venerdì 7 maggio 2021

Il meraviglioso abito color gelato alla panna (1998): i cinque caballeros

Damas y caballeros, il venerdì è finalmente arrivato e per affrontarlo al meglio, spero che abbiate indossato il vostro vestito più bello, perché oggi tocca al nuovo capitolo della rubrica… Above and beyond!

Un giorno, qualcuno molto più quotato del vostro amichevole Cassidy di quartiere, riuscirà per davvero a spiegare l’assoluta unicità di un regista come Stuart Gordon, di mio posso solo suggerire a questo futuro illuminato, un titolo per la sua opera che io immagino sotto forma di libro: “Perché il mondo dovrebbe volere tanto bene a Stuart Gordon Vol. 1”, teniamoci la porta aperta per un possibile seguito.

Le storie vivono di vita propria, seguono percorsi strani e arrivano al pubblico dopo vari rimaneggiamenti, come un abito di sartoria sistemato sulle maniche o sui gomiti, sono piuttosto certo che questo film lo abbiamo visto in nove, devo ringraziare Don Max per la dritta giusta, altrimenti avrei lasciato un buco imperdonabile nella rubrica, ma, più in generale, mi sarei perso un film tutto matto, uno dei pochi tra i tanti che vedo in grado di restarmi davvero in testa e poi, ammettiamolo: chi non vorrebbe vedere un film che s'intitola “Il meraviglioso abito color gelato alla panna”?

No sul serio, trovate un titolo più figo di questo forza, voglio sentirlo!

Perché il mondo dovrebbe voler bene a uno come Stuart Gordon, qualche spunto per il futuro biografico del regista di Chicago. Per prima cosa perché il nostro Stuardo ha sempre affrontato i generi senza ombra di puzza sotto il naso, con una gioia di raccontare storie e fare film che ha anticipato il «Because we love making movies!», motto di battaglia che Tarantino fa urlare in coro su tutti sui suoi set (storia vera).

Un tipo riservato il nostro Stuart, stessa faccia, stessi occhialoni, stessa moglie per una vita intera e ben poche apparizioni ed interviste, un tipo estremamente pratico, uno che amava fare film e tanto bastava, proprio per questo trovo affascinante il modo in cui uno diventato celebre per Body Horror Lovecraftiani, abbia avuto così tante collaborazioni con la casa di produzione più lontana al mondo da questa tipologia di storia, ovvero la Disney.

“Disney? Mickey el raton? Esto es loco!”

Quello che rende unico Stuart Gordon è il modo in cui passando da B-Movie a produzioni costose prodotte dalla casa del Topo, sia sempre riuscito non solo a restare coerente con le sue tematiche e la sua idea di cinema, ma soprattutto a non beccarsi accuse di essersi “svenduto”, forse la sua capacità di passare sempre così sotto traccia, gli ha permesso di restare sempre aderente alla sua poetica anche nelle sortite fuori dal cinema Horror o di fantascienza e vi assicuro che più lontano da questi due generi, il nostro Stuart non è mai stato quando ha diretto “The Wonderful Ice Cream Suit”, anche se, a ben guardare, il regista di Chicago seppur con un film così apparentemente distante dalla sue corde, risultava la scelta migliore dietro la macchina da presa, ma per capirlo, tocca fare un passo indietro.

Come abbiamo visto, anche in questa rubrica, Gordon con la fantascienza ci andava a nozze, non so voi, se penso alla fantascienza, uno dei primi nomi che mi vengono in mente è quello di Ray Bradbury che non ha certo bisogno di presentazioni, scrittore geniale che tutto il mondo conosce per “Fahrenheit 451” (1953), ma giochiamo insieme al gioco dei sei gradi di separazione, pronti?

Complice un (irripetibile) periodo di sperimentazione alla casa del Topo, Bradbury è stato l’unico in grado di convincere la Disney a produrre uno dei pochissimi film horror della sua vastissima filmografia, l’ottimo e purtroppo dimenticato Qualcosa di sinistro sta per accadere. Però Bradbury nella sua lunga bibliografia ha firmato anche il racconto intitolato “The Wonderful Ice Cream Suit” (1972), la storia di un anziano alle prese con un bellissimo completo magico, in grado di realizzare i sogni di chi lo indossa.

"Lo sai qual è la differenza tra me e te? Che io vestito cosi, sono uno schianto" (cit.)

Questa storia ha avuto numerosi tentativi di adattamento, molti dei quali andati a segno prima di tutto a teatro, ad esempio uno dei primi ruoli teatrali di F. Murray Abraham è stato proprio un adattamento del racconto di Bradbury (storia vera).

Quindi, quando Bradbury ha pensato di adattare lui stesso la sua storia, in una sceneggiatura per il cinema, è abbastanza normale che i primi a cui sia stata sottoposta furono proprio i tizi della Disney che, nel frattempo, avevano una casa di produzione dedicata a tutte quelle storie strambe, troppo forti per i bambini, ma potenzialmente perfette per i ragazzini più grandi, la stessa Touchstone Pictures che anche grazie a Stuart Gordon aveva portato a casa carrettate di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti. State cominciano a vedere lo schema? Ultimo grado di separazione in arrivo.

Stuart Gordon arrivava proprio dal teatro e nella sua lunga gavetta aveva diretto anche un adattamento di “The Wonderful Ice Cream Suit”… BOOM! Abbiamo il nostro uomo e devo dirvi che [Cassidy inspira forte] Il meraviglioso abito color gelato alla panna [Cassidy espira forte] è la somma di due autori liberi di esprimersi al meglio, in un film che grazie alla spinta della Touchstone Pictures è stato presentato anche al Sundance, ma per via della capacità di Gordon di muoversi liberamente in quella zona grigia che sta tra la fama presso il grande pubblico e le accuse di essere solo un regista in grado di fare il “compitino” è poco altro, il suo film ha una vitalità, una creatività e una certa joy de vivre, che è proprio il frutto di due autori liberi di raccontare la loro storia in quasi totale libertà, non è un caso se Bradbury tra tutti i film tratti dalle sue opere, ha sempre dichiarato questo come il suo preferito (storia vera). Stuart Gordon 1, Francois Truffaut 0.

“Oddio ha citato Truffaut!”, “Un giorno Cassidy dovrà rendere conto agli dei del cinema per questo”

Con “Il meraviglioso abito color gelato alla panna”, Stuart Gordon ha la possibilità di raccontarci ancora quell’umanità grottesca che ha sempre saputo mostrare così bene nei suoi film, certo, il registro qui è più volutamente comico e meno satirico del solito, anzi, si potrebbe dire che il regista di Chicago guarda ai suoi protagonisti quasi con occhio benevolo, ma anche qui l’umanità è raccontata in tutte le sue declinazioni più assurde, perché nel passaggio da carta a grande schermo, i protagonisti passano dall’essere un solo anziano, a ben cinque “latinos” che (sopra)vivono di espedienti, un film di Monicelli con un elemento fantastico nella trama.

I titoli di testa con un’animazione realizzata con la sabbia, ci portano subito in questa atmosfera “latina”, più che Coco, direi proprio I tre caballeros, anche se i caballeros qui sono cinque. Il primo è Martinez (il fedelissimo di Gordon, Clifton Collins Jr.) un ragazzotto innamorato della bella vicina con cui non riesce a scambiare mezza parola che in un'esilarante fuga a piedi dal padrone di casa in cerca del suo affitto, s'imbatte in Gomez (altro giro, altro fedelissimo ovvero Joe Mantegna con stuzzicadenti simbolo cinematografico di spavalda "ignoranza"), l’uomo ha un piano, comprare un bellissimo vestito color gelato alla panna con cui è sicuro farà un figurone, ma essendo spiantato e senza abbastanza soldi, s'inventa la “mandrakata”.

Un vestito per tutti, tutti per un vestito (li ricordavo diversi i moschettieri)

Armato di metro e bilancia, cerca tutti quelli che hanno la sua stessa corporatura, venti dollari a testa per comprare un vestito da dividere e usare a turni ben precisi, l’aspirante sciupafemmine Dominguez (Esai Morales) è già della partita, così come l’intellettuale Villanazul (Gregory Sierra) problema: l’unico con il fisico giusto e i soldi mancanti necessari per completare il piano è il lurido (ma lurido sul serio) Vamanos, uno che non si fa un bagno dal 1988 ed è interpretato da un irriconoscibile Edward James Olmos.

Anche l'uomo spaventoso di "Mulholland Drive" scapperebbe davanti a lui.

Il bello di “Il meraviglioso abito color gelato alla panna” è proprio questo spunto brillante che raduna una banda di protagonisti che sono gli ultimi degli ultimi, perdenti nati con un sogno di gloria rappresentato da un vestito che scintilla come Automan, così agognato e incredibile da illuminare tutti quelli che lo guardano come il contenuto della valigetta di “Un bacio e una pistola” (1955) o quella di “Pulp Fiction” (1994) che, poi, tanto era una citazione al film di Bob Aldrich.

Era dai tempi del tanto blasonato “Tony Manero” (2008) che non vedevo dei “latini” andare così in fissa per un vestito bianco, solo che “Il meraviglioso abito color gelato alla panna” sostituisce all'impostazione seria e drammatica del film di Pablo Larraín, trovate folli e un’atmosfera da cartone animato che Gordon utilizza per scavare nelle grottesche abitudini dell’animo umano, proprio come il citato film, ma senza i quintali di pesantezza.

Anche vestito e ripulito Edward James Olmos risulta sempre stropicciato.

Il bello di un film così è scoprire dove la storia vuole andare a parare, i nostri scapestrati eroi non sognano poi troppo in grande, ma da spettatori l’attesa di vedere come utilizzeranno l’agognato abito diventa spasmodica ed ognuno lo farà a suo modo. Gomez, ad esempio, è quello con il piano più a lungo termine, quasi sensato per uno che Joe Mantegna interpreta con il simbolo universale di ignoranza cinematografica, ovvero lo stuzzicadenti sempre in bocca.

Martinez proverà a fare colpo sulla sua bella, arrivando a capire perché non gli abbia mai riservato nemmeno uno sguardo, ma il più spassoso ed esplosivo resta Dominguez. Trattandosi di un film finanziato (indirettamente) dalla Disney, Stuart Gordon s'inventa una trovata brillante: sostituire il ballo al sesso... D’altra parte sono due tipi di frustrazioni che si esprimono una orizzontalmente e l’altra verticalmente, no? Quindi, lo sciupafemmine con il suo abito nuovo, “balla” con metà delle donne del quartiere, se non proprio di tutta la città. Sulle note della trascinante “Muevete”, Gordon manda a segno un numero da musical vero e proprio, che finirete per cantavi per ore dopo la visione del film e che sembra gridare fortissimo: La La Land levati, ma levati proprio.

E Damien Chazelle... MUTO!

Un altro momento caratteristico è quando i nostri caballeros devono trovare il modo di infilare Vamanos nel vestito senza ridurlo ad uno straccio lurido. Tra il bagno con tosatura forzata, fino all'uso spregiudicato che l’uomo una volta ripulito fa dell’abito, “Il meraviglioso abito color gelato alla panna” diventa un grosso cartone animato, in equilibrio tra il folle, il comico e il grottesco. Si ride per le trovate sopra le righe e si resta incollati allo schermo anche solo per capire fino a dove si potrò spingere questa storia tutta matta.

“Il meraviglioso abito color gelato alla panna” si gioca la carta dell’apologia dell’amicizia, un film piccolo, creativo, coloratissimo malgrado l’abito al centro della storia, sia di un bianco candido in grado di illuminare lo schermo. Di tutti i film rivisti in questa rubrica dedicata a Stuart Gordon, questo era l’unico che non avevo mai visto e devo dire che sono contento di averlo scoperto, perché quando sei troppo strano anche per la Disney, vuol dire che sei qualcuno e questa mi sembra la metafora migliore di tutta la carriera (irripetibile) di Stuart Gordon, un giorno tutto il mondo gli vorrà bene, anche se sarà più facile che succeda quello che trovare una copia di questo film, non che per gli altri di Gordon sia più facile, eh?

Los tres cinco caballeros.

Con questo capitolo vi ho strapazzati per benino, sono piuttosto sicuro che nessuno si sarebbe aspettato questo film oggi, prossima settimana, invece, si passerà ad uno strapazzamento di tipo più canonico per le abitudini di Gordon, portatevi pinne, fucile ed occhiali, ci sarà un po’ da nuotare.

26 commenti:

  1. Ammazza,questo film lo conoscevo solo tramite wikipedia(eehh si!) ma nemmeno la tua recensione mi ha dato un'idea precisa di che cosa sia di preciso,immagino che l'unico modo per capire cosa diavolo sia questo film,sia cercarlo all'arrrembaggio per vie piratesche!

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    1. Oggi credo che lo definirebbero con un’espressione anglofona del tipo “Film che ti fa stare bene”, ma dovessi definirlo direi regia di Gordon e sceneggiatura di Bradbury, mi sembra la sua definizione migliore ;-) Cheers

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  2. Mamma mia,se ce una cosa che mi terrorizza ,e proprio andare in giro con un abito che piu bianco di cosi non si puo,mi sembra di essere uno di quei reverendi gospel miracolosi, con microfono alla mano davanti ad un raduno al grido di "io ho il potere,allelulia"!.

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    1. Tu non hai nemmeno in casa un dalmata, con la missione di rendere a macchie il mondo, figuriamoci un abito bianco ;-) Cheers

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  3. "Il Dottor Stuart Gordon Ovvero Come Imparai A Non Preoccuparmi E Ad Amare La Follia Cinefila Dell'Uomo Di Chicago"

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    1. Quello sarebbe il sottotitolo, aggiudicato! ;-) Cheers

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  4. Ahia alla faccia del barbone luridone! Le opzioni sono due,o e un personaggio reso folle da una visione lovercraftiana,oppure e semplicemente l'attore Edward James Olmos raccattato per strada,impazzito dopo aver passato le vacanze in casa di Ridley Scott! Ammetto che la seconda opzione fa quasi piu paura!


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    1. La seconda è anche quella più probabile, altro che Providence, basta tagliare la strada allo Scott sbagliato e guarda come ti riduci ;-) Cheers

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  5. Film strani ne hai messi tanti, ma qui siamo a livelli mai raggiunti prima. Ma sai che mi ha ricordato In Fabric? Solo che quello è un horror basato su un vestito da donna rosso.

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    1. Ahahah si direi che questa volta Gordon mi ha permesso di superarmi ;-) Ho visto anche quello, ma non ho avuto il tempo di scriverne (storia vera), la differenza è che qui non esiste un metaforone dietro a sorreggere la storia, qui il racconto è bello dritto e anche molto spassoso. Cheers

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  6. Lo ammetto, mi hai stupito.
    E pure Gordon.
    No, questo non lo conoscevo proprio.
    Ma mai neanche sentito nominare.
    Forse perche' appartiene al periodo "Dark" della Disney, e tutta la roba (fighissima!) prodotta in quegli e' stata messa sotto al tappeto.
    E se chiedi lumi si allontanano fischiettando e facendo finta di niente.
    Non posso nemmeno dare un giudizio in merito, dato che non ne ho visto NULLA. Ma nemmeno un trailer.
    Mi fido sulla parola, comunque. Provero' a recuperarlo.

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    1. Posso dirti che su Disney+ ovviamente non si trova ;-) Ma posso dirti anche che ancora oggi, dopo diverse settimane dalla visione, ogni tanto mi canticchio i pezzi della colonna sonora (storia vera). Cheers!

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  7. Se non è il film più fuori di testa che hai mai recensito, sicuramente è da podio... Solo qua si trovano certe chicche! :-)

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    1. Eheh ne sono felice, mi dà una gioia particolare scovare film matti e questo lo volevo per forza su questa Bara ;-) Cheers!

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  8. E' un film Disney, ma in tv è passato mai? Non credo d'averlo visto, comunque l'incipit è geniale ;)

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    1. Touchstone Pictures quindi Disney a tutti gli effetti, pare che sia stato al Sundance ma sulla mia tv mai, almeno fino a qualche settimana fa, l'incipit è più che geniale è Bradbury ;-) Cheers

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    2. Sono sicuro che sia passato in TV, credo su Rai 2 o più probabilmente Rai 3, una domenica pomeriggio dei primi anni Duemila. Potrebbe essere stato il 2002 o il 2003. Ricordo di aver avuto la fortuna di averlo visto perché sulla guida TV (il buon Vecchio Film TV) avevo letto che era tratto da Bradbury, e non avrei potuto perdermelo!
      Boooooooooooy

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    3. Come dire di no a Bradbury? Grazie per la segnalazione televisiva Tall Man ;-) Cheers

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  9. Nooo ma cos'è???? Gli attori sono tutti famossissimi ma giuro di non aver mai sentito neanche parlare di questo film! Solo Stuart Gordon poteva averlo girato :-D
    Ti immagini una ipotetica rassegna cinematografica dedicata a Stuart? Film horror, splatter, fanta e un abito color panna... ci sarebbe da impazzire!

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    1. Esatto è quello il bello! Nemmeno preso dalla giacchetta dalla Disney (in due occasioni distinte) ha aiutato Gordon ad emergere “svendendosi” al cinema per tutti, un regista che è rimasto indipendente anche lavorando con i soldi della Disney, dimmi se non è un’anomalia più unica che rara il nostro Stuardo ;-) Cheers!

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  10. Cavolo, con i miei Pomodori Assassini credevo di avere io il titolo più strambo di oggi, ma non c'è niente da fare, mi hai battuto, anzi doppiato! Un pezzo incredibile per un film...davvero incredibile! E' il colore che ora voglio per le pareti di casa.

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    1. Un venerdì strano, un venerdì di titoli strani, il tutto senza mettersi d'accordo ;-) Appena avrò un minuto passerò molto volentieri a leggerti, non ho ancora avuto il tempo di farlo. Cheers!

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  11. Posso azzardare un ipotesi? Ma "4 amiche e un paio si jeans", è liberamente ispirato a questo film?

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    1. Non ho idea di che film sia, ma leggendo la trama pare proprio che qui qualcuno abbia visto il film di Gordon ;-) Cheers

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  12. Dopo aver elencato Stuart Gordon, i tre caballeros e Ray Bradbury non mi rimane altro da fare che cercare questa piccola gemma perduta.

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    1. Spero di aver invogliato tanti a farlo perché è un titolo davvero adorabile nel suo piccolo ;-) Cheers

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