martedì 29 giugno 2021

Boris (2007-2010): la televisione in uno strambo Paese a forma di scarpa

Qualche mese fa un mio amico è stato assunto come aiuto attrezzista in una produzione “della rete”, per una fiction di prossima uscita con un titolo sinistramente simile a “Occhi del cuore 2” (storia vera). I suoi racconti di vita vera dal set, mi hanno inevitabilmente fatto pensare al personaggio di Alessandro (Alessandro Tiberi) infatti mi sono deciso finalmente di finire di vedere “Boris” per intero.

Ai tempi la guardavo a spizzichi e bocconi su Sky, ricordo anche di aver visto il film uscito nel 2011, nel tentativo di mettere insieme i pezzi delle poche puntate che ricordavo dai passaggi tv. “Boris” è afflitta dallo stesso problema di Frankenstein Junior quindi prima di qualunque altra cosa si, sto paragonando la (fuori)serie italiana al più popolare film di Mel Brooks senza paura di pentirmi.

Che tu abbia visto o meno “Boris” è impossibile non essere appassionato di cinema senza aver sentito e assimilato frasi come «Apri tutto Biascica!», oppure «Così ‘de botto, senza senso» fino alla più popolari come «A cazzo di cane!». Esattamente come “Frankenstein Junior” anche “Boris” viene giustamente idolatrato per i suoi brillanti tormentoni, in grado di diventare nei meme su Internet, prima che il concetto stesso venisse sdoganato e quando la rete, non era ancora parte della nostra quotidianità come oggi.

Sotto con questo post su "Boris" dai! Dai! Dai!

Proprio come Frankenstein Junior però (continuo a ribadire il concetto), le ragioni del culto non vanno cercate solo in quella manciata di frasi geniali, perfette per essere ripetute all'infinito, ma nel contenuto stesso, una buona parodia è quella che riesce a sostituirsi nella memoria collettiva all'oggetto del suo sfottò, “Boris” in questo senso non è solo uno sfottò all'industria televisiva Italiana ma è quasi un atto di anarchia, perché non si è mai più visto in uno strambo Paese a forma di scarpa qualcosa di anche lontanamente simile a “Boris”.

Basata su un soggetto di Luca Manzi e Carlo Mazzotta, la serie è stata sceneggiata da Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, originariamente con il titolo di “Sampras” modificato in corsa per evitare cause legali con una nota azienda di prodotti sportivi dal nome della dea greca della vittoria (storia vera). “Boris” fu la prima serie televisiva originale prodotta da un canale satellitare, parafrasando il personaggio di Lopez (Antonio Catania), “Boris” non è stata nemmeno collocata male, semplicemente essere trasmessa su un canale a pagamento la rendeva un culto per pochi, per certi versi anticipando quello che succede ancora oggi alle serie fuori dal giro delle grandi piattaforme di streaming.

Si, ora vi tocca il pippone introduttivo, cavoli vostri!

Senza girarci attorno, perché sono stati gli stessi autori a dichiararlo, “Boris” è stata salvata dalla pirateria, il passaparola e la ricerca compulsiva degli episodi in rete ha fatto crescere il mito di una serie che è una lucidissima analisi al mondo dell'intrattenimento Italiano, fatta da addetti ai lavori che quel mondo lo conoscevano alla perfezione. Come abbiano fatto a sfornare un prodotto tanti affilato nella sua critica, continuando comunque a lavorare resta un mistero, sta di fatto che dopo “Boris” è impossibile rapportarsi al cinema e alle produzioni nostrane (ma non solo) senza avere in testa le urla di René Ferretti, in questo senso “Boris” è la parodia definitiva di un intero settore, per questo andrebbe idolatrata, prima dei geniali tormentoni.

Come spettatori ci ritroviamo a seguire la realizzazione di una fiction di infimo livello intitolata “Gli occhi del cuore” (con relativo seguito), da parte di una troupe composta da una banda di gatti senza collare, nevrotici, in qualche caso sotto effetto di sostanze (come il direttore della fotografia Duccio Patanè interpretato alla grande da Ninni Bruschetta), una banda di scoppiati assolutamente irresistibile, tenuti a fatica insieme dal regista René Ferretti (Francesco Pannofino sugli scudi) a sua volta in eterno bilico tra qualità e scene girate a tirar via, sotto la supervisione del suo pesciolino rosso porta fortuna, che cambia ad ogni nuova produzione e per questa si chiama Boris, come il tennista.

Facce note dalla boccia per pesci del piccolo schermo.

L’espediente iniziale è quello solito, un classico per certi versi, prendi un personaggio con cui il pubblico si può immedesimare, lo stagista Alessandro in questo caso, poi gettalo nel mondo che vuoi far scoprire allo spettatore, in modo che insieme possano esplorare le sue regole interne, le dinamiche di gruppo che lo regolano e i personaggi che lo popolano, come il capo elettricista, romanista sfegatato in fissa con gli straordinari non pagati di aprile di nome Biascica (Paolo Calabresi).

“Boris” senza girarci attorno, ad ogni singolo episodio ribadisce che le fiction prodotte “dalla rete” non sono altro che spazzatura confezionata “a cazzo di cane” senza alcun rispetto per lo spettatore, un atto di denuncia chiarissimo stemperato solo dall'uso impeccabile dell’ironia, ma comunque urlato a chiare lettere, quasi uno sfogo dei creatori della serie, che prendendo in giro il loro lavoro, sono stati più onesti di tutti nel fotografare lo stato dell’arte dell’industria dell’intrattenimento nostrano.

Uno stile di vita.

L’asso nella manica di “Boris” è la sua capacità di mostrare tutte le magagne del mondo della televisione Italiana, facendo ridere molto e spingendo a tavoletta sul pedale del grottesco, enfatizzando personaggi che sembrano assurdi, ma poi non lo sono nemmeno così tanto, chiunque abbia lavorato nell'ambiente potrebbe confermarmi che per quanto sopra le righe, molto nel mondo dello spettacolo avviene proprio come lo vediamo accadere in “Boris”, me lo ha confermato anche il mio amico aiuto attrezzista con meno esperienza di Alessandro, ma potrebbe farlo chiunque altro nell'ambiente in grado di testimoniare che gli attori egomaniaci come Stanis La Rochelle non mancano, ma nemmeno le “cagne maledette”.

Prendo le distanze dalle affermazioni di Stannis, a me piace la Toscana.

Utilizzando uno stile spiccio e bello diretto, la serie in certi momenti non le manda proprio a dire, alcuni personaggi e situazioni hanno un nome differente, ma è chiarissimo a chi sia rivolta la satira. Una come Karin “Le cosce” (Karin Proia) ricorda sinistramente molte attrici popolarissime sul piccolo schermo, così come “la concorrenza”, composta solo da Milanesi in grado di sfornare programmi basati su comici che ripetono ossessivamente il loro tormentone, il modello è fin troppo simile allo storico “Drive-In” per non essere una scelta voluta.

Nel tentativo poi di non correre il rischio di risultare “un po’ troppo italiani”, questa serie ha saputo far emergere attrici e attori che abbiamo incontrato spesso nelle produzioni nostrane, che rivedendo ora soffrono quasi tutti di quello che io chiamo “Effetto Bob Kelso”, ovvero quando compare Ken Jenkins in un film è impossibile non puntare il dito verso lo schermo urlando «Bob Kelso!».

Francesco Pannofino semplicemente lasciando libero l’intercalare romanesco ci ha dimostrato che poteva esserci moltissimo oltre alla voce italiana di Denzel e George. Alessandro Tiberi qui ha avuto un gran battesimo del fuoco, prima che il suo personaggio, all'inizio identificabile come il protagonista, abbia finito per lasciare spazio ad una coralità che è uno dei punti di forza di “Boris”, così come Caterina Guzzanti che ha trovato la sua identità ad ovest di un cognome che non passa inosservato, anche se suo fratello Corrado ricopre un ruolo esplosivo nel corso della seconda stagione.

L'effetto Bob Kelso (copyright La Bara Volante 2021, all right reserved aut. min. rich vi sguinzaglio dietro i cani e gli avvocati) in azione.

Ma l’elenco sarebbe lungo, Pietro Sermonti forse è il più rappresentativo, dopo milioni di episodio di “Un medico in famiglia” forse era quello più motivato di tutti nei panni dell’odioso (e quindi mitico) Stanis La Rochelle, per non parlare di Carolina Crescentini, che nei panni di Corinna “cagna maledetta” Negri, ha mandato a segno il ruolo di un’attrice che recita male, recitando però benissimo, uno dei tanti paradossi di “Boris”.

Anche l’ultimo degli attrezzisti, in “Boris” ha una sua caratterizzazione tale da renderlo mitico, in tutta onestà poi, non ho avvertito nemmeno questo fantomatico calo di qualità («la qualità a noi, ci ha rotto i coglioni!» cit.) nel passaggio tra le varie stagioni, me le sono davvero godute tutte perché comunque i personaggi hanno tutti un arco narrativo che anche quando resta incompleto (come la strana storia d’amore tra Alessandro e Arianna) dona realismo alla storia, anzi amaro realismo sarebbe meglio dire.

Eh lo so, sto menando il can per l'aia con questo post.

Menzione speciale la merita la sigla, firmata da Elio e le storie tese, sulla base musicale del loro pezzo Effetto memoria ma con le parole adattate ai personaggi della serie, un colpo di genio che gli stessi Elii non sono riusciti a replicare per il film del 2011, la loro “Pensiero Stupesce” è divertente ma non brillante come la sigla della serie.

Per certi versi potremmo semplificare dicendo che “Boris” è la versione italiana di “Si gira a Manhattan” (1995), anche se non sto suggerendo un plagio da parte degli sceneggiatori, come succede appunto in alcune puntate di “Boris”, anche perché l’impatto sulla cultura popolare di “Boris” è stato ben più ambio del (purtroppo) dimenticato “Living in Oblivion”. Anche perché “Boris” per un brevissimo momento ha fatto sperare che «Una nuova tv fosse possibile», magari anche noi avremmo potuto avere serie comiche brillanti come fanno tuti gli altri Paesi del mondo, ma invece niente, nisba, nada, zip!

Living in  Oborisivion (eh!?)

Quello che abbiamo avuto è un film nel 2011, molto bello nel suo cercare di prendere di mira i cinepanettoni e quella “Kasta” Berlusconiana che in quel periodo andava per la maggiore, ma il risultato finale non ha la stessa forza della serie tv, forse perché ha fatto l’errore di lasciare troppi personaggi sullo sfondo, quando invece sul piccolo schermo, era proprio il gruppo a rendere “Boris” qualcosa di speciale, purtroppo irripetibile come un pesce rosso nella sua vaschetta, un caso solitario e isolato.

Se mai uscisse, successo garantito al limone in uno strambo Paese a forma di scarpa.

Evito di raccontare dettagli, momenti più riusciti e gag più divertenti, perché tanto avremmo modo di scatenarci nella sezione commenti, ci tengo solo a sottolineare quando “Boris” sia stato una tempesta perfetta irripetibile, con il suo mettere alla berlina una televisione fatta tenendo conto delle amichette dei politici oppure dei risultati delle elezioni, ha davvero raccontato usi e (pessimi) costumi di uno strambo Paese a forma di scarpa dove un “Don Matteo” o un “Montalbano” qualunque, faranno sempre più ascolti di qualunque altra serie televisiva Yankee girata con attori provenienti da Hollywood e gazzilioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti spirati.

Sono sicuro che Paolo Sorrentino (che compare nella parte di sé stesso in un episodio) potrebbe raccontarci di tutte le volte in cui è stato scambiato per Matteo Garrone proprio come accade in “Boris”, quindi si ride con questa serie, si ride tantissimo ma nella tradizione migliore Italiana, quella dei primi film di Carlo Verdone o di Monicelli, spesso è un riso amaro. Forse la verità stava del delirante (ma geniale) monologo di uno dei tre sceneggiatori, quella “locura” è davvero quello che rappresenta meglio l’Italia e i suoi abitanti, un Paese di santi, poeti e teledipendenti.

Il più grande monologo di sempre? Forse.

“Boris” merita di essere visto e rivisto ancora oggi, anche se ormai le sue frasi e i suoi tormentoni sono parte della cultura popolare, perché proprio come le grandi parodie ha saputo far ridere certo, ma anche dire la verità meglio di tutti. Guardando “Boris” ancora oggi, emerge la consapevolezza che in uno strambo Paese a forma di scarpa no, una nuova televisione non è possibile perché la merda ha vinto, quindi…

Con questo tocco di classe, anche per oggi il post lo abbiamo portato a casa.

44 commenti:

  1. La vidi quando uscì, l'ho rivista quando la tirai giù dal web (i dvd costano un rene!) e l'ho rivista di nuovo tutta d'un fiato quando Ferretti annunciò la stagione 4 per Disney+. E che dire? Troppo facile definirla "geniale" vero? Ammetto che è banale e quasi riduttivo, ma "Boris" è così. Semplice perché scopre l'uovo di Colombo mettendo a nudo il dietro le quinte delle serie tv nostrane ma non lo fa addolcendo la pillola, anzi. Ti mostra il grottesco sottobosco dell'italica tv che va dai dirigenti ammanicati con politici che piazzano le amichette e i conoscenti ovunque, fino ai nipoti che magicamente passano dal fare lo stagista schiavo, affettuosamente chiamato "merda", a diventare assistenti alla fotografia, ci sono gli sceneggiatori sfaticati che scrivono copiando serie tv coreane, tirando i dadi o con un pc che mette le emozioni ("F4: basito") fino agli attori montati (il monologo di Stannis su Kubrick è devastante!) che però sono impaccati di soldi. Magari ci proverebbero pure anche a fare qualcosa di buono ("Medical dimension" ma alla fine "la merda" vince sempre e della qualità non frega a nessuno. Quindi ecco "Gli occhi del cuore 3".

    Il mio preferito? Se la giocano Stannis, così adorabilmente odioso e Duccio, il direttore della fotografia cocainomane ("E' coffee break signori!").

    Da vedere solo per perché dopo si guarda la tv con occhi tutti differenti. In attesa della nuova stagione. Non vedo l'ora!

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    1. Ora "Boris" si trova tutta su Star/Disney+ quindi si spera che l'annunciata quarta stagione non si faccia attendere anche se lo dico onestamente, fare meglio di così è impossibile, temo l'effetto del film, ovvero ripetere ma senza quella stessa grinta che davvero, ci ha fatto vedere il trucco del mago, guardare la merd... Ehm, la TV dopo questa serie, non può essere più lo stesso. Cheers!

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    2. L'hanno annunciata per febbraio 2022

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    3. Dita incrociate. Cheers!

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  2. Tecnicamente parlando,ovviamente possiedo un televisore,ma per me e semplicemente il mezzo per guardare i miei film,non credo di averlo mai usato per guardarmi i programmi e le fiction,qualcosa ancora si salvava culturalmente parlando quando ero piccolo,ora il massimo che i dirigenti concepiscono come programma culturale sono i quiz,oppure i programmi della domenica sulle bellezze dell'Italia che in pratica sono degli spot turistici! Delle fiction invece non parlo per non piangere!!

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    1. Idem, oltre a Blob guardo il TG. Ultimamente fatico a notare la differenza. Cheers

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  3. La mia preferita che ripeto ossessivamente ai colleghi: "Mi sembra che l’unico tra noi due che sta facendo uno sforzo per evitare che io ti meni sono sempre io, la stessa persona che poi, prima o poi, ti menerà".

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    1. Stannis docet ;-) Ci sono mille frasi di culto in "Boris". Cheers!

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  4. Bob Kelso!!! L'avevo urlato anch'io perché Stava pure in THE Abyss. Comunque Boris l'avevo vista su TimVision anni fa ed era fortissima. Il calo l'avevo trovato nella terza stagione, ma comunque sempre buona.

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    1. A bene guardare anche il dottor Cox (John C. McGinley) ha fatto un botto di film con Oliver Stone, ma è comparso anche in "Point Break", "The Rock" e "Highlander II" solo per citarne qualcuno ;-) "Boris" penso abbia fatto il giro di tutti i canali streaming, giusto così patrimonio di tutti. Cheers!

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    2. Vero ,l attore feticcio di Stone (sergente red in Platoon)

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    3. Proprio i trascorsi da duro in film tosti, rendevano il suo dottor Cox così credibile. Cheers

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  5. Ho fatto un po di casino col commento 😁

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  6. Speriamo che con la quarta prendano in giro (come hanno già annunciato) le varie Netflix, PrimeVideo e compagnia e pure influencer, youtubers, eccetera :D Comunque gli scazzi di Renè contro Corinna (in particolare uno passato alla storia) mi facevano morire! E Corrado Guzzanti immenso!

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    1. Non sarebbe affatto male, gli spunti ci sarebbero anche, spero non sia una ripetizione delle quattro gag famose, sarebbe troppo poco. Corrado Guzzanti in questa serie fa il matto col botto come pochi ;-) Cheers

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  7. ho recuperato Boris di recente, dopo averlo visto a spizzichi e bocconi negli anni (Ho visto prima il film che la serie, per dire). Prodotto geniale, pieno di battute e tormentoni (i miei preferiti: "il giogliegliere... Renè, posso dire l'orafo?" e "i separatisti laici del Burmini", che in confronto alla cancel culture è perfino una barzelletta, vedi la questione di ieri sull'ex Slave I di Boba Fett...) passati alla storia, ma anche io ho avvertito una lunga fase di stanca nella S03, dopo che le prime 2 stagioni era un crescendo di trovate GENIALI...

    Oltre all'effetto Bob Kelso (ormai tutti gli attori "sò quelli di Boris!" anche quando fanno roba impegnata, per cui vale invece il finale dell'arco narrativo di "Viky di Casapau", sempre per rimanere in orbita Caterina Guzzanti), ditemi se incappando negli spot di "Doc - Nelle tue mani" (lo stanno replicando sulla RAI e danno le pubblicità durante le partite) non vi è partito un "Ma è Medical Dimension! 'ndo sta 'a zinnona?"

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    1. Ormai è impossibile non pensarci, la serie dove ha lavorato il mio amico ha un titolo quasi identico a "Gli occhi del cuore 2", così giusto per dire ;-) Cheers!

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  8. Questo articolo è troppo italiano, comunque...

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    1. In effetti avrei dovuto scriverlo in inglese, o almeno metterci un po' di David Lynch ;-) Cheers

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    2. Ho scritto un messaggino a Wim, mi ha detto che passerà alle 19.00 ;-) Cheers

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  9. Ero scettica (lo sono sempre con le cose italiane) e invece Boris mi ha conquistato, intelligentemente divertente come dici tu. Io però ho sentito il calo di qualità nella seconda e terza stagione e anche nel film, mentre la prima stagione resta una gemma da "gioieiere" XD

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    1. A ben guardare la prima stagione è la migliore e il film, fanalino di coda. Ma in generale non me la sento di dire che ho avvertito un calo, forse a metà della seconda stagione ma in generale trovo che la serie funzioni benissimo così ;-) Cheers

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  10. Lo confesso, anch'io sono arrivato a Boris dopo il "passa-parola", semplicemente perché dopo tanto tempo passato a sentirmelo citare ovunque, a venerare e idolatrarlo, alla fine la curiosità ha vinto anche chi - come me - raramente ha piacere di vedere una produzione italiana. La prima stagione m'ha totalmente conquistato, da occhi a cuoricini, ma poi certo ho visto tutto il resto spinto più da curiosità completista che da passione, e credo che non avrei mai capito il film se non avessi visto prima la serie. Per me quindi rimane una splendida prima stagione seguita da altre stagioni.
    Alcuni frasi chiave mi hanno contagiato, lo "smarmellamento" delle luci è più che chiaro guardando certe produzioni televisive, non solo nostrane, così come «cagna maledetta» è il commento definitivo per descrivere certe recitazioni, non solo femminili! Non sembri una frase maschilista, è un'espressione che esula dalla sessualità e che si riferisce a tutti quegli attori che palesemente dovevano fare tutt'altro mestiere :-D

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    1. Dici bene, “Boris” ha armato tutti con un vocabolario comune per etichettare certi errori (e orrori) comuni del nostro cinema ma soprattutto, delle produzioni televisive. Forse ha anche messo in chiaro a qualche appassionato di cinema, ruoli misteriosi come quello del direttore della fotografia, anche se credo che dopo Dubbio, molti ancora non l’abbiano capito in pieno ;-) Cheers

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  11. Chad Palomino a la sgangherata troupe di Living in Oblivion, che perla che hai tirato fuori 🤩 Boris è stato, insieme a The Office, il salvagente del perpetuo lockdown londinese. W la 💩

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    1. Trovami una differenza tra Chad Palomino e Stanis La Rochelle, solo la nazionalità. Palomino italoamericano (almeno a giudicare dal cognome) è quello che Stanis vorrebbe essere, in ogni caso, due cagacazzo di prima categoria ;-) Un giorno affronterò anche "The Office" come merita. Cheers!

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  12. ha davvero raccontato usi e (pessimi) costumi di uno strambo Paese a forma di scarpa dove un “Don Matteo” o un “Montalbano” qualunque, faranno sempre più ascolti di qualunque altra serie televisiva Yankee girata con attori provenienti da Hollywood e gazzilioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti spirati.

    Montalbano è sempre stato un prodotto eccellente e i record di ascolti se li merita tutti, se mi permetti, così come ottime serie recenti come il Commissario Ricciardi. Non sono certo loro il bersaglio di Boris.
    Non penso onestamente che abbiamo molto da invidiare ai cugini europei a livello di qualità, a meno che non si voglia fare l'esterofilo a tutti i costi. O agli yankee stessi.

    Detto ciò la serie non l'ho mai recuperata per intero, mentre trovai il film molto divertente anche per chi non l'ha mai seguita.

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    1. Non vedo errori nella frase che ho scritto né negli esempi citati. Se fossi esterofilo a tutti i costi, non avrei scritto un post intero su “Boris”. Cheers

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    2. Infatti non ti accusavo di esserlo ;)
      Ma bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare.

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    3. Vero, proprio per quello citavo "Montalbano", come esempio di fiction italiana che comunque, farà sempre più ascolti di qualunque serie straniera. Cheers

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  13. NUN STAMO A 'FFA KUBRICK!!
    Eh, ho visto che l'hanno messa.
    Devo decidermi a vederla, prima o poi.
    Forse vuoi per l' atmosfera da perenne work in progress o da cantiere aperto, questa serie mi ha sempre fatto ripensare alla trasmissione "Quo Vadiz" del grandissimo Nichetti.
    Certo, la' era tutto piu' surreale, ma anche quella mostrava sempre il "dietro le quinte" di uno show, tra grattacapi ed ingerenze di ogni tipo.
    Beh, come dicevo...devo decidermi a vederla per intero.

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    1. Ecco vedi, senza averla vista conosci già le frasi, questo spiega quanto “Boris” sia radicata nella cultura popolare ;-) Cheers

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    2. La cosa incredibile e' che non ho visto che spezzoni qua e la'.
      Volevo giusto dire una cosa sulle produzioni nostrane, che poi gira che ti rigira e' sempre il solito, annoso problema.
      Piu' che un discorso di qualita'(che e' soggettivo. In genere, per me che on ne sono un cultore, sono prodotti ben confezionati. Un po' ripetivi, e che spesso ricorrono ad escamotage narrativi che rasentano l'assurdo) direi che ci si e' fossilizzati su un certo di genere, ritenendo che non valga la pena fare altro.
      Tanto la gente non si aspetta piu' nulla di questo.
      E sono comunque produzioni impossibili da fruire in una realta' che non sia quella italiana.
      Certe produzioni (in genere yankee, ma anche i francesi ci provano ben piu' di noi) nascono pensate per un pubblico internazionale sin dal principio.
      L'idea nemmeno ci sfiora, adesso. Ma una volta non era cosi'.
      Per fortuna qualcosa sta cambiando a livello di film, di recente.
      Ma e' ridicolo che gli yankee negli ultimi anni siano impazziti nel tentativo di copiare la nostra formula.
      Un po' li capisco.
      Spendono miliardi per fior di sceneggiatori e qui i Vanzina on le stesse quattro scemate che ripetono da vent'anni fanno soldi a palate.
      Questa roba lì manda ai matti, sul serio.
      Qualcuno ci ha pure provato, ad importare quel sistema da loro (si, J. J. Parlo con te).

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    3. Il discorso sarebbe più ampio ma finiremmo fuori tema. Cheers

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  14. Avete presente quando un amico/a vi suggerisce di fare qualcosa solo perchè a lui è piaciuto tanto? Lo fa allo stremo, lo vedi un giorno, ti dice di guardare Boris. Lo vedi il giorno dopo, ti chiede se non hai ancora guardato Boris. Poi una settimana dopo e tu Boris non lo hai ancora guardato perchè ehi, hai troppa voglia di guardare l'ultima stagione di "Warrior Nun" o di "Se mi rompi le palle ti brucio la casa", che sai essere delle enormi stronzate, ma sei comunque libero di vederle prima di Boris. Poi finite quelle ti viene chiesto di nuovo: "ma hai guardato Boris?", all'ossesso...

    Risultato: io di Boris ho guardato la prima stagione. A parte la battuta sui toscani che mi fa effettivamente ridere tanto, la serie la odio. LA ODIO. E la cosa che mi fa più incazzare è che non è colpa della serie in sè. Penso passeranno almeno altri cinque anni prima che io possa guardarla e, forse, ridere.

    E sì che con me l'approccio è facile e son stato chiaro sin dalla seconda volta: quando mi si rompe troppo il cazzo, ho una reazione di rifiuto e io quella cosa non la guarderò mai o, se dovessi guardarla, finirà per non piacermi...

    Mi spiace essere l'unico commento fuori dal coro, mi rendo assolutamente conto non sia colpa della serie però...

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    1. Del tutto comprensibile, io non reggo "Il Cavaliere Oscuro" 50% per colpe relative al film, l'altro 50% per gli ossessi che mi hanno fatto una bat-testa così con quel film, quindi ti capisco benissimo. Cheers

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  15. Ho visto per la prima volta Boris poco prima dell'uscita della terza serie (rigorosamente scaricate) quindi sono uno dei "pirati" che inconsapevolmente" ne ha favorito la diffusione visto che poi l'ho suggerita alla mia ragazza ed amici. Poi vidi anche il film al cinema quando uscì (eravamo quattro gatti in sala)

    Secondo me l'errore più frequente che tutti fanno quando parlano di "Boris" è di collocare la serie come qualcosa che descrive esclusivamente il mondo della fiction e del cinema italiano. In realtà, ed è proprio questo il punto di forza del prodotto del trio Ciarrapico/Vendruscolo/Torre, è che è una serie che parla del MONDO DEL LAVORO. Se ci pensi bene, la serie potrebbe essere benissimo ambientata in un ospedale, un'azienda, una fabbrica, un ufficio comunale etc etc... con piccole variazioni sui personaggi mantererrebbe sempre la stessa forza narrativa perchè appunto si parla di Lavoro, mediocrità, ingerenze politiche, mancanza di talento, invidia, rancore e superficialità. Tutti noi abbiamo il pseudo-capo manovrato dalla politica (Lopez con un grandissimo Catania), il collega narcisista arrogante e ignorante, la collega troia incompetente che spompina il capo, il collega emarginato preso di mira da tutti, il cocainomane etc etc. Anche se il personaggio più intelligente e complesso è uno di quelli di cui si parla di meno, ovvero Nando Martellone.
    Credo sia proprio questo che renda Boris ancora oggi estremamente attuale ed è una serie che è invecchiata benissimo sino a diventare un cult

    Per quanto riguarda lo sviluppo della storia, le prime due stagioni sono eccezionali, la terza un pò fatica ad ingranare, per certi versi è un pò troppo ripetitiva e ridondante e anche i personaggi nuovi (la figlia di Rene' o il ciclista di Giallini) o sono deboli o non si inseriscono benissimo nello sviluppo narrativo.

    Infine, per quanto riguarda il film, ho sempre pensato che sia stata una scelta suicida, dal momento che ai tempi in cui uscì la serie era poco conosciuta e fu un flop. INoltre usciì in un periodo sbagliato. Peraltro conteneva tantissime idee valide che avrebbero meritato un maggiore sviluppo e approfondimento con una nuova stagione, invece condensate in meno di due ore hanno perso gran parte della loro forza. Pannofino disse che ebbero problemi di montaggio, dal momento che il materiale girato era sterminato e anche i tagli inevitabili hanno indebolito la storia e i personaggi. Ciononostante, ogni volta che mi rivedo "Natale con la Casta" rido come un deficiente per ore. Così come quando vedo Biascica che balla in discoteca con Martellone al ritmo di "Bucio de culo, de culo bucio oh oh!"

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    1. Vero, la serie parla perfettamente di dinamiche lavorative, poi resta illuminante nello svelare i dietro le quinte della nostra industria dell'intrattenimento. Anche secondo me il film è stato "Collocato male" (cit.), inoltre ignora quasi completamente il finale della terza stagione, lo ha fatto per acchiappare nuovo pubblico, che però non è arrivato, in tal senso ha fatto di più il passa parola. Cheers!

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  16. Ho visto l'intera serie quattro volte di fila e sempre con grande trasporto. Arrivo a dire che non è che Boris sia inserita in un contesto televisivo, Boris è il contesto televisivo stesso.
    A veder bene ci si trova satira, narrazione di settore, politica, comicità e uno sguardo impietoso alla miseria delle nostre passioni incontrollate.

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    1. Non avrei saputo dirla meglio di così, totalmente d'accordo. Cheers!

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  17. Averlo disponibile su Netflix in tempi di quarantena forzata me l'ha fatto recuperare tutto tutto tutto pure a me, che certe espressioni ormai le conoscevo, ma all'epoca né avevo sky né buoni rapporti con la pirateria...
    Io purtroppo il calo fra le stagioni l'ho sentito, e parecchio, Madame Verdurin ha fatto la battuta perfetta a
    tal proposito :)
    Ma sono arrivata a trovare piuttosto insopportabile lo stagista e le sue faccette, esagerati ormai i modi di René, fino a quel film che condensa male quello per cui la serie era diventata famosa e abbassa il livello delle battute degne davvero di un cinepanettone.
    Troppo italiana, insomma. O forse, come sempre, troppo snob io, neanche fossi uno Stanis qualunque!

    In ogni caso, la ventilata reunion non mi vede particolarmente coinvolta, temo un brutto effetto sulla scia della riscoperta di molti (me compresa).

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    1. Inoltre non dobbiamo dimenticare che uno degli sceneggiatori, non di "Gli occhi del cuore 2" ma di "Boris" è venuto a mancare prematuramente, questa sarà una grave mancanza nel caso di una serie revival, questo non cambia il fatto che questa (fuori) serie sia ancora unica nel nostro panorama, ammettiamolo, un po' troppo italiano ;-) Cheers

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