martedì 15 giugno 2021

The Amusement Park (2021): ci rivedremo tutti nel parco di George A. Romero

A nessuno piace chi gongola, ma nemmeno chi fa il Nelson Muntz della situazione. Anche se questa volta mi tocca, perché è dal 2019 che lo dico che zio George A. Romero (la “A” sta per amore, ve lo ricorderò sempre) prima o poi sarebbe tornato. Lo dicevo perché ci credevo, lo dicevo perché sapevo che prima o poi “The Amusement Park” sarebbe uscito.

Ora, in quanto appassionati di cinema, tra tutti i doveri quotidiani da svolgere più o meno con piacere, il pensiero fisso va sempre al prossimo film da vedere, qualche volta qualcosa di meraviglioso il più delle volte meno. Ogni anno passiamo in rassegna centinaia di titoli sempre alla costante ricerca del nostro prossimo film preferito, tanto che alcuni – quelli meno riusciti – cadono nel dimenticatoio in breve tempo, sacrificati sull'altare della nostra passione cinematografica. Bene, ora prendetevi un momento, fate un respiro profondo, annusate l’aria, godetevi l’attimo, perché là fuori in questo strambo 2021, esiste un film di zio George che non avete mai visto. Al di là di qualunque altro fattore, questo è qualcosa che non accadrà spesso, anzi molto probabilmente mai più, quindi ricordate questo momento, fissatelo nella testa, non so voi, ma da enorme appassionato del cinema di Romero, questo lo considero un regalo reso ancora più prezioso dal fatto che dal 16 luglio del 2017, lo ammetto candidamente, non mi sono ancora pienamente ripreso (storia vera). Ed ora, un piccolo ma doveroso passo indietro.

"Benvenuti al Jurassic Amusement Park" (quasi-cit.)

Nel 1973, la società luterana è alla ricerca di un regista per dirigere una pellicola educativa, sul tema dell’abuso senile, qualcosa in grado di sensibilizzare il pubblico al tema degli anziani lasciati soli al loro destino. Il prescelto, per dirigere la sceneggiatura scritta da Wally Cook, potete immaginare chi sia stato, uno del luogo, infatti George “Amore” Romero girò questo film della durata di poco più di 50 minuti nella sua Pennsylvania, in particolare nel parco di divertimenti di West View.

Una volta terminate le riprese, senza quasi attori professionisti ma solo comparse locali (tra cui lo stesso Romero), il nostro proiettò la sua pellicola in 16mm al committente che non la prende proprio benissimo. Il risultato venne definito “infernale” (storia vera) e il film dimenticato, almeno fino al 2018, quando Daniel Kraus (uno che ha dimostrato di amare visceralmente il cinema di Romero) non ritrovò una copia del film, che è stato restaurato dalla IndieCollect e dalla George A. Romero Foundation, composta dai parenti del regista e da alcune personalità di spicco, molto vicine a zio George.

"Qui non si bada a spese. Questa volta abbiamo un finanziatore anche se un po' tirchio"

So cosa state pensando, in effetti sembra già cominciata. Lo abbiamo visto per Bruce Lee e Jimi Hendrix, vuoi vedere che (beffa delle beffe) ora cominceranno ad uscire più prodotti targati Romero di quanti non ne abbiamo visti finché zio George era ancora su questa Terra? Succede quando assorgi allo stato di leggenda. Inoltre mi sembra di vederli da qui, tutti quei nasini che si stropicciano all’idea del primo ed unico film su commissione della carriera di Romero, bisogna ricordare che dopo aver rivoluzionato gli zombie (e il cinema) per sempre, zio George ha sempre faticato per trovare fondi per produrre le sue idee, ha provato la strada della commedia con There's always Vanilla mentre il finale al fulmicotone di La città verrà distrutta all'alba è il frutto anche di un budget terminato di colpo. Inoltre parliamoci chiaro, questo film è stato definito “Infernale” per un motivo no? Quel motivo è la soffocante continuità tematica di Romero, uno che non ha concesso niente, nemmeno per un film su commissione.

“The Amusement Park” non è il titolo che vi farà cambiare la vostra personale classifica dei migliori film di Romero, non è nemmeno quello che farei vedere ad un Marziano in visita sul pianeta, per spiegargli il genio di zio George. La mia idea di primo contatto: attaccare a parlare di cinema. “The Amusement Park” è espositivo al limite del didascalico, il prologo e l’epilogo narrato dall’unico attore professionista di tutta la produzione, ovvero Lincoln Maazel (che sarebbe stato diretto nuovamente da Romero anche in Martin nel ruolo del diabolico Cuda), rende il tutto ancora più espositivo, se già il film non fosse chiarissimo nei suoi intenti, la parole di Maazel sembrano quella del committente, anche se pilotate dallo spirito sovversivo di Romero.

Il prologo e l'epilogo del film, tutto sulle spalle di Lincoln Maazel.

Poi ammettiamolo, zio George è stato tutto, tranne che un narratore criptico, anzi tutt'altro, le sue metafore sono sempre state chiarissime, spesso sono arrivate al pubblico sotto forma dei suoi amati “Blue collar monsters” come li chiamava lui, i suoi zombie operai. Anche se in tutte le opere di Romero non è mai mancata la critica sociale, “The Amusement Park” non fa eccezione e ve lo dico, non prende nemmeno prigionieri. Non so se arriverai a definirlo “infernale”, ma quasi sette o otto chili d’angoscia addosso me li ha gettati, ho avuto bisogno di qualche minuto di decompressione dopo i titoli di coda (storia vera).

Dopo il prologo, ritroviamo Lincoln Maazel pesto e sofferente in una stanza immacolata, un anziano acciaccato in una sala d’attesa bianca come il suo abito. Dalla porta entra un secondo Lincoln Maazel, sorridente, ordinato, che cercherà con il suo ottimismo di convincere il se stesso incerottato ad uscire là fuori a fare un giro, senza però alcun successo, perché intuire che questo sarà un film "circolare", che inizia e finisce nello stesso punto, non è proprio impossibile.

Invecchiare non è stressante, disse il protagonista. 27 anni.

Là fuori per la precisione, sarebbe un parco di divertimenti pieno di gente, un posto caciarone caratterizzato da una cacofonia (sì ma non qui davanti a tutti, che schifo!) è un misto di suoni che variano dalle risate della folla, alla cantilena delle musiche delle giostre, fino alla marcia della banda, un gran rumore di fondo allegro ad un primo ascolto, sempre più sinistro e grottesco con il passare dei minuti, insomma proprio come l’andamento del film.

L’anziano protagonista senza nome prima deve trattare con un loschissimo bigliettaio per entrare, poi una volta nel parco – evidentemente metaforico – dovrà passare il suo tempo sul trenino o sulle montagne russe, oppure sugli auto scontri, che presto diventeranno Pythoneschi, perché dopo uno scontro, vediamo spuntare anche un poliziotto della stradale, chiamato a dirimere il contenzioso tra un giovane autista da una parte e un’anziana signora dall'altra. Da qui in poi zio George spinte a tavoletta sul pedale dell’auto scontro della critica e non si guarda più indietro.

Dare un nuovo senso all'espressione: bianco dalla paura.

D’altra parte Romero non ha mai nascosto la sua ammirazione per film come “I racconti di Hoffmann” (1951) di Michael Powell e Emeric Pressburger, a cui pare quasi aver voluto omaggiare la natura episodica proprio in questo “The Amusement Park”, che procede quasi rinunciando completamente ai dialoghi - almeno in alcune porzioni della storia - per mettere in scena singoli episodi che renderanno sempre più stanco, pesto e logoro il nostro anziano protagonista. Nel parco di divertimenti metaforico di Romero, se hai i soldi mangi al tavolo migliore, con il servizio più attento e curato e se la vista sui “poracci” affamati non è di tuo gradimento, ti ruotano anche il tavolino facendoti voltare le spalle agli affamati. Se invece non hai un centesimo, se va bene ti becchi la sbobba da un cameriere ben poco cortese e considerati ancora fortunato.

L’idea di intrattenimento per anziani del parco, è una bella giostrina dove alcuni sanitari con camice ti mettono su una sedia a rotelle e se per caso ti fai male o vieni aggredito da una banda di motociclisti, che non possono non far pensare a quelli di Dawn of the dead, se va bene la sanità ti appiccica un cerotto in testa e ti rifila un bastone da passeggio.

Zio George trova anche il tempo per infilare il momento "cloro al clero".

“The Amusement Park” procede per accumulo, una collezione di sketch grotteschi, resi di volta in volta più ansiogeni dalla regia di Romero, che stringe sul primo piano stranito del suo protagonista e non prende prigionieri, didascalico quanto voleva ma efficacissimo. Ad esempio la scena dei due giovani innamorati, che decidono di farsi predire il futuro dalla cartomante del parco, che in tutta risposta, mostra loro la fine della loro lunga vita insieme, quando saranno entrambi anziani spiantati, bisognosi di aiuto ma ignorati dal medico anche dopo una vita passata a pagare regolarmente le parcelle.

Avete presente Aldo, Giovanni e Giacomo alle prese con il film neorealista («Eh ma questa roba è pesante…»), la mia reazione è stata in alcuni momenti spesso la stessa. Non di certo per il minutaggio, il film ha un ritmo ondivago ma si segue perfettamente, più che altro per la volontà precisa di Romero (ma anche tutta la sua abilità) di farci calare perfettamente nella situazione, con questo film zio George fa capire perfettamente allo spettatore, il senso di isolamento e di impotenza di un anziano bisognoso, abbandonato da una società che non si cura più degli elementi meno produttivi.

In più di un momento “The Amusement Park” è spudorato, quasi ricattatorio, come la scena della bimba, un’ideale nipotina, che viene portata via dalla madre in tutta fretta, mentre il protagonista sta ancora cercando di leggerle una favola, tutti momenti che però raggiungono pienamente il loro intento. Non lo definirei “infernale” quello no, ma angoscioso sicuramente, perché in poco più di 50 minuti, George A. Romero riesce a mettere addosso allo spettatore 50 anni di rughe sulla faccia e altrettanti chili di angoscia.

"Ti racconto la favola del porcellino", "Ma non erano tre?", "Si ma non abbiamo tempo"

Visto che quelle (poche) volte in cui vado al centro commerciale, mi ritrovo circondato da tanti zombie che sembrano usciti da un film di Romero, dovete capire che in molti momenti il mio cervello (o quello che ne resta) si rifugia nel suo cinema, perfetto per semplificare la realtà utilizzando l’arte. Prima che “How I met you mother” mi scippasse l’idea per una gag di un episodio dell’ultima (ingloriosa) stagione di quella serie, avevo pensato anche ad una sorta di “Old of the dead”, con gli anziani al posto dei morti viventi. Ma la mia era l’idea arrogante di un giovanotto, resa già giurassica da un film che non avevo ancora visto, ma che Romero aveva già girato.

Se il cinema Horror è quello che serve a ricordarci la fragilità del nostro corpicino, l'implacabile TICK TOCK dell’orologio che scandisce il tempo (sempre meno) che ci separa dall’incontro con la Mietitrice, no non quella! Ma anche il genere cinematografico che dovrebbe aiutarci ad affrontare le nostre paure, con “The Amusement Park” Romero fa un centro pieno. Certo il film a volte arranca nel ritmo come il suo protagonista e per natura, resta piuttosto didascalico però, terribilmente efficace e se devo dirla tutta, anche al passo con i (brutti) tempi.

"Nooo! Rivoglio i miei venticinque anni!"

Arriviamo da un anno e mezzo molto strambo, in cui l’acronimo RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) veniva ripetuto nei telegiornali costantemente, un lungo periodo passato a sentir parlare frettolosamente e il più delle volte in servizi televisivi che andavano solo alla ricerca di lacrime facili, su anziani lasciati soli, qualche volta anche a morire ed è qui che sta il genio di George A. Romero. Parlare di umanità non è facile, parlare del male che gli uomini fanno ancora meno, anche se così facendo, si corre il rischio di diventare universali, a patto ovviamente di farlo bene. “The Amusement Park” arriva dritto dal 1973 e parla ancora della società occidentale odierna, la sua critica per quanto didascalica non ha perso un grammo della sua forza, le intenzioni di Romero di farci provare empatia per il suo anziano protagonista funzionano oggi come allora, anzi forse oggi ancora di più, in virtù dell’ultimo strambo anno e mezzo delle nostre vite.

Gli inglesi ad esempio, nel pieno del “lockdown” (anche se clausura mi piace di più come termine) hanno fatto di We'll Meet Again di Vera Lynn una specie di inno di speranza. Io che sono nato strano, l’ho sempre trovata sinistra quella canzone (storia vera), per certi versi sarebbe stata perfetta come colonna sonora di “The Amusement Park”, considerando che prima o poi ci rivedremo tutti nel parco di zio George.

"Bambini, voi la conoscete la storia di Re Giorgio primo ed unico?"

“Stay scared” era la piccola dedica con cui Romero condiva i suoi autografi, in questa vita diamo per scontati troppi fattori, la nostra salute, la giovinezza, il fatto che ci sarà sempre un altro film del nostro regista preferito da vedere, ma anche il dettaglio per cui un horror, dovrebbe prima di tutto fare paura. “The Amusement Park” ci ricorda in un solo colpo tutto questo, il nostro corpo è fragile con una data di scadenza e prima o poi ci rivedremo tutti al parco, un giorno. Perciò restate spaventati e mentre siete vivi e sani, quel tempo usatelo bene, per aiutare un anziano o per guardare un bel film. O per guardare un bel film con un anziano, vi ho già parlato della mia personale idea di primo contatto no? Ecco, stessa cosa.

Potete essere fighi, ma mai quanto George "Amore" Romero che dirige con i braghini a righe.

Romero ha dichiarato che aveva un obbiettivo: fare un film prima di morire e un altro, dopo essere “ritornato”. Da parte mia non posso che ammirare un artista che sa mantenere la parola data, oltre che a sfoggiare una tale continuità tematica anche in un minuscolo film su commissione, uscito quando ormai era quasi lecito mettersi tutti l’anima in pace. Per ora “The Amusement Park” è disponibile solo su Shudder (negli Stati Uniti chiaramente, da noi è ancora mitologico) ma ne ho già prenotate dodici copie su supporto fisico, perché è quello di cui abbiamo tutti bisogno, ricordarci che un giorno ci rivedremo tutti al parco e che nella vita niente deve essere dato per scontato. Le uniche certezze che abbiamo nella vita sono tre: la morte, le tasse e la capacità di George “Amore” Romero di continuare a spiegarci le vita e la società, facendoci paura con i suoi film.

Grazie ancora George, questa Bara non ti ha mai dimenticato e ti aspetta, ogni volta che beh… vorrai ritornare.

We'll meet again
Don't know where
Don't know when
But I know we'll meet again some sunny day

Intanto voi non dimenticatevi della rubrica dedicata alla Leggenda.

30 commenti:

  1. Secondo me sarebbe un film da trasmettere nelle scuole, per sensibilizzare i giovani allo status delle persone anziane e sviluppare un pò di empatia verso i nonni. Mi sembra che la critica sociale del grande George sia purtroppo quantomai attuale: le persone anziane vanno bene quando ti possono aiutare economicamente o come supporto per crescere i figli, quando non hanno più valore sono dimenticati e spesso abbandonati.
    Scusa Cassidy ma il tema anziani mi tocca profondamente per vicende personali e onestamente mi facevano un pò sorridere (amaro) quelli che si lamentavano dei propri vecchi che morivano soli nelle RSA, quando magari erano proprio loro ad averli confinati in tali strutture, per non doversene occupare... È vero che ci sono situazioni diverse e a volte difficili ma io sono stato educato a occuparmi dei miei, come fanno i marine, senza lasciare nessuno indietro, quindi ci vedevo molta ipocrisia. Grazie, come sempre, per questa perla. 👋

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    1. Chiaro che ci siano situazioni diverse che non si possono giudicare dall’esterno, ma lo abbiamo pensato in tanti. Parlare dell’umanità, parlarne in modo riuscito e non con chiacchiere da bar, ti porta ad essere universale, Romero con questo film sembra “ritornato” più attuale che mai, come si fa a non voler bene ad uno così? ;-) Cheers

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  2. Succede anche a me di trovare tanti zombi anche per la strada, fermi immobili con la testa china, ma poi mi accorgo che stanno guardando il cellulare 😜

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    1. Nel suo romanzo "Cell", Stephen King li chiamava "Telepazzi" (o "cellulati", "Phoners" in originale se non ricordo male). Sai a chi era dedicato il libro? George A. Romero (storia vera). Cheers

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    2. Bello il termine "Phoners" che foneticamente rimanda a "Phoney" (Fasullo). Non so se sia voluto ma è bello.

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    3. Con zio Stevie di mezzo? Sicuramente voluto ;-) Cheers

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    4. ... Phoney beatlemania... Cit. Clash😁

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    5. Adesso avrò in testa "London calling" fino a domani ;-) Cheers

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    6. Potremmo mettere su una cover band ;-) Cheers

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  3. Praticamente ha preso UNO degli zombi(es) della "Notte" concentrandosi sulle sue disavventure.
    Sì, andrebbe proiettato nelle scuole, anche perché a me non va di vederlo adesso che viaggio verso i 60.

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    1. L'idea era quella, Romero ci ha messo molto del suo però ;-) Cheers

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  4. Mi aspettavo di tutto oggi tranne questo post! Piacevolissima sorpresa. E George si conferma sempre sul pezzo!

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    1. Questa Bara non ha mai smesso di aspettare il ritorno di zio George "Amore", mai mai mai ;-) Cheers

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  5. Nooooo! Questo va visto, ne aspetto l'arrivo in Europa, grazie per la notizia! Non avevo idea neanche che questa cosa esistesse e sembra molto infern... ehm, interessante! :--)

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    1. Shudder in europa ormai è utopia, ma spero comunque di averlo su supporto fisico per aggiungerlo alla collezione. Cheers!

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  6. Ne parlerò presto di Romero, comunque curioso questo film, che ha quasi cinquant'anni..

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    1. Bene, ci leggiamo dalla tue parti, Romero è sempre un ottimo modo per evocarmi facendo uscire dalla mia Bara ;-) Cheers

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  7. Toh! Una bella sorpresa, davvero.
    Di Romero si tende sempre a parlare di zombie, e spesso ci si dimentica degli altri suoi film.
    Tipo il mai troppo lodato (ma proprio per niente) "Martin", con cui condivide uno degli attori.
    Chissa' perche' mi continua a venire in mente "San Junipero", a sentir parlare di questo?
    Conicidenze piu' o meno casuali a parte, il tema e' drammaticamente reale.
    Riassume l'atteggiamento che in genere si ha verso i deboli, i malati, gli anziani e tutti quegli elementi che ormai non possono piu' dare il loro contributo attivo in una societa' sempre piu' competitiva e produttiva.
    La compassione, la solidarieta' non sembrano piu' avere diritto di cittadinanza, ormai.
    Perche' se ti fermi ad aiutare qualcuno, rimani indietro pure tu.
    E nessuno ti aspetta.
    Terribile. Ormai diventare vecchi e perdere la propria autosufficienza e' una prospettiva a cui guardiamo con autentico terrore.
    Eccolo, il vero incubo odierno.
    Sai una cosa? Forse ho capito perche' lo hanno giudicato cosi'.
    Infernale.
    Perche' anche San Junipero lo considero l'inferno.
    Anche Fantasilandia, sotto certi aspetti.
    Sotto c'e' qualcosa di terribilmente sbagliato, anche se a prima vista pare tutto perfetto.
    Qualunque posto in cui si viene confinati per l'eternita', fosse anche l'equivalente del paese delle meraviglie o dei balocchi per chi ci finisce, diventa l'inferno.
    Insomma...anche dal paradiso ci dovrebbe essere sempre una via d'uscita.

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    1. A proposito di "vecchi", caro Redferne, ho visto che qualcuno ti ha dato del boomer su altri blog. A parte che non sapevo nemmeno cosa fosse, mi sono dovuto informare, ma è proprio la sintesi dell'atteggiamento di tanti giovani (o presunti tali) nei confronti delle generazioni precedenti, che non hanno più nulla da dire o da insegnare perché a loro avviso sono rimasti indietro e anche il semplice fatto di ricordare eventi passati viene vista come una cosa fastidiosa e priva di significato.
      Anche noi stiamo diventando sempre più vecchi e onestamente a volte mi sento un pò come il matusa della situazione, però l'unica cosa che ci può salvare è a mio avviso educare i nostri figli al rispetto e alla pazienza verso gli altri, come hai scritto giustamente che siano anziani, deboli o persone malate. Romero lo aveva capito già in tempi non sospetti, ovviamente dandone una rappresentazione in linea con il proprio stile.

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    2. Credo che sia l’esatto opposto di “San Junipero”, per lo meno negli intenti finali. Cheers!

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    3. I giovani fighi di oggi sono i Boomer di domani, detto questo, esiste un solo modo per sapere tutto e non è cercare le informazioni su Google ;-) Cheers

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  8. Nessuna tomba potrà mai fermare Romero!!!! ^_^
    Incredibile ritrovamento e meno male che c'è gente con le antenne alzate pronta ad accogliere ritrovamenti come questo e a farli uscire dal dimenticatoio dov'erano finiti. Mi aspetto molto dalla cantina buia di Casa Romero! -P

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    1. Penso fosse ricchissima, anche perché in vita Romero non ha raccolto niente, quindi trovo bello e giusto che ora la George A. Romero Foundation sia impegnata a riconoscere qualcosa di un regista che ci ha regalato l'oro ed è stato ignorato se non dato per scontato, invece, ancora riesce a criticare la società dall'oltretomba, stima! ;-) Cheers

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  9. Mi hai messo la scimmia, ora devo vederlo.

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    1. "Monkey Shine Park" ;-) Scherzi a parte, sono curioso del tuo parere. Cheers

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  10. Non ci speravo più, in una sua uscita! E invece eccotelo qui "The Amusement Park", finalmente, restaurato per offrircelo come fosse nuovo di zecca (del resto, nemmeno la denuncia sociale che lo permea è invecchiata di un solo giorno)... Va da sé, ovvio, che devo riuscire a vederlo anche PRIMA di averlo su supporto fisico ;-)

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    1. Questo deve finire nella collezione dei film di George "Amore" insieme a tutti gli altri ;-) Cheers

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  11. La bimba guarda il libro di favole come fosse un p0rnazzo .

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    1. Vero, hanno beccato un fotogramma comico, la scena invece è bella angosciante. Cheers

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