mercoledì 24 marzo 2021

Terrore dallo spazio profondo (1978): chi ha paura dei remake?

Oggi affrontiamo un argomento che fa davvero paura… REMAKE! Vi siete spaventati eh?

“Remake”, rifare, rifacimento, la parola stessa mette in chiaro gli intenti, quanto sarebbe bello se tutti i remake fossero davvero delle reinterpretazioni personali dei film originali? Un po’ come le cover delle canzoni, in cui l’artista che le suona può metterci qualcosa di suo. Il problema è che negli anni i remake sono diventati sinonimo di film rifatto si, però uguale se non addirittura peggio, un bacelloide che tenta di imitare un essere umano, risultando privo di sentimenti.

Personalmente non ho nulla contro i rifacimenti, alcuni grandi film lo sono e tra questi, metteteci anche “Invasion of the Body Snatchers” (da noi “Terrore dallo spazio profondo”, vabbè) diretto da quel genietto mai abbastanza ricordato che risponde al nome di Philip Kaufman.

Senza girarci troppo attorno, Kaufman è un nerd in fissa con i viaggi spaziali e i film di fantascienza, uno che andava pazzo per l’originale invasione degli ultracorpi di Don Siegel, che accettò di buon grado l’idea di dirigere il remake, dopo aver letto l’omonimo romanzo del 1954 dello scrittore Jack Finney. Anche perché Kaufman era rimasto con in mano la pagliuzza più corta, durante la travagliata produzione di Star Trek - Il film, in cui Spock avrebbe dovuto avere un ruolo più consistente da capitano e questo forse spiega perché Leonard Nimoy compare in un ruolo, ovviamente da personaggio estremamente logico, anche in questo rifacimento.

Alla fine Kaufman e Nimoy hanno trovato lo stesso il modo di lavorare insieme.

Esattamente come Carpenter e Cronenberg in due celeberrimi esempi di rifacimenti molto ben riusciti, anche Philip Kaufman ha sfoggiato grande passione per il materiale originale, ma soprattutto ha dimostrato di aver davvero capito la lezione del film di Don Siegel, infatti più che rifarlo identico, Kaufman ha portato i bacelloidi invasori dallo spazio profondo nel 1978.

Intervistato in occasione del quarantennale del film, Philip Kaufman ha confermato l’intuizione più azzeccata di tutto il film: come sarebbe stata la storia se i bacelloidi fossero comparsi invece che nella piccola cittadina di Santa Mira, in una grande città, una delle preferite di Kaufman, la progressista San Francisco? Come tutte le intuizioni geniali, dopo che qualcuno ha avuto l’idea, sembra davvero semplice, per non dire lampante.

“Ci stanno guardando”, “I bacelloidi?”, “No, le lettrici e i lettori della Bara Volante”

Se in una piccola città qualcuno inizia a comportarsi in modo strano, in un attimo lo sanno tutti, ma in una grande città? Se cadi e ti spacchi la faccia sulle scale della metropolitana, le persone ti scavalcano perché vanno di fretta, quindi se cominci a comportanti in maniera diversa dal solito chissene, tanto chi ti ha mai visto?

Per questo motivo i protagonisti della versione diretta da Philip Kaufman e sceneggiata da W. D. Richter, non combattono per un senso di comunità contro una minaccia esterna aggregante (metafora della minaccia Comunista, alla vita capitalistica degli Americani), combattono per restare umani, per non perdere quello che li rende unici e per altro, combattono una guerra che stanno silenziosamente già perdendo.

“Perché devo sempre avere a che fare con gli alieni? Perché!?”

Fin dai titoli di testa, sulle sinistre note dell’unica colonna sonora composta dal leggendario pianista Jazz Denny Zeitlin per il cinema (il banjo nel film invece, lo ha suonato Jerry Garcia dei Grateful Dead. Storia vera) l’umanità sta già perdendo, perché le spore aliene sono già penetrate in profondità nel nostro pianeta mettendo radici nella società, da questo punto di vista è una soluzione perfettamente riuscita anche la mancanza di vere e proprie spiegazioni, che arriveranno nel corso del film ma senza appesantire la narrazione, perché in fondo come spettatori già sappiamo tutto quello che bisogna sapere sui bacelloidi che ti sostituiscono con una copia di te stesso quando ti addormenti, perché abbiamo visto tutti il film di Don Siegel.

“Terrore dallo spazio profondo” non lascia nessuna speranza di vittoria alla razza umana, siamo una società talmente auto riferita e pronta ad ignorare il prossimo per cui gli invasori alieni, avranno campo libero, se un uomo per strada urla «Arrivano! Arrivano! Aiutatemi! Ascoltatemi!», sarà per forza solo un pazzo in preda al delirio. Il colpo di genio da vero Nerd di Philip Kaufman è di aver fatto interpretare la parte del pazzo all’attore Kevin McCarthy, protagonista del film originale che per altro, sarebbe finito a interpretare ancora lo stesso iconico ruolo anche per Joe Dante in "Looney Tunes Back in Action" (2003), tanto per restare in tema di personaggi lunatici.

Non vi preoccupate, ci penserà Joe Dante a farlo tornare.

Questa piccola apparizione è chiaramente un omaggio a Don Siegel (che per altro qui compare nei panni del taxista che accompagna Matthew ed Elizabeth all'aeroporto, invece se aguzzate la vista, nella scena della chiesa potrete vedere il prete Robert Duvall, storia vera), ma anche un modo per mettersi in scia al film originale, quasi come se fossimo davanti ad un’ideale seguito. Un po’ come se l’invecchiato protagonista del primo film, avesse continuato a vagare per le strade d’America cercando di svegliare le persone, morendo nell'indifferenza generale.

Robert Duvall vestito da prete sull'altalena. Nessuna vostra argomentazione può reggere il confronto.

Philip Kaufman avrebbe potuto semplicemente rifare lo stesso film di Siegel a colori, invece con il suo direttore della fotografia Michael Chapman, ha trovato il modo di rendere la stessa atmosfera del film originale utilizzando il colore in modo espressivo, affidando l’emotività della storia ad un piccolo gruppo di attori ben selezionati.

I protagonisti del film sono tutti piuttosto liberali, un gruppo di democratici che uno dopo l’altro vengono fagocitati da un sistema in cui volendo, si potrebbe riconoscere le simpatie politiche di Kaufman, ma sarebbe una chiave di lettura del tutto limitante, anche se quando Matthew chiede ad Elizabeth se lo strano comportamento del marito della donna, potrebbe essere dovuto al fatto che sia diventato Repubblicano, potrebbe aver portato anni dopo ad esilaranti variazioni comiche sul tema.

I protagonisti di “Terrore dallo spazio profondo” sono gli ultimi rappresentanti della cultura umana pronta ad essere spazzata via, il Dr. David Kibner di Leonard Nimoy è un famoso scrittore propenso all’uso della logica anche nei momenti più drammatici (d’altra parte, è di Spock che stiamo parlando no?). Jack Bellicec è l’esatto opposto di Kibner, poeta e anche lui scrittore che però resta più fedele all’arte e infatti, non vende nemmeno una copia. Ad interpretarlo è uno dei prediletti di Kaufman e di tutti in generale, ovvero Jeff Goldblum, uno che con la sola presenza garantisce quell'aria “liberal” che i personaggi del film ben rappresentano, oltre a segnare due su due alla voce presenza, in esempi positivi di remake.

Regola numero uno dei remake: metti Jeff nel cast.

Sua moglie (nel film) è l’esperta di massaggi, fanghi e terapie hippy Nancy, interpretata da Veronica Cartwright che trova un altro modo per essere terrorizzata da alieni di diversa natura questa volta. Anche se i personaggi principali restano Elizabeth Driscoll (Brooke Adams) e Matthew Bennell (Donald Sutherland).

Corrono più loro due in questo film che un maratoneta in tutta la sua vita.

Sutherland in particolare è il cinico, ispettore nei ristoranti per conto del ministero della sanità, sembra una versione con ricci ed impermeabile del critico di “Ratatouille” (2007), il suo pragmatismo e i contatti al ministero solo quello che lo farà resistere all'invasione più a lungo di tutti, perché sottilmente Kaufman ci suggerisce che per non perdere la propria umanità, finendo assimilati e sostituiti, i protagonisti dovranno cedere a comportamenti inaccettabili, chi di loro farà da esca per offrire una possibilità agli altri, oppure si appellerà alla scienza, finirà comunque assimilato, per sopravvivere i protagonisti sono costretti ad abbandonare gli amici ormai compromessi e in qualche caso, anche ad abbracciare la violenza, come quando Matthew attacca la fabbrica di bacelloidi oppure colpisce violentemente il replicato appena “fiorito” nel suo giardino.

Pensare che dicevano che aveva il pollice verde.

Già perché anche dal punto di vista visivo Philip Kaufman fa fare un ulteriore passo avanti alla storia, se a Siegel bastava inquadrare uno di quei grossi bacelloidi sotto un letto e il personaggio impegnato a comportarsi in modo strano il giorno successivo, Kaufman cala il suo film in un’atmosfera tesa, tiratissima, un thriller paranoico in puro stile anni ’70, con piccoli tocchi di orrore in grado di anticipare il body horror che avrebbe imperversato nel decennio successivo.

Il trucco e gli effetti speciali sono ottimi, danno una sensazione tattile e umidiccia, creando immediatamente un senso di repulsione per corpi che tentano di imitare quelli umani, ma non lo sono affatto, anche le trovate più esagerate, come l’orripilante uomo-cane, vengono inquadrate da Philip Kaufman con grande saggezza, abbastanza a lungo in modo che per lo spettatore sia chiaro l’orrore che sta guardando, ma non troppo da scivolare nell'involontariamente comico.

"Sono un canuomo, mezzo uomo e mezzo cane. Sono il miglior amico di me stesso" (cit.)

La scena dell’uomo-cane colpisce come una stilettata alla gola, perché quando potrebbe diventare tragicomica, in realtà sei di nuovo in ansia per i protagonisti scoperti e costretti a fuggire ancora, ma mentre loro corrono, tu a freddo realizzi che questa entità aliena è senza cuore, non si cura del risultato finale della sua replicazione, umani, quadrupedi, le spore non agiscono con crudeltà ma con fredda volontà di sopravvivenza, per loro un corpo vivente è solo un mezzo, così facendo risultano una minaccia ancora più spaventosa, proprio perché non è possibile patteggiare con un invasore che non ha la minima traccia di quella che noi chiameremmo coscienza.

I piccoli dettagli rendono “Terrore dallo spazio profondo” un capolavoro di tensione e paranoia, le comunicazioni in codice via radio che parlano di passeggeri di tipo “H” (ovvero “Human”), oppure l’uso di una versione un po’ sgangherata e sinistra di “Amazing Grace”, un pezzo storicamente Natalizio che usato proprio in quel punto del film, sembra la marcia funebre per la razza umana, insomma anche i remake possono essere del Classidy!

Il finale di “Invasion of the Body Snatchers” di Philip Kaufman è semplicemente un capolavoro di cinismo, che riesce nella doppia impresa non solo di risultare incredibilmente iconografico (grazie ad alcuni meme su Internet, tutti lo conoscono, anche chi non ha mai visto il film), ma anche di “aggiustare” il finale mancato voluto da Don Siegel nella sua versione. Il Maestro di Eastwood e Peckinpah dovette cedere alle pressioni della produzione, inserendo un finale lieto, Kaufman da vero studente e appassionato del film e del racconto originale, ha trovato il modo di rendere giustizia ad entrambi.

Pare che ad esclusione del regista, dello sceneggiatore e di Donald Sutherland, avvisato solo la sera prima di girare la scena (storia vera), nessuno, nemmeno la produzione fosse a conoscenza del finale della storia, il risultato esaltante delle proiezioni di prova diede ragione a Philip Kaufman, vorrei ben vedere, è uno dei finali più Carpenteriani mai visti, urla proprio: John Carpenter.

“John CaaaaaAAAAAAAAaaaaaarpenter”

A proposito di piccoli dettagli che fanno grande il film: i titoli di coda di “Terrore dallo spazio profondo” scorrono senza nessuna musica di sottofondo, un modo per rendere ancora più efficace il finale del film. Come spettatori siamo diventati esattamente come i nostri invasori, senza sentimenti, senza musica, assimilati. Si, c’è da aver paura quando si sente parlare di remake, ma in questo caso non di certo per la scarsa qualità del film.

50 commenti:

  1. So di camminare sui carboni ardenti,ma io ho sempre preferito il remake al film di Don Siegel!L'origilnale è un ottimo film ma l'ho sempre visto più come un dramma,per il fatto di essere parte di una piccola comunità in cui ti accorgi che tutti quelli a cui vuoi bene sono cambiati,il remake al contrario gioca tantissimo sull'idea di una gigantesca metropoli dove la gente può morire per strada tra l'indifferenza assoluta dei passanti,una storia dell'orrore a pieno titolo a mio parere!Il finale con quell'urlo è leggendario tra l'altro omaggiato anche da Edgar Wright.Una curiosità divertente sul remake riguarda il backstage sul cameo di Don Siegel nel ruolo del tassista,la coppia di protagonista seduti dietro erano realmente spaventati dal tassista, per il fatto che Siegel aveva all'epoca la vista di una talpa e sfrecciava per le strade a tutta velocità!Paura e paranoia sia nella finzione che nel dietro le quinte,brrrr!

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    1. Non la trovo scandalosa come affermazione, l’idea di Philip Kaufman è stata semplice ma brillante (come tutte le grandi idee), spostare la trama in città cambia, cambia moltissimo il risultato finale ;-) Quell’urlo (ero indeciso se mettere l’immagine, storia vera) è stato citato da tutti, da Wright, in un episodio di “Futurama” dove Fry e Leela vengono riconosciuti sul pianeta dei robot che odiano gli umani, insomma iconografia allo stato puro. Grazie per la storia su Mr. Magoo Don Siegel ;-) Cheers!

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    2. Ecco dove avevo già visto l'urlo di Futurama, combinazione ho proprio visto da poco quell'episodio e avevo capito si trattasse di citazione, ma non riuscivo a ricordare a cosa si riferisse. Grazie 👋

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    3. Sono qui per questo ;-) Cheers

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  2. Amo moltissimo l'originale ma con il tuo articolo mi hai venduto anche questo! Appena mi sarò ripresa dal film con Daniel Craig...

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    1. Ho rivisto anche quello di recente, Nicoletta Ragazzino bellissima si aggira per un film di rara bruttezza. Concediti questo, tutta un'altra storia credimi, anche se di fatto poi è la stessa ;-) Cheers

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    2. Onestamente a me non era dispiaciuto...

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    3. Il film con Nicole era modesto ma poi le nuove riprese aggiunte dai Wachowski hanno snaturato la visione del regista europeo che l'aveva diretto.

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    4. Non mi era piaciuto al cinema, l'ho rivisto ritrovandolo comunque brutto. Sto valutando di scriverne un post, ora vediamo come andrà. Cheers!

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    5. Esatto, ci sono state delle modifiche in corsa quindi è stato un progetto abbastanza pasticciato e diciamolo, si vede. Cheers

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  3. Hai citato quei due remake, che per me sono senza dubbio tra i migliori mai realizzati nella storia del cinema e ancora oggi non mi stanco mai di rivederli. Purtroppo quando li mandavano in onda su Italia 1, quello di Carpenter era tremendamente sforbiciato nelle scene più truculente (non ricordo se anche Cronenberg subiva lo stesso trattamento), per cui ho sentito gente che non lo considera così spaventoso (eh no... quella sera al cinema lo vedevamo integrale noi, e saltavamo sulla poltrona). Anche in questo caso il remake (seppure inferiore ai due citati) risulta migliore dell'originale che lasciava molto alla fantasia dello spettatore, mentre qui ti sbatte in faccia quello che succede senza girarci tanto intorno (grazie ai mezzi aggiornati degli effetti speciali).

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    1. I passaggi televisivi dei film fanno più danni della grandine, “La Cosa” ultimamente è passato mutilato purtroppo. Il film di Kaufman non lesina suoi dettagli, non tira via la mano ma alza anche il livello della posta in gioco, il risultato è notevole ;-) Cheers

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    2. Quindi La Cosa passa tuttora in versione censurata? Anche in orari notturni dove potrebbero far vedere quel che gli pare?

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    3. Quando é passato su Italia 2 in prima serata qualche sabato fa era pura macelleria, orari notturni dovrei verificare. Cheers

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    4. E' sempre tagliato , a qualsiasi ora lo mandino .
      Anche perché probabilmente manco lo sanno o non gli frega nulla della cosa.
      Ti svelo una chiccca: anceh "7 chili in 7 giorni " esiste una versione integrale che per decenni andava in onda integrale solo sulla Rai e tagliata altrove : poi io ho postato su YT un video con le scene tagliate( che ha fatto più di un milione di visite ) , e alla Mediaset hanno cominciato a mandare sempre e solo la versione integrale !
      Coincidenze ?
      Il vostro Sam dice di no.

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    5. Non penso, internet lo utilizzano e a volte si vedono gli effetti. Cheers

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  4. Il finale con i cittadini tutti parte di un unico pensiero collettivo ed ognuno imperterrito che adempie al proprio ruolo senza fare domande,praticamente la versione aliena di Orwell 1984!

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    1. Che poi è una delle grandi paure americane, perdere la propria individualità, la fantascienza è piena di esempi come questo. Cheers

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    2. Il problema degli americani è che confondono il concetto di "individualità" con " faccio il ca++o che mi pare " , e i risultati si vedono .

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    3. Questo è anche vero, ma quel tipo di atteggiamento ha attecchito anche da questa parte della grande pozzanghera nota come Atlantico. Cheers

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  5. Ecco, questo me lo ricordo molto bene.
    Piu' dell'originale, sicuramente.
    E sotto certi aspetti, non me ne voglia il grande Siegel, questo lo trovo persino superiore.
    Intendiamoci: il capostipite non ha nulla che non va.
    Fa quello che deve fare, con efficacia. Ed e' in linea con l'epoca in cui usci'.
    Non mostra apertamentamente, suggerisce piu' che spiattellare in modo diretto (forse anche per via del budget non proprio faraonico. Ma a ben guardare, anche gli zombi del primissimo "La notte dei morti Viventi" di Romero piu' che zombi sembrano straccioni. Se non fosse per il pasto zombesco a tre quarti di pellicola non farebbero cosi' impressione) e alla fine, per quanto disperata possa essere la situazione, la classica positivita' americana ha sempre la meglio.
    Ma qui siamo in un contesto totalmente diverso. E non solo per il fatto di essere in citta'.
    Si e' appena usciti dalla contestazione, e l'eco di quel decennio lascera' lunghi strascichi per ancora parecchio tempo a venire.
    Tutti i "sani" valori su cui si fonda la cultura a stelle e strisce sono finiti giu' per lo sciacquone, per usare una citazione.
    Non c'e' piu' spazio per il lieto fine.
    Come nell'originale, dalla meta' in poi si ha la sgradevolissima sensazione che non finira' bene. Con l'aggravante che non arriveranno i nostri a salvarci il fondo schiena (probabilmente li hanno gia' sostituiti).
    Ma non solo. Complice il miglioramento vistoso degli effetti speciali e delle risorse, finalmente si mostra apertamente quello che Siegel e soci potevano solo far supporre.
    Le creature aliene e i loro prodotti simil-umanoidi, che nell'originale apparivano come persone impersonali e assenti, qui vengono mostrati come si deve. Cosi' com'e il ributtante processo di clonazione. Generando tutto il fastidio ed il disgusto che occorre.
    In film che anticipa le atmosfere e gli orrori antartici del maestro John, sotto certi aspetti.
    Davvero un lavoro ben riuscito.
    Prende il buono del capostipite e lo amplia, presentandosi come una sorta di pseudo-sequel dove il morbo si e' ormai esteso alle citta' e a tutto il pianeta, in una contaminazione senza piu' rimedi.
    Per certi versi lo supera. E a conti fatti, trovo che sia la maniera migliore di omaggiare una pietra miliare.

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    1. I film, chiamiamoli per comodità ed estrema semplificazione, “in bianco e nero”, aggredivano lo spettatore per il loro contenuto, per i concetti, morti che tornano in vita, alieni che ti sostituiscono quando ti addormenti, nei decenni successivi si è alzata l’asticella della violenza grafica, fino agli anemici anni ’90 almeno. Kaufman è un nerd nel senso di fanatico appassionato all’limite dell’ossessione, permettimi il paragone ardito, potrebbe essere lo zio di Edgard Wright per tipo di approccio (ironia in parte esclusa), infatti entrambi i registi mi piacciono molto perché hanno dimostrato di aver imparato la lezione dei maestri, non l’hanno semplicemente ripetuta a pappagallo come avrebbe detto la mia maestra a scuola ;-) Cheers

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  6. Si, ho avuto modo di citarlo in parte tempo fa quando parlato del suo altro rifacimento con Nicole Kidman. Un classico sotto tanti punti di vista, che non risparmia scene top e quella body horror che tanto prenderà piede poi. Comunque tralasciando che il cane è stato pure citato nel video dei Korn, Word Up, debbo dire che Brooke Adams ha avuto una bella carriera tanti ruoli di secondo piano ma in film che non si scordano.

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    1. Noooo! Come ho fatto a dimenticare “Word Up” nella versione dei KoRn! Fighissimo quel video ;-) Concordo in pieno, Brooke Adams davvero troppo poco citata. Cheers!

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  7. Oh, quanto mi ha inquietato questo film, più dell'originale, anche se tendo a considerarlo più un seguito che un remake. La scena finale mi è rimasta incollata nella memoria ben prima che divenisse materia per meme.

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    1. La scena finale è incredibile, poi il film è in perfetto equilibrio, Philip Kaufman da vero studente ed appassionato ha tenuto conto anche di questo ;-) Cheers

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  8. Anche in questo caso, come tanti, urge certamente un ripasso ;)

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  9. Visto da ragazzino e ovviamente terrorizzato a morte! E' stato un passaggio generazionale, visto che mia madre mi raccontava di come l'originale aveva terrorizzato lei, ragazzina.
    Nelle interviste dell'epoca Veronica metteva bene in chiaro: mo' basta con l'horror!!! Era una diva da nerdgasm, i fan del fanta-horror la veneravano - come piange impaurita lei non lo fa nessuno! - ma mette bene in chiaro che non tornerà più nel genere. E' rimasta proprio scottata :-P

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    1. Anche il villaggio dei dannati e Cat People avrebbero dovuto fare lo stesso, ma tempi e ragioni ebbero la meglio. Va bene già Carpenter con La Cosa aveva messo il monolite, però parlando ancora una volta di rifacimenti avrebbe potuto innovare ancora una volta.

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    2. Anche perché la doppietta mandata a segno da Veronica nostra, avrebbe sdraiato sul lettino dello psicologo chiunque ;-) Cheers!

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    3. I due “Cat People” sono leggenda, mentre Carpenter aveva altri piani, doveva rifare il mostro della laguna nera, ma è andata male quindi ha dovuto ripiegare su un altro classico come il villaggio dei dannati, ma il suo cuore era nella giungla dell’amazzonia. Cheers!

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  10. Per gusto personale e per ricordi (sempre personali), sono molto più legato al remake (questo di Kaufam, non quello con la Kidman e Craig, per carità di Dio...) rispetto all'originale di Siegel che ho (ri)scoperto proprio sull'onda di questo film di fine anni '70.

    Lo vidi a spizzichi e bocconi da ragazzino rimanendone terrorizzato. Ripescato poi da grandicello rimasi folgorato non tanto dall'horror in se, ma dal finale che colpisce durissimo! E infatti è una delle cose più copiate e declinate in assoluto.

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    1. I rifacimenti giusti esistono e questo è uno di quelli che non viene mai ricordato come esempio positivo ;-) Cheers

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  11. Ciao Cassidy, hai tirato fuori uno dei miei film preferiti, superiore, a mio avviso, al precedente, soprattutto per la bravura dei protagonisti. Stranamente non hai scritto che i primi 5 minuti di un film fanno capire molto della pellicola e devo ammettere che la pioggia sulle piante che si vede all'inizio (mi) inquieta non poco e stabilisce un'atmosfera strana, malsana e aliena che poi si acutizzerà sempre di più, in un crescendo che lascia veramente un senso di malessere, tanto che non l'ho più rivisto dopo la prima volta, mentre l'originale lo rivedo ogni volta che ho l'occasione. Piccolo aneddoto su Donald Sutherland: girava per Torino nel corso delle Olimpiadi invernali del 2006 e chi ha avuto l'occasione di vederlo ricorda che aveva una carta di credito di platino, segno di una certa agiatezza (beato lui)! 😜

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    1. Dopo aver combattuto gli invasori mi sembra il minimo ;-) No hai ragione, per una volta ho saltato, ma in effetti avevo già parecchia carne al fuoco con questo filmone. Cheers!

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    2. Tra l'altro mi sono dimenticato di scrivere che stamattina ho pensato a un "gomblotto": devi sapere che ormai ho un tale livello di connessione con il tuo blog che ogni mattina mi collego dopo le 6.30 per leggere il tuo post quotidiano e visto che oggi lo hai pubblicato più tardi dentro di me ho pensato alle cose più assurde, tipo che fossi stato sostituito da un ultra-corpo! Perché tu sei sempre Cassidy, è vero? Dovremmo stabilire una parola d'ordine per capire che non siamo stati sostituiti! Buona serata 👋

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    3. Ti ringrazio per la fedeltà e il rigore, più di me perché avevo programmato questo post per martedì, poi ho finito quello sulla Justice League più velocemente del previsto, quindi ho fatto il cambio, ma non mi sono accorto di aver puntato la "sveglia" del post più tardi. Domani arriverà alle 6.30 come al solito ;-) Cheers

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    4. Grazie a te! Come ho già avuto modo di scrivere, sul tuo blog mi sento a casa, quindi, complice il fatto che dormo poco e inizio a lavorare molto presto, è una tappa obbligata per iniziare bene la giornata. Ci si vede domani alla solita ora, allora. Buona notte. Bro-fist

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    5. Il piacere è mio Daniel-San, il post nuovo invece è in arrivo tipo, ora. Bro-fist! Cheers

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    6. Bro-fist e buona lettura ;-) Cheers

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  12. Questo mi manca, è uno di quei film che voglio vedere da tempo, perchè comunque se ne sente sempre parlare o se ne legge da tutte le parti, ma non sono mai riuscito a vederlo. Mi propongo di recuperarlo e di parlarne in questo periodo!

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    1. Resta un gran film, rivisto in questo periodo, ancora più sinistro, anche se non pensavo avrebbe potuto fare più paura di così ;-) Cheers

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  13. Bellissimo film angosciante come lo era l'originale, il cane con la testa umana lontanamente mi ricorda la mosca con la testa umana de L'esperimento del dottor k che poi finisce nella ragnatela e grida con una vocina flebile "aiuto"!

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    1. Vero, Kaufman sicuramente conosceva anche lui il classico, quindi potrebbe anche essere una sorta di omaggio. Cheers!

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    2. E, a sua volta, Kaufman sarebbe stato omaggiato da Jack Sholder in "Nightmare 2 - La rivincita" con quei "canuomini" che sono la quasi esatta replica di quello visto in "Terrore dallo spazio profondo";-)
      Ottimo remake, questo, che sceglie giustamente di aggiornare il contesto geografico e sociale rispetto agli anni '50: in una grande metropoli riuscire a individuare freddezza e indifferenza di origine aliena mescolate alla "normale" freddezza e indifferenza dei rapporti umani è tutt'altro che facile, basti pensare a quanto a lungo crediamo che il dr. Kibner di Leonard Nimoy sia semplicemente uno psichiatra altamente professionale nel non fare trasparire le proprie emozioni (un perfetto vulcaniano, insomma ;-) )... per non parlare di quegli apparentemente innocui piccoli fiori carnosi così decorativi in casa, pronti ad estendere i loro filamenti nascosti ed ad espandersi in tutta la loro ributtante abilità di clonazione appena ti si abbassano le palpebre.
      No, stavolta niente lieto fine (nemmeno se imposto come nell'originale), tanto che per mettere le cose in chiaro Kevin McCarthy viene tolto di mezzo fin dall'inizio...

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    3. L'eroe muore subito, non ci può essere speranza. Bravissimo per esserti ricordato di "Nightmare 2", ottima memoria e ottima analisi ;-) Cheers

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  14. Esempio di remake fatto ad arte! Tempo fa scrissi un articolo dove confrontavo i due film: http://inthemoodforcine.altervista.org/linvasione-degli-ultracorpi-vs-terrore-dallo-spazio-profondo/

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