lunedì 21 giugno 2021

Priscilla - la regina del deserto (1994): bisogna essere un vero uomo per indossare un vestito da donna

Ci tenevo a contribuire in minima parte a questo giugno e in occasione del “Pride Month”, non potevo perdere la possibilità di affrontare quello che a casa Cassidy è un assoluto culto: “Priscilla - la regina del deserto”.

Ci sono storie che diventano famose al cinema dopo essere stati musical o spettacoli teatrali, mentre ci sono film tanto mitici – e in questo caso sgargianti – da diventare successivamente musical di successo, replicati a ripetizione in tutti i teatri del mondo, com'è accaduto, ad esempio, a “The Adventures of Priscilla, Queen of the Desert”, scritto e diretto dall’australiano Stephan Elliott, uno che in carriera un colpo come questo non l’hai mai più avuto in canna, ma tanto è bastato per piazzare questo culto lassù nell'immaginario popolare che, per altro, è uno dei parametri per essere riconosciuto come Classido.

La componente australiana di questo film non è certo da sottovalutare e ha contribuito al suo successo, non solo perché a Stephan Elliott spesso basta inquadrare un paesaggio a caso di quello sconfinato deserto per imprimere su pellicola fotogrammi bellissimi che sanno immediatamente di cinema, quanto più che altro alla cultura stessa di un Paese in cui la mascolinità è un elemento radicato.

Se penso agli Australiani mi vengono in mente grandi bevitori di birra, campioni del mondo di barbecue, surfisti e pazzi che sgommano nel deserto a velocità folli, guidando mezzi a motore come in un film di George Miller, non a caso, anche lui Australiano. Tutte attività che l’istinto e una cultura radicata ci portano a riconoscere come estremamente maschili ed ecco dove “Priscilla - la regina del deserto” mena il suo colpo più duro, raccontandoci una storia di viaggio e formazione, di amicizia (più o meno, forse meno) virile e di accettazione di sé, utilizzando tre grandi attori uomini, tanto talentuosi da risultare perfetti anche in pazzeschi abiti fatti con le infradito («Questo è il kitsch-o-rama!»).

Un po' come il chitarrista di Mad Max Furiostrada, solo molto prima e molto più gaio.

Le nostre tre eroine sono Bernadette Bassenger (Terence Stamp), Mitzi Del Bra (Guy Pearce) e Felicia Jollygoodfellow (Hugo Weaving), una transessuale e due Drag Queen che si esibiscono nei più famosi gay bar di Sydney, all’inizio del film le troviamo cantare in “lipsight” (specialità in cui qualunque Drag deve brillare) sulle note di “I've Never Been to Me” di Charlene.

Bernadette ha appena perso il compagno di una vita in un incidente di... Beh, ossigenazione dei capelli. L’occasione diventa, quindi, perfetta: cambiare aria e accettare l’invito di Tick/Mitzi per un viaggio alla volta di Alice Springs, esattamente dal lato opposto dell’Australia per esibirsi al Lasseters Hotel Casino. Quello che gli altri non sanno è che l’albergo è gestito dall’ex compagna di Tick che sotto trucco e parrucco nasconde un segreto: un figlio nato dalla relazione con la donna da andare a conoscere. Il flashback in ospedale della nascita del pargolo («Chi è il padre?») resta uno dei tocchi di genio di questo film ultra pop e ultra colorato, proprio come il vecchio bus scassato acquistato per due spicci da Adam/Felicia, da un branco di Svedesi ubriachi, ribattezzato per l’occasione "Priscilla, la regina del deserto" e presto adattato (anche nei colori) alle tre dive che lo utilizzeranno in questo lungo viaggio sulle strade dell’Australia.

Genitore uno, due e forse, anche tre (una trilogia)

Stephan Elliott fa un ottimo lavoro, gestendo alla grande i tempi comici dei suoi tre attori protagonisti e costellando il film di piccoli tocchi surreali, mi fa sempre ridere la partenza del trio, sulle note dell’azzeccata “Go West” dei Village People: tre “pazze” in grado di radunare più pubblico della podista, partita per attraversare in una lunga corsa solitaria attraverso il Paese.

Lo stile è tutto nella vita.

Cantando e bisticciando di seni, di peni e degli ABBA, il trio procede nel suo folle viaggio sostenuto dalla chimica di personaggi che più diversi fra loro non potrebbero essere. Mitzi dovrebbe essere quella equilibrata del gruppo, una Drag Queen con molta esperienza, responsabile delle coreografie di ballo, costretta ad affrontare i dubbi relativi a qualcosa che più maschile non potrebbe essere, ovvero la sua imminente paternità.

Felicia è la Drag Queen giovane, sboccata (anche se tutto il film è caratterizzato da un turpiloquio anche in questo magnificamente australiano che funziona in entrambe le versioni, originale e doppiata), in fissa nera con gli ABBA e talmente irritante da fare il giro su se stessa risultando quasi simpatica. Del trio è la preferita della mia Wing-woman, giusto per ribadire che a casa Cassidy, questo film è un’istituzione (storia vera).

"Sono gente strana questi Cassidy", "Si, mi fanno un po' paura"

L’ultima, ma non meno importante, la migliore in assoluto: Bernadette una delle mitiche “Girls”, il primo vero gruppo di Drag Queen d’Australia, una pioniera del settore, dignitosamente sul viale del tramonto come una Gloria Swanson sotto ormoni, con la capacità di inchiodare chiunque al muro grazie alla sua fulminante capacità di rispondere (il più delle volte male) alle provocazioni, il tutto conservando la classe della vera signora.

Il fatto che questi tre diversi esempi di femminilità sopra le righe, siano interpretati da tre grandi attori che ancora oggi è facile riconoscere (per il grande pubblico) per i loro ruoli più Pop è indicativo dello stato di film di culto di “The Adventures of Priscilla, Queen of the Desert”. Guardare (o riguardare) questo film oggi, equivale a assistere ad una delle migliori prove di Guy Pearce, uno che nel corso del tempo si è assestato sul ruolo fisso dell’incravattato doppiogiochista, ma che qui esibiva un grado di “stronzaggine” del tutto diverso e decisamente più divertente sui tacchi di Felicia.

"Tatuaggi? Nolan? Hai sniffato la vernice rosa per caso?"

Mitzi ha le sopracciglia ad ala di gabbiano di Hugo Weaving, alle prese con un ruolo di culto ben prima dell’agente Smith di Matrix che, comunque, qui risulta meno “gaio” di quando faceva l’elfo in “Il signore degli anelli”, sarà per via della parrucca con capelli lunghi che, per altro, utilizzava anche dietro la maschera di V? In ogni caso, Leo Ortolani nella sua parodia Tolkeniana, faceva “interpretare” Re Elrond alla sua Cinzia, quindi non devo essere stato il solo a pensare (male).

A completare e ad aggiungere ulteriore blasone ci pensa Terence Stamp, uno che in carriera ha lavorato con tutti i più grandi registi per tanti ruoli iconici, anche se il secondo più popolare (dopo Bernadette) era il generale Zod di Superman II. Posso dirlo? In uno scontro diretto, la transessuale avrebbe preso a calci nelle palle il Kryptoniano in qualunque giorno della settimana, sorseggiando un Martini.

Va dallo stesso parrucchiere di Giovanna Botteri, non poteva che essere cazzutissima!

Tre attori che il grande pubblico ancora oggi può facilmente identificare in altrettanti cattivoni cinematografici, qui mettono su uno spettacolo sopra le righe, travolgente tanto che nessuno di quelli che incrocerà il tragitto di Priscilla, non potrà che esserne travolto. Si va dagli aborigeni che finiscono a ballare con solo sulle note di “I Will Survive” di Gloria Gaynor, fino agli incontri anche più assurdi, come il remissivo Bob (Bill Hunter) e della sua scatenata signora, dopo il personaggio di Cynthia, non potrete mai più guardare delle palline da ping pong con gli stessi occhi, ma siccome sono in vena, ora vi rovino anche l’infanzia dicendovi che l’attrice che la interpreta, Julia Cortez, nel tempo è diventata celebre anche per un altro ruolo, quello di Rita Repulsa, la cattiva dei Power Ranger (storia vera). Mentre siete impegnati ad immaginare i ranger più colorati della bandiera arcobaleno alle prese con alcune palline sparata dalla strega, sia messo agli atti che gli attori con trascorsi da super cattivo dell’immaginario, in questo film sono quattro. Ma visto che i supereroi si sono infiltrati in questo post, sappiate che “Priscilla - la regina del deserto” è uno dei primi film che io ricordi (arrivato dopo Arma Letale 3) che si gioca una scena dopo i titoli di coda, ben prima che i Marvel Studios rendessero questa specialità un’abitudine (storia vera).

I pantaloni scampanati stanno bene solo ai marinai e alle Drag Queen.

“The Adventures of Priscilla, Queen of the Desert” procede bello spedito tra improvabili momenti musicali e battute e battutacce piuttosto divertenti, in una storia di presa di coscienza e accettazione di se stessi, che sa giocarsi in modo non banale anche momenti seri. L’omofobia radicata in un Paese “Macho” come l’Australia, ma anche in tutta la cultura occidentale (anche se di fatto qui siamo dal lato opposto del globo) è il vero mostro che le tre dive devono affrontare, ovviamente alla loro maniera.

Quando il loro mezzo di trasporto viene imbrattato da scritte omofobe, loro lo dipingono di rosa shocking («Se pensi che starò qui a guardare Picasso lavorare per l'azienda dei trasporti ti sbagli di grosso, tornerò con la cavalleria tra poche ore»), una reazione che è una presa di posizione contro l’omofobia, in un film che tra momenti comici (tanti) e momenti seri (brevi ma intensi), ricorda a tutti che bisogna essere un vero uomo anche per indossare un vestito da donna.

Non sapevo ci fossero anche gli struzzi in Australia.

Il finale non può che essere una celebrazione, per quanto Terence Stamp, il migliore in campo del trio, sia abbastanza un palo quando si tratta di ballare, “The Adventures of Priscilla, Queen of the Desert” mette in chiaro che forse le nuove generazioni sono forse più pronte ad accettare concetti allargati di famiglia e che per prima cosa bisogna sentirsi bene dentro i propri panni, anche quando sono quelli da Drag Queen.

Come ,“Priscilla - la regina del deserto” è diventato un culto anche sui palchi teatrali di tutto il mondo in versione musical, i suoi pacchianissimi ed esagerati costumi sono stati premiati con l’Oscar, generando anche tentativi di emulazione da parte degli americani, con il non altrettanto riuscito “A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar” (1995), ma soprattutto è un titolo che ci tenevo ad avere in questo mese, su questa Bara, per l'occasione in rosa, come la Cadillac di Eastwood o beh, Priscilla.

"Non sono gay, ma vorrei esserlo per il solo desiderio di far incazzare gli omofobici" (Kurt Cobain)

20 commenti:

  1. Scusa Cassidy se ne approfitto, ma per far capire ai giovani baristi come cambiano i tempi, quando uscì questo film non sono andato a vederlo al cinema per colpa di mio padre, che sarà stato un brav'uomo ma aveva ancora una mentalità da uomo delle caverne, per cui un giovane maschio eterosessuale ai tempi non poteva vedere una pellicola che trattava temi di questo genere.
    Purtroppo la sua mentalità all'antica, per usare un eufemismo, gli ha fatto perdere un film che propone delle tematiche importanti, in particolare l'accettazione degli altri, che è veicolata guardacaso proprio da Benjamin, uno della nuova generazione.
    Per fortuna i tempi sono cambiati (almeno lo spero) e oggi se mio figlio mi proponesse la stessa cosa mi sembrerebbe la cosa più naturale al mondo.
    In ogni caso sono riuscito a recuperarlo qualche tempo dopo e devo ammettere che è sempre divertente, reso memorabile dall'interpretazione di un Terence Stamp in stato di grazia (e in effetti rimane uno dei miei attori preferiti, oltre che per Superman II lo ricordo anche ne L'inglese, con Peter Fonda).
    Non ricordavo effettivamente la presenza di Guy Pearce, un attore che aveva fatto davvero bene a inizio carriera e poi come scrivi giustamente è rimasto relegato a ruoli un pò troppo identici a loro stessi. Mi sembrava la versione autstraliana di Cristopher Lambert (che col senno di poi non è tutto questo gran complimento).
    Buona settimana!

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    1. La sua prova in “Tre passi nel delirio” di Fellini resta mitica, ma Bernadette per quello che mi riguarda è la super eroina più potente mai vista al cinema, Capitan Marvel reggile la birra o il cocktail con l’ombrellino nello specifico ;-) Guy Pearce bisogna ancora “spiegarlo” al grande pubblico che non lo ha visto qui o in “Memento”, per altro ho scoperto da poco che è sposato con la Carice van Houten, mi ha informato la mia Wing-woman, interessante la coppia quella composta da Felicia e Melisandre. Cheers

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  2. Ma come,ad Hollywood oggi non si dice che i personaggi omosessuali nei film devono essere interpretati da persone che lo sono davvero? Ah giusto,mi dimentico sempre che esiste il mestiere di attore nel mondo del cinema! Chapeau!

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    1. Penso sempre al personaggio più famoso di Anthony Hopkins oppure, alle tre "pazze" di questo film che in realtà sono tre attori di altissimo livello ben calati in un ruolo. Cheers!

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  3. Non mi è mai capitato di vederlo, ma sospetto che sia migliore di "Wong Foo", film carino ma alla fine la solita orgia di buoni sentimenti.
    Però Swayze e Snipes in "Wong Foo" erano bravi davvero, credibili anche se abituati a ruoli molto "macho" (come Stamp in "The Limey"). Il mestiere di attore, appunto.

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    1. "Wong Foo" per me vale più che altro per l'ottimo trio di attori, ma per la trama è Una strega di nome Elvira con tre Drag Queen al posto di zia Cassandra Peterson. "Priscilla" per me sta due o tre spanne sopra ;-) Cheers

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  4. Sempre detto io.
    Gli australiani sono pazzi.
    Ma certe volte bisogna esserlo, per avere coraggio.
    E spesso dobbiamo a loro i film piu' insoliti, originali e folli.
    Film di culto, audace per il tema trattato, che ai tempi non era certo sdoganato come oggi.
    E nemmeno cosi' "di tendenza", se mi posso permettere.
    Ma che lo fa nella maniera giusta con cui bisognerebbe trattare certi argomenti, anzi ogni argomento delicato: con leggerezza, e con la giusta dose di ironia.
    Leggerezza per modo di dire, perche' i protagonisti saranno pure drag-queens ma sono tutt'altro che effemminate.
    Hanno attributi grossi cosi', e se ti azzardi a dire qualcosa ti becchi pure un cartone nei denti. O un vaffa, nel migliore dei casi.
    Per il resto, un road - movie che fa alla grande quel che deve fare in quanto tale: raccontare una bella storia, un viaggio vero e proprio che diventa un viaggio dentro e alla riscoperta di se' stessi.
    Un viaggio che e' l'occasione per una svolta, ironia della sorte recuperando qualcosa che si era lasciato indietro.
    Un viaggio dove al termine, una volta giunti a destinazione, nulla e nessuno di loro sara' piu' come prima.
    Tanto divertimento, bel ritmo, dialoghi e scambi di battute fulminanti e attori in stato di grazia.
    Una formula universale, che non passa mai di moda.
    E infatti Priscilla, tra musical e spettacoli vari, e' ancora li: che gira per il mondo.
    E meno male: forse sara' anche per merito suo, un giorno. Che si e' accollato e smazzato il lavoro sporco in tempi ancora piu' difficili di adesso, e tutto da solo.
    Gran recensione, Cass.
    Complimenti.

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    1. Bernadette potrebbe sbaragliare Marve le Distinta Concorrenza senza scompigliarsi la messa in piega per il resto concordo in pieno con te, un tipo di follia di cui abbiamo bisogno. Grazie capo! Cheers

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  5. Guy Pearce lo trovo molto anonimo ,uno di quelli di cui ho visto tutti i film ma che non ricordo che c'era lui nel cast (Stamp era anche il protagonista di Teorema di Pasolini)

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    1. Forse il fatto che il suo film più famoso, parlasse di un protagonista senza memoria, non lo ha aiutato ad essere ricordato dal grande pubblico ;-) Cheers

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  6. Grande film, hai proprio ragione, divertente ma anche acuto quanto basta. Mi piace anche Wong Foo, un'imitazione più edulcorata ma comunque simpatica, però Priscilla cinematograficamente (ma non solo) resta Regina. Un Classido sui generis, grazie!

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    1. Grazie a te anche per avermi ricordato "Wong Foo" tempo fa, l'ho rivisto ma per il suo ottimo cast ma "Priscilla" ancora domina incontrastata ;-) Cheers

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  7. L'ho visto una sola volta, una vita fa (credo...) sulla storica Italia 1 dove passava abbastanza spesso. Ammetto che non lo apprezzai per nulla. Forse non ero pronto, forse non ne riuscivo a cogliere il senso e il sottotesto, fatto sta che una volta mi bastò. Ciclicamente ritorna fuori ma com'è, come non è, non sono mai riuscito a recuperarlo. Ora passa abbastanza spesso su Sky, vediamo se lo registro e lo metto nel mucchio dei "da vedere".

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    1. A casa Cassidy è un culto, finiamo per rivederlo puntualmente almeno una volta l'anno (storia vera). Cheers!

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  8. Vado a memoria, ma all'epoca ancora non conoscevo Guy Ritchie - grande è stata la sorpresa di riscoprirlo qui! - invece Hugo era già ben noto per "Matrix", quindi trovai estremamente divertente vederlo in un ruolo che non fosse l'agente Smith :-P
    Film visivamente dirompente e irresistibile, un Classido a tutti gli effetti!

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    1. Ha avuto il suo bel peso nella cultura popolare, ci tenevo ad averlo tra i Classidy ;-) Cheers

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    2. Guy Ritchie era nel film?!?non me lo ricordavo

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    3. Lucius voleva dire Guy Pearce, ma è reduce dall'ultimo film di Guy Ritchie quindi il lapsus è comprensibile ;-) Cheers

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  9. Una domanda corre d'obbligo: ma come hanno fatto a convincere tre attori di quel calibro, in particolare penso a Stamp che era diventato un'icona dell'uomo duro, austero severo (tutti pensiamo a Zod ma io ricordo il suo ruolo piccolo, ma determinante, in Wall Street con un osso duro come Douglas in grande spolvero)? Il film, considerando i tempi, era una presa di posizione forte su un tema che oggi è ancora divisivo, figuriamoci ai tempi. Film così rischiano di uccidere una carriera.

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    1. In Australia hanno qualcosa nell'aria, se possono convincere gente a sgommare nel deserto come pazzi, perché non questo? Oppure più semplicemente, avranno fiutato la bontà del soggetto e nel caso di Stamp, del potenziale di Bernadette ;-) Cheers

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