mercoledì 22 settembre 2021

Prisoners of the Ghostland (2021): penso che ancora non siate pronti per questo (ma ai fan di Nicolas Cage piacerà)

Avete presente 1997 fuga da New York? Certo che lo conoscete, altrimenti non stareste qui a leggere questo blog, quando John Carpenter girò il film, spese tempo e risorse per girare una lunga sequenza nella metropolitana di Atlanta, solo per decidere in fase di montaggio di tagliarla completamente, se vi manca questo gioiellino, la trovate per intero QUI.

Perché Carpenter sforbiciò la scena? Perché vedere Jena Plissken tornate indietro a cercare di aiutare il suo socio, amico e compare di rapina, dava al personaggio un‘aria fin troppo da duro con il cuore d’oro, un sacrificio necessario, perché Giovanni Carpentiere voleva un anti-eroe, non un eroe. Perché vi parla di Carpenter? Perché ogni giorno passato a scrivere del Maestro è un giorno ben speso, ma soprattutto perché l’atteso “Prisoners of the Ghostland”, primo film in lingua inglese del regista giapponese Sion Sono, pesca a piena mani anche dall’iconografia creata da Carpenter, ma aggiungendoci dosi abbondanti di follia e soprattutto di… Nicolas Cage!

Non è il Duca di New York, ma resta sempre il numero uno, Nicola Gabbia!

Forse un po’ meno scontato conoscere Sion Sono, anche se mi auguro per voi che abbiate dimestichezza con questo folle regista, che in carriera ci ha regalato un sacco di grandi titoli, personalmente ho un debole per “Cold Fish” (2010) il miglior remake di Cane di paglia in circolazione (di sicuro meglio del rifacimento ufficiale), "Love exposure" (2008) è davvero bello ma anche “Why don't you play in hell?” (2013) merita un’occhiata, anche se mi mancano decide e decine di titoli diretti dal regista, ero convinto di avere quel minimo di infarinatura necessaria per poter affrontare anche la sua ultima fatica, eppure “Prisoners of the Ghostland” può far vacillare chiunque, lo stesso Nicolas Cage lo ha definito il film più selvaggio che abbia mai fatto in carriera, auto firmando la frase di lancio, in bella vista sulla locandina del film, in un caso più unico che raro di “Tag Line” di un film, coniata dal protagonista dello stesso, perché Nicola gabbia può questo e altro!

Sion Sono, grande appassionato di Cuore Selvaggio (chissà perché non avevo dubbi) sostiene che Cage ha fatto anche di peggio in carriera e da parte mia la penso come il regista, perché il nipote di Francis Ford Coppola ormai è il “Re della locura”, ha abbracciato la follia e le produzioni indipendenti più assurde e dopo Mom and Dad, Mandy, Il colore venuto dallo spazio e Willy's Wonderland, si è guadagnato la sua quinta presenza di fila al festival di Sitges, proprio grazie al film di Sion Sono (storia vera).

L'immagine promozionale di questo film? Quella con i fondali provvisori. Questo vi fa capire la stranezza nell'aria.

Istruzioni per l’uso: “Prisoners of the Ghostland”, oltre ad essere il primo film in lingua inglese del regista, non è stato scritto da Sion Sono, ma da Aaron Hendry e da Reza Sixo Safai, quello di A girl walks home alone at night, giusto per farvi capire in che territori ci stiamo muovendo. A questo aggiungeteci che si tratta del primo film di Sion Sono dopo il suo attacco di cuore, le condizioni di salute del regista hanno imposto dei cambiamenti notevoli sul film, che è stato girato in Giappone e non in Messico come da piani originali, con qualche cambio nel cast, Sofia Boutella ha sostituito Imogen Poots nel ruolo di Bernice, mentre Nick Cassavetes ha preso il posto di Ed Skrein nei panni di Psycho, il compare del protagonista, durante la rapina finita male che apre “Prisoners of the Ghostland”, ecco, parliamo proprio del protagonista e dei primi cinque minuti del film, quelli che ne determinano tutto l’andamento.

In una banca bianca come un Apple Store, fanno irruzione Psycho (Nick Cassavetes) e Hero (Nicolas Cage), due loschi figuri armati e vestiti di nero, che gettano nello scompiglio gli ostaggi in banca, tutti in abiti color pastello, proprio come le caramelle nel distributore che tanto attirano l’attenzione di un bimbo, danno collaterale durante l’inevitabile sparatoria e se ve lo state chiedendo si, il personaggio interpretato da Nicola Gabbia si chiama davvero Hero, non solo perché è il protagonista del film, ma forse anche perché il nome Hiro Protagonist era già stato utilizzato da Neal Stephenson nel 1992, nel suo romanzo “Snow Crash”.

"Allora Nicolas...", "Chiamami Cage"

Hero, come dice appunto il suo nome, a differenza di Jena Plissken non è un anti-eroe, anche se finisce a fare la stessa trafila del personaggio Carpenteriano: catturato dopo la rapina finita male, il peggiore dei peggiori, il rapinatore che se non fosse per il suo buon cuore sarebbe imprendibile, viene spedito nel peggiore dei posti possibili con una missione sucida, salvare la vita a Bernice (Sofia Boutella) la “nipote” (virgolette obbligatorie) del Governatore (Bill Moseley con il suo accento del sud e un completo bianco che lo fa sembrare il colonello della KFC), ovviamente con lo stesso tipo di limitazioni che aveva Jena Plissken, ma rese ancora più matte, perché comunque siamo sempre in un film di Sion Sono.

Motivi di interesse aggiuntivi al film: Sofia Boutella.

Hero dovrà addentrarsi nelle spaventose Ghostland del titolo, un posto esoterico in cui vagano le anime dei dannati (o qualcosa del genere…) per riportare la fuggitiva Bernice a casa dal suo amato (si fa per dire) parente, il tutto indossando una tuta di pelle nera, con l’aggiunta di alcune cariche esplosive piazzate nei punti tattici, sulle braccia, all'altezza della gola e beh, sulle gonadi.

Già, perché Il Governatore non vuole correre rischi, se il nostro Hero dovesse eccitarsi troppo (e con Sofia Boutella sarebbe anche comprensibile) le cariche esplosive farebbero il loro dovere, quindi già solo per questa trovata, io tra le ispirazioni del film ci metterei anche “Azione mutante” (1993), anche se per provare a descrivere “Prisoners of the Ghostland” direi che dovete immaginare 1997 Fuga da New York, che si accoppia con Mad Max 3 - oltre la sfera del tuono, dopo una serata alcolica passata a berne parecchie insieme a Terry Gilliam, da cui arrivano i set orgogliosamente analogici. Un po’ troppo? Forse, tanto che persino Nicolas Cage, il padre dell’esagerazione al cinema, in certi momenti sembra quasi in affanno nel tentativo di tenere il passo.

"Che ti è successo Sofia? Vieni un po' meglio in fotografia"

Si perché parliamo di un film dove il protagonista si chiamerà anche Hero, ma mentre assistiamo alla classica vestizione dell’eroe nella sua tuta esplosiva, il film fa di tutto per smontarne con il cacciavite l’aura mitica del maschio bianco protagonista, ad esempio Hero viene trascinato a forza a Samurai Town, la cittadina gestita con pugno di ferro dal Governatore, che a ben guardarla sempre il set di uno Spaghetti-Western di Cinecittà (una strada polverosa con un paio di fondali posticci), però condito da dosi abbondanti di oriente, infatti è perfettamente normale qui trovare sceriffi giapponesi, che espongono volantini di ricercati che hanno nomi come Goemon Ishikawa, si proprio come il Samurai, compare di Lupin terzo.

Come unire oriente e Western occidentali, insomma un ritorno alle origini.

La partenza dell’eroe Hero da questa cittadina da Sukiyaki Western (per citare Takashi Miike) avviene su una rombante Celica nera, un’auto che Hero abbandona in tutta fretta, solo per rubare – senza motivo apparente – una Graziella con cestino davanti, in quello che mi è sembrata quasi una strizzata d’occhio al furto della bicicletta dello stesso Cage in “Il Prescelto” (2006). Insomma, ve lo avevo detto che questo è un film matto no?

Sta di fatto che poi Hero, a bordo della Toyota è costretto a tornarci, ma solo per schiantarsi contro la visione di un energumeno ustionato in volto a bordo di un bus e di alcuni onirici Samurai, che anche qui fanno tornare di moda Terry Gilliam (SAM-u-r-AI, la profezia di Brazil). Basta così? No perché i prigionieri di Ghostland, le anime prave che popolano questo mondo post apocalittico sono disperati conciati come i cattivi di Ken il guerriero o peggio, da bambole di porcellana come Bernice, quando finalmente Hero la ritrova. Oh, poi non ditemi che non vi avevo avvisato che questo film sta fuori come un balcone eh?

Avrei talmente tante di quelle battute da scrivere, tutte insieme per questa immagini, che si bloccano nella tastiera.

Capite da soli che se annunci qualcosa di esplosivo nel primo atto del film, prima o poi dovrai farlo saltare in aria per forza e questo rientra nel piano di Sion Sono di demolire (se necessario un pezzo alla volta) la figura dell'eroe. Afflitto dai sensi di colpa per la rapina finita male e per il destino del suo amico Psycho, attraverso una serie di flashback, Hero rivive il suo dolore amplificato dagli scherzetti della tuta. Lo immaginate da soli il potenziale in termini di Meme su Internet, di Nicolas Cage con due bombe a mano pronte ad esplodere, in quella parte del corpo a cui noi maschietti siamo molto legati no? Ecco appunto, quindi ad esplodere durante il film non sono le cariche, ma lo stesso Nicolas Cage.

Inutile girarci attorno, il film è talmente matto e allucinato, che in alcuni passaggi lo stesso Nicola Gabbia non sa bene che registro adottare, nel dubbio li utilizza TUTTI, dalle faccette comiche, allo sbraitare, dai silenzi da eroe Western, non è un caso che dopo questo film, il nostro abbia già annunciato il suo esordio con un Western classico, anzi con due, perché altrimenti non sarebbe Nick Cage. Non sempre la sua prova è a fuoco, ma se volete la famigerata “Cage Rage” che lo ha reso l’idolo di Internet, qui ne avrete a profusione, anche se in tutta onestà, con ancora negli occhi la sua magnifica – non scherzo, correte a vedere il film – prova da attore in Pig, qui in “Prisoners of the Ghostland” il nipote di Francis Ford Coppola fa un passettino indietro, ma solo perché molto probabilmente Pig, sarà tra i migliori titoli del 2021. No, non sto scherzando, ne sono convinto.

Se ve lo state chiedendo, non è la torre dell'orologio di Hill Valley.

“Prisoners of the Ghostland” si gioca ragazzini che come un coro greco, attraverso l’uso di cartelli illustrati, raccontano l’apocalisse nucleare avvenuta, proprio come facevano i “bimbi sperduti” del terzo Mad Max. A ben guardarlo poi, il film ha due location nel deserto, oltre a Samurai Town anche un tempio con un enorme orologio, popolato da giapponesi che fanno strane coreografie di ballo oppure che con una corda, cercano di far ripartire le lancette dell'orologio, insomma questo film esagera così tanto, in ogni direzione possibile, che alla fine non può non risultare a suo modo spettacolare.

Se il regista ha il cappello, Bill Moseley non può essere da meno.

Sono piuttosto convinto che questo film farà esaltare tante persone quante ne lascerà deluse, eppure è da vedere, anzi non vedo l’ora di farlo su uno schermo grandissimo, quello che un film così folle si merita. In occasione del prossimo ToHorror, mi sono già segnato sul calendario il 19 di ottobre, giorno in cui questo film verrà proiettato, non posso perderlo!

La distruzione dell’eroe fatta da Sion Sono e la sua ricostruzione, passa attraverso momenti in cui l’epica viene irrisa (durante il duello a colpi di Katana ad essmpio) oppure esaltata, se volete i monologhi di Nicolas Cage, questo film ne contiene due, il primo matto, urlato, sbraitato, insomma pura “Cage Rage” nella sua forma più strapotente, l’altro invece è trascinante, messianico, destinato a diventare un piccolo culto grazie alle tre parole finali (anche piuttosto senza senso) con cui si conclude.

Ditemi come si potrebbe non voler vedere un film con tutta questa bella robina dentro, ditemelo perché proprio non lo so.

Anche perché in “Prisoners of the Ghostland” trovate tutto quello che vorreste sempre trovare in un film: i pistoleri e i Samurai, le geinshe, i cattivi fuggiti da "Mad Max" e Sofia Boutella che fa quasi solo presenza per tutto il film, per esplodere solo in un paio di momenti, quelli giusti. Probabilmente caricare un film così assurdo di troppe aspettative, sarebbe il modo peggiore per goderselo, questo strambo, assurdo, tragicomico a tratti, viaggio dell’eroe, va visto con la filosofia dei viaggi, non conta tanto il punto di arrivo ma il percorso stesso, ma prima di iniziare a delirare sproloqui messianici a mia volta la chiudo qui, era uno dei film che attendevo di più quest’anno, ora sono felice di attendere il giorno in cui potrò vederlo sul grande schermo, la follia artistica (e forse non solo), di Nick Cage e Sion Sono è una garanzia di divertimento.

20 commenti:

  1. Se non conoscessi quei pazzoidi dei registi orientali,potrei dire che questo film sembra un mischione di cose a caso pescate dal ciotolone delle idee,per poi infilarle tutte insieme in un pachwork grotteschissimo! Da amante dei film pazzerelli che fanno cose pazze e in qui ci recitano attori ugualmente pazzi,mi sa che devo vederlo!

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  2. Ok la gamma di emozioni di Cage e pure la "Cage Rage", ma la puntata con l'indice, il brevettato "Elvis finger" c'è o no? Perché se mi dici di no, anche se sto ibrido e matto film me lo avevi venduto alla grande, lo salto a piè apri! :-D

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    1. Dovresti dirmelo tu, la foto con elmetto stile Sturmtruppen non è un "Elvis finger" esplosivo? (in tutti i sensi) ;-) Cheers

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  3. Avevo giusto visto delle immagini di Nicola Gabbia con la tutina nera e mi chiedevo proprio di quale pellicola fosse e così mi hai risparmiato la ricerca.
    Cosa dire, avendo visto un pò di cinematografia giapponese non mi stupisco (quasi) più di nulla, ma questo mi sembra davvero un calderone di cose assurde e pazze.
    Però ha anche uno strano potere magnetico per cui sono curioso di vederlo.
    Magari ci si vede il 18 a Torino!! Solo che non ti riconoscerò senza la maschera!! ;)
    Ci si può sempre dare un segnale per riconoscersi sullo stile dei buoni di Grosso guaio a Chinatown.

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    1. Farò a tutti il secondo saluto ufficiale della Bara Volante ;-) Cheers

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  4. Mentre per Pig farò sicuramente uno strappo, questo te lo lascio volentieri.. ;)

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    1. "Pig" è ancora tra i film migliori che ho visto nel 2021 e penso che ci starà almeno fino a dicembre ;-) Cheers

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  5. Cinema giapponese + Nicolas Cage sono una miscela talmente esplosiva che al momento non riesco ad immaginarla. Ma so per certo, avendo visto decine di pellicole orientali che mi hanno sempre sorpreso (e non parlo di Parasite, anche se pure quello riserva molte sorprese, ma film più virati sul trash), che la mia immaginazione non può arrivare dove arriva questo film. E sempre grande ammirazione per Nicolas che probabilmente recita sopra le righe anche qui, dando di matto come gli riesce bene.

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    1. Il film è talmnente strambo che persino Cage a volte pare spaesato, il che già dice tutto ;-) Cheers

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  6. Di Sion Sono ho visto e amato Tokyo Tribe, ora questo devo vederlo assolutamente!

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    1. Per fortuna sarà in programma al prossimo ToHorror ;-) Cheers

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  7. Comunque già la locandina è spettacolare!!

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  8. Già con Carpenter mi avevi venduto il film, poi con Sofia Boutella hai alzato la posta, e potrei addirittura sopportare Cage! :-D
    Scherzi a parte, ammetto di non conoscere affatto questo autore giapponese perciò iniziare dal suo primo film con Cage mi sembra il modo giusto di fare amicizia.

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    1. Non so se sia il suo film ideale per comprendere la sua poetica, non la conosco in modo approfondito quindi non ti saprei dire, però avendo così tanto bella robina alla fine è uno strano film che attira parecchio ;-) Cheers

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  9. Te lo compro! Carpenter mi convince sempre, poi se me lo citi con Mandy non posso non dare una possibilità a questo film... :--)

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    1. Va visto, troppo matto per farselo scappare ;-) Cheers

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  10. No vabbè, Carpenter, Cage e Sion Sono, ma di che parliamo?
    Non l'avevo mai vista quella scena, grazie d'avermela fatta vedere ;)

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