lunedì 5 luglio 2021

Caveat (2021): Mr. Tamburino non ho voglia di scherzare

Ormai ci ho messo una pietra tombale sulla mia speranza di avere Shudder anche qui da noi in uno strambo Paese a forma di scarpa, la programmazione del celebre canale streaming dedicato al cinema Horror continua a fornire materiale a questa Bara, come ad esempio “Caveat”.

Gli Irlandesi sono matti come cavalli, sarà per questo che ho una certa predilezione per loro, affinità tra psicolabili. Negli ultimi anni hanno investito tantissimo sulla loro produzione cinematografica, infatti i film Horror da quell’isoletta arrivano con grande puntualità.

“Caveat” è l’esordio alla regia di Damian Mc Carthy, classico film che incarna alla perfezione le caratteristiche del titolo che prima di arrivare su Shudder, si è passato in rassegna tutti i festival cinematografici, con una piccola ma sostanziale differenza: in alcuni momenti “Caveat” fa stringere il culo dalla strizza. Che credo sia un tipico modo di dire Irlandese ora che ci penso.

Istruzioni per l’uso: la sinossi del film vi farà alzare prima uno, poi a seguire anche il secondo sopracciglio, tenete duro qualche minuto, ne vale la pena.

Isaac (Jonathan French) soffre di… come si chiama quando non ti ricordi bene le cose? Quello, bravi! Il suo vecchio amico Barret (Ben Caplan), di cui il nostro protagonista ricorda il giusto, gli offre un lavoro molto ben retribuito. Si tratterebbe solo di dover badare alla nipote di Barret, Olga (Leila Sykes), una ragazza traumatizzata dalla perdita dei genitori, che soffre di una grave forma psicotica, ma che si ostina a continuare a vivere nella fatiscente casa di famiglia tutta da sola.

"Se ve lo state chiedendo, non è un giubbotto antiproiettile"

Issac accetta ma quando scopre che la casa di Olga sta su un isolotto, stringe i denti e pensa che 200 sterline al giorno sono un buon prezzo per non pensare alla sua fobia per l’acqua. Ma se a questo punto state con un sopracciglio all’insù, aspettate di sentire il resto.

L’altra piccola, piccolissima clausola dell’ideale contratto prevede una richiesta di Olga, per evitare che chiunque possa entrare nella sua stanza e avere libero accesso alla casa, Isaac dovrà indossare un bustino di pelle, legato ad una lunga catena inchiodata al muro, una sorta di pettorina per cani adattata ai bipedi, che ne limita i movimenti. Ok, ora avete entrambe le sopracciglia sollevate e mi state guardando con la faccia di chi pensa: «Che cavolo stai dicendo Willis Cassidy?».

“Caveat” non è un film che va interpretato, se cercate spiegazioni chiare e logiche, per non dire cartesiane, in questo film non le troverete, o per lo meno io nell’esordio di Damian Mc Carthy non ho trovato niente di tutto questo, anzi ho smesso di cercare la logica molto presto con l’entrata in scena, dell’icona simbolo del film, il coniglio di pezza.

Il prossimo regalo di Natale per i bambini (quelli che sono stati cattivi però)

La mia cagnetta ne ha di pupazzi brutti da masticare, ma voi immaginare il più brutto dei pupazzi brutti, immaginatelo fatto a forma di coniglio con lo sguardo diabolico e un irritante tamburino che ogni tanto, comincia a suonare da solo, annunciando la prossima sventura. Mister tamburino qui non fa niente di più, per certi versi è poco più di un addobbo al film, un elemento di contorno, che però con il suo minaccioso tamburellare mette inquietudine, tanto da diventare la mascotte del film, vedrete le sue orecchie sulla locandina perché ne riassume perfettamente l'andamento. Del film in delle orecchie.

“Caveat” sembra procedere per accumulo di trovate da incubo, un protagonista senza memoria, con la fobia dell’acqua, si ritrova su un’isola incatenato, minacciato da strane presenza e costretto a stare in una casa fatiscente che risulterebbe sinistra anche in pieno giorno, figuriamoci di notte con Olga che ogni tanto da di matto, spesso armata di balestra.

Damian Mc Carthy sfrutta un cast minimale, un paio di location quasi tutte in interni e pian piano dipana uno straccio di passato per Olga, che ovviamente non collima con il racconto di zio Barret. Lo stesso protagonista in versione smemorato di Collegno (provincia di Cork) è un chiaro indizio sul suo coinvolgimento negli eventi, ma il consiglio è molto semplice: rinunciate a cercare una logica cartesiana perché tanto, rimarreste in ogni caso delusi.

"Speriamo che non vengono fuori dalle pareti"

“Caveat” ammonticchia tutte insieme situazioni da incubo e proprio con il passo dei brutti sogni si muove, gli ultimi venti minuti (di un film che ne dura ottantotto) hanno la stessa ansia di quando, dal profondo della notte (occhiolino-occhiolino) non riuscite a svegliarvi nemmeno a volerlo con tutte le forze e restate incastrati lì, nel vostro incubo provocato dall’inconscio (o dalla peperonata), in cui nel buio una faccia orrenda vi fissa.

La discesa nel sottoscala della casa di Isaac è il più chiaro dei METAFORONI della discesa del protagonista nel suo inconscio, alla ricerca di risposte che allo spettatore arriveranno spezzettate, non del tutto chiarificatrici, per un film che vive e muore sulla sua atmosfera tesissima, ma che per questa volta basta. Con questo suo esordio Damian Mc Carthy dimostra di saper rendere spaventoso tutto, anche un brutto pupazzo a forma di coniglio, anche se arrivati ai titoli di coda sarete divisi tra due sensazioni forti.

Posizione molto comoda per guardare gli ultimi minuti del film.

La strizza e quel senso di «Ok, e quindi?» che vi colpiranno in misura uguale durante la visione, mettete in conto anche questo. Quindi mi sento di consigliare il film solo a chi ha voglia di spendere ottantotto minuti incatenato come Isaac, in balia di una storia dalle premesse lacunose, che in cambio offre un po’ di sana paura cinematografica di quella fatta bene, non figlia dei soliti facili “Salti paura” (anche noti come “Jump scare”), ma di quella bella paura angosciosa, che ti resta addosso anche dopo i titoli di coda o al mattino, dopo un brutto risveglio.

Insomma, se siete disposti ad accettare le “regole d’ingaggio” di questo film, “Caveat” potrebbe fare al caso vostro, in ogni caso quando Shudder sbarcherà anche qui, nell'eterna provincia ai margini dell’impero, sarà sempre troppo tardi.

8 commenti:

  1. ma per capirci se ti è piaciuto spider di cronemberg ti piacerà questo??

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    1. Spider da delle risposte, questo non ci prova nemmeno, ma l'ambientazione marcescente è molto simile, quindi alla tua domanda risponderei di si. Cheers!

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  2. Esordio alla regia ma con un occhio gia' bello che attento al merchandising, pero'.
    Il pupazzetto e' orripilante, ma se il film ingrana proverei a produrlo.

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    1. Penso che costerebbe più la produzione del pupazzetto che tutto il film ;-) Cheers

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  3. Beh praticamente è disponibile solo nei paesi anglosassoni.

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    1. Si, altrimenti bisogna combattere con VPN e carte di credito valide all'estero. Cheers

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  4. Ormai i bambolotti inquietanti sono parecchio saliti di livello :-P

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    1. Molto, questo è uno dei più sinistri ;-) Cheers

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