domenica 27 giugno 2021

Rock 'n' Blog: Fuga da Los Angeles

La musica e il cinema mi mandano da sempre giù di testa, quindi perché non celebrarli entrambi in una rubrica di musica e colonne sonore che serva a farvi alzare il volume ricordando che più le cose cambiano, più restano le stesse.

Trovate il video anche QUI
Titolo del pezzo: Snake's Uniform
Tratta dal film: Fuga da Los Angeles (1996)
Artista: John Carpenter

Aggiungo solo un estratto dal mio commento al film dedicato proprio aquesto pezzo:

Le porte del camion che trasporta il detenuto Plissken si aprono e Jena viene condotto a forza attraverso quello che a tutti gli effetti è un rettangolo che ricorda lo schermo cinematografico. Controcampo e con un'inquadratura dal basso Carpenter ci mostra Jena in tutto il suo splendore, un'entrata trionfale sì, all'interno della fiction, in cui Jena è di nuovo prigioniero, costretto a ripetere gli stessi schemi, un'identica fuga come a New York, con tanto di virus letale, il Plutoxin 7 che lo ucciderà entro dieci ore… Sono passati quindici anni, ma è ancora tutto uguale, come dice varie volte Jena in questo film: “Più le cose cambiano, più restano le stesse”.

Potete canticchiarvi in testa il tema musicale del film se volete.

Essendo ormai incastrato a forza nel film e per di più nella città del cinema, Jena viene trattato alla stregua di un ex divo di Hollywood, Cuervo Jones quando parla di lui ad Utopia, lo descrive come uno che era fuori dal giro da molto, ma una volta era un pezzo grosso, allo stesso modo, tutti quelli che lo incontrano, si comportano come di fronte ad una celebrità. La frase, quindi, non è più quella ricorrente del primo film («Ehi, ma tu sei Jena Plissken, pensavo fossi morto»), ma diventa la ben più ironica “pensavo fossi più alto”. Quello che direbbe chiunque trovandosi davanti, che so, George Clooney e scoprendo che è alto un metro e un tappo.

A Los Angeles nessuno ti giudica per la tua fama ma per l’apparenza.
Brazen: «Quello sarebbe Jena Plissken?»
Malloy: «Cosa ti aspettavi?»
Brazen: «Non lo so, mi sembra così retrò. Uno del ventesimo secolo»

Quindi, Jena per stare al passo con i tempi (ricordate il sondaggio della Paramount?) deve rifarsi il look: via la consumata giacca di pelle e i pantaloni mimetici, in favore di un completo più adatto all’oscura Los Angeles, un lungo cappotto nero di materiale ignifugo e a prova di rivelatore.

La vestizione dell’eroe nel seguito del film è sempre un momento esaltante chiave, lo aveva già fatto Ash in La Casa 2 (Groovy!) e il T-800 in Terminator 2 (Bad to the bone!), anche Carpenter si esibisce in questo fondamentale momento cinematografico nella scena della vestizione di Jena, sottolineata da uno dei pezzi più fighi mai composti dal Maestro, la fantastica “Snake's uniform” uno dei miei pezzi preferiti di Carpenter, che mette in chiaro un'altra anima del film: Fuga da L.A. è un Western!

Allacciati il cinturone gringo, quelle pistole ti torneranno utili...

La colonna sonora composta da Giovanni Carpentiere insieme a Shirley Walker (la stessa delle musiche per Avventure di un uomo invisibile) è una delle mie preferite del Maestro, un esempio perfetto di sonorità da Western moderno che tiene banco nei miei ascolti costanti in cuffia. 
Il genere principe del Cinema è presente nel film non solo nella colonna sonora, ma anche nella fighissima sparatoria, quando Jena ha la meglio su quattro sgherri armati. Sì, sto proprio parlando della fantastica scena “Che ne dite di giocare come si fa a Bangkok?”, dove il nostro dimostra ancora una volta che il suo nome è molto azzeccato («Si può sparare solo quando ha toccato terra», «Sparate»… Mammia mia che fomento!).

Adesso avete capito perché lo chiamano "Snake".

Vi ricordo lo speciale dedicato al Maestro John Carpenter.


Ma non dimenticate la pagina del faccio libro de Il Seme Della Follia - Fan Page italiana dedicata a John Carpenter.

26 commenti:

  1. Forse intendevi Tom Cruise come tappo, perché George è 1e80 e insomma non gigante, ma nemmeno tappo dai.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Clooney mente sulla sua altezza, l'ho visto dal vivo il metro e ottanta se lo sogna. Dichiara la stessa altezza di Brad Pitt, uno accanto all'alto George è molto più basso (storia vera). Cheers

      Elimina
  2. Bel film incomprensibilmente non compreso, e odiato da tutti.
    Stavolta Carpy spinge il pedale sul grottesco-simbolico levandosi parecchie soddisfaz (una per tutte, mostrare quanto anche i grandi e giusti miti come Che Guevara possono essere usati per ingannare il pueblo).
    Carpy fa SEMPRE un film western, ma stavolta più che dei tocchi alla Shane o alla Dollaro d'onore ci sono gli sberleffi di Blazing Saddles, il che dimostra come una stessa storia può essere raccontata da diversi punti di vista.
    Carpy è almeno altrettanto bravo come musicista che come regista, forse anche di più (questo obiettivamente lo si vede meglio in Fuga da N.Y.). Il tema della vestizione spacca.
    Jena e Carpy sono degli anarchici fatti e finiti, e la scena finale del fiammifero è il loro Manifesto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. P.S.: Un'altra cosa che ho notato, come esempio di cosa dicevo prima, è che a N.Y la situazione è "seria", nel senso che manca tutto, l benzina vale oro e gli sgherri del Duca usano le balestre, ecc., mantre a L.A. gli uomini di Cuervo hanno tutto: armi, (anche auto, credo), persino computers. Se grazie a contrabbandieri cubani o a guardie corrotte non si sa, ma è così.
      Ora, secondo me questo è un altro modo in cui Carpy iperbolizza il suo discorso, come se dicesse: "Vedete bimbi, è tutta una farsa, a L.A. può entrare di tutto purché ci sia il dollaro che lo permette. Più le cose cambiano, ecc."
      E no, non credo che fosse solo perché ora Carpy stesso aveva più verdoni da spendere :D

      Elimina
    2. Odiato da tutti ma non da questa Bara o da chi ha davvero capito il film e il cinema di Carpenter ;-) Cheers

      Elimina
    3. Uno dei film più satirici del Maestro, se tutti i disastri, stando a fin troppi appassionati o presunti tali, fossero tutti così, vorrei vedere solo film disastrosi come "Fuga da Los Angeles" ;-) Cheers

      Elimina
  3. Totalmente d'accordo sulla tua lettura del film (come sa siamo tra i pochi ad aver pubblicato parole positive su Escape from LA), e bellissime anche le tue parole su questo particolare momento del film e il suo accompagnamento musicale! :--)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono schifosamente di parte, per me "Escape from LA" deve stare tra i migliori del Maestro, perché quello è il suo posto ;-) Cheers

      Elimina
    2. "... Welcome to the Human Race!"

      Elimina
    3. Best. Finale. EVAH! ;-) Cheers

      Elimina
  4. Mi fa piacere ritrovarlo, cosi' ci posso finalmente spendere due parole.
    Lo ammetto, ai tempi non lo avevo capito. Per niente.
    Non avevo ancora molta familiarita' con la metareferenzialita'. Persino l'esperimento dello zio Wes col suo ultimo Nightmare mi aveva lasciato perplesso.
    Un film dove gli attori...interpretano se' stessi?! Mah.
    Il fatto e' che se non hai i mezzi per interpretarla, con la metareferenzialita' un casino.
    Obiettivamente, la trovi un'idea assurda.
    Un film che pretende di contaminare la realta'...
    Con questo fu uguale.
    Mi aspettavo un seguito pazzesco e mi ritrovo una sorta di simil-remake, che riprende pedissequamente scene e situazioni del primo.
    Lo interpretai come una roba pigra e svogliata. E mi duole ammetterlo, come il segnale che il Maestro John doveva essere ormai vecchio e stufo. E anche un poco rimbambito.
    Capita a tutti prima o poi, eh.
    Poi gioco a Metal Gear Solid 2 e di colpo capisco tutto. E capisco anche che non avevo capito niente.
    Anzi, senza aver visto prima "Fuga da Los Angeles", probabilmente MGS2 non lo avrei adorato cosi' tanto. Al contrario di un mucchio di gente che lo ha sommerso di critiche.
    Qui Jena Plissken non fugge solo da L. A.
    Fugge da Hollywood e dal sistema che lo foraggia e governa, dalla logica dei sequel a tutti i costi e sempre uguali a se' stessi, e dal suo stesso seguito in cui c'è lo hanno infilato dentro praticamente a forza. E che non ha nessunissima voglia di interpretare.
    Jena capisce che c'e' qualcosa di sbagliato, in quel che accade.
    Pare tutto artefatto, posticcio, fasullo. Forzato. Come un palco animato da marionette coi fili in bella vista.
    Ma sta al gioco e intanto prende le misure, per capire come muoversi. E appena arriva la giusta occasione li frega tutti.
    Come la volta scorsa. Piu' della volta scorsa.
    E' sempre stato il vero problema del Maestro John, oltre al fatto che al botteghino non glien'e' andata piu' bene una che fosse una.
    Ad un certo punto ha finito per FARE SEMPRE FILM PER GLI ALTRI, ecco la verita'.
    Lanciando idee che venivano bellamente snobbate e ignorate da tutti (soprattutto dalla critica), salvo poi venire riprese in seguito per svilupparne altre e raggiungere il successo che avrebbe dovuto arridere a lui. Al vero artefice.
    Baah, il mondo e' ingiusto.
    Buona domenica!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho già parlato diffusamente della genialità di questo film nel post dedicato che trovate cliccando sul link, un giorno quando il Maestro ci lascerà (tra 150 anni, perché tanto ci seppellirà tutti) il suo genio verrà riconosciuto, quando comincerà la gara del salto sul carro, in quanto Baristi potremmo cacciare di nuovo giù un bel po' di gente ;-) Cheers

      Elimina
  5. Dopo aver adorato Fuga da New York ho comprato anche Fuga da LA ma, ahimè, devo ancora vederlo! Grazie del promemoria!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ehm... Io lo considero un incauto acquisto...

      Elimina
    2. Se così fosse, non sarebbe certo il primo :) Ti farò sapere quando lo avrò recuperato dalla casa delle vacanze!

      Elimina
    3. Non ascoltare Bobby, non è ancora stato illuminato sulla via di John Carpenter ;-) Scherzi a parte, lo considero un gran film ma sono curioso del tuo parere. Pensa che sto aspettando l'uscita italiana del tanto atteso Blu-Ray del film da tempo (storia vera). Cheers

      Elimina
    4. Concordo con Cassidy, ma siamo tra i pochi ad aver scritto bene di quel sequel... X--D

      Elimina
    5. Un giorno verrà capito e riconosciuto, ne sono certo ;-) Cheers

      Elimina
    6. Altro che incauto acquisto: come altri hanno già scritto, film dal finale fantastico.

      Dirò di più (forse già lo feci nel post originale), trovo sia uno dei migliori finali che abbia visto in un film:
      spesso, ahimè, i finali non riescono col buco anche in film (o altri tipi di storie) altrimenti molto validi, oppure "facendo il compitino" ripropongono sempre il medesimo schema di scioglimento del climax e dissolvenza lasciando tanto non detto e tanto in sospeso... qua ci sono one-liner, musica e tanto fomento!

      Nathan

      Elimina
    7. Considerando che i finali dei film di Carpenter sono sempre super (l'anti-Stephen King da questo punto di vista) quello di questo film è uno dei migliori finali di uno specialista. E ancora qualcuno non apprezza questo film come merita ;-) Cheers

      Elimina
  6. La domenica acquista più gusto, con le note del Maestro ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ogni giorno passato a sentir suonare Carpenter è un giorno ben speso ;-) Cheers

      Elimina
  7. Jena che spegne il mondo con il telecomandino evocando il numero del diavolo(666),in pratica il mondo diventa "Doomsday" di Neil Marshall,piombato nel medioevo,via le pistole,bentornate spade e scudi! Chiamate il leader dei cimmeri adoratori del dio Krom,che ci deve insegnare il segreto dell'acciaio per poter sopravvivere nel nuovo "vecchio" mondo,inaugurato dall'antieroe con la benda sull'occhio........benvenuti nel regno della razza umana,accompagnati dalla musica tamarrissima del maestro!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non a caso Neil Marshall è uno dei pochi che ha davvero capito la lezione Carpenteriana ;-) Cheers

      Elimina
  8. Due cose rendono Jena un mito: la prima è che non invecchia mai, sembra passato un giorno dal primo film, la seconda è che non si scompone nemmeno mai, qualsiasi cosa gli succeda, sarà per il fatto che sarebbe dovuto essere morto e avrà visto la morte in faccia.
    Per quanto riguarda la modifica della percezione altrui nei suoi confronti, era ovviamente naturale, per uno riuscito a fuggire da New York, essere considerato al pari di una star. Sul fatto che non sia abbastanza alto, grosso e muscoloso, non è questo che lo identifica, ma sono le sue azioni che lo rendono un grande. Sul film mi sono già espresso, mi era piaciuto, ovviamente non al livello del primo, però la scena con i deltaplani era parecchio bruttina, riscatta dal finale, peccato non avere un Fuga da Detroit!! 😜

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Piuttosto, peccato manchi il film che sta tra la fuga da New York e quella da Los Angeles, quel "Fuga da Cleveland" che viene raccontato come uno dei tanti seguiti di chi so, "Halloween", ma che non abbiamo mai visto per davvero ;-) Cheers

      Elimina