venerdì 29 ottobre 2021

Cruising (1980): sprofondare giù nella propria coscienza (in abiti di pelle)

Le storie, a volte, prima fanno dei giri immensi e qualche volta si trasformano in film anche controversi, come quello che oggi sarà protagonista del nuovo capitolo della rubrica… Hurricane Billy!

Jerry Weintraub era cresciuto a New York, una passione per la musica che lo ha portato a diventare un organizzatore di concerti piuttosto quotato, uno che ha lavorato con Sinatra, Elvis e i Led Zeppelin che, però, aveva un sogno: diventare un produttore cinematografico. Con i soldi fatti grazie alla musica, Weintraub mise le mani sui diritti di sfruttamento del romanzo “Cruising” di Gerald Walker, la storia di un poliziotto infiltrato nei bar eleganti dell’Upper East Side frequentati dagli omosessuali, sulle tracce di un assassino. Quando lo propose a William Friedkin il nostro rifiutò. Dopo Festa per il compleanno del caro amico Harold non era interessato ad un altro film su un tema simile, anzi, bisognerebbe dire che non era interessato, per ora, perché l’aria a New York era effervescente in quel periodo, ma non nel senso piacevole del termine.

"Hai da accendere? Fai con calma, tanto le premesse di Cassidy non sono mai delle sveltine"

Sul “Village Voice”, il settimanale della controcultura newyorkese, il giornalista Arthur Bell scrisse alcuni articoli sugli omicidi avvenuti nel Meatpacking Disctric nel Lower West Side, una serie di brutali omicidi avvenuti all’interno della comunità gay, in un periodo in cui nessuno parlava di omosessuali o tanto meno di AIDS, anche se l’argomento cominciava a fare rumore, visto che le morti erano tutto tranne che pacifiche. Gli articoli di Bell trattavano del ritrovamento di diversi corpi fatti a pezzi e gettati nel fiume Hudson all'interno di altrettanti sacchi di plastica, le vittime erano frequentatori abituali di locali dai nomi coloriti tipo il Minceshaft (“Miniera”), Ramrod (“Mazza”) o l’Anvil (“Incudine”), posto dove si praticava il sadomaso e il sesso nelle sue forme più estreme, sempre tra persone adulte e totalmente consenzienti – meglio ribadirlo – però va ricordato che se oggi, anno di grazia 2021, ancora fin troppe persone considerano l’omosessualità come qualcosa di anormale, provate ad immaginare la situazione sul finire degli anni ’70, per di più con i cadaveri che venivano ripescati dall’Hudson.

Il padre nobile di tanto Slasher anni '80, non poteva che essere un film di William Friedkin.

Il nostro Hurricane Billy in tutto questo che ruolo ha? Beh, lui stava facendo colazione quando sul “New York Daily News” lesse la notizia dell’arresto del responsabile di quegli orribili omicidi, un tale di nome Paul Bateson, immagino che il nostro Billy deve aver sputato latte e cereali dal naso leggendo quel nome, perché il diavolo ci aveva messo un’altra volta la coda.

Se avete visto L’esorcista, allora avrete visto anche Paul Bateson perché nel film interpretava il ruolo dell’assistente di radiologia dell’NYU Medical Center che preparava Linda Blair all’arteriogramma, un’altra tacca al mito di film “maledetto” per Friedkin e mai più di questa volta, storia vera.

Non credo alla fama dei film "maledetti", ma questa storia (vera) strappa almeno un brivido.

Friedkin pretese di fare visita a Bateson rinchiuso a Rikers Island, l’uomo dopo avergli chiesto come stava andando l’esorcista alla domanda del regista, «Paul, hai ucciso tu queste persone?», confuso dichiarò di non ricordare, sicuramente era stato in quei locali e aveva abbordato Addison Verrill una delle vittime, i due avevano consumato (anche sostanze) e poi Bateson lo aveva colpito in testa con una padella prima di ucciderlo a farlo a pezzi. La polizia era risalita fino a lui perché i sacchi utilizzati erano quelli per cadaveri che riportavano in piccola la scritta NYU Medical Center, ma qui la trama si complica, perché Friedkin forte della sua esperienza di lunghi dialoghi con i carcerati, è venuto a sapere da Bateson del suo patteggiamento con la polizia: se l’uomo avesse confessato più di un omicidio avrebbe fatto meno anni di carcere, anche se Bateson è uscito di prigione solo nel 2004 (storia vera).

Omicidi nella comunità gay di New York, il giro torbido dei locali sadomaso, il senso di autore di Friedkin deve aver cominciato a pizzicare, infatti, il regista telefonò a Jerry Weintraub: «Hai ancora i diritti di Cruising?», li aveva e non solo, Friedkin ottenne la proprietà sulla pellicola, indipendentemente da chi l’avrebbe poi un giorno distribuita delle sale, poteva fare il film che desiderava nel modo che preferiva, ora, però, bisognava studiare sul campo, in modo da poter essere il più realistici possibile.

“Fermo Al, non è ancora il tuo momento, tu arrivi più avanti nel post”

Ad introdurre Billy al mondo dei locali sadomaso fu Randy Jurgensen, poliziotto in pensione che aveva fatto da consulente per Il braccio violento della legge ed in passato, si era introdotto in incognito nei locali sadomaso, dopo un mese sosteneva di esserne uscito “con la testa incasinata”, a questo aggiungete il contatto di Jerry Weintraub, un suo amico ed ex detective della omicidi in pensione che ora gestiva una compagnia di noleggio limousine, soprannominato “zio Mort”, che spesso forniva mezzi di trasporto a Matty Iannello detto “Il Cavallo”, per la stazza e, si dice, per la capacità di stendere chiunque con un pugno. Iannello aveva le mani in pasta in parecchi traffici, non tutti proprio leciti, ma soprattutto era il proprietario di un paio di locali sadomaso a New York. L’incontro tra Uragano Billy e il cavallo? In pratica una puntata dei Soprano, la discussione è cominciata al tavolo della colazione di Matty, fette di salame italiano, provolone e marmocchi a gattonare in cucina, per finire a parlare fuori, in cortile, perché secondo Matty in casa gli sbirri avevano messo le cimici e non bisognava mai parlare di “lavoro” tra quelle quattro mura (storia vera), sta di fatto che Friedkin ottenne carta bianca per dei sopralluoghi nei locali e il benestare per girare al Mineshaft ed è qui che la faccenda diventa torbida sul serio.

Niente dopobarba, scarpe da ginnastica o vestiti firmati, mai e dico mai presentarsi qui con una donna e anzi, fai che venire in mutande, perché domani facciamo la serata sospensorio. Queste più o meno le regole, Matty aveva sparso la voce in giro di non tampinare il novellino con l’aria spaesata, a cui era stato affiancato “zio Mort” con una 38 arrotolata in un calzino nel caso le cose si mettessero male, immaginatevi la scena: Billy Friedkin, stivali, mutande canottiera e niente altro addosso, accanto al suo nuovo zio vestito (si fa per dire) nello stesso modo, in un posto che è un tripudio di occhiali a specchio, sospensori e uomini nudi che fanno sesso nei modi più estremi e disparati attorno a loro. E voi che vi siete sentiti in imbarazzo ad una festa, eh?

"Cruising" in gergo non è colui che va in crociera, diciamo è uno che va in cerca di un tipo differente di divertimento.

Al Mineshaft le pareti erano tutte nere, solo intervallate da alcuni buchi noti come Glory holes, non ho intenzione di spiegarvi il funzionamento siete tutti grandi, per i più ingenui diciamo che servivano a fare amicizia. Su alcune imbragature sospese tipo altalene, stavano uomini legati, mentre altri praticavano loro un fist fucking che, per inciso, non è la mossa finale di un film di Kung Fu, ma potrebbe essere letale lo stesso, all’interno di vasche alcuni signori si godevano una “pioggia dorata” per non parlare di sesso anale e orale ovunque, ogni genere di fantasia erotica omosessuale, anche la più estrema, in quei locali era una concreta realtà e tutto questo è finito nel film di Friedkin che aveva una precisa intenzione: raccontare un poliziesco da un punto di vista inedito, ambientato in un posto che il pubblico al cinema, non aveva visto mai, questo è poco, ma sicuro.

"Ma proprio io devo farlo questo lavoro? Si vede che sono l'ultimo arrivato!"

Solo che a quel punto iniziarono i casini veri: per evitare il famigerato “X-Rated” che avrebbe equiparato il film alla pornografia e gli avrebbe impedito di fare soldi. Friedkin senza troppi giri di parole, ottenne la dritta di pagare un consulente che alla modica cifra di centinaia di dollari al giorno (per diversi giorni), fece magicamente approvare il film con una bella “R”, l’equivalente di un film per tutti, proprio mentre il budget per il film venne stabilito sui sette milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, nel caso fossero riusciti a spendere meno, Friedkin e Weintraub avrebbero potuto spartirsi il tesoretto, ma non un centesimo in più per il film che sarebbe stato distribuito in sala dalla Warner Brothers. Insomma, il nostro Billy aveva avuto quasi totale carta bianca, a questo punto mancava solo un protagonista e anche qui, la risposta arrivò dal passato (cinematografico) del regista di Chicago.

Il candidato ideale per Billy era Richard Gere, bell’uomo, attore che prima di fossilizzarsi con “Pretty Woman” (1990) aveva parecchie sfumature e quel tocco “ambiguo” che serviva, ma arrivò presto la notizia: Al Pacino non aveva mollato l’idea di lavorare un giorno con Billy Friedkin e voleva farlo in “Cruising” a tutti i costi. Ricordate no? I due hanno rischiato di lavorare insieme a “Nato il quattro luglio”, ma quando si chiude una porta di apre un portone (di un locale sadomaso) e con uno dei nomi più grossi di Hollywood a bordo, “Cruising” era un progetto con tutti gli occhi addosso, molti dei quali piuttosto incazzati.

Le tecniche di interrogatorio della polizia verificate da Friedkin nei suoi studi per il film (storia vera)

Le proteste cominciarono prima che il film fosse nelle sale, anzi, a dirla tutta, cominciarono quando il film doveva essere ancora girato, la comunità omosessuale prese di mira “Cruising” sostenendo che un film così avrebbe fatto fare numerosi passi indietro alle lotte per i diritti civili dei gay, l’attacco era su tutti i fronti, era facile screditare i film di Friedkin che avevano avuto poco successo al botteghino, quelli non mancavano, ma la rivalutazione in negativo cominciò per tutti i suoi film, in quello che era a tuti gli effetti un tentativo di screditarlo.

Cominciarono a girare copie “pirata” della prima bozza di sceneggiatura, con particolare enfasi sulle scene più controverse che spesso fanno da sfondo alla storia, ma ormai la folla aveva il sangue agli occhi e se Festa per il compleanno del caro amico Harold era stato etichettato dalla comunità gay come un film troppo datato, “Cruising” doveva essere demonizzato a tutti i costi. Le riprese cominciarono con i set presi d’assalto dai manifestanti, impegnati ad insultare attori e operatori e molte volte con il lancio di sassi ed oggetti contro tutti, da Friedkin ad Al Pacino, insomma si girava in una polveriera, ma poi, si girava davvero? Perché ad un certo punto erano tutti pronti, Paul Sorvino dopo Pollice da scasso era tornato a lavorare con Billy nel ruolo del responsabile dell’operazione di infiltramento del protagonista, mentre la bellissima Karen Allen ricopriva il ruolo di Nancy, la fidanzata di Steve Burns il personaggio di Pacino, sì, ok, ma il nostro Steve dove sta?

Per essere un film che Pacino odia, era decisamente intenso nella parte.

Attore di metodo, Al Pacino chiese di non vedere i locali prima di iniziare a girare, voleva che la sua reazione fosse spontanea come quella del suo personaggio, per entrare meglio nella parte si fece tagliare i capelli da un barbiere in voga presso la comunità gay del West Village, risultato finale? Un taglio a spazzola che faceva sembrare Pacino un ragazzetto rachitico tutto naso (storia vera). Visto che conciato così non avrebbe potuto recitare nemmeno in un video dei Village People, ci vollero sei settimane di attesa e parecchi soldi spesi in barbieri e cure ai capelli per restituire a Sansone la sua forza, tra una sassaiola e una sistemata al ciuffo, “Cruising” venne portato a compimento, il risultato finale? Un film tostissimo, eppure uno dei più riusciti della filmografia di William Friedkin.

“Cruising” non prende prigionieri, comincia con un braccio mozzato ripescato dall’Hudson e continua con due sbirri, impegnati ad arrestare due travestiti, con il solo obiettivo di portarseli in macchina per un po’ di sesso sotto minaccia, il tutto mentre i due poliziotti un minuto prima si stavano lamentando delle rispettive mogli e uno dei due, per altro, ha il volto butterato di Joe Spinell, uno che nello stesso anno terrorizzava le strade della città in Maniac.

Lo so che state pensando a questo, vi conosco!

Friedkin con questo film ha saputo lavorare sui contrasti, sollevando il velo sul tabù dell’omosessualità nel corpo di polizia, con la precisa intenzione di sottolineare gli abusi e i maltrattamenti subiti dalla comunità gay, ma in un film così forte nei contenuti, forse il pubblico non era pronto a cogliere la provocazione di locali sadomaso, pieni di clienti spesso vestiti in pelle nera e occhiali a specchio, dove si festeggia con serate a tema polizia, in un cortocircuito in cui buoni e cattivi si confondono e probabilmente scopano anche tra di loro. Il tipo di cinema dove i chiari e gli scuri non sono netti, come accadeva negli anni ’70, perché “Cruising” sarà pure uscito nel 1980, influenzando che so, la gag del locale gay di “Scuola di polizia”, ma si porta nelle budella quella denuncia tipica dei film del decennio precedente, seppur anticipando, per certi versi, alcune atmosfere da film horror, anche solo per l’ossessione di un protagonista con le mente in caduta libera, quasi uno slasher, in alcuni momenti.

Un poliziesco in cui le pulsioni dei personaggi sono in contrasto, il desiderio di facciata di Steve Burns (Al Pacino) è quello di guadagnarsi il distintivo di detective, fare carriera e vivere una vita più serena con la fidanzata Nancy (Karen Allen). Quando gli omicidi cominciano, il suo superiore Paul Sorvino lo sceglie perché fisicamente Steve somiglia ad alcune delle vittime e qui il desiderio del protagonista comincia a fare a cazzotti con il suo istinto, represso dentro se stesso.

Paul Sorvino, da criminale a sbirro nel giro di due film.

Karen Allen compare pochissimo in un film che, per ovvie ragioni, è quasi interamente maschile, ma nei tre momenti chiave in cui entra in scena ci aiuta a capire quanto Steve sia sprofondato giù nel gorgo. All’inizio, quando avvisa la ragazza che per lavoro sparirà per qualche mese e non potranno vedersi, Al Pacino fa uno sguardo perso nel vuoto, come di uno che ha tutti i pensieri del mondo per la testa, mentre la sua frase «Ci sono tante cose di me che non sai…» è il primo tarlo anche nella mente di noi spettatori, perché con una scelta brillante Friedkin sfuma per poi passare alla prima visita di Steve ai locali che è talmente forte da farci dimenticare (momentaneamente) le riflessioni del protagonista.

Quando, poi, in cerca di un po’ di ossigeno, dal suo ruolo sotto copertura così opprimente, Steve torna da Nancy per fare l’amore, il nostro riesce a completare l’atto sessuale solo ripensando a cosa succede tra le quattro mura del Mineshaft, infatti, ancora una volta, con brillante utilizzo del montaggio sonoro, Billy sovrappone alla colonna sonora di Jack Nitzsche, i pezzi ossessivi che Steve balla contornato da uomini nel locale. Pensare che qualcuno ha fatto bei soldi con un film all’acqua di rose (e pure un po' scemi) sul BDSM, eh?

Cinquanta sfumature di nero, tzè! Qui saranno almeno settanta o ottanta.

La scena finale è sorprendente: il modo con cui Friedkin lascia intuire comunicando solo per immagini è notevole, Steve si sta facendo la barba, il caso è stato in qualche modo risolto e Nancy innocentemente, nell’altra stanza, indossa i suoi vestiti da gay club. Il film termina, ma mentre scorrono i titoli di coda anche noi spettatori come Steve, siamo ancora nel gorgo della storia: quale sarà la sua reazione quando uscito dal bagno la vedrà vestita così? Il sospetto serpeggia, in un altro gran finale sospeso, abilmente Friedkin ha saputo portare realismo all’interno di un poliziesco, con quello stile che lo ha sempre contraddistinto fin dai suoi primi documentari, ma allo stesso tempo ci fa capire che bianco e nero non possono essere distinti e separati, non nel cinema davvero di qualità, quello che non ha paura di sconvolgere il pubblico per farlo pensare e in cui anche il protagonista, potrebbe essere l’assassino.

Karen Allen sempre una meraviglia, anche vestita da Village People.

Una scelta cinematografica azzeccatissima, perché rende “Cruising” oltre che un film estremo nei contenuti (la più alta percentuale di culi pelosi per centimetro di pellicola mai vista al cinema), ma anche un film torbido che ti s'incolla addosso come l’esperienza attraverso cui è passato Steve Burns, perso in un mondo sotto la superficie del nostro che la società volutamente ignora. Questo sospetto strisciante è stato sottolineato da Friedkin durante il montaggio del film come l’ha presa Al Pacino? Malissimo.

L’attore che durante le riprese chiedeva di fare più ciak possibili per lasciarsi andare all'improvvisazione, di fatto “bruciando” le buone prestazioni degli altri suoi colleghi che, invece, avevano studiato il copione, dopo aver visto il montaggio finale, l’attore ha chiesto di modificare quasi tutto il film, la sua tesi? Se tu Billy me lo avessi detto, avrei interpretato il mio personaggio come un potenziale assassino, ma Friedkin è stato fedele alla massima cinematografica per cui il set può essere un infermo (e quello di “Cruising” lo è stato davvero), ma è in sala di montaggio che la storia prende davvero forma. Dopo essersi sentito tradito dal suo regista e deluso dalla sua prestazione, Pacino si è rifiutato di prendere parte al tour promozionale del film, ma più in generale, di rispondere a domande su “Cruising” (storia vera). Un peccato perché in alcuni momenti il Pacino migliore emerge, come nella scena in cui Steve sfidato da Gregory (James Remar) che lo vede come un rivale, tira fuori la rabbia che accumula dentro da mesi, uno dei passaggi più intensi per il protagonista.

Ballo, ballo, ballo da capogiro / Ballo, ballo, ballo senza respiro

L’assenza di Pacino e il suo silenzio non ha fatto altro che dar forza alle polemiche feroci attorno al film che, infatti, venne etichettato come uno sguardo bigotto sull’omosessualità e secondo Billy non ha aiutato nemmeno la nuova politica di Reagan (il presidente, non la ragazzina posseduta da Pazuzu) che voleva l’ottimismo a tutti i costi, rappresentato meglio da film come Raiders, tanto per citarne solo uno dove recita Karen Allen.

Per William Friedkin è un’altra sconfitta, come per Il salario della paura un altro film molto sentito che non viene apprezzato dal pubblico incassando pochissimo, eppure una riflessione interessante che conferma il nostro Billy come il regista dei personaggi controversi, quelli che si muovono tra luci ed ombre, tra il bene e il male. Nel corso degli anni “Cruising” è stato oggetto di una minima rivalutazione anche da parte della comunità omosessuale, da parte mia non esito a definirlo come una delle ultime volte in cui il drago del cinema americano degli anni ’70 ha mosso la coda, facendo spazio a quello degli anni ’80. Inutile aggiungere che oggi un film così non potrebbe esistere, eppure proprio per questo bisognerebbe rivederlo, perché il cinema non deve educare o dare risposte etiche, al massimo deve sollevare dubbi, ditemi che Hurricane Billy non lo ha fatto quasi sempre con i suoi film. Il prossimo arriverà su questa Bara tra sette giorni, non mancate!

36 commenti:

  1. Pensa che sto film sta a metà strada tra pochi anni prima quando c'era John Travolta mezzo nudo davanti allo specchio che gridava "Al Pacino!!!" e pochi anni dopo dopo quando non ti arrivano i Frankie Goes To Hollywood... E ovviamente Scuola Di Polizia.

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    1. A suo modo ha spostato qualche equilibrio ad Hollywood, senza fare il “pesantone” è anche un titolo niente male della decostruzione dell’eroe maschio e bianco, sarebbe interessante oggi vedere film così, ma figurati, ha già scatenato un putiferio nel 1980 figurati cosa potrebbe fare nel 2021 ;-) Cheers

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  2. Più che altro il film da una visione molto cupa dell'omosessualita' e la comunità gay cercava di ottenere rispetto da parte della stampa, oltre al fatto che stava per cadere sotto la scure negativa dell'AIDS, che per anni me avrebbe compromessa ancor di più l'immagine.
    Se 10 anni prima con Harold, Friedkin dava un ritratto di infelice disperazione dove un omosessuale felice è un ossimoro (si, l'ho visto il film così come gli extra, ottima opera, ma da vedere in originale), con Cruising c'è la chiosa su tutto il discorso, con un'opera fredda, cupa ed algida, tutto l'opposto delle nuove tendenze anni 80', che volevano la superficie e basta, mentre a Friedkin sin dell'inquadratura iniziale totale sulla città, interessava cosa c'è nel substrato urbano.
    Un mio amico omosessuale appassionato di cinema non vuole vedere il film per la cattiva fama che ha e perché dice che nella comunità gay ha un'opinione negativa.

    Poi c'è un montaggio ufficiale? Io ho visto una versione da 100 minuti, so di una versione con scene in più cone quella di fisting anale che lascia molto scossi.
    Al Pacino ne libro di Friedkin si comportava come una super-star.

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    1. Più che altro Friedkin voleva fare un poliziesco, ambientato in un mondo che come quell’inquadratura iniziale suggerisce, è una sottocultura, molto diverso da “Harold” nell’approccio, tanto era conservatore uno quanto provocatore l’altro.
      Mi risulta 102 minuti, in cui oltre alle scene forti sono spariti anche i dialoghi più coloriti, anche quando Paul Sorvino chiede al protagonista se è pronto ad accettare il lavoro. Numero di altre collaborazione tra Al e Billy, zero, nisba, nada, un po’ come i commenti di Pacino su questo film, silenzio radio totale da parte dell’attore, quindi i fatti per ora mi convincono a prendere come attendibile la versione raccontata da Friedkin nel libro ;-) Cheers

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    2. Friedkin ebbe il controllo sul montaggio di tale film? Circola in giro con vari montaggi, mio nonno (pace all'anima sua) non so come riuscì a vedere una versione da oltre 2 ore e passa, che aveva molte scene forti, tra cui quella di fisting anale che lo lascio' molto infastidito perché considerava un pò troppo gratuita e fatta giusto per scandalo, ma non so se fosse una versione voluta dal regista. In home video da noi sto film non esiste.

      Di Friedkin ho visto poco (Harold, recuperato grazie a tale rubrica, Braccio Violento della Legge, Esorcista, Cruising, Vivere o morire a Los Angeles, Basta Vincere e Killer Joe). Il prossimo commento quindi sarà per Vivere e morire a Los Angeles, un capolavoro (il secondo di Friedkin dopo L'Esorcista) e miglior poliziesco anni 80.

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    3. Ah pure Regole d'Onore, ma quel film è una porcata, Friedkin sceglie il male ideologico puro con quel film.

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    4. "Più che altro Friedkin voleva fare un poliziesco"

      Credo che la questione sia tutta li'. Non voleva essere un documentario, ma un film di genere, un thriller col serial killer, dove la deformazione allucinata degli ambienti fa parte del gioco.

      In Cruising ci sono due punti vista molto forti. Quello interno del protagonista, cioe' un poliziotto etero (o presunto tale) che si deve immergere in ambienti per cui prova repulsione e attrazione. Quindi la visione "malata" degli ambienti e' quella del personaggio. Naturalmente all'epoca si dava per scontato che lo spettatore medio fosse in sintonia col sentire del protagonista, che e' quello che rende oggi il film irricevibile per la cultura odierna, ma che allo stesso tempo era cio' che all'epoca lo rendeva coraggioso, visto che comunque trattava un argomento tabu'. E poi c'e' il punto di vista esterno di Friedkin, un autore che ha sempre dipinto ambienti decadenti, marci e senza coordinate morali, persino nelle sue commedie, quindi anche i quartieri gay di New York dell'epoca non facevano eccezione nella sua visione.

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    5. Bisognerebbe indagare sulla versione del nonno, in quella che ho visto io la scena è presente, intanto questa rubrica non si ferma, ho ancora parecchi ottimi film da macinare ;-) Cheers

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    6. Parleremo anche di "Regole d'Onore", tempo di raggiungere lo strato geologico giusto della filmografia di Hurricane BIlly. Cheers!

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    7. Infatti non è un caso se “Cruising” sia diventato il padre nobile di parecchio cinema horror degli anni ’80, Billy sarà anche un regista che ha fatto solo un horror (anzi due, ma uno lo ha disconosciuto) però ha dato tanto al genere, anche se è inutile negarlo, i polizieschi sono quelli che gli sono sempre venuti meglio ;-)
      Perfettamente così, più o meno Al Pacino doveva rappresentare la maggior parte del pubblico, oppure con il fatto di essere Al Pacino, il pubblico doveva aggrapparsi a lui come sostegno morale, nella discesa in questo mondo sconosciuto alla maggior parte degli spettatori, solo per poi farsi togliere il tappeto da sotto i piedi dal regista. Il colpo di genio è proprio quella repulsione del protagonista e il modo in cui Friedkin non ha mai moralizzato nei suoi film, ci ha sempre portati in luogo cinematografici controversi, mostrando luci ed ombra, insomma il tipo di cinema che non si fa più perché oggi i buoni devono essere buonissimi e i cattivi, solo dei buoni in divenire. Cheers!

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  3. Carabara, io ho una teoria su Bill Effe - ho una teoria su tutto come chi sa poco o nulla - e cioè penso che dia il meglio con attori bravi che intercetta quando non sono ancora famosi, come Gene e Roy in The French Connection e Will e Willem ( contiamo anche l'esordio cinematografico di Turturro ndr ) in To live and Die in L.A.
    Pacino era già Pacino da anni al tempo di Cruising. Bill scava e scava ha un atteggiamento da documentarista. Non ha fatto scuole di cinema. Ha fatto tanta gavetta. Se fosse stato un pittore, sarebbe stato fuori con il cavalletto a dipingere dal vero ninfee indemoniate in un locale sado maso della Città degli Angeli sotto la pioggia con al fianco un bidone di nitroglicerina. Per la sua pellicola + controversa, avrebbe dovuto scegliere uno sconosciuto, come aveva fatto x L'Esorcista. Avrebbe dovuto chiedere al suo amico mobster matto come un cavallo di indicargli un tale tra quelli che frequentava il suo club che potesse sembrare anche un rookie. Ciao ciao

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    1. Teoria tutto tranne che campata in aria, d’altra parte qui è stato Al Pacino, già una stella di prima grandezza a cercare Friedkin, quindi scorsati gli schiaffoni in faccia come capitato a William O'Malley, però vale anche l’opposto: Matthew McCoso è diventato un attore quando è si è laureato alla scuola Friedkin di recitazione, prima era uno che mostrava gli addominali al cinema. Cheers!

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    2. Killer joe, vero? Non lo ho visto, ma so che il divo lo considera un suo punto di svolta. Devo trovare il modo di recuperarlo. Io ho visto qualche intervista a Matthew McConaughey e ho l'impressione che sia matto come la lepre marzolina. O gioca con lo stereotipo o è stato morso da Il Metodo genericamente modificato quando era ad uno stage alla Julliard e ora può saltare da un True Detective ad un ruolo per Scorsese aderendo colle dita alla Torre Nera in totale Serenity. Excelsior!

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    3. Merita, cioè è strano forte quasi quanto McCoso però quello strano noir che ha rimesso il texano sulla mappa geografica di Hollywood si merita uno sguardo. Cheers!

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  4. E ci siamo arrivati.
    Altro pezzo da novanta, nella filmografia di Friedkin.
    Ripensandoci , mi viene in mente una specie di aneddoto delle mie parti, che di fatto riassume tutto il film. E quello che Billy ha dovuto passare per realizzarlo.
    Sarebbe in dialetto, ma tradotto nella lingua di Dante (non Silvio) suonerebbe così.
    Un gruppo di amici si ritrova in casa a chiacchierare (tipo Harold), e viene fuori che un loro comune conoscente é omosessuale.
    Uno del gruppetto salta su sdegnato e dice “Che schifo!!”
    Quello vicino lo guarda e gli fa: “Ma tu hai provato, per dire che fa schifo?”
    Geniale, gente. La cara, vecchia saggezza popolare.
    Meglio di questo solo la battuta nelle prime pagine di “It”, quando il vecchio agente redarguisce i tre teppisti che se la stanno prendendo con la coppia di gay.
    “Questo bastardo mi sta dando del frocio!!”
    “E allora? Hai paura che ci ha visto giusto, per caso?”
    La dimostrazione che l'ironia é l'arma migliore, contro certe menti ottuse.
    Qui, però, parliamo di un film da trattare con assoluta cautela. Perché c'é sul serio il rischio di scottarsi.
    Friedkin si é cimentato più o meno con lo stesso spirito pionieristico, senza alcuna idea preconcetta e alla ricerca del massimo realismo possibile. Come sempre.
    Ma credo che quel che ha trovato ha superato addirittura le sue aspettative, stavolta.
    Se rosee oppure no, non saprei dirlo.
    Ma vi giuro, avrei voluto vedere la sua faccia.
    Altro che “Qui fanno la miglior insalata di banane di tutta la città” come direbbe Proctor (daje!).
    Il film fu un fiasco, e per poco non mandò all'aria tutta quanta la sua carriera.

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    1. Oddio, non é che con gli ultimi avesse fatto chissà quali sfracelli, eh.
      Ma qui é arrivato davvero ad un passo dal giocarsi la credibilità. E le credenziali.
      Eppure va visto. Perché era assolutamente avanti, per i tempi. Ed attuale ancora oggi.
      E' un film di denuncia, per certi versi. Ma ho come il timore che il suo messaggio sia stato completamente travisato.
      Ai tempi venne apertamente osteggiato dalla comunità gay, in quanto secondo loro ne forniva un'immagine distorta e deviata. Di persone dedite al sesso promiscuo e senza alcuna inibizione.
      E in effetti l'indagine del detective Burns prende ben presto la piega di un'autentica discesa agli inferi. Tra ambienti torbidi ed equivoci, degrado, squallore e preversioni di ogni tipo e risma.
      E man mano che si addentra in questo territorio inesplorato, scopre anche una parte di sé che non sapeva nemmneo di avere. O...forse sì?
      Ha scoperto che gli piace parecchio il pesce, come direbbe il nostro Renatone nazionale, oppure era la sua vera natura sin dall'inizio, che ha sempre cercato di occultare e di reprimere a tutti i costi?
      Io credo che il film vada dritto al punto della questione, e senza tanti fronzoli.
      Si poteva prenderla girandola alla larga. Ma Friedkin si mette un bell'elmetto da speleologo e va fino in fondo.
      Un'operazione dolorosissima, per chi la fa e per chi la guarda. Ed infatti il risultato può fare davvero male.
      Scusate, é un continuo doppio senso. Ma non se ne esce, qui.
      Forse la reazione (persino troppo veemente, forse) da parte della comunità omosessuale all'uscita del film fu dovuta proprio dal fatto che Friedkin in fondo aveva capito tutto, di loro, pur non avendoci niente a che fare. E lo mostra senza tanti inutili giri di parole, e senza peli sulla lingua.
      La nuda e cruda realtà.
      Cosa c'é veramente dietro a tutti gli eccessi e all'ostentazione eccessiva?
      Solitudine, spesso. E disperazione.
      Ricorrono alla trasgressione perché di fatto possono vivere le loro pulsioni soltanto da reietti, da emarginati.
      E' l'unico modo che hanno. Che gli é rimasto. E che gli hanno consentito.
      Come il Cruising, appunto. Il ritrovarsi in luoghi appartati, e noti solo ai frequentatori nient'affatto occasionali che lì vi transitano, alla ricerca di sesso occasionale.
      Darsi al primo che capita, anche se sempre tra adulti consenzienti.
      Una sorta di prostituzione, anche se non ci si fa pagare.
      Ai confini della società, di notte, quando il resto del mondo e la gente cosiddetta NORMALE dorme, e non li può vedere in modo che così non arrechino disgusto ai loro occhi.
      E a combattere la propria natura si corre il rischio che essa degeneri, e che si impregni di deviazioni sadiche e violente. Che alle volte nascono persino dal rifiuto, dall'incapacità di accettare sé stessi.
      Ma ripeto...sei tu che ti ritieni sbagliato, o é la società che ti fa sentire tale e ti porta ad odiarti, e a odiare tutti quelli come te e che non sono come il resto della gente?
      Oggi lo hanno in parte rivalutato, e in certi casi lo hanno fatto rientrare a pieno merito nella filmografia di genere. Per qualcuno é persino un caposaldo.
      E direi.

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    2. Friedkin si é fatto portavoce, ma il problema é che nessuno glielo aveva chiesto. I diretti interessati in primis.
      Dal punto stilistico ha lanciato iconografia a pacchi, con quel suo tono così dark e cupo.
      Nero e bluastro la fanno da padroni. E se ci fate caso nei polizieschi anni 80, persino quelli più action, un localaccio infimo ed equivoco non é mai più mancato.
      Tralasciando il celeberrimo Blue Oyster Bar di “Scuola di Polizia” (TATTARATTATTATTAAA...), basti pensare a “Codice Magnum”, ad esempio.
      Al Pacino é semplicemente perfetto.
      Non ne parla volentieri. Anzi, non ne parla proprio. E se glielo tiri in ballo, si mette a fischiettare e si allontana.
      Ho come l'impressione che per il ruolo di Burns prima ci abbia pensato, e poi accettato. Ma non necessariamente nell'ordine che appena elencato.
      Peccato, perché é una delle sue più grandi prove, e più sottovalutate.
      Mi pare che Friedkin volesse Richard Gere. Ma Pacino nei ruoli del poliziotto scomodo ci si trova alla grandissima, visto che arriva direttamente dai panni smessi di colui che ne rappresenta l'esempio classico.
      Serpico.
      La vicenda si svolge anch'essa al Greenwich e lo stesso Serpico, per aver sollevato un polverone relativo alla corruzione e al malcostume nelle forze dell'ordine, si beccò accuse di individuo dalla dubbia moralità e dalle discutibili tendenze sessuali.
      E qui sulla polizia si apre una bella parentesi.
      Burns viene letteralmente gettato allo sbaraglio, in un territorio sconosciuto.
      So che il termine giusto sarebbe CRUSADER, ma vedendo quel che gli accade non si può fare a meno di pensare ad una figura simile a quella del crociato.
      E' quasi una causa persa, un vuoto a perdere. E lui accetta solo perché, in caso di successo, sarebbe un bel colpo per la sua carriera.
      Di fatto, si piglia una grana che nessuno vuole accollarsi.
      Emblematica la scena dell'interrogatorio alla centrale, dove un poveretto innocente subisce una serie di autentiche sevizie nel tentativo di convincerlo a confessare.
      In un certo senso, Friedkin si dimostra quasi profetico.
      Ieri parlavo di Jeffrey Dahmer.
      Qui vengono quasi anticipati i futuri orrori di Milwakee.
      Non é una novità che Dahmer, con un po' più di attenzione, avrebbe potuto essere fermato molto prima.
      Qui avviene la stessa cosa.
      Burns scopre suo malgrado che ai colleghi non importa fermare il killer. Non se ne curano non gli interessa indagare e a momenti arrivano persino a coprirlo. Perché alla fine gli sta facendo persino un favore.
      In fin dei conti...sono robe da finocchi (scusate). E finché si ammazzano tra loro...tanto meglio per noi.
      Come con Doyle, appostamenti e appostamenti che finiscono il più delle volte in un vicolo cieco (in tutti i sensi) e che non portano a nulla.
      E solo Burns, grazie alla sua ostinazione, riuscirà a risolvere il caso.
      Peccato che, come da tradizione anti – climax che ogni film di Friedkin comanda...nel finale arriva la classica mazzata tra i denti che di fatto ti rende impossibile continuare a parteggiare per il protagonista.
      Da vedere assolutamente.
      Uff, finito.
      Grandissima recensione per uno dei miei film preferiti di Friedkin.
      Complimenti davvero.

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    3. Anche la frase di lancio del film ammicca, giocando con il titolo del film, in ogni caso ti ringrazio questo resta uno dei migliori di Hurricane Billy, controverso quanto vuoi ma mancano film capaci di portare il pubblico nelle zone d’ombra, oggi più che mai. Cheers

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  5. Post da applauso, una lettura che ti inchioda fino alla fine: Friedkin sarebbe orgoglioso di questo tuo ciclo ^_^
    Ignoravo tutto, e penso alla faccia di Billy che legge sul giornale di un suo attore condannato per quegli omicidi: era davvero un modo con cui l'Universo lo spingeva a girarlo. Oh, bastava una lettera :-D

    Ricordo di aver visto questo film in famiglia, da ragazzo, durante un passaggio televisivo, probabilmente proprio la prima visione di Italia1 del 7 maggio 1990: già che il film ci abbia messo dieci anni ad arrivare in TV la dice lunga su quanto "scottasse".
    Per quanto all'epoca non esistessero ancora i "bollini rossi" di Mediaset, le forbici esistevano eccome. Sono andato a guardare su ItaliaTaglia e scopro che è dal 1985 che provavano a far passare il film in TV ma niente: la censura italiana non mollava sul divieto ai minori di 18 anni e quindi niente piccolo schermo. Solo nel 1989 il divieto scende a 14 anni... dietro pegno di un mare di tagli.
    Quella sera io e i miei genitori eravamo pronti ad un film controverso, si sapeva che parlava di un poliziotto che andava in missione segreta fra i gay e questo gli "smuoveva qualcosa dentro", quindi era chiaro che qualcosa si sarebbe visto. E invece... niente. Ricordo solo la profonda delusione di trovarci davanti al vuoto assoluto: la storia inizia con un etero ritroso e timoroso del mondo in cui sta entrando e la scena dopo è Re Chione (questa è sottile!), dominatore del proprio regno. Ma... cos'è successo nel mezzo?
    Temo che la quantità di tagli imposto al film l'abbia completamente distrutto, in TV, ogni approfondimento del personaggio scompare e in famiglia rimanemmo tutti come scemi: ma che film è? Ovviamente non sapevamo nulla, né della vera storia, né di chi fosse Friedkin né dei tagli imposti, e bollammo il film come "roba vecchia" che non aveva avuto il coraggio di affrontare il tema scelto.

    Povero Billy, grazie al tuo ciclo sto rivalutando un autore che ho sempre considerato soppravalutato, ma che invece soffre di una corrente contraria ineluttabile e instancabile. Ora devo assolutamente trovare la versione più completa del film e dargli una seconda possibilità, a trent'anni da quella massacrata prima visione su Italia1.

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    1. Ti ringrazio molto, gli devo parecchio sia in termini di stima sia perché molte informazioni sono state confermate dalla sua autobiografia, piuttosto lucida sui fatti. Ti ringrazio per il racconto di vita vissuta, gli Etruscus si confermano famiglia progressista avanti di millenni, anche più avanti della censura del piccolo schermo, infatti ho visto una versione doppiata, dove erano state reintegrate le parti tagliate, che guarda caso sono quelle dove succede beh, tutto il film.
      Il problema con Hurricane Billy è che verrà per sempre ricordato per un film uber famoso, come sempre quando un film raggiunge quel tipo di popolarità, spesso viene apprezzato per i motivi sbagliati, quando poi personalmente, trovo i polizieschi di Friedkin mille volte meglio, ma qui è gusto personale, quindi del tutto sindacabile ;-) Cheers!

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    2. Visto tutto d'un fiato, penso che la tua recensione sia decisamente migliore del film!
      Sapendo i retroscena ho potuto capire scene che onestamente non rendono la potenza che c'è dietro. Ho visto un'edizione da 98 minuti, magari non sarà completissima ma ci si avvicina, e purtroppo a trent'anni di distanza ho ricordato quella prima visione del 1990: a sorpresa ricordavo la scena di Al Pacino che butta dalla finestra il cappello del poliziotto montagnoso!
      Tutta quella psicoanalisi spicciola snocciolata "a gratis", non richiesta, tutto quel silenzio che avvolge il film, quasi un'opera muta fatta esclusivamente di pessima musica, quel finale buttato via così, che peraltro temo di non aver capito. Insomma, ti confermo l'impressione dello spettatore generico: non un'opera da ricordare, senza sapere i vari retroscena.
      Nella prossima edizione DVD dovrebbero stampare nel libretto la tua recensione :-P

      Per finire, quando il cattivo e la sua vittima entrano nella stanzetta dove proiettano un filmino porno... ho indicato lo schermo e ho gridato "L'ululato" (1981)!!!! Può darsi che Joe Dante abbia voluto in qualche modo citare "Cruising" con la scena iniziale? Alzo il tiro: il cattivo di questo film (o supposto tale) canticchia la canzoncina del lupo... e il Lupo di Dante invita la sua preda in una stanzina dove proiettano un filmino porno. Qui lupo ci cova! :-P

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    3. Sarebbe un onore uscire allegato al DVD ma ora mi hai fatto pizzicare il senso di Dante, qui davvero ci sono legami quasi diretti, considerando l’enorme cultura quasi enciclopedica del vecchio Joe, non mi stupirebbe l’omaggio ;-) Cheers!

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    4. Italia 1 ha massacrato più di un film. Su tutti La Cosa di Carpenter che gente che lha visto in tv mi dice che non è così horror come gli avevo detto... Ma io l'avevo visto al cinema e cacchio se ci dava dentro Rob Bottin con i suoi effetti speciali!!!

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    5. Ciao Cassidy, mi sa che anche io ho visto il film quando è stato trasmesso su Italia1, come il fratello Lucius. Se non sbaglio era legato a un ciclo di film su Al Pacino. Ho ricordi abbastanza confusi, anche se la sensazione strana che mi lasciò la rammento bene. Apriva una visione su un mondo che un quindicenne di allora poteva solo immaginare da pellicole come il già citato Scuola di Polizia, dandone comunque una visione disperata e anche un pò triste. Insomma non lasciava indifferenti. Da allora non l'ho più visto.
      Piccola nota: c'è un refuso su Pretty Woman che è del 1990.
      Buon fine settimana 👋

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    6. Italia 1 e la tv italiana in generale ha fatto da sempre queste barbarie, basta dire il trattamento riservato a "L'aldilà" di Fulci, ma gli esempi sarebbero tanti. Cheers

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    7. @Bobby
      Per fortuna "La Cosa" l'ho vista in VHS da videoteca, quindi ho avuto subito un assaggio bello ghiotto della magia del grande Rob Bottin. Comunque vorrei spezzare una lancia in favore di Italia1: i tagli erano imposti dalla commissione di censura italiana del Mistero dello Spettacolo, non da Fininvest. Anzi, sono abbastanza sicuro che quando Italia1 potesse addirittura ignorasse alcune imposizioni: non ho la prova della "pistola fumante", ma è quasi sicuro che quello stesso 1990 "Il ritorno dei morti viventi" sia andato in onda in versione completa, e non tagliata come voleva la censura italiana.
      Per fortuna nel 1991, con l'esplosione del mercato home video, guarda caso la commissione di censura italiana è diventata incredibilmente più "morbida" e quello che prima era vietato... puf, ora non lo era più! E senza tagli :-D

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    8. Si Lucius ha ragione, ovviamente passano i film dopo i vari visti censura, non parlerò mai di Italia 1, negli anni ci ha permesso di vedere tanto di quei film con cui siamo cresciuti tutti, siamo tutti figlie e figli di Italia 1 e Odeon ;-) Cheers

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    9. Grazie Daniel-San, mi è scappato un otto al posto di un nove, ho corretto grazie ;-) Cheers

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  6. @Daniele
    In effetti quel 1990 Al Pacino era al cinema con "Il Padrino III" e "Dick Tracy", quindi non stupisce che Italia1 gli presti attenzione. Dando un'occhiata veloce scopro che quell'anno, oltre "Cruising" in prima visione, abbiamo: 6 maggio "Scarface", 29 settembre "Serpico" e 30 ottobre "Quel pomeriggio...", tutti su Italia1.
    Nel dicembre 1986 in famiglia vedemmo un film che sulle guide TV faceva abbastanza scalpore: "Making Love" (1982) di Arthur Hiller, dove un uomo faceva quello che facevano tutti, nei film anni Ottanta (cioè tradire la moglie), ma lo faceva in modo decisamente diverso, visto che la tradiva con un altro uomo. Il tema dell'omosessualità all'epoca lo ricordo affrontato esclusivamente a livello di barzelletta, di commedia spicciola, di Vizietto e piume di struzze, un film che ne parlasse in modo drammatico e senza esagerazioni comiche era qualcosa di davvero unico, anche per cercar di capire un fenomeno la cui esistenza era sempre stata messa sotto il tappeto. Nei maschi anni Ottanta, così sprizzanti testosterone, si poteva accettare una mascolinità così alternativa? Era questo che ci aspettavamo da "Cruising", invece mostrava un universo alieno - i nerboruti vestiti di pelle nera mettevano più paura degli xenomorfi! - ma quasi dandolo per scontato, mostrandolo come fosse la normalità, per cui onestamente anche oggi, rivedendo il film a trent'anni di distanza, non avverto il "viaggio all'inferno" del protagonista, che non spiega mai cosa stia provando. Se non fosse per la recensione di Cassidy che mi ha spiegato i retroscena avrei continuato a non capire nulla di questo film.

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    1. Parecchia carne al fuoco, Pacino era una stella di prima grandezza, mettici poi il ritardo delle uscite qui da noi, Italia 1 aveva parecchi titoli notevoli da presentare. Hai detto bene, per anni il massimo sulla questione è stato "Il vizietto", Friedkin con "Harold" aveva già aggiunto uno strato più profondo, con "Cruising" voleva mostrare l'attrazione e la repulsione del protagonista, un film che ha tutto degli anni '70 arrivato all' inizio degli '80, Hurricane Billy ha dato la "colpa" alla politica ottimistica del presidente Reagan, ma hai detto bene, forse ha sottovalutato i quintali di testosterone nei film di quel decennio. Cheers!

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    2. @fratello Lucius, sicuramente il testosterone che si respirava all'epoca era il motivo per cui una pellicola che mostrava normalmente delle situazioni che venivano considerate "strane" poteva suscitare, per contrasto, un disturbo in chi guardava, almeno per chi, come me, non aveva ancora maturato una consapevolezza su altre realtà. Comunque, come dicevo, il senso di straniamento lo ricordo bene, seppur, come mi confermate, fosse tagliato. 👋

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    3. Sono sicuro che nel 1980 questo film abbia stravolto più di uno spettatore, ma nel 1990 ormai "Scuola di polizia" aveva sdoganato quel tipo di gay-bar (anche se in versione parodistica) e certi localini pittoreschi non erano più una novità scottante, quindi non bastava mostrare il protagonista che ci entra per far capire il suo "viaggio all'inferno", andava spesa qualche parola che invece è rimasta muta. E sicuramente snocciolare psicologia spicciola era di scottante attualità nel 1980, quando grazie all'esplosione del formato pocket anche la gente comune poteva leggere testi (come quelli di psicologia) di solito limitati a chi aveva più mezzi, ma nel 1990 risulta una trovata debole: il bisogno patologico di attenzione che confessa la prima vittima, il rapporto con il padre del (presunto) colpevole e le sigarette come regressione alla fase anale... diciamo che le poche parti di sceneggiatura non aiutano il film, anzi!

      Ricordo un episodio di "C.S.I." (o qualcosa del genere) in cui un attore di film d'azione teneva segreta la sua omosessualità, perché nessuno spettatore vuole vedere un action hero gay. La cosa mi colpì tantissimo, perché mi resi conto che... era vero! Certe cose le accetti di testa, ma non di pancia: sono cresciuto con gli eroi d'azione maschi e muscolari, vedere il duro che fa fuori un esercito con una mano sola per salvare il suo amante gay... temo funzionerebbe molto poco! E' brutto da dire, di testa so che è sbagliato, ma di pancia è un'altra cosa. Spero che le nuove generazioni abbiano una pancia meglio calibrata :-P

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    4. Penso che gli anni in cui viviamo siano quelli dove stia avvenendo il ricalibramento della pancia, anche se sarà un progresso lungo, che passerà anche attraverso il cinema. Cheers!

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    5. Che poi Al Pacino era un divo, però di suo aveva già interpretato personaggi, definiamoli "Queer" in "Quel pomeriggio di un giorno da cani", però forse da Friedkin il pubblico si aspettava un poliziesco diverso. Cheers

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  7. Recensione da allegare al DVD? Appoggio anch'io la proposta di Lucius ;-)
    Il fatto è che un film come "Cruising" colpisce davvero più duro, una volta che se ne conoscano bene i retroscena. E che, dettaglio non secondario, se ne riesca a vedere una versione NON censurata (come invece lo era la prima tv del '90)...

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    1. Grazie, troppo gentile capo ;-) Ecco una versione non censurata farebbe molto comodo. Cheers!

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