sabato 12 giugno 2021

Sweet Tooth - Stagione 1 (2021): Io rinascerò, cervo a primavera

È nato prima l’uomo o la pandemia? Nel senso, pensate che considerando l’ultimo strambo anno e mezzo che abbiamo vissuto, le storie che utilizzano una pandemia globale come spunto iniziale, aumenteranno oppure erano già nell'aria prima di tutto questo gran casino? Inizio criptico per un post lo so, lasciatemi argomentare meglio.

Di sicuro tra i motivi che hanno sparato “Sweet Tooth”, dritto tra le serie più viste su Netflix in questo momento, anche il gancio con la realtà, una storia che comincia con un virus letale che spazza via buona parte della popolazione, trasforma i nuovi nati in strani ibridi umano-animale e costringe i sopravvissuti, alla paranoia e all’uso delle mascherine, non può che risultare al passo con i brutti tempi, anche se l’idea Jeff Lemire l’aveva già avuto nel 2009, visto che il suo fumetto “Sweet Tooth” è stato pubblicato dalla Distinta Concorrenza fino al 2013, uscito con l’etichetta della leggendaria Vertigo che negli anni, tante gioie fumettistiche ci ha regalato e a ben guardare, il lavoro di Lemire è stata una delle ultime volte in cui il drago ha mosso la coda.

Che carino! Possiamo ehm, adottarlo? Come si dice in questi casi?

Ispirato a L’ombra dello scorpione di King, a “La strada” di Cormac McCarthy e con un finale che per stessa ammissione di Lemire, ricalca in parte le scelte stilistiche della conclusione di Six feet under, la storia parte dalla pandemia nota come il grande crollo e dalla nascita di questi strambi bambini ibridi, per raccontarci la storia di Gus, bimbo di nove anni con caratteristiche corna da cervo sulla capoccia, cresciuto dal papà in un isolato bosco del Nebraska, che per lui è una sorta di “bolla” (altra parola diventata di moda dopo il 2020), una sorta di idilliaca Contea, da cui come Bilbo (o Frodo) il nostro Gus dovrà partire, finendo per abbandonare il sentiero sicuro, in quella che sarà per lui un viaggio dell'eroe, ma anche di crescita.

Quando scopri che hanno appena aperto la stagione di caccia al cervo.

“Sweet Tooth” ha dentro la sua pancia elementi da favola, si possono trovare tanti rimandi Tolkeniani ma anche svariati altri archetipi narrativi, perché là, fuori dal suo bosco sicuro, Gus dovrà fare i conti con un mondo armato di denti e sempre pronto ad utilizzarli. Il suo unico scudo sarà “Big Man”, un vagabondo di nome Jepperd, duro come un chiodo da bara che lo proteggerà e insieme, finiranno per formare una coppia in stile Lone wolf e Cub, oppure Mando e Baby Yoda se preferite.

Iniziamo proprio da “Big Man”, nel fumetto è rappresentato e raccontano un po’ come, immaginate il Clint Eastwood di “L'uomo nel mirino” (1977) ma con un passato da giocatore di Hockey professionista. Jeff Lemire ha più volte dichiarato che per un possibile adattamento, sarebbe stato perfetto il Liam Neeson del film “The Grey” (2012), solo che con Netflix di mezzo, “Big Man” è diventato un ex giocatore di Football fatto a forma di Nonso Anozie.

Da Darkman a Blackman.

Sapete bene come la penso sulla faccenda del “Politicamente corretto alla grappa”, mi sono già largamente espresso in merito, piuttosto che perdere tempo a sottolinera l’ovvio, ovvero che Nonso Anozie non somigli per niente a Liam Nesson o Clint Eastwood, preferisco far notare come l’attore visto nel pessimo Artemis Fowl, qui sia davvero molto bravo e in linea con l’adattamento - che deve sempre esserci quando un’opera passa da un formato all'altro - curato da uno dei miei preferiti, ovvero Jim Mickle.

Dopo la fine prematura della serie Hap & Leonard (ammazzata perché troppo bella rispetto alla media delle serie tv in circolazione, non ho altre spiegazioni) Mickle ha trovato rifugio sotto l’ala protettiva di Netflix, il risultato con “Sweet Tooth” è molto migliore rispetto al modesto All’ombra della luna, bisogna dirlo.

Bisogna anche dire che Mickle ha davvero portato la sua esperienza sul piccolo e grande schermo in questa serie, la prima stagione di “Sweet Tooth” copre il primo arco di storie, fermandosi a ridosso del secondo ciclo, quello decisamente più cruento, pescando giusto qualche personaggio (come l’ex compagno di squadra di “Big Man”) e qualche situazione necessaria a presentare meglio la trama, che arrivano dagli ultimi numeri del fumetto di Jeff Lemire. Insomma il lavoro di adattamento c’è stato, specialmente nel tono generale.

Non tutti gli eroi hanno il mantello (qualcuno ha le corna)

Netflix ha di molto addolcito personaggi e situazioni, il tratto dei disegni di Lemire è spesso spigoloso, ruvido ma ben adatto ad un fumetto in cui i personaggi hanno denti e qualche volta artigli, senza nessuna paura di utilizzarli. I detrattori diranno che è tutta colpa di Netflix, passato come pialla su sangue e violenza (anche nei contenuti), ma a mio avviso Mickle ha fatto un buon lavoro, perché malgrado le differenze, la serie procede ad un buon ritmo, forse con qualche lungaggine di troppo negli episodi che precedono l’ultimo della prima stagione, ma nulla di davvero drammatico.

Anche sul piccolo schermo si finisce per affezionarsi al piccolo Gus (qui decisamente più bellino della sua controparte cartacea, che oltre alle corna era disegnato con una faccia a forma di ferro da stiro), ma anche a “Big Man”, duro dal cuore d’oro sì, ma con scheletri nell'armadio che lo rendono un personaggio più sfaccettato, recitato davvero alla grande da Nonso Anozie, a mani basse il migliore di tutta la serie.

Bisogna dire che nella serie Gus è un po’ più bellino.

Per certi versi “Sweet Tooth” nel suo passaggio al piccolo schermo, dimentica l’etichetta Vertigo dalla quale proviene e abbraccia la “N” rossa di casa Netflix, il risultato è un Love and Monsters, se fosse stato una serie tv e non un film (forse) autoconclusivo. Il lavoro di “normalizzazione” della storia passa anche da alcune scelte un po’ pigre, come ad esempio Will Forte nei panni del padre di Gus, un attore che di fatto è nuovamente un Last man on earth, che però stempera con ironia un ruolo con più di uno spigolo.

“Qualunque cosa succeda, non dimenticare mai le parole di Falling Slowly

Insomma, sono sicuro che una grossa fetta di pubblico verrà conquistata da questo viaggio dell’eroe (cornuto) e che la serie verrà presto confermata. Nel suo passaggio sul piccolo schermo è diventata qualcosa di più edulcorato, ma anche più al passo con i tempi, fa un certo effetto vedere i personaggi in preda alla paranoia indossare una mascherina anche qui, l’avviso per tutti quelli che avranno voglia di continuare il viaggio con Gus senza dover aspettare Netflix è semplice: occhio che il fumetto è molto più cattivello, il che è allo stesso tempo un motivo ma forse, anche un incentivo per qualcuno.

In tutta onestà poi, devo aggiungere che forse, sulla lunga distanza, una serie così esaurito l’entusiasmo iniziale dettato dalla novità e dal buon adattamento, potrebbe finire per annoiarmi. Anche perché questa storia prima o poi, i denti del titolo dovrà usarli per mordere un po’ il pubblico. Mi auguro solo che Netflix non si sia messa in testa di narcotizzare completamente la favola nera di Jeff Lemire.

Penso che le storie che utilizzeranno la pandemia come punto di partenza, saranno sempre più popolari, Mickle ha saputo rendere “Sweet Tooth” molto più per tutti, anche trovando il modo di risultare estremamente contemporaneo, anche se sono felice di aver conosciuto i personaggi prima sulle pagine dei fumetti, i bordi taglienti non mi hanno mai spaventato e le favole come questa “Sweet Tooth”, un tempo spaventavano per insegnare qualcosa, un dettaglio che nel corso degli anni abbiamo (purtroppo) dimenticato.

14 commenti:

  1. L'avevo giusto adocchiato e messo in lista, e dopo la tua recensione lo guardero' senz'altro.
    A spizzichi e bocconi, che con le serie faccio una gran fatica, ma giuro che lo vedo.
    Anche perche' la roba a base di antropomorfi (anche se qui e' il contrario, mi sa. Si puo' parlare di umani zoomorfi, piuttosto) mi e' sempre piaciuta.
    Retaggio Disney, mi sa.
    Solo una domanda stupida, e infatti la prendo alla larga.
    Dato che consideravo l'idea di una visione in famiglia, e' davvero adatto a tutti come indica il rating?
    No, perche' il fumetto me lo ricordo e, come fai notare tu, non era proprio come leggere Topolino...
    Comunque lo guardero'.

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    1. La serie lo è, il fumetto non molto, anzi ;-) Cheers

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  2. Ho visto la prima puntata e onestamente l'ho trovato di una noia disarmante. Magari non ero dell'umore giusto ma, pur non avendo letto il fumetto, l'ho trovato davvero poco Vertigo. Boh, magari poi gli darò un altra possibilità.

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    1. Perché gli hanno tolta la Vertigo che si portava dentro nel passaggio al piccolo schermo. Questa storia ha più potenziale, per quello il fumetto merita una lettura (tranne l'inutile miniserie "il ritorno" uscita quest'anno per cavalcare la popolarità della serie Netflix). Per il resto ho preferito "Love & Monsters" almeno dura meno ;-) Cheers

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  3. Appena iniziata (è una delle 4 serie che siamo vedendo :D)..ti saprò dire, al momento non sembra male!

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    1. Ha tutto per conquistare il pubblico, ma aspetto il tuo parere ;-) Cheers

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  4. Sicuramente mi attira, ma temo volto l'effetto vagante alla The Walking Dead senza che succeda un'accidente per più episodi, che alla lunga mi ammorba sempre.

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    1. No, la prima stagione almeno non ha il vuoto cosmico dei Camminamorti, quello credo sia inimitabile (per fortuna). Cheers

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  5. Sembra una serie interessante e simpatica.
    Nel manifesto Gus ha l'aria di chiedersi "Ma come farò da grande ad accorgermi se mia moglie mi tradisce?", ma capisco che in americano i doppisensi siano più centrati sull'aspetto sessuale ("he's always horny!").
    Immagino che non sia facile rendere su schermo questi fumetti introspettivi stile Concrete.

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    1. Lui è già "horny" senza essere nemmeno adolescente ;-) Cheers

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  6. Non conoscevo questo fumetto né di conseguenza la serie, grazie per il consiglio.
    Anche se questo tipo di tematiche le preferisco di gran lunga nei film che nelle serie.
    Ma Will Forte mica è parente di Daniel Radcliffe? Sono uguali!

    A proposito di adattamenti dal cartaceo, l'altro giorno ho visto Molly's Game...Ma quanto cacchio è bravo Aaron Sorkin?!

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    1. Molto e non è nemmeno il Sorkin che preferisco. Non ci avevo fatto caso, quando lo vedo ormai scoppio subito a ridere ;-) Cheers

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  7. I dubbi che tu hai per la seconda stagione li ho già per la prima, e non sei riuscito a smuoverli troppo. Sembra il tipico prodotto Netflix pompatissimo e che seguirà il fanservice, non so se ho voglia di crederci. Avendo altre serie da recuperare questa resta in fondo alla lista per ora...

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    1. Tra le due versioni, se storia derivativo deve essere, il fumetto è più cartivello quindi più caratteristico. Temo che una serie con mascherine e pandemia in questo momento, acchiapperà consensi facili, ma temo che aver limato i denti alla storia, sulla lunga distanza sarà un problema. Cheers!

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