venerdì 11 giugno 2021

Stuck (2007): una grottesca storia vera

“Stuck” in inglese sta per bloccato, incastrato o più in generale, nei guai. Un titolo semplice, ma perfetto per il film di oggi, benvenuti al nuovo capitolo della rubrica… Above and beyond!

Come abbiamo visto nel corso della rubrica, Stuart Gordon ha saputo distinguersi da tanti altri Masters of Horror, non solo perché ha adattato il suo linguaggio ai tempi moderni (mantenendolo, comunque, estremamente coerente con la sua poetica), ma anche perché il buon vecchio Stuardo il cinema, è andato a cercarselo ovunque fosse disponibile. A partire dalle storiche collaborazioni con la Full Moon Pictures di Charles Band fino ad arrivare al primo ideale capitolo della sua “Trilogia dell’orrore quotidiano” (il nome me lo sono inventato, non credo che prenderà mai davvero piede), iniziata con l’Asylum e King of the ants e continuata con Edmond. Il terzo capitolo, quello conclusivo, perché non produrlo allora con la collaborazione della storica Amicus?

La Amicus Entertainment era un po’ la rivale della Hammer, specializzata (ovviamente) in horror, ma spesso con connotazioni morali, l’orrore che arriva a punire i cattivi come in un fumetto della EC Comics, non è un caso che il film ispirato alla leggendaria serie antologica a fumetti, “The Vault of Horror”, sia diventato un film nel 1973 proprio prodotto dalla Amicus.

"Anche noi siamo amicus ah-ah"

Quando la casa di produzione ha tentato un rilancio nei primi anni 2000, Stuart Gordon era già lì pronto a dirigere, perché il regista di Chicago è sempre stato uno con pochi grilli nella testa e tanta voglia di farli per davvero i film. Anche se, a ben guardarlo, per certi versi “Stuck” rientra nel filone di cui parlavano poco tempo fa nel post dedicato ad Oxygène: piccole storie con protagonisti incastrati (“stuck”, appunto) in una situazione di caccapupù in cui rischiano la vita. Possiamo dire tranquillamente che anche il buon vecchio Stuart si è esibito in questa specialità, come sempre con il suo inimitabile tocco, per un film che, forse, non è nemmeno etichettabile come horror nel senso più stretto del termine, anche se parla di orrore quotidiano e della banalità del male, un soggetto talmente assurdo che non poteva che essere tratto da una storia vera (storia vera, ehm scusate, non ho resistito).

Nel 2001, l’infermiera in una casa di riposto del Texas (Chante Jawan Mallard) guidando per strada con il cervello bollito da alcool e sostanze stupefacenti, investì il senzatetto Gregory Biggs, un povero diavolo afflitto da una sfiga incredibile perché non solo Biggs sfondò il parabrezza dell’auto di testa, ma vi rimase incastrato con metà corpo all'interno dell’abitacolo e l’altra metà fuori, sul cofano. Invece di guidare (in queste condizioni ben più che disagevoli) verso il più vicino ospedale, Chante Jawan Mallard pensò bene di rifugiarsi a casa, lasciando l’auto (e Biggs) parcheggiata in garage per un tempo non ben definito dagli inquirenti. Con l’aiuto di due amici la donna pensò solo giorni più tardi di disfarsi del cadavere dell’uomo, che non era morto per le ferite subite, ma per un colpo in testa inferto. La giustizia ha fatto per lo meno il suo corso? Più o meno, visto che Chante Jawan Mallard è stata beccata solo perché mesi dopo ad una festa, evidentemente dopo averne bevute più di un paio, si è vantata delle sue gesta, finendo processata e condannata a 50 anni di carcere e qui posso dirlo perché ci sta, storia vera.

In questi casi di solito si dice: un cinghiale mi ha attraversato la strada.

Quante volte avete riso leggendo questo breve riassunto? Quante volte siete inorriditi? Sono pronto a scommettere in numero pari, perché la storia sembra una di quelle che potevano essere pubblicate sui giornalacci da cui l’agente K cercava informazioni per i suoi casi, ma riassume tutto l’orrore e il grottesco che chiamiamo vita, quello che Stuart Gordon ha sempre saputo rappresentare così bene nel suo cinema, infatti solo lui poteva portare al cinema questa storia (vera), utilizzando proprio il cinema per renderla ancora più grottesca o per alleviarne alcuni passaggi, senza tirar via la mano su sangue e sofferenze in altri. Insomma, di tanti film horror che mentono spudoratamente millantando di essere tratti da storie vere (e sono davvero tanti a farlo), Gordon gioca a carte scoperte e quando utilizza il cinema per mentire, lo fa solo a fin di bene, per i suoi personaggi almeno, non di certo per noi spettatori che dalla banalità del male veniamo… Non voglio dire investiti, mi sembra indelicato.

Spesso dimentichiamo che fare il regista non vuol dire solo pensare alle inquadrature, ma anche dirigere gli attori, Gordon con la sua lunga gavetta teatrale lo ha sempre saputo fare molto bene, infatti questo microscopico film ruota intorno a due protagonisti, due attori di contorno e sua moglie, Carolyn Purdy-Gordon nel ruolo della datrice di lavoro dell’infermiera, che nel film prende il nome di Brandi Boski ed è interpretata da Mena Suvari, al secondo film con Gordon dopo Edmond, anche se qui ha una parte ben più consistente.

"Hai già lavorato con il regista?", "Sono sua moglie, fai un po' te"

Brandi è ad un passo da far fare un salto di qualità alla sua vita, nell’ospizio dove lavora c’è odore di promozione che per lei, vorrebbe dire un ruolo da responsabile. Gordon ci mette un attimo a farci capire che la vita di un’infermiera in una casa di riposo è tutto tranne che pesche e crema, tra anziani da pulire il regista ci offre subito le motivazioni per capire un po’ meglio gli insani gesti che la donna compirà nel corso della storia. Questo modo, quasi subliminale, di dare informazioni allo spettatore Gordon lo domina alla grande, ad esempio in questo film Mena Suvari, resa celebre dal ruolo di Lolita della porta accanto in “American Beauty” (1999), sembra tutto tranne che la fidanzatina d’America, il fatto che reciti con le treccine sulla testa denota una certa apertura nei confronti della parte “nera” del Paese, anche se lo dico sempre, noi bianchi le treccine dovremmo proprio scordarcele.

"Cosa vuoi dire Cassidy? Non ti piacciono le mie treccine?"

Nella fattispecie, quella parte è rappresentata da Rashid (Russell Hornsby) il fidanzato di Brandi, aderente allo stereotipo dello spacciatore “Gangsta Rap” con i ganci giusti e le mani in pasta, anche se l’unica “pasta” che gli vediamo maneggiare è la pastiglia che fa ingoiare alla ragazza in discoteca, dove sono tutti impegnati a festeggiare la quasi-prossima-promozione.

Per un personaggio che ha avuto una bella giornata, ne arriva un altro che, invece, sta vedendo la sua vita andare giù lungo lo scarico, si tratta di Thomas "Tom" Bardo, interpretato da Stephen Rea, come al solito bravissimo. Un ex ingegnere che ha perso il posto di lavoro e punta tutto sul suo colloquio delle 13.00 per rimettersi in piedi, anche se finirà incastrato (ah-ah) tra le pastoie della burocrazia, tre ore di inutile attesa per colpa di qualche burocrate e tutto rimandato a data da destinarsi. Senza un posto dove andare Tom s’improvvisa senzatetto nel parco, un uomo invisibile a cui un altro, regala per pietà un carrello in cui mettere dentro i resti della sua vita, almeno fino all'incontro (scontro) con l’auto di Brandi.

"Neil Jordan dove sei, vieni a salvarmi"

Da qui in poi Gordon segue gli eventi come accaduti nella realtà, ma vitaminizzandoli con il cinema, il suo cinema. Ecco quindi che in questa storia grottesca, che parla di banalità del male, fa capolino l’orrore e l’umorismo in parti uguali, quindi Brandi durante un amplesso con il ragazzo, urla ricordando il momento dell’incidente e Rashid si convince che sia tutto merito della sua prestazione amorosa e via così fino alla fine, perché “Stuck” abbraccia un tipo di umorismo ovviamente nerissimo, lo stesso che vi ha portato a sorridere un paio di volte lassù, mentre leggevate la storia di quella svegliona di Chante Jawan Mallard, ma anche l’empatia e l’orrore provato per il destino dello sfortunato Gregory Biggs.

Nel teatro dell’orrore quotidiano, fatto di scelte discutibili e momenti grotteschi, le pose da grande criminale in grado di far sparire cadaveri come ridere di Rashid si rivelano essere solo chiacchiere da letto e il film di Gordon procede alla grande su due piani: da una parte facciamo il tifo per Tom, incolpevole e mosso solo dalla volontà di sopravvivere, dall'altra si resta in tensione quando il tassista quasi scopre l’orrendo segreto contenuto nel garage di Brandi, anche se vorremmo vederla punita per le sue azioni, proprio come in un fumetto della EC Comics (o in un film della Amicus).

"Siri chiama l'ambulanza... Siri! Siri! Siri se ti metto le mani addosso..."

Stuart Gordon dai suoi attori tira fuori delle prove maiuscole, ovviamente diventa più facile patteggiare per Tom che risulta essere un uomo costantemente invisibile agli occhi della società, incastrato prima dal destino, poi dalla burocrazia e per finire da un parabrezza, con un tergicristallo piantato nel costato a rendere ancora più doloroso il suo martirio.

Già, perché Gordon non tira via la mano quando si tratta di mostrare dettagli macabri, ogni piccolo spostamento per Tom è un traguardo da conquistare con sangue e dolore, la sua condizione di invisibile sembra irreversibile, chi sente le sue grida d’aiuto per un motivo o per l’altro non può testimoniare o intervenire per salvarlo, persino una pallotta di pelo come un Volpino Pomerania si accanisce sulle sue carni. L’ultimo degli ultimi, ignorato dal 911 e dalla società, trovo simbolico che Tom finisce a sistemarsi la gamba alla bene e meglio, usando i sacchi neri per la monnezza, come se fosse un rifiuto da gettar via.

Stuart Gordon con “Stuck” non fa mancare nemmeno qualche stoccata politica, non solo la società (e l’umanità) non ne esce benissimo da questo racconto, il bersaglio resta chi prova a farla franca dopo averla fatta davvero sporca (Rashid ad un certo punto dice: «Guarda chi sta alla Casa Bianca» in base all’anno d’uscita del film, potete capire chi sia il bersaglio), ma è nel finale che la trama, sceneggiata a quattro mani da Gordon insieme a John Strysik, fa intervenire il cinema come unico deus ex machina in soccorso del protagonista, un finale che, per certi versi, potrebbe quasi ricordare una storia alla Stephen King, anche se Gordon potrebbe essere l’unico maestro del cinema Horror a non essersi mai esibito in un adattamento Kinghiano, perché il cuore di Gordon batte sempre per H.P. Lovecraft, anche in questo film.

“Capisco che le foto possano sembrare ripetitive, ma quello incastrato qui sono io!”

Già perché “Stuck”, senza che quest'informazione cambi nulla di significativo nella storia, attraverso un dialogo ci dice che è ambientato a Providence, dimostrazione che il nostro Stuardo troppo lontano dal suo Lovecraft non sapeva proprio starci, anche quando raccontava un tipo di orrore diverso da quello cosmico con cui tutta la sua carriera è iniziata, ma non per questo meno spaventoso, quello della quotidiana banalità del male che sta dentro ognuno di noi. Anche voi che sghignazzate per un povero Cristo incastrato in un parabrezza.

Malgrado lo sforzo di andare a cercare il cinema ovunque fosse, con qualunque casa di produzione, “Stuck” è un bellissimo film che come al solito è stato ignorato (credo che qui da noi in uno strambo Paese a forma di scarpa sia uscito solo in DVD), che ha rappresentato anche l’ultima sortita cinematografica di Stuart Gordon, perché purtroppo i registi muoiono due volte, quando sopraggiunge la loro dipartita fisica e quando artisticamente scompaiono. Ma prima di lasciare andare Stuart abbiamo ancora una settimana, ci rivediamo qui tra sette giorni per i saluti finali, non mancate.

26 commenti:

  1. La dimostrazione che il consenso della critica cinematografica specializzata,non conta poi cosi tanto! Gli ultimi film di Gordon nonostante abbiano avuto recensioni piu positive rispetto al passato,non gli ha permesso di ottenere finanziamenti per ulteriori film! Davvero un peccato,"Stuck" mi e molto piaciuto,pensa che il dvd l'ho acquistato nuovo a 2 euro,proprio il prezzo di un film visto da nessuno!

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    1. Proprio vero, ma per quello che può contare anche di molti appassionati che Gordon lo conoscevano poco o lo hanno proprio ignorato, purtroppo. Cheers

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  2. Io funziono sempre al contrario,quando mi menzionano la "AMICUS",il mio primo collegamento non e con i film horror,quanto piuttosto gli adattamenti coloratissimi di Burroughs diretti da Kevin Connor,mamma che bei ricordi i dinosauri de "La Terra Dimenticata Dal Tempo",perdona la mia divagazione Cassidy,ma questi film sono stati la mia scuola dove farmi le ossa di cinefilo!

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    1. La Amicus è sottovalutata perché viene ricordata pochino, "La terra dimenticata dal tempo" eraun gioiellino per tutti i fanatici di dinosauri, lo dico perché sono uno di loro, fanatico non dinosauro ;-) Cheers

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  3. PoveroStephen Rea, con Neil Jordan,ho finisce ammazzato con parti staccate del corpo,oppure si ritrova con impreviste scoperte sessuali con le partner! Con Gordon invece fa la figura dell'insettozzo spiaccicato o meglio frantumato sul parabrezza!

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    1. Oppure trasformato in lupo mannaro ;-) Bravissimo attore di solida continuità, anche nel corso degli anni. Cheers

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  4. Oh tra l'altro la locandina del film postata all'inizio del tuo articolo,e letteralmente uguale ai giornalacci da supermercato di K! Stephen Rea divide lo spazio con "L'alieno che ha rubato la pelle di mio marito!".

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    1. Esistono altre locandine per le versioni DVD del film, ma questa la trovo geniale perché riporta proprio alla natura da articolo per un giornale scandalistico che sta alla base del film. Cheers

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  5. Film che non conoscevo e che mi ha incuriosito molto. Gordon, la cui filmografia mi è molto lacunosa, ad ogni lavoro ha sfornato una chiccha che un po' per quello che scrivi tu e un po' proprio per il lavoro che fa Stuart, mi ha acchiappato e mi costringe a colmare i vuoti lasciati per strada (poi tra il dire e il fare...).

    Detto questo, l'incipit del film (tizio incastrato nel parabrezza) conferma quanto già sospettavo: le trame di molti episodi di parecchie serie tv sono ispirati a casi di cronaca, come dire,... Bizzarra? La stessa scena con la tizia che si porta a casa un senzatetto incastrato nel parabrezza e se ne accorge il giorno dopo è presente in un telefilm. Ora non ricordo se "Grey's Anatomy", "9-1-1",... O un'altra serie del genere, ma tutto il "grottesco" anche se in modo meno doloroso e horror c'è.

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    1. Probabilmente si sono ispirati allo stesso fatto di cronaca, non ho trovato informazioni in merito e non ho visto le serie che hai citato, però potrebbe essere, di sicuro negli Stati Uniti questa storia ha fatto notizia. Cheers!

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  6. Gordon come Fulci fa il terrorista dei generi,anche in un film come "STUCK",trova il modo di infilarci scene splatter decisamente horror!

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    1. Una delle sue cifri stilistiche, alla faccia dei critici che pensano che sangue e violenza non possano essere anche arte. Cheers

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  7. Ammazza,certo che Stuart con i suoi ultimi film ci era davvero andato giu pesante con la componente sociale,brutale e grotteschissimo come pochi!

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    1. Prima di Lovecraft e degli orrori, credo che saper maneggiare così bene il grottesco, fosse il vero filo rosso che ha percorso tutta la filmografia di Gordon. Cheers

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  8. E' solo una mia impressione, o Stuart qui migliorava ad ogni film?
    Il fatto e' che ho letto i commenti in giro e certa critica aveva iniziato ad accorgersi finalmente di lui.
    Gordon che sa fare i film, e non solo schifezze splatter senza senso!
    Anche se alcuni non hanno rinunciato a tirargli fango addosso, nemmeno in questa occasione.
    Ribadisco che qualunque regista horror puo' farti un film, come dire...piu' impegnato?
    Chiunque, ribadisco. Conta il talento, non il genere.
    Jackson e' passato da "Bad Taste" e "Brain Dead" a "Creature del cielo" con la massima disinvoltura.
    Persino Cronenberg. Ha mutato la forma, non la sostanza. Come certe sue orride creature.
    Contano i concetti. E l'orrore lo si puo' descrivere in tanti modi.
    E ultimamente prediligo quelli che ti cacciano in una situazione da autentico incubo, da dove vorresti liberarti e scappare il prima e piu' lontano possibile. Il tutto con autentici mostri travestiti da esseri umani che rimangono indifferenti ai tuoi sforzi disperati di sopravvivere.
    Persino divertiti.
    Mai visto nemmeno questo. Ma a leggere la tua rece il brivido sulla schiena mi e' venuto.
    Pensando a certe carogne che tirano sotto dei poveretti e poi fuggono, lasciandoli agonizzanti a terra...
    Drammaticamente reale, altroche'.
    Mi domando come faccia a dormire la notte, certa gente.
    Sempre detto. In giro ci sono mostri ben piu' pericolosi di quelli dei film.
    Sono curioso di vedere cos'altro manca.

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    1. Si erano accorti di lui? Forse, ma dal 2008 era artisticamente al palo, come vedremo nel capitolo finale della rubrica. Cronenberg ha passato la vita a mutare… perdonami, non potevo resistere ;-)
      Gordon è stato uno dei pochi in grado di continuare a fare il suo cinema, perfettamente riconoscibile, anche quando il linguaggio cinematografico era cambiato rispetto a quello del decennio degli anni ’80, in cui ha sfornato i titoli più popolari. Uno senza grilli per la testa e tanta voglia di stare su un set il nostro Stuardo. Cheers!

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  9. Le produzioni della Amicus comprendono pure i due Doctor Who con Peter Cushing. Oltre ad un sacco di altri titoli interessanti per chi ama il genere 😊

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    1. Esatto i due film prodotti per cavalcare la popolarità dei Dalek, in cui il Dottore si chiama Dr. Who ;-) Cheers

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  10. Sono d'accordo sulle treccine, e pure sul film ;)

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    1. Le treccine non sono roba da bianchi, questo film invece per tutti ;-) Cheers

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  11. Scusa per la piccola divagazione, caro Cassidy, ma mio figlio mi chiede sempre se esistono i mostri, alché gli rispondo sempre di no, per non fargli venire gli incubi, poi assistiamo a degli episodi come quello riportato nel film e mi chiedo se non sia meglio dire la verità: che i mostri non solo esistono ma si celano anche dietro un aspetto comune, come quel bravo vicino che salutava sempre, poi si scopre che seminava cadaveri di bambini in giardino...
    Proprio questa capacità dello Stuardo di farci riflettere sul male quotidiano e intimo sono la migliore rappresentazione delle sue innegabili qualità. Peccato davvero per la sua rivalutazione tardiva da parte della critica, meno male che ci sei tu a ricordarcelo. 👋

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    1. Nel mio piccolo, faccio quello che posso. Gordon diceva che l'horror è il genere che ci prapara alla nostra stessa morte, aveva ragione ma aggiungo anche agli orrori (e i mostri) quelli reali. O almeno provarci. Cheers!

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  12. Ero già pronto a scrivere che anche questo titolo mi mancava, invece più ti leggevo più le sinapsi mi si accendevano, ricordandomi di aver visto e adorato questo film, anche se in tempi preistorici: meriterebbe una seconda visione, il buon Gordon ;-)

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    1. Sei tra i pochi che lo ha visto allora, anche se Gordon merita sempre un ripassino ;-) Cheers

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  13. Questo film voglio assolutamente vederlo, spero che il dvd vi sia su Amazon (perchè tanto in giro non lo troverò mai in un negozio). Che sia tratto da una vicenda veramente accaduta mi sconcerta e disturba molto invece, ma quanto fa schifo l'essere umano sulla scala da 10 a 100? Non ci posso credere che sta tizia abbia lasciato agonizzante per giorni quest'uomo e sia stata punita per il gesto solo per puro caso.
    Gordon nel quotidiano trova gli orrori presenti, in linea con la sua poetica oserei dire.

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    1. Penso che per gli autori, trovare storie in linea con la propria poetica diventa qualcosa di sempre più complicato nel corso degli anni, Gordon ci è sempre riuscito. L'umana razza? Per me anche più di cento. Cheers

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