mercoledì 27 ottobre 2021

Morti e sepolti (1981): vivere e soprattutto morire a Potter’s Bluff


Ogni anno faccio una bella lista di titoli che compiono gli anni durante l’anno solare in corso, ma poi malgrado il mio impegno e il mio continuo picchiare sui tasti come una scimmia ubriaca intenta a sfare quel mito sui primati e Shakespeare, finisco sempre ad ottobre con ancora un fottio di titoli su cui scrivere e il 31 dicembre sempre più vicino, in ogni caso, del film di oggi ci tenevo moltissimo a scriverne.
ZOMBIE!
Ora che ho la vostra attenzione possiamo parlarle, che belli eh i film di zombie? Non stancano mai, quegli adorabili non-morti in ogni loro incarnazione piacciono al pubblico. Bene, il festeggiato neo quarantenne di oggi è un film che si è un po’ perso nel mare magnum di titoli horror degli anni ’80, un decennio talmente ricco di sbudellamenti, omicidi e morti viventi cinematografici che persino un gioiellino così, ha rischiato di passare inosservato, anche se bisogna dirlo, nel tempo si è conquistato il suo zoccolo duro di estimatori e il suo meritato status di film di culto.

Il cinema ci ha insegnato che nessuno è più indaffarato di uno sceriffo di provincia.

“Dead & Buried” nasce dalla penna di uno dei tanti papà di Alien e di Atto di Forza, Ronald Shusett, qui anche produttore, ha scritto la storia per poi chiedere ad un suo fidato amico e collega di darle un’occhiata e magari una sistematina, aggiungendo qualcuna delle sue idee. Per farlo ha chiesto ad un altro dei padri dell’alieno con sangue e saliva corrosiva, sto parlando di Dan O'Bannon.

Il vecchio Dan si mise al lavoro sulla sceneggiatura, apportando modifiche e inserendo idee che Shusett, di comune accordo con il regista scelto Gary Sherman, prima accolse con gioia per poi troncarle via quasi interamente (storia vera). Come l’ha presa quel brontolone di O’Bannon? Come al suo solito, malissimo infatti in un’intervista alla rivista Starbust, rilasciata in occasione del lancio promozionale del suo film Tuono Blu, O’Bannon ha quasi disconosciuto la pellicola anche se ancora oggi, viene ricordato come uno dei suoi lavori più prestigiosi, ma in tutta risposta Dan il bilioso avrebbe avuto tempo, modo e maniera per firmare un titolo di culto con un film di morti viventi tutto suo, ma questa è un’altra storia.

"Braaaaains... Ah no scusate, quello è un altro film"

Parliamo invece di un altro dei responsabili di questo film, magari il nome Gary Sherman può dirvi pochino, anche perché all’attivo non ha avuto molti film, ma alcuni abbastanza significativi. “Morti e sepolti” è stata la sua seconda regia dopo l’esordio del 1972 “Non prendete quel metrò”, ma probabilmente vi ricorderete di Sherman per titoli come Wanted vivo o morto, con Rutger sulle piste del cantante dei Kiss.

“Dead & Buried” è un film molto interessante che meriterebbe di essere oggetto di una riscoperta, perché per atmosfera sapeva rifarsi benissimo a certe titoli degli anni ’70 se non addirittura precedenti, ma allo stesso tempo aveva temi e facce note, tipiche del cinema horror americano degli anni ’80. Per certi versi “Morti e sepolti” ha saputo con una certa originalità, prendere le distanze da due filoni popolarissimi in quel decennio come lo Slasher e i film di zombie, ma forse per questa sua “stranezza” ha pagato in termini di popolarità presso il grande pubblico, anche se non so voi, ma più vado avanti più penso che “strano” sia il miglior complimento che si possa fare ad un film, ma anche ad una persona a ben guardare.

Qui posso scrivere davvero quello che voglia, perché tanto sotto una foto di Lisa Blount chi mai mi leggerà?
La cittadina di Potter’s Bluff (nome geniale), si incastra perfettamente nelle cittadine da horror del cinema, un paesino di pescatori del New England a metà tra un racconto di Stephen King e uno di H.P. Lovecraft. Più il paese è piccolo più una faccia nuova si nota subito, specialmente a Potter’s Bluff dove i nuovi arrivati vengono accolti da un cartello che promette “Un nuovo modo di vivere”, anche perché gli abitanti sono specializzati in un tipo di accoglienza tutta loro, visto che si muovono in branchi come i Brontosauri di un certo parco molto famoso, per ammazzare nel modo più truculento possibile i nuovi arrivati, ma solo dopo aver fatto loro tantissime foto prima di fare scempio dei corpi. Alla faccia del caloroso benvenuto eh?

Nel prologo del film, i famigerati cinque minuti iniziali che determinano tutto l’andamento della pellicola, lo scopre a sue spese un fotografo impegnato a fare foto alla sua ragazza (interpretata dalla sfortunata e bellissima Lisa Blount), il malcapitato è vittima di una violenza belluina e immotivata che continua anche in ospedale, in una delle scene più iconiche del film, con il poveretto avvolto dalle bende e pugnalato a morte, in uno di quegli omicidi che fanno emettere versi sibilanti di dolore anche agli spettatori intenti a guardare il film.
 
Ma la calorosa (in tutti i sensi) accoglienza degli abitanti di Potter’s Bluff se la prende anche con un pescatore tanto da costringere un altro estraneo, lo sceriffo Dan Gillis (James Farentino), sposato con la maestra Janet (la sempre guardabile Melody Anderson, reduce da Flash Gordon) ad indagare su questi misteriosi omicidi, anche se nessuno pare davvero riuscire a fare luce sul giallo.

“Sempre meglio che essere rapita da Ming il tiranno di Mongo”
 
Non aiuta di certo nemmeno l’ambiguo comportamento del patologo locale, il dr. Dobbs (Jack Albertson), talmente abituato e gestire cadaveri di persone defunte nel modo più disparato, da condurre frettolose autopsie, spesso più interessato ad ascoltare i suoi pezzi swing che a firmare documentazioni redatte per benino, il tutto mentre persino la maestra Janet comincerà a comportarsi in modo strano, leggendo libri sulla tradizione Voodoo a scuola ai piccoli di Potter’s Bluff, mentre per ragioni che a tutti – tranne che allo sceriffo – sembrano del tutto normali, i morti ammazzati della cittadina tornano in vita, come se nulla fosse accaduto, ben integrati nella comunità.

Come dite? Ricorda un film diretto da un (ex) amico di Dan? Adesso ci arriviamo.
 
Per ricostruire il New England a Mendocino, nell’assolata California, il regista Gary Sherman ha dovuto ricorrere a tutti i trucchi della vecchia scuola, il più delle volte dei teli per coprire obbiettivi e sfondi, che servissero a coprire la naturale luminosità degli ambienti in cui le scene venivano girare, il risultato è efficacissimo, perché “Morti e sepolti” è un film nebbioso, che si rifà a tanti classici come “Ho camminato con uno zombi” di Jacques Tourneur, che era tra le fonti d’ispirazione dell’altro film uscito poco prima, che per atmosfere potrebbe ricordare il film di Sherman, mi riferisco a The Fog diretto dall’ex amico e compagno di scuola di O’Bannon, perché Hollywood a volte è un posto di lavoro davvero piccolo. Ma a ben guardare ci sono tante altre fonti di ispirazione nobili in “Morti e sepolti”, che potrebbe ricordare per certi aspetti “La fabbrica delle mogli” (1972) di Ira Levin oppure alcuni episodi di Ai confini della realtà, anche per il riuscitissimo colpo di scena finale, che sistema e dà un senso a quelle che nel corso del film possono sembrare delle incongruenze della trama, che invece trovano una loro logica proprio grazie a quella svolta così riuscita.

Uno, due, tre, Robert sta arrivando da te.
 
Non mancano le facce note in questo gioiellino da riscoprire che si porta piuttosto bene i suoi quarant’anni d’età, ad esempio uno degli abitanti più facile da riconoscere, tra la massa di assassini di Potter’s Bluff è sicuramente Robert Englund prima di infilarsi nel maglione a righe di Freddy Krueger. Ma per un film così d’atmosfera la parte del leone la fanno gli effetti speciali orgogliosamente artigianali, tanta bellissima e variegata macelleria cinematografica, portata in scena da un genio, il Maestro Stan Winston e la sua squadra di tecnici.

La Stan Winston School può far tornare in vita i morti, letteralmente!
 
Se come me amate gli effetti speciali realizzati alla vecchia maniera, quelli che durano nel tempo e invecchiano bene, perché sono frutto di talento, intuizioni e tanto duro lavoro, dovreste proprio vedere (o rivedere) “Morti e sepolti” perché è strapieno di tanti effetti speciali pratici che impreziosiscono il film dall’inizio alla fine. Malgrado l’impianto da B-Movie e il budget non proprio stellare, ogni omicidio sa di drammatico realismo, i manichini telecomandati spesso sono indistinguibili dagli attori, proprio perché il trucco e celato molto bene e anche quando non lo è, il film comunque funziona.
 
Una delle scene più iconiche del film è senza ombra di dubbio la ricostruzione del corpo dell’autostoppista brutalmente uccisa («La morte è una cosa sconcia, ma io so come renderti bella di nuovo»), in cui la progressiva ricostruzione è stata girata in presa diretta, tanto che le mani del dottore che vediamo operare sono proprio quelle di Stan Winston (storia vera), per poi finire montata nel film alla rovescia in modo da ottenere l’effetto di ricostruzione voluto, le dissolvenze sulle mani, necessarie per i tagli del montaggio, invece che sospendere l’incredulità danno alla scena quell'atmosfera da incubo che in un film come “Dead & Buried”, ci sta davvero alla perfezione.

Visto che non me le invento le scene che descrivo? Esistono anche comode GIF a fare da supporto visivo.
 
Forse l’unica morte violenta che mostra qualche ruga resta lo scioglimento nell’acido del medico, anche se qui la colpa non è di Stan Winston visto che la produzione, un po’ come accaduto per The Fog, preoccupata di doversela vedere contro titoli horror ben più truculenti, ha richiesto qualche scena violenta extra, infatti questa è stata girata per ultima, quando ormai Winston e i suoi tecnici avevano lasciato il set, infatti la sequenza è stata messa su alla bene e meglio da un’altra squadra, con risultati che purtroppo si notano ma non scalfiscono minimamente un film invecchiato così bene e nobilitato da un finale da applausi.
 
Non è difficile intuire chi sia il colpevole a Potter’s Bluff, anche perché la storia non fa davvero niente per seminare false tracce, ma in ogni caso la svolta finale è capace di colpire lo spettatore davvero a sorpresa, frutto di un lavoro sui personaggi notevole perché ne sono certo, a Potter’s Bluff si va per la mattanza, per il lavoro di Winston e per questo punto di vista del tutto originale sui film di zombie e gli Slasher, ma è per quel finale che si resta (anche di sasso), il tipo di svolta finale che ti fa patteggiare completamente per i personaggi, capace di trasformare chiunque in un seguace di questo gioiellino purtroppo dimenticato. Avete presente i colpi di scena su cui Michael Knight Shamacoso ha basato la sua carriera? Ecco, per scriverne e dirigerne uno così, sono sicuro che anche lui darebbe via tre dita di una mano, garantito al limone.
 
Quindi se non avete mai visto “Morti e sepolti”, io spero di essere riuscito a farvi venire almeno la voglia di recuperarlo, perché non esiste modo migliore per fare gli auguri di compleanno a questa gemma dimenticata tutta da riscoprire.

20 commenti:

  1. Tu mi chiedi se l'ho visto Cassidy? Ci puoi scommettere che lo straconosco,un film che adoro e che hanno adorato tutte le persone a cui sono riuscito nel mio piccolo facendo opera di divulgazione culturale a fargli vedere! Se non fosse un soggetto originale giurerei che sembra davvero di vedere su schermo una storia di Lovecraft zeppa di umidita da tanto era la nebbia densa durante le varie scene! Il finale e da slogatura della mandibola e bulbi ocularo sparati fuori,ancora oggi rabbrividisco! Grande Cass,non pensavo ne avresti parlato,mi hai colto di sorpresa!

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    1. Voglio molto bene a questo oscuro e spaventoso oggettino, questo mi sembrava il periodo giusto dell’anno per festeggiarlo, chissà che a qualcuno non venga voglia di fare un giro a Potter’s Bluff. Cheers!

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    2. Ah, quel giro l'ho già fatto anch'io, ragion per cui non posso che unirmi al tuo consiglio... nel frattempo, andrò a rileggermi quella stupenda storia a fumetti in cui pure un famoso tizio con la giacca scura, i jeans e la camicia rossa va a farci un giro: d'accordo, in questo caso non siamo negli USA e il posto ha un altro nome ma, per il resto, direi che rimaniamo comunque in zona (nebbiosa, crepuscolare perfino) ;-)

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    3. “La zona del crepuscolo”, Tiziano Sclavi che omaggia libro e film ;-) Cheers

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  2. "Non preoccuparti,penso io a tutto!"......pelle d'oca,la sfida a Shyamalan e posta,e sara molto dura!

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    1. In un'ipotetica classifica di grandi svolte finali, questo film se la gioca con tutti per il primo posto ;-) Cheers

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  3. L'enorme contributo di questi film dell'orrore nel ricordare alle persone,come i crimini peggiori a volte capitano soprattutto nei posti isolati in culo al mondo!

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    1. Esatto, una tradizione della letteratura horror che questo film rispetta in pieno. Cheers

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  4. "Tesoro dove siamo finiti?" "Secondo il navigatore satellitare,siamo finiti in un inquietante paesello lovercraftiano!"

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    1. Infatti ha davvero tanto Lovecraft questo film. Cheers

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  5. Film interessante, ma ho apprezzato ancora di più il link a Flash Gordon, sempre bello da deridere eppure lo amo!!!

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    1. Ma anche io amo molto "Flash Gordon", infatti è stato uno dei miei primi "Bruttissimi", che sono come i "Classidy" sono un po' meno fortunati ;-) Cheers

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  6. Ti ho letto con un occhio solo perché da tempo immemore devo parlare di questo film, e visto mi hai ricordato il suo anniversario ho solo due mesi per farlo: ci riuscirò? Vedremo :-P

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    1. Ci riuscirai, anche solo per aggiungere un altro capitolo alla rubrica: Dan O'Bannon litiga contro il mondo ;-) Cheers

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  7. Ecco, a costo di essere monotono...questi sono i post che apprezzo di più.
    Quelli che ti aprono i cassetti della memoria. E quando avviene, é un flash.
    Per vederlo, l'ho visto. Ma l'avevo totalmente rimosso.
    E probabilmente non l'ho nemmeno apprezzato quanto meriterebbe.
    Chissà perché.
    Forse é come dici tu. A quell'età e a quei tempi in un horror forse cercavo altro. Anche se pure qui le scene belle fortine non mancano.
    E questo film, magari perché arriva proprio all'inizio degli anni 80, mantiene uno stile più vicino agli horror del decennio precedente.
    Si, in un certo senso c'entrano i morti viventi. Ma l'atmosfera sta più dalle parti del classico villaggio maledetto.
    Tipo "The Wicker Man" o "Two Thousand Maniacs". Oppure, per citare un libro che ho riletto di recente, "La Festa del Raccolto" d Thomas Tryon.
    Quei bei villaggi che sanno tramutarsi in autentiche trappole mortali. Dove gli scoppiati che li abitano si chiudono a riccio sui forestieri o i malcapitati di passaggio, inglobandoli fino a farli sparire nel nulla.
    Dove uno arriva per fermarsi giusto un giorno e finisce per rimanerci. In tutti i sensi.
    E guarda caso, la formula su cui si basa funziona ancora oggi alla grandissima, a differenza di altri sottogeneri che ultimamente dimostrano parecchio fiato corto.
    Ah, le care e vecchie cittadine di una volta così sonnolente e pacifiche. In apparenza.
    Finché non arriva l'elemento fuori posto e perturbante. La cui scoperta non porta ad una nuova consapevolezza, bensì al più totale smarrimento.
    La paura dell'ignoto allo stato puro, unita al fatto che spesso noi da spettatori sappiamo e capiamo ciò che il protagonista non sa e non capisce.
    O che addirittura non vuole capire, meglio ancora.
    Si rifiuta categoricamente di riconoscere che c'é qualcosa di orribilmente sbagliato, anche se quel qualcosa gli avviene persino sotto al naso.
    Perché ci accalappia così tanto? Perché sappiamo già per istinto che non finirà bene. E vogliamo vedere se alla fine abbiamo ragione noi.
    Perché in genere il protagonista di questo tipo di horror apre gli occhi solo quando é troppo tardi.
    Quando la trappola é scattata e non é più possibile scappare perché ogni via di fuga e possibilità di chiedere aiuto sono ormai precluse. Irraggiungibili.
    La colpa di quanto gli accade, in fin dei conti, é solo sua.
    Non capta i ripetuti segnali, quasi che voglia escludere a priori una qualsiasi spiegazione che esuli l'aspetto logico e razionale.
    Rivedendo dopo tanti anni certe scene (soprattutto la ricostruzione del cadavere) il ricordo non può non tornare ad una certa (e stupenda) storia a fumetti di cui non farò assolutamente il nome, altrimenti si capisce subito dove si sta andando a parare.
    E questo é uno di quei film di cui meno si sa, meglio é.
    Da recuperare.
    Ribadisco che O' Bannon meriterebbe un posto tra i grandi, se non fosse che in lui vi é sempre stata una certa qual dismisura (leggasi anche carattere di m...a, se mi passi il termine).

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    1. Pensa che avrei voluto scrivere un post su “Two Thousand Maniacs” in occasione del post numero 2000 della Bara, solo che me ne sono accorto quando avevo già 2300 post pubblicato (storia vera). Sarà per un’altra volta, per oggi andava benissimo questo “Morti e sepolti”, felice di averti rispolverato un ricordo ;-) Cheers

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  8. Quando sulla Bara vedo un film degli anni '80 che non ho visto ci rimango sempre male.
    Devo studiare! Di più!

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    1. Ma figurati, ne sai a pacchi, questo penso che ti piacerebbe un sacco. Cheers!

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  9. Bel film che merita di essere rivalutato,tante belle scene assai violente.
    Un piccolo inciso,mi sembra che il fotografo sia addescato dalla bella ragazza in spiaggia e non sia la sua ragazza,vorrebbe che diventasse la sua ragazza e ci credo.
    Potrei sbagliare visto gli anni passati dall'ultima visione.

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    1. Si è così ricordi bene, infatti ho scritto che fa delle foto alla ragazza e poi una brutta fine, che è il riassunto di quello che accade, comunque ti assicuro che il film è invecchiato con grazia ;-) Cheers

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