mercoledì 23 giugno 2021

From Hell di Alan Moore ed Eddie Campbell (1999): questa è la casa che costruì Jack

Alan Moore ha esplorato futuri distopici, ha smontato gli ingranaggi dei super eroi ed esplorato tutta la gamma di colori degli eroi di carta, ma forse il suo lavoro più complesso, colto e strutturato è quello che ha come protagonista l’assassino più famoso della storia, Jack lo squartatore.

Pubblicato originariamente in dieci episodi, tra il 1991 e il 1996 e poi raccolto in un unico volume nel 1999, “From Hell” è prima di tutto un lavoro di ricerca da vero studioso e saggista, fatto alla vecchia maniera, senza la comodità delle informazioni a portata di click di Internet, ma passando del bel tempo con il naso tra i libri. Un lavoro meticoloso che traspare dal notevole volumone, un fumetto che per certi versi è in grado di risultare più cinematografico del cinema stesso, anche perché l’adattamento diretto dai fratelli Hughes nel 2001 con la bella Heather Graham, un ottimo Ian Holm e Johnny Depp ad interpretare il un miscuglio di tre personaggi differenti del fumetto, riassunti e semplificati, non allaccia nemmeno le scarpe alla storia originale scritta dal Mago di Northampton e disegnata dai pennelli e i neri implacabili di Eddie Campbell.

Il corposo quantitativo di pagine aggiuntive, farcite di note, appendici e materiale extra che troverete alla fine di qualunque edizione Italiana di “From Hell”, edito qui da noi dalla Magic Press, offre l’idea di quanto vasto sia stato il lavoro di studio e di ricerca di Alan Moore, che più di farsi carico del titolo di colui che ha rivelato al mondo l’identità di Jack lo squartatore, parte dall’ipotesi aleatoria esposta da Stephen Knight nel suo “Jack the ripper: the final solution” (Grafton books, 1977) per affrontare altri temi, facendo quello che gli viene meglio: raccontare una storia. Oscura, contorta e ben poco rassicurante, ma sfaccettata e affascinante come il mistero legato al più celebre assassino seriale della storia.

Il saggio di Stephen Knight, utilizzato come base di partenza da Alan Moore.

Moore nella seconda appendice di “From Hell”, un breve fumetto intitolato “La danza degli acchiappa-polli” si diverte a descrivere le più bizzarre teorie esposte sull'identità di “Jack the ripper” scovate nel corso delle sue ricerche, ironicamente tra i boccaloni raffigurati a caccia di farfalle con il retino, si inserisce anche lui, un modo chiaro per ribadire che le sue intenzioni non sono giornalistiche, ma al massimo fumettistiche, del miglior tipo oserei dire.

Sarebbe fin troppo facile definire “From Hell” una catabasi strizzando l’occhio al titolo del fumetto, “From Hell” per certi versi è molto peggio, un modo di utilizzare la fiction e le armi messe a disposizione dal fumetto per dare una logica alle morti di cinque donne Polly Nichols, Annie Chapman, Liz Stride, Kate Eddowes e Marie Jeanette Kelly, le loro morti sono l’unica certezza di questa brutta storia, al resto di pensano Moore e Campbell, che trascinano il lettore in un posto ben peggiore dell’inferno, il luogo da cui proviene Jack, l’araldo del ventesimo secolo.

Alan Moore gioca a carte scoperte, basandosi sulla ricerca di Stephen Knight non lascia nessun dubbio sull'identità dell’assassino, Jack lo squartatore è il colorito nome appioppato (dopo numerosi cambi e una macabra lettera scritta di pugno dall'assassino alla stampa) a Sir William Gull, medico reale di corte, massone e uomo di fiducia selezionato con estrema discrezione dalla regina Vittoria in persona, per sistemare in maniera definitiva un piccolo scandalo. Si perché il principe Alberto Vittorio, Duca di Clarence ha sedotto un’ignara ragazza cattolica dell'East End di Londra, Annie Crook, futura madre di un pargolo in grado di far tremare la corona, un lavoro sporco che Sir William Gull si assume come una vera e propria missione, che andrà ben oltre i piccoli interessi di beh, robetta, la regina d’Inghilterra, nel suo delirio di onnipotenza Sir William Gull è convinto di stare portando avanti una crociata, in missione per conto di Dio, come i Blues Brothers ma decisamente meno simpatico.

Meglio non mettersi tra un uomo e la sua missione.

La faccenda si complica quando le amiche di Annie, un gruppo di prostitute di Whitechapel tentato di garantire un futuro alla ragazza ricattano con l’informazione sul figlio illegittimo, un amico del principe, diventando così il bersaglio di Sir William Gull. Cinque donne, cinque omicidi per portare a compimento la sua opera, un delirio che porterà il massone ad un’illuminazione che andrà di pari passo con la sua discesa nella follia.

Potremmo semplificare dicendo che per essere una storia “dall’Inferno”, “From Hell” è pieno di personaggi che cercano di costruirsi a fatica una strada verso il paradiso rappresentato da un futuro, una vita migliore o il piano machiavellico di Gull, ma prima da lettori bisogna letteralmente profondare all'inferno in cui Moore e Campbell ci trascinano. Più di 500 pagine divise su dieci capitoli in cui le chine di Eddie Campbell solo l’unico modo per rappresentare le luride strade di Whitechapel, quel bianco e nero implacabile, che ti lascia addosso una sensazione di malsano marciume è davvero l’unica combinazione di colori possibili per raccontare questa storie, so che esiste anche un’edizione a colori di “From Hell” sempre edita da Magic Press, ma non riesco proprio ad immaginare questa storia nera con colori differenti.

Mai accettare le caramelle l'uva dagli sconosciuti.

La sacra missione di Sir William Gull diventa l’occasione per Alan Moore per ricostruire la Londra del 1888 e la vita decadente dei suoi abitanti, un posto dove verrebbe da dire, che il più pulito c’ha la rogna (per usare un’espressione dell’alta borghesia), dove i “buoni” di turno, sono due poveri diavoli come l'ispettore Frederick Abberline, che investiga senza successo, sui crimini dell’assassino, scelto da Scotland Yard per la sua lunga esperienza sulle strade di Whitechapel, l’uomo preferirebbe la gogna piuttosto che tornarci ma sarà costretto a farlo, intrappolato tra le pastoie di un corpo di polizia corrotto e connivente, che di fatto lo lascerà da solo. Unico suo alleato, un improbabile pseudo-sensitivo di nome Robert James Lees, l’unico pronto ad identificare Gull, più che altro per via di un dissidio personale con il medico, più che per altre ragioni davvero concrete, figuriamoci paranormali.

Che dite? Non somiglia molto a Johnny Depp vero?

Quello che colpisce di “From Hell” sono le varie stratificazioni della storia e il gioco di specchi messo su da Alan Moore, che come sua abitudine, ama riempire le sue storie di parallelismi che risultano semplicissimi quando te li ritrovi sotto il naso, ma non lo sono affatto quando lì devi immaginare e scrivere, che poi è la vera abilità di quelli davvero talentuosi, far sembrare facile e addirittura lampante, qualcosa che non lo è affatto.

Uno dei miei passaggi preferiti di “From Hell” è la sortita di Gull all’ospedale di Londra, una visita di cortesia a Joseph Merrick, l’uomo elefante ben raccontato da David Lynch nel suo film del 1980, dove era interpretato sotto quintali da trucco da John Hurt (uno che sarebbe poi finito a recitare in un altro film tratto da Moore). Il Mago di Northampton nelle appendici, ammette candidamente che l’intuizione di inserire Joseph Merrick nella storia, lo ha tirato fuori da un maldestro tentativo di utilizzare Ganesha, divinità Indiana dall'aspetto di un elefante, come Dio a cui Gull si rivolge per ricevere una benedizione prima di cominciare la sua sacra missione e a ben guardare, anche il disgraziato Merrick è un altro personaggio di “From Hell” che sogna un futuro migliore, fuori dalla trappola del suo corpo orrendamente deformato ma perfettamente disegnato da Eddie Campbell. Quando mi capita di rivedere “The Elephant Man” (1980) mi vengono i brividi dietro il collo per tutta la durata del film, l’entrata in scena di Merrick qui in “From Hell” mi provoca sempre la stessa reazione (storia vera).

John Hurt interpretava Merrick nel film di Lynch, ma anche il leader in V per Vendetta. Sono in vena di parallelismi anche io.

I parallelismi di Moore non finiscono certo qui, il colto, raffinato e spietato Sir William Gull si sceglie un complice che è il suo esatto opposto, il cocchiere Netley, ignorante anche nella sua volontà di chiudere un occhio sul lavoro svolto per Gull, in cambio del denaro che riceve dall’uomo. Questi due assoluti opposti dimostrano tutte le loro differenze nel bellissimo quarto capitolo (intitolato “Cosa ti chiede il Signore?”), che non esito a definire uno dei più geniali di tutta la produzione del Mago di Northampton.

Un viaggio in carrozza lungo le strade di Londra, con Sir William Gull impegnato a mostrare e raccontare al suo aiutante tutte le costruzioni e i simboli massonici che si possono ritrovare realmente ancora oggi girando tra le strade della città, una lucida rivelazione su come l’umanità, fin dai tempi degli antichi Romani, si sia impegnata per sovvertire l’andamento naturale, demolendo pezzo per pezzo il matriarcato, riducendo le donne ad uno stato di sudditanza ben rappresentato da Jack lo squartatore e le sue vittime, non a caso tutte donne. Alla fine della lettura del quarto capitolo di “From Hell”, ci si sente in preda quasi ad una rivelazione, non potente come quella che colpisce lo stesso Netley, ma se non altro si termina la lettura consapevole che di scrittori talentuosi come Alan Moore in giro, non ne sono rimasti molti.

"Signora ho fatto un etto e mezzo, che faccio lascio?"

Ma “From Hell” non si limita a fare sfoggio di cultura, ogni elemento della trama è al servizio dell’oscura missione di Gull, di fatto la storia è un horror a tutti gli effetti dove non mancano sbudellamenti descritti con algido e chirurgico distacco, ma ogni nuova morte avvicina Gull alla sua illuminazione.

Di fatto nel suo delirio di onnipotenza Sir William Gull è il Caronte pronto a traghettarci tutti nel ventesimo secolo, giocando completamente a carte scoperte, Alan Moore rende l’assassino protagonista di visioni sempre più palesi, tanto chiare da risultare quasi didascaliche ma comunque efficacissime. Dopo una delle morti Gull sbircia in una finestra di una casa del 1888 e ci vede dentro un uomo scaldato e illuminato dalla luce di un moderno televisore, ma il bisogno quasi febbrile di Gull di completare la sua crociata, gli provoca di volta in volta visioni sempre più palesi, in una vignetta in presa all'estasi, lo vedremo muoversi in un moderno ufficio tra telefoni e Fax ad esempio. Ma per spingersi più in alto verso l’illuminazione, Gull diventa sempre più brutale e sanguinario, per ogni passo verso il suo Dio, prima Moore e il suo assassino ci trascinano un gradino più vicini all'inferno dell’animo umano.

Lo chiamavano Jack lo squartatore, non Jack il delicato.

Ad avvalorare la sua tesi che come è facile intuire, trascende la semplice rivelazione sull'identità di Jack lo squartatore, informazione che diventa uno strumento nelle mani di Moore per costruire una storia più ampia, il Mago di Northampton inserisce altri parallelismi sinistri, per questo come lettori veniamo a scoprire che la notte in cui Jack uccise la prima delle sue cinque vittime, il 30 agosto del 1888 è molto probabilmente la stessa in cui Klara e Alois Hitler erano impegnati a concepire un frugolo di nome Adolf.

Di fatto Jack lo squartatore è stato il padrino del ventesimo secolo, quello che è stato teatro di crisi economiche due guerre mondiali, campi di sterminio, quello terminato con la distruzione di due torri gemelle in cui probabilmente Sir William Gull avrebbe visto due simboli massonici, insomma il ventesimo secolo è stata la casa che Jack ha costruito.

Il futuro appartiene ai folli (cit.)

“From Hell” non è solo una lettura avvincente, vale ancora piazzarsi sullo sterno (se amate leggere da sdraiati) questo tomo scritto piccolo e fitto, caratterizzato dalla griglia di vignette nove per pagina, che Moore predilige e che qui, contribuisce grazie agli oscuri disegni di Eddie Campbell (uno che in Jack lo squartatore, potrebbe anche interpretarlo in un film, l’ho incontrato dal vivo, personaggio squisito ma vi assicuro che quando sorride mette i brividi, storia vera), a rendere la storia ancora più funebre e senza speranza per i personaggi, intrappolati tra l’inferno delle pagine.

L’adattamento cinematografico del 2001, anche più degli altri film (tutti disconosciuti) tratti da Moore, non può che risultare un bignami del lavoro fatto dai due autori, ci vuole un certo grado di pelo sullo stomaco per decidere volontariamente di immergersi in questo oscuro scrigno di rivelazioni sulla natura umana, ma a distanza di anni dalla sua uscita resta una lettura incredibile, che non perde un grammo della sua forza nemmeno dopo numerose letture, oltre ad essere ancora uno dei più fulgidi esempi di dove si possa spingere il fumetto come mezzo narrativo, in grado di avvalersi degli strumenti degli altri media più blasonati, ovvero la parola (presa in prestito dalla letteratura) e le immagini (dal cinema), per raccontare trame adulte e sfaccettate che funzionano meglio su carta, tra baloon dei dialoghi e vignette.

Moore gioca a carte scoperte, fin dalla prima vignetta della prima pagina.

Quello che poi trovo terribilmente onesto di “From Hell” è il suo intento di giocare a carte scoperte, come un vero saggista Moore descrive ed elenca tutte le fonti consultate e come narratore è ancora più diretto, il prologo di “From Hell”, intitolato “Due vecchi sulla spiaggia” comincia con gli anziani Frederick Abberline e Robert James Lees che entrano in scena da lontano camminando sulla sabbia, i due amici ormai in là con l'età, ancora pensano agli eventi del 1888, mentre in primo piano davanti al lettore compare un gabbiano morto, che è anche la prima immagine che dà il suo macabro benvenuto a tutti coloro che si appresteranno ad affrontare le 500 e qualcosa pagine di “From Hell”. Giusto per essere chiari, gabbiano in inglese, si dice Gull… diavolo di un Alan Moore!

30 commenti:

  1. Letto a 18 anni e rimasi folgorato. Mai avrei immaginato che 'una pagina bianca con una scritta' (tu sai...) potesse scuotermi tanto.

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    1. Lo so, lo so. Non affronto mai la lettura a cuor leggero ma ogni volta immergersi in questo oscuro tomo resta una grandissima esperienza, ci vuole del fegato ma merita affrontare l'oscurità. Cheers!

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  2. Non so se ho, come lo chiami tu, il pelo sullo stomaco per immergermi in questa lettura, anche se il film con Johnny Depp, che aveva i suoi difetti, di certo ti lascia con la voglia di saperne di più. Lo stesso mi è successo dopo aver visto V per Vendetta, e mi sono trovata in un fumetto davvero ricco, complesso e complicato: qui mi sembra di capire sia lo stesso ma forse non è il periodo giusto per me. In ogni caso, come sempre, gran bell'articolo il tuo!

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    1. Penso che siano le due opere meno peggio tratte da Moore, funzionano ma sono dei bignami rispetto ai fumetti originali. "From Hell" in particolare è molto ma molto più stratificato e complesso, se non è questo il momento giusto lo capisco, perché bisogna essere motivati per affrontare questo tomo di orrori, però vale assolutamente la pena, grazie mille sempre gentilissima. Cheers!

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  3. Il film con Johnny Depp mi era piaciuto e fa parte della mia collezione. Inoltre chiedevi se il personaggio raffigurato assomigliasse a Johnny? Beh io un po di somiglianza ce la trovo, nascosta certo da molti chili in più. Infine è normale che per far stare tutto in un film che si aggiri sulle due ore, ci sia un adattamento che tende a semplificare certi passaggi. Parlo sempre come uno che il fumetto non lo ha letto, ma comunque i tre film citati tratte dalle opere di Moore sono tutti e tre fra i miei preferiti perché belli sia visivamente che come sceneggiatura.

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    1. Non scorderò mai gli occhi di Ian Holm

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    2. Per un adattamento di tutto questo materiale ci vorrebbe una miniserie magari anche solo di cinque episodi, però curata. Il film è volenteroso, come l'adattamento di V, ma sacrifica tantissime chiavi di lettura in favore di una semplice indagine. Però omaggia "C'era una volta in America" il che non è mai un male ;-) Cheers

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    3. Trovata un po' didascalica ma dannatamente efficace, più che altro per la grande prova di Ian Holm, perfetto, da solo migliora tutto il film. Cheers

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    4. E pure la Graham, nella prova della vita ma non come in Boogie Nights.

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  4. Moore il sommo stregone! Difficilmente lascia indifferenti nelle sue opere. L'altro giorno mi sono riletto For the Man Who Has Everything, una delle migliori storie di Supes!

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    1. Quella storia ha davvero capito Big Blue, infatti è stata citata anche da "Gli incredibili". Cheers!

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  5. Carabara, io ho una teoria sul mio amico ed ex allievo Alan Emme - ho una teoria su tutto, anche sul perchè lo yogurt al pistacchio mediamente sia meglio di quello alla nocciola - che consiste nel fatto che il Bardo di Northampton non abbia cercato tanto di " scrivere un capolavoro nei fumetti dove non è ancora un Delitto e Castigo o Guerra e Pace " quanto di fare fumetti che non sia possibile ridurre ( verbo non scelto a caso ndr ) in film. Nemmeno Deathblow: Byblows. Se ne è fatto un punto d'onore. Simmetrico a Mark Millar. Olè. Ciao ciao

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    1. Perfettamente d'accordo, molti autori ragionano in termini cinematografici quando fanno fumetti, Mark Millar nei giorni buoni, ma penso anche al Warren Ellis di titoli come "The Authority". Moore invece spinge il fumetto verso il suo massimo potenziale, per quello finisce quasi sempre per risultare così brillante ma anche non adattabile in altri formati. La penso come te anche sullo yogurt, anche se da poco ho trovato una marca che fa la nocciola meglio del pistacchio (storia vera). Cheers!

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  6. onestamente? provo odio atavico per il film! non per colpe sue, ma perché il dvd preso al mercato dal marocchino era rovinato e gli ultimi 10' non si vedevano! La stessa cosa mi accadde con "Minority Report"...

    In realtà ho sempre considerato "Scoop" di Woody Allen il VERO film tratto dal "From Hell" fumettistico, ovviamente rivisitato in chiave parodistica dal tocco magico del regista newyorkese!

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    1. Con i DVD capitata fin troppo spesso, specialmente i primi, a me è successo con "Apocalypse Now" (storia vera). Cheers

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    2. L'abbordaggio in piscina di Scoop è da manuale.

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  7. Scoperto dopo il film* (che vidi e apprezzai al cinema). Rimasi risucchiato ancora una volta dall'enorme lavoro di Moore (e Campbell). Scuro, denso, cupo. Le tavole sono una palude di tristezza e "pesantezza" che non ti mollano (quasi) mai e dove i piccolissimi raggi di luce li vedi dopo aver vagato letteralmente per i cunicoli stretti e intrappolanti dell'Inferno.

    Ne avevo una copia che fece il giro di amici e di amici di amici e alla fine non ritrovai più. E' da una vita che mi riprometto di ricomprarla ma procrastino sempre. Mi sa che è giunta l'ora. Consigli su quale acquistare? Vado a occhi chiusi su quella della Magic Press?

    *il film. E' un Bignami del tomo. Non è perfetto, non è un capolavoro ma come nel 99% dei casi è il meglio che si può tirare fuori dai lavori di Moore che sono troppo pregni di significati e piani di lettura che è impossibile adattare al cinema. Ma nonostante ciò, il risultato è guardabilissimo.

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    1. Risultato guardabile ma nemmeno paragonabile. Vai pure con l'edizione Magic Press, non so dirti come sia quella a colori un'opera così va goduta in bianco e nero. Cheers!

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  8. Faccio pubblica ammenda: non l'ho ancora letto.
    Ho visto il film, e non mi e' dispiaciuto. Holm e' strepitoso.
    Anche se continuo a preferire il vecchio sceneggiato in due puntate, col grande Michael Caine.
    Che resta parecchie spanne sopra Depp, nei panni di Abberline.
    Se tanto mi da' tanto, vedendo i risultati con "V per vendetta" e "Watchmen", il film a questo non gli allaccia manco le scarpe.
    E visto che il mese prossimo compio gli anni...che dite, e' ora di farmelo, questo regalo?
    Alla fine, la versione piu' accreditata vedrebbe come responsabile degli omicidi proprio il medico di fiducia della regina.
    Contiamo che le indagini venivano condotte alla Carolina, a quei tempi. E i mitomani non mancavano.
    Magari non li ha compiuti nemmeno la stessa persona...
    Mi ricordo che Moore faceva una dedica a quelle poverette, dicendo che senza di loro il suo fumetto non sarebbe mai esistito. E le saluta con un "Buonanotte, signore."
    Mi aveva colpito.
    Per approfondire, mi permetto di suggerire la lettura de "Il popolo dell'abisso" di Jack London.
    Un romanzo che e' un reportage sulla vita della Londra di inizio '900, un autentico girone infernale a cielo aperto.
    Alcuni passaggi sono allucinanti.

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    1. Parli con uno che leggeva London da bambino (storia vera). La frase che citi è la dedica iniziale di Moore, molto azzeccata perché si parla di tutto quando si parla del mito dello squartatore, ma mai dell'unica verità concreta, le sue vittime. Fatti fare il regalo, vale la pena ;-) Cheers

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    2. Già. Se pensiamo al modo in cui veniva considerata la gente che abitava nei sobborghi, immagino che in molti avranno pensato che in fin dei conti non erano che donnacce di malaffare, che forse si sono persino meritate quel che é capitato loro.
      Se non fosse per l'efferatezza degli omicidi, viene il tremendo sospetto che qualche bigotto in cuor suo considerava le azioni dello spietato (o degli spietati, chissà) serial killer quasi un'opera meritoria.
      in fin dei conti un vecchio detto sostiene che per gli inglesi "Il delitto resta pur sempre più pulito del sesso".
      Mi era rimasta impressa perché Moore quella volta ha mostrato quasi un lato umano, visto che di solito appare come un misantropo che quasi odia i suoi stessi simili.
      Di sicuro non ha un bel carattere.
      In realtà credo che stia bene da solo, e ci tiene pure a darlo da capire senza mezzi termini.

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    3. Ci sarà un motivo se è uno dei miei preferiti, io lo capisco, il padre nobile del lockdown ;-) Cheers

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  9. Ti leggo dopo averlo letto: ho comprato il volumone quasi due anni fa e ancora non sono riuscito ad aprirlo... :--(

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    1. Ci va la predisposizione giusta per iniziarlo, ma vedrai che poi sarà abbastanza una droga, non vorrai più far altro che leggerlo, garantito al limone ;-) Cheers

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  10. Ricordo ancora con raccapriccio quell'infinito pomeriggio in cui il mio migliore amico dell'epoca mi costrinse alla indigesta visione di "Depp from Hell", dove tra me e Johnny non si sapeva chi avesse l'espressione più assonata e assente: avrei preferito di gran lunga scoprire quest'opera di Moore, di cui invece sono rimasto sempre all'oscuro, a parte il sentirne citare il titolo.
    Mi ha messo i brividi la tua recensione, quindi credo proprio mi piacerebbe l'opera in sé. Comunque sappiamo tutti che Jack non ha più dato notizie di sé perché si è imbarcato per l'America... e ha incontrato Tex Willer! :-D (la storia del Tizzone d'inferno contro lo Squartatore è puro genio bonelliano! ^_^)

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    1. Quella era davvero mitica me la ricordo bene ;-) Penso che ti piacerebbe, Moore spazia e questa è una delle sue opere più complete in assoluto, un viaggio oscuro con il più spaventoso dei traghettatore. Cheers!

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  11. Lo rileggo periodicamente ed ogni volta trovo qualcosa di nuovo nella lettura.
    Inizialmente è difficile entrare nel meccanismo della storia perché lo stile di Campbell non è molto incline alla semplicità, ma è una storia che adoro.

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    1. Non lo è ma penso che sia anche il più adatto alla storia, che ogni volta ipnotizza ;-) Cheers

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  12. Non ho mai visto il film ma il volume è in ordine in fumetteria da qualche mese, peccato stia tardando notevolmente ad arrivare. Dovrebbe essere l'edizione a colori però 😛

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    1. Da quanto ho capito è un edizione con un po' di colore, ma mi dirai tu, non ho avuto modo nemmeno di sfogliarlo questa nuova edizione. Cheers!

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