martedì 13 aprile 2021

Frankenstein (1931): Frankie goes to Hollywood

Da grande appassionato di Charles Schulz, finalmente ho l’occasione giusta per iniziare anche io come Snoopy in molte strisce a fumetti: era una notte buia e tempestosa...

Lo era per davvero quella notte di più di duecento anni fa. Barricati in una villa sul lago Léman per proteggersi da un maltempo degno di un racconto gotico, la giovanissima scrittrice Mary Shelley sorprese tutti, mettendo su carta una storia composta con parti di altre, un sogno che aveva avuto, ma anche la sua passione per le opere di Milton. I poeti lord Byron e il compagno di Mary, Pierce Bysshe Shelley, furono i primi a leggere un racconto che citava apertamente il mito di Prometeo distorcendolo. Perché è innegabile il fatto che il mito di Frankenstein abbia avuto una madre, che ha dovuto combattere per veder riconosciuta la sua maternità sull’opera, ma è anche vero che il nostro Frankie ha avuto anche due papà: il produttore Carl Laemmle Jr. e il regista James Whale.

Si capisce che la famiglia Laemmle ha investito qualche soldino nel progetto?

La Universal Picture all'inizio degli anni ’30 non navigava certo in buone acque, il proprietario Carl Laemmle cercava disperatamente di far tornare i conti, quanto proprio un conte portò un po’ di ossigeno alla casa di produzione. Il successo commerciale di Dracula ha impedito il tracollo finanziario, o per meglio dire lo aveva rimandato, nessuno credeva che la Universal avrebbe saputo centrare il bersaglio una seconda volta, nessuno tranne Carl Laemmle Jr.

Figlio di cotanto padre, il produttore era certo che i mostri erano quello che il pubblico desiderava e poi, squadra e formula che vince non si cambia no? Se adattare sul grande schermo uno spettacolo teatrale aveva reso il conte Dracula un mito, avrebbe funzionato anche con Frankenstein, infatti l’adattamento del 1927 scritto da Peggy Webling, diventò il canovaccio per il film di Robert Florey con protagonista Bela Lugosi. Confusi? Ora ci arriviamo, perché sono state anche le defezioni a fare la fortuna di questa pellicola.

“Ma non era volante questa bara?”, “Sta zitto e scava cretino!”

Robert Florey era stato scelto per le sue velleità artistiche che sono state anche quelle che gli hanno fatto perdere il lavoro, Bela Lugosi invece dopo la lunga e complicata sessione di trucco di prova, ha semplicemente fatto prevalere il suo orgoglio. Il suo conte Dracula è diventato iconico grazie al fascino, al carisma e ai modi nobili dell’attore Ungherese, che di scomparire sotto quintali di trucco finendo per esprimersi a rutti proprio non ne voleva sapere, le sue precise parole sono state: «Nel mio paese ero una stella, e non sarò certo uno spaventapasseri qui» e questo è anche l’origine della sua faida e del suo manifesto disprezzo per il sostituto, uno spilungone (1,80 in realtà, ma per allora non era poco) di nome Boris Karloff, potreste averne sentito parlare come di una delle più grandi leggende della storia del cinema.

Ma anche le leggende hanno cominciato da piccole, proprio come James Whale, promosso sul campo regista, dopo una gavetta alla Universal fu proprio Whale a scegliere Karloff, uno che aveva preso parte ad un’infinità di produzioni, ma attirò l’attenzione del regista quando i due si incontrarono ad una festa e Whale, appassionato d’arte e di disegni, trovò la forma della testa dell’attore davvero unica, anzi, per la precisione fu il compagno di James Whale, anche lui presente alla festa a sgomitare il regista.

Boris, la faccia di chi è sempre l'anima delle festa.

Si perché James Whale è stato uno dei primi omosessuali dichiarati di Hollywood, la sua coraggiosa scelta di rivelarsi lo ha emarginato come raccontato nel film “Demoni e dei” (1998), in cui era interpretato da Ian McKellen, ma la cultura di Whale, il suo incredibile occhio per la regia, le innovazioni portare alla regia (era campione olimpionico di “Dutch Tilt”, inquadratura “sghemba” tipica dell’espressionismo tedesco che grazie a Whale ha fatto scuola e proseliti), ma anche le decise modifiche alla storia originale di Mary Shelley, hanno contribuito all'iconografia del creatura di Frankenstein, che nell'immaginario comune è molto più ricordata con l’aspetto che aveva nel film di Whale, piuttosto che all'emaciato cadavere ambulante che descriveva la sua mamma Mary Shelley.

"Nutella, Coca e pizza" (cit.)

Ma la produzione di “Frankenstein” non è stata affatto tutta pesche e crema, anche se il protagonista e il regista si sono rivelati con il tempo i migliori possibili. La Universal era sull’orlo del tracollo, affidarsi completamente all’idea di uno scienziato pazzo come Carl Laemmle Jr. rappresentava l’unica via possibile, alla Universal non avevano un piano B, ma la trama era davvero troppo per il pubblico del 1931, perché bisogna essere onesti, Mary Shelley si sarà anche ispirata al mito di Prometeo, ma il suo dottore che nel romanzo si chiama Victor Frankenstein, ma nel film ha cambiato nome in Henry (l’attore Colin Clive) per venire incontro ai gusti del pubblico americano, di fatto va ben oltre Prometeo, che sognava di rubare il fuoco agli dei per donarlo altruisticamente agli uomini. No, il dottor Victor Henry Frankenstein vuole sconfiggere la morte e controllare il potere di ridare la vita, per diventare così lui stesso una divinità, Prometeo a confronto di quello che sarebbe diventato il prototipo di tutti i “Mad doctors” cinematografici e non solo, era un buon samaritano alla fine.

La frase dell’allucinato dottore «Now I know what it feels like to be God» ha subito tagli in fase di censure e ancora oggi, a distanza di novant'anni non è del tutto chiaro se e come, questa frase diventata il bersaglio del famigerato codice Hays per la morale e la censura nei film, sia arrivata fino a noi, ma se volete approfondire, vi consiglio caldamente l’indagine del Zinefilo sul film.

Il momento della frase sacrilega, tanto contestata e censurata.

Quanti horror avete sentito che sono stati pubblicizzati come film in grado di far svenire e provocare malori alle persone in sala? Tanti vero? Solo che “Frankenstein” è stato il primo a farlo per davvero, tra le voci del terrore in grado di provocare questa pellicola nel cuore del pubblico e i moralisti con in mano il codice Hays e i forconi, pronti a dare la caccia a questo mostruoso film, alla Universal se la stavano facendo leggerissimamente sotto, un disastro al botteghino avrebbe rappresentato la fine e convinto della qualità del lavoro fatto da James Whale, Carl Laemmle Jr. si gioca il tutto per tutto, rimettendo a sua volta mano alla creatura del dottor Whale, con ogni mezzo necessario.

“Vivo o beh morto, tu verrai al cinema con me!”

Per tentare di battere sul tempo voci di corridoio e censori, Carl Laemmle Jr. richiama l’attore Edward Van Sloan, che nel film interpreta il mentore di Henry Frankenstein ovvero il dott. Waldman, lo parcheggia davanti ad un sipario rosso (anche se nel film per ovvie ragioni sarà in bianco e nero) e gli chiede di recitare la seguente frase: «Il signor Carl Laemmle ritiene che non sia opportuno presentare questo film senza due parole di avvertimento. Stiamo per raccontarvi la storia di Frankenstein, un eminente scienziato che cercò di creare un uomo a sua immagine e somiglianza, senza temere il giudizio divino. È una delle storie più strane che siano mai state narrate, tratta dei due grandi misteri della Creazione: la vita e la morte. Penso che vi emozionerà, forse vi colpirà, potrebbe anche inorridirvi. Se pensate che non sia il caso di sottoporre ad una simile tensione i vostri nervi, allora sarà meglio che voi… beh, vi abbiamo avvertito». Questa mossa non è solo una gran trovata paracula a livello di avanspettacolo, ma è una delle cento trovate uscite da questo film e diventate parte della cultura popolare, se persino i Simpson sono arrivati ad omaggiare l’idea di Laemmle, vuol dire che il bersaglio è stato centrato.

Tutto ciò che so è che bramo il microfono dell'Eminem Show (cit.)

Tra le modifiche invece più drammatiche ed invasive a livello di trama, sicuramente il finale. Secondo il regista, Henry Frankenstein doveva essere punito per aver sfidato Dio e aver cercato di volare troppo vicino al sole, ma Carl Laemmle Jr. era sicuro che dopo aver scaricato addosso al pubblico quintali di orrore, tra cadaveri disseppelliti, cervelli rubati dai laboratori delle università, dottori folli che giocano a fare Dio, anche un finale deprimente e oscuro sarebbe stato un disastro, per l’umore del pubblico, per il successo del film e quindi per la Universal, quindi in sala di montaggio decide di usare il suo finale, quello dove Henry Frankenstein si ravvede e convola a giuste nozze con la fidanzata, perché l’unico modo per mettere in chiaro a tutti la sua redenzione, è una bella famiglia nel senso tradizionale del termine, un marito, una moglie e un figlio in arrivo. Uno nato, non assemblato in laboratorio.

Oh, I, oh I'm still alive / Hey, I, oh I'm still alive (cit.)

Anche per questo “Frankenstein” non è un film che rappresenta in pieno la visione di James Whale, per certi versi un film in cui il regista appare ancora piuttosto ingessato, costretto a muoversi nel limitato spazio di manovra lasciato libero dal tarantolato Laemmle, impegnato a garantire un futuro al film e alla sua compagnia. Per la visione completa di Whale, si sarebbe dovuto attendere il 1935 e il geniale “La moglie di Frankenstein”, uno di quei casi di seguito superiore al predecessore, in cui l’impronta e anche lo smaccato umorismo (nero) di Whale emerge di prepotenza, perché di fatto si tratta della storia di due dottori (uomini) dal rapporto piuttosto ambiguo, che tentano di eliminare dall'equazione le donne per mettere al mondo una moglie per la creatura, ma di questo parleremo magari in futuro, perché in ogni caso “Frankenstein” è un film incredibile, non sarà il migliore di Whale ma sicuramente resta uno dei miei “mostri” della Universal preferiti e soprattutto un Classido!

La storia la conoscete tutti perché l’avete vista in tutte le salse, anche se molto probabilmente qualcuno di voi potrebbe non aver mai visto questo film, considerato che come ha raccontato Lucius alla perfezione, la distribuzione nostrana del film è un vero mistero. Quello che resta è iconografia allo stato puro, James Whale ha introdotto delle modifiche alla storia di Shelley - qui accreditata nei titoli di testa del film, con il nome del marito, perché la battaglia per la maternità della storia, è stata degna di film e romanzi - che di fatto sono diventate canoniche, almeno nella cultura popolare.

I fulmini utilizzati per riportare in vita il corpo assemblato con parti di cadaveri, sono una soluzione estremamente visiva (quindi cinematografica) scelta da Whale per sopperire alla spiegazione piuttosto aulica utilizzata da Mary Shelley nel romanzo, ma lo stesso aspetto della creatura (personaggio accreditato con un “?” nei titoli di testa, per leggere il nome di Boris Karloff bisognerà attendere fino ai titoli di coda) è frutto di un bozzetto disegnato dal regista, studiato per accentuare la caratteristica forma del cranio di Karloff, che ha dovuto recitare con un costume di scena con le maniche ridicolmente corte, per dare l’impressione al pubblico di braccia incredibilmente lunghe, da indossare in coppia con delle scarpe in stile ferri da stiro, assurdamente grandi e pesanti tanto da causare problemi alla schiena a Karloff (storia vera).

Non è un problema di prospettiva, quei piedi restano fuori scala.

Esattamente come il conte Dracula di Lugosi, voi chiedete ad una bambina ad un bambino di disegnare il mostro di Frankenstein, state pur certi che il risultato avrà le spalle, i piedi e la testa quadrata, ma soprattutto due bulloni piantati ai lati del collo, insomma le ore passate in sala trucco da Boris Karloff sono uscite da questo film per diventare parte della cultura popolare, tanto che l’immagine della creatura, ancora oggi è proprietà intellettuale della Universal, per ogni rappresentazione del mostro nei fumetti, al cinema, sulla maschere di Halloween o sui cestini porta merenda (il vero metro di paragone della popolarità di un personaggio dell’immaginario negli Stati Uniti), bisogna pagare un soldino (o meglio, più d’uno) alla Universal. Ora capite perché Carl Laemmle Jr. non ha guardato in faccia nessuno no?

Il lavoro di James Whale è incredibile, la sua passione per l’arte e l’espressionismo tedesco si vede in ogni scena del film, le inquadrature sghembe sulla torre dove il dottore si barrica insieme a gobbo Fritz (Dwight Frye), oltre ad essere davvero artistiche, hanno influenzato quintali di pellicole e registi, metà delle scenografie contorte che ancora oggi vedete nei film di Tim Burton, sono l’onda lunga del lavoro incredibile di James Whale.

Espressionismo, ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare i film con i mostri.

Lo stesso Boris Karloff recita per la storia, la sua creatura risulta troppo pura per un mondo crudele come il nostro, il cervello “ABnormal” che si ritrova dentro il cranio, è solo una delle tante influenze di Carl Laemmle Jr. nella storia, in realtà nel romanzo il comportamento della creatura è frutto dei maltrattamenti subiti, come vediamo in parte anche qui, per via delle frustate di Fritz. Ma la prova di Karloff è magistrale, tutti quelli che predicano sulla famigerata “espressività” degli attori, come unico e solo metro di paragone per il talento, dovrebbero vedere e rivedere a ripetizione il modo in cui Karloff recita solamente con grugniti e linguaggio del corpo.

La famigerata scena della bambina, che tanto sconvolse il pubblico (e anche questa, soggetta a tagli) di fatto è la versione locale di un bambino che impara concetti chiave come cosa può galleggiare sull'acqua e cosa (e chi) no, ma più in generale, è un bambino che affronta per la prima volta il concetto di vita e morte, solo che quel bambino è un gigante con la testa piatta e i bulloni nel collo, costruito con parti di corpi morti riesumati. Vabbé non formalizziamoci troppo ora!

“Vuoi giocare con meeeeeeeeeeeeeeeeeee!”

Il problema di “Frankenstein”? Di fatto un non problema anche se piuttosto grave, questo è il classico film che tutti ricordano (o pensano di ricordare) per via della sua geniale parodia, “Frankenstein Junior” (1974). Guardare Fritz alle prese con un cervello rubato, fa per forza pensare all’Igor di Marty Feldman, ma le chiacchiere stanno a zero, la maggior parte del pubblico che venera (giustamente) il film di Mel Brooks non sa nemmeno di quello di cui sta ridendo, è un po’ come andare pazzi per Balle Spaziali senza aver mai visto Guerre Stellari, si può fare (occhiolino-occhiolino) ma è come godersi l’esperienza a metà. Il genio di Mel Brooks sta nel lavoro post-moderno di rielaborazione (ad uso ridere) di tutta l’iconografia della saga di Frankenstein, anche dei film, non diretti da Whale, il problema è che molta parte di pubblico “Frankenstein”, quello vero (non Junior) non lo ha mai visto, al massimo hanno assimilato la storia attraverso i suoi infiniti adattamenti, sparsi nella cultura popolare.

So a cosa state pensando, smettete di farlo.

Si perché “Frankenstein” è una storia sacrilega quasi, in cui gli umani non ci fanno di certo una gran figura, tra “Mad doctors” che vogliono sostituirsi a Dio e villici pronti ad impugnare torce e forconi per scacciare via il diverso (più le cose cambiano, più restano le stesse…), alla fine è impossibile non patteggiare per il mostro, più umano degli umani.

Il film poi ha avuto un peso specifico equivalente a quello chimico dell’oro, i registi che si sono abbeverati alla fonte di James Whale nemmeno si contano più, dal già citato Tim Burton a Sam Raimi, da Kenneth Branagh (con il suo adattamento tanto giusto da essere sbagliato), fino a Rob Zombie che ha due cani uno di nome Frank e l’altro Einstein (storia vera), per arrivare fino a Fred Dekker e Shane Black oppure a Stuart Gordon, uno dei più preparati studenti del cinema di Whale, un film universal(e) sotto tutti i punti di vista.

Insomma, siamo qui per celebrare i novant'anni di un vero classico, una pietra miliare che tra novant'anni, sarà ancora tale, il cinema è fatto da donne e uomini, ma la storia del cinema può essere fatta anche da mostri. Auguri Frankie!

38 commenti:

  1. Verissimo il confronto con il film di Mel Brooks,anche se comunque il piu ignorato di tutti i Frankenstein e proprio il libro della Shelley,tanto che le persone se gli chiedi di raccontarti Frankenstein finiranno 9 volte su 10 ha raccontarti la versione cinematografica,magari senza neanche averlo visto tanto e diventato iconico,piu del libro dove la creatura era molto intelligente e soprattutto parlava tranquillamente,su quel versante direi che il film di Branagh era stato quello piu fedele al racconto cartaceo,anche se ovviamente anche quello aveva delle modifiche!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La versione di Branagh era talmente giusta da risultare sbagliata lo stesso, il maltrattamento di Shelley è uno dei più grandi crimini letterari della storia, forse solo oggi qualcosa comincia davvero a venirle riconosciuto, anche se hai detto bene, la sua creatura per il grande pubblico avrà sempre la testa piatta e i bulloni nel collo. Cheers!

      Elimina
  2. Certo e che negli anni 90,ci fu un'ondata di riadattamenti dei classici dell'horror mica da poco,iniziato col "Dracula" artisticamente appagante di Coppola,proseguito poi con il "Frankenstein" di Branagh che era opulento, elegante ma anche incredibilmente sudicio,il marciume che potevi quasi sentire con il naso era incredibile in quel lavoro super teatrale in puro stile Branagh,come non dimenticare poi il bellissimo flop di Stephen Frears "Mary Reilly",che era una fantastica rielaborazione del dottor Jeckyll e mr Hyde che io personalmente adoro,John Malkovich e Julia Roberts forse entrambi al top qualitativo della loro carriera,ed ovviamente poi il cavaliere senza testa di un Tim Burton parecchio in forma,meno riuscito invece il "Wolf" di Mike Nichols,anche se devo dire che aveva un cast da non crederci,extra lusso anche per gli standard attuali!Gli anni 2000 sono invece stati piuttosto impietosi con i classici dell'horror,per cui nell'attesa di sperare in una nuova ondata di classici racconti gotici al cinema fatti come si deve,un ripasso ai classici universal fa sempre bene! Concludo facendo i miei migliori auguri al classicissimo di James Whale!.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. “Mary Reilly” resta uno dei pochi film con Julia Roberts che riesco a vedere persino io che non la reggo. Inoltre negli anni ’90 abbiamo rischiato seriamente il remake di il mostro della laguna nera firmato da Carpenter. Cheers!

      Elimina
  3. Tanti cineasti si sono ispirati a James Whale,che a sua volta si ispirava ad altri prima di lui! Ecco,quando i presunti cultori del cinema per fare bella figura parlano di come il cinema attuale sia diventato derivativo,vorrei far loro notare che solamente il cinema muto era realmente non derivativo,come diceva Fritz Lang, loro all'epoca non avevano modelli a cui ispirarsi,il cinema lo stavano inventando ai loro tempi.E naturale che poi tutti i film successivi si siano ispirati in qualche modo ai loro predecessori,basterebbe menzionare "Alien" e "Blade Runner" considerati dei classicissimi ma che anche loro emanavano echi del cinema passato! Un film totalmente al 100% originale è estremamente raro,e sinceramente non lo pretendo nemmeno,non è tanto la trama in sè,la vera differenza resta l'approccio differente in base al regista ,che può darti grandi emozioni anche rielaborando in un altro modo il medesimo racconto! Per cui i presunti cultori cinefili che menzionavo prima, in realtà sono come quelle persone che ridono per una barzelletta che non hanno capito per non poter far parte di un gruppo di tontoloni che dopo aver visto un paio di classici sono convinti di aver visto tutto quello che serviva per conoscere il cinema! A me piacerebbe vedere nuove rielaborazioni al cinema di classici come Frankenstein,è il bello dei racconti universali entrati nell'immaginario collettivo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Molti di quelli che idolatrano "Alien" e "Blade Runner" non sanno spesso nemmeno il perché, basta dire che nemmeno tante volte sanno chi sia Walter Hill (storia vera, purtroppo). Frankenstein tornerà sempre perché è un archetipo, ultimamente mi è piaciuto abbastanza Depraved Cheers!

      Elimina
    2. Grande Larry Fessenden,troppo poco menzionato,ma assolutamente da riscoprire,il mio preferito resta "The Last Winter","Beneath" invece mi fa incazzare perche nonostante sia ganzissimo,c'e e non c'e in Italia,doppiato ma non distribuito su supporto fisico,una presa per il culo dai distributori! Su Blade Runner mi ricordo un genio che mi disse che il film era un soggetto creato da Scott,io gli dissi che era un adattamento di Dick,e lui mi chiese chi era,puoi immaginare l'espressione sul mio volto in quella occasione(��)!.

      Elimina
    3. Quando ho inaugurato il volo di questa Bara, Larry Fessenden è stato uno dei primi a cui ho dedicato dei post (storia vera). Sto aspettando "Jakob's Wife" dove recita insieme a Barbara Crampton, lo vedrai spuntare il prima possibile su questa Bara di sicuro ;-) Cheers

      Elimina
  4. Colpevole: non l'ho mai visto! Conosco la maggior parte delle versioni cinematografiche (compresa ovviamente quella di Mel Brooks), ho apprezzato anche quella di Penny Dreadful, ho letto il romanzo... Ma mai visto questo film! Il che non mi impedisce di amare il tuo post, come sempre :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non così tanto, visto che in Italia questo film quasi non è mai uscito. Qualche sera fa lo hanno passato a tarda notte ma è stato un evento più unico che raro. Cercarlo ti piacerà tantissimo per il resto grazie di cuore, quello che mi hanno cucito nel petto preso da chissà quale cimitero ;-) Cheers

      Elimina
    2. Mi associo a quanto detto da Cassidy, Madame: il film è praticamente semi-inedito nella TV italiana e bisogna impegnarsi per trovarlo in home video. Al contrario i suoi infiniti cloni sono ovunque e in ogni momento, quindi hanno in pratica sepolto l'originale. Il che è un gran peccato, visto che è parecchio al di sopra dei suoi "figli" ;-)

      Elimina
    3. Tutto questi film poi sono introvabili, su qualunque piattaforma streaming trovi di (quasi) di tutto ma non i classici come quelli della Universal, che sono senza tempo e avranno sempre pubblico, proprio perché prima o poi tutti vorrebbero vederli o rivederli. Cheers

      Elimina
  5. Ad avercene di produttori come Mel Brooks,che quando non dirigeva le sue commedie produceva film leggeri leggeri come "La Mosca"!.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "La Mosca" ma anche "The Elephant man" nello stesso anno zio Mel ha tenuto sotto la sua la protettiva due David ;-) Cheers

      Elimina
  6. Ricordo che in passato nella mia mente mi ero immaginato una adattamento dove Victor Frankenstein era interpretato da quel pazzo di Mel Gibson mentre la creatura dall'ancor più pazzo Mickey Rourke!.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. [Inserire qui shut up and take my money Gif] ;-) Cheers

      Elimina
  7. Un capolavoro!

    Come tutti, ho visto abbastanza presto Frankenstein Jr. per cui mi ero "spoilerato" gran parte del film, ma quando qualche halloween fa mi sono maratonato i 3 film originali con Boris Karloff, mi hanno colpito lo stesso.

    Ricordo anche di aver visto eoni fa (su Studio Universal, ai tempi di Stream... davvero un secolo fa!) un documentario sui Mostri della Universal in cui si raccontavano tanti aneddoti su questi film: partivano da l'Uomo che ride e finivano alle commedie con Gianni e Pinotto. Tutta roba ormai perduta in chissà quale magazzino segretissimo della Universal, forse accanto all'Arca dell'Alleanza...

    C'erano interventi anche della ragazza (all'epoca ormai anziana!) che apre Dracula (quella che legge un libro in diverse lingue, in modo da non dover rigirare la parte) e anche della figlia di Karloff, che mostrava delle foto e video di scena de "Il figlio di Frankenstein" (IMHO tra i tre è quello più visionario, non a caso è quello da cui Mel Brooks ha attinto in maggior parte!), il primo che doveva essere girato a colori se non fosse che per un piccolo contrattempo (una certa "Seconda Guerra Mondiale", forse ne hai sentito parlare...) tagliarono il budget e girarono in bianco e nero.

    Comunque, tornando a questo film, ricordo un'intervista ad uno spettatore dell'epoca che faceva notare una cosa che col tempo si è persa: quando entra in scena Frankenstein, viene "annunciato" da passi profondi che oggi, abituati al sonoro, nemmeno ci facciamo più caso, ma all'epoca, quando ancora il sonoro era una novità, incuteva un grosso sentimento di paura!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se “Dracula” (1931) si è scontrato con lo scoglio del sonoro, il nostro Frankie lo ha utilizzato subito come ora, sia per i dialoghi che per il sonoro, hai detto bene ora lo diamo per scontato, ma gli spettatori di questo film si sono trovati davanti per la prima volta a persone che moriva, di certo non in silenzio.

      Ora abbiamo Internet che ci fornisce moltissime informazioni, ma i vecchi archivi, le interviste e tutto il resto, chissà che fine hanno fatto, quelle ancora contengono oro puro. Cheers!

      Elimina
  8. Bel post. "Sta zitto e scava, cretino!... Potrebbe andar peggio. Potrebbe piovere!"
    Sì lo so, non dovevo scriverlo, ma...
    Poi Karloff ha dimostrato mille volte di non essere solo uno spilungone ipertruccato. Per esempio fu un ottimo vampiro (assolutamente non nobile) ne "I Wurdalak" di Mario Bava.
    Ah, trovarsi una sera al Monster Club con lui, Price e Peter Lorre per una pinta di quello buono...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un club con poche leggende, ma di quelle che contano per davvero, per il resto grazie mille ;-) Cheers!

      Elimina
  9. Un film mitologico che, come tutti i grandi classici Universal, è pressoché inedito in Italia: non so se il motivo sia magari l'eccessivo costo, ma sta di fatto che nel nostro Paese solo i cloni, i seguiti e le parodie sono state replicate all'infinito e si trovano ovunque, i mostri "classici" originali bisogna impegnarsi parecchio per trovarli.
    Ti ringrazio per il link al mio pezzo e mi piace pensare, peccando di superbia, che quella mia "indagine" sia stata letta da qualcuno in alto: la replica del Frankenstein dell'altra notte ha presentato - PER LA PRIMA VOLTA IN 90 ANNI - la frase censurata del dottore pronunciata in lingua italiana, doppiata appositamente da Mediaset! Scherzando, mi piace pensare che aver segnalato quel problema abbia smosso le acque :-P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non rischi di passare per il dottor Frankenstein di turno, secondo me ti hanno letto, pensa che avevo in programma di scrivere questo post pochi giorni prima di quella trasmissione notturna, quindi era nell'aria, ma io sono sicuro che qualcuno sia capitato sul Zinefilo o al massimo sullo stesso tuo post di Doppiaggi Italioti. Cheers!

      Elimina
  10. Io possiedo la cassetta VHS del film ed anche dei vari seguiti fino a "Il Fantasma di Frankenstein" e adesso ho preso in DVd gli ultimi della saga, compreso il finale con Gianni e Pinotto. Come sai in seguito Lugosi dovette ripensare alla sua scelta, arrivato ad una fase critica della sua carriera dovette rivestire i panni prima del gobbo Ygor e poi del Mostro stesso. Tornando al "Frankenstein" del 1931 come sai la lavorazione fu travagliata a causa dei problemi di dipendenza di Colin Clyve. Fu solo grazie alla tolleranza di Whale che si comportò sempre in maniera più che rispettosa con l'attore se il film potè essere completato. In quanto alla scena della bambina...il povero Karloff che nella vita era la persona più timida del mondo, si sentì molto a disagio nel girarla e dovette provarla due volte. Ancora una volta fu Whale a salvare la situazione offrendo alla bambina (che come tutti in America in quell'epoca faceva la fame) due dozzine di uova sode se si fosse prestata a rigirare la scena.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Scusa, Nick, sapresti dirmi con precisione che VHS hai di "Frankenstein"? Le sue edizioni italiane in videocassetta sono pochissime e non si sa niente di preciso: potresti darmi qualche info? Parlo del film del 1931, non dei suoi successori che sono ampiamente distribuiti mille volte di più.

      Elimina
    2. James Whale sul set ha camminato sulle uova. E non è tanto per dire ;-) Cheers

      Elimina
    3. @ Lucius Etruscus
      Ho l'edizione "Cineteca I grandi Maestri del Cinema" quella con la cover azzurra. Della Bramante- Pantmedia. Della stessa collezione ho anche "La Mummia" sempre con Karloff. Li comprai verso la fine degli anni '90s in un negozio di Napoli. Non dovrebbe essere una delle migliori o di quelle più rare, se ti servono altre info ti scrivo in prvt.

      Elimina
  11. @ Lucius Etruscus
    Ho l'edizione "Cineteca I grandi Maestri del Cinema" quella con la cover azzurra. Della Bramante- Pantmedia. Della stessa collezione ho anche "La Mummia" sempre con Karloff. Li comprai verso la fine degli anni '90s in un negozio di Napoli. Non dovrebbe essere una delle migliori o di quelle più rare, se ti servono altre info ti scrivo in prvt.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tutte le VHS di Frankenstein sono rare, semplicemente sono pochissime in lingua italiana. Hai una gran bella chicca, di quella collana ho "Dracula" con il primo doppiaggio RAI e ti invidio quegli altri due mostri Universal. Mi sa che alla prossima occasione su eBay me li faccio :-P

      Elimina
  12. Eh. Gia' a quei tempi la sapevano lunga, i marpioni.
    Con un sol colpo tranquillizzarono e rabbonirono sia la censura che i benpensanti, e si garantirono gli incassi.
    E forse il vero (e non dichiarato) scopo era soprattutto quello.
    Perche' il trucchetto funziona sempre, specie con un certo genere.
    La promessa di orrori indicibili, al grido di "Lo guardate a vostro rischio!" oppure "Non guardatelo assolutamente!", consci che otterranno il risultato contrario. Per la fortuna dei loro portafogli.
    E stando alle cronache, ne avevano un gran bisogno.
    Penso valga lo stesso discorso per il Dracula di Browning. Anche se la' fu un lavoro parecchio svogliato, mentre qui l'entusiasmo era alle stelle.
    E si vede, eccome.
    Tra le altre cose, Karloff rimase praticamente coperto fino alla proiezione del film.
    Volevano dare al pubblico qualcosa di mai visto prima...e mantennero in pieno la promessa.
    Primo passo per il meritato successo, questo.
    L'altro fu quello di introdurre delle soluzioni pensate unicamente per il grande schermo.
    Quindi, pur partendo dal medesimo terreno (il bozzetto teatrale) il risultato fu notevolmente differente.
    Sia come ritmo, che come resa visiva.
    Come i fulmini, certo. Ma soprattutto il look di Karloff. Con le suture, i piedoni e i bulloni ai lati del collo.
    Probabilmente il mostro (che spesso viene nominato Frankenstein, non dimentichiamolo. Ma lui e' la creatura, Frankenstein e' il suo creatore!) e il professore di questo film si sono a tal punto marchiati a fuoco nell'immaginario collettivo da diventarne le rappresentazioni ufficiali.
    Piu' di quelle dello stesso romanzo, con cui caratterialmente non hanno molto a spartire.
    Il dottore nel romanzo aveva tutto sommato scopi nobili. In primi di realizzare uno dei sogni che l'uomo coltiva sin dai suoi albori: sconfiggere la morte. Che in un mondo dove si vive distruggendo, sarebbe il miracolo piu' grande che si possa desiderare.
    Mentre il mostro era una creatura tragica. Che voleva solo vivere in mezzo a quelli che una volta considerava i suoi simili. E che ritiene ancora tali. Ma di fronte alle reazioni violente e disgustate delle persone, diventa il mostro che loro vogliono.
    Qui invece e' una creatura semi-demente, che non si rende conto della sua forza e che a momenti non distingue una creatura viva da una inanimati. Mentre Frankenstein incarna proprio la scienza deviata e degenerata nella sua forma piu' pura.
    Folle, mitomane, egocentrico ed esaltato. Che si mette in testa di eguagliare l'entità' che ha dato vita a tutte le cose.
    Vero antesignano di tutti gli scienziati pazzoidi che hanno popolato il cinema.
    Anche se alla fine se la cava con una pena lieve, tutto sommato.
    Me lo ricordo ben poco, paragonato ai rifacimenti successivi.
    Come quello immancabile della Hammer, con Peter Cushing. Il mio preferito in assoluto.
    Era "La maschera di Frankenstein", se non erro.
    Allora il cervello "anormale" c'era pure qui!!
    Ecco, questo lo avevo rimosso.
    Come sempre, pur con le migliori intenzioni del mondo le parodie finiscono per fare un pessimo servizio all'originale. Anche se "Frankenstein Junior" ne e' una presa in giro davvero sontuosa e mirabile, un capolavoro.
    Capostipite, comunque. Proprio come il celeberrimo e suo esimio collega della Transilvania.
    Ottimo pezzo, Cass.
    Complimenti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non definirei Browning svogliato, inoltre è diventato un trucchetto nel corso dei decenni, nel 1931 era la novità che tutti hanno seguito. Per il resto ti ringrazio capo ;-) Cheers

      Elimina
  13. ah, Cass, sapevi che se il basket è una religione in Lituania dobbiamo ringraziare proprio questo Frankenstein? Sentiti un po' Buffa :D

    https://www.youtube.com/watch?v=6cB7cHSBtec

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo sapevo ma le cosette da dire erano tante, quindi è rimasto fuori, quindi ti devo una birra per averlo comunque portato nel post ;-) Cheers

      Elimina
  14. I mostri, senza scendere in campo antropologico, sono una calamita potente per il pubblico. Da una parte generano repulsione, dall'altra attirano la curiosità e la voglia di scoprire / capirne la genesi. Forse perché sotto sotto siamo tutti un pò mostri anche noi, solo che abbiamo spesso paura di scoprire come siamo realmente e cosa saremmo capaci di fare... Dopo questo coacervo di banalità, ma serviva come preambolo al mio intervento, penso a mia nonna Cherubina, che aveva vissuto gli orrori della guerra e aveva visto tanti mostri e proprio per questo motivo preferiva di gran lunga i mostri cinematografici rispetto a quelli in carne e ossa. Con lei mi sono visto molti film classici e devo ammettere che non ho mai avuto particolarmente paura di queste creature, anzi mi facevano spesso tenerezza, come il buon Frankie, uno dei miei preferiti, insieme a Swampi. Comunque come sempre complimenti per il bel pezzo che mette luce su alcuni aspetti che non erano da me conosciuti. 👋

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio molto è aggiungo solo che tanti classici della Universal, li ho visti in TV, mentre ero a casa della mia nonna materna (storia vera). Questa Bara attira materiale umano con trascorsi simili ;-) Cheers

      Elimina
  15. Due anni fa ho comprato per un amico tutti film degli anni 30 in DVD (c'era pure il bluray) dei classici: Dracula, Frankie, uomo lupo, ecc. Non dovrebbero essere difficili da trovare. Io li presi da Amazon o ibs mi pare

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per fortuna sono stati stampati, perché in tv molti sono film che qui da noi non sono mai stati trasmessi per davvero. Cheers!

      Elimina
  16. Un super classico, anche se con le dovute differenze rispetto al romanzo (alcune molto interessanti come l'uso dell'energia elettrica per dare vita la mostro o l'idea di un essere mostro più mancanza di conoscenza che per vero intento), che oggi ha riscritto la storia del cinema.

    I mostri tratti dal folklore europeo hanno un sacco di elementi da cui imparare, tanto che spesso dietro le pieghe mostruose della loro anima si nasconde un monito o una riflessione per l'umanità.

    Il fatto che l'Universal avesse i diritti esclusivi sulla faccia e mani del mostro l'ho scoperto solo di recente, ma è stata una mossa veramente geniale.

    Comunque sono film che hanno segnato un epoca e andrebbero studiati e apprezzati di più.

    P.S. Che poi in quelle stesse ore nella stessa villa affacciata sul lago di Ginevra, mentre la Shelley scriveva Frankestein, Polidori scriveva "il vampiro". La "rivalità" dei due mostri era presente fin dalla nascita.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono idealmente nati insieme, arrivati al cinema in contemporanea, insomma vite parallele. Analisi perfetta, del resto la Universal si è giocata tutto con Frankie ;-) Cheers

      Elimina