mercoledì 5 maggio 2021

Un lupo mannaro americano a Londra (1981): I see the bad moon a-rising

1969, Visinada, attuale Croazia, quella che un tempo chiamavamo Jugoslavia. Un ragazzino nemmeno ventenne nato e cresciuto a Chicago, appassionato di blues, horror, cinema, scimmie e tette è sul set di “I Guerrieri” (1970) dove lavora come aiuto regista. Ha un sorriso da Stregatto da tempia a tempia, sta facendo la gavetta quella da maniche tirate su, palla lunga e pedalare, si chiama John Landis, un mio vecchio amico.

Durante uno spostamento dovuto al piano di lavorazione, Landis attacca bottone con il ciarliero autista, un locale con un nome complicatissimo ma che si fa chiamare Sasha, come fior fiori di giocatori di basket arrivati da quell'illuminato angolo di mondo. Sfrecciando in auto su strade più che disastrate, Landis nota un gruppo di gitani, per uno come lui cresciuto a pane e cinema, gli sembrano usciti da L’uomo lupo di George Waggner. Il cervello di un cinefilo è sempre in movimento.

Sasha gli spiega che il gruppetto di persone è impegnato in un funerale gitano, ok va bene, ma perché l’uomo viene seppellito in piedi, in una buca nel terreno verticale? La risposta gli viene fornita un Sasha ridacchiante: «Così non può tornare», risposta di uno sconvolto Landis, «Come non può tornare? Come zombie intendi dire?». Il film con Clint Eastwood e Telly Savalas uscirà nei cinema l’anno dopo, ma i semi per un altro capolavoro erano stati gettati, mi piace pensare che tutta questa scena, sia avvenuta una notte di luna piena.

Chissà se la chiamano brughiera anche nella ex Jugoslavia.

1973, la gavetta del mio amico John ha dato i suoi frutti, dopo aver lavorato con tutti e ricevuto lezioni di vita anche da John Huston, Landis sta dentro una tuta da scimmione. Con due spiccioli sta dirigendo il suo esordio e da “Scimmiologo” Doc, interpreta anche lo scimmione protagonista, un complesso costume creato da Rick Baker, un ragazzone con i capelli lunghi bravo bravo bravo con il trucco cinematografico, uno promettente insomma. In una pausa della produzione, quello che io immagino come un sudatissimo Landis emerso da sotto il costume da scimmia, racconta a Baker i suoi sogni cinematografici: il primo, quello di realizzare un film tratto da “Un americano alla corte di re Artù” di Mark Twain, una storia di viaggi nel tempo ma soprattutto di satira sul potere che a tutt'oggi, anno di grazia 2021, Landis non ha ancora realizzato. Siamo qui oggi invece per festeggiare i quarant'anni dell’altro grande progetto che il mio amico John sognava, una storia di lupi mannari, per certi versi LA storia di lupi mannari, con una trasformazione mostrata in primo piano. Baker fa sì con la testa, ancora non lo sa che proprio grazie al sogno matto di quel ragazzo di Chicago, lui arriverà a vincere il primo dei suoi tanti premi nominativi, dedicati allo zio Oscar.

Il protagonista, alter ego di Landis, legge il libro preferito di Landis, il suo alter ego.

1978, Warren Zevon frantuma le classifiche musicali con un singolo trascinante che fa ululare il mondo, la sua Werewolves of London è un pezzo satirico che sono sicuro Landis abbia cantato più volte. La canzone è stata rifatta da vari artisti, anche se la mia versione alternativa preferita resta Licantropo vegano degli Elii. Per la prima volta nel 1978, qualcuno ha utilizzato in modo ironico un lupo mannaro, tre anni dopo John Landis dirà la parola definitiva sulla questione comicità e luna piena, ma prima un altro passaggio chiave.

1980. La storia e tante interviste ci hanno tramandato un Joe Dante piuttosto tranquillo, quando Rick Baker, sua primissima scelta per occuparsi degli effetti speciali di quella pietra miliare che è L’ululato, ha abbandonato la lavorazione per rispettare la promessa fatta ad un amico (mezzo vestito da scimmione) e volare a Londra, dove John Landis aveva messo insieme un budget più che interessante (sei milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, pochi, ma comunque sei volte di più dei soldi di cui disponeva Joe Dante) gentile concessione della PolyGram Pictures. Se volete sapere la mia, secondo me Dante ululava alla luna parole che non possiamo ripetere, ma ha capito di non essere stato lasciato in braghe di tela perché il sostituto, l’ex assistente di Baker lasciato in dono a Dante insieme a qualche appunto sulla trasformazione di un cranio umano in un muso di lupo, si chiamava Rob Bottin, un vero genio che ha fatto più volte la storia. Ma è vero anche che quando Baker ha cominciato a lavorare al film di Landis, L’ululato era già nelle sale, quindi Rick “Monster Maker” ha potuto migliorare qualcosa che il suo discepolo aveva fatto poco prima, ma contando su un budget più alto.

Il mio amico John, presidente dell'associazione donatori di sangue.

1980 (secondo estratto). John Landis è sulla cresta di un’onda altissima e le cavalca al grido di «Cowabunga!», il decennio che lo vedrà totale protagonista, quello che più di tutti lui ha saputo interpretare meglio (e con più ironia) è appena iniziato. “Animal House” (1978) e The Blues Brothers sono titoli di culto, Landis è appena trentenne, potrebbe fare qualsiasi cosa, ne è consapevole e con la faccia di tolla che lo contraddistingue fa la sua scelta. Con buona pace di Mark Twain, Landis sceglie di fare un horror, un genere a cui aveva già reso omaggio nel documentario antologico “Coming Soon” (1982). “Un lupo mannaro americano a Londra” strizza l’occhio sia a Twain che a Zevon nel titolo, è una sceneggiatura che ha dato da lavorare a Landis per anni, perché oggettivamente brillante e scritta benissimo, ma che nessuno ha mai voluto produrre, troppo horror per una commedia, troppo comico per fare paura. Alla sua uscita frantuma i botteghini incassando dieci volte il suo costo, a ben guardarlo non è nemmeno un horror puro (ma solo ad una prima occhiata distratta) ma basta per rendere Landis di colpo un “Master of Horror”. Con parti uguali di sconfinato amore per la materia (avete mai visto L’uomo lupo con il commento audio di Landis? È come guardare Un dollaro d’onore commentato da Carpenter, un’esperienza cinefila totale), una certa dose di irriverenza tutta Yankee e la volontà di rifarsi ad un archetipo narrativo classico ma in chiave moderna, John Landis firma un film geniale, che mi ha insegnato un’enorme lezione di cinema (e di vita): ci sono due cose che sono davvero difficili da fare (intendo bene) al cinema, far ridere e fare paura, Landis le ha sapute maneggiare entrambe distillando il fulmine dentro la bottiglia, questa è roba da stella logo rosso dei Classidy!

199boh, non ricordo. Ho visto “An American Werewolf in London” una sola volta perché al mio vecchio videonoleggio quel film era sempre non disponibile, ma tanto è bastata per renderlo un Classido. Un giorno a scuola, il mio vecchio professore delle superiori ci porta in sala video per ammorbarci con qualche palloso film sulla vita di chissà chi, sospetto Manzoni ma potrei sbagliare. Il mio professore era uno di quelli ingessati che Landis spernacchiava in “Animal House”, un vero soggetto. Quando apre l’armadio con le vhs il mio occhio cade su un titolo che non aveva nessuna cittadinanza in mezzo a quella roba scolastica polverosa, si trattava proprio di ”Un lupo mannaro americano a Londra”. Chiedo se posso portarmi a casa l’agonista cassetta con la promessa di riportarla il giorno dopo, ammetto di essermi fatto una copia del film conservata gelosamente per anni e utilizzata per ammorbare tutti i miei amici con quel film pieno di trovate geniali, ma alla domanda del mio professore non risposi mai: «Perché è interessato a quel film senza alcuna valenza culturale?», frase pronunciata con particolare enfasi sulla parola “alcuna” perché il mio prof parlava così, scandendo bene. Caro Prof, questo blog esiste anche per sbattersene delle etichette cinematografiche pensate da chi guarda film con la puzza sotto il naso, può considerare questo post la mia risposta alla domanda, chiedo scusa per il ritardo, ma mi sono preso del tempo per formularla a dovere.

L'immancabile apparizione di Frank Oz in un film di Landis, quasi un sosia del mio ex prof (storia vera). 

“Un lupo mannaro americano a Londra” è un film estremamente classico, volutamente aggiungerei. Il suo inizio con gli avventori della locanda (l’agnello macellato, ricostruita come set nell’unico paesello gallese che non disponeva di un pub, nell’inverno del 1980, forse il più soleggiato mai visto dal Galles, per la somma gioia di Landis che invocava il freddo e la nebbia per girare la sua brughiera spettrale, storia vera) ricorda volutamente l’inizio di “L’uomo invisibile” (1933) anche se il film di riferimento resta ovviamente L’uomo lupo. Perché Landis non ha nessuna intenzione di discostarsi dal modello classico delle storie di lupastri, anzi per la sua storia segue fedelmente l’andamento reso iconico dal film di George Waggner: ragazzo spavaldo viene morso, seguono maledizione, mutazione, storia d’amore e finale tragico.

La volontà di Landis era quella di prendere il modello del film gotico rifacendolo identico ma in chiave moderna, il suo intento è chiarissimo fin da subito, David Kessler (David Naughton) e il suo amico Jack (Griffin Dunne) entrano in scena seduti sul retro di un camion pieno di pecore, uno di loro potremmo dire che è un lupo tra gli agnelli ma entrambi, sono destinati al sacrificio, perché per Landis la bellezza dell’uomo lupo sta nel suo essere un perdente nato, un uomo maledetto e marchiato che non potrà mai sfuggire al suo destino.

Un lupo (mannaro americano) travestito da pecora.

Landis intervistato nei contenuti speciali del DVD uscito in occasione del ventennale del film, paragona l’uomo lupo a quella vecchia barzelletta del tizio che litiga con la moglie, quella stanca di discutere con lui gli dice che ha ragione perché è uno scemo, è il più scemo della via, anzi di tutta la città, se ci fosse una gara regionale per il più scemo, chiamerebbero te, anzi, se il Paese o meglio il pianeta, avesse bisogno di un campione da schierare nella gara mondiale del più scemo, saresti tu e arriveresti secondo. Perché sei il più scemo.

Questo è l’esatto esempio portato da Landis per descrivere il suo uomo lupo, uno che non potrà mai vincere maledetto fin da prima di entrare all’agnello macellato facendo calare il silenzio tra gli avventori del Pub, per altro esperienza che mi è capitata identica con un Pub disperso nella campagna Irlandese (storia vera, ma senza stella disegnata sul muro). 

Io volevo solo una pinta e un posto caldo dove berla.

Landis con questo film è alla ricerca del momento esatto in cui qualcosa di ridicolo, diventa improvvisamente spaventoso, da campione del mondo della commedia cresciuto a pane e film Horror, Landis è l’uomo giusto per ricordarci che l’Horror ha un elemento comico, il più delle volte il pubblico si rifugia nelle risatine per stemperare la paura, quindi questi due elementi sono strettamente legati e sempre seguendo l’esempio fornito dal mio amico John, questo film è un po’ come vedere il tuo migliore amico vestito da vampiro, sarebbe ridicolo no? Qualcosa su cui riderci su, ma farebbe ancora ridere se quello di colpo decidesse di piantarti i canini nel collo? “An American Werewolf in London” è tutto basato su quell'equilibrio sottile, ed è un Classido proprio per questo, perché fin dalla sua uscita in sala è diventato un gran film comico, ma anche un impeccabile pellicola dell’orrore, il padre nobile della commedia horror.

La comparsata del mio amico John nel film, in versione pedone dolorante.

Landis tiene così fede alla struttura del film di George Waggner, come solo un ragazzo di origini ebraiche nato negli Stati Uniti potrebbe fare. Grazie all’infermiera curiosona scopriamo che David è ebreo, infatti i suoi incubi dopo il morso del lupo mannaro che maledice lui e trasforma il suo amico Jack in un cadavere ambulante sempre più marcio ad ogni apparizione (il trucco di Rick Baker è geniale, ma quel pezzettino di “carne” che dondola sul collo di Griffin Dunne quando parla, è davvero un tocco di classe), viene condito da Landis da una serie di incubi lupeschi uno meglio dell'altro.

Il mio preferito resta l’aggressione a casa Kessler di un gruppo di mostri in divisa da “SS”, l’omaggio di Landis alle origini ebraiche del personaggio di L’uomo lupo, ma anche ad una soluzione davvero classica dei film dell’orrore: l’incubo del protagonista.

"Io li odio i mostri nazisti dell'Illinois" (quasi-cit.) 

Quanti horror avete visto dove il protagonista sogna qualcosa di orribile e si sveglia di colpo? Un milione lo so, ma alla faccia del mio vecchio professore che non aveva capito quanta valenza culturale ci sia in questo film, Landis strizza l’occhio a “Il fascino discreto della borghesia” (1972) di Luis Buñuel e rende la scena dell’incubo una matrioska di brutti sogni uno dentro l’altro, provocando spaventi quanto la bellissima infermiera Alex (quella meraviglia di Jenny Agutter, qui più bella che mai) viene prima accoltellata in sogno e poi sostituita da un’inserviente decisamente meno carino di lei da vedere di prima mattina appena alzati. L’ironia di Landis non prende prigionieri.

In un'ipotetica classifica delle donne più belle viste in un film, Jenny non potrebbe mancare (niente battute sulle infermiere sexy dai!) 

Potrei stare qui a raccontarvi il film scena per scena perché per quello che mi riguarda, ogni soluzione scelta da Landis è il frutto di un genio al massimo della sua creatività, pur sapendo che il suo protagonista ha il destino segnato, il mio amico John ci fa affezionare a lui, un ragazzo americano bene, che non è arrogante come i collegiali ricchi della Omega Theta Phi di “Animal House” ma che un giorno potrebbe finire a fare lo stesso lavoro di Louis Winthorpe III, a cui malgrado tutto finiamo per volere bene, malgrado la sua spavalderia tutta Yankee, David finirà per rappresentare l’uomo moderno, arrivato dalla “moderna” America, che finirà sopraffatto dalle tradizioni da vecchia Europa che lui considerava poco più che favole per bambini, ridicole fino al momento in cui il tuo corpo non comincia a contorcersi per il dolore della trasformazione.

"Non potevamo andare in Francia?", "Naaa! Lo hai visto un lupo mannaro americano a Parigi? Fa schifo!" 

Landis si gioca tutte le sue carte, dal suo marchio di fabbrica (lo sguardo in camera del protagonista, quando Alex afferma «Puoi guardare la tv mentre vado a fare la doccia») fino ad un finale, girato in due notti consecutive dalle due alle quattro del mattino a Piccadilly Circus, dove Landis può permettersi anche di “citarsi addosso”, portando in scena una versione in piccolo (e con bus inglesi) della fagiolata di automobili di The Blues Brothers. Anche se su tutto cala un’ombra sinistra: nei contenuti speciali del film Landis afferma che tutto è stato girato in assoluta sicurezza, la sua frase «Nessuno merita di farsi male per girare un film», alla luce di quanto accaduto sul set di “Ai confini della realtà” (1983), dimostra che i gradi di separazione tra il regista e il suo protagonista maledetto, sono meno dei canonici sei.

Come la fagiolata dei fratelli Blues, ma con il volante e la marcia dal lato opposto.

Incredibile come i due registi più colti e cinefili della loro generazione, come Joe Dante e John Landis, nello stesso anno, anzi a pochissimi mesi di distanza uno dall'altro, abbiano saputo rilanciare il mito dell’uomo lupo adattandolo al decennio più mutante, quello del Body Horror degli anni ’80, rendendo entrambi omaggio ai classici. Se i due giornalisti di Dante ricevevano dal film di George Waggner, l’imbeccata giusta per iniziare a sospettare dei lupi mannari, Landis mette in bocca al suo protagonista, ebreo, americano, giovane, spavaldo e cresciuto a pane e cinema (di fatto un suo alter ego), la soluzione del mistero descritta ad Alex raccontando proprio la trama del film del 1941. Perché per un uomo di cinema come Landis, le risposte si possono trovare solo nei film.

Bara quiz: quale film ha ripreso identica questa inquadratura? Qui la risposta.

Anche se il gioco quasi meta cinematografico (con largo anticipo rispetto alla moda di Scream) di Landis è a tutto campo, il mio amico John ha la precisa volontà di rifare un film volutamente legato al cinema gotico e ai classici della Universal, ma allo stesso tempo gioca con il cinema in modo irriverente e fresco, non a caso la resa dei conti finali si svolge in un cinema si, però porno, dove il finto film per adulti che vediamo non è altro che il film tormentone citato in tutte le opere di Landis, ovvero “See you next wednesday”. Anche qui per una serie di allineamenti lunari, Landis si ritrova a dirigere un finto film per adulti dentro il suo film di lupi mannari, proprio come aveva fatto Joe Dante poco prima di lui, anche se con spirito completamente diverso, perché di fatto il “See you next wednesday” di Landis è una scusa per mostrare poppe e battute sceme. Ti voglio bene John, non cambiare mai.

Capite l'ironia? Il film finto citato in tutti i film di Landis, alla fine era un porno! 

Dove davvero “Un lupo mannaro americano a Londra” ha trascinato i lupastri dal cinema classico a quello moderno è nella scena della trasformazione di David, in un film dove la musica e i pezzi della colonna sonora, sono stati tutti scelti a tema licantropo (“Blue Moon” compare in due versioni tra cui la mia preferita, quella dei The Marcels), sulle note dei miei amati Creedence Clearwater Revival e della loro leggendaria “Bad Moon Rising” (di fatto una campana a morto, un ammonimento identico a «Guardati dalla luna piena») Landis e Rick Baker fanno la storia. La trasformazione di David avviene davanti alla macchina da presa, perché Landis voleva andare in direzione contraria alle dissolvenze incrociate viste in tanti anni di film licantropi, inoltre alza la posta in gioco. Joe Dante si giocava una fotografia scura, mentre Landis sembra urlare «Biascica, apri tutto!» e la trasformazione avviene senza ombre, in piena luce.

"Ooookay, chi ha portato il cane?" (cit.

Tutto il lavoro di Rick Baker possiamo vederlo sotto i nostri occhi, mani e piedi che si allungano per diventare zampe, canini, peli che crescono, la scena con il montaggio finale dura circa tre minuti, ma con quel rumore di ossa che scricchiolano sembra una tortura infinita, una dolorosa metafora della pubertà (se non proprio di un’erezione, come ama ripetere nelle interviste Landis, ridendo di gusto) che per puro genio, termina allo scoccare dell’ora esatta di pellicola, come se fosse l’ideale mezzanotte del film. La notte del lupo mannaro può cominciare.

Infatti da qui in poi, Landis fa scatenare il suo lupo (a quattro zampe, non antropomorfo come quelli di Joe Dante) facendo sua la lezione di Steven Spielberg e dello squalo Bruce: non mostrare fa più paura. Infatti Landis ci suggerisce le dimensioni del mosto e poi mi regala materiale per la mia bizzarra teoria per cui ogni film dovrebbe avere una grande scena in metropolitana. Inoltre credo esistano cento o duecento numeri di “Dylan Dog” ispirati a questo film, dovessi citarne uno direi “Il sogno della tigre”, che omaggia proprio la scena della metro, che è una delle più belle della storia del cinema, alla faccia del film senza alcuna valenza culturale eh?

Ecco dov'è nata la teoria Cassidy delle scene in metro nei film belli. 

Landis tra classico e moderno, tra sacro e profano, scherza con i fanti (del cinema e delle istituzioni) e tocca anche i santi, infatti nel suo film David per farsi arrestare si fa gioco della famiglia reale, gli auguri per l’imminente matrimonio tra Carlo e Diana che compaiono degli spassosi titoli di coda, sono stati un modo per evitare l’incidente diplomatico, ma a distanza di tempo, sembrano l’ennesima campana a morto di un film pieno di sinistri presagi. Ma allo stesso tempo, grazie ai non-morti nel cinema a Piccadilly, persino il mito delle pallottole d’argento viene sbeffeggiato, perché quando sei tu a scrivere una storia, le regole le fai tu e Landis con questo capolavoro, proprio come faceva l’Americano di Mark Twain alla corte di Re Artù, le regole le ha omaggiate, sbeffeggiate e rigirate a suo piacimento.

Il risultato è ancora un film freschissimo, moderno e classico allo stesso tempo, che non risente per nulla dei quarant'anni che si porta sulla schiena pelosa. “Un lupo mannaro americano a Londra” non solo eccelle nella specialità del saper spaventare, ma anche in quella di saper far ridere, di tutti quei film nell'armadio scolastico dove l’ho scovato (lasciato da chi non lo so, ma ancora lo ringrazio) era l’unico che meritava di essere visto e rivisto. In linea di massima non ho mai smesso di farlo, grazie John e auuuUUUUUguri!

60 commenti:

  1. Considera che abito vicino alla campagna,e quando mi faccio un giro a piedi notturno la sensazione e proprio quella,rimanere in strada ed evitare la brughiera,frase che ancora oggi, mi diverto in compagnia di altri a citare quando passiamo per quei tratti di percorso campagnoli prima di raggiungere il centro abitato!

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    1. Che poi penso fosse un lascito di Tolkien e del suo "Lo Hobbit" (non abbandonare il sentiero) sulla cultura anglofona, ma essendo cresciuto in provincia conosco bene la sensazione e la nebbia da brughiera ;-) Cheers

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  2. L'ululato piu terrificante della storia del cinema,mamma mia la scena iniziale con i due amigos avvolti dalla nebbia al gelo della notte,che cominciano a sentire i versi sempre piu ravvicinati della bestia mannara,mi fanno ancora sciogliere nelle mutante,niente male per un regista di commedie non c'e che dire!

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    1. Quello è il momento esatto in cui la barzelletta smette di far ridere, perché i protagonisti (e noi spettatori) non abbiamo proprio più un cazzo da ridere, per dirla come farebbe il mio amico John ;-) Cheers

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  3. Che roba la trasformazione,avrebbe tutti gli elementi per sbagliare,si sa che di solito illuminare troppo non fa bene nel fare sfoggio degli effetti speciali in primo puano,eppure tra montaggio,inquadrature,fotografia,effettistica,a finito invece col finire nel pantheon dell'eterna gloria cinefila,e pensare che Rick Baker avrebbe voluto un piu tradizionale uomo lupo bipede!E proprio vero che dai confronti tra creativi, a volte vengono fuori i risultati migliori!

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    1. Baker aveva i suoi appunti per il lavoro di pre-produzione con Dante, ma i piani di Landis erano simili ma leggermente diversi, John voleva rendere moderna la tradizione, Baker era l'uomo giusto al posto giusto con la luna piena giusta ;-) Cheers

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  4. mi ricordo ancora quando ai miei amici facevo vedere questo film,all'inizio credevano quasi sempre che li stessi prendendo in giro facendogli vedere una commedia e non un horror,mi dicevano sempre che i titoli di testa non avevano la musica abbastanza horrorosa,ed io ogni volta li tranquillizzavo dicendogli che era assolutamente un horror,un po particolare!

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    1. Per altro, potrebbe essere l'horror con più buon gusto in fatto di scelte musicali di sempre ;-) Cheers

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  5. non so se te lo ricordi Cassidy,ma questo film ha forse il trailer piu bello che abbia mai visto,privo di scene del film,non voglio descriverlo,ma quella conclusione con la frase:"dal regista di Animal House un tipo diverso di animale",era puro genio,credo si possa ancora trovare sulla rete!

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    1. ECCOLO
      Grazie per averlo ricordato, non avevo proprio il tempo per descriverlo nel post ma ho voluto omaggiarlo scegliendo quella locandina, che è la sua ideale continuazione. Cheers!

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  6. Come unire l'utile al dilettevole,si sa che nel mondo del pubblico funzionano due cose,l'horror e il porno!"Horror taac,porno taac,horror...pornoso!".

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    1. Puro Landis, come si fa a non volergli bene? ;-) Cheers

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  7. che storie i racconti dal backstage di questo capolavoro,il mio aneddoto preferito e il povero cristo all'aeroporto che doveva spiegare ai controlli,la testa di lupo mannaro ed i contenitori di sangue finto che trasportava con se! "Ma come non avete mai visto un tizio che si porta in valigia sangue e teste di lupo mannaro?cose normalissime,io lo faccio ogni fine settimana!".

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    1. A me fa sorridere pensare a Baker con la testa di lupo infilata lungo il braccio per la scena del cinema, oppure il "carrello" con la capoccia animatronica dondolante, immagino sul set, devono essersi divertiti abbastanza ;-) Cheers

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  8. Io sono sempre pronto per un confronto civile ed onesto,e siccome sono uno dei pochissimi esseri viventi sulla faccia del pianeta terra,a non odiare il film ambientato a Parigi(senro gia i mirini laser puntati sulla mia fronte),colgo l'occasione per chiederti se sulla bata volante,porterai le recensioni non solo dei cult come "Dog Soldiers" o la saga di "Licantropia",ma anche i dimenticati come appunto"Un Lupo Mannaro Americano A Parigi",oppure il divertentissimo "Bad Moon" di Eric Red!

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    1. Ci sto lavorando, anzi sto pensando di dare una seconda possibilità al film parigino, anche solo per avere una scusa per tornare a rivedermi quello di Landis nel caso dovessi fare pace con il cinema, come faccio sempre con i suoi film. Cheers

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  9. "Che stai facendo?aveci detto che non avresti piu fatto queste cose!""Non ti ho mai promesso cose simili!""Non tu imbecille ma lei!""Ma io non ti ho mai visto in vita mia!""Ah scusi!".Pfff ah ah ah ah,ma che diavolo era quel film al piccadilly circus? Porno amnesia alla riscossa? Oppure solamente la mente di John Landis?

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    1. Genio puro, un genio scemone ma sempre brillante ;-) Cheers

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  10. "Devi sapere che io no ho l'abitudine di portarmi i pazienti in casa!"."Cara mia sei nel mondo di John Landis,se puo essere immaginato puo avverarsi!",fa molto Walt Disney come frase,ma ci sta anche con il buon John,in fondo c'era pure il cameo di Mickey Mouse nella scena della trasformazione!

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    1. Purtroppo non sono riuscito a citarlo ma solo perché questo è uno di quei film su cui potrei fare un post al mese e avrei sempre qualcosa da aggiungere: l'amico del protagonista gioca con il pupazzetto di Topolino annunciandogli la sua prossima trasformazione e Landis durante quella, ci mostra Mickey Mouse in bella vista, come a sottolineare che l'amico in quanto essere sovrannaturale, aveva già intravisto qualcosa del futuro. Quando si dice curare i dettagli ;-) Cheers

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  11. "Il delegatore del Texas si alza in piedi e dice,"ricordati di Alamo",e butta giu un messicano!". "E il premio per la migliore barzelletta razzista dell'anno va allo scacchiere beone de "L'agnello Macellato"!.

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    1. Penso sia anche la barzelletta più citata nell'immaginario, se la gioca con quella dell'orso e del cacciatore ;-) Cheers

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  12. Mi torna in mente la scena in cui il dottore investiga,chiedendo alla proprietaria de L'Agnello Macellato,cosa sia quella stella sulla parete,e lei gli risponde che e li da piu di 200 anni ,rimanendo una tradizione del paesino.E impossibile non pensare che il riferimento cronologico storico possa essere attribuibile agli eventi in Francia della "Bestia del Gevaudan",storia che fece il giro del mondo,Inghilterra compresa,magari il riferimento lo vedo solo io,ma mi piace pensare che sia cosi!

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  13. Secondo me nei titoli di coda sarcasticamente parlando,io ci avrei messo la frase,"Nessun turista straniero e stato maltrattato durante la lavorazione di questo film".

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    1. Anche gli auguri a Carlo e Diana non scherzano però ;-) Cheers

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  14. Purtroppo nonostante sia stato un successo al botteghino,dopo questo suddetto masterpiece,Landis ha realizzato solo un altra commedia horror soprannaturale "Amore All'ultimo Morso".Da quando si lascio in malo modo con Spielberg a causa di quel tragico evento,in un certo senso John ha potuto fare solo le sue commedie,litigando con stelle di Hollywood come Eddie Murphy,che da arruolati da Landis,si trasformarono nei suoi datori di lavoro a cui sottostare!.

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    1. Quello è i due episodi per la serie "Masters of Horror", ma con la fine degli anni '80 qualcosa è cambiato, Landis era l'araldo di quel decennio. Cheers

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  15. Come sempre a questo punto non resta che rivederlo, questo come tanti altri, perché ogni volta fai venir voglia ;)

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    1. Se riesco a convincere qualcosa a vedere o rivedere un capolavoro del cinema, vuol dire che ho fatto solo il mio dovere, grazie ;-) Cheers!

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  16. Salute Cassidy. Pensa che io, che sono più o meno della tua leva, avevo trovato questo film in vhs in edicola a qualcosa come 10000 lire quando avevo 10 anni più o meno. E tu sei diventato matto per averlo.

    Ma si non può parlare di questo film senza citare:
    "Che cosa stai facendo? Mi hai promesso che non avresti più fatto queste cose"
    "Io non ti ho mai promesso una cosa del genere"
    "Non tu imbecille, ma lei"
    "Ma io non l'ho mai vista in vita mia"
    "Ah, mi scusi"

    Matte

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    1. Ma io vivevo nella brughiera ai tempi ;-) Un giorno vorrei poter scrivere un post su “See you next wednesday”, gli tengo il posto tra "I Classidy" :-D Cheers!

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  17. Mi intrigano molto i tuoi riferimenti all'affinità tra Licantropia e Ebraismo. E' una cosa che non avevo mai sospettato, anche perché gli Ebrei hanno il loro particolare "mostro" (un mostro di tutto rispetto), e mi sarei aspettato che tale mostro avesse avuto più spazio nella vulgata cultural-cinefila, specie dopo il 1945. Perché il Golem è rimasto "indietro"?
    Bello il tuo accenno al professore sosia di Frank Oz (un uomo che ha scelto di mostrare solo la parte più significativa del suo cognome). Ma quel film "privo di ogni valenza culturale", chi lo aveva messo in videoteca? Chi era il responsabile dell'armadione? E se fosse stato proprio lui, mellifluo scardinatore dall'interno del "sistema"?

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    1. Perché il Golem è il difensore degli ebrei, infatti se mai la Marvel mi lascerà scrivere un ciclo di storie sui Fantastici Quattro (non trattenere il fiato fino a quel momento…) avrei in testa una storia con Ben Grimm a tema. Il lupo mannaro invece è la metafora della condizione degli ebrei.
      Uhm teoria affascinante ma ne dubito, il mio vecchio prof era IL sistema, oppure recitava benissimo. Nella mia testa, quella vhs è arrivata lì, portata notte tempo da un signore barbuto e sorridente con gli occhiali tondi, un vecchio amico mio ;-) Cheers!

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  18. Ricordo la prima volta che vidi questo film,ero a casa dei miei cugini,allora mio zio apri la vetrinetta sotto il televisore e tiro fuori,una orribile VHS con la copertina economica in cartoncino davvero tremenda,con il parlamento reale inglese in penombra, ed in un angolo il protagonista a chiappe di fuori.Li per li pensavo che il titolo fosse un modo di dire,una presa per il culo tipo turista scemo selvaggio che sfotte gli inglesi,ma mio zio insisteva che era un bellissimo horror che aveva vinto l'oscar per i migliori effetti speciali,allora mi convinco e lo guardiamo assieme,be diciamo che la settimana successiva non riuscivo a chiedere occhio senza pensare a l'orrore che avevo visto,mi immaginavo se quel tizio si trasformava nella stanza dove c'ero anchio,nel lasso di tempo in cui era fermo a trasformarsi,sarei riuscito a trovare un luogo sicuro dove nascondermi da lui? Be nonostante ne fossi spaventato a morte,ogni volta che potevo passavo dai miei cugini,oltre che per giocare anche per avere la possibilita di rivedermelo!

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    1. In effetti la belva di Baker e Landis è davvero letale, falcia corpi umani come se fossero fili d’erba, trovate un posto per nascondersi, uno davvero sicuro è l’unico modo per affrontarlo, se non si è un’infermiera londinese carina ;-) Grazie per la storia di vita vissuta! Cheers

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  19. Uno dei film che più mi spaventava e anche attirava quando ero piccolo, tanto che poi quando vidi l'edizione integrale del video di Thriller che era ritenuto "terrificante" (almeno ai tempi) mi feci una grossa risata!! In ogni caso maestro Landis sapeva davvero come creare delle atmosfere oniriche e mischiarle con la realtà, tutti i suoi film hanno questa capacità di farti sentire in mondi diversi eppure così vicini a noi e proprio questo contribuiva a spaventare di più, il fatto che era qualcosa di "strano" eppure quotidiano.
    Dunne lo ricordo qualche anno dopo in Fuori orario, altro film strano e disturbante, anche se non a questi livelli.

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    1. Quando Landis ha spaccato il mondo con "Thriller", molti di noi si erano già fatti le ossa con il suo lupo in trasferta ;-) Cheers

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    2. Lo so che non sei un videogiocatore ma devo segnalare che hai scelto il momento giusto per parlare di questo film, visto che in questi giorni esce Resident Evil Village dove ci sono i Lycan, che pagano sicuramente tributo a questo film. Ovviamente non lo considero, sono anni che non prendo un gioco all'uscita, forse l'ultimo risale proprio a Resident Evil 4... Però come ambientazione ha qualcosa della vecchia Albione. 👋

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    3. Ho fiutato l'aria, pensa che il posto su "L'ululato" di Joe Dante l'ho pubblicato (senza saperlo) il giorno della super luna (storia vera). Cheers!

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  20. Avrei scommesso mille miliardi che tu avessi già recensito questo film, ne ero convinto a occhi chiusi: boh, dev'essere una falla di Matrix :-P
    Splendido il tuo ricordo personale, per un certo periodo anche nel mio liceo scattò l'usanza del "cineforum" ma la scuola non aveva quasi niente in archivio, quindi era più facile chiedessero cassette agli studenti. Ovviamente di film dall'altissima valenza culturale!
    Onestamente questo film non mi ha catturato la prima volta che l'ho visto, né c'è riuscito in seguito. Credo di averlo visto dopo "L'ululato" e ormai niente poteva più soddisfarmi su tema licantropia. Non saprei dirti cosa non mi piace del film, ci ho provato a farmelo piacere ma proprio non ci ho mai trovato il Landis che amavo: è strano venerare un regista e non sentire proprio niente per uno dei suoi film più famosi, eppure il suo lupacchiotto mi ha lasciato totalmente freddo. Però gli faccio i migliori auguri per il quarantennale ^_^

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    1. Si vede che ho parlato così spesso di Landis sulla Bara da aver creato l’illusione alla Matrix ;-) Posso immaginare infatti abbiamo Blog che fanno risaltare l’altissima valenza culturale dei film :-P
      Vero, non saprei scegliere tra questo e quello di Dante, sono due capolavori che trovo quasi complementari, che anno è stato il 1981! ;-) Cheers

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    2. E, in effetti, rimane difficile assai dire quali tra i due sia il migliore senza con questo voler far torto a Landis o a Dante... Quello che invece non è difficile da dire è come il tuo post sia la miglior risposta possibile alla spocchia di un classico professore parruccone e presuntuoso (ah, la "valenza culturale"), meritevole solo di andarsene direttamente affanlupo ;-)

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    3. Totalmente d'accordo, anzi vorrei sempre dover essere nella condizione di dovermi chiedere se sia meglio un film come questo o quello di Dante ;-) Ci ho messo un po' ma dovevo ponderare bene la mia risposta. Cheers!

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  21. "l’omaggio di Landis alle origini ebraiche del personaggio di L’uomo lupo"
    Ma se Larry Talbot è inglese verace, quando mai è stato ebreo il personaggio... ?! Pure l'attore che lo interpretò (Lon Chaney Jr.) non lo era, ma anche David Naughton va detto che non lo è, dato che è di origini irlandesi; quindi più affine alla brughiera di quanto pensiamo.

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    1. Ma lo sceneggiatore del film del 1941 lo era, ha scritto il film come metafora degli ebrei, trovi tutto nel post ;-) Cheers

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  22. Beh a tema Dylan come non citare anche lo splendido "L'ultimo plenilunio", con ribaltamento di ruolo nella doppia identità del mostro? Quel numero mi terrorizzava e per questo ne ero fortemente attratto.
    Adoro anche "Il sogno della tigre", del resto non solo i lupi possono essere mannari.

    Stavo per chiederti cosa ne pensassi del seguito a Parigi che non ho mai visto, mi hai anticipato con la didascalia. Pensi che parlerai anche del film con Nicholson?

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    1. Vediamo cosa riuscirò a fare, ho un po' di carne al fuoco ;-) Cheers

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  23. Bellissimo film e ottima rispolverata la tua! E' unbel po' che non lo rivedo, m'hai fatto venire la voglia!

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    1. Un salto all'agnello macellato è quello che ci vuole, grazie Bro! ;-) Cheers

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  24. Amo questo film e leggere il tuo post mi ha fatto riscoprire la canzone di Warren Zevon che ascoltavo sulle onde medie notturne a Radio Luxembourg, perché era solo di notte che il segnale arrivava in Italia.

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    1. Gran pezzo, l'ho ascoltato scrivendo il post, alternato alle varie versioni di "Blue Moon" e ovviamente i miei CCR ;-) Cheers

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  25. Si tocca con mano il tuo amore per questo film e per il suo regista, e come potrebbe essere altrimenti? Splendida recensione che tocca ancora una volta l'uomo lupo che festeggia 80 anni quest'anno, bellissimo come tu abbia ricordato i numerosi riferimenti cinematografici del film... E mi chiudi con i Creedence e la loro miglior canzone (almeno per me) dopo aver menzionato pure gli Elii!

    I tuoi standard di qualità sono sempre molto alti, ma oggi ti sei superato! :--)

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    1. Quando il mio amico John Landis chiama non posso farmi trovare impreparato, grazie di cuore ;-) Cheers!

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  26. “Stanno per dare UN LUPO MANNARO AMERICANO A LONDRA. L'ho visto quattordici volte. Ma adesso silenzio, per favore. Che se mi perdo l'inizio poi non capisco più niente del film.”

    Ah, quando Dylan era ancora un gran fumetto...
    Ma dici che a Carlo e alla povera Diana gliel'hanno tirata?
    Per me hanno fatto tutto da soli. Era un'unione disgraziata sin dall'inizio, come si scoprirà poi.
    A proposito...poi il film su un ragazzo alla corte di Re Artù lo fecero lo stesso, pure senza John. Anche se é una roba giusto per adolescenti, in salsa Disney.
    Capolavoro assoluto, comunque.
    Questo, non il film Disney.
    Un'opera che chiude il cerchio col capolavoro gemello di Dante.
    Non nascondo che ho sempre preferito lievemente quest'ultimo, pur adorandoli entrambi. Perché l'ho sempre considerato più moderno, anche se i licantropi sono vulnerabili alle pallottole d'argento.
    Qui invece é tutto classico che più classico non si può, anche se per eliminare il lupone basta un'arma qualunque. Meglio se di calibro pesante e bello grosso!!
    Comunque sono davvero speculari e opposti. “L' Ululato” parte da un contesto urbano per finire dentro a uno silvestre e selvatico.
    Qui si parte da un ambiente bucolico per poi terminare in una metropoli.
    Un villaggio sperduto tra le natiche dei lupi (appunto. E pure mannari)che sembra il set di un film horror, nonostante l'aspetto spettrale. Coi classici villici ostili che cacciano i forestieri, salvo poi redimersi e dar loro una mano.
    Troppo tardi, però. Quando la frittata é già fatta.
    Poi i licantropi nell'altro sono bipedi e antropomorfi, mentre qui é un autentico lupo. Anche se di dimensioni ragguardevoli, come si vedrà alla fine.
    A parer mio i punti di forza sono principalmente tre. E tutti hanno il nome JOHN LANDIS scritto sopra. A caratteri cubitali.
    Riesce prima di tutto nel mezzo miracolo di coniugare alla perfezione commedia e horror, trovando un equilibrio ineguagliabile.
    Come mai più gli riuscirà, tra l'altro. Non così bene, almeno.
    Poi abbiamo il modo in cui viene narrata la storia.
    Landis sceglie la via dell'incubo. Anche a occhi aperti. Senza scampo. E che quando sembra finire si riavvolge su sé stesso e ricomincia, peggio di prima.
    Come dici tu é una struttura a incastro perfetta, un gioco ipnotico di scatole cinesi dove realtà e illusione si mischiano, si fondono, collimano. Una situazione che rende benissimo lo stato di confusione e smarrimento in cui versa il protagonista. Che quando agisce sotto spoglie lupesche non é cosciente, non ha memoria né ricordi di quel che compie. Al punto che gli sembra di vivere una sorta di sogno.
    E infine abbiamo LANDIS.
    Ma infatti. Ma che ci azzecca Landis con l'horror e in genere col soprannaturale?
    Beh, direi che é un elemento che torna spesso. Accadono un sacco di cose strane, nei suoi film.
    Metti i fratelli Blues, volendo tirare in mezzo i film da te citati. A furia di dichiararsi in missione per conto di Dio, l'Altissimo una mano gliela dà davvero. Con una serie di coincidenze, casualità e botte di fondo provvidenziali quanto improbabili, con cui la fanno sempre franca.
    E la pinguina? E la conversione di Jake?
    Poi se secondo voi un tizio agghiacciante come Bluto é un normale essere umano...non voglio assolutamente conoscere la gente che frequentate (o forse sì).
    Questo film lancia per primo il monito che verrà poi ripreso da film come “Hostel” o “Turistas” o mille altri epigoni, anche se in maniera più grezza.
    E cioé cosa può succedere ad andare in posti che non si conoscono e di cui non si sa nulla, guidati dall'assurda convinzione che non possa capitare assolutamente nulla di male.
    Siamo americani, dopotutto! Abbiamo salvato il mondo! E chi può mai volerci male?
    Mezzo mondo o giù di lì, direi.
    Là fuori...può essere pericoloso. Molto pericoloso.









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    1. E così Landis sbertuccia alla sua maniera la tipica spocchia e sicumera di stampo yankee. Che magari deriva direttamente dallo spirito avventuroso dei coloni alle prese con la frontiera.
      Saranno di sicuro un popolo moderno, pratico ed evoluto, che non crede a sciocche superstizioni buone solo per il folklore.
      Ma spesso moderni, pratici ed evoluti fa rima con giovani, sprovveduti e ingenui. Il confine é sottile.
      Non ci chiamano Vecchio Continente per nulla. Due o tre cose in più le sapremo di sicuro.
      Anche qui, i rimandi ai classici si sprecano. Forse si tratta proprio un tipico tratto anglosassone, che si portano dietro dai loro cugini alla lontana d'oltremanica. Che con la scusa di esplorare e colonizzare qualunque cosa si gettavano allo sbaraglio senza pensare alle conseguenze.
      Penso a quello che é a tutti gli effetti il prequel del romanzo più famoso di Stoker, “L' Ospite di Dracula”.
      Harker arriva in Transilvania, dove la piaga vampirica dilaga. E il postiglione gli sconsiglia di procedere a piedi da solo, perché quella notte i succhiasangue sono in giro.
      Risultato? Harker lo ignora e tira dritto, dicendo che quelle robe non riguardano gli inglesi.
      Un film che strappa un ghigno anche nelle scene più inquietanti, come quella dei soldati zombie/licantropi/nazisti, che nella sua crudezza é talmente assurda da lasciarti spiazzato.
      Ma quando si arriva alla parte horror, il film inizia a picchiare duro e non fa sconti a nessuno.
      Anche se quando David parte per la sua prima notte di caccia sembra un centometrista sulla linea dello start!
      Nel film di Dante i licantropi avevano nella parte mostruosa la loro vera natura, le sembianze umane erano solo mentite spoglie.
      Erano una razza autoctona, una stirpe che é cresciuta e si é evoluta in parallelo a quella umana (che fungeva da supermarket di alimentari).
      Una condizione che per certi versi e per certi esemplari di umani poteva venire considerata persino desiderabile, a patto di controllarla.
      Qui non c'é alcun controllo, sul processo.
      E' una maledizione. Un marchio d'infamia. Paragonabile al morbo di un appestato.
      Ma penso che la cosa sia soggettiva.
      Il fatto, anzi il problema é che David é una brava persona, che non ha mai fatto del male a nessuno.
      Ma é fondamentalmente un sempliciotto.
      Uno sfigato, a dirla tutta.
      Pauroso, imbranato e persino patetico, quando cerca di farsi arrestare dal bobbie mettendosi a insultare il principe Carlo.
      Fa davvero pena, poveraccio.
      Uno così non é assolutamente in grado di contrastare quanto gli sta accadendo. Può solo finirne inesorabilmente vittima, senza alcuna possibilità di salvarsi o di reagire in qualche modo.
      Ha il destino segnato. E si sa, si intuisce che non finirà bene.
      Arriva al punto di perdere il senno, quasi. Divorato dal senso di colpa che lo consuma dentro, almeno quanto la bestia che ha preso possesso di lui. Al punto che é costretto a convivere con gli spettri delle sue vittime.
      Anche se ciò non impedisce a Landis di sfruttare la cosa per dare vita a dei passaggi assolutamente strepitosi. Ora tragici come il tipico uomo d'affari londinese padre di famiglia, ora spassosi come il trio di barboni o la coppia di sposini.
      I duetti con la buonanima di Jack sono esilaranti.

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  27. La migliore? Quando discutono sul metodo migliore per suicidarsi.
    “Ehi, ragazzi...andateci piano. E' un mio amico!”
    “Ma non amico nostro, però!!”
    E poi qualcuno ha il coraggio di dire che non ha alcuna valenza culturale.
    Qui abbiamo un trattato di autentica psicologia su pellicola.
    Spicciola e d'accatto, ok. Ma efficacissima e di facile interpretazione.
    Capolavoro assoluto.
    Purtroppo Landis non riuscirà mai più ad ottenere un amalgama così perfetto.
    Ci riproverà, più avanti. Guarda caso con un tema vampiresco.
    Con “Innocent Blood”, che tra l'altro mi era pure piaciuto. Anche se non arriva di certo alle vette raggiunte da questo.
    Ma la Parillaud resta sempre un gran bel vedere.
    Non c'é niente da fare. Certe cose riescono davvero una volta sola.
    Io me la faccio bastare, eh. Ad avercene.
    Grandissima recensione, Cass. Davvero i miei complimenti.
    E scusa per il commento fiume, ma...quando ci vuole, ci vuole.

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    1. In effetti hai sollevato una questione interessante, "Un lupo mannaro americano a Londra" è il padre nobile dei film con gli yankee in vacanza, solo che Landis sbertuccia gli inglesi e gli americani ancora di più, quelli che di norma sono dei santi nelle altre versioni, il più delle volte meno brillanti di questo film ;-) Cheers

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  28. Excelsior!
    Bei tempi, quando i registi giravano tanti film con quell'unica, gustosissima ricetta: Genio, genio e ancora genio.
    E, a proposito di questo, caldeggio la visione de 'La tigre bianca', in onda su Netflix e con insospettabili punti di contatto con questo film.

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    1. Davvero? I film indiani li guardano solo quando si sparano e fanno esplodere cose ma a questo dovrò trovare il tempo per vederlo. Cheers

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