sabato 9 ottobre 2021

Bingo Hell (2021): cose bingose

Anche quest’anno Prime Video rinnova l’iniziativa Welcome to the Blumhouse, il primo titolo estratto dal cilindro dalla casa di produzione di Giasone Blum è un… Bingo!

Il film scritto e diretto da Gigi Saul Guerrero, attrice con alle spalle parecchie regie di alcuni episodi di serie televisive e molti cortometraggi, tutti smaccatamente horror e comici (mi attira molto il suo “Evil dead in 60 seconds” del 2013), che poi è il registro utilizzato anche per questo “Bingo Hell”.

Avete creduto che Gigi fosse un messicano con la panza e i baffi eh?

Il tema della gentrificazione torna spesso nelle produzioni americane, che sia Daredevil o l’ultima stagione di “Shameless”, capita spesso di imbattersi in storie anche horror basate su questo tema, ad esempio mi viene in mente il recente Vampires vs. the Bronx che ha molto in comune con il film di Gigi Saul Guerrero, per certi versi sembra la versione molto più in là con l’età, visto che i suoi protagonisti sono tutti anziani.

Oak Springs è un quartiere che sta cambiando, i maledetti Hipster sono arrivati con i loro locali che vendono beveroni a base di soia e altre diavolerie moderne, che a Lupita (Adriana Barraza) proprio non vanno giù, l’anziana signora rappresenta la vecchia guardia, una di quelle che il quartiere lo ha tenuto in ordine anche quando era minacciato dalle bande. L’unico passatempo vecchia scuola che ancora si concede è il Bingo gestito da Mario (David Jensen), che però muore male nella prima scena del film, soffocato da una strana melma verdastra. Eh che brutta morte!

Quindi anche l’ultimo baluardo del vecchio quartiere cade, sotto i colpi del Dio denaro, il nuovo proprietario conserverà l’edificio e l’abitudine settimanale di pescare numeri, ma lo farà alla sua maniera, perché a Oak Springs è arrivato Mr. Big, che ha il sorriso da squalo di Richard Brake.

Il sorriso che terrorizza anche i dentisti: Richard Brake.

Che razza di faccia incredibile ha Brake? Sembra uscito da un altro decennio, uno di quei caratteristi che fa reparto da solo e infatti, si carica sulle spalle anche buona parte di questo filmetto che dura 85 minuti, non vi impegnerà troppo i neuroni risultando in parti uguali derivativo ma comunque curato. In un cinema che fa abuso di luci al neon, Gigi Saul Guerrero trova il modo di rendere sinistri quelli di “Bingo Hell”.

La sensazione in alcuni momenti è quella di stare guardando un cortometraggio espanso al minutaggio di un film e in certi altri, che dentro “Bingo Hell” con un maggiore approfondimento dei personaggi, avrebbe potuto esserci materiale per altre due ore di racconto, il risultato è sospeso a metà, un film molto orientato a risultare esteticamente ben fatto (missione compiuta) anche se parecchio ridondante, nelle scelte di regia e nella trama.

90, la paura!

Già perché Mr. Big premia i suoi vincitori con carrettate di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, roba da far perdere la lucidità ai poveretti di Oak Springs che prima vincono e poi muoiono male, in morti violente dove la melma verdastra già citata non manca mai, così come i neon sparati, ma il risultato inevitabilmente risulta ripetitivo. Anche perché ammettiamolo, la critica al capitalismo è presente ma più che mordere mordicchia, in generale poi è impossibile non pensare al padre della letteratura Horror contemporanea, di fatto “Bingo Hell” sembra una versione geriatrica di “Cose preziose” di Stephen King, con il sorrido a diciottomila denti di Brake al posto di Leland Gaunt e con Lupita novella sceriffa Alan Pangborn e se vi sembra che io stia semplificando, vi assicuro che il film lo fa anche di più.

C'è una nuova sceriffa in città.

Il risultato non è abbastanza matto da far ridere e non abbastanza profondo da essere preso sul serio. Capite che se decidi di intitolare un film con il buffo “Bingo Hell”, qualche aspettativa comica la crei, anche se poi il risultato finale, invece di somigliare ad un episodio con anziani alle prese con la gentrificazione di Ai confini della realtà, sembra più che altro un Piccoli Brividi con i vecchietti, anche se mi sarebbe piaciuto una sorta di Il meraviglioso abito color gelato alla panna con gli anzianotti.

Insomma non è ben chiaro a chi voglia rivolgersi il film, che risulta in ogni caso curato e ben recitato, ma guardandolo è anche comprensibile perché la Blumhouse abbia deciso di giocarselo all’interno del progetto “Welcome to the Blumhouse”, che sembra quello con cui la casa di produzione di Giasone, da fondo alle scorte di magazzino.

6 commenti:

  1. "Signor Brake,le ho preso un appuntamento con un ottimo dentista,un vero maniaco della pulizia,il Dottor Feinstone!"

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    1. Oltre a curargli i denti potrebbe anche interpretato senza problemi ;-) Cheers

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  2. Come ho già detto alla Bolla, il film non l'ho visto e mi attira ben poco, però Gigi ha il suo bel perché...

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    1. Bellissima, tra i quattro film di questa operazione il suo è quello diretto meglio, spero per lei che sia un trampolino di lancio e non i saldi di fine stagione per la Blumhouse. Cheers!

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  3. Ad ogni nuova uscita di Prime Video mi dico che hanno toccato il fondo, poi escono robe nuove e scopro che stanno iniziando a scavare! :-D
    Scherzi a parte, vedere questo film dopo varie fregature di Prime non è il modo migliore per apprezzarlo, perché già parto con l'idea che è roba non meritevole d'essere vista e purtroppo non riesce a vincere la mia diffidenza, ma di sicuro è il prodotto meglio fatto di tutti quelli usciti in questo periodo, anche per una fotografia molto studiata e ricercata, che fa sempre piacere.
    Non avevo pensato al paragone con "Cose preziose" e in effetti ci sta tutto: manca solo la capacità di prenderti e spingerti ad interessarti alla trama.
    Infine, capisci che uno dei tanti madornali errori di "Doom" è stato presentare Brake... in un ruolo da buono! Come si fa? Con quella faccia e quel sorriso può solo interpretare il Diavolo e i suoi fratelli :-D

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    1. Per fortuna ci ha pensato Rob Zombie a raddrizzare il torto, sfruttando i denti di Brake nel modo migliore ;-) Un film curato, che intrattiene scivolando via lasciando ben poco, devi ancora vedere l'ultimo dei quattro film dell'operazione "Welcome to Blumhouse 2.0" ma questo rischia di essere il migliore, il che è già tutto detto. Cheers!

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