giovedì 1 aprile 2021

Deadwood (2004-2006): c’era una volta l’HBO


Da questa pandemia globale bisogna prendersi qualche piccolo vantaggio, ad esempio io sto sfruttando il tempo per recuperare a dovere un po’ di serie tv che aveva nel mirino della mia colt da molto tempo, come “Deadwood” ad esempio.

Lo stile HBO è da sempre quello che prediligo per le serie televisive, intendo lo stile HBO vecchia maniera, non quello di Giocotrono che ha ereditato da una gloriosa tradizione solo qualche scena di nudo infilata furbescamente tra un drago e l’altro. Mi riferisco allo stile adulto, capace di trattare temi tosti con personaggi sfaccettati, controversi e sempre pronti a parlare con gran dialoghi pieni di parolacce (perché nel mondo reale, le persone parlano proprio così), “Deadwood” è figlia di quello stile, una serie western resa grande dal contributo di un consulente di tutto rispetto.

Come abbiamo visto nella sua rubrica dedicata, Walter Hill ha diretto il pilota della serie, un mini film non autoconclusivo ma in grado di introdurre tutti i personaggi principali, un esordio di stagione (e serie) talmente bello da avere la capacità di convincere tutti a restare, anche in un postaccio come la città di Deadwood.

David Milch tira la carretta, creatore della serie e tutto fare.

“Deadwood” è stata creata da David Milch, che al pari di Walter Hill è uno di quelli che non ha mai davvero raccolto i frutti dei suoi veri meriti, il percorso che ha portato le serie tv ad essere non dico equiparate, ma almeno trattate con lo stesso rispetto riservato al cinema, lo dobbiamo anche al suo lavoro su “NYPD - New York Police Department”, un telefilm (come li chiamavamo allora), che ha contribuito silenziosamente a questa riabilitazione. Ma “Deadwood” è stata senza ombra di dubbio il suo capolavoro, andata in onda tra il 2004 e il 2006 su HBO e replicata a ripetizione anche qui da noi in uno strambo Paese a forma di scarpa, questa serie è una di quelle che non viene citata mai abbastanza spesso quando si parla di gradi produzioni per il piccolo schermo.

La storia comincia nel 1876, due settimane dopo la battaglia del Little Bighorn e la sconfitta del Generale Custer, in un momento di caos per un Paese nato nel sangue, la cittadina di Deadwood sembra incarnare alla perfezione quell'anarchia. Di fatto non si tratta nemmeno di una città visto che non è ancora stata riconosciuta dallo stato del South Dakota, più che altro sono alcune baracche costruite attorno ad un saloon, un postaccio popolato di fuorilegge, prostitute, criminali e disperati in cerca di fortuna nelle vicine miniere, l’unica legge a Deadwood è quella del più forte e il più forte a Deadwood è Al Swearengen (Ian McShane che recita per la storia), uno dei pionieri fondatori della città, proprietario dell’unico saloon e più in generale, re senza corona di Deadwood.

"Bello essere Re" (cit.)

Nel tentativo di cominciare una nuova vita, in città arrivano Seth Bullock (Timothy Olyphant), ex-sceriffo che vuole aprire un'attività commerciale insieme al suo compare Sol Star (John Hawkes), ma entrambi finiranno per imbattersi nel più popolare tra le personalità di Deadwood, un Wild Bill Hickok molto in là lungo il viale del tramonto interpretato da Keith Carradine e sempre affiancato dai suoi compari Calamity Jane (Robin Weigert) e Charlie Utter (Dayton Callie).

Una ragguardevole collezione di baffi.

A questa esplosiva compagnia aggiungete anche l’affascinante Alma Garret (Molly Parker), ricca newyorkese arrivata in città per assecondare il sogno di frontiera del marito. “Deadwood” trova il modo per tre stagioni di intrecciare le vite di questi personaggi, partendo da solide basi Western, per raccontare una storia più complessa, la nascita di una comunità, che sembra quasi un saggio sulla convivenza umana, con tutti i morti, i tradimenti, i cadaveri dati in pasto ai maiali e le parolacce che di norma nei libri di scuola non trovate, perché non mi risulta che la HBO sia impegnata anche in campo didattico.

“Deadwood” è una rugginosa meraviglia che vi inchioderà allo schermo, perché personaggi sfaccettati e incredibilmente riusciti, sono stati tutti affidati ad attori e attrici impeccabili per il singolo ruolo, Timothy Olyphant se fosse nato in un’altra epoca avrebbe cento film Western, nella sua filmografia di attore infatti ancora oggi, va in giro a cercare il Western in ogni ruolo che gli viene proposto.

Timoteo Olifante, l’uomo con il West nel sangue (e nel cappello)

La serie si avvale di caratteristi incredibili, una serie di facce brutte che per tre stagioni amerete oppure odierete, penso al Doc Cochran di un Brad Dourif intensissimo, oppure al viscido Cy Tolliver interpretato dal compianto Powers Boothe, fino ad arrivare al Silas Adams di Titus Welliver oppure ad una faccia da Western incredibile come quella di Gerald McRaney, qui impegnato ad interpretare un bieco uomo d’affari pronto a tutto e perfetto nell'incarnare il mondo moderno, opposto a quello del selvaggio West, ma di sicuro non meno violento.

Il compianto Powers Boothe, si gode i vantaggi di essere uno degli attori feticcio di Walter Hill.
 
A colpire di “Deadwood” oltre allo stile brutto, sporco e cattivo che mi piace tanto, e ad un certo numero di bellezze poco vestite garantite dal bordello gestito da Swearengen (come la splendida e tormentata Trixie interpretata da Paula Malcomson, un personaggio al centro di parecchie sotto trame), quello che resta impresso di una serie come “Deadwood” sono i dialoghi: tanti, cesellati a dovere e variegati, ogni personaggio ha il suo preciso vocabolario e gli scontri prima di diventare fisici, sono a lungo verbali. Non vorrei esagerare descrivendo i dialoghi come shakespeariani (anche se non credo che il bardo utilizzasse così tante parolacce) ma per varietà e stratificazione, questa serie non ha nulla da invidiare davvero a nessuno, al massimo possiamo dire che ha fatto scuola.

Se un dottore parla con la voce di Chucky, ti conviene ascoltare i suoi consigli medici.
 
Da questa serie sono uscite attrici come Sarah Paulson (la sua quasi eterea Miss Isringhausen buca lo schermo) e malgrado sia stata un salasso a livello economico per la HBO, i bellissimi set dove gli attori recitano questo dramma con speroni, colt e cappelli a tesa larga, sono stati furbescamente riciclati per girare la serie Westworld, quella sì un esempio di stile HBO utilizzato solo per infilare qualche chiappa a vista e poco altro.

La mitica Kim Dickens e se ve lo state chiedendo si, quella a sinistra è Skyler.
 
Se a volte le trame di “Deadwood” sembrano perdersi tra le praterie per poi ritornare in pista, i personaggi che sono tanti e tutti incredibilmente riusciti, vi faranno affezionare allo loro vicende, penso che la Calamity Jane di Robin Weigert potrebbe tranquillamente essere quella definitiva, non solo perché si avvicina più di tutte ai racconti sulla vera Calamity Jane, ma anche perché Robin Weigert la interrpeta in un modo dolente, sofferto, davvero un personaggio in eterna lotta tra il demone della bottiglia e la volontà di rigare dritto. Se dovessi scegliere dal nutrito mazzo di grandi personaggi quello in grado di scaldare più il cuore, la Calamity Jane di questa serie vincerebbe a mani basse.

Con tutto il rispetto per Ellen Barkin, Robin Weigert ha vinto tutto.
 
Anche se devo confessare una predilezione per il cinese, il compare con cui solo Al Swearengen riesce a comunicare e ad intrattenere (loschi) rapporti di affari, anche perché il vocabolario del personaggio è piuttosto limitato, due parole “San Francisco” e “Cocksucker” (nella versione doppiata “testedicazzo” pronunciata come una mono parola), i siparietti tra i due personaggi che comunicano a gesti e parolacce sono geniali, inoltre il personaggio è quello che mi ritrovo a citare più spesso quando sono sul lavoro, quindi l’ho eletto immediatamente a uno dei miei favoriti.

Non tutti gli eroi indossano un mantello, alcuni indossano solo un "COCKSUCKER!" nel cuore.
 
Ma se uno come John Hawkes è stato lanciato da questa serie, quello che ha avuto una seconda giovinezza artistica è stato sicuramente Ian McShane, perché Timoteo Olifante sarà anche il protagonista e quello più a suo agio sotto il cappello a tesa larga, ma la mia insana passione per i cattivi dell’immaginario, non poteva trovare in Al Swearengen un bastardo peggiore.
 
Deadwood è la sua città, lui la controlla con il pugno di ferro pur essendo ufficialmente solo il proprietario di un saloon, nessun entra o esce dalla città senza che lui lo sappia, in un luogo senza legge pieno di criminali, il più cattivo e determinato di tutti è il personaggio di McShane, che si è giustamente portato a casa svariati premi e che ha rilanciato alla grande la sua carriera.

Al Swearengen si sarebbe preso il trono di spade in mezza puntata (e Daenerys... MUTA!)
 
Insomma se anche fate parte di quella porzione di pubblico che storce il naso davanti ad un Western, “Deadwood” ha una qualità generale tale da poter accontentare tutti, ma proprio come nella serie, le forze in gioco e gli interessi personali hanno guidato gli eventi. Si perché davanti agli esorbitanti costi per singolo episodio, la HBO ha proposto a David Milch una quarta stagione conclusiva più breve, composta dalla metà degli episodi e due film per concludere la storia. Milch testardo come Swearengen ha rifiutato per proteggere l’integrità della sua creatura e la HBO ha semplicemente chiuso il sipario su “Deadwood”.
 
Solo dopo anni di richieste, mediazioni e qualche calcolo fatto dalla HBO (che guadagnava poco o nulla dai cofanetti in DVD della serie e i diritti via cavo), le parti in gioco sono arrivate ad una mediazione, un film per concludere tutta la storia.

Locandine cazzute ne abbiamo?
 
“Deadwood - il film” è uscito nel 2019 e ve lo dico subito, se vi capiterà di vederlo subito dopo la serie tv come ho fatto io, la vostra prima reazione sarà: «Ammazza come sono invecchiati tutti!» (storia vera). Eppure il tempo trascorso e l’ovvio salto in avanti della storia, non fa altro che aumentare il senso di malinconia per il finale, della serie e dell’epoca della frontiera, perché nel film l’avamposto scapestrato di Deadwood ha ormai compiuto il suo processo diventato ufficialmente una città, bisogna solo chiudere alcuni vecchi (dis)accordi, come si faceva alla vecchia maniera, ovvero nel sangue.
 
David Milch non è interessato a conquistarsi nuovo pubblico, il film non offre quasi nessuna spiegazione sugli eventi precedenti, quindi se non avete mai visto la serie è inutile proprio considerare il film, non può essere certo un’alternativa, di fatto è l’epilogo di una storia più lunga quindi sarebbe come iniziare a leggere un libro dall'ultimo capitolo. Tenendo conto del minutaggio disponibile il film procede più spedito rispetto alla serie e la condizione del personaggio di Al Swearengen, diventa quasi una conclusione poetica e malinconica.

Resa dei conti a Deadwood.
 
Impossibile non notare una riflessione amara sulla memoria, quasi una sotto trama che attraversa tutto il film, in questo senso Al Swearengen si conferma il cuore (nero) di Deadwood intesa come serie e come città. Un personaggio intrecciato con le vicende personali del suo creatore, David Milch ha infatti dichiarato di essere affetto dal morbo di Alzheimer, diagnosticatogli nel 2015 proprio mentre stava scrivendo la sceneggiatura, una nota malinconica che nel film emerge piuttosto chiaramente e che avevo imputato (con incauta leggerezza) solo alla fine anticipata della sua creatura.
 
Insomma “Deadwood” è imperdibile per gli amanti del cinema Western, ma anche per chi ama le serie tv di qualità, inoltre potrebbe insegnarvi un utilizzo delle parolacce innovativo e anche in questo senso, questa serie ha fatto scuola. Quindi potranno anche avercela portata via prima del tempo, ma una volta arrivati a Deadwood, non la si lascerà mai per davvero.

34 commenti:

  1. Interessante la curiosità del riciclo dei set per Westworld. Ogni tanto mi succede anche con vecchie serie tv british dove ritrovo certi pezzi di arredamento che facevano parte dei set di U.F.O. di Gerry & Sylvia Anderson. Non si butta via niente...

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    1. Vero, è ancora una pratica attualissima, nel pilota di "Firefly" i soldati indossano le armature prese da Starship Troopers (storia vera). Cheers!

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    2. Ah beh le divise del Pianeta Proibito sono tornate almeno in altri due film😀

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    3. Non si butta via niente ;-) Cheers

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    1. Bene, fammi sapere ma penso che ti piacerà ;-) Cheers

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  3. Ho sentito parlare e letto molto spesso di questa serie, ma purtroppo il mio scarsissimo interesse per l'ambientazione western non mi ha mai dato quell'input per vederla.

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    1. Mettila così, è totalmente calata nel genere certo, ma parla anche d'altro, da questo punto di vista è come i Soprano per il genere gangster. Cheers

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  4. Ne ho sempre sentito dire un grandissimo bene, e nonostante la mia congenita allergia alle serie dovro' decidermi ad affrontarla in duello, prima o poi.
    Se poi l'ha fatta l'ideatore di "New York Police Department" (che adoro. E anche li' in quanto a turpiloquio non scherzavano. Dennis "Sipowyckz" Franz mito assoluto!!) e' un'aggravante in piu' averla mancata fino ad ora.
    McShane me lo ricordo pure in quel gioiellino di "Jawbone", e anche li' faceva un figurone.

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    1. Jawbone lo abbiamo visto in dodici ma è bellissimo. Ecco immaginati quel McShane moltiplicato un milione ;-) Cheers

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    2. Scusate per L'OT ma se mi fate un riferimento al grande Dennis Franz mi parte d'obbligo la citazione: "mi tolga una curiosità, Capitano Lorenzo, cos'è che fa scattare prima il metal detector, il piombo che ha nel culo o la merda che ha nel cervello?". È superfluo, ne sono consapevole, che vi dica da quale film...

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    3. Anche se non è Natale, una citazione che ci sta sempre ;-) Cheers

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  5. Inutile stare a ripetere quanto io ami questa serie e quanto sia un fottuto capolavoro, almeno le prime due stagioni (la terza NON ESISTE!!!), già l'ho detto quando hai parlato del pilota di Hill. Dico solo che mi manca da morire avere dei personaggi così titanici con cui passare il tempo, fra un complotto, una pugnalata nella schiena e una camminata nel fango :-D

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    1. Ho pensato di non scriverne proprio perché avevo già trattato del pilota, poi ci sono caduto perché era un modo per lasciare la cittadine di Deadwood, anche se i personaggi me li porterà dietro a lungo. Pensa che anche il film con tutto il suo scricchiolare, è stato un dono, perché almeno sapevo di avere altro tempo in quel postaccio infernale che non si dimentica ;-) Cheers!

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  6. Lo sai Cassidy che mi fido "ciecamente" (ma con riserva di conferma) del tuo giudizio e trovo che Timoteo Olifante e Ian McShane valgano da soli la visione di questa serie ma ho un problema con quelle ad ambientazione western, poiché sono rimasto scottato da un paio (Hell on wheels, per citarne una) che erano partite benissimo e poi mi hanno provocato attacchi di noia, con conseguente abbandono prematuro, quindi non vorrei ripetere l'errore!! 😜

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    1. "Hell on wheels" mi manca, ecco dovrei provare a vedere quella, grazie per il pro memoria ;-) Cheers

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  7. attualmente solo su now tv, giusto?

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    1. Dovrebbe essere li oppure su Sky Atlantic. Cheers!

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    2. no party allora. aspetterò, tanto con tutti i tuoi post, avrò tempo per vederlo, chissà tra cent'anni

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    3. Per una vita l'hanno replicata sui canali RAI, quindi la vedrai spuntare su qualche piattaforma prima o poi, se hai pazienza a leggere tutte le mie caSSate potrai anche aspettare Deadwood ;-) Cheers

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    4. Io l'ho vista e rivista proprio sui canali RAI, ai tempi, quindi a Deadwood io sono già di casa... e visto che era un po' che non tornavo da quelle parti, con il film ho finalmente l'occasione per farlo ;-)

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    5. Merita un'occhiata, anche solo per chiudere il cerchio ;-) Cheers

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  8. Quindi è Deadwood che devo recuperare? O Justified?
    Ogni volta mi confondo, la presenza del giovine/non giovine Olyphant in entrambe non aiuta e finisce che le lascio lì ad aspettare.
    Però di Deadwood c'è il film, e allora è proprio questa, che anche se il western non è nel mio sangue non sei il primo a vendermela con facilità :)

    Prima ci sono Buffy e Battlestar G., il lato positivo della zona rossa è che non mancano le serate da occupare...

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    1. Devo essere onesto? Entrambe. Di "Justified" arriverà il post molto presto, questa è quella con il film conclusivo ambientata nel vecchio West. A loro modo sono bellissime entrambe, secondo me ti piaceranno. Così come Buffy che è fantastica e BSG, non vedo l'ora di leggerti ;-) Cheers

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  9. La mia "allergia" ai western mi ha impedito di godermi questa serie. Ogni tanto mi capita in qualche recensione e ovunque si legge che è dannatamente bella, quindi prima o poi dovrò trovare il tempo e la voglia di vederla.
    Il problema è sempre il tempo... Ho dovuto mollare (temporaneamente) BSG per mancanza di tempo!

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    1. Battlestar Galactica ;-) Cheers

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    2. Troverai il tempo anche per questa ne sono sicuro zio, io ci h omesso anni ma alla fine sono riuscito a vederla ;-) Cheers

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  10. Bellissima serie per tutti i motivi citati da Cassidy. Olyphant mi è sempre piaciuto anche se in questa serie è ancora troppo rigido rispetto a justified dove esplode in tutta la sua grandezza. Recupera hell on wheels che non ha la stessa qualità ma merita ugualmente. C'è il direttore della ferrovia interpretato da colm meaney che potrebbe diventare il migliore amico di macshane in deadwood

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    1. Lo farò di sicuro, volevo vederla già da tempo ;-) Cheers

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  11. Come ho fatto a perdermi proprio il post su Deadwood? Fra l'altro un post bellissimo e onnicomprensivo di tutto questo che rende questa serie speciale. Bestemmierò, ma la seconda stagione per me rivaleggia con i momenti migliori di The Wire per quadro di insieme, costruzione dei personaggi e macchinazioni politiche. E dialoghi. E recitazione. WELCOME TO FUCKING DEADWOOD! Can be combative.

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    1. La seconda stagione è un gioiello, per il resto ti ti grazio molto, quando si tratta di Deadwood le parolacce sono state liberalizzate ;-) Cheers

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  12. Straordinaria serie tv Deadwood ; molto cruda e realistica , con dialoghi forti e profondi , innovativa e originale , con personaggi complessi e sfaccettati , non banale, in pieno stile HBO . Per me fra le tre migliori serie tv in assoluto per profondità e innovazione appunto , a pari merito con OZ e i SOPRANO .

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    1. Penso la stessa cosa, la HBO che piace a me, quella davvero capace di sfornare serie per adulti. Cheers!

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