martedì 22 giugno 2021

Luca (2021): silenzio, Dagon!

Il gran casino globale della pandemia pare non aver intaccato la professionalità della Pixar, certo molti dei suoi titoli recenti sono stati dirottati dalla sala al paginone di DisneyPlus, il povero Onward è sicuramente quello che ha pagato il prezzo più alto in termini di visibilità. Ma seguendo il buon risultato di Soul, uscito direttamente sulla piattaforma di streaming è arrivato anche la loro ultima fatica, ovvero “Luca”.

Un film che ha fatto subito discutere fin dalle prime immagini, la rappresentazione – per alcuni – eccessivamente stereotipata di uno strambo Paese a forma di scarpa ha fatto storcere più di un naso, ma per tutti i nasini che si sono arricciati, altrettanti si sono rivolti all'insù, orgogliosi di vedere un po’ di Italia al cinema. Sapete come sono tanti dei nostri compatrioti, che siano i Maneskin o Danilo Gallinari che porta gli Atlanta Hawks in finale di conference, qualcuno ha sempre il tricolore pronto da sventolare a portata di mano. Salto sul carro del vincitore, sport nazionale.

La Pixar non cambia il suo stile, se qualcuno dei suoi animatori si dimostra particolarmente abile, con il tempo avrà prima o poi la sua occasione. Dopo essersi fatto le ossa (di dinosauro) come supervisore degli storyboard di Il viaggio di Arlo e aver diretto il cortometraggio “La luna” (2011), Enrico Casarosa ha potuto scrivere il soggetto e dirigere questo film, pescando dai cassettini della memoria.

"Dest sinist, dest sinist, qui e lì, notte e dì, questo il mondo fa girar" (cit.)

L’ispirazione per il regista infatti arriva dalla sua infanzia e dalle estati passate in Liguria, la cittadina immaginaria di Portorosso per questa storia ambientata tra gli anni ’50 e ‘60 (tra i tanti e curati dettagli del film, anche una locandina di “Vacanze Romane” quindi siamo attorno al 1953 almeno), tra le cui tante ispirazioni sfoggia palesemente anche abbondati dosi di Federico Fellini e di Hayao Miyazaki, a cui potremmo aggiungere volendo anche “La sirenetta” (1989), vista la passione dell’amico del protagonista Alberto, di pescare e collezionare manufatti degli umani come faceva un tempo Ariel. Visto come sono preparato? Li guardo i cartoni animati, che credere!

Tenere lontano dall'acqua, come ci hanno insegnato i Gremlins.

“La dolce vita” continua a fare una gran presa sui nostri amici che vivono dall’altra parte dell’oceano, mi riferisco agli americani, non al popolo sottomarino da cui arriva il protagonista Luca. Sorrentino soltanto strizzando l’occhio a Fellini si è portato a casa un Oscar per “La grande bellezza” (2013), quindi è chiaro che “Luca” sia pensato per piacere ai nostri cugini Yankee ma non altro, a garantire una certa veridicità ci pensa proprio Enrico Casarosa, infatti nel suo film i cartelli, le etichette sulle confezioni di cibo e i titoli sui libri, sono tutti scritti in vero Italiano e non in aberranti parole tradotte malamente usando Google Translator, quelle che di solito diventano il bersaglio preferito di Doppiaggi Italioti. Anche se devo dirlo, Casarosa è classe 1971 quindi le sue estati Liguri saranno state negli anni ’80, forse ci è andata bene così, altrimenti questo “Luca” sarebbe stato un altro Stranger Things.

Certo il prezzo da pagare oltre alla rappresentazione dettagliata di tutti i maggiori piatti di pasta (al centro della particolare gara di Triathlon locale, la Portorosso Cup) restano sicuramente le espressioni italiane, che vanno di pari passo con il nostro caratteristico gesticolare che si sentono anche nella versione originale del film. In quella doppiata invece, devo dire che non ho particolarmente accusato il colpo, ho scoperto la presenza di alcune personalità di spicco - nello specifico, Orietta Berti, Luciana Littizzetto e Fabio Fazio, tre che secondo me, se pagate il giusto vengono anche a farvi la spesa o a cambiarvi la lettiera del gatto - solo leggendo i crediti nei titoli di coda, giusto perché il miglior doppiaggio del mondo, continua ad affidarsi a doppiatori non professionisti. Rimettetelo pure via il tricolore, non è il momento di sventolarlo.

"Tu, perché sei vestito come Conan ragazzo del futuro?", "Disse l'aspirante Giulietta degli spiriti"

La storia è quella di Luca (ovviamente), pastore di triglie in una famiglia di “mostri” marini con coda, squame e pinne. I parenti del ragazzo sono ultra conservatori e per una vita, gli hanno insegnato che bisogna restare nascosti dai terribili umani, sempre pronti con i loro arpioni. Ma Luca è giovane e in quanto tale in cerca d’altro, seguendo il principio Kinghiano per cui nessuno avrà mai più gli amici che aveva a dodici anni, Luca conosce Alberto, che vive solitario in una torre mezza diroccata e se per caso vi ricorda (anche negli abiti) il Conan di Miyazaki, penso sia solo perché Enrico Casarosa da bambino, guardava i nostri stessi programmi tv.

Alberto ha una passione per tutto quello che riguarda gli abitanti di superficie, a partire dalla mitica Vespa. Ora, non ho idea di quanto abbia finanziato la Piaggio, ma in quanto simbolo storico della “dolce vita”, la leggendaria due ruote passa dall'essere un marchettone pubblicitario (anche quello a ben pensarci, tipico del nostro cinema, fin dai tempi delle bottiglie di J&B in bella vista nei nostri film) a vero punto di svolta della trama.

La tradizione delle marchette nei film nostrani, si aggiorna al nuovo millennio.

Per conquistarsi una Vespa tutta loro, Luca e Alberto sono pronti a spingersi fino alla città degli umani, la piccola Portorosso dove faranno la conoscenza di Giulia, che da sempre sta cercando il modo di battere l’odioso Ercole Visconti, indiscusso e insopportabile campione della Portorosso Cup. Anche perché per Luca, in fuga dalla famiglia, molto meglio la nuova banda di amici sfigati - che ricordano molti i perdenti, quindi ancora Stephen King che torna a grattare alla porta - piuttosto che una vita negli abissi oceanici con lo strambo zio Ugo, doppiato in originale da Sascha Baron Cohen

"Mio nome Borat. Io vengo di Kazakistan" (cit.)

Voi prendete “Stand by Me” (1986), la versione amichevole delle creature degli abissi di Dagon, impanate tutto con abbondanti dosi di Hayao Miyazaki (gli sguardi scuri del gatto Machiavelli sembrano usciti da un suo film, ma non solo quelli) e condite con abbondanti dosi del cinema di Fellini, a cui Enrico Casarosa non si avvicina nemmeno in termini di qualità e inventiva, anche se resta chiaramente il suo modello di riferimento.

Il gatto Machiavelli è senza ombra di dubbio il migliore (MVP! MVP! MVP!)

“Luca” è un film immediato, quasi scontato per noi abitanti di uno strambo Paese a forma di scarpa, visto che sarà istintivo ritrovarci nella sua storia e nella sua ambientazione. La Pixar con questo film gioca sul velluto, tutti questi elementi così giusti, così classici, tutti insieme, non possono non funzionare infatti lo fanno alla grande, ma se volete l’originalità che ha reso grande la Pixar, forse questo non è il titolo più indicato.

Certo per voler male ad un film così, devi essere costituzionalmente stronzo proprio senza cuore, perché “Luca” contiene tutti gli elementi giusti a partire dall'amicizia dei due protagonisti, ben sottolineata dall'uso di “Il gatto e la volpe”. Sono felice che Edoardo Bennato si sia visto recapitare a casa un bell’assegno da parte della Pixar, un po’ meno per l'altro identico, arrivato in Svizzera a casa di Rita Pavone per la sua pappa col pomodoro. Sono un fan dei Pearl Jam e con la Pavone abbiamo dei conti aperti, quindi non fateci troppo caso.

Avrei preferito molto di più un pezzo famoso di Gino Paoli.

Il rapporto tra Luca e Alberto è ben esemplificato dalla frase che è destinata ad uscire da questo film, per diventare patrimonio comune, quella «Silenzio, Bruno» monito contro tutti i Bruno del pianeta tutte le paure nella testa, che è destinata a diventare un tormentone motivazionale azzeccatissimo.

Per il resto “Luca” è un film che gioca a carte scoperte, ha una lettura di secondo livello che potrebbe farlo diventare uno dei preferiti della comunità LGBTQIA+ (A, E, I O, U… Ypsilon!) visto che l’invito a celare la propria vera identità, il rapporto (del tutto platonico) con Alberto e tutto il resto, potrebbe far passare il film per un grosso METAFORONE, quando invece è una più generica storia sulla capacità di accettare se stessi e gli altri, utilizzando le estati dell’infanzia e una buona dose di “Dolce vita” come contorno.

“Luca” è un film che in puro stile Miyazaki, ha in un inseguimento (la Portorosso Cup) uno dei momenti chiave e che pescando un po’ da “Ponyo sulla scogliera” (2008) e “Conan il ragazzo del futuro” (1978) assolve il compito alla perfezione. La Disney (scientifica) ha fatto benissimo a distribuirlo proprio ora, all'inizio dell’estate, il momento giusto per apprezzare di più un film così, ma più di questo in “Luca” non cercate, la sua estrema e derivativa semplicità è il suo maggior pregio ma anche il suo principale difetto.

La lezione di Hayao, una corsa rombante non deve mai mancare.

Penso che finirò per dimenticare il film abbastanza presto ma devo essere onesto, forse 95 minuti sono troppo pochi per andare oltre una rappresentazione semplificata di tutti i personaggi, anche quelli di contorno, ma se non altro il film non ha un solo calo di ritmo che sia uno, anche se parliamoci chiaro, “Luca” parla al ragazzino interiore di tutti quanti noi e non ha nulla di nuovo da dire a chi conosce bene i modelli di riferimento di Enrico Casarosa. Insomma Fellini e Miyazaki restano imprendibili (grazie al ca… tamarano, oserei direi), quindi il modo migliore per godersi il film resta zittire tutte le voci nella testa e goderci la corsa in bici, non sarebbe male per i più giovani partire da questo film, per andare a scoprire i modelli di riferimenti del regista, ma per quello ci vuole la curiosità di Luca e magari qualche genitore connivente con la pazienza di suggerire i titoli giusti per il resto… silenzio, Bruno Cassidy!

54 commenti:

  1. Ottima analisi la tua dopo quella di Moz. Rendete entrambi esatta giustizia ad un film in fondo semplice, con Casarosa che attinge alle sue peculiarità disegnative esplicate a suo tempo col delicatissimo La luna, un prodotto che sfondi anche oltreoceano senza abbuffarsi di stereotipi ma solo di linguine al pesto (che adoro!), un messaggio di amicizia profonda che rispetti l'affetto anche quando questo va via (chissà se i tanti potenziali femmini e omi cidi ne coglieranno il sottile senso.. )

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    1. Si spera lo facciano, per altro grazie perché mi hai ricordato che devo ancora passare dal Moz, ho lasciato il suo post in sospeso perché preferisco scrivere prima di leggere, grazie mille! Cheers

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  2. Secondo me Cassidy,la progettazzione di "LUCA" è stata più ho meno così:"allora facciamo un film ambientato in Italia,chiamate quello italiano che lavora da noi per dirigerlo,però mi raccomando che sia l'Italia come la intendiamo noi americani,stivale si ma solo al sud,pasta tutti i giorni(perchè non una bella piada e salsiccia!),canzoni anni 50 e 60 tremendamente ovvie in loop,piazzamoci un pò l'ennesimo rimando a Fellini che è l'unico regista italico esistente(io ci avrei infilato Bruno Bozzetto),un pizzico di Hayao dei suoi film ambientati in Italia,non dimenticate la vespa mi raccomando!". Io Cassidy sono lontano mille miglia dall'essere un fanatico dell'amor di patria,ma sembra che gli yankee siano rimasti fermi all'Italia dei miei nonni,ameranno anche lo stivale ma mi sa che non l'hanno mai visitata per intero!Per me "LUCA" è stato un pò come guardare le stagioni recenti dei Simpson,molto ripulito,parecchio innoquo,con una minore capacità di coinvolgimento narrativo rispetto al passato,ma soprattutto strabordante a livelli esagerati di citazioni,che se prima erano delle chicche sparse quà e là,adesso fanno letteralmente il film intero! Non è brutto,ma lo sto già cominciando a rimuovere dalla mente,il chè di solito non è un buon segno,ammetto che questa nuova PIXAR senza più John Lasseter,ha qualcosa in meno da offire,almeno secondo me!

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    1. Sono andato a verificare la data di nascita di Casarosa perché la mia Wing-woman ha prontamente sottolineato «Ma quanto manca dall'Italia questo? Ha l'età dei nostri genitori?» (storia vera). Concordo con te, ben fatto, ma sotto la gestione Lasseter (la prima, non quella dei mille seguiti fuori fuoco) avevano tutto un altro tiro. Cheers!

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  3. Visto ieri e l'ho trovato molto bello e commovente!
    All'inizio, prima di farmi prendere dalla storia, ero un po' diffidente verso quella che sembrava un'accozzaglia di elementi di italianità, che poi invece sono risultati essenziali per costruire uno sfondo preciso (sia temporalmente che geograficamente) ma al contempo non ben definito e vago.

    Una storia di amicizie come ultimamente se ne vedono poche, poiché tutti troppo intenti a ficcare dentro in maniera furba (e secobdo me poco sentita) temi delLA inclusività:
    Qua invece, come scrivi, forse qualcuno potrà vederceli e sarà contento così, ma è innanzitutto una storia di formazione, crescita ed autodefinizione (cosa che passa attraverso la conoscenza e l'accettazione di sè), proprio come tante di quelle con cui siamo cresciuti.

    Trovo molto bello poi che i titoli di coda ci raccontino una storia nella storia, vedendo cosa succede a luca, alberto e giulia nell'anno dopo la loro estate insieme (e quasi pronti a raccobtare una nuova estate con un secondo film, chissà...).

    Insomma bello e sarà il caldo del periodo ma ho dovuto asciugare molto sudore (dagli occhi)!

    Nathan

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    1. L'inclusività deve essere appunto una delle chiavi di lettura, se diventa IL tema di solito la storia poi non si regge sulle sue gambe, per fortuna qui non è l'obbiettivo primario. I titoli di coda che continuano la storia dei personaggi, sono una bella tradizione Pixar fin dai tempi di "Wall-E" ;-) Cheers

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  4. Ah, nonostante l'anacronismo (ma su questa discrasia tarantino ci hs impernisto il suo django), qua a casa corso abbiamo pensato che nrlla scena delle "vespe selvagge" avrebbe dovito esserci 50 special come colonna sonora XD

    Nathan

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    1. Beh se Tarantino ha potuto utilizzare Tupac perché no, però continuo a preferire Bennato ai Lunapop ;-) Cheers

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  5. Sì, non è che vedrò questo film, ma gli stereotipi hollywoodiani sull'Italia, che una volta mi infastidivano, ora mi vanno bene. Voglio dire, magari il Paese reale fosse così.

    "Portorosso" ... chissà se questa ridente cittadina avrà un Footbal Club. :D

    Le celebrità prestate al doppiaggio sono una catastrofe. Alla Litizzetto non farei mai cambiare la lettiera (voglio troppo bene alle mie micie), ma tantomeno doppiare film.
    Ancora ricordo con orrore Bonolis e soprattutto Larussa nei Simpson.
    Come sentire Hitler che doppia Dotto in Biancaneve :(

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    1. Nei Simpson erano fin troppo "presenzialisti", il doppiaggio non dovrebbe sentirsi, come mi ha insegnato il blog Doppiaggi Italioti ;-) Cheers

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    2. Concordo sul fatto che il doppiaggio se ben fatto non dovrebbe risaltare, risultando amalgamato in modo neutro con le immagini. Faccio un esempio (per me) significativo: guardando con mio figlio Cicogne in missione ero infastidito dal doppiaggio di Tulip, uno dei personaggi principali della pellicola. Poi sono andato a vedere chi fosse il doppiatore e ho visto che era la Marcuzzi, quindi ho capito tante cose...

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    3. Gli esempi sono tristemente tanti, il miglio doppiaggio del mondo! ;-) Cheers

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  6. Anch'io ho pensato al sottotesto LGTBQ eccetera, vedi anche sul finale dove le due vecchine si "rivelano", magari le due erano pure una coppia... comunque la Pixar è brava a inserire questi messaggi, poi chi vuol capire capisce! Il gatto Macchiavelli con baffoni mi ha fatto capottare da subito :)

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    1. Esatto, una chiave di lettura, ma non LA chiave di lettura, bene così. Macchiavelli è il numero uno, ho riso ad ogni suo sguardo scuro ;-) Cheers

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    2. Non saprei: io che mal soffro questi discorsi (come ho scritto altre volte, una persona va rispettata in quanto persona e non perché appartenente ad una minoranza, maggioranza o affinità elettiva...) ci ho visto la tipica coppia di sorelle zitelle, anche un po' incarognite col prossimo.

      Nathan

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    3. Ci può stare, per nostra fortuna il film non è tirannico nell'imporre un solo punto di vista su storia e personaggi. Cheers!

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  7. Sarà che sono davvero costituzionalmente stronzo (sappi che questa te la rubo), ma questa sarabanda di stereotipi condita da stereotipi stereotipati proprio non l'ho mandata giù :(

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    1. Un giorno ti racconterà la genesi di questa combinazione di parole, che ormai uso da decenni, vai diffondi il modo di dire ;-) Gli stereotipi sono tanti a partire dall'uso della Vespa, davvero spudorato, però non mi hanno irritato, penso che il film finirò naturalmente nel suo vellutato limbo, in attesa del prossimo titolo del momento. Cheers

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  8. Interessante! Apprezzo la scelta di non ambientare tutto negli anni Ottanta come sembra obbligatorio fare ultimamente. Spero di vederlo presto!

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    1. Che sia finita quella moda? Sarebbe anche ora ;-) Cheers

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    2. Oggi ho scritto di dirty dancing sul blog e quello era un film anni Ottanta sugli anni cinquanta. Che sia lo stesso fenomeno? E ora che ci penso, pure ritorno al futuro? X--D

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    3. Gli anni '50 per gli americani restano una sorta di paradiso, pensa anche a "Happy Days". Cheers

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  9. Passerò a leggerti dopo aver visto il film, intanto grazie! Sono un po' preoccupata per il doppiaggio italiano... vedremo!

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    1. Vai tranquilla, per fortuna non fa danni anche se mi sono divertito a seguirlo in originale, un pezzettino l'ho rivisto doppiato per poter avere un parere diretto. Aspetto il tuo piuttosto ;-) Cheers

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  10. Ti dico solo che con mia figlia ho piazzato un "uno-due" micidiale in due giorni: "My Little Pony - Il film" e "Luca". Sul primo sarò telegrafico (pensavo moooolto peggio... E invece è guardabilissimo!), sul secondo concordo con quanto detto. Se mescoli Miyazaki, Fellini e la Disney, qualcosa di brutto non uscirà. Certo, non sarà un capolavoro, ma un buon passatempo si.

    Ci sono alcuni momenti veramente ben fatti e altri un po' "semplici", ma il risultato lo porta a casa. Come il Gallo che ruba il pallone a Embiid e schiaccia di prepotenza il +6. Godo!

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    1. Un giorno riusciranno a mettere una squadra attorno ad Embiid, un giorno. Il Gallo ha zittito tanti che pensavano che in quella squadra non avrebbe fatto molto, notevole il rosso degli Hawks, pare uscito dal cast di “Shameless” e ha giocato una partita senza vergogna e senza paura ;-) Cheers

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  11. Non reagisco bene ai film anglofoni sull'Italia quindi dubito che lo vedrò, ma ti ho letto con piacere :-P

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    1. Il pericolo era altissimo, sono andato in avanscoperta anche per quello grazie ;-) Cheers

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  12. Ma a 'sti due, a furia di stare sempre scalzi, non capita mai, dico MAI, di calpestare chessò... un sassolino, un frammento di vetro, un ramo un pò bozzuto; o capirate su qualche superficie un pò troppo calda. Io so che talvolta al mare ci sono quelli che vanno in giro scalzi, ma gli inconvenienti capitano sempre.

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    1. Ehehe alla faccia mia che al mare mi brucio al sole e mi finisce la sabbia negli occhi ;-) Cheers

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  13. La aspettavo.
    Visto lo scorso sabato.
    Premetto che il giudizio potrebbe essere un po' da parte, dato che per prima cosa io amo il mare.
    In quanto elemento naturale, e non solo meta turistica. Anche se vivo a Milano e non si vede manco col binocolo.
    Ma sono fiducioso, eh. Dicono che tra qualche centinaio di anni tornerà pure da noi, anche se mezzo Nord Italia rischia di finire sommerso.
    Però, avere il Golfo di Lorenteggio...sarebbe una bella soddisfazione.
    Comunque, le volte che mi riesce di andarci passo la maggior parte del tempo in acqua.
    Poi il nome del protagonista é identico a quello di mio fratello (gemello, tra l'altro), e col Lucignolo della situazione ho comune un “berto”, anche se lui inizia con “Al”e io invece con “Ro”.
    Il bello di essere gemelli, nonché ottimi amici (cosa non spesso scontata) é che puoi contare sin da piccolo su un compagno di scorribande pronto all'azione e sempre disponibile.
    E infatti le dinamiche tra i due protagonisti ricordano molto le nostre di un tempo. Anche se invertite, visto che il “Luca” (o Bruno) della situazione ero io.
    Insomma, per intederci...lui era Maverick e io ero Goose.
    Quindi, sulla carta il film aveva tutto per piacermi.
    Mi aveva già preso bene sin dal trailer, sulle note remixate di “Rootsie and Boompsie” di Papa Winnie.
    E poi aggiungiamo pure che era compreso nell'abbonamento.
    Per fortuna alla Pixar non sono mortaccioni come i loro datori di lavoro. Che non so voi, ma a me con questa storia dell' Accesso VIP mi hanno rotto i tre quarti di. E non vi sto a specificare cosa.
    Beh, che dire se non...bello, bello, bello.
    La Pixar mette a segno un altro centro.
    Concordo sul fatto che non é il capolavoro che mi farà gridare al miracolo, ma una cosa l'ho capita bene.
    Ne avevo il sospetto già da un po'. Confermato poi da alcune dichiarazioni dei capoccia durante l'uscita di “Soul”. E adesso ne ho la certezza.
    Il sodalizio tra Disney e Pixar é destinato a durare ancora a lungo, almeno dal punto di vista economico e commerciale.
    Perché da una parte fa comodo avere dei geni che ti tirano fuori il coniglio dal cilindro quando non hai uno straccio di idea. Anche se spesso te ne approfitti della tua posizione di superiorità (ergo, ci metti i dindi) per sfotterli, sminuirli e bistrattarli ad ogni occasione. Un po' per paura di venire sorpassati, un po' per invidia nei confronti di un talento che sai di NON avere.
    E dall'altra si ha bisogno dei soldi del socio. Anche se si comportano da autentici ingrati.
    Ma dal punto di vista artistico...Disney e Pixar ormai viaggiano su due binari diversi.
    Paralleli, magari. Ma separati.
    La Pixar sta trovando la sua strada. E la cosa mi stuzzica, perché sento che porta a qualcosa di nuovo, fresco e frizzante. Come le ultime imprese del duo Lord e Miller, che considero ormai loro diretti rivali (ho visto il film dei Mitchell, tra l'altro. Strepitoso).


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    1. A vederlo ho fatto un tuffo nel passato.
      Tralasciando i soliti luoghi comuni che abbiamo ormai appiccicati addosso (e di cui la pellicola abbonda), mi ci sono rivisto in molte cose.
      Dovrebbe essere un film “marittimo”, vista l'ambientazione. Ma in realtà la vicenda si svolge quasi tutta sulla terraferma, dato che per ovvi motivi i due protagonisti non possono toccare l'acqua una volta usciti.
      E una volta lì...ho ritrovato tutto quello che adoravo da ragazzino.
      Estati che sembravano non finire mai, in mezzo ad un torrido nulla. Con pomeriggi in cui non avevi niente da fare e quindi te ne inventavi mille. E spesso non erano che un modo per farsi soltanto un sacco di male nelle maniere più stupide e assurde. Ma sempre ridendo a crepapelle, come matti, nonostante le croste e le abrasioni sulle ginocchia da sfrisamento su terra. O asfalto, peggio ancora.
      Giornate dove bastavano un pallone e una bici.
      Posti dove un bosco, un prato, un casolare diroccato o un cantiere in costruzione avevano un fascino delizioso quanto irresistibile.
      Erano un'avventura tutta da scoprire.
      E poi i paesini. Col loro carico di giovialità e malignità insieme.
      E' un' Italia che non esiste più. Ma di cui molti di noi hanno fatto in tempo a vedere gli ultimi, moribondi scampoli.
      E che qui ho visto ben raccontata da uno che deve averla vissuta sulla sua stessa pelle, come me.
      E che é venuto su con i miei stessi cartoni. Che per inciso...NON dovevano essere della Disney.
      Non credo che troveremo roba più simile di questa, almeno in questo emisfero.
      A cosa? Alle opere di Miyazaki e dello studio Ghibli, come fai notare tu.
      Lo vedi nell'aspetto dei personaggi ( i genitori di Luca, ad esempio), nelle corse a perdifiato e a piedi nudi, negli inseguimenti, e negli omoni grandi e grossi e baffuti. Burberi, ma in fondo dal cuore d'oro (anche se il padre di Giulia somiglia tanto a Tom Selleck anziano).
      Senza contare che (Al) berto veste dal medesimo sarto di Conan (non il barbaro), per l'appunto.
      Certe scene sono pura poesia.
      Non arriva sicuramente al lirismo delle opere a cui si ispira, ma direi che é una questione di terreno culturale.
      Possiamo dire che l'autore ne ha assimilato i concetti per poi metabolizzarli alla sua maniera. Che inevitabilmente risulta un po' più, come dire...occidentale.
      Aggiungamoci un pizzico di Fellini (che come sottolinei, non manca mai). Ma anche di Rodari e soprattutto di Calvino (il cognome di Giulia é MARCOVALDO), e infine i racconti popolari tramandati spesso a voce che proprio Calvino ha raggruppato in una splendida raccolta.
      “Colapesce” su tutti. Al punto che Luca e il suo popolo potebbero esserne i discendenti.
      Decisamente promosso. E ora sono curioso di vedere che si inventano.
      Continuate così.
      E...ottima recensione, Cass. Complimenti.
      A questo punto spero che l'autore di questo film si sia visto pure i cartoni dei robottoni.
      Si sa mai che non sia la volta buona...

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    2. Non li vedo così tanto separati ma di sicuro viaggeranno insieme ancora molto visto che da tempo sono tornati proprietà della Disney, come ormai qualunque cosa per altro. Grazie per il racconto di vista vissuta, non sapevo avessi un gemello ;-) Cheers

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    3. Il cattivo di cognome si chiama Visconti ;-) Grazie a te capo! Cheers

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    4. Grazie a te.
      Ebbene, si'.
      Appassionato di cinema anche lui, tra l'altro. E ben piu' accanito di me, negli ultimi tempi.
      Soprattutto sugli horror.
      Ogni tanto mi fornisce ottimi consigli (oltre ai tuoi, s'intende), molto utili in quanto il tempo e' poco e devo selezionare accuratamente la roba da vedere.
      Diciamo che occorre stabilire delle priorita'.
      Prima la roba che merita. Poi, eventualmente...la fuffa.
      Se permetti ne approfitto per salutarlo, visto che spesso passa da queste parti anche lui.
      Yo, bro'!!

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    5. Ancora una cosa.
      Ormai e' un dato di fatto che la roba piu' interessante, alla Disney, viene fuori dalla Pixar.
      Da un pezzo e' cosi'.
      Ma di recente questa sensazione si e' fatta piu' marcata, a parer mio.
      La Disney, a parte qualche sporadico exploit negli anni scorsi, ultimamente sembra incartata su se' stessa e incapace di uscire dagli schemi.
      Tra le altre cose ho visto pure "Raya".
      Non male, nel complesso. Ma ci fosse un guizzo memorabile che e' uno, in quel film.

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  14. United Blog of Luca! ;)
    Un centinaio di recensioni oggi! Certo, da disneyano della prima ora non posso che esserne contento!

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    1. Oggi a reti unificate come il discorso di fine anno del presidente della repubblica ;-) Cheers

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  15. Come Lucius non vado troppo d'accordo con la rappresentazione del Italia nel film anglosassoni (strano perché sono Russa),ma questo lo voglio vedere:)

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    1. Si lascia guardare e non sporca il foglio, qui alla Bara poi siamo pro-Russia da tempi non sospetti ;-) Cheers

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    2. Occhio alla Perestrojka!!!

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  16. Altra bella rece, positiva, anche se ironica su certi aspetti. Leggendola ho pensato che un film così potevano pensarlo per le tante arene estive con film all'aperto. Sarebbe stato un successone, e forse arebbe monopolizzato troppo, bloccando altri film (scelta intelligente quella di uscire subito in TV, alla fin fine).

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    1. Grazie molte, non riesco proprio a non usare l'ironia e piacere leggerti su questa Bara ;-) Si è il perfetto film estivo, scelta davvero astuta giocarsela ora, il tempismo nella vita conta. Cheers!

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  17. Venduto!
    Ho appena recuperato "Soul" quindi un'altra spruzzata di Pixar (in salsa più leggera, di pomodoro ovviamente) non può che far bene.
    Miyazaki resterà inarrivabile, ma è bello che la sua eredità artistica si diffonda ed emerga negli autori contemporanei, e spero dei prossimi anni. Quell'uomo ha dato lezioni di arte e cinema per mezzo secolo (!), è pure ora di vedere qualcuno che le ha capite ed imparate.

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    1. Già in "Raya" un po' di Miyazaki si notava, qui molto di più, Sensei assoluto, anche gli americani lo hanno capito davanti al genio mi sembra il minimo ;-) Cheers

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  18. Verissimo: film immediato.
    Semplice, lineare e molto "scuola italiano che ha visto gli anime negli anni '70 e '80", insomma: nulla di americano.
    Per questo è un capolavoro :)

    Moz-

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    1. Anche la ricetta delle linguine è facile, ma per farle buone bisogna saperle cucinare bene ;-) Cheers

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  19. Ti leggo ora e direi che siamo in sintonia sul giudizio e pure sullo zittire il nostro Bruno.
    Non sarà geniale, unico e profondo come altri titoli Pixar, ma la sua semplicità ripaga.
    Viste le lacrime copiose nel finale e la bellissima frase della saggia nonna, non lo dimenticherò così in fretta, per fortuna :)

    P.S.: Ok, ok, Machiavelli è una meraviglia, ma io sono Team Giuseppe!

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    1. Giuseppe fortissimo! :-D Si fa sempre un gran parlare, classificare cercare il pelo nell'uovo, avercen di Pixar che sanno usare così la semplicità, alla faccia delle lamentele di Bruno ;-) Cheers

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  20. Bello il collegamento con La Dolce Vita e la simbologia felliniana ma ammetto che mi avevi conquistato con la citazione di Lovecraft del titolo.
    E' vero quello che dici: per voler male a questo film bisogna veramente avere un cassonetto della spazzatura al posto del cuore.
    Gran bella recensione!!

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    1. Ti ringrazio molto gentilissimo! Sono sempre pronto ad una citazione Lovecraftiana. Un giorno scriverò la sceneggiatura del progetto che mi garantirà una ricca pensione: "I 3 dell'operazione Dagon" ;-) Cheers

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