venerdì 2 aprile 2021

2013 - La fortezza (1992): il crimine non paga (offre Stuart Gordon)

He who breaks the law, goes back to the house of pain”, il campionamento di un dialogo di “L'isola del dr. Moreau” (1977) fatto dal quasi omonimo gruppo, riassume alla perfezione tutto il senso del nuovo capitolo della rubrica… Above and beyond!

Non so voi, ma nessuna tipologia di film mi suscita ansia come quelli carcerari, infatti negli anni li ho affrontati tutti proprio per tentare di superare questo panico, da Fuga da Alcatraz, passando per “Sorvegliato speciale” (1989) oppure OZ, fino all’angosciatissimo (a mia memoria) “Un uomo innocente” (1989), mi sono fatto del male con tutti questi titoli, ma l’ansia non mi è passata, anche perché uno come me in carcere durerebbe pochi minuti, finirei per fare incazzare l’ergastolano più cattivo e nel caso migliore, malamente accoltellato per non diventare la sua nuova amichetta di nome Mary, insomma: meglio rigare dritto nella vita.

Il filone carcerario ha una tradizione lunga e prolifica in cui è impossibile per me non citare “2013 - La fortezza”, anche perché se siete più o meno della mia leva, ricorderete di certo quando veniva trasmesso a ripetizione su Italia 1, roba che oggi un film del genere sarebbe vietato ai minori di 43 anni (non accompagnati), mentre allora potevo guardarmelo e riguardarmelo senza problemi, alimentando inconsapevolmente la mia ansia per la galera, ma anche la mia passione per Stuart Gordon.

2021 la fortezza. Tiè, così abbiamo anche aggiornato la data.

A mani basse, “Fortress” è il film del buon Stuardo che ho visto più volte nella mia vita, seguito a ruota da From Beyond che, invece, passava più che altro sulle tv locali, complici le grazie di Barbara Crampton. Un film assolutamente di culto che avrebbe tantissimi elementi per risultare uno sbaglio (a partire dal protagonista), invece, incredibilmente, funziona. Un film che ha fatto un lungo giro, perché inizialmente avrebbe dovuto essere un progetto di ben altra portata, proporzionato alle dimensioni del suo protagonista… Arnold Schwarzenegger.

Sì, perché, per un certo periodo, due dei prediletti di questa Bara come Stuart e Arnold hanno rischiato di lavorare insieme, state pur certi che la carriera del regista di Chicago avrebbe preso una piega diversa se così fosse stato, ma andiamo per gradi, cominciamo dal fiuto per il talento di Schwarzenegger. La quercia austriaca ha mandato a segno una prima parte di filmografia che andrebbe conservata in un museo, il frutto di scelte brillanti dettate del notevole intelletto di Arnold, ma anche di una certa capacità di capire al volo i registi giusti, quelli in grado di farlo brillare. Il nome di Stuart Gordon era finito sul personalissimo cartellino di Arnold dopo Re-Animator, film in cui recitava Peter Kent, uno che a lungo era stato la controfigura di Schwarzenegger.

Il nostro Arnie aveva capito al volo che Gordon era uno bravo per davvero, la possibilità di farsi dirigere da lui è arrivata in “Fortress” ed ora, come direbbe Lucius per restare in tema con Schwarzenegger, prenotiamoci tutti un viaggetto alla ReKall per farci impiantare il ricordo di “2013 - La fortezza” con Arnold al posto di Christopher Lambert. Eh lo so, fa male, ma mai come 30 anni in cella con l’enorme ergastolano che ti chiama Mary.

They're trying to build a prison (for you and me to live in)

Perché questa grande collaborazione non è diventata realtà? Secondo Stuart Gordon, Schwarzenegger ha abbandonato il progetto per via del budget, i dodici milioni di fogli verdi con sopra facce di ex governatori della California presidenti defunti secondo Arnold erano robetta, un film così avrebbe avuto bisogno di sessanta o settanta milioni almeno, ma bisogna capirlo Arnie arrivava da Atto di Forza, era al massimo della sua fama e infatti preferì tornare da Jimmy Cameron, il resto come si dice in questi casi, è storia (del cinema).

Passare da Schwarzenegger a Christopher Lambert nel ruolo del protagonista, è un po’ come scendere da un Harley-Davidson e salire su un triciclo, con quella sua aria da stocco bagnato il francesino porta con sé ben pochi vantaggi, uno in particolare: grazie ai suoi precedenti ruoli in Highlander e rispettivo seguito, l’ex Connor MacLeod era molto popolare in Australia che poi è proprio dove hanno girato buona parte di “2013 - La fortezza”, per la precisione nel Queensland (storia vera).

Meglio non far incazzare questi due biondi.

Oltre al filone carcerario, grazie ad un bizzarro titolo italiano, il film appartiene anche a quella cerchia di film di fantascienza dal titolo ormai post-datato che mi piacciono tanto, i film distopici, dove il futuro è buio, senza speranza e di solito compare proprio Arnold. Anche se bisogna essere chiari: il titolo italiano del film è brutto, devono aver dato del Barbera al posto del caffè di chi ha curato l’edizione nostrana, perché intitolare “2013 - la fortezza” un film ambientato nel 2017? Scaramanzia per il numero 17? Ma anche il 13 gode della stessa fama, almeno nei Paesi di lingua inglese. Chissà se da quelle parti conoscono anche il Barbera, qui da noi di sicuro.

Ma il problema principale di questo film, non era l’assenza di budget che ha messo in fuga Swarzy, quanto più che altro l’abbondanza di idee, sì, perché quello che non viene mai detto dei vecchi film d’azione è che erano donatori sani di trovate. Guardate un film d’azione moderno, di norma è basato su un’idea gustosa su cui viene basata tutta la trama, quelli che uscivano fino agli anni ’90, invece, erano un frullato di trovate gagliarde, volete un esempio pratico? Il fighissimo “Crank” (2006) parla di un protagonista che non può smettere di correre, 1997 fuga da New York (a proposito di titoli post-datati) di un protagonista che non può smettere di correre, mentre atterra su New York con un aliante, in un’isola prigione da cui deve portare fuori il presidente («Il presidente di che?») per evitare una guerra nucleare. Ho reso l’idea?

Sonde gastriche esplosive, passerelle mobili piratesche, corpo a corpo grondanti sangue e non siamo nemmeno a fine primo tempo!

“2017 2013 - La fortezza” è tutto così, un film distopico su un futuro senza speranza, un Prison movie con tutte le caratteristiche di questo sottogenere, ma anche un titolo d’azione realizzato alla grande. Un’abbondanza di materiale, idee e trovate che spesso fanno anche a pugni tra di loro nella storia e che sono sicuramente imputabili all’orgia di sceneggiatori che si sono occupati del copione, ben quattro (Troy Neighbors, Steven Feinberg, David Venable e Terry Curtis Fox). Questo spiega come mai molti personaggi sembrano avere un lungo passato che, però, viene solo accennato e altri, invece, sono degli archetipi narrativi fritti dell’olio del già visto, oppure perché ci siano personaggi assolutamente minori, con sottotrame inutilmente articolate (la ragazza nera incinta, rinchiusa nella sezione femminile del carcere), insomma ricapitoliamo: un divo che ha rinunciato, sostituito da una cernia surgelata nel ruolo del protagonista, un budget troppo basso e una sceneggiatura con troppi padri. Ci sono tutti gli ingredienti per il disastro, no? Sì, ma abbiamo la soluzione: Stuart Gordon.

"Un paese libero" (cit.)

Tutto il calderone di trame e sottotrame, viene elaborato dal regista di Chicago in un film di 92 minuti (durata perfetta) che passa agilmente dalla fantascienza distopica, al film carcerario a quello d’azione senza perdere un colpo. Come abbiamo già visto nel corso della rubrica, il filo rosso che unisce tutta la produzione di Gordon è la sua capacità di portare in scena l’orrore e le brutture dell’animo umano, un teatro del grottesco in cui più i personaggi sono schematici, più Gordon di puro talento sapeva come imprimere loro la scintilla della vita. Ci sarà un motivo se il nostro Stuardo era un grande amante dei “Mad doctor” in stile Frankenstein, no? Gordon sapeva come prendere la materia (cinematograficamente) morta e riportarla a nuova, grottesca e orrifica vita.

“Fortress” inizia su un ponte al confine tra Stati Uniti e Canada, la coppia di protagonisti fighi e biondi composta dal marito John Henry Brennick (Christopher Lambert) e sua moglie Karen B. Brennick (Loryn Locklin, bellissima e scomparsa in mille produzioni televisive) stanno cercando di passare il confine con un carico esplosivo. John è un ex militare che ha perso il suo plotone ed evidentemente non crede più in un sistema oppressivo che impedisce alle coppie di avere più di un figlio, a causa di una limitata disponibilità di risorse e una sovrappopolazione mondiale galoppante. Karen, invece, sotto una sorta di poncho alla Clint Eastwood indossa un giubbino in piombo che dovrebbe fregare il metal bimbo detector, perché la donna aspetta il secondo figlio della coppia che, poi, sarebbe il primo visto che il primogenito è morto dopo un aborto spontaneo, ma tu vallo a spiegare ai ciechi burocrati questo cavillo legale. Non sappiamo altro dei due protagonisti, non ci serve sapere altro per patteggiare per loro, ma come insegna “Fuga di mezzanotte” (1978) altro grande titolo che ha contribuito alla mia ansia da film carcerari, attraversare il confine non è semplice, infatti i Brennick finiscono al gabbio.

Grazie a film come questo, ogni imbarco in aeroporto mi fa venire l’ansia. Sudo anche quando sale il controllore sul bus figuratevi!

Il film è iniziato da cinque minuti e Stuart Gordon ci ha già legati mani e piedi alla sua storia, quando arriva il momento di introdurre il carcere, il film guadagna ulteriori punti, la fortezza del titolo è composta da trentatrè piani, però tutti sottoterra (a Dante Alighieri piace questo elemento), un posto dove se concepisci un secondo figlio ti becchi trentuno anni, ma se falsifichi un assegno sarai ospite per sei perché? Perché la MenTel Corporation, solita multinazionale cattiva del futuro, guadagna 27 dollari al giorno per ogni prigioniero dietro le sbarre, insomma, come in un pezzo dei System of a Down diventa subito chiaro perché i conti della MenTel non sono mai in rosso ed è un elemento della trama che viene buttato così, in un mezzo dialogo in corsa durante la storia, alla faccia degli anemici film moderni.

Fuggire dalla fortezza è impossibile non solo per la sua collocazione sotterranea, ma anche per via di una precauzione presa dalla MenTel, una simpatica sonda sparata giù in gola ai prigionieri chiamato “Fibrillatore gastrico”, la versione da bruciori di stomaco del solito collare esplosivo che ha reso grande questa tipologia di film. Se superi la linea gialla a terra, il fibrillatore va in fibrillazione e ti procura dolori lancinanti, se superi la linea rossa, la MenTel non riceverà più i suoi 27 dollari al giorno, ma fosse solo questo...

Basta un poco di zucchero e la sonda va giù.

Le celle sono sovraffollate e con sbarre laser in grado di folgorarti e di notte se provi a sognare, la MenTel può controllare anche i tuoi sogni, visualizzati su un monitor e supervisionati dal viscido direttore del carcere e dalla sua fantascientifica tecnologia, il super computer senziente chiamato Zeta-10 (Zed-10 in originale) che parla con la voce della solita Carolyn Purdy-Gordon, attrice preferita e moglie del nostro Stuart. Vi avevo detto che questo film si porta dentro tanta di quella roba da poterla donare ai film meno fortunati e più scarsi di idee, no?

“Io lavoro per Dick Jones MenTel!” (quasi-cit.)

Già perché non può esistere un film carcerario, senza un direttore stronzo che qui è interpretato da una delle tante e notevoli facce da bastardo (e da cinema) che popolano il film. Sì, perché il direttore Poe (e nella scelta del cognome, ci vedo lo zampino di Gordon) è interpretato dal mitico Kurtwood Smith, quello che pochi anni prima aveva ammazzato Robocop e qui a sua volta è una sorta di uomo-macchina che studia la natura umana e decide che la moglie di Brennick e il suo bambino devono diventare proprietà della MenTel e poi sua. Ricapitoliamo: futuro distopico, super prigione, super computer, direttore meta-umano, il tutto il 92 minuti, come si fa a non voler bene a questa cornucopia di cinema di genere, tutto insieme, tutto così figo? Come dico io?

John Brennick è pronto ad affrontare questo inferno, solo perché sa che sua moglie è libera, ma quando scopre che anche lei è “ospite”, dovrà fare di tutto per salvarla, facendo a capocciate con un sistema oppressivo e con il resto dei carcerati, sì, perché alla pari del direttore stronzo, non può esserci un film ambientato in una prigione senza l’enorme ergastolano che vuole fare di te la sua dolce Mary che qui si chiama Maddox ed è interpretato (dopo essere stato proposto a Robert Z'Dar che si era già esibito nella specialità) dal mitico Vernon Wells, non potete mancarlo, è quello grosso con il numero 187 tatuato sulla fronte («187 sai cos'è?», «Non il tuo quoziente d’intelligenza»).

"Ciao, credo che ti chiamerò Mary"

La minaccia della violenza sessuale, sta ai film carcerari come le sbarre e le guardie, non può mancare e contribuisce all’ansia, qui Brennick per puro spirito di eroismo anche in questo inferno per uomini, interviene a salvare il giovane Nino Gomez (Clifton Collins Jr.) dalle attenzioni fin troppo intime di Maddox, anche se non è proprio chiarissimo se sia arrivato in tempo o no, in ogni caso ricordo che io questa roba la guardavo comodamente sulla tv di casa in prima tv, giusto per far capire quanto siano cambiati i tempi.

Stuart Gordon senza alzare mai il piede dall’acceleratore ci fa rimbalzare da una scena mitica all’altra, la rissa quasi da gladiatori, con la passerella mobile ricoperta di sangue, tra Brennick e Maddox è un momento d’azione riuscitissimo, per altro grondante sangue come solo un regista horror saprebbe fare. Ma nel suo procedere con l’avanti veloce, anche i personaggi di contorno sono mitici e tutti assegnati all'attore giusto.

Orange is the new black Lambert

Solo tra i compagni di cella del protagonista troviamo il già citato Clifton Collins Jr. nel ruolo del ragazzo giovane da salvare, ma anche il grande Tom Towles, il suo Stiggs è il classico cattivone redento, mentre Abraham (Lincoln Kilpatrick) il vecchio ergastolano di colore che normalmente avrebbe il volto di Morgan Freeman e che ancora un po’ ci spera che rigando dritto potrebbe tornare un giorno ad essere un uomo libero. Perdonate il gioco di parole con “Freeman”, mi è venuto fuori così, non so nemmeno come.

Il più colorito della compagnia è sicuramente D-Day, nerd, sociopatico, esperto di esplosivi e soprattutto, interpretato dall’attore feticcio di Stuart Gordon ovvero Jeffrey Combs che con le sue conoscenze scientifiche trova il modo di estrarre il fibrillatore gastrico dallo stomaco dei suoi compagni (in una scena al limite del body horror, quindi tutta roba dove Gordon può sguazzare tranquillamente), ma soprattutto con i suoi occhiali a culo di bottiglia, sembra la versione da film di genere del Dustin Hoffman di “Papillon” (1973).

“Sempre meglio di Dustin Hoffman in il maratoneta, ho paura del dentista”

Il nostro Christopher Lambert in tutto questo? La sicurezza dell’immobilità. Quando per motivi di trama il suo personaggio, sfidando il sistema, finisce in uno stato di semi coma per quattro mesi, solo la barba lunga posticcia ci fa notare la differenza con la solita mono espressione di Lambert, eppure posso dirlo? Per me resta la sua prova migliore. Stuart Gordon riesce a cavare sangue anche da un branzino sotto ghiaccio come lui, un attore talmente stereotipato nel suo totale immobilismo, da essere la perfetta tela bianca per Gordon. Infatti, Lambert qui funziona alla perfezione nel ruolo dell’eroe buono buonissimo, volete la prova del nove? Guardatevi (l’inguardabile) seguito di questo film, senza Gordon alla regia si vede tutto il vuoto pneumatico a cui Lambert ci ha di norma abituati.

Uscita anticipata per buona cattiva condotta.

Potrei stare qui tutto il giorno a raccontarvi ogni scena di questo film, voi non avete idea di quante volte io l’abbia visto e ogni volta m'incolla nuovamente allo schermo, in alcuni momenti tutte le idee degli sceneggiatori fanno un po’ a pugni tra di loro, ad esempio, aver reso Kurtwood Smith immune dal sesso, elimina la minaccia di natura sessuale per la signora Brennick, ma per un elemento andato perso, la trama si gioca subito un dettaglio buttato nel mucchio, spesso non spiegato che, però, fa percepire la vastità del mondo in cui è ambientato “2013 - la fortezza”, ad esempio i droni robot con braccio mitragliatore, all’inizio sembrano solo macchina, ma quando Brennick ne uccide uno portandogli via l’arma, sotto la maschera scopriamo che sono fatti di carne fusa con l’acciaio, il che fa piombare un'ulteriore ombra sulle azioni della MenTel: da dove prendono i corpi per i loro droni da guerra? Come spettatori è facile arrivare da soli alla nostra spiegazione.

"Luke. Aiutami. Toglimi la maschera" (cit.)

La fuga finale, per tornar a vedere le stelle (o il sole in questo caso) è la naturale conclusione di un film carcerario, ma se pensate che il parto di Vanessa Kirby in “Pieces of a Woman” (2020) sia stato complicato è solo perché non avete visto quello di Loryn Locklin qui: in un capanno messicano, con Clifton Collins Jr. a dirle di spingere, mentre Christopher Lambert spara ad un camion pilotato da remoto dalla gelosa Zeta-10, tra esplosioni, smitragliate e un urlo disperato di Brennick che io ancora oggi mi chiedo come mai non sia diventato uno dei meme più popolare su Internet.

Quando diventerà il meme più popolare su Internet, ricordatevi su quale blog lo avete visto la prima volta.

Insomma, “2013 - La fortezza” è un film che ha saputo trasformare ogni debolezza in pregio, questo lo dobbiamo quasi esclusivamente alla mano ferma e al talento cristallino di un regista come Stuart Gordon, uno che amava così tanto il film di genere da poterne maneggiare tutti gli elementi chiave nel modo più esplosivo possibile, firmare un film diventato giustamente di culto con Arnold Schwarzenegger è più facile, provate a farlo con Christopher Lambert come protagonista!

Quando Christopher Lambert scalciava i culi e tirava giù i nomi.

La prossima settimana, non mancate perché arriverà un altro titolo orgogliosamente di genere. Tra sette giorni qui, sempre con il nostro Stuardo!

64 commenti:

  1. Il bestione con la fronte tatuata mi pare fosse anche il killer con la mano intercambiabile di "Salto nel Buio" di Dante.In effetto lo ricordo in piccoli ruoli in vari film.

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    1. Vernon Wells è un mito, un giorno avrà un "Bad to the Bones" qui sopra tutto per lui ;-) Cheers

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  2. Cliffton Collins Jr dove l'ho gia visto,....Pacific Rim di Del Toro,come sempre Gordon e Guillermo tornano a incrociarsi le strade in qualche modo.Vabbe si e capito che il buon messicano ha i gusti cinefili giusti.

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    1. Lo dico sempre che ho i lettori più fighi del mondo. Bro- fist! ;-) Cheers

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  3. Io mi immagino il mitico austriaco che grida a Stuart Gordon,"sei pazzo Stu,con 12 milioni di dollari ci paghi a malapena il mio stipendio,dopo non ti rimarra piu niente per tutto il resto del film!".

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    1. Si, però dando un pugno sul tavolo trasformandolo in segatura ;-) Cheers

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  4. Mamma mia il robot fuso con la carne umana era atroce,al confronto il padre di Luke aveva subito un intervento assolutamente non invasivo,invece sul detenuto che si ritrova con un certo vuoto sullo stomaco,mi ricorda i tempi in cui la fantascienza era anche splatter cosa rara di questi tempi.

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    1. A confronto quella di Anakin era stata una detartrasi ai denti ;-) Cheers

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  5. Spero che il signor Lambert non si offenda,ma il mio Highlander preferito resta quello del sommo santissimo Yoshiaki Kawagiri,filmone assoluto alla faccia dei film d'animazione nipponici per studenti liceali frignoni che vanno di moda oggi!

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    1. Davvero figo quello, niente da dire ;-) Cheers

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  6. Comunque Lambert degli anni 90 di solito lo associo a "Fortress" e "Nirvana",anche li direi che era affetto da immobilismo mentre tutto intorno a lui era eccezziunale veramente(non ho potuto resistere,eh eh!).

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    1. Se tutto va come deve andare, arriverà un'altra dose di Lambert ;-) Cheers

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  7. Titolone mitico, che appartiene alla scuderia dei "classici di Italia 1" dei bei tempi andati, di quelli che passavano almeno una volta ogni sei mesi e lo si riguardava sempre con piacere. Un gioiellino con tutti i crismi e con tutte le cose giuste al posto giusto. Perfino Lambert non pare un corpo estraneo e fa la sua onestissima figura. Pensa che non pare nemmeno surgelato! Scherzi a parte, con questo materiale, con qualche milioncino extra e con Schwarzy a fare la parte del leone, mi sa che avremmo una sorta di "L'implacabile 2". Ma (bestemmio se lo dico?) sai che quasi quasi mi tengo stretta ugualmente sta versione con Lambert?

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    1. A proposito di Kurtwood Smith, ma quand'è che Disney+ (FOX) si ricorda di tirar fuori dal cassetto "That '70s Show"?

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    2. Non lo fai, anche io ci sono molto affezionato, solo Stuart Gordon poteva far sembrare vivo anche Lambert, potremmo dire che lo ha re-animato ;-) Cheers

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    3. Dovrebbero farlo tipo... subito! Cheers

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  8. Sì lo ricordo anche io passato a ripetizione su Italia1 dalla metà degli anni '90 fino ai primi 2000, soprattutto in estate. E niente, anche io l'ho visto parecchie volte, effettivamente Lambert non è il massimo della recitazione, ma in ogni caso a me non dispiaceva, forse proprio per il fatto che fosse molto lontano dallo stereotipo dell'eroe muscolare e d'azione, direi che era funzionale alla storia, per quanto poco credibile come militare. Ricordo anche la componente alta di sangue e budella ma ora ne capisco il motivo. Però il buon Arnold poteva veramente fare uno strappo alla regola, non fosse altro per la presenza del suo amico Vernon Wells, però se questo avesse voluto dire non avere True Lies, allora è andata bene così.
    In ogni caso purtroppo ogni volta che leggo i tuoi post mi viene la malinconia per un modo di fare cinema che non ritrovo più ai nostri giorni. Ora, dopo questa affermazione, vi saluto e vado a osservare un cantiere! 😜

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    1. Abbiamo vinto perché invece di un solo filmone ne abbiamo avuti due ;-) Cheers!

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    2. Volevo aggiungere una cosa, dannata senilità che mi fa arrivare in ritardo i ricordi, l'espressività monolitica del Lambert è correlata a una forte miopia e dalla sua riluttanza all'uso delle lenti a contatto. In effetti l'espressione corrucciata con le sopracciglia abbassate è tipica di chi non ci vede (senza occhiali, come il sottoscritto) e quando è senza vuole mettere a fuoco!!

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    3. Lo dici a me? Sono stato miope per quasi tutta la mia vita, siamo specializzati in sguardi alla Clint Eastwood, anche se il più delle volte si rischia di sembrare più Mister Magoo ;-) Cheers

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    4. Non importa quanto vedi bene se guardi le cose giuste, tipo questo film ;-)

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  9. Ora che ci penso quanto sarebbe stato grandioso un film sul Giudice Dredd diretto da Gordon con i soldoni senza paletti produttivi? Mi sa che mi sto facendo del male da solo con questi miei sogni bagnati!

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    1. Gordon aveva il gusto per i personaggi grotteschi e il sangue che si trova ancora oggi nei fumetto del Giudice, sarebbe stato perfetto. Cheers

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  10. Come ti capisco Cassidy, anch'io soffro terribilmente di ansia con i film carcerari, però li vedo sempre comunque. Questo direi che è nella mia personale top 3 al primo posto ci lascio Detenuto in attesa di giudizio.
    Saluti

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    1. Bello quello, mette su una discreta ansia. Cheers!

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  11. Che film. Quante volte l'ho visto su Italia1 pure io. Ora non lo vedo da molto, ma leggendo la recensione mi è praticamente tornata alla memoria tutta la pellicola. Comunque hai ragione, oggi sarebbe vietato ai minori di 47 anni e anche questi dovrebbero essere accompagnati. Comunque leggendoti riflettevo sul fatto che una volta le tematiche serie erano condite da un ritmo e una narrazione "umoristica", ora siamo all'opposto, tematiche piuttosto blande e un impianto narrativo quasi shakespeariano (couf... couf... Nolan couf... couf... Snyder).

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    1. Con il risultato che tutto pare molto più serio e vuoto, un bellissimo e anemico niente. Eppure tutti i miei preferiti avevano molto da dire, usando ritmo, ironia, sangue, scazzottate, proprio per questo Gordon è uno dei padrini dimenticati del cinema giusto degli anni ’80 e ’90. Cheers!

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    2. Gli anni '90 più di altri sono stati un decennio d'oro in cui i registi e gli sceneggiatori sono stati capaci di raccontare i temi più disparati usando l'azione, la fantascienza e perfino la commedia. Se penso al primo film che mi ha fatto pensare all'emarginazione sociale, penso "Atto di Forza" e al trattamento dei mutanti su Marte. E se penso alle estreme conseguenze della sovrappopolazione penso proprio a "2013".
      A livello contenutistico, film come questo davano una pista ai drammoni più elaborati, o alla fantascienza sempre più confezionata e PG13 d'oggi.
      Il che ci rende sempre più simili a quei vecchiacci che dicono "eh, ai miei tempi" solo che abbiamo la visione opposta dello scandalo e della moralità. I vecchi di allora potevano giudicare il cinema anni '90 come una forma di corruzione mentale. Noi vecchi moderni, ne abbiamo nostalgia, perché non era immoralità, ma un piede di porco per scardinare le ipocrisie e parlare della società. Senza soffocare nel politicamente corretto e nel tema sociale messo lì a tavolino, nato dagli sbadigli per far sbadigliare.

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    3. Aggiungo a questa giustissima osservazione che forse avevamo la fortuna di avere i nostri "vecchi" più liberali di quanto fossero i loro, forse perché ex sessantottini o forse perché non erano poi così interessati a ciò che vedevamo in tv... Quindi potevamo vederci questi film senza problemi o preoccupazioni, senza i patemi che avessero traviato le nostre giovani menti. 👋

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    4. Ci sono molte situazioni diverse. I miei erano molto giovani, tipo che nel '68 avevano 5 anni, perciò non erano "quel" tipo di liberali, semplicemente quei film gli piacevano e li guardavamo sempre, ragion per cui se li vedevo da solo non c'erano problemi. Erano i primi fan di Stallone e Schwarzy e dello stesso Lambert, molto più che di un Robert De Niro per dire.

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    5. Hai ragione, in effetti i tuoi genitori sono più vicini alla mia età di quanto fossero i miei, nati negli anni '50. Ma comunque anche mio padre preferiva Stallone e Scwarzy a De Niro e Pacino, probabilmente trovava questi ultimi meno interessanti... In ogni caso si facevano meno problemi a cosa passava in tv e ne abbiamo giovato tutti!!

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  12. Come film ambientato in una cella di prigione,io sono in fissa con il film francese Malefique di Eric Valette,una follia ansiogena che grida Lovecraft da tutti i pori.

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    1. Dovrò cercarlo quello, non credo di averlo visto. Cheers!

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    2. El Diablo - Malefique te lo consiglio anch'io!E visto che ti rilassi con i film carcerari, gustati anche Jailbait con Michael Pitt.La recensione di Tuono Blu e il binomio Elicottero-Malcom McDowel mi ha fatto tornare in mente Figures in a Landscape (Caccia sadica) del'70. Highlander Vendetta immortale sembra prorio un figata, spero di recuperarlo in qualche modo.Hola!

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    3. "Jailbait" mi pare di averlo visto, invece un bel ripasso di "Caccia sadica" ci starebbe ;-) Cheers

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  13. non so quale sara il tuo responso,io ti dico che una evasione cosi bastarda con i nervi dello spettatore raramente l'ho vista,pacato nel ritmo narrativo ed assolutamente lovercraftiano.

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    1. Tranquillo Cassidy non e uno spoiler tutti i film carcerari hanno a che fare con le evasioni,tranne ovviamente il povero John Coffey de Il Miglio Verde! Se ci fosse una rubrica sui film carcerari sarebbe decisamente lunghina,vabbe scherzi a parte tornando a Malefique vivamente consigliato,sono curioso di sapere cosa ne penserai una volta visto.

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    2. Le faremo sapere, grazie per la dritta ;-) Cheers

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    3. Vero, sarebbe figo ma ho già parecchia carne al fuoco per il 2021, anche se non escludo sia un tema che potrebbe diventare ricorrente qui sopra. Cheers

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  14. Hai beccato tutto il bello di questo film, le mille idee amalgamate alla perfezione. L'ho visto almeno mille volte e l'ho sempre amato nonostante Lambert,ancora adesso ogni volta che sento parlare di controllo delle nascite associo immediatamente l'idea a 2013 e allo stoccafisso francese.

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    1. Impossibile non farlo, per essere il solito film sul futuro buio e senza speranza, questo riesce ancora a spiccare e lo dobbiamo proprio al nostro Stuardo ;-) Cheers

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  15. Propongo che le menti di questo blog si uniscano per stilare una lista dei filmoni "da italia1". Di norma ho una buona memoria, tipo questo lo ricordavo benissimo, ma sono certo che ci sono almeno una dozzina di film ripetuti a raffica nelle belle (prime) serate che furono che mi sfuggono.

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    1. Rimanendo in tema, sempre con Lambert, ricordo Gli Scorpioni, trasmesso parecchie volte... Se non sbaglio c'era anche Josh Brolin, ma dovrei verificare!

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  16. Io sono anni che mi rifiuto di rivedere il film carcerario diretto da Tim Robbins,davvero troppo per uno come me contrario alla pena di morte!

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    1. "Dead Man Walking" lo ricordo bello, ma sono anni che non lo rivedo più, ascolto sempre la colonna sonora, quello si. Cheers

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  17. Mi sono sempre tenuto alla larga da questo film ai tempi, ovviamente per colpa del suo protagonista. Mi sa che devo recuperare.

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    1. Secondo me merita ancora un’occhiata, ora sei pronto per affrontare la fortezza ;-) Cheers

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    2. Se te lo dice anche Quinto ti puoi fidare ;-) Cheers

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  18. Film di serie B ma la serie B "buona", divertente e godibile..il seguito mi sono sempre rifiutato di vederlo!

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    1. Non ti perdi molto, quello ad esempio è un B-Movie da niente. Stuart Gordon invece di B-Movie ne ha fatti tanti e tutti molto validi, che poi sono il tipo di film che piacciono a questa Bara ;-) Cheers

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  19. Passo di qua per ringraziarti per aver accettato l’amicizia su Fb.
    Con Messenger non son tanto bravo.
    Grazie ancora

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    1. De nada figurati, grazie a te... Bro-Fist! ;-) Cheers

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  20. Aspetta, io avevo preso appuntamento alla ReKall per impiantarmi le memorie di "Fortress" interpretato da Schwarzy ma devono aver sbagliato qualcosa, perché ora mi stai dicendo... che "Fortress" è diretto da Stuart Gordon????? Maledetta ReKall!!! Nella mia realtà di prima Gordon non l'avrebbe mai fatto!!! :-D
    Scherzi a parte, per motivi ignoti ho il ricordo di aver visto questo film al cinema sotto casa, ma forse è un effetto collaterale di troppi appuntamenti alla ReKall, che ti frullano i ricordi che avevi prima. Forse lo confondo con lo "Star Trek carcerario" che ho visto nello stesso periodo.
    Temo di averlo visto una volta sola, forse due, per manifesta allergia a Lambert, ma ho recuperato leggendoti: nessuna nuova visione del film mi darebbe tanto, farebbe solo male e basta :-P

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    1. L’allergia a Lambert è una brutta bestia e anche del tutto condivisa non che popolare, mi è andata forse, me lo sono goduto nella sua dimensione più azzeccata, perché ok i cinema, la ritualità della sala e la sua sacralità, perché certi film funzionano anche meglio sullo schermo della tv di casa, ma non fatelo sapere a Scorsese ;-) Cheers

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    2. Eh, ma al cinema c'era un bonus da non sottovalutare: i mutismi improvvisi e le imprecazioni soffocate degli spettatori casinisti che venivano a vedere un film di Stuart Gordon senza sapere niente di lui, ergo persone piuttosto (eufemismo) impressionabili colte totalmente di sorpresa dalle zampate del nostro Stuart, vedi gli spiacevoli scherzetti del fibrillatore gastrico o dei cannoni neutronici ai danni dei detenuti (Vernon Wells in particolare), o ancora alcuni dettagli gore degli incubi indotti a Brennick/Lambert... A proposito del nostro Christopher, direi che qui se la cava più che discretamente, attorniato da comprimari di tutto rispetto. Perfino la sua "espressività" funziona, e del resto si era nei primi '90, quando ancora si poteva credere che la sua fosse solo recitazione minimale ;-)

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    3. Bisogna dire che nello stesso anno Paul Verhoeven colpiva il pubblico con la stessa forza, ma un budget e una visibilità maggiore, quindi Gordon è sempre stato l'avanguardia, anche se ancora non gli è stato riconosciuto. Cheers!

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  21. Ooh, con questo Stuart torna a volare altissimo.
    In realtà non sono più tanto certo che fosse scivolato, col precedente. Diciamo che rimando alla prossima visione per stabilire se "Il pozzo e il pendolo" sia stato questo gran inciampo che ricordo, stando a parer mio.
    Chissà perché nella mia testa lo associo sempre con "Fuga da Absolom", al punto che li considero quasi contemporanei.
    Niente di più improbabile, visto che tra i due intercorrono quasi due anni. Eppure...stando alla mia teoria che prevede che ad Hollywoo (senza la D) anche i muri abbiano le orecchie, mi sa tanto del classico caso di "Conosco un tizio...".
    Mah. Chissà se é davvero così.
    Ci sono ovvie differenze, che di fatto fanno guadagnare a "2013 - La fortezza" decisamente dei punti in più. Ora ci arriviamo.
    E così lo doveva fare Schwarzie?!
    Pensa te. Certo, con lui la carriera di Gordon sarebbe decollata, ci scommetto. Ma avremmo avuto un film ben diverso, secondo me.
    Posso azzardarmi a dire che é stato meglio così? Anche se al buon Stuart qualche bel gruzzolo in più non avrebbe fatto schifo, ho idea. E sarebbero stati ben guadagnati. E meritati.
    Arnoldone é sempre uno spettacolo, ci mancherebbe. ma col suo protagonismo congenito avrebbe cannibalizzato tutto il film.
    Altro che fortezza...non ne sarebbero bastate quattro, per tenerlo a bada!!
    Di solito é lui a dettare ed imporre il ritmo ai suoi avversari, anche quando é braccato. Basti vedere "Commando", "Codice Magnum" o lo stesso "Atto di forza".
    Qui il protagonista funziona perché perché dà un'idea di indecisione e fragilità. E di essere in balia di forze più grandi di lui. Ma soprattutto...non ce la può assolutamente fare da solo, a differenza di un qualsiasi personaggio interpretato da Schwarzenegger.
    E si coglie quindi l'occasione per dare il giusto spazio e risalto ad una nutrita schiera di comprimari ben caratterizzati.
    A Lambert, da "Highlander" in poi, gli si vuol sempre bene. Anche se alla volte non l'azzecca, e spesso ha l'espressività di un semaforo guasto.
    E' uno dei nostri. E come buono archetipico funziona ben più di Liotta, senza offesa.
    Questo é il primo punto. Poi...lo dirige Gordon. E che altro vuoi aggiungere?
    Basterebbe questo per portare a casa premio e partita. Ma non é finita.
    Abbiamo...venghino, siore e siori: offerta speciale! Due cattivacci al prezzo di uno!
    Kurtwood Smith e Vernon Wells! Clarence Boddicker e il mitico Bennett in un'unica pellicola!!
    E sempre caro ci fu quel pazzo sanguinario di Wez, da cui puoi anche provare a fuggire ma non potrai mai nasconderti...
    E che volete, ancora?
    Beh, che c'é meno giungla e vi sono decisamente più interni, qui. Col risultato che é venuta fuori, con la scusa della cornice fantascientifica, un ottimo incrocio tra un film di evasione (non nel senso di leggero)e un drammone carcerario. Altro genere, alla pari del western , versatilissimo e che si presta a mille interpretazioni diverse.
    Il tutto condito da tanto sangue. Ma TANTO.
    Le guardie cibernetiche nella loro vera versione mi ricordano tanto i Borg di Trekkiana memoria. Solo una mia impressione?
    Altro centro, da parte del grande Stuart. Film che ho visto e rivisto volentieri più volte, sempre divertente.
    E complimenti per l'ottima recensione, Cass.
    La penso uguale. Non li fanno più, film così. O meglio, ne fanno troppo pochi.
    Poi ti esce un Mad Max e fa il botto (nulla toglie che sia un grandissimo film ,ci mancherebbe).
    Non capiscono che ogni tanto si ha bisogno, di roba così. Un bisogno quasi fisiologico.

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    1. Davvero, per il resto grazie capo ;-) Cheers

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  22. Eccolooooo!
    Oh, cominciavo a sentirmi un mezzo estraneo in questa rubrica su Gordon, e finalmente ciccia fuori uno dei film della mia infanzia.
    Violento, distopico, con frattaglie e schizzi di sangue (rosso e blu). Credo pure sia stato il mio primo dramma carcerario in assoluto. Me lo sono rivisto qualche anno fa e continuo ad amarlo.

    Dico un'eresia: sono contento che ci sia quello stoccafisso di Lambert perchè oh, per me era "l'attore di Highlander" e a livello di fomento infantile se la giocava tutta con Arnold Spazzaneve, anche perchè il doppiaggio PIU' BELLO DEL MONDO migliora sempre tutto, almeno finchè hai Sergio Di Stefano, che ci potevi mettere pure uno con una busta di carta in testa e se doppiava lui il personaggio sprizzava carisma ad ogni battuta.

    Dal tuo pezzo ho ripensato a come ogni-singola-scena abbia un qualcosa che ti resta impresso: la tensione del fermo al posto di blocco, la prima "passeggiata" con quella fottuta linea gialla e linea rossa, le smanie del viscido bio-bot direttore del carcere che insidia la donna del protagonista, la battaglia sulla passerella (grazie per avermela ricordata), il controllo dei sogni, la liberazione dal chip esplosivo, e finalmente quando il nostro eroe imbraccia il fucile e la battaglia col camion.
    Per me sarà sempre "2013 - La Fighezza", ha contribuito a farmi appassionare - e terrorizzare - per i futuri distopici, perchè qui c'è davvero una vagonata di idee e tanta carne al fuoco. Rigorosamente la sangue.

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    1. "2013 - la fighezza" con questa hai vinto tutto Bro! Sarei stato pronto a scommetterci, ero sicuro di poterti contare della partita, alcuni film sono di formazione, questo è uno di quelli. Cheers!

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    2. Mi associo alla fighezza, sul fatto che Lambert alla fine è il protagonista giusto, poiché non avendo muscoli, come il sottoscritto, rende più facile identificarcisi, mentre Scwarzy è un super uomo, non è possibile pensare di essere come lui...👋

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    3. E' vero che la stazza di Lambert fa la differenza in un film come questo, perchè la sua è un pò la storia da uomo comune che finisce nel tritacarne dell'ingiustizia. Uno come Schwarzy sai che se lo fanno incacchiare la farà pagare con gli interessi per il "madornale errore", per lui è difficile interpretare un personaggio che possa apparire tragico.

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    4. Sì, Lambert "subisce" la sua situazione, per poi riscattarsi ma sempre con l'aiuto di terzi, mentre Scwarzy, anche quando è preso in mezzo come in The Running Man, è capace non solo di venirne fuori ma di ribaltare la situazione a suo volere è piacimento. D'altronde è quello che si aspetta il pubblico che lo segue, non potrebbe essere diversamente. 👋

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