lunedì 28 giugno 2021

Frankenstein Junior (1974): un mostro di comicità costruito con parti di grande horror


«In black and white, the comedy was funnier. In black and white, the horror was scarier»
Tom Savini, dal documentario “In Search of Darkness: Part II” (2020)

Il 28 giugno è il compleanno di un genio, uno vero come Mel Brooks, che oggi compie 95 anni. Non potevo perdere l’occasione proposta da SamSimon per festeggiare un grande maestro e siccome proprio quest'anno, qui sulla Bara Volante, abbiamo reso omaggio ai grandi classici della Universal, mi sembrava giusto chiudere idealmente il cerchio affrontando una parodia che è anche più famosa degli originali che amorevolmente spernacchiava. No, non sto cercando di giustificare una scelta banale, perché festeggiare il compleanno di Brooks con il suo film più famoso questo è, banale, ma se non lo avessi fatto, non avrei potuto aggiungerlo tra i Classidy!


Così? Senza introduzione, gettato tra i Classidy senza colpo ferire? Andiamo dove dovrebbe stare un film del genere? “Frankenstein Junior” trascende il concetto stesso di classico cinematografico, siamo davanti ad una di quelle pellicole il cui unico difetto è quello di dover essere all'altezza della sua fama. Senza girarci troppo attorno, siamo al cospetto di quella che viene considerata la commedia più divertente della storia del cinema. Le micidiali battute di “Frankenstein Junior” sono uscite dai dialoghi di questo film per diventare parte della cultura popolare. La sezione commenti si riempirà velocemente di citazioni ma andiamo, quante volte avete ripetuto con sguardo spiritato le parole «Si! Può! Fare!», ma sono sicuro che quando questa pandemia globale ha mandato in soffitta il cinque alto e la stretta di mano, in favore del saluto con il gomito, i più smaliziati tra di voi avranno sicuramente ridacchiato pensando al Taffetà.

Oggi lo chiamiamo distanziamento sociale, una volta era solo Taffetà (anche noto come ElBRO-Fist)

I tormentoni e le frasi di culto, che sono davvero tantissime, visto che ogni riga di dialogo è leggendaria, hanno reso “Frankenstein Junior” uno di quei film che si finisce per avere l’impressione di aver visto, senza per forza averlo visto davvero. I veri fanatici di questo film poi ne hanno fatto una malattia, credo siano ancora di moda le proiezioni di gruppo di questo classico, passate a “ridoppiare” i personaggi ripetendo tutte le loro battute, che sono finite stampate su magliette e cappellini, recitate a memoria come in una liturgia al limite del religioso.

Per assurdo però le centinaia di trovate brillanti, che fanno ridere anche solo pronunciandole («Rimetta, a posto, la candela» state ridendo vero? Eh lo so, micidiale) che hanno reso leggendario “Frankenstein Junior” sono la decorazione della torta, la ciliegina poggiata sopra. Una buona parodia è quella che finisce per scalzare l’oggetto del suo sberleffo, dal trono della memoria collettiva, sono pronto a mettere entrambe le mani sul fuoco senza bruciarmi il pollice come la creatura di Peter Boyle, che molti spettatori che non hanno mai visto un horror della Universal, conoscono a memoria il film di Mel Brooks, quindi senza nemmeno saperlo, hanno assimilato non solo un intero modo di fare cinema, ma anche un’iconografia che ha fatto la storia del cinema.

Quello che succede quando provi a mettere le mani su questo Classido.

Già, perché Gene Wilder scrisse la prima bozza di sceneggiatura pescando dai cassettini della sua memoria, da bambino era stato colpito da “Young Tom Edison” (1940) e spaventato dai classici della Universal come Frankenstein. Ci pensò l’agente di Wilder a spedire quelle paginette a Mel Brooks, uno che notoriamente non dirigeva soggetti non scritti di suo pugno, ma per questo soggetto fece uno strappo alla regola, rimettendo in sella la coppia artistica di “Mezzogiorno e mezzo di fuoco” (1974), titolo altrettanto geniale che non ha lo stesso seguito della sua controparte Horror, non sarebbe male approfondire, ma qui abbiamo un compleanno da festeggiare.

Mel Brooks modificò il finale, che nella versione di Wilder prevedeva la morte del dottor Frankenstein Frankenstin, mentre in quella definitiva di Brooks (accreditato anche lui come sceneggiatore) il finale era molto più comico e frizzantino. Guardate che vi vedo che state ridendo pensando alla scena finale del film eh? Vi conosco mascherine!

Sappiate che vi leggo nel cervello, oh si!

Con Mel Brooks a bordo “Young Frankenstein”, da noi brillantemente adattano in “Frankenstein Junior” - su questo punto lasciatemi l’icona aperta, ci torneremo - era diventato subito un titolo su cui puntare, i comici Marty Feldman e Peter Boyle vennero scelti immediatamente, mentre fu un’audace ma azzeccata scelta quella di Madeline Kahn, inizialmente selezionata per il ruolo dell’assistente Inga, di scambiarsi il ruolo con Teri Garr scegliendo di interpretare l’odiosa ma irresistibile Elizabeth, eterna fidanzata del dottore (storia vera).

Per il budget invece, fu necessaria più di un’accesa riunione, alla Columbia Pictures non erano disposti a sborsare i 2,3 milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti spirati, con cui Brooks sosteneva di poter fare il film, furono più lungimiranti (per una volta) alla 20th Century Fox anche quando il costo toccò i 2,78 milioni. Considerando un incasso al botteghino di 86 milioni immediato e uno incalcolabile nel corso dei decenni (ancora oggi “Frankenstein Junior” è tra i film più venduti in home video in uno strambo Paese a forma di scarpa, storia vera), il gioco è valso la cand…

... Rimetta, a posto, la candela. (La Bara Volante, dove le didascalia vi recitano le battute del film)
 
Lo scontro vero è stata invece la scelta di Mel Brooks di dirigere il film in bianco e nero. Alla Fox erano terrorizzati all’idea di perdersi il pubblico, che avrebbe evitato il film pensando a qualcosa di troppo datato, Brooks invece fu irremovibile su questo punto e fu la prima di tante geniali intuizioni, i fatti lassù ho citato la frase di Tom Savini perché è davvero esemplificativa.

La scelta del bianco e nero era quasi filologica, non solo perché immediatamente ricreava le atmosfere dei classici della Universal, ma anche perché aveva dei precedenti illustri. “Il cervello di Frankenstein” (1948) è un… smettetela di pensare ad “ABnormal” e restate concentrati due minuti… dicevo, quel film oltre ad essere stato il primo a far tornare Bela Lugosi sotto il mantello del conte Dracula e a farlo recitare nuovamente assieme a Lon Chaney Junior, in uno strambo Paese a forma di scarpa viene ricordato meno perché i veri protagonisti Abbott e Costello - da noi più celebri con i nomi Gianni e Pinotto - incontravano i mostri della Universal, una mossa semplice per radunare insieme icone della comicità e dell’horror popolarissime negli Stati Uniti. Su quanto i mostri Universal siano stati popolari e radicati nella cultura americana per decenni, ci sarebbe un lunghissimo discorso da fare che arriverebbe dritto fino a Scuola di mostri, ma tra i tanti elementi che hanno reso un successo “Bud Abbott Lou Costello meet Frankenstein” un classico, metteteci anche il bianco e nero, che per il 1948 era del tutto normale al cinema, ma era anche il territorio naturale in cui tutti questi personaggi si muovevano, motivo per cui nessuno di loro risultava snaturato, per quanto l’incontro tra comici e mostri potesse sembrare ardito.

Testa Spalla baby one, two, three (cit.)

Mel Brooks con la scelta del bianco e nero è tornato idealmente a “Il cervello di Frankenstein” e ovviamente, a tutti gli altri film della Universal su cui “Frankenstein Junior”. Perché far ridere è difficile, fare paura è difficile, ma per fare una parodia, una davvero degna di nota, beh quello è difficilissimo. Si perché devi dare al pubblico un’illusione di spontaneità e leggerezza che sul set c’è stata e che in alcune scene si vede, ad esempio guardatevi la faccia di Gene Wilder, quando Marty Feldman morde la pelliccia di Elizabeth al suo arrivo al castello, si vede benissimo che Wilder non era in grado di trattenere le risate, infatti la scena è stata girata più e più volte, con il cast a rotolarsi dal ridere davanti alle facce tutte matte di Feldman ogni volta (storia vera).

Wilder, la faccia di chi cerca di stare serio davanti a questo film (Gene uno di noi!)
 
“Frankenstein Junior” sarà stato anche un film girato con un’ottima chimica sul set, che dopo quasi cinquant'anni ha ancora un ritmo da manuale, quando si tratta di tempi comici e battute. In 105 minuti non ne ha uno di troppo ed è un bombardamento di momenti uno più divertente dell’altro, ma alle sue spalle ha un meticoloso lavoro di omaggio e costruzione dei personaggi che è davvero la spina dorsale di questa creatura, quella che le permette di camminare, stare in piedi (fare numeri di cabaret) e fare ancora morire dal ridere.

Vestito di nero e con passo dinoccolato, Aigor uno dei RUN DMC.
 
Si va da scene minori (anche se credo che in questo film proprio non ci siano) come la mitica camminata con il bastone “Segua i miei passi”, in originale “Walk this way” (che infatti finì per ispirare un celeberrimo pezzo degli Aerosmith, storia vera), presa di peso da “Dopo l’uomo ombra” (1936), fino alla scena di cabaret che comincia con Gene Wilder davanti al sipario ad avvertire il suo pubblico su quello che stanno per vedere, proprio come faceva Edward Van Sloan nell’originale Frankenstein, solo che lui poi non si metteva a ballare e cantare con tuba e bastone, quella è una scena per cui Wilder ha dovuto combattere. Brooks voleva tagliarla, strapazzando il collega davanti a tutti sul set annunciandogli la sua intenzione di tagliarla, in tutta risposta il vecchio Gene alzò la voce, pianto le corna e terra e spiegò perché quella scena doveva restare. La contro risposta di Brooks? Un tranquillissimo «Ok», che spiazzò Wilder, prima mi fai quella piazzata e poi tieni la scena? Brooks non era convito, ma se Wilder avesse “lottato” per la scena, allora voleva dire che l’attore ci credeva sul serio e avrebbe trovato il modo di farla funzionare sul grande schermo, almeno questa fu la spiegazione fornita dal diabolico Mel Brooks (storia vera).

Tutto questo per dirvi: Puttin' on the ritz.
 
Gli esempi del mimetismo di “Frankenstein Junior” abbondano, il classico Universal del 1931 e il suo seguito “La moglie di Frankenstein” (1935) sono la base, da cui arrivano i capelli striati di Madeline Kahn nel finale, ma anche scene come quella del tranquillante somministrato al mostro, di fatto la stessa identica scena del film del 1931, con l’aggiunta del gioco dei mimi.
 
Perché se il cinema di ZAZ (Zucker-Abrahms-Zucker) era basato sul replicare in chiave comica scene celebri di film di grande successo, sfruttando un naturale talento per l’umorismo assurdo e portando a casa risultati senza ombra di dubbio geniali, Mel Brooks lavorava in modo differente, affrontando parodie dirette (per personaggi come Dracula o Robin Hood), oppure riferite ad un intero genere (il film muto, il western o Guerre Stellari), ma “Frankenstein Junior” è prima di tutto un film in grado di camminare sulle sue gambe, in cui il pubblico può seguire la storia (per quanto semplice e ovviamente derivativa) affezionandosi a personaggi che hanno un loro sviluppo, oltre ad essere stati tutti affidati ad attori incredibili.

Un occhio che gioca a biliardo e l'altro che segna i punti si diceva ai vecchi tempi.

Brooks riciclando le stesse location e gli oggetti di scena dei classici della Universal, grazie al lavoro miracoloso dello scenografo Dale Hennesy (che qui ha messo su set con soffitti alti anche nove metri) e al direttore della fotografia Gerald Hirschfeld (più volte strapazzato dal regista, alla ricerca del risultato visivo che desiderava), ha saputo calare i suoi personaggi nella perfetta atmosfera di un classico Horror della Universal, lasciano il cast libero di esprimersi.
 
Credo che non serva aggiungere aggettivi alla prova maiuscola di Gene Wilder, in una carriera piena di ruoli iconici, il suo dottor Frankenstin è leggendario quando sfida l’Onnipotente usando la scienza come guanto di sfida oppure quando accetta la sconfitta con calma, dignità e classe (più o meno).

"Sei il mio Umpa Lumpa preferito, Augustus Gloop non metterà la sue ditine grassocce su di te!"
 
L’Igor di Marty Feldman («No, si pronuncia Aigor») è un incrocio perfetto dell’assistenza gobbo Fritz del primo Frankenstein, con qualcosa del sadico ladro di cadaveri Ygor, interpretato da Bela Lugosi in “Il figlio di Frankenstein” (1939), ma è anche a mio avviso l’uomo simbolo dell’umorismo micidiale di questo film. La sua gobba mobile e il “malocchio” lo caratterizzano, ma ancora di più quell'umorismo tagliente che rendono Igor Aigor quasi un osservatore esterno alla storia, un classico caso di umorismo generato dalla contrapposizione tra un personaggio che fa idiozie una dietro l’altra e uno serio, come il dottore che invece crede in quello che fa. La mia passione per l’umorismo assurdo, mia fa prediligere trovate come il violino, ancora caldo, una di quelle battute brillanti che “Frankenstein Junior” snocciola a piene mani.

Voglio la mia foto su tutti i documenti così, identica!
 
Peter Boyle ha sempre avuto un fisico imponente e un aspetto minaccioso, malgrado a detta di tutti fosse un omone simpatico e tenero che ha trovato dentro di sé un “mostro”, che lancia bimbe strizzando l’occhio al classico del 1931, oppure che fa bisboccia con il non vedente Gene Hackman, che il pubblico sotto la barba finta non riconosceva e che finì nel film perché amico dell’altro Gene, ovvero Wilder che gli offrì la particina (storia vera). Boyle con davvero pochissimo qui riesce ad omaggiare Boris Karloff senza però imitarlo, quando cerca di “acchiappare” al volo le note del violino come se fossero farfalle (scena improvvisata da Boyle) sembra un grosso bambinone, capace nel finale di lanciarsi in un monologo fulminante. Quando mai riuscirò a fare il famigerato post sui monologhi cinematografici più sottovalutati, quello che ogni tanto minaccio, state tranquilli che Boyle ci sarà.

Noi pochi. Noi felici, poch... no, devo aver fatto un po' di confusione.
 
Una menzione speciale la merita lo spassoso Kenneth Mars, il suo menomato ispettore Kemp è un divertito adattamento in chiave comica dell’ispettore Krogh del film del 1931 e potrei andare avanti per ore, perché Mel Brooks e Gene Wilder novelli dottori Frankenstein Frankenstin, hanno costruito la loro creatura con i pezzi migliori di altri film, in un’operazione di mimetismo cinematografico tanto riuscita, da essere diventata nel tempo più popolare dell’oggetto della sua satira.

Quando si dice avere il braccio di legno.

Ogni dettaglio di “Frankenstein Junior” è uscito da questo film per diventare parte della cultura popolare, la colonna sonora di John Morris che si sente sui titoli di testa del film (identici a quelli di qualunque altro horror della Universal) sono stati saccheggianti per la musica di Dramatic Chipmunk, anche se un contributo notevole al posto che questo film occupa nella cultura popolare, arriva proprio dalle citate battute.

Se non fosse per la grafica, un inizio identico a quello di qualunque horror Universal.
 
Inutile dilungarmi troppi, lascio la parola agli esperti di Doppiaggi Italioli che meglio di me sapranno spiegarvi perché l’adattamento italiano di “Frankenstein Junior” è un esempio perfetto di adattamento. Trasformare “Young” in “Junior” è stata una scelta brillante che oggi non ho idea come sarebbe storpiato (così chiudo quell'icona lasciata aperta lassù), fino alle battute monumentali come «Lupo ululì» che è un modo veramente geniale di rendere in italiano assonanze altrimenti intraducibili come “Werewolf” (omaggio indiretto all’Uomo Lupo della Universal) e la parola “There”.
 
Quello che consiglio sempre di fare con un film di culto, è vederlo nella lingua opposta a come siete abituati a fare. Lo guardate sempre in Italiano? Provate a ripassarlo in originale o viceversa, per apprezzare in pieno la bontà del lavoro fatto, ma ancora di più, per non limitarsi alle tante e geniali battute. Dopo quasi cinquant'anni dalla sua uscita, per festeggiare il compleanno di quel genio di Mel Brooks, “Frankenstein Junior” andrebbe visto e rivisto per riconoscere tra le cicatrici e i punti di sutura, le parti originali con cui questa bellissima (e divertentissima) creatura è stata assemblata.
 
Fare ridere al cinema è difficile, fare paura ancora di più, ma per riuscire a far vedere un vero film horror della Universal, a tutto quel pubblico che non ne guarderebbe uno nemmeno con gli occhi di un altro, ci vuole davvero un grande maestro della settima arte, quindi auguri di buon compleanno Mel, tutto sommato è andata bene, poteva andare peggio… poteva piovere. Ed ora se volete scusarmi, Frau Blüche mi aspetta... Iiiiihhhhhhhhhhhhh!

Immagini che potete sentire (nitrire)

54 commenti:

  1. Film del cuore di mia madre che vide al cinema da giovane e (caso unico!) mi chiese di registrarlo in un suo passaggio tv per vederselo (e riderci sopra) ogni volta che voleva.

    Ovviamente mi contagiò e ad ogni visione giovanile mi accorgevo di passaggi e battute che non avevo colto la volta prima (magari perché ero impegnato a ridere?). E' un continuo! Dall'inizio alla fine è una serie ininterrotta di battute, scenette e situazioni spaccapancia. I classici della Universal, per me, arrivarono dopo e fu incredibile come, pur non avendoli mai visti prima, fossi già dentro "all'atmosfera horror" pur avendo visto solo la loro parodia. E quindi torniamo al discorso che facemmo all'epoca degli ZAZ: pare facile fare una parodia...

    Ora però bestemmio: personalmente sono molto legato a questo lavoro di Brooks, ma di poco così gli preferisco "Mezzogiorno e mezzo di fuoco". Oh, stiamo parlando del "sesso degli angeli" eh.

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    1. Magari fossimo sempre costretti a dover scegliere tra film di tale livello, magari! ;-) Cheers

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  2. Avrebbe potuto essere peggio, avrebbe potuto essere lupocheera, lupolà

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    1. In effetti si, poteva anche piovere ;-) Cheers

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  3. Questa è la vera differenza tra una parodia seria è una ridicola,di norma viene da pensare ai filmacci che al limite si divertono a prendere in giro i classici mettendoli in ridicolo,"Frankenstein Junior" è si una parodia,ma diretto da un regista che rispetta profondamente i classici,e non li ridicolizza,tutt'altro,al limite ne fa una bellissima rilettura satirica,portandolo in scena con la stessa meticolosità che ci avrebbe messo James Whale! Buon compleanno Mel Brooks,e ricordatevi si pronuncia Frankenstin!

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    1. La differenza è tutta qui, Brooks faceva film che stavano sulle loro gambe, assemblati con grande amore e conoscenza, un vero dottore pazzo della comicità ;-) Cheers

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  4. Film che ho visto un'infinità di volte e tra i miei preferiti di sempre: la prima visione risale a prima della scuola dell'obbligo, ma il contatore si è impennato decisamente all'università (sebbene già conoscessi le battute a memoria), perché ero solito - in sessione di esami - andare a dormire avviando su la cassetta e mettendo il timer di 90 minuti al televisore, cosicché Frankenstein jr. mi cullasse verso l'oblio spazzando via lo stress accumulato con lo studio.

    Condivido il consiglio di vederlo sia in originale che in italiano (cosa che potei fare quando infine lo presi anche in dvd, nella sua confezione anniversario con tanto di tazza usata ancora regolarmente ed ombrello fisso in macchina come scorta!), perché merita in entrambi i casi: forse gli preferisco la versione italiana, che ritengo (di poco) più ispirata.
    Caso veramente dove l'adattamento, allontanandosi anche un po' dall'originale, ha creato un capolavoro... per trovare un altro esempio simile mi viene in mento solo il romeo degli aristogatti (in originale o' malley the alley cat), quando la localizzazione crea un impatto più profondo della mers trasposizione.

    E adesso che ne abbiamo parlato, mi sa che a breve me lo riguarderò per l'ennesima volta!

    Nathan

    Ps: riempiamo i commenti di citazioni!
    "quello che mi hai dato non era il cervello di hans delbruck, vero?"
    "No"
    "Di chi era allora?"
    "Si arrabierà?"
    "No, io mon mi arrabbierò"
    "A. B. ... qualcosa"
    "A. B. ... come?"
    "A. B. ... Norme"
    "Tu vuoi dire che in un colosso alto due metri e largo come un armadio a due ante ho messo un cervello... abnorme?"
    [probabilmente lo sketch non è fedele al 100% alle parole del copione, ma sono andato esclusivamente a memoria: una delle scene per me più divertenti e che da bambino mi hanno esemplificato l'importanza di cambiare tono o velocità della voce quando si parla XD]

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    1. Siamo tutti così (giustamente) concentrati sulla qualità delle battute, da dare per scontata l’esecuzione. Certo qui le potrei ripetere io monocorde facendo ridere lo stesso, ma i tempi e le pause sono fondamentali, quindi film è impeccabile, anche in un adattamento davvero tale ;-) Cheers

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  5. Unico difetto di questo film: dopo averlo visto non è più possibile guardare un film su Frankenstein senza sghignazzare.

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    1. Esatto, la parodia quando colpisce in tutta la sua potenza ;-) Cheers

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  6. LA CRITICA SI CONFRONTA SU... Frankenstein JR

    -"Come si fa a commentare un film così?"
    -"Appunto! Allora stai zitto ... Coglione! Heheh... heh.."
    -"Ma no, Butthead ... Dai... Qualcosina dobbiamo dirla!"
    -"Sentiamo ..."
    -"Ehm ... Il doppiaggio italiano è più figo! Eh? Peccato però per quella cosa del lupo ululà e castello ululì
    ... quella fa cagare!"
    -"Bravo, coglione ... L'hanno già detto mille volte! He! Hehehe!"
    -"Allora ... che mi fa ridere quella cosa dello Schwanstuck? E quella dei cavalli quando dicono Blucher? Il
    sedadavo?"
    -"Piantala Beavis, lasciami guardare in pace i Metallica!"
    -"Hehe! ...OK, posso almeno dire che secondo me Mel Brooks l'ha rovinato Ezio Greggio? Eh?"
    -"Ecco, questa l'hai detta giusta! ... Heh! Heheh! Ma sai che tu staresti proprio bene accanto a Greggio,
    Beavis?"
    -"Ah sì? ... Heheh! ... e perché?"
    -"... Perché siete due COGLIONI! He! Hehehe! Ora zitto, che c'é quel figo di Robbie Williams che canta Puttin'
    on the Ritz!"
    -"Che schifo! Hehe! Fa cagare!... Era meglio il mostro! Hehehehe!"
    -"Anche questo è vero... Heheheh! Heh!"
    -"He! ... Vero! Hheheh!"
    -"Heheheh! ...heh!"

    https://www.youtube.com/watch?v=veYMsHnXiec

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    1. Con la citazione nel pezzo, Robbie Williams si è fatto perdonare qualcosa (poco) delle sue tante magagne, detto questo il pericolo di passare per il terzo insieme a Beavis e Butthead scrivendo di questo film è altissimo, fammi spazio sul divano, qualche vecchia maglietta metallara ancora la ho nell’armadio ;-) Cheers

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  7. E' uno dei miei film preferiti,ne ho parlato spesso da me, oltretutto è anche il simbolo del Franken-Meme. Le citazioni unn poco su tutta la serie dei mostri della Universal si sprecano, dall'Ygor di Bela Lugosi visto ne "Il Figlio di Frankenstein" e ne "Il Terrore di F." fino al Kemp che fa il verso all'Ispettore Krog intepretato nel ciclo originale dal caratterista Lionel Atwill.
    Un grande film senza se e senza ma.

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    1. Davvero è uno dei tuoi preferiti? Pensa che non lo avrei mai, ma proprio mai detto ;-) Ormai quando vedo la scena di ballo penso al tuo Franken-Meme (storia vera). Cheers!

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  8. Una mia amica, per il suo modo austero di porsi, veniva chiamata Frau Blücher. Lei non sapeva minimamente chi diavolo fosse e così le ho fatto vedere il film. Ne è rimasta contenta.

    Comunque, ricordo male io o parte della scenografia del laboratorio è quella film originale?

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    1. Ricordi benissimo, Brooks ha girato nelle stesse location, più filologico di così non si poteva. In ogni caso tutti noi abbiamo una Frau Blücher nella nostra vita, sicuro come la morte e le tasse ;-) Cheers

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  9. Un capolavoro.
    Credo che assieme a "Arsenico e vecchi merletti" sia la migliore commedia divertente che affronta tematiche horror con un ritmo che non lascia spazio a scene transitorie, anche quando sembra che se ne stia svolgendo una. Qua c'abbiamo Wilder e Feldman diretti da Brooks, lì Grant e Lorre (ma non solo!) diretti da Capra.

    L'ultima volta che ho visto questo film è stata in occasione di un compleanno che, capitando il 31 ottobre, ha per tradizione la visione di un film adatto ad halloween.
    Non so se anche a te, scrivendo la recensione, è venuto in mente, a proposito del mettere assieme scene e personaggi di altri film, il modus operandi del "maledetto" JJ con i film di Star Trek. Solo che qua Mel Brooks ha fatto un pezzo di storia del Cinema, dall'altra parte un pasticcio colossale.

    Ovviamente auguri al grande Mel!

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    1. Ho scritto questo post prima di quello di “Into Darkness” e infatti Mel Brooks è spuntato, perché il principio e lo stesso, a dividere Brooks e il maledetto GIEI GIEI solo il genio, uno l’ho possiede l’altro no. Indizio il genio dei due è quello che oggi 28 giugno, compie gli anni ;-) Cheers

      P.S. Mi rendo conto che questa caSSata che ho scritto ha doppiamente senso, perché GIEI GIEI compie gli anni il 27 giugno (storia vera).

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    2. L'importante è che non gli hai fatto gli auguri sulla Bara. 😅

      Se hai modo e voglia, una recensione del film di Capra sarebbe... succulenta.

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    3. GIEI GIEI non si merita nemmeno una tazza di tè per il suo non compleanno, invece "Arsenico e vecchi merletti" ci meriterebbe una lapide, manca Frank Capra su questa Bara. Cheers!

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  10. Non lo amo alla follia, però impossibile non volergli bene, gran film ;)

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    1. Tranquillo, nel corso degli anni verrai contagiato anche tu, questo film migliora con il tempo e le visioni ;-) Cheers

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  11. Compleanno di quelli altissimi ^_^
    Non ci avevo pensato che ogni volta che ho salutato qualcuno col gomito ho citato questo film :-D

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    1. Citazioni involontarie, per fortuna sotto la mascherina non si vedeva mentre ghignavo facendo il saluto ;-) Cheers

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  12. Deprimetevi, Baristi ... When Merdiaset is worse than Covid ...

    https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/playcult/a-fuego-ezio-greggio-e-mel-brooks-intervistati-da-sara-ventura_FD00000000078594

    Sì, lo so. Sono cattivo.

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    1. Se avete avuto lo stomaco di seguire il filmato, avete visto anche un plagio da Frankenstein JR :D

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    2. Ho messo in pausa Bruce Springsteen per questo? Il film lo avevo visto e dimenticato. In ogni caso qui lo dico e non lo nego, penso di essere uno dei pochi al mondo ad aver apprezzato "Il silenzio dei prosciutti" (storia vera). Cheers

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    3. Con tutto il rispetto per Randi Ingerman, Madeline Kahn resta imprendibile ;-) Cheers

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  13. Tanti auguri Mel! Sai che è stato difficile davvero leggerti senza recitare nella testa tutti i momenti che hai citato? Altro film che so a memoria e la cui Vhs non uscì bene dagli anni novanta, tante volte l'avevo usata!

    Un piacere farti compagnia in questa festa di compleanno, e non vedo l'ora che tu scriva di Blazing Saddles perché io ancora di quel film non ho capito la genialità. E ho provato anche recentemente a guardarlo, eh, ma niente... Brooks lo adoro, so che quello è considerato tra i sioi migliori lavori (alla stregua di Young Frankenstein) ma proprio non mi arriva.

    Nel frattempo, un saluto, vado a mangiarmi una fetta della torta con le candeline a Mel!

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    1. Ci contavo, infatti questo mi ha evitato di doverli ripetere tutti, sono troppi e non avrebbe senso, ormai sono parte della cultura popolare ;-) Prima o poi mi butterò anche su “Blazing Saddles”. Auguri e torta per Mel! Cheers

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  14. Pellicola divertentissima che vidi, per la prima volta, a lezione di inglese alle superiori (spezzettata in un paio di volte). Poi la rividi anche in italiano più e più volte e il livello è rimasto comunque altissimo. Una pietra miliare della comicità e, perchè no, anche di quel modo di fare horror tanto anni '30 e '40... però fatto nel '74!

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    1. Non solo è una commedia brillante, ma ha insegnato l'horror della Universal a due o tre generazioni che un horror, non lo avrebbero visto mai nella vita ;-) Cheers

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  15. Un film da tramandare ai posteri.
    Niente di piu' facile: scommetto che tra duecento anni saranno ancora dietro a sghignazzare a questo capolavoro.
    Si ride a crepapelle, e davvero di gusto.
    Da mettere su in caso qualcosa vada storto: la sola visione e' in grado di cambiarti la giornata. Come un pezzo a palla dei Ramones.
    Non saprei come spiegarlo meglio, ma...genera felicita', nonostante sia un horror.
    Perche' io lo considero un horror, a tutti gli effetti.
    A partire dal l'ambientazione per poi passare all'ossatura...rispetta in pieno le regole e i dettami del genere.
    E a conti fatti e' il modo migliore, l'unico per realizzare una parodia eccellente.
    Parti dal medesimo terreno di quel che vuoi prendere in giro. Che a conti fatti e' il miglior modo di omaggiarlo.
    Quindi questo e' un horror. "L"'aereo piu' pazzo del mondo" un film catastrofico, "Una pallottola spuntata" un poliziesco, "Top secret" un film di spionaggio, "Mezzogiorno e mezzo di fuoco" un Western, "Balle spaziali" un film di fantascienza e "Alta tensione"...beh, e' un film di Hitchcock. Senza Hitchcock.
    Precisiamo: adoro i film comici.
    E ve lo dice uno che e' cresciuto a pane con Stanlio e Ollio.
    Ma definire tali i film che ho elencato sarebbe ingiusto. Sia per i film che per il genere.
    Questo e' un horror. Tutto da ridere.
    Che tra l'altro non fa un pessimo servizio all'originale, tutt'altro!
    Interpreti magistrali, che si devono essere divertiti un mucchio.
    Avrei pagato oro per assistere alla riprese, vi giuro. Per me tra papere, svarioni e ridarelle e' venuto fuori tanto di quel materiale da girarci un altro film!
    Capolavoro. E ottima recensione, Cass.
    Si vede che ti piace un sacco.
    E prima di salutare...
    "... BLUCHER!!"
    HHIIIIHH - HIIIIHHH!!

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    1. Con i capolavori è più facile apprezzarli, ci tenevo ad averlo su questa Bara, senza Mel Brooks penso che sarei un omino molto più grigio e triste ;-) Cheers

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  16. Non ho niente da aggiungere alla tua bellissima recensione, se non che è uno dei grandi classici di casa Verdurin, comprato e ricomprato seguendo l'evoluzione dei supporti, citato in ogni occasione e anche a sproposito. Ho già parlato da me di Silent Movie, solo un genio come mel Brooks (buon compleanno Mel!) poteva regalarci la miglior parodia della storia del cinema in bianco e nero e un film muto all'epoca del sonoro che si chiama "Film Muto". Grazie per questo meraviglioso inizio di settimana Cassidy!

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    1. Grazie a te, il lunedì ci vuole energia, il lunedì serve affrontarlo alla Mel Brooks ;-) Per altro "Silent Movie" lo ritengo proprio tra i suoi migliori, ma sono di parte a me piacciono anche gli ultimi, meno brillanti ma comunque divertenti. Cheers!

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  17. Nulla da aggiungere. Hai detto tutto il dicibile... Un Taffetà alto come saluto però ci sta😜

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    1. Volevo inventarmi l'espressione "ElBRO-Fist" per sostituire con il gomito il saluto ufficiale della Bara Volante, il Bro-Fist, ma penso che Taffetà sia il suo nome più logico ;-) Cheers

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  18. Non ci crederai, ma ho conosciuto gente che non ha riso a nemmeno una battuta di questo film.
    Gira una brutta aria in Trentino...

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    1. Devo tornarci per il posto e per dirvi due cosette ;-) Scherzi a parte il rischio è che le battute siano già state anticipate tutte nel corso degli anni. Cheers

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  19. Poco da aggiungere, se non che ti ri-consiglio il fumetto di Isabella Di Leo sulla genesi di questo capolavoro :) La fumettista ha fatto un lavoro immane di ricerca!

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    1. Da quando ne lessi (non il cane) sul tuo blog ho voglia di leggerlo. Cheers!

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  20. Questo film va visto, rivisto, visto di nuovo e fa ridere OGNI SANTA VOLTA.
    Ma fa anche riflette, io adoro qualsiasi cosa di questo film, non solo la comicità, la cura dei particolari, gli attori, gli incastri, le scelte stilistiche... niente un capolavoro come pochi. 🧡

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    1. Pietrona miliare, davvero uno di quei film che vanno studiati per capire il buon cinema ;-) Cheers

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  21. Film visto almeno trenta volte (per difetto) in diversi momenti della vita e quindi apprezzato in maniera diversa ma sempre considerandolo un capolavoro che va oltre i generi e le epoche, essendo un classico (anzi Classydo) intramontabile.
    Qui si percepisce il genio di Mel Brooks, soprattutto perché all'inizio fa davvero paura (avevo circa otto anni quando lo vidi per la prima volta su Rete Quattro), poi rivedendolo capisci il lavoro di decostruzione dei classici e di parodia "intelligente" nel senso che rimane comunque fedele ai capostipiti, pur prendendoli allegramente per i fondelli.
    In ogni caso quando mi sento un pò triste me lo rivedo e rido da solo a tutte le battute come solo i bravi pazzi sanno fare! Ciao

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    1. Pensa che io su Rete Quattro a casa di mia nonna guardavo i classici Universal (storia vera), capisci che tutto torna no? ;-) Cheers

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  22. ah non lo sapevo, auguri in ritardo LOL
    l'unico vip che conosco come compleanno è stephen king perke combacia col mio

    ps: letto di sfuggita perke sono di fretta ma grande film! adoro le ambientazioni

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    1. 21 settembre ;-) Vai tranquillo il post non scappa. Cheers!

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  23. Io arrivo a far gli auguri con più ritardo di tutti, come al solito, ma spero che Mel li gradisca comunque ;-)
    Un autentico capolavoro che riesce contemporaneamente ad essere sia un sentito omaggio al Frankenstein della Universal che un'irresistibile, brillante e affettuosa parodia di quello stesso film (quegli stessi, se consideriamo la citazione de "La sposa di Frankenstein"), con un cast che definire eccezionale è dir poco...
    per smettere di ridere dovrei prendere ogni volta un SEDATAVO, ecco! ;-D
    P.S. Se non ricordo male l'Ispettore Kemp era interpretato dal grande Kenneth Mars, mentre Richard A. Roth era il suo aiutante...

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    1. Hai ragione ho corretto, a questo punto il "sedatavo" serve a me dopo la sbornia di auguri per Mel ;-) Cheers

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  24. dimenticavo il commento più appropriato per questa pellicola (e questo forse è il segno del tempo inesorabile che passa, visto che a breve la fonte compirà VENTI anni :/ ):

    "QUANT'E' DIVERTENTE!"

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    1. Citazione azzeccatissima, per questo film ci vuole ;-) Cheers

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  25. Io probabilmente riuscirei a ridere anche sotto sedatAvo ...
    Complimenti davvero per l'ironia nello scrivere e nel descrivere: assolutamente all'altezza!
    Condivido GRAZIE

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    1. Grazie mille, Mel Brooks è un maestro che va onorato ;-) Cheers

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