venerdì 25 giugno 2021

A quiet place II (2021): silenzio, parla il cinema

Per i più John Krasinski è il tizio che compare nella versione Americana di “The Office”, per qualcuno l’attore che assieme ad Harrison Ford, Alec Baldwin, Ben Affleck e Chris Pine ha interpretato l’unico eroe occidentale che cambia sempre attore, senza che nessuno se che a nessuno freghi un accidenti, ovvero Jack Ryan.

Qualcuno vorrebbe vederlo nei panni di Mr. Fantastic in un ipotetico film sui Fantastici Quattro, ma secondo me più che altro per avere sua moglie, Emily Blunt nel ruolo della donna invisibile. Personalmente mi sembra un sosia di Martin Freeman con la barba, sicuramente con il primo A quiet place ha piazzato un colpo non da poco.

Nel panorama del cinema horror, dominato dagli spaventelli del Pupazzo UAN, Krasinski è arrivato con l’idea che avrebbe sempre voluto avere M. Night Shyamalan (detto Michael Night), se non fosse stato battuto sul tempo dal nostro John. Il primo film mi era piaciuto molto, non mi sono lanciato in lodi sperticate come ha fatto qualcuno, a mio avviso affetto da troppo entusiasmo incontrollato, ma era un film dannatamente buono, che sapeva parlare di resilienza, prima che questo termine diventasse il più abusato di sempre. Roba che ormai in coda dal salumiere, senti le signore ordinare un etto di cotto e due di resilienza.

Resilienza, resilienza a perdita d'occhio!

La storia dei mostri venuti da chissà dove, che uccidono chiunque emetta il più piccolo rumore, nelle mani di John Krasinski era diventata una lunga elaborazione del lutto, nel più totale e sconfortante dei silenzi, il tutto senza mai scivolare nel più becero dei METAFORONI. Certo, alcuni svarioni non mancavano, come la trovata della cascata ad esempio, ma il risultato finale era ottimo e soprattutto, compiuto.

Si sentiva l’esigenza di un secondo capitolo? Per me no, lo avevo anche scritto ai tempi, ed ora che ho visto il secondo film (nelle nostre sale da ieri) posso dire che sono ben felice che questo “Part II” esista. Se vi è piaciuto A quiet place apprezzerete anche questo perché è un film che sa restare umile.

La regola aurea dei seguiti: uguale al primo ma di più! Krasinski dimostra di conoscerla ma la utilizza alla sua maniera, forte di un budget maggiore può permettersi qualche mostro in più, ma per il resto mantiene la sua storia sullo stesso profilo del primo film, con un secondo capitolo quasi minimale, che continua a concentrarsi sui personaggi, espandendo il “mondo” creato con il primo film sì, ma di poco, perché le piccole conquiste della famiglia Abbott sono arrivate tutte con sangue, sudore, chiodi piantati nei piedi e lacrime e qui la situazione non è cambiata. Krasinski sembra rifarsi ad un tipo di cinema minimalista e molto curato che ormai sembrava quasi estinto nel panorama contemporaneo, bravo ragazzo, ottimo lavoro davvero e da qui in poi, qualche SPOILER! Consideratevi avvisati.

Anticipazioni sulla trama... scappate!

“A quiet place part II” comincia tornando indietro al giorno uno dell’invasione, se siete tra quelli che si sono stizziti perché il primo film non spiegava da doveva arrivavano i mostri (perché? Romero spiegava da dove arrivavano i suoi morti viventi?) qui avrete un piccolo indizio ma solo quello, perché il prologo del film sembra pensato per dare la possibilità allo stesso Krasinski di ricoprire ancora per qualche minuto il ruolo di Lee Abbott, impegnato a fare la spesa e ad andare alla partita di baseball dei figli, in un piano sequenza che ricorda un po’ la scena inziale di Shan of the dead. Però senza Cornetto.

Questo prologo permette di introdurre l’amico di famiglia Emmett, interpretato da un Cillian Murphy che per una volta, si sfila dai suoi ruoli da Uber figo e Uber stiloso, per calarsi nei panni di uno Yankee tutto berretto da baseball e partita dei Red Sox. Il tutto senza perdere un’oncia di talento, anzi a dirla tutta quasi una scelta filologia quella del direttore del casting, che pare aver mandato un veterano, il protagonista di 28 giorni dopo, in soccorso della famiglia Abbott nel momento del bisogno.

28 giorni 19 anni dopo (cominciano a vedersi tutti)

L’attacco dei mostri è brutale e Krasinski si lancia in inquadrature dall'interno dell’abitacolo dell’auto tutte dirette e montate davvero alla grande, ma sulla questione montaggio, lasciatemi l’icona aperta che più avanti ci torneremo.

Dopo questo avvincente prologo, “A quiet place part II” manda a segno un’altra scelta che personalmente mi fa impazzire, come da tradizione di alcuni seguiti horror, continua la storia un minuto dopo la fine del film precedente, riportandoci al giorno 474 della vita degli Abbott, continuando da questo punto la resistenza dei superstiti, che come abbiamo visto alla fine del primo capitolo, ora hanno in mano un’arma per combattere le misteriose creature, ma questo non li rende certo immortali o nuovamente posizionati sul gradino più alto della catena alimentare del pianeta, da cui i mostri hanno dolorosamente scalzato l’umanità.

Quando prendi l'auto proprio per non prendere il bus, ma quello decide di prendere te.

Iniziamo subito dai lati negativi, ovviamente l’effetto sorpresa è andato, Krasinski astutissimo lo sa bene infatti è libero di mostrare i mostri (ah-ah) con molta più libertà, forte anche di un budget maggiore che non lo costringe a mantenere sempre al buio le creature per mascherare qualche magagna della CGI. Di fatto “A quiet place part II” un po’ come accadeva per Evil Dead 2, sembra tornare sulle dinamiche e le situazioni del primo film, per limare qualche difetto di sceneggiatura (dimenticatevi lo svarione della cascata, qui la storia fila molto meglio) e forte di un budget più alto, può permettersi di… volevo dire alzare il volume della radio, ma considerato il film, non mi sembra l’espressione più appropriata.

Di sicuro Krasinski è apprezzabile, perché ha studiato i grandi seguiti del cinema horror prima di lanciarsi nell'impresa di scrivere e dirigere questo secondo capitolo, un’altra tacca alla sua cintura, quello che forse “A quiet place part II” perde un pochino è quella forza che stava nella lettura di secondo livello del primo film. Gli Abbott erano costretti in silenzio a metabolizzare un lutto, cercando un modo di continuare le loro vite, vivendo invece che sopravvivendo, il tutto senza poter mai esprimere a parole il dolore per la perdita che si portavano dentro, un logorio costante molto ben raccontato, che da spettatori, ci faceva stringere attorno ai protagonisti.

Dedicata ai feticisti dei piedi (ciao Quentin!)

In questo secondo film quella volontà di vivere e non semplicemente sopravvivere che spingeva gli Abbott è sempre la stessa, viene un po’ a mancare la metabolizzazione del secondo grande lutto che li ha colpiti, perché forti di una soluzione per sconfiggere i mostri, questa volta gli Abbott raccolgono armi, ritagli (cit.) e coraggio e partono al contrattacco. Questo li lascia con meno tempo per riflettere sul loro dolore, infatti senza farvi troppe rivelazione sulla (stringata) trama, sappiate che i nostri protagonisti si dovranno dividere, qualcuno per cause di forza maggiore dovrà mantenere il fortino, altri proveranno a far fruttare la loro arma segreta contro i mostri.

Ammetto candidamente di avere un debole per Emilia Canna, attrice che pare aver azzeccato tutte le scelte, considerando il suo ruolo di contorno in “Il diavolo veste Prada” (2006) ha fatto quasi meglio di Anne Hathaway, che invece di quel film era la protagonista. Qui sacrifica il minutaggio in favore della bravissima Millicent Simmonds, che rappresenta da sola l’unica speranza per gli umani e caparbiamente, insegue il segnale rappresentato dal pezzo “Somewhere Beyond The Sea” di Frank Sinatra, ottimo esempio di musica allegra utilizzata (bene) fuori contesto, in un film horror.

"Faremo tutto quello che serve per far star zitto Sinatra!"

Menzione speciale per Cillian Murphy, che come ultimo arrivato si ritaglia un ruolo ad una prima occhiata spigoloso agli occhi del pubblico e con il passare dei minuti sempre più importante. Quindi se con il primo film Krasinski riusciva a dire tanto delle sofferenze dei sui protagonisti, ma per motivi contingenti parlando pochissimo, qui la storia lascia più spazio al contrattacco degli Abbott. Scrivendo del primo film, con solito utilizzo di una metafora cestistica a me molto cara, avevo detto che i protagonisti giocavano d’anticipo in difesa, qui decisamente puntano tutto sull'attacco e le immagini, insieme ai due montaggi (quello video e quello sonoro) rendono “A quiet place part II” un film davvero riuscito.

Ci sono momenti di sconforto abissale, in cui Regan Abbott sprofonda nel silenzio più totale e in cui per la seconda volta, anche in sala il pubblico sembrava quasi aver timore di fiatare, completamente immersi nella visione - erano mancati i film al cinema, devo ammetterlo - in altri momenti Krasinski, coadiuvato dall'ottimo montaggio di Michael P. Shawver, fa davvero un lavoro egregio. Direi che è il momento di chiudere quell'icona lasciata aperta lassù.

Nascondersi dietro ad un dito, ancora il modo migliore per sopravvivere ai mostri di questo film.

In un paio di momenti “A quiet place 2”, si gioca due scene d’azione e di tensione in contemporanea, senza che mai, ma intendo proprio mai, il pubblico corra il rischio di fare confusione, la dinamica di entrambe le scene raccontante in parallelo è sempre chiarissima e raddoppia spesso la tensione, con scelte visive anche molto riuscite che sono il frutto di una chiarezza d’intenti in fase di sceneggiatura, di regia e soprattutto di montaggio. Insomma, per essere un film che ci chiede di contare così tanto sulla vista, sacrificando le parole e i suoni (che diventano così rari, sono ancora più preziosi e ben sottolineato dal montaggio sonoro), le immagini che vediamo e a cui da spettatori, finiamo per affidarci, sono davvero ottime.

Forse la critica che qualcuno potrebbe muovere a “A quiet place 2” è che di fatto, questo secondo capitolo porta avanti la storia degli Abbott di un altro passettino, termina con un finale auto conclusivo, ma volendo in caso di buona risposta di pubblico al botteghino, non ci sarebbero difficoltà per un “A quiet place 3”. Considerato che è stata criticata la non spiegazione sull'origine dei mostri, sono certo che qualcuno criticherà anche questo, ma se la qualità generale della scrittura, della regia, del montaggio e della recitazione (gli attori sono tutti ottimi e fanno un gran lavoro di squadra) resteranno su questo livello, a questo punto non mi dispiacerebbe vedere la storia degli Abbott diventare una trilogia, d’altra parte il cinema Horror vive anche di seguiti e John Krasinski lo sa, perché ha decisamente fatto i compiti a casa, bravo ragazzo.

D’altra parte, William Friedkin su twitter ha definito questo "Part II" come un classico film dell’orrore, concludendo il suo “cinguettio” con le parole «Cinema is back». Chi sono io per non sottoscrivere in pieno il parere del vecchio Billy?

48 commenti:

  1. Mi concedo un commento scemo sullo ssshhhhhhhhh! Magari il problema fosse solo il parlare,ho il farsi male senza urlare,ho altro ancora,se capitano quelle giornate che ho mangiato pesante o al limite che ho ingurgitato qualcosa che mi ha fatto male,la mia condanna a morte sono gli scurreggioni a raffica,con sonorità medio-alte!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti se esistessero ancora le parodie, non per forza quello di Brooks o ZAZ, quella sarebbe una gag già pronta. Cheers!

      Elimina
  2. Diciamolo,se per il sequel Krasinki avesse utilizzato il metodo Cameron stravolgendo il tono del primo evolvendolo in un altro genere,forse avrebbe potuto deludere il pubblico che ha apprezzato il primo,ma sarebbe stato anche un enorme atto di coraggio,abbandonare una formula di successo per introdurne un'altra all'ennesima potenza! Questo in pratica è il classico film ben realizzato e piacevole da guardare,tanta tensione e tanto divertimento orrorifico,forse il suo limite è il suo voler evitare slanci eccessivi nell'ambizione pura,però in fondo lo capisco,soprattutto quando hai a che fare con il pubblico generalista del genere horror,che preferisce una formula già collaudata e ben oliata,piuttotsto che un film che sfida apertamente quello che credono di conoscere su un dato soggetto! L'importante alla fine e che il film sia bello e questo lo è di certo,anche se lo ammetto candidamente,un pò mi mancano i registi con le palle quadrate,che sfidano le convenzioni del genere mollando dei ceffoni clamorosi al pubblico allibito,a parte l'immenso "ALIENS" penso anche a "LA SPOSA DI CHUCKY",dire che avevano cambiato tono rispetto ai capostipiti sarebbe decisamente una semplificazione superficialissima! "A QUIET PLACE II" film promosso,ma speravo di essere preso alla sprovvista con una vera e propria evoluzione metamorfica del primo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il primo aveva una lettura di secondo livello ben più potente, ma questo funziona. Ne parlavo giusto ieri con degli amici, Emilia Canna sembfa una delle poche che non ha ancora ceduto alla moda dell'impostazione di Ellen Ripley, le è bastato un "Edge of tomorrow", per ora riesce ancora a settare grazie a ruoli scelti per benino. Cheers!

      Elimina
    2. Non voglio essere polemico perchè tutte queste impressioni sono molto soggettive, e quindi attengono alla sensibilità personale dell'individuo, su cui non si transige.
      Però da devoto del Maestro di Providence non definirei Alien "lovecraftiano" se non per l'aspetto atmosferico-visuale voluto da Giger.
      Letterariamente parlando, Alien deve molto al lavoro di Alfred Elton van Vogt (ci fu anche una causa per plagio), e a Mario Bava.
      Semmai è proprio "A quiet place" che -in qualche modo- definirei lovecraftiano, se teniamo presente che la barriera del suono qui può funzionare come la separazione delle dimensioni in "From beyond" (vale sia per il racconto che per il film). Il suono qui è un "tramite" come in quel caso lo era la ghiandola pineale, che unisce due dimensione aliene e diventa una porta sull'orrore.
      In Alien non riscontro molto la tipica "weirdness" lovecraftiana, ma ripeto, sono opinioni personali.

      Elimina
    3. Sono d'accordo sul fatto che ormai anche l'insalata di polipo sia Lovecraftiana, ma "Alien" parla di un male dalle stelle, inoltre come hai ben detto l'estetica di Giger ha contribuito. Detto questo "Alien" è uno Slasher, venne venduto come "Lo squalo nello spazio", anche se O'Bannon il film di Mario Bava lo aveva visto, sicuro ;-) Cheers

      Elimina
  3. Oh comunque nessuno che menziona che questi 2 film diretti da Krasinski apprezzati anche dalla critica sono prodotti dalla "Platinum Dunes" di Michael Bay,ouch! Un saluto agli amanti del vero cinema detrattori di Optimus Bay!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Più che altro, finalmente la Platinum Dunes ha una sua serie originale, dopo aver perso ogni credibilità producendo alcuni dei peggiori rifacimenti di tutti i classici, tutti insieme. Finalmente la casa di produzione di Michael Bay ha trovato la sua strada ;-) Cheers

      Elimina
    2. Mi pare di ricordare che hanno prodotto anche la saga sulla notte dello sfogo!

      Elimina
    3. Coprodotto, insieme alla solita Blumhouse. Cheers!

      Elimina
  4. @anonimo
    Spiegati dove ci son stati sti clamorosi ceffoni al pubblico in Alien e La bambola assassina?
    Non ho capito quello che intendi scusami.
    Cassidy , mi son fermato prima dei spoiler con la tua recensione.
    Il primo mi è piaciuto ..niente da far gridare al capolavoro eh..ma meglio di altri horror visti recentemente e prodotti da Netflix.
    Son curioso di questo secondo .
    Ciao

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Va beh, ma giochi facile, non ci vuole molto a tirar fuori qualcosa di meglio della maggior parte delle boiate made in Netflix....

      Elimina
    2. Be Alien era un horror nello spazio dal taglio lovercraftiano? il sequel invece era diventato un action sci-fi testosteronico militaresco che stravolgeva completamente i silenzi e gli angoli bui del film di Scott,per quanto riguarda Chucky il primo era grottesco ma abbastanza serio,il quarto diventa una pura commedia nera estremamente sopra le righe,ecco cosa intendo con ceffoni clamorosi al pubblico,perche non gli hanno dato quello che si aspettavano di vedere ma tutt'altro,tirando fuori nonostante il rischio preso dei lavoroni con le palle fumanti! Ecco cosa intendevo dire!

      Elimina
    3. In ogni caso questo film non è prodotto da Netflix. Prodotto dalla Platinum Dunes di Michael Bay e distribuito dalla Paramount. Cheers!

      Elimina
    4. Ecco, appunto, dovevo rispondere qui, su Alien "lovecraftiano"... vabbè, ho espresso il mio pensiero più sopra.

      Elimina
    5. Non importa, poi volendo ho fior fiori di post su Alien nel blog ;-) Cheers

      Elimina
  5. Devo ancora vederlo, anche a me il primo era piaciuto parecchio (sul tema: film con buone idee e non troppo soldi che se le gioca bene) ma non sentivo il bisogno di un sequel... In quanto alla somiglianza Krasinski/Freeman, adesso che me lo ricordi ho passato tutto il primo film convintissima che 'sto tizio qui' fosse uno degli hobbit in un qualunque film sugli hobbit... E invece niente...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sembra il cugino americano di Martino Uomolibero, il suo film nuovo è uscito ieri, fai in tempo a vederlo è fresco fresco. Cheers

      Elimina
  6. Ho un vuoto di memoria in questo momento,gli alieni sentono un rumore e ti uccidono,ma il loro scopo è poi nutrirsi come i graboid,oppure sono dei mostri che non sopportano il rumore e basta? ce ne saranno di animali in giro che fanno rumore,ma li vediamo attaccare solamente gli umani,sono un pò confuso! Almeno nel secondo film non c'è la donna incinta che sta per partorire,ma come diavolo gli veniva in mente a loro di figliare in quel particolare contesto?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi pare che uccidano e basta, questo secondo film ha limato molti svarioni della trama del primo film. Cheers

      Elimina
  7. Cillian lo adoro, Emily Blunt mi piace anche nei filmacci e Krasinski mi sta simpatico, quindi ho già 3 motivi per non evitare il film

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Aggiungo solo Amen. Poi aggiungere Cilliano all'equazione è stata una gran scelta ;-) Cheers

      Elimina
  8. Sono totalmente d'accordo su 2 punti:

    - Le scene in montaggio alternato raddoppiano la tensione, e infatti sono la parte migliore del film;
    - Il diavolo veste Prada lanciò sia Anne Hathaway che Emily Blunt, ma quest'ultima ha saputo gestire molto meglio la popolarità derivata da quel film. La Hathaway infatti ha accettato dei copioni che sarebbero stati inadeguati anche come carta da culo, e così facendo si è distrutta la carriera. Continua a lavorare, ma le parti nei film da Oscar non gliele offriranno mai più.

    Riguardo al fatto che i mostri si vedano di più, secondo l'amica con cui sono andato a vedere il film questo è un punto debole di A quiet place II. A suo giudizio infatti nel primo film le creature risultavano così spaventose proprio perché si vedevano poco: qua invece il regista le mostra ogni 2 per 3 e addirittura in primissimo piano, e a causa di questa scelta registica asinina non fanno più paura.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Penso fosse inutile continuare a nasconderle, ormai le abbiamo viste nel finale del primo film, qui il loro compito è essere una minaccia, una di quelle che si parano davanti ai protagonisti, non la trovo una scelta sbagliata.
      La Hathaway si è buttata sul classico "I miserabili", poi ha provato a mettersi sotto l'ala di Nolan, per il resto commediacce abbastanza inutili, si è anche giocata la carta del nudo, ma Emilia Canna l'ha sorpassata a destra lo stesso. Il montaggio di questo film è notevole ;-) Cheers

      Elimina
    2. Grazie per la risposta! :)

      Elimina
    3. Figurati, grazie a te per il commento ;-) Cheers

      Elimina
  9. Il primo mi piacque tantissimo, e non vedo l'ora di vedere questo, anche se già dopo il primo le perplessità c'erano sull'utilità o meno di un sequel.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quelle per fortuna sono scomparse subito, ed ero tra quelli che non riteneva necessario questo seguito. Cheers!

      Elimina
    2. Secondo me Krasinski ha fatto il sequel perchè l'ha presa sul personale, che tutti fossero stupiti dal primo. Lui avrà pensato: "mò vi faccio vedere io" s'è girato, ha guardato negli occhioni dell'invidiabile moglie e lei guardandolo con la stessa intensità gli ha detto: "Daje!"

      Elimina
    3. Ha dimostrato che le motivazioni non gli mancano. Cheers

      Elimina
  10. John Krasinski è il classico americano furbo che sa fare un pò di tutto (hai visto, caro Cassidy, che non ho scritto "smart")! Nel senso che non è il classico figo, non è nemmeno un attore eccezionale ma lui è completamente a conoscenza di questi suoi limiti. Però sa come scrivere delle buone sceneggiature e anche come dirigerle col piglio e il ritmo giusto e il risultato sono delle buone pellicole che partono anche da uno spunto un pò diverso dal solito.
    Il primo l'ho iniziato a vedere ma non ho completato la visione perché mi angosciava un pò. Ora che ne è uscito il seguito mi sa che li recupero entrambi.
    Piccolo OT: secondo me come Jack Ryan è meglio di molti altri che lo hanno preceduto. Non voglio toccare mostri sacri come Baldwin e Ford, però ha, a mio avviso, quel giusto mix di uomo forte / sensibile, intellettuale / uomo d'azione (che però viene fuori solo nei momenti più difficili) che caratterizzano il personaggio. Ciao

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il primo prende alla pancia, mi era piaciuto perché aveva davvero qualcosa da dire oltre i limiti (oggettivi) del film. Jack Ryan è un analista della CIA, il che vuol dire allenato ma non un super uomo o un Navy Seals come John Kelly, per quello avere uno "normale" aiuta per il ruolo ;-) Cheers

      Elimina
  11. Il primo lo recuperi tardi ma fu una piacevole sorpresa nonostante un paio di leggerezze (la cascata che ancora mi fa chiedere "Ma perchè?!?!"). Se il secondo non sbraga può essere buono per il mio ritorno in sala dopo quasi un anno. Quindi mi fermo al titolo per non rovinarmi la visione. Ci riaggiorniamo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vai poi torna per farmi sapere il tuo parere ;-) Cheers

      Elimina
  12. Il primo mi è piaciuto molto (recuperato da pochissimo). Ma... è un caso che il seguito esca all'indomani del successi di "Zitti e buoni"? 😂😅

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti dico solo che il primo titolo del post era: zitti e buoni, parla il cinema (storia vera). Cambiato perché sono cresciuto con la pubblicità della Barilla, ma io sposo la tua teoria, qui vedo un disegno dietro a questa uscita ;-) Cheers

      Elimina
  13. Mi fa piacere che sia ai livelli del primo, che al netto di qualche scelta di sceneggiatura discutibile (a me viene in mente soprattutto far camminare il figlio più piccolo in fondo alla fila, cosa che in Italia non accadrebbe mai e poi mai) riusciva perfettamente nel trasmettere tensione per le sorti dei poveri protagonisti, con delle creature che trasmettevano schifo e terrore allo stesso modo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vero inoltre la lettura di secondo livello era molto appassionante. Questo secondo capitolo lima gli svarioni e ripropone la formula, insomma funziona. Cheers

      Elimina
  14. Mi sono fermato agli spoiler perché ora sono curioso: avrei giurato fosse il solito seguito girato solo per sfruttare il successo del primo, senza però idee, invece scopro che ha il "Bollino Cassidy" quindi devo assolutamente vedermelo. Tornerò dopo la visione ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. John ha fatto i compiti, un film fuori dal tempo, nel senso positivo del termine ;-) Cheers

      Elimina
    2. Mi unisco al consiglio, se ti è piaciuto il primo, questo lo devi assolutamente vedere.

      Elimina
    3. I seguiti buoni sono una rarità, tanto vale approfittare ;-) Cheers

      Elimina
  15. ne sento parlare bene ovunque
    e anche a me piace molto emily^^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Brava e molto bella, bisogna dirlo. Cheers!

      Elimina
  16. Finalmente di nuovo in sala! Avevo mollato con la Greenland di Morena Baccarin e ci ritorno nel posticino tranquillo di Emily Blunt, non sono capitato mica male.

    Cass sei stato pure troppo avaro di complimenti col montaggio che è S-T-R-E-P-I-T-O-S-O, non solo per la combinazione di più situazioni che accadono nello stesso momento in un crescendo di tensione e poi di riscatto, ma ci sono un'infinità di sottigliezze. Un esempio, la Blunt che si volta e l'inquadratura passa sulla figlia che si sta svegliando a chilometri di distanza chissà dove. Qualcuno si sposta, si volta, e l'inquadratura gioca sul cambio di punto di vista da una scena all'altro, e questo crea ritmo in un film fatto di momenti lenti, ma condensati. Un vero manuale di montaggio.
    A livello emotivo un pelo meno coinvolgente del primo, come hai detto tu, effetto mistero svanito e pochissimo spazio per il lutto. La durata di poco più di 90 minuti non me l'aspettavo per un sequel, infatti temevo lungaggini e voglia di strafare, al contrario qualcosina è stato affinato tenendo tutto il più snello possibile.
    Tra le tante sottigliezze, anche se non ho rivisto (volutamente?) il primo capitolo, la continuità è assoluta e si vede da subito: fateci caso, la fugace inquadratura nell'incipit a quel giocattolo che sarà causa di un dramma nel futuro della famiglia, un vero tocco di classe e un mezzo colpo al cuore piazzato lì. Il che mi ha fatto ripensare alla qualità del primo film, visto una volta sola in sala, 3 anni (e 2 ere geologiche) fa ma l'intensità dei drammi della famiglia era tale da buttarmi subito nell'empatia per questa famiglia disgraziata e determinata.

    Il finale è uno dei più belli che abbia mai visto per un motivo molto semplice: qui i figli raccolgono l'eredità e dimostrano d'essere il futuro. Vi sfido a trovare nel cinema odierno (e nella società odierna) un'idea espressa con tale forza e tale sincerità. Era pure lecito aspettarsi mamma Blunt diventare la Sarah Connor di turno, ma siamo di fronte a tutt'altra cosa. Altri intenti narrativi, e una visione d'insieme, politica e sociale veramente degna di nota. E non sto esagerando.
    Se il primo film poteva essere un one shot, la botta di culo della vita, con questo Krasinski ha dimostrato di avere le idee chiarissime e voler portare avanti un discorso coerente e chiaro: in mezzo all'apocalisse abbiamo una coppia che continua a fare figli e a crescerli, sacrificandosi in tutti i modi possibili per farli crescere pronti ad affrontare il mondo, e i figli crescono e diventano i protagonisti della storia, nonostante i rispettivi handicap e ferite.
    Trovatemelo voi un messaggio più politico e ottimista di questo, in 'stu munn'e'mmerd!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Appena ho rivisto lo space shuttle sulla mensola ho fatto “Gulp!” (storia vera).
      Quelli che ora si stanno lamentando che si vedono troppo i mostri ed è troppo simile al primo, un giorno capiranno che i film si fanno per davvero in sala di montaggio, non è questione di essere cinefili con occhiali e pipa, che dicono cose come «Bella la fotografia», ma davanti ad un montaggio così non si può non vederlo, specialmente in un film che ci chiede si stare in silenzio usando molto gli occhi.

      Ma poi che bello che in un cinema che cerca nuove Sare Connor a tutti i costi (senza trovarle) Emilia Canna non imbracci il fucile a casaccio ma lasci spazio ad un personaggio che ha un handicap ma non è caratterizzata solo e soltanto da quello.

      Il problema (che non è tale) di questo film e del suo precedessero è quello di fare benissimo tante piccole cose, con il rischio di passare per scontate davanti ad un pubblico ormai reso bulimico da trovate sempre più grosse, rumorose (e spesso sceme), quando invece i piccoli dettagli di questi due film, non sono scontati, proprio per niente. Cheers!

      Elimina
  17. A Krasinski/Jim si vuole sempre più bene.
    Questo secondo capitolo pur aggiungendo poco, pur rimanendo ancorato al suo genere, è davvero una bellezza da vedere su grande schermo, con il silenzio, la tensione, che ci guadagnano.
    Certo, anche Cillian fa la sua parte, ma in queste sporadiche uscite in sala, non mi ero ancora ritrovata così coinvolta. Han fatto bene ad aspettare le riaperture, e in caso di ventilato terzo capitolo, ci sarò.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non potrei essere più d'accordo, ma poi che montaggio! Una lezione di buon cinema ;-) Cheers

      Elimina