lunedì 3 maggio 2021

Delta Force (1986): America… FUCK YEAH!

Siamo fatti da 215 ossa (come diceva Sarah Connor), da circa cinque litri di sangue, alcuni metri di intestini e budella ma soprattutto dai libri, dai fumetti e dai film che abbiamo letto e visto.

Alcuni di questi non ti lasciano mai per davvero, ed ora se fossi uno di quei cinefili seri, colti con gli occhiali e la pipa, a questo punto dovrei dirvi che per me, quel tipo di film che ti porti sempre dentro è qualcosa di Sokurov, magari Ėjzenštejn, ma devo essere onesto e dirvi che quel film per me è “Delta Force”. Anche perché Menahem Golan non concederebbe mai spazio a quei Bolscevichi.

“Delta Force” usciva in uno strambo Paese a forma di scarpa esattamente il 3 maggio di 35 anni fa, non potevo perdere l’occasione di portare su questa Bara uno dei film che ho visto e rivisto più volte nella mia vita. Sapete come funziona nella vita di un cinefilo, arriva il momento in cui cresci e prendi un pochino le distanze dai film della tua infanzia, il momento in cui perdi la testa per quei Bolscevichi là, salvo poi finire per tornare al punto di partenza e scoprire che le tue basi cinematografiche sono quel bellissimo ciarpame con cui sei cresciuto. A quel punto di solito o superi il trauma, oppure finisci per aprire un blog dal nome lugubre e passare le tue giornate a canticchiarti il tema musicale di Alan Silvestri. Io faccio parte della seconda categoria, ed ora, la lezione di storia contemporanea.

“Signor Golan quelle sono le lettrici e i lettori della Bara Volante”, “Sono Bolscevichi?”, “Beh non saprei, forse qualc…”, “Ora li facciamo saltare!”

Nel Giugno del 1985, il volo TWA 847 in partenza dalla Grecia viene dirottato da alcuni terroristi islamici, i passeggeri a bordo vengono tenuti in ostaggio per due settimane, la situazione si risolve come spesso accade nella realtà con questo tipo di tragedie, Israele rilasciò alcuni prigionieri politici, il famigerato “scendere a patti” con i terroristi che è la negazione di tutti i valori su cui è stata fondata l’America e di conseguenza, quello che ancora un botto di persone indottrinate da decenni di propaganda audio visiva Yankee, ancora è convinta sia l’unica via da seguire.

Con un attore (nemmeno troppo bravo) come Presidente degli Stati Uniti d’America negli anni '80, la guerra al terrore Yankee si combatteva su tutti i campi di battaglia, a partire da quello dove gli americani sono sempre stati davvero invincibili, l’unico per la verità: il cinema.

Non ho idea di dove si trovasse Menahem Golan il giorno in cui ha letto della notizia del dirottamento aereo, proprio lui che nel 1977 aveva scritto, prodotto e diretto “La notte dei falchi”, un altro film su un dirottamento con Klaus Kinski e Sybil Danning. Sono certo di una cosa però: figlio di ebrei polacchi, nato a Tiberiade, Menahem Golan con il cugino Yoram Globus ha fondato la Cannon Films, che non ha bisogno di presentazioni presso gli appassionati di cinema di genere, perché la Cannon rappresenta il cinema d’azione americano degli anni ‘80 nella sua forma più pura, caciarona ed esplosiva possibile.

Da questa immagine, potete capire perché si chiamava Cannon.

Menahem Golan non poteva perdere l’occasione di sfruttare l’onda emotiva provocata da un fatto di cronaca come il dirottamento del volo TWA 847. La filmografia di Golan è infinita, tra regie e produzioni è stato responsabile di una fetta enorme di cultura popolare occidentale, ma come sua abitudine, ha sempre conservato per sé i bocconi più gustosi e questo spiega perché il primo regista scelto per dirigere il film, Joseph Zito (quello di Invasion USA e Red Scorpion) si è ritrovato dirottato (ah-ah) su altri progetti: paura al bando, Menahem Golan al comando.

Per il ruolo del protagonista Golan non ha avuto nessun dubbio: Chuck Norris era l’hombre del partido per la Cannon, il suo coinvolgimento non è mai stato in discussione. Per un momento avrebbe dovuto essere della partita anche l’altro nome grosso della Cannon, ovvero Charles Bronson che rifiutò solo perché già impegnato in “L’esecuzione… una storia vera” (1986). Per il ruolo del colonnello Nick Alexander ci voleva un nome altrettanto grosso, Golan ha trovato il più grosso di tutti, quello di Lee Marvin. Uno passato direttamente dai campi di battaglia veri a quelli cinematografici, era l’uomo giusto per guidare una nuova sporca dozzina nella guerra di Menahem Golan.

“Io ho fatto a botte con Bruce Lee”, “Io invece ho combattuto i Giapponesi nel Pacifico, ed ora sali su questo maledetto aereo, sei sempre in ritardo”

Ma la selezione del cast di “Delta Force” per me è l’equivalente di fare un salto carpiato in equilibrio su una corda tesa, se riesci ad eseguirlo applausi a scena aperta, ma il rischio di cadere nel vuoto è altissimo, posso dirlo? Menahem Golan è un funambolo e “Delta Force” è il suo capolavoro.

Non so voi, ma a me sta già partendo l’Alan Silvestri nella testa.

Dico sempre che ho consumato tutte le mie istanze militariste ed interventiste durante l’infanzia, con il culo sulle piastrelle di casa, impegnato a combattere una guerra termonucleare globale alla settimana con i miei G.I.Joe ma su questo, lasciatemi l’icona aperta. Fantasie guerrafondaie innocue alimentate ovviamente dai film, ecco perché “Delta Force” ha sempre avuto su di me un peso specifico così importante, di fatto è l’occasione perfetta per sfogare gli istinti bellici sul grande schermo ed è anche stato uno di quei titoli che ha contribuito a farmi capire che per godermi lo spettacolo, non devo per forza condividere la posizione politica dell’autore, insomma “Delta Force” è senza ombra di dubbio un Classido!

Questo film è il punto di equilibrio perfetto tra lo stile del cinema americano degli anni ’70 e quello più muscolare e d’azione degli anni ’80. 120 minuti di durata, per una pellicola perfettamente divisa a metà, la prima ora ha le facce, gli attori e lo stile dei film degli anni ’70, la seconda metà lascia spazio al cinema (e agli eroi) degli anni ’80. Una divisione rigorosa che inizia con la famigerata regola dei cinque minuti di apertura, quelli che determinano tutto l’andamento del film.

Prima scena. Un elicottero fermo sull’area di atterraggio, la data in bella vista, 25 aprile 1980. Fate così, quando il logo Cannon scompare dallo schermo, provate a contare alla rovescia partendo da dieci, alla fine del conteggio l’elicottero BOOM! Esploderà, provateci. John McTiernan piazzava la sua prima esplosione a 42 secondi dai titoli di testa, ma Menahem Golan è ancora l’uomo da battere in questa specialità.

Sapete come lo chiamo io questo? Un buon inizio (10 secondi, record!)

Mentre comincia il tema musicale di Alan Silvestri (lasciatemi l’icona aperta anche su questo, tra poco ci torniamo), il colonnello Nick Alexander (Lee Marvin) sta facendo ripiegare i suoi uomini dopo un’azione di salvataggio disastrosa, ne manca solo uno all'appello ovvero il capitano Scott McCoy (Chuck Norris), che si attarda a salire a bordo dell’aereo perché è impegnato a salvare Pete, rimasto ferito sul campo. Una scena ricorrente che rende “Delta Force” di fatto un film circolare, perché McCoy si farà attendere anche nella spettacolare scena finale. Nella storia del cinema, Chuck Norris batte anche la famiglia McCallister quando si tratta di prendere aerei al volo all'ultimo secondo.

Salvate il soldato Ryan? Con Chuck Norris sarebbe durato due minuti e avrebbe avuto un lieto fine.

L’operazione è stata un disastro perché LORO, quelli che comandano e pianificano, quelli che non hanno idea di cosa voglia dire stare sul campo di battaglia per davvero, hanno preso un’altra decisione tragica, Chuck Norris McCoy è stanco di tutto questo, una volta tornato a casa avrà chiuso. Scocca il quinto minuto esatto del film, l’operazione Golan può iniziare sul serio, il riscaldamento è finito.

Il volo ATW (cambiando l’ordine delle lettere il risultato non cambia) in partenza da Atene è pieno di passeggeri che sono anche facce note, il meglio del cinema pescato dai decenni precedenti al servizio della prima ora di film, un dramma fatto di sudore, urla disperate, bambine con la bambola, donne incinte e un caldo opprimente che ti fa venire a voglia a te, spettatore comodamente seduto in poltrona, di aprire la finestra per far passare un po’ d’aria.

“Biglietti prego”

Per quanto riguarda i terroristi saliti a bordo, il casting sembra sia stato supervisionato da Cesare Lombroso, basta dire che il capo, il risoluto Abdul vestito quasi come uno degli uomini del Graal è interpretato da un quasi irriconoscibile Robert Forster. A bordo del volo l'uomo semina il terrore tra passeggeri che sono tanti “grandi vecchi” del cinema: l’eterna presenza dei film catastrofici Shelley Winters, il prete Irlandese di Chicago con contorno di suore e il faccione di George Kennedy, per non parlare di uno dei miei personaggi di contorno preferiti, il russo ortodosso che però di fatto è un sovietico redento e convertito sulla via di Damaso Washington, perché stando alle sue parole «L’America è un grande Paese».

La prima ora di “Delta Force” deve giustificare la seconda, Menahem Golan lo sa benissimo e a differenza dei terroristi islamici non prende prigionieri, lo fa con la delicatezza non del classico elefante nella cristalleria, ma di chi il pachiderma decide di sganciarlo sulla stessa usando un bombardiere B-17 in volo a duemila metri.

Il dirottatore a bordo insieme ad Abdul è quello che appare quasi umano… per circa sei secondi. Ci viene accennata la passata esistenza di una figlia di nome Salima che fa percepire (in maniera appena accennate eh?), che il terrorista sia stato un padre, un marito, insomma un essere umano, ma quando a bordo compaiono tre marinai americani, l’uomo parte di capoccia, inizia a sbraitare che gli aerei che hanno distrutto Beirut sono partiti da una portaerei Yankee e nessuno riesce più a trattenerlo, la tensione cresce ed è qui che il pachiderma sganciato da Golan colpisce in pieno il bersaglio, anzi scusatemi se questa frase ricorda sinistramente la notte dei cristalli, ma vi assicuro che il vecchio Menahem è stato anche meno delicato del vostro amichevole Cassidy di quartiere sulla questione.

“Se ci avvelenate, non moriamo? E se ci usate torto, Chuck Norris non ci vendicherà?” (quasi-cit.)

Abdul fa identificare gli ebrei a bordo del volo, un vero e proprio rastrellamento dove le mezze misure vengono gettate fuori dal finestrino e poi fatte saltare per aria con il tritolo. Non basta che Shelley Winters faccia aperto riferimento ai campi di sterminio, il messaggio deve arrivare anche all’ultimo dei contadinacci con il collo rosso del Wyoming. Menahem Golan è un ebreo trasferito in America e come tale, più conservatore di alcuni suoi compatrioti nello sventolare la sua bandiera: chi odia gli ebrei è uguale ad un Nazista, chi odia gli ebrei non ama l’America e quindi e nemico giurato di Chuck Norris! Perché il paragone arrivi, deve essere urlato, infatti questa è la porzione di film dove “Delta Force” diventa dannatamente serio.

Il rastrellamento comincia con una scena brillante e quasi sommessa per lo stile di Golan, il che vuol dire sparata a mille decibel: quando l’algida assistente di volo Ingrid (Hanna Schygulla, bellissima e con i suoi capelli che urlano «ANNI ’80!» fortissimo) raccoglie i passaporti di tutti, allungandosi verso quello del signor Ben Kaplan (il grande Martin Balsam), non può fare a meno di notare i numeri tatuati sul suo avambraccio che fanno immediatamente calare sul film un’atmosfera plumbea.

Scene traumatiche infantili che fanno crescere e dove trovarle.

Da qui in poi Golan rincara ancora la dose, Ingrid invoca i terroristi di non lasciare che sia proprio lei, tedesca, a dover radunare gli ebrei a bordo e scusatemi se sembro fuori luogo ma trovo questa scena e quella che segue straziante, un aggettivo che utilizzo poco e che probabilmente sarete abituati a leggere per film ben diversi nella fama da “Delta Force”. Ma pur trascinandoci tutti in zona di pura, purissima propaganda, Golan trova il modo di farsi patteggiare per gli ostaggi a bordo, nel modo più intenso ed emotivo possibile, alla faccia delle caratterizzazioni spesso piatte, dei personaggi di contorno nei film d’azione.

Menahem Golan, tiene fede al suo nome è MENA, mena schiaffoni a noi spettatori che impotenti vediamo veder portar via prima l’innocente russo scambiato erroneamente per ebreo, poi Martin Balsam («Sono sopravvissuto già una volta, sopravvivrò ancora») e persino Padre O'Malley che sarà Irlandese come la Guinness ma siccome Gesù era ebreo, dovranno prendere anche lui. Cioè avete capito no? Menahem Golan le mezze misure non le prende nemmeno in considerazione, ma con una scena così, vista soffrendo da bambino (ma anche da adulto o presunto tale), personalmente mi ha illustrato l’Olocausto usando il cinema, prima di altri suoi colleghi più blasonati, come a dire idealmente a Steven Spielberg: «Stevie fai il bravo, reggimi la birra un momento».

Il dramma della Shoah me lo ha spiegato Menahem Golan. Alcuni (troppi) non l'hanno ancora capito.

A questo punto Golan ci tiene tutti per la gola (basta battute sul suo nome, giuro!), donne e bambini vengono scaricati a Beirut («Un tempo era la Las Vegas del Medioriente» il paragone non è con Parigi, ma con l’idea di ciita di lusso che potrebbero avere i contadinacci del Wyoming) e il suo film di purissima propaganda filo americana diventa un affare da uomini. Qui il cinema degli anni ’70 si ferma e comincia Chuck Norris!

“Bambina con il cappotto rosso di Schindler's list, questo è per te”

Vorrei sottolineare che se i terroristi sono stati tratteggiati da Lombroso e gli ebrei sono delle povere vittime, gli americani non hanno nemmeno una caratterizzazione, sono Lee Marvin e Chuck Norris e tanto basta perché non serve sapere altro. Per Golan rappresentano due quarti del Monte Rushmore del cinema d’azione, Marvin poi è immobile, in quello che sarà l’ultimo film della sua carriera (morirà di infarto nell'estate del 1987) il grande Lee non ha bisogno davvero di fare niente, se non essere così tanto, incredibilmente Lee Marvin. In questo senso l’immobile Chuck Norris non avrebbe potuto avere un padrino migliore.

"Vado, lo esplodo e torno"

Anche se a ben guardare, il primo tentativo di salvataggio americano si risolve con un mezzo pastrocchio: uno dei marinai a bordo viene ucciso e lanciato giù dall'aereo e in tal senso “Delta Force” è accurato, perché dopo un’ora abbondante di film, gli americani non hanno ancora combinato nulla di buono, di fatto una perfetta rappresentazione della loro politica estera. Anche se gli intenti di Golan sono altri, gli americani, per potersi esprimere in tutta la loro gagliarda Yankeetudine, hanno bisogno di ancora un piccolissimo aiuto, che poi coincide con il feticismo di Menahem Golan con i mezzi militari. Gli Yankee possono scatenarsi solo dopo essere stati armati da Israele, capito lo schema no? Americani buoni, ebrei buonissimi, mussulmani cattivissimi! Quindi con mitragliatori Uzi, motociclette armate di missile (gli anni ’80 sono stati il decennio dei jeans a vita alta e delle moto con i razzi) e Dune buggy nere, la Delta Force può andare a scalciare culi e tirare giù nomi, il tutto rigorosamente con il tonante tema musicale di Alan Silvestri in sottofondo. Si, è ora di chiudere quell’icona rimasta aperta su di lui.

Una volta mi hanno chiesto di indicare il mio pezzo preferito di alcuni compositori cinematografici, un giochino per passare il tempo. Per quanto riguarda Alan Silvestri non ho avuto dubbi, pari merito totale tra Ritorno al futuro e il tema principale di “Delta Force” (storia vera). Se ci sono due temi musicali che io potrei ascoltare a ripetizione senza stancarmi MAI sono proprio questi, anzi per quello di “Delta Force” vi confesso (e questo vi dice molto dei miei problemi) che ancora oggi, me lo canticchio da solo così, per puro diletto personale (storia vera, secondo estratto).

"Guerra e sei il protagonista!" (cit.)

Il finale di “Delta Force”, anzi per la precisione tutta la sua seconda ora, è pura pornografia militare. Una roba che a confronto Top Gun sembra un film etico e perfettamente logico nel gestire le difficili dinamiche politiche tra nazioni. Se per un’ora i cattivi hanno fatto il bello e il cattivo tempo, nella seconda ora devono beccarsi una punizione esemplare: Chuck Norris scivola lungo una corda sparando ventagliate di mitra, Lee Marvin spara un singolo colpo sì, ma al centro degli occhi di uno dei cattivi più odiosi, esplosioni, calci volanti che saranno anche la specialità di Norris, ma qui passano quasi in secondo piano in questa orgia bellica in cui a sostituire il coro «U.S.A.! U.S.A.! U.S.A.!» (oppure «America… FUCK YEAH!») ci pensa alla perfezione il tema di Alan Silvestri.

I cattivi non devono essere catturati, non devono morire in azione, devono essere puniti e a questo ci pensa il capitano (poi maggiore) Scott McCoy che in italiano parla (poco) con la voce di Peter Venkman o di John McClane in 58 minuti per morire, ma ha la barba di Chuck Norris, che sgomma, inchioda, va a manetta, fa cagare sotto terroristi e governi, ma soprattutto spara razzi rigorosamente MADE IN U.S.A. (anche se sono prodotti in Israele).

All'attacco G.I.Joe Delta Force, per difendere la pace / contro il cobra terrorista più vorace, alla tregua dite no! (quasi-cit.)

Avevo ancora un’ultima icona da chiudere: per una pura casualità, le Dune buggy nere del film, ad esclusione del colore, sono identiche allo Striker dei G.I.Joe, accidentalmente uno dei miei mezzi preferiti del celebri soldatini della Hasbro. Questo non solo chiude il cerchio sulla mia infanzia bellica, ma è la prova che i film, che siano Horror o d’azione, hanno il potere di esorcizzare paure e in qualche caso, anche ideologie guerrafondaie. Infatti pur essendo un film di pura e per certi versi proprio sfacciata propaganda, per assurdo è stato proprio il film che mi ha insegnato che la guerra andrebbe combattuta solo al cinema e le esplosioni sono belle solo sul grande schermo. Ma poi tanto se la guerra a combatterla è Chuck Norris, conoscete già il nome del vincitore.

Chi ha detto che il romanticismo è morto? (lo ha solo steso Chuck Norris)

Siamo fatti di 215 ossa, da circa cinque litri di sangue, alcuni metri di intestini e budella ma soprattutto dai film che abbiamo visto. Non credo nemmeno esisterebbe la Bara Volante senza i G.I.Joe e le ore passate a guardare “Delta Force”, quindi grazie di tutto signor Golan, ed ora se volete scusarmi, cavalco la Bara verso l’orizzonte canticchiando il tema di Alan Silvestri, intanto voi non perdetevi il post Zinefilo e la locandina d'epoca di IPMP.

PARA PA-PARA PAAAAA! PA PA PAA PAA PAAAA PAA PAAA!

30 commenti:

  1. Non l'ho visto ma da come ne parli ho capito che è proprio uno di quei film che ti fanno "venir su bene" ma che oggi non si fanno più, proprio come di Lee Marvin (ma c'è tutto un cast stratosferico!) non ne fanno più. Grazie Cassidy!

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    1. Il cast è pazzesco, il tipo di film di genere che serviva a scaldare i motori facendoti fare le conoscenza degli attori giusti, a patto di avere la curiosità di approfondire, io di sicuro ci sono cresciuto con questo film ;-) Cheers

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  2. stanno dando questi film a rotazione su un canale secondario del Digitale Terrestre e ogni volta che scorrendo l'EPG li vedo, penso che "in questo momento, da qualche parte, in qualche modo... Cass sarà contento!" (se ti fischiano le orecchie, sappi che sono io :D )

    Lee Marvin enorme, ma per me rimarrà sempre quello di "Paint your wagon":
    https://www.youtube.com/watch?v=_W_g7_KJP_o

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    1. Pensavo che fosse l’acufene delle esplosioni, ora ho capito il perché. Bro-fist! ;-)
      La parodia dei Simpson è geniale come sempre, Lee Marvin è un monumento, i giovanotti che oggi utilizzano la famigerata “espressività” come unico metro di paragone del talento degli attori, non sono cresciuti con Lee Marvin, Charles Bronson e Clint Eastwood che in tre, avevano due espressione, la seconda era quella di Clint con il cappello. Cheers!

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  3. Divertente pastrocchio. Certo, quale hostess, in quella situazione, non si sarebbe piantata davanti alla canna dell'UZI scongiurando il terrorista di esentarla dall'ingrato compito?

    - "Ti prego Abdullah, non farmelo fare!"
    - "لماذا ا؟"
    - "No, sai, è che sono tedesca... Non mi sembra..."
    - "Aaaah... اذهب وضاجع نفسك! :D

    Non so se essere contento o dispiaciuto che questo sia stato l'ultimo film di Marvin, ma spero che si sia divertito a farlo.

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    1. Divertente ma anche esaltante pastrocchio, perché di pastrocchio si tratta, basta esserne consapevoli, ma non lo cambierei con niente al mondo, niente ;-) Cheers

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  4. Grande capisaldo della Cannon: la sola scena in cui Chuck spara col sedere della moto ha riscritto i manuali di cinema :-D
    Scherzi a parte, è un film in grado di accostare l'azione più scoppiettante ad argomenti caldissimi e delicatissimi: la scena di Balsam ha una potenza che servono dieci prodotti di Hollywood messi assieme per ricrearla. E' quella consapevolezza che ti colpisce in faccia mentre eri distratto, e ti fa più male.

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    1. Quando lo rivedo quella scena mi colpisce in faccia con la forza di un calcio di Chuck Norris, sarà per questo che in questo film il “barba” usa più la moto dei calci? ;-) Cheers

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    1. Due seguiti: "Colombia Connection - Il massacro" (1990) e "Delta Force 3 - Missione nel deserto" (1991). Solo nel secondo però compariva ancora Chuck Norris. Cheers!

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  6. L'immagine che dice più di mille parole, con un Cannon :D
    L'azione nel suo vero termine, e il politicamente corretto al diavolo sì ;)

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    1. La Cannon non prendeva prigionieri e non trattava con i terroristi ;-) Cheers

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  7. Un canale regionale dalle mie parti lo trasmetteva ogni mese. Quindi non hai idea di quante volte me lo sono rivisto da ragazzino. Esaltatissimo per quel finale con la moto, coi missili, con Chuck che sale sull'aereo in corsa.

    Dai, di cosa vogliamo parlare? Non lo rivedrò da 20 anni buoni ma lo ricordo come se lo avessi visto ieri sera! Filmone.

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  8. Film da Odeon tv, almeno qui in Piemonte, me lo ricordo bene, visto tante volte, anche se mia mamma storceva un pò il naso per l'alto tasso di viulenza. Questo e Invasion USA sono quelli che ricordo meglio, però non sono i miei preferiti con Ciabatta Norris. Rombo di Tuono, Una magnum per McQuade e Tempio di Fuoco sono a mia modesta opinione, l'apice della sua filmografia. E pensare che a 81 anni suonati è ancora in formissima, un grande. 👋

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    1. Questa secondo me è il suo film migliore, ma non quello dove "Chuckeggia" di più (anche se...), in ogni caso Odeon TV tutta la vita ;-) Cheers

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  9. Golan-Globus= il non plus ultra degli anni 80 in declinazione action-movie a basso costo ed alto tasso di testosterone. I due hanno forgiato il cinema d'azione di quegli anni riuscendo nell'intento di produrre storie che definire inverosimili è un complimento. Eppure nel loro essere "larger than life" hanno saputo perfettamente cogliere le mode, le paranoie, gli stilemi del cinema di serie A di quegli anni. Hanno prodotto tanta, tantissima immondizia, ma si sono sempre mostrati rispettosi dei loro ammiratori, li hanno deliziati anzichè spremerli fino all'inverosimile. Il bello (?) del loro modo di fare cinema è che con pochi soldi, poche idee, poche location riuscivano a creare un mondo, a renderti partecipe del loro universo, a galvanizzarti per delle trovate assurde che più assurde non si può.
    Avevano trovato la loro vena aurea, mettendo sotto contratto Bronson, Marvin, Norris ma non va dimenticato che hanno anche cercato di elevarsi ("a 30 secondi dalla fine", giusto per citarne uno a caso) mostrando di aver ben compreso il funzionamento di quel giocattolo chiamato cinema.
    E quando una cosa funzionava, perchè non sfruttarla fino in fondo? In questo la Marvel (una casa di produzione a caso) dimostra di aver ben imparato la lezione: prendere gli ingredienti nelle giuste dosi, mescolarli e far cuocere fino a doratura. La Cannon non faceva così, ti faceva quasi venire l'indigestione, ma i suoi piatti erano decisamente più saporiti.

    PS: da notare che delta force e over the top hanno uno stile abbastanza simile nella composizione grafica del titolo.

    PPS: che tristezza quando scoprii che la Cannon è fallita.

    Nizortace

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    1. Infatti sono stati entrambi diretti da Golan. Analisi impeccabile, tanta robaccia ma anche una spallata alla cultura popolare incredibile: hanno tenuto a battesimo il cinema Ninja, hanno tentato i super eroi (Superman IV e il primo tentativo di portare Spidey al cinema), ma l'elenco sarebbe lungo. Cheers!

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  10. Chiedo scusa per il ritardo, comandante Cassidy.
    Soldato Redferne a rapporto!
    E va bene.
    Proprio come dicevo per quello che era il capostipite di questo genere, ovvero il leggendario "Rambo 2 - La Vendetta"...rivisti col senno di poi questi lavori mostrano il fianco a critiche di ogni tipo.
    Violenti, dilettanteschi, propagandistici e chi piu' ne ha ne metta.
    Tutto legittimo, ci mancherebbe altro. Sono io il primo ad ammetterlo. Ma...
    Chi se ne frega.
    Film come questo erano la piu' pura esaltazione dello spirito americano.
    E a noi ragazzini ci faceva impazzire, questa roba.
    Perche' eravamo in piena moda paninara, cresciuti col mito degli USA che erano la nostra terra promessa dove saremmo andati tutti, un giorno.
    In moto, ovviamente.
    Io flirtavo gia' col Giappone, ma e' uguale.
    Il giochino, a conti fatti, e' lo stesso che fecero ai tempi col primo Rambo, in occasione di "Missing in Action" (o "Rombo di Tuono" che dir si voglia) : prendere il reduce, scremarlo dei dubbi e delle lacerazioni interiori e trasformarlo nel piu' dritto, puro e duro degli eroi a stelle e strisce.
    E il grande Chuck questo gioco lo sa fare alla grande.
    E Marvin...non dico niente perche' potrei essere inadeguato.
    Bastano la sua presenza e il suo sguardo, per far saltare in aria qualsiasi cosa.
    Con due cosi'...i cattivi non hanno scampo.
    Per il resto, tutti i canoni vengono rispettati.
    Chiunque venga dai paesi a un tiro di sputo da Israele e' cattivissimo. E se ce l'hanno con loro ce l'hanno automaticamente con gli USA. E sono piu' cattivi dei tedeschi che si sono ravveduti e sono pentitissimi del loro passato. E piu' dei russi, che ormai sta arrivando la Perestroijka e si stanno aprendo all'Occidente. E scoprono quant'e' bello il capitalismo.
    Ok, e' uno spaccato d'epoca talmente maniche da essere degno di un sussidiario delle elementari. O di uno di quei romanzacci di spionaggio buoni giusto per le edicole.
    Inoltre qualcuno potrebbe obiettare che e' la storia raccontata dal punto di vista degli yankees, che parte dal principio che quel che fanno e' sempre cosa buona e giusta.
    Puo' darsi. Ma magari, oltre a farti divertire ti spinge a volerne sapere un po' di piu'. E magari era la volta buona che un pischello si informava e scopriva che la realta' era un filino piu' complessa.
    Certo, non penso cercassero chissa' quale analisi socio-politica. In fin dei conti l'obiettivo principale era far cassa.
    Ma funzionavano, pur nei loro modi schietti e grossolani.
    Un'ultima cosa: tra Braddock e le sue successive incarnazioni (perche' potrebbe essere benissimo lui anche qui) ci sono stati gli anni 80 nel massimo del loro splendore.
    Quindi botti, esplosioni e mezzi esagerati a manetta.
    La moto coi lanciarazzi e' entrata nel mito, cosi' come chi la guida.
    Un film epocale, davvero.
    E ottima recensione.
    Complimenti e...missione compiuta!!

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    1. Grazie capo, sapevo di poter contare sul tuo supporto ;-) Cheers

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  11. Ecco dove nascono i piccoli guerrafondai, giocando con i G.I.Joe e guardando film dove la moto di Chuck Norris spara razzi dal didietro! Dovrei davvero riguardare questa compilation di fuochi artificiali, la moto è rimasta saldamente nella mia memoria ma con la prima parte faccio cilecca. Proprio la parte più "impegnata", il che la dice lunga su di me.

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    1. Dove nascono oppure dove finiscono, perché qualcuno poi in questa roba finisce per crederci per davvero ;-) Cheers

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  12. Film che credo renda omaggio alla saga di "Airport", puntando però poi su toni più action che drammatici, e facendoci perdere alquanto di vista i passeggeri, che quindi sono stati usati nella prima ora più come zavorra. Ricordo bene la hostess Ingrid, una delle migliori nei film sui dirottamenti aerei, diciamo che se la gioca con Karen Black.
    La Delta Force del titolo fa più pasticci e rumore che altro, come hai scritto la seconda ora sembra più un lungo spot (malfatto) alle forze militari americane, che sbagliano e continuano a cercare di raggiungere l'obiettivo.

    Esiste un sequel di questo film, "Colombia Connection: il massacro", nulla di imperdibile.

    Una tematica simile, ma a mio parere sviluppata complessivamente meglio, la trovi in "Ransom" con Sean Connery.

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    1. Più che altro per motivare la seconda parte "interventista" dove finalmente la Delta Force smette di fare casini e combina qualcosa, ma solo dopo l'aiuto di Israele, perché "Delta Force" fa sembrare "Top Gun" una storia di tipi che giocano a beach volley ;-) Cheers

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  13. "... ma soprattutto dai libri, dai fumetti e dai film che abbiamo letto e visto." Non posso condividere e sottoscrivere queste tue parole. Sono cose che nel bene e nel male ci fanno crescere.


    Ammetto che non si tratta di un film che guarderei volentieri ma è un vero piacere leggere la tua recensione. Il pezzo con gli ostaggi ebrei è veramente ben fatto e riesce a rendere in poche inquadrature il messaggio che altri registi ci metterebbero due film per esporlo.

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    1. Ti ringrazio molto e ho scelto un film, passami il termine, controverso, perché sono le storie a trovare noi, grazie ancora! ;-) Cheers

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  14. Ma sai che avevo in mente tutt'altro film quando con Lucius mi avete citato questo? Per qualche oscura ragione. L'avevo scambiato per Missing in Action (1984)...

    Di questo film ricordo benissimo la moto coi razzi e la scena su cui ti sei soffermato della hostess tedesca...

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    1. Le due scene indimenticabili ;-) MIA è quello dedicato al Vietnam, anche lì la retorica colpisce più forte di Chuck però che film! Cheers

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  15. Buongiorno,
    rivisto ieri sera dopo tanti anni.
    Volevo solo precisare che il film prende spunto dal dirottamento di un volo Air France Tel Aviv-Atene-Parigi e che i terroristi furono presi a calci nel sedere dagli israeliani all'aeroporto di Entebbe (Uganda) https://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Entebbe

    Sandro

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    1. Anche io me lo sono rivisto, però devo contro precisare, la storia si ispira al dirottamento del volo
      TWA 847 da Atene a Roma del 14 giugno 1985. Cheers!

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