pancia), ma per James Bond non sarà mai tempo di morire.

26 commenti:

  1. "007:Licenza di andare in pensione"

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    1. "007: piuttosto m'ammazzo". Il titolo lo ha scelto Daniel Craig. Cheers

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  2. Mi piacciono le cubane,ne ho gia frequentate in passato, Ana De Armas come bond girl potrebbe rischiare di falmi alzare troppo la pressione!

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    1. Uno dei motivi per cui è stata scelta come Bond Girl. Cheers

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  3. Pare il contrario dei film di Star Trek dove i numeri pari erano migliori di quelli dispari. Per logica quindi questo quinto doveva essere buono come Casinó Royale e Skyfall. Secondo me per la prima volta si è voluto chiudere definitivamente un ciclo con un interprete di Bond, mentre precedentemente la saga continuava anche se Bond cambiava faccia come Doctor Who. Ma com'è che sulla locandina sta scritto che esce a Novembre....?

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    1. Esatto, l'univo personaggio occidentale (insieme a Jack Ryan, che però non si calcola nessuno) che poteva cambiare attore e faccia senza spiegazione, vedremo se sarà ancora così. Perché fa riferimento a novembre si, ma 2020 ;-) Questo film è stato rimandato così tante volte che in rete trovi tutte le date che vuoi, ci si potrebbe fare un calendario e ho voluto la data "sbagliata" per forza, perché tutto finito non sono (storia vera). Cheers

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  4. Se. Vedremo.
    A memoria mia, l'unico che ha mantenuto quel che ha detto, in tal senso (perche' Craig voleva gia' mollare una volta, salvo poi fare dietro front all'aumento d'ingaggio) e' stato il Bond piu' bistrattato di sempre, quello che viene considerato un incidente di percorso.
    Al punto che alle volte si fa finta che non sia mai esistito.
    Mi riferisco a George Lazenby.
    Che era un grandissimo. E he con buona pace di Fleming che se non sbaglio aveva imposto il diktat che a interpretare 007 doveva essere un inglese, era piaciuto e funzionava.
    Al punto che Broccoli è company avevano gia' pronto il contratto per altri quattro film, o giu' di li'.
    Beh, Lazenby rispose con la fatidica frase (con la differenza che specifico' qualcosa sul genere di tagliarsi le vene, o giu' di li'), diede il benservito a tutti e se ne torno' in Australia.
    Dove visse felice e contento, anche se non si deve dire.
    Un grandissimo, ripeto.

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    1. Australiano, quindi comunque parte dell’impero di Sua Maestà, la storia personale più bella di sempre quella del vecchio George, un solo film per altro, uno dei miei 007 preferiti (storia vera). Cheers

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    2. Anche a me e' piaciuto un sacco. E piu' di tanti altri.
      Alle volte ho l'impressione che gli inglesi abbiano un rapporto un po' strano con le ex - colonie.
      Gli australiani li considerano un po' i loro cugini alla lontana fracassoni e casinisti.
      E un po' buzzurri.
      Di sicuro gli manca un po' l'aplomb della madrepatria, ma la cosa bella e' che se fregano. Al cinema hanno regalato un mucchio di brava e bella gente, parecchio in gamba.

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    3. Davvero? Pensi che gli inglesi abbiano questa impressione degli australiani? :-D ;-) Cheers

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    4. Ahahah, fantastico.
      Thanks. I Monty ci volevano proprio, oggi.

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    5. Ci vogliono ogni giorno ;-) Cheers

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  5. Carabara, se non ricordo male, Dan Craig fu scelto ANCHE perché ricordava Putin. Curzio Maltese commentò che anni prima l'attore sarebbe stato scelto come avversario di 007. Altri dissero che sembrava uno scafista al albanese. Ora molti fans lo preferiscono a Connery. So goes Life. Non ho visto il film, ma capisco il desiderio del mio coetaneo Dan di non restare legato ad un ruolo come è capitato a Redcliffe o Hamill, per fare un paio di esempi. Spero per lui non sia già troppo tardi. La prova del nove sarà una cosa così: tra 5 anni Carabara è al cinema a vedere Cappuccetto Rosso con Nic Cage nel ruolo della Nonna e Gal Gadot in quello della nipote amazzone e Hugh Jackman in quello del Lupo. Se quando compare il Bracconiere Russo, uno spettatore dietro di te esclama ecco James Blonde è il segnale che Craig doveva restituire la licenza di uccidere dopo Skyfall...ciao ciao

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    1. Che poi per restare sulle teorie di Cesare Lombroso, nei film i cattivi di 007 sono brutti e spesso sfigurati, quando ironia della sorte, nei romanzi di Fleming quello con una cicatrice sul volto era proprio Bond, James Bond. Anche secondo me accadrà, un po’ perché vorrei vedere Nonna Cage un po’ perché come i Vendicatori, una volta Bond, Bond per sempre. Ed ora datemi Jason Statham, lo avevo già scritto ma lo ripeto: il mondo è pronto per James Bold ;-) Cheers

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  6. Forse il marchio è diventato troppo grande per il cinema moderno, magari aprire la licenzaa prodotti più piccoli eviterebbe carrozzoni troppo impegnativi da gestire. Ma forze è proprio quello che fa impazzire i fan di Bond, non saprei.
    Un paio di settimane fa l'intero cast è stato ospite del Graham Norton Show e Craig era l'unico sorridente, contento come un bambino e a ogni domanda rispondeva "non saprei", cone a dire che ormai di Bond a lui non frega più niente. In compenso gli altri del cast non erano nemmeno vivi, fissando il vuoto chiedebdosi chi fosse mai questo Bond che tutti nominavano.
    La Bond-girl roscia ha pure detto che in Francia nessuno conosce 007: ma sotto quale sasso hanno raccolto sta gente? :-D Temo che il pubblico sia molto meno interessato al personaggio di quanto pensino i produttori spendaccioni.

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    1. Pare che la famiglia Broccoli non sia interessata a serie tv, ma tutto può essere, sarebbe molto intelligente sottolineare quello che la vecchia “M” diceva a Pierce “007” Brosnan quando lo accusava di essere un dinosauro di un’altra epoca, ma poi chi lo sa, di sicuro non Craig che è uno che si è tolto un gorilla dalla spalla, come se lo avessi obbligato io ad entrare nella storia del cinema, ricevendo lauto compenso, quindi condivido tutto il tuo dubbio, sembra il meme di Zalone: «Ma sono del mestiere questi?». Cheers

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  7. Arrivi a fagiolo, l'ho visto giusto ieri e ho già pronto un post per domani. Che dire, hai ragione su tutto ma per un vero appassionato 007 non è solo un personaggio e il film non si può analizzare o valutare come si fa con tutti gli altri (infatti niente muffin per i Bond, mai!). Nel finale, pur riconoscendo che come dici tu non è fatto bene, sul finale ho pianto tutte le mie lacrime.

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    1. 007 è speciale, noi Bondiani non li consideriamo nemmeno film ma proprio tornare a casa, per fortuna questa cinquina di film ha riportato Bond sotto i riflettori, ora la domanda è lecita: al pubblico interessa ancora l'agente più famoso della storia del cinema? Al grande pubblico, non a noi Bondiani, non facciamo testo. Non vedo l'ora di leggere il tuo post ;-) Cheers

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  8. Beh, hai sollevato alcune considerazioni interessanti, però secondo me in questo ultimo capitolo ci sono pochi pregi (Craig, Ana de Armas, title track, regia e fotografa) e troppi, troppi, troppi difetti. Soprattutto la sceneggiatura, davvero un disastro e penso che ciò non sia strano considerando tutte le paturnie produttive. in sintesi:
    1. in primis paga alcune scelte narrative scellerate dal terribile spectre (la relazione tra Bond e Medeleine che non si è mai capito come mai e perchè si sia sviluppata, Bond fratellastro di Blofeld, la decisione di chiudere il cerchio, l'eccessiva centralità di Vesper) che non si potevano ignorare
    2. troppi buchi... anche nella da te lodata sequenza iniziale, per quanto bella, il comportamento di Bond è nonsense (la spectre ha ucciso il padre della Swann, lei ti ha salvato contro Blofeld... perchè dovrebbe tradire Bond? Perchè Bond non informa il Mi6 del tradimento? Perchè il Mi6 assume Swann per controllare Blofeld nonostante tutto quello che è successo? Come fa Blofeld a controllare tutto dalla prigione? Ce ne sarebbero almeno altri 15 buchi
    3. il macguffin è inutilmente complesso e poco comprensibile
    4. Ho contato almeno 15 spiegoni necessari a fare andare avanti la storia
    5. i cattivi sono patetici, in primis lo scienziato che è un'inspiegabile macchietta (la linea comica). Ash è un mormone, Polifemo innocuo, Safin completamente floscio, davvero incomprensibile quali siano i suoi reali scopi e soprattutto è un logorroico incomprensibile. Ancora una volta, bruciato Waltz nel ruolo di Blofeld, che qui ricorda più come mai Hans Landa
    6. Inutile il personaggio di Nomi, una sorta di Moneypenny sul campo, trascurati non i vari M, Q, Moneypenny e Tanner che qui sono soltanto macchiette di contorno, come d'altronde Felix Leiter, assurdamente chiamato "FILIX"
    7. Disastroso il terzo atto, lungo, lento, prolisso e privo di suspence e tensione. Alla fine non c'è un climax e la scelta coraggiosa del finale arriva senza alcuna emozione e partecipazione (d'altronde è introdotta e sviluppata da due spiegoni, uno di Safin e poi quello di Q.

    In definitiva, perchè si intitola "No time to die"? Boh, secondo me produttori e sceneggiatori hanno fatto un ragionamento: che cazzo ve ne frega se la storia fa schifo, non ci sono cattivi, è tutto uno spiegone, certe scelte non hanno senso... non vi rendete conto che vi facciamo vedere che Bond ha una figlia? e che Bond muore? Non avete capito? Bond ha una figlia e muore!!!! Lacrime please!!!
    Ma vaffanculo, forse meglio addiruttura Quantum of Solace, era un film senza sceneggiatura e senza senso, ma non era così disonesto e ruffiano

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    1. La centralità di Vesper la capisco, è la donna che ha spezzato il cuore a questo Bond, quindi ci sta, ma Madeleine ci è scoppiata per le mani nel pasticciato film precedente. Sul resto sono d’accordo, la trama è tutto tranne che solida, il regista ha dichiarato che di fatto scrivevano e dirigevano se non giorno per giorno, quasi (storia vera). Anche io lo trovo un po’ ruffianello come titolo, strizza l’occhio al passato e occhieggia al futuro. In generale questi cinque film fanno storia a parte, anche se due e mezzo su cinque ben fatti a ben guardare. Cheers!

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  9. Io sono salita sul barcone di Bond grazie a Craig e il suo Craig-verso più umano e più vero (cit.) quindi quando mi sono buttata sul recupero dell'intera saga, ho patito un personaggio piacione e poco più, senza quel passato e quelle cicatrici che qui fanno la differenza.
    Infatti, nemmeno mi ricordo più a che titolo sono arrivata, di certo mi mancano e continueranno a mancarmi quelli dell'insipido Pierce.

    Venendo a questo capitolo, Fukunaga regala un'apertura fantastica (ma quella in Messico resta imbattibile) e un ritmo notevole che quei 163 minuti me li ha fatti volare come un SUV. Peccato per quel cattivo che non ha spessore, che nel finale pure scompare e per un piano che fa acqua tanto che mi chiedo quanto abbiano contaminato quel mare con l'esplosione...

    Il corpo non c'è, ma l'addio mi ha pure commosso, maledetto Craig recalcitrante.
    Aspettiamo al varco l'annuncio del suo successore, mi sa che visto il successo, almeno Paloma la rivedremo.

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    1. Da Bondiano posso dirti che ad esempio Christoph Waltz, per me resta una versione alternativa rispetto a che so, Donald Pleasence, mentre il grande amore per il periodo di zio Pierce non l’ho mai condiviso. Anzi dopo quei film era necessario restituire C & C (cuore & cojones) a 007, con risultati alterni l’era Craig ci è riuscita a riportare James Bond all’attenzione del pubblico, tu ne sei un ottimo esempio. Anche se mi rendo conto che i vecchi film, visti oggi possano sembrare ben strani, ma in ogni caso Bond è sempre stato uno spaccamontagne che però ha influenzato modelli cinematografici, ancora replicati oggi e anche parecchia moda maschile ;-)
      Perfettamente d’accordo, non è tutto impeccabile (anzi) ma quei 163 minuti filano meglio di “Dune” (almeno a mia sensazione), i momenti efficaci non mancano ed ora parte il toto nomi per la “rigenerazione”. In ogni caso se si potesse votare per rivedere Paloma, scritta con quei dialoghi, considerami votante ;-) Cheers

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    2. A parziale discolpa di Brosnan, c'è d dire che Goldeneye era un buon film, Il domani non muore mai tutto sommato guardabile nonostante i gravi problemi produttivi e la morte di Cubby Broccoli durante le riprese. La fama negativa del periodo di Brosnan è riconducibile ai due terribili "il mondo non basta" e soprattutto "la morte può attendere", quest'ultimo considerato da molti il peggior film di 007. Entrambi furono sceneggiati dal duo Purvis & Wade. Questi hanno preso parte anche al ciclo Craig, ma in realtà tutti i film sono stati sceneggiati da Haggis o Logan, loro sono intervenuti in fase di revisione su ordine della produzione. Per esempio la sceneggiatura iniziale di "spectre" ad opera di John Logsn e trapelata tramite leaks era molto più oscura e interessante (per dire c'era anche un personaggio tipo Irma Blunt). Nel caso di "no time to die", lo script iniziale di Hodge, che dalle indiscrezioni sembrava molto interessante, è stato cestinato e la sceneggiatura è stata scritta dal duo. Ms Fleabag e Fukunaga sono intervenuti dopo, ma se il regista ha ammesso di aver riscritto la sceneggiatura durante le riprese e il montaggio, possiamo intuire che lo script del duo doveva essere la solita merda

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    3. Conta che Danny Boylw, che vorrebbe fare uno 007 ma in quanto vecchio Punk, per lui sarebbe come tradire lo spirito giovanile. Con la prima sceneggiatura si era convinto, ha mollato quando Craig per restare ha chiesto mille modifiche. Ora, non voglio dire che la prima sceneggiatura fosse oro, ma forse aveva almeno qualche svarione in meno. Cheers

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    4. Brosnan è stato un ottimo bond. Forse il migliore, sicuramente quello che ha studiato di più per mettere insieme le caratteristiche dei suoi predecessori. Ha il grande merito di aver risollevato il franchise dopo 6 anni di vuoto in cui in mezzo erano successe eventi di secondo piano tipo la fine della guerra fredda e il crollo dell'URSS. Sostanzialmente il substrato del 99% dei film di spionaggio. Purtroppo le sceneggiature dei suoi film non sono stati all'altezza soprattutto l'ultimo veramente fiacco. Poi è arrivato il gorilla come direbbe de Andrè che è Craig. Quanto di più lontano dal bond che avevamo conosciuto. Per carità casino royale è ancora un buon film soprattutto per la parte al tavolo da gioco. Craig si sarebbe dovuto fermare a Skyfall. Si vede che dopo quello non gli interessa più il progetto. PS. Il peggior film di bond è quantum of solace che ha vissuto un travaglio produttivo dato dallo sciopero degli sceneggiatori ma è davvero pessimo. Manca proprio la trama

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    5. I film di zio Pierce hanno preso una deriva da commedia scollacciata mentre quelle di "James Blonde" fanno reparto da soli, sono quasi distaccati essendo dei rilanci, per altro cinque film con amici assoluti (Skyfall) e tonfi micidiali (Quantum of sòla). Cheers!

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